Il lido che con i miei frequentavo da tanti anni disponeva di una fila di cabine di legno, smontate e rimontate ogni anno dai gestori.
Erano davvero essenziali: un paio di panche all’angolo, qualche gancio per appendere teli e costumi, uno specchio macchiato dalla salsedine…
I miei non ne avevano mai affittata una, sia per il costo decisamente salato (scherzando ma non troppo lo paragonavano a quello di una casa vista mare…), sia perché abitando a poche centinaia di metri dalla spiaggia non ne vedevano la necessità.
Secondo Graziana, la moglie di mio zio, la cabina era invece assolutamente in-di-spen-sa-bi-le per potersi cambiare dopo il bagno, di fare la coda ogni volta per cambiarsi alla toilette per giunta spesso sporca e anti-igienica neanche a parlarne… inoltre avere una cabina permetteva di lasciarci tutti i gonfiabili e i giochi dei pupi, oltre ai ricambi e ai teli da spiaggia, senza doverli ogni volta portarseli da casa, etc etc…
Morale: il povero zio Franco al solito aveva dovuto soddisfare la moglie e, devo dire col senno di poi, indirettamente anche il sottoscritto!
Difatti queste cabine, essendo come detto smontate e rimontate ogni estate, erano piuttosto malandate e sbilenche, le assi usurate e piene di buchi, senza contare le fessure in certi casi tutt’altro che sottili tra un’asse e l’altra…
Le cabine erano disposte in fila a ridosso della fitta macchia di rovi e alberi che delimitava lo stabilimento verso la strada di accesso, con uno stretto corridoio tra le pareti posteriori delle cabine e la macchia stessa: bastava infilarcisi con discrezione, dopo aver controllato che nessuno guardava (cosa del resto assai improbabile, salvo magari nei fine settimana in cui la spiaggia era più affollata del solito), per poter sbirciare con comodo da buchi e fessure, che offrivano una visione più che soddisfacente degli interni.
Quella degli zii non faceva certo eccezione, mi aveva permesso così di gustarmi finalmente in visione “integrale” ciò che i pur microscopici tanga della zietta fino ad allora nascondevano alla vista: i grossi capezzoli a ciuccio, la figa depilata a triangolo scura e riccioluta, il superbo culone un po’ cellulitico ma meritevole di essere farcito da fiotti di sborrate…
Sborrate che ahimé mi ero dovuto accontentare di godermi in mano segandomi di gran gusto mentre incastrato con il mio quintale abbondante tra cabina e vegetazione, col fiato sospeso per non far rumore, mi godevo la zia tutta nuda, cui seguiva inevitabilmente un supplemento di seghe più tardi a casa…
Un pomeriggio mio zio ci aveva fatto una sorpresa, presentandosi in spiaggia in un giorno che avrebbe dovuto essere al lavoro.
La moglie non mi era parsa per la verità molto entusiasta della cosa, non così i cuginetti felici di stare con il padre che aveva per l’occasione affittato il pedalò scarrozzandoli per un’ora in acqua.
Con la scusa del mal di mare Graziana si era defilata dal resto della famiglia e, dopo averli seguiti in acqua per un po’, era uscita andando verso la doccia come faceva sempre prima di cambiarsi.
Da bravo guardone in erba mi ero subito fiondato con discrezione sul retro della cabina, con l’acerbo cazzetto già duro pregustando lo spettacolo della zietta tutta nuda…
Ormai conoscevo i tempi quasi a memoria, ero perciò rimasto sorpreso nell’accorgermi che dentro la cabina c’era già qualcuno: possibile che mia zia avesse “saltato” la doccia, sotto la quale indugiava per almeno 5 minuti?
Che avessi sbagliato cabina? Ma no, anche quella ormai la conoscevo bene…
Incuriosito, essendo inginocchiato avevo sbirciato da uno dei buchi ad altezza d’occhio, restando a dir poco basito: pochi centimetri al di là della sottile parete di legno troneggiava, riempiendo tutto il mio campo visivo e anche oltre, un… CAZZO!
Sì, avete capito bene: un cazzo!!!
Intendiamoci, niente a che vedere con il mio piselletto da 10 cm scarsi (a esser buoni…): un bastone nerboruto, percorso da vene violacee, che spuntava da un folto cespuglio scuro e ricciuto sotto cui penzolava una formidabile coppia di coglioni generosamente ripieni del succo più amato dalle donne!
Mentre a bocca aperta per lo stupore fissavo affascinato quel cazzo da paura, la mano del suo fortunato proprietario era comparsa nel campo visivo, scappellandolo con lentezza e segandolo voluttuosamente, come per tenerlo in tiro…
Nel silenzio assoluto, disturbato solo dal frinire incessante delle cicale in sottofondo, non avevo neppure il coraggio di muovermi per capire chi cazzo (è il caso di dirlo!) fosse… Un violentatore? Un esibizionista? O semplicemente uno che aveva sbagliato cabina?
E che avrei dovuto fare se mia zia entrando avesse cominciato a urlare, visto che certamente non sarei dovuto essere lì?!
Ero in preda al panico al punto di essermi perfino smosciato il pisello, quando all’improvviso la porta si era aperta illuminando per un attimo l’interno in penombra della cabina, prima di richiudersi velocemente.
Avevo deglutito aspettando il peggio, col fiato sospeso, del tutto impreparato, nella mia ingenuità di guardone nerd, a quello che in realtà sarebbe successo…
“Sono andati a fare i tuffi al largo, gli ho detto di farmi uno squillo mentre tornano con la scusa che se sto al bar scendo a prendere i pupi per docciarli e cambiarli… quel trippone di mio nipote non l’ho visto ma starà in giro da qualche parte… stiamo tranquilli!”
“Alla grande!! Guarda come sto…!!!”
“Lo vedo… porco!!!”
Inebetito, vergognosamente più eccitato che offeso per l’insulto, ascoltavo mia zia parlare a voce bassa e ansimante per l’eccitazione, e avevo riconosciuto quella di Carlo, figlio dei nostri vicini, campione di windsurf (assai di moda in quegli anni), un ventenne riccioluto atletico e decisamente belloccio e ben dotato (come si intuiva facilmente dalla sottile tutina da surf che ne modellava un “pacco” di tutto rispetto) di cui Graziana era un’accanita tifosa, lo seguiva nei suoi allenamenti e non perdeva l’occasione di coccolarselo al bar del lido o sotto l’ombrellone, quando lo vedeva con qualche ragazza era visibilmente infastidita e a tu per tu con lui non mancava di lanciargli frecciatine tipo “facciamo conquiste, eh Ricky?”, “Eccolo il nostro campione!!!”, “Ma quanto è forte il nostro Ricky?!?!”, “Chissà quante fans ti sei fatto eh?!?”, etc. etc. insomma si vedeva chiaramente che era vogliosa di gustarsi il cazzone del pischello…
E io stavo per assistere a quel momento!!!
Tremando per l’eccitazione mi ero alzato per poter approfittare di tutti i buchi e le fessure che mi consentivano di guardare senza farmi scoprire, del resto i due sporcaccioni avevano ben altro da fare che pensare a me…
Mia zia si era sfilata il bikini appendendolo alla parete, poi si era voltata offrendosi tutta nuda al fortunato ragazzo, “vestita” solo di orecchini, collanina e cavigliera che la rendevano ancora più arrapante…
“Porcod… quanto sei bona Grazià!!!” bestemmiava Carlo mentre le palpava il bel culone con una mano e con l’altra le pastrugnava le tettone leccando e succhiando avidamente i lunghi capezzoli scuri ed erti, mentre lei gli segava il cazzo soppesandolo con mano esperta.
“Mmmhhh senti che è… ma quanto ti piaccio, eh maialino?!?”
Io stavo fuori di testa, mi ero perfino tolto il costume per segarmi meglio, godevo come un pazzo passando freneticamente da un buco a una fessura e viceversa, incurante del rischio di essere scoperto…
Intanto Graziana si era seduta su una panca a cosce spalancate senza smettere di segare Carlo che seguendola come un cagnolino arrapato si era posizionato in piedi davanti a lei.
Mi ero di nuovo inginocchiato, giusto in tempo per godermi la zietta che a pochi centimetri dai miei occhi ingoiava di gusto il poderoso uccello di Carlo dopo averlo slinguato ben bene in punta di cappella, lo sorreggeva per le palle con una mano mentre l’altra se l’era infilata in mezzo alle gambe, da come apriva e chiudeva le cosce avevo intuito che si stava sditalinando alla grande…
“Mmmghhh… come ce l’hai grosso amore… mh-mh-mh… che tosto che è… ma quanto sei cazzuto Carlo mio?!?”
Il ragazzo grugniva di piacere guidando il pompino con una mano sulla testa di Graziana, mentre con l’altra si godeva le tettone titillandole i capezzoli.
“Ti piace il cazzo pompinara?!? Altro che il cazzetto moscio di quel cornuto di tuo marito!!!”
Lei non aveva risposto, non sapevo se per rispetto di mio zio o perché troppo impegnata a succhiare quel ben di dio che le riempiva la bocca, io avrei dovuto risentirmi a sentire il mio povero zio insultato a quel modo ma ero così eccitato che pensavo solo a segarmi, sentivo la mano appiccicosa per essere venuto già una volta ma il piselletto non mi si era neppure ammosciato e stavo per venire di nuovo!
Dopo un po’ mia zia si era tirata indietro con un sussulto e uno strano mugolio di piacere, si era appoggiata con la schiena alla parete con gli occhi chiusi e si leccava le labbra, era la prima volta che vedevo godere una donna!
Carlo era rimasto con il cazzone svettante duro e turgido in punta di cappella per il super pompino, arrapato com’era l’aveva presa per i capelli per infilarglielo di nuovo in bocca!
“Dài ciuccia pompinara che te la faccio ingoiare tutta!!!”
“Mmmhhh n-n-no amore, ho lasciato spazzolino e dentifricio a casa se mi vieni in bocca poi mi puzza della tua sborra e perfino quel cornuto di mio marito se ne accorge!! Dài vienimi sulle tette che ti piacciono tanto, così poi mi doccio e corro a prendere i pupi…”
Nel sussurrarlo con vocetta da monella la troia si era presa le tettone in mano offrendole al fortunato ragazzo che naturalmente non si era fatto pregare e, arrapato com’era, in 2-3 smanettate aveva sborrato alla grande bestemmiando e insultandola a bassa voce mentre la schizzava con fiotti impressionanti di sborra sulle tettone, sul petto e in faccia.
Mi ero sborrato in mano un’altra volta e, vergognoso ma soddisfatto, mi ero ricomposto alla meglio sgattaiolando via dopo essermi accertato di non essere visto da nessuno, in lontananza vedevo il pedalò con mio zio e i cuginetti tornare lentamente verso riva…



Per me non è una novità...anche se bianchi o nere/i non fanno differenza.... sono solo protagonisti come tutti gli altri..
Ciao William! Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto da rileggerlo. Ma non è stato un calcolo narrativo. L'incipit…
Bellissimo racconto, aspetto il seguito 👍👏
Non solo riempite bene, ma anche fatta la gioia dei cornuti che hanno leccato a dovere!
Rileggendo questo ottimo racconto, mi sorge una domanda: la frase iniziale, dove la protagonista si sveglia con l'intontimento, si ricollega…