Cari lettori, mi scuso per per il tempo trascorso. Purtroppo non sono riuscito a continuare il racconto prima……
Quella notte feci fatica a prendere sonno. Dubbi, paure e incertezze affollavano la mia mente. Cosa sarebbe successo nelle prossime tre settimane. Ero perfettamente consapevole di cosa stavo rischiando, ma allo stesso tempo mi sentivo tremendamente viva. La mia vita si è capovolta da un giorno all’altro. Da donna rispettabile a Troia di condominio. Quel pensiero mi spaventava ed eccitava allo stesso tempo.
La mattina seguente mi alzai con l’intendo di trovare una soluzione per questa storia assurda. Completate le faccende mattutine, uscì di casa con figli al seguito. Inevitabilmente dovevo passare davanti la portineria. Appena si aprì la porta dell’ascensore sentì lo sguardo di Giacomo su di me. Questa volta era diverso. Non tanto per lui, ma per me. Lo sguardo era sempre lo stesso, del porco in calore. In me non suscitava più quel senso di disgusto, fastidio o di paura. Mi sentivo ammirata, desiderata quasi venerata. Mi resi conto che avevo più potere di quello che immaginassi. Il mio sguardo di disprezzo si trasformò in uno sguardo di malizia e quasi di intesa. Capivo quello che voleva. In quel momento arrivò la Signora Maria. Sempre elegante e curata. Mi sorrise me mi salutò.
Si, ora avevo ben chiaro cosa volesse Giacomo. La santa a casa e la Troia in cantina.
Sua moglie era la chiave. La signora Maria. Se volevo uscire da quella situazione e liberarmi dí Giacomo dovevo arrivare a lei, alla signora Maria. Non avevo ancora le idee chiare, ma avrei escogitato un piano.
Il caso volle che incontrai la signora Maria al supermercato dopo aver lasciato i ragazzi a scuola. La osservai per un po’. Aveva lo sguardo spento anche un po’ rassegnato.
Decisi di parlarle. Strusciai il mio carrello con il suo.
Mi scusi. Ah e lei signora Maria. Anche lei a fare la spesa? Si cara, come vede tocca sempre a noi donne. Le posso offrire un passaggio. Andiamo nella stessa direzione. Non si preoccupi cara.
Su venga non faccia complimenti.
Nel tragitto verso casa parlammo del più e del meno. Nonostante ciò, scoprì delle cose utili.Si era sposata giovane, avuto un figlio presto che ora vive fuori e non ha mai avuto altri uomini oltre ad una vita molto sociale. Provai tenerezza per lei, ma sapevo che sotto c’era altro. Così le proposi di prendere un caffè insieme visto che il pomeriggio ero spesso sola data la lontananza di mio marito e gli impegni extra scolastici dei bambini. Lei mi guardò con aria sorpresa, ma alla fine accettò.
Ecco sarei partita da qui, fare amicizia con la signora Maria.
Nel rientro verso casa, trovammo Giacomo in portineria che ci guardò esterrefatto vedendoci arrivare insieme. Sapevo che da lì a poco si sarebbe fatto vivo.
Mi andai a cambiare. Misi delle autoreggenti e niente intimo. Mi coprì solo con una vestaglia. Non era una cosa che facevo di solito. Era una cosa spontanea o forse volevo e speravo che accadesse qualcosa. Quella attesa mi metteva ansia ed eccitazione addosso. Mi sentivo già umida fra le gambe. Stavo per toccarmi da sola quando sentì bussare alla porta.
Eccolo, è arrivato. Mi immaginavo già la scena. In fondo era un uomo semplice da capire. Aveva paura che potessi avere rivelato qualcosa a sua moglie.
Appena aprì la porta si infilò dentro e richiuse a chiave. Sembrava fuori di se. Cosa hai detto a mia moglie, Troia. Se saprebbe qualcosa tu non saresti qui ora. Saresti sotto terra. Voglio sapere cosa vi raccontate, dimmelo.
Cose da donne. Iniziai a slacciare la vestaglia lentamente. Allora Giacomo, sei qui per parlare o per altro.
Non pronuncio una parola. Io nel frattempo avevo tolto la vestaglia e rimasi nuda difronte a lui sono con le autoreggenti.
Voleva saltarmi addosso, ma lo fermai. Mi avvicinai a lui e gli slacciai i pantaloni. Infilai la mano dentro e strusciai il suo cazzo già duro da sopra le mutande. Lui non vuole parlare. Lui vuole altro. Uno dei due mente e penso proprio che sia tu.
Entrai nelle mutande e gli afferrai le palle. Erano calde e gonfie. Sembrava che volessero esplodere. Le massaggiai per un po’ e sentivo Giacomo godere. Anche loro non vogliono parlare. Vogliono essere svuotate gli sussurrai. Senza dire altro lo spinsi verso il divano. Lo feci sedere mi inginocchiai fra le sue gambe. Tirai giù pantaloni e mutande e liberai il suo cazzo in tiro a pochi centimetri da me. Dopotutto non era così male. Sentivo di bagnarmi sempre di più, ma questa volta avrei dominato io. Ecco il mio potere e lo eserciterò tutto.
Gli afferrai le palle e iniziai a leccarle. Ogni tanto lo guardavo. Era in estasi e completamente sotto il mio controllo. Leccai tutta l’asta bagnandola per bene e poi con movimenti lenti iniziai a prenderlo in bocca. Lo leccavo e succhiavo. Mi afferrò per la testa, ma gli tolsi subito le mani. Oggi no. Oggi comando io. Era un pompino con i fiocchi. Devo ammettere che sono brava. Negli anni ho sviluppato una buona tecnica nel farlo. Solo che ora lo facevo a un uomo che non era mio marito. Fino a una settimana fa non lo credevo possibile e ora sto succhiando il cazzo di un altro uomo. La cosa peggiore è che mi stava piacendo vista l’eccitazione che sentivo fra le gambe.
La sua eccitazione era sempre più forte. Sentivo che sarebbe esploso a poco. Così alzai la testa e mentre lo segavo velocemente gli dissi; sai di cosa parliamo con la tua mogliettina. Di come ci piace succhiare i cazzi e farci riempire la bocca. In quell’istante Giacomo venne e mi riempi la faccia e le tette di sborra. Quando si riprese mi disse che non era vero. Sua moglie non è così. Non è una troia succhia cazzi come te.
Lascia stare mia moglie mi disse con tono stizzito. Poi si vestì e andò via.
Ero rimasta lì da sola in ginocchio sul pavimento. Quelle parole, Troia succhia cazzi mi risuonavano nella testa. Mi fecero eccitare ancora di più. Sto sperimentando che mi piaceva essere insultata. Infondo mi stavo comportando da Troia. Iniziai a masturbarmi infilando prima un dito poi due. Chiusi gli occhi e iniziai a muovere il bacino come stessi cavalcando un bel cazzo. Venni dopo poco e mi accasciai ansimando su me stessa.
Ancora stesa sul pavimento pensai….Hai fatto di me la tua troia, io farò una troia di tua moglie…..



Per me non è una novità...anche se bianchi o nere/i non fanno differenza.... sono solo protagonisti come tutti gli altri..
Ciao William! Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto da rileggerlo. Ma non è stato un calcolo narrativo. L'incipit…
Bellissimo racconto, aspetto il seguito 👍👏
Non solo riempite bene, ma anche fatta la gioia dei cornuti che hanno leccato a dovere!
Rileggendo questo ottimo racconto, mi sorge una domanda: la frase iniziale, dove la protagonista si sveglia con l'intontimento, si ricollega…