Lo shopping…
“Ciao sono io, come stai..? E lo so, ma ho avuto da fare, ho pure riflettuto su alcune cose: ma guarda, lascia perdere Antonio, ma no…. Si è comportato come un uomo, non posso dire che sia una persona negativa, ha fatto semplicemente quello che un uomo sessualmente attivo farebbe… Cosa è successo..? È successo che dopo essere entrato in bagno ci ha provato… E in che senso vuoi che intendo..? Mi ha messo le mani ovunque, mi ha tolto pure i vestiti, ha provato a scoparmi. No no… Mi sono tolta… Ha un coso davvero grosso, mai visto così…
Ma nooo, non mi ha obbligata a fare nulla, ci ha provato ed io ci sono stata…
Senti ti volevo parlare di una cosa, ma a voce… Che ne dici di un aperitivo?
Ok, facciamo giovedì alle 18,30? Ciao…
Mi alzai da letto a stento, dolorante, camminare era un’impresa, come se avessi un riccio di mare dentro la vagina, fitte, punture e bruciore. Telefonai e dissi alla direzione del lavoro che avevo febbre, così rimasi a casa, poi presi appuntamento dalla dottoressa. La sera prima, quel bastardo di Antonio mi aprì per bene, nonostante mi fossi allontanata da lui, mi sentivo sfondata, gonfia e dolorante. Andai all’appuntamento con la ginecologa e si accorse subito di cosa era successo, mi disse di fare più attenzione, specialmente nei rapporti occasionali, valutando meglio i partners…
Provai un po’ di vergogna, anche se le parole della dottoressa non avevano quel fine, mi sentii giudicata come una poco di buono, una puttana! Aggiunse di non preoccuparmi e che sarei guarita velocemente, mi diede una crema e delle lavande da fare internamente due volte al giorno.
Passarono i giorni, il problema alla vagina scomparve e tutto ritorno alla normalità, avevo il pensiero di chiamare Salvatore, era da quella sera famosa che non lo sentivo e mi sarebbe piaciuto parlargli di un argomento in particolare… Quella forma di esibizionismo di cui parlava Antonio e che mi aprì la mente, non che mi mancasse la fantasia, ma quella condizione di cui parlava, più vicino al piacere psicologico piuttosto che fisico, non lo credevo possibile: per tanto volevo sentire cosa aveva da dirmi Salvatore a riguardo…
Ci incontrammo un pomeriggio dopo il lavoro, lui venne in centro e fissammo l’appuntamento davanti ad uno storico bar: mi offri un aperitivo con tante cose buone da mangiare, parlammo abbastanza liberamente di ciò che mi incuriosiva, ma lui non sembrava cosi affascinato per quel tipo di trasgressione, invece Antonio lo era molto più, a detta sua e mi propose di chiamarlo per incontrarlo.
Io_” ma come faccio a chiedere proprio ad Antonio, sarebbe come dirgli scopami ancora! Pensi che mi darebbe dei consigli senza approfittare dell’occasione?”
Salvatore_” vabbè dai, ci ha provato e tu ci sei stata, mi hai detto… se ci riprovasse ancora, dipenderebbe solo da te: Che problema ti fai, nemmeno fossi una ragazzina… Lui conosce situazioni che io non frequento, non mi interessano, potrebbe anche supportarti fisicamente, accompagnandoti, potrebbe essere un ottimo complice e darti quella sicurezza di cui potresti sentire il bisogno.
Pensaci un po’, fagli una telefonata, senti cosa ha da dirti… Chiamalo allo stesso numero che usi per me e fai il suo nome.”
Chissà, forse era proprio quello di cui avevo bisogno, un’amicizia con Antonio… Mi tornarono in mente le sue parole, in merito a quell’esibizionismo fatto di particolari, di sensazioni, di emozioni che solo il diretto interessato può cogliere e goderne: pensai molto e decisi di ripercorrere un contesto già provato, ma con uno spirito consapevole, studiando ogni particolare per rendere quei momenti unici e ricchi di erotismo.
Non avevo bisogno di nessuno per quello che avevo in mente, solo della mia fantasia, cercando di valorizzare più possibile ogni particolare.
Così il sabato mattina andai nel centro commerciale più famoso della città ed iniziai a girare per negozi di abbigliamento, avevo molte cose nell’armadio, ma la mia idea era quella di impersonarmi in una donna distinta, elegante, raffinata in tutto… Trovarmi nuda in mezzo ai cespugli con il guardone a pochi centimetri mi aveva sicuramente emozionata come mai in vita mia, ma questa volta volevo vivere l’emozione di trasmettere erotismo: mi fermai davanti ad una vetrina e rimasi colpita da un vestito blu, sul corto e senza maniche, era un doppio petto tipo blazer con otto bottoni delle stesso colore, di cui solo quattro servivano alla chiusura del vestito, sul manichino arrivava a mezza coscia, sembrava perfetto, dovevo solo provarlo e valutarlo su di me: entrai e mi accolse una commessa di mezza età, mi squadro bene e mi salutò, le chiesi se potevo provare il vestito che avevo visto e mi disse che non c’era problema, secondo lei sarebbe stata perfetta una taglia 38… Dopo un minuto la vidi arrivare con questo abito, indicato per una mezza stagione, ma ormai il caldo era passato e poteva starci, il colore era abbastanza inedito per il mio guardaroba, il modello non ne parliamo, ma bello!
Entrai nel camerino e lo indossai, ovviamente solo con mutandine e reggiseno, lo chiusi completamente ed uscii per specchiarmi meglio che potevo. La commessa mi disse subito che era perfetto, sia di fianchi che di seno, in vita stringeva al punto giusto ed esaltava le forme. La lunghezza era poco sotto la mezza coscia, volento potevo indossarlo anche con un pantalone, perché cadeva leggermente scampanato sotto i fianchi. Mi convinsi di prenderlo nonostante il costo, anche il prezzo faceva parte della trasgressione, doveva essere qualcosa di importante, per valorizzarmi al massimo: lo tolsi e lo consegnai alla commessa, che senza farselo ripetere, lo imbusto’ dentro un sacchettone, poi mi soffermai su dei capi di intimo, mutandine e reggiseno in pizzo, praticamente un velo, trasparenti, di diversi colori e combinazione anche di un blu uguale all’abito. Andai a provare anche l’intimo, lo volevo perfetto, lo indossai ed uscii dalla tenda del camerino… Trovai nuovamente la commessa, che senza farselo chiedere mi disse che andava bene, ma per il reggiseno forse, un ritocco sarebbe stato opportuno. Mi invitò a seguirla nella parte dietro il negozio, trovammo uno stanzino simile ad un piccolo laboratorio e li mi chiese di togliermi il reggiseno, così lo avrebbe modificato leggermente. La guardai un po’ stupita, la considerai un strana richiesta, ma forse usava così in certi negozi più eleganti, cosi sganciai il ferretto e glielo diedi, lei prese l’indumento, lo posiziono sul tavolo ed inizio ad imbastire a mano un risvolto: io ferma davanti a lei con indosso solamente delle mutandine semi trasparenti, la osservavo nella sua manualità, come usava l’ago ed il filo, come posizionava quella stoffa leggera tra le dita, curiosa di vedere cosa riuscisse a fare…
La signora commessa mi restituì il reggiseno e mi chiese di infilarlo, poi si alzo dalla sedia e si avvicino per aiutarmi a chiudere il ferretto dietro la schiena: mi fece girare e soddisfatta mi disse…
Lei_” adesso sì che va bene, tu non ne avresti bisogno, hai un seno perfetto, diciamo che il reggiseno viene valorizzato proprio grazie alle tue forme e sta benissimo. Adesso gli diamo una bella rinforzata a macchina e poi abbiamo finito.”
Così la commessa si avvicinò nuovamente, mi fece ruotare su me stessa e sgancio il ferretto per toliermi l’indumento, ma con una malizia singolare, lo afferrò sotto le coppe e mi fece sentire il calore delle sue mani: rimasi ferma… interdetta! Quello sfioramento mi trasmise un brivido inaspettato e qualcosa successe:
Lei si sedette dietro alla sua macchina per cucire ed io, con un filo di imbarazzo, rimasi in piedi davanti a quel tavolo che ci divideva e con la sensazione che qualcosa di diverso stesse per succedere.
Il momento che stavo vivendo davanti a quella donna sconosciuta mi trovo completamente estranea, quello sfioramento forse casuale o forse no, genero’ in me un pensiero trasgressivo inedito, dal sapore esotico… a metà tra l’imbarazzo ed il desiderio: Rimasi ad osservarla senza proferire parole tra quel profumo di sartoria ed il rumore della sua macchina, in silenzio e seminuda.
Quella donna probabilmente quarantenne, fisicamente un tipo, era alta più di me di un po’, un bel sedere, poco seno, tendente al magro, vestita con dei jeans strappati, una camicia a quadri e scarpe basse tipo parigina, non cercava minimamente di apparire più femminile, forse perché sul lavoro, ma trattandosi di una boutique, un minimo di femminilità poteva starci, invece… Avrebbe potuto materializzarsi in una ferramenta senza apparire fuori luogo.
Fini’ quel lavoro di rifinitura velocemente, si alzo dal posto di lavoro e si avvicino per fare l’ultima prova:
Lei_” dai tesoro, vediamo come va adesso, infila le braccia nelle spalline… Adesso tienile lungo i fianchi e girati che lo aggancio. Senti come avvolge? Mi sembra perfetto! Se senti stringere troppo in qualche punto dimmelo… Ma guarda… Senti freddo oppure qualcos’altro..? Guarda come segnano, scommetto che i tuoi capezzoli si fanno notare anche da vestita… Fammeli vedere bene! Aspetta, leviamolo… Così è meglio, ti senti più libera vero..? Sembra che ti piace fare prove sartoriali… è la prima volta? Ti senti in imbarazzo? Non ti preoccupare, siamo tra donne… Lasciati andare!”
Quella donna inizio con qualche sfioramento casuale, poi si fece più presente, con quelle mani grandi, le unghie corte, senza anelli, ma dalla pelle morbida, mi afferrò i seni, tolse l’indumento e lo poso’ sul tavolo, poi si giro ed inizio ad accarezzarmi, prima con il dorso delle dita, percorrendo le curve delicatamente, poi afferrò i capezzoli con i polpastrelli ed inizio a stringerli, a ruotarli, facendomi male ma facendo impazzire il mio cuore. Continuai a rimanere ferma davanti a lei, senza ribellarmi, permettendole ogni sua iniziativa e con gli occhi chiusi: mi piaceva! Quella donna si accorse subito di come stavo, infatti poco dopo appoggio le labbra ed inizio a succhiare un capezzolo alla volta, stringendo le mammelle tra le mani e dandomi dei pizzicotti con i denti. Fu bellissimo, stimolante e delicata, non feci nulla per impedire il suo approccio, poi si stacco dai capezzoli con la bocca ed appoggio le sue labbra sulle mie, già aperte dal piacere e pronte a ricevere. Mise la lingua e ci scambiammo la saliva, mi bacio benissimo, con una passione mai provata, ma poi un rumore distolse la sua attenzione su di me, agitata scappo via, dicendomi di rivestirmi ma di aspettarla li.
Indossai velocemente il reggiseno, cercando di intuire cosa stesse succedendo, forse avrei dovuto ritornare al camerino e rivestirmi con le mie cose, ma lei mi aveva detto di aspettarla e forse, era la cosa migliore da fare per evitare situazioni imbarazzanti:
Una voce maschile le chiese il perché non si trovasse alla cassa e cosa stesse facendo sul retro, lei rispose che stava servendo una cliente con una piccola modifica e che per questa ragione doveva assentarsi ancora qualche minuto.
Un attimo dopo sentii muovere dei passi, troppi passi, non era sola, stava arrivando anche un’altra persona ed io indossavo solo un paio di mutandine ed un reggiseno trasparenti, in quel preciso istante mi resi conto di quanto fossi preda, il battito cardiaco accelerò istantaneamente e quel nodo alla gola strozzo’ il timido respiro…
Appena la commessa sbucò sull’angolo dell’ingresso, mi disse che forse quella misura andava bene, ammiccando con l’occhiolino, immaginai che fosse una scusa e per questo non risposi nulla, dopo un secondo sbucò un signore sulla sessantina ben vestito, forse il proprietario del negozio:
Il capo_” buongiorno!
ma guarda un po’, che cliente giovane, a cosa è interessata? Le stai modificando qualcosa?”
Risposi a quel signore dicendogli che mi stava aiutando con un reggiseno, mentre la commessa, imbarazzata quanto me, armeggiava con il gancetto di un altro reggiseno…
Il capo_” ma scusa, le hai fatto provare il nuovo arrivo? Abbiamo ancora tutte le misure, e la mutandina è bellissima: vai a prendere…”
La commessa andò velocemente a prendere ciò che il suo capo le aveva chiesto, mentre io rimasi lì da sola con lui…
Quest’uomo dall’aspetto distinto bel sorriso, capello sul lungo, pantaloni e camicia senza cravatta, sapeva di fresco, probabilmente una colonia ma anche qualcosa di più, forse un dopobarba poco invadente.
Mi chiese se ero cliente da molto, che tipo di stile preferivo e che tipo di biancheria intima usavo.
Il capo_” hai scelto delle mutandine molto belle, di pizzo e di quel colore sono molto eleganti, fanno effetto vedo e non vedo, ti stanno benissimo, anche il reggiseno ti sta perfetto, te lo ha sistemato ?”
Io_” si si ho scelto mutandina e reggiseno, solo che il reggiseno andava un po’ aggiustato e la signora mi ha fatto venire qui dietro per fare il lavoro. ”
Il capo_” penso che non poteva fare lavoro migliore e poi, quando Anna porta una cliente sul retro, di sicuro da il suo massimo per lasciarla soddisfatta…”
Incominciavo a sospettare che quello fosse un posto particolare e che l’uomo, vedendomi li dietro con la commessa, avesse intuito qualcosa.
Lei_” eccomi scusate, non trovavo la misura, questo dovrebbe essere il tuo…”
Il capo_” proviamo subito, sali sullo sgabelletto, lo usiamo per sistemare i vestiti su misura, qui facciamo anche quelle cose, oltre che modificare reggiseni…ahahaha….”
Una risatina e mi fece salire su questa pedana alta come un gradino e si avvicinò:
Mi fece girare e sgancio il ferretto del reggiseno, tolse le spalline e lo sfilo dalle braccia, dopo averlo posato sul tavolo, in quel mentre suono’ il telefono e andò a rispondere, la commessa rimase lì con me, mi chiese scusa per la situazione, giurandomi che non sapeva del suo arrivo ed aggiunse un bacio pacificatore.
Le risposi di non preoccuparsi di quella situazione, che il tutto era merito del caso e che ero contenta di come mi aveva servita. Il doppio senso non le sfuggi, mi guardo dritta negli occhi con sguardo profondo, quasi severo, afferrò l’elastico della mutandina e …
Anna _” forse ti sembrerò un po’ invadente, ma…. Te le posso levare..? Ti imbarazza rimanere nuda davanti a me..? ”
Io_” non lo so, forse mi piacerebbe… ma Lui ritornerà a breve e… In quel caso non mi piacerebbe se ci scoprisse…”
Anna_” solo due minuti… Lui quando risponde al telefono, ci sta’ un’ora… Non ti preoccupare, resterà una cosa tra noi:
È la prima volta vero..? E la prima volta che fai qualcosa con una donna? Lo sai che è magico..? Ti farò vivere sensazioni che non pensavi potessi provare. Devi solo fidarti e lasciarti andare…”
E dopo un breve momento di pausa, forte del suo carisma, strinse tra i polpastrelli quel sottile nastro delle mutandine e lo fece scorrere lungo le coscie e fino alle caviglie, io alzai i piedi e lei appoggio l’indumento sul tavolo insieme al reggiseno.
Avvertii immediatamente l’aria fresca del magazzino, le sue mani mi accarezzarono i fianchi, scesero sulle coscie fino alle ginocchia per risalire all’interno, fino alla vagina depilata.
Il cuore prese a battere forte, mi salì quel calore alla testa precursore dell’orgasmo e poi, la follia di quel momento… una donna mi stava toccando tra le gambe e mi piaceva…non ci avevo mai pensato ed era bellissimo, diverso, così trasgressivo! Non credevo di poter provare quel tipo di emozione con lei e con il mio stesso sesso.
Le sue mani tra le coscie si fecero strada, mi aprirono le labbra ed iniziò a toccarmi il clitoride, delicatamente, come se avesse scoperto un bene prezioso, poi si avvicino con la bocca e continuo con la stessa delicatezza a baciarlo, a stimolarlo… Mi mando fuori! Chiusi gli occhi, fu un’esplosione! L’orgasmo mi travolse in un’attimo, i muscoli si contrassero ed il tremore mi accompagno per numerosi secondi… Incredula della mia reazione, quella donna mi abbraccio per i fianchi, mi baciò, mi fece sentire quel sapore, mi volle regalare il piacere che aveva appena assaggiato, mentre di nuovo e contemporaneamente, mi apriva ancora le coscie, ma questa volta penetrando con le dita e correre dentro di me:
Anna_” che bella che sei…e quanto ti piace essere toccata… lo avevo capito subito che dietro al tuo essere fighetta viziata, c’era una
gran voglia di godere!
Adesso fammi vedere fino dove ti piace arrivare… Scendi da questo stupido piedistallo e sdraiati sul tavolo !
Quella donna scopri velocemente la mia natura e riusci’ ad entrare nella mia testa così in profondità da non temere nessun rifiuto:
Ubbidii senza aggiungere altro alla sua richiesta, scesi dalla pedana di legno e mi sdraiai su quel tavolo di laminato, freddo, spigoloso e volgare, il corpo entrò in contatto con la superficie, i seni rimasero schiacciati sotto il mio stesso peso e sulla pancia, quel bordo affilato che costringeva la mia posizione, mi segnò la pelle :
Anna_” brava! Adesso allarga le gambe e fatti leccare! Oggi credevi di fare semplicemente un po’ di shopping, vero…? Invece ti manderò a casa con la fica bella gonfia…”
Quelle parole mi provocarono un fremito, sempre più coinvolta in quella follia, ero pronta ad assecondare ogni sua iniziativa: si posizionò dietro di me, afferrò le natiche per divaricarle fino a scoprirmi completamente gli orifizi e subito dopo, il suo fiato caldo tradi’ le sue intenzioni, le sue labbra si appoggiarono sulla mia pelle e con la lingua ritornò alla ricerca di quel sapore che tanto le piaceva, il sapore del sesso.
La sua voce, la sua perversione, ma cosa mi stava succedendo, perché ero così presa di lei… Allargai le gambe, mentre le sue mani già correvano, mi aprì la vagina, delicatamente, la sua lingua trovo immediatamente la strada per entrare ed uscire, poi risalì tra le natiche e raggiunse la mia verginità, lo stretto orifizio ancora inviolato, lo bagno’ di saliva per poi provare a spingersi in profondità ma senza riuscirvi. Mi penetrò la vagina con almeno due dita, andò in profondità molte volte, poi si fermo’ all’interno ed inizio a farle tremare velocemente, quella vibrazione mi diede un piacere immediato, prolungato, mi alzai da terra con la punta dei piedi e sollevai più che potevo i fianchi, per darle tutto! Tutto fino in fondo…
Mi sentivo bagnata come poche volte, ma come era possibile che mi eccitassi così tanto insieme ad una donna, a me non piacevano le donne, non avevo mai provato nulla per il mio stesso sesso, eppure non potevo negarlo, quello che mi stava facendo mi piaceva e volevo che continuasse ancora…ancora…ed ancora…
Io_” siiiiiiiii….. Continua ti pregoooo………. Che bellooooo….. Fammi godere ancora…. Siiiiii…. AAAAAhhhhhhhhhhhh……..
Raggiunsi ancora l’orgasmo, quelle dita dentro di me mi fecero volare, mugolavo di piacere come se fossimo soli al mondo e non mi importava niente se qualcuno ci avrebbe sentite, scoperte, spiate, quel momento straordinario era la prima volta e sarebbe rimasta indimenticabile.
Anna_” ma guarda quanto sei porca! Stai bagnando il pavimento, preferisci che continuo a scoparti con le dita oppure vuoi qualcosa di meglio? ”
Io_” ti prego continua! Continua come vuoi! Scopami come vuoi!
Anna_” allora ti scopo con il mio nuovo amico, bello grosso e duro, ti scopo come avresti voluto ogni volta, ti scopo come una puttana! Senza la pretesa di godere o di un orgasmo: solo come una puttana…”
Io_” siiiiiiiii… Lo voglioooo…… Scopami come una puttana! Sono una puttana! ”
Mi uscì dalla bocca tutto il marcio che per molto tempo nascosi anche a me stessa, quella donna in poco tempo mi portò oltre quel confine dove la mia natura perdeva qualsiasi freno inibitore, trovandomi capace di vivere qualsiasi cosa lei volesse:
Aspettavo solo un suo movimento, prona su quel tavolo ormai rovente ed in attesa di essere presa come lei voleva…
Qualcosa stava succedendo, i sensi che avevo imparato ad usare in situazioni come il buio di quella festa, mi avvertirono: Uno spostamento d’aria sulle natiche… il tintinnio di un metallo…il fruscio di una stoffa manipolata…mi fecero capire che quel momento che aspettavo con trepidazione, era prossimo:
Non sapevo cosa aspettarmi dalla fantasia di quella donna, chissà cosa aveva in mente, chissà quale giocattolo avrebbe usato, di sicuro mi stava cuocendo a fuoco lento, i minuti passavano ed io, in quella posizione sottomessa, sapevo che ogni attimo poteva dare il via alla mia avventura.
Io_” DAI ! SCOPAMI ! cosa aspetti … Non c’è la faccio più ad aspettare…TI VOGLIO DENTRO !”
Questa volta fu lei ad ubbidire, non mi rispose, chissà cosa stava aspettando, forse qualcosa non stava funzionando come doveva, oppure voleva solamente mettere un po’ di souspance… Qualcosa inizio a premere sulle labbra della vagina, si muoveva, correva e si bagnava sul mio sesso, come se non sapesse cosa fare, come se non sapesse dove andare:
Ma poi si fermo’… Si fermo proprio all’ingresso del mio piacere, inizio a spingere, ad allargare, allargare, allargare, avvertivo un peso, quella forza, io bloccata in mezzo, tra quel tavolo spigoloso e lei… Con il suo giocattolo..:
Una spinta più forte delle altre mi apri del tutto ed entro dentro, che MALE…! arrivò in fondo! Mi irrigidii, in quel momento non provai più quel piacere che mi spinse a farmi scopare, anzi…. Dissi basta… che dolore, non mi piaceva più, l’eccitazione passo in un momento…
Ma lei continuò, anzi….
Anna_” ma come, non ti piace..? Adesso che sono dentro ti faccio sentire questo bel cazzone… Goditelo !”
Continuo più forte, tenendomi ferma con una mano sulla testa e schiacciandomi sulla superficie di quel tavolo da lavoro.
Cercai di fuggire da quella penetrazione piegando la schiena, spostando il bacino, ma lei era invincibile, colpiva sempre lo stesso punto con una precisione infallibile, senza accusare stanchezza, senza rallentare: ad ogni colpo mi piegava, mi usciva un lamento, ad ogni colpo, l’aria dentro di me usciva generando rumori imbarazzanti…
Io_” ti prego! ti prego! basta! Basta! BASTAAAAA! Mi fai maleeeeeeeee……….aaahhhhiiiìiiiiìiiiiiiii………”
Anna_” NO ! Mi hai chiesto di scoparti come una puttana. Adesso di scopo fino a quando ho voglia!
Lo senti quanto è grosso? Senti che cazzone ti sto regalando! Ti mando a casa con la fica tanto gonfia da farti camminare a gambe aperte… Adesso impara a godertelo… PUTTANA! ”
Il capo_” Anna vieni un secondo per favoreee… Sbrigati! ”
Non credevo alla mie orecchie, se non fosse stato per lui chissà per quanto ancora avrebbe continuato, invece si tolse velocemente da sopra di me, sentii quell’attrezzo uscire dalla mia vagina lasciandomi aperta ed indolenzita come non mi era mai successo:
Lei si spoglio del suo giocattolo e scappo di là dal suo capo, mi guardai intorno e lo vidi, di cuoio nero, con attaccato un pene finto di dimensioni simili ad una bottiglia da 33… Quella maledetta! Voleva sfondarmi!
Indossai mutandine, reggiseno e scappai verso il camerino, mi cambiai con i miei indumenti e portai quel cazzo di intimo alla cassa.
Trovai il proprietario, mi disse che a breve Anna sarebbe tornata e che mi avrebbe fatto il conto, lui si scuso per la sua assenza e mi disse di ritornare a trovarlo: dopo due minuti la vidi ritornare da fuori il negozio, mi sorrise e mi disse che le dispiaceva essere stata interrotta ma che non poteva fare diversamente :
Senza controbattere alla sua falsità, le chiesi di farmi il conto e le diedi la carta :
Anna_” ti faccio lo sconto sul vestito del 50%, mutandine e reggiseno te le regalo: sei contenta..? Sei stata brava, questa è la tua ricompensa per esserti fatta scopare: Torna a trovarmi! ”
Quella stronza maledetta! Chissenefregava dello sconto, mi aveva fatto male e tutto per cosa…
Volevo tornare a casa, farmi una doccia, lavarmi bene le parti intime, mi sentivo uno schifo, usata come un vecchio straccio, camminavo in questa galleria tra i negozi, con le mutandine che contribuivano ad irritare la vagina dolorante, forse avrei dovuto toglierle, infilarmi in un bar, prendere un caffè e chiedere di poter andare in bagno: lo feci, in un attimo sollevai la gonna di jeans, afferrai l’elastico delle mutandine di cotone e le tirai giù! Via da quel fastidio… Fu una liberazione! Finalmente un po’ d’aria fresca e condizionata tra le gambe, un sollievo indescrivibile … Uscii dal locale e camminai verso l’uscita, non ero proprio in forma, ma alla fermata del bus ci arrivai: cerano diverse persone ad attenderlo e probabilmente a breve sarebbe passato, dopo due minuti comparve, ma pieno, stracolmo, l’unica speranza era di veder scendere un po’ di persone, ma questo non avvenne. Le porte dell’autobus si aprirono ma non c’era spazio e non me la sentii di lottare per salirci sopra, così lo lasciai andare e rimasi in attesa del prossimo…
….._” ciao Bea! Vieni che ti porto a casa…”
Mi sentii chiamare e da dentro una macchina la voce di qualcuno che sembrava conoscermi bene:
Caspita, era Carlo, quell’uomo che avevo conosciuto sull’autobus in quella situazione imbarazzante… Ma questa volta era in macchina…
Io_” ciao Carlo, che sorpresa, non ci siamo più visti… Grazie per il pensiero… Come stai? ”
Salii in macchina e chiusi lo sportello, lui parti verso casa ed iniziammo una conversazione… Era passato del tempo e nonostante non ci conoscessimo, ci raccontammo diverse cose, anche abbastanza personali.
Non lo avevo più visto perché aveva deciso di recarsi a lavoro con l’auto e non più con il bus, mi disse che l’azienda gli aveva messo a disposizione il parcheggio e che nel rimborso spese ci usciva anche la benzina. Infatti mi ero chiesta che fine avesse fatto, trovavo molto strano che nonostante coprissimo lo stesso percorso e nella stessa fascia oraria, non ci fossimo mai più incontrati….
Carlo_” Se non ti sembro inopportuno, mi piacerebbe poterti invitare per una cena, un cinema, magari in settimana che sono più libero…”
Cavolo, mi stava chiedendo di uscire, avevo pensato diverse volte a lui ed a quel giorno quando lo conobbi, quei sfioramenti sull’autobus, quelle emozioni, ma non sapevo se fare bene ad accettare:
Io_” non saprei… vedo che porti la fede, magari sarebbe uno sbaglio vedersi… Cosa cerchi..?”
Carlo_” è che mia moglie non vive qui e non conosco nessuno in città, qualche sera in settimana mi piacerebbe uscire e fare qualcosa, ti proponevo per amicizia… scambiare due parole, un cinema, un pub…. ”
Non replicai, ebbi proprio l’impressione di una persona per bene, sincera, onesta… Così continuammo a parlare, era molto socievole e spigliato, intanto… Arrivammo in prossimità di casa mia, si fermo’ con le ruote sul marciapiede e spense il motore:
Carlo_” potresti darmi il tuo numero di telefono, così non dovrò più contare sul caso per parlarti… Magari la prossima settimana ci sentiamo e mi saprai dire se hai voglia di uscire… Mi piace parlare con te…”
Anche io avevo piacere di parlare con lui, stimolante, intelligente, a modo, capace di portare la conversazione su un piano riflessivo, ma anche divertente ed ironico, non era da tutti e per questo avevo già deciso che avrei accettato di uscire con lui, ma senza dargli alcuna conferma… Solo il numero di casa.
Io_” chiamami per l’ora di cena, sicuramente risponderà mia sorella, è il centralino di casa… Io dirò che sei un nuovo collega…
Grazie del passaggio!”
Mi sorrise come se avesse capito che avrei accettato di uscire con lui…e per salutarmi, si avvicinò timidamente per i canonici bacini sulle guance:
Se avesse saputo che non prima di un’ora da quel momento, un grosso fallo di gomma mi stava scopando per mano di una commessa lesbica e mentre io, supina su un freddo tavolo di magazzino, le chiedevo di farmi quello che voleva…. probabilmente… Invece di tanta delicatezza e cavalleria nell’accompagnarmi quasi sotto casa, si sarebbe parcheggiato direttamente nell’autorimessa della zona e senza altro aggiungere, cercato le mie labbra con le sue:
Altro che amicizia e voglia di passare in compagnia qualche ora in settimana per un cinema o pub… Avevo la gonna di jeans ammucchiata sotto il sedere e le mutandine nel sacchetto degli acquisti… poteva anche accontentarsi e continuare a baciarmi e basta, ma probabilmente, dopo avermi toccato le coscie con la mano sinistra e senza temere rifiuto, mi avrebbe allargato la vagina ancora gonfia per entrarmi dentro con il medio e l’anulare… Fino a bagnare la fede…
Carlo _” Bea! Sei sovrappensiero..? Qualcosa non va..?”
Io_” ma niente , scusami… Ho un filo di mal di testa… Grazie ancora!
Ci sentiamo….
Ciao”
Scesi dall’auto e mi diressi per quel poco di strada che mancava verso casa, con ancora quel fastidio tra le gambe e la testa piena delle sue parole:
Sotto la doccia continuai a pensare a Carlo, alla proposta di uscire con lui, chissà come l’avrebbe presa se mi fossi presentata vestita con il vestito nuovo e l’intimo di pizzo blu trasparente… Avrei potuto coinvolgerlo a sua insaputa con quella voglia di esibizionismo che volevo sfogare, oppure fargli perdere la testa offrendogli qualche spiraglio sul mio corpo… Chissà… Magari era proprio lui la persona giusta per mettere in atto quel genere di fantasie…
Bea…



Per me non è una novità...anche se bianchi o nere/i non fanno differenza.... sono solo protagonisti come tutti gli altri..
Ciao William! Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto da rileggerlo. Ma non è stato un calcolo narrativo. L'incipit…
Bellissimo racconto, aspetto il seguito 👍👏
Non solo riempite bene, ma anche fatta la gioia dei cornuti che hanno leccato a dovere!
Rileggendo questo ottimo racconto, mi sorge una domanda: la frase iniziale, dove la protagonista si sveglia con l'intontimento, si ricollega…