Le malattie del nuovo millennio by wells
Summary: Vi ricordate la donna del 3857? Bhe abbiamo continuato a scriverci e mi ha riferito cose parecchio bizzarre del suo millennio che hanno ispirato questo racconto.
Categories: Altro, Incesto, Orgia, Trio Characters: None
Genres: None
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 1 Completed: Yes Word count: 2005 Read: 2444 Published: 13/06/2018 Updated: 13/06/2018
Capitolo 1 by wells
Gli gonfiai in faccia i miei seni nudi e puliti poi, sorridente, raccolsi dalle sue mani il flacone di sperma sintetico che aveva appena preso in farmacia. “Oh grazie, ho appena finito l’ultimo che mi era rimasto”, ammiccai alle mie tette asciutte e sorrisi ancora a lui che se ne stava, come suo solito, perso. Si allontanò da me prima che potessi provare ad abbracciarlo ed io filai nel bagno.
Lontano dal suo sguardo, aprii il mobiletto dei medicinali ed affiancai la fiala a decine di altre mai aperte. Perché avrei dovuto servirmi di quella roba costruita in laboratorio se di sperma potevo averne quanto volevo e per giunta fresco di giornata?

Sono Nicole e la mia strana malattia è la conseguenza della liberazione dall’ossessione per il sesso che la società ha vissuto nel corso degli ultimi quattrocento anni. Oggi capo dell’ONU è una pornostar ed il Premio Nobel è appena stato attribuito ad un regista di film hard. Siamo una pornocrazia, così ci definiscono i sociologi, non esistono più i vecchi tabu, tutto è stato sdoganato, anche l’incesto. Fagocitiamo sesso a tutte le ore, respiriamo sesso in ogni luogo, consumiamo sesso su sesso e tracanniamo tonnellate di pornografia senza alcun limite. Insomma siamo una società totalmente libera da tutte le complicazioni del senso di proibito ed il sesso lo viviamo in maniera totale, senza paure né inibizioni. Come conseguenza di ciò però sono apparse decine di patologie, molte già ben note, altre nuovissime, sconosciute al genere umano sino ad allora. La sterilità per esempio è una di quelle vecchissime patologie ora divenute normalissime per tutti i maschi: per avere un figlio bisogna sottoporsi a precise cure mediche come ha fatto mio marito per ingravidarmi di Victor, Alexia e Mike. Tra le nuove malattie, una delle più comuni è quella che ho io, un tumore al seno che mi riempirebbe di grinze e piaghe la pelle se non lo curassi con un certo quantitativo di sperma ogni giorno, secondo prescrizione medica. Basta che me lo spalmo sui seni per bene, poi durante il giorno mi ci annaffio le tette, i vasi lattei lo assorbono ed il cuore lo pulsa in tutto il corpo. Usato il “medicinale” amo ricorrere al topless per comodità, in modo che nessun indumento possa asciugarmi la pelle del mio particolare farmaco.
Ciò disturba non poco mio figlio Mike, mentre entusiasma tutti in famiglia che, più o meno a sua insaputa, non lesinano ad aiutarmi…

Mio figlio è divenuto un salutista. Sa che quelle patologie ce le portiamo dentro latenti e che si svegliavano davanti ad un esercizio forsennato di sesso. Non ha torto. E’ proprio così, dovremmo essere più morigerati, ma tra il dire ed il fare…

La mia malattia me la sono beccata aiutando mio suocero. Lui ha sviluppato uno dei più diffusi disturbi degli anziani del nuovo secolo: il priapismo. A centotrenta anni ha il membro in perenne erezione, una stupenda, magnifica elevazione corpulenta e granitica. Vive con noi ed io l’aiuto in quello che per lui è l’unico rimedio: liberarsi il più possibile. Con sollecitudine mi prodigo a fornirgli soccorso ed alleviarlo dal fastidio intenso che prova, armeggiando con quel ferro carnoso, di bocca, di mani, col culo e la figa. Mike aveva accettato la cosa come tutti, poi, con l’apparire della mia malattia s’è fatto salutista ed oggi mi rimprovera sostenendo che il nonno deve servirsi dei normali macchinari aspiranti sperma in circolazione.

Il problema è che questi salutisti stanno ricreando lentamente tutti i vecchi tabu. Insomma, a me la cosa che più infastidisce di mio figlio è che la naturalezza con cui prima potevamo vivere un normale rapporto sessuale ora è scomparsa, è sorta un’antiquata concezione di immoralità e vergogna mascherata con questa filosofia igienista importata da qualche guru extraterrestre. Io non solo con Mike non ci faccio sesso ma lui evita anche di fissarmi i seni. Che roba! La vita in casa con lui è divenuta una iattura insopportabile e siamo tutti costretti a sotterfugi per difendere la nostra libertà.

L’altro ieri, per esempio, per poco non è scoppiato il putiferio. Mike era in camera a studiare mentre io sorseggiavo un caffè e sfogliavo riviste al divano quando rincasò Victor con un amico, Steven credo si chiamasse. Ci scambiammo poche battute e poi mi chiesero il permesso. Io acconsentii compiaciuta e me li ritrovai davanti a masturbarsi come porci, carichi di inconsulta libido, spasmodici ed ubriachi nel loro convulso movimento, fino alla fine quando mi schizzarono sulle tette sotto la spinta dei miei complimenti. Grugnirono la loro gioia e spararono dardi potenti e caldi sulla mia pelle. Mike sentì quei versi ed incuriosito uscì dalla camera. Se li ritrovò già ricomposti filare a giocare al computer, mentre io riprendevo a sorseggiare il mio caffè. Li salutò poi catturò negli occhi le macchie di sborra che mi ungevano collo e tette. “Bhe tutto bene tesoro?”, gli feci io. Stette zitto con un accento interrogativo e dubbioso negli occhi poi domandò: “Ma non avevi finito la fiala stamattina?”. Io incespicai sulle parole ma alla fine seppi difendermi: “Ce ne era un altro po’ nell’ultima… Domani puoi passare a compramene una?”. Annuì. Non osò chiedermi se sulle tette avessi davvero sborra, quella di suo fratello e del suo amico, o medicina, ma sentii tutto il peso del suo atteggiamento inquisitorio liberandomene solo quando si richiuse in camera.

Capite cosa sto passando? Rimpiango la nostra vecchia unione. Pensate che quando mia figlia Alexia scoprì la sua malattia, fu anche grazie a Mike che la salvammo dal collasso. Alexia quando si eccita subisce un rigonfiamento pazzesco di seni, vulva e natiche e più cresce il suo desiderio e più le si gonfiano quelle parti del corpo. La prima volta che manifestò questi sintomi non riuscimmo neppure ad entrare nella sua cameretta perché i suoi seni impedivano l'apertura della porta. La sentivamo solo lamentarsi e quando, con forza, riuscimmo a ritagliarci un spiraglio per entrare, la vedemmo con la testa piccolissima sopra due bocce enormi come mongolfiere. Quella volta dovemmo metterci in cinque per aiutarla, io detti lei la mia bocca, mio marito, Victor e nonno le sborrarono addosso ma facendola sgonfiare solo di poco. Mike non era in casa e dovemmo contattarlo perché ci raggiungesse in fretta. Rientrò e se la scopò a dovere irrigandola di sperma, permettendo che il suo corpo si sgonfiasse definitivamente. Se non ci fosse stato lui forse non avremmo salvato Alexia. Capite l’assurdità di questo salutismo? E’ dannoso per tutti, una vera sciagura.

Dunque, torniamo a noi. Avevo appena ricevuto il mio ennesimo flacone di sborra sintetica che mai avrei usato. In casa c’erano mio marito e mio suocero, meglio approfittarne no? Lo feci e quando Mike e passò in cucina per prendere da bere, eravamo sul terrazzino, ci guardò dall’ampia finestra della cucina mescendosi dell’acqua. Accanto a me il padre col nonno ricambiavano muti la sua occhiata, io, come al solito con le tette libere ed imbiancate, ero stesa su di un lettino e, in una scena che non poteva destar sospetti, presi a spalmarmi quello che doveva essere il mio solito medicinale. Con nonchalance mio marito raggiunse la zanzariera, la aprì seguito da mio suocero e, passando accanto a Mike, si accinsero così a scomparire dalla nostra vista. In quel momento però Mike scoppiò a ridere: “Hey nonno guarda che c’hai la zip abbassata!”. Acuii gli occhi contro quei due. Mio suocero indifferente balenò uno spento “ah sì!” e se la tirò su come se nulla fosse. Mike rise ancora fissandoli andar via poi all’orecchio gli giunse anche il mio risolino. Mi fissò, ci riuscì appena per un istante, poi gli occhi gli capitombolarono sulle mie tette carezzate dalle lunghe unghia colorate d’amaranto. Intimorito dai suoi stessi pensieri si voltò e fece per andar via. Lo arrestai: “Dove vai?”. “A studiare”, rispose ancora dandomi le spalle. “Su vieni qui che è una bella giornata…”, accettò il mio invito e con evidente impacciò si volto. Stette a guardarmi da lontano poi avanzò: “Però... per poco perché... ho da studiare”. “Va bene” sospirai accogliente.

Raggiuntami, continuava a fissar terra mentre io mi massaggiavo le tette. Lo provocai: “Perché non mi guardi nemmeno?”. Accennò a guardarmi, mi sorrise
nervoso con le labbra contratte e gli occhi piombarono sui miei capezzoli su cui ancora penzolava del “medicinale”. “Hai ancora del farmaco…”, disse teso. “Dove? Non lo vedo?”, lo presi in giro e se ne accorse: “Su mamma lo sai, non riesco a vederti così…”. Risi: “Ma perché? Son solo seni no? Gli stessi di sempre… ti ricordi quando li palpavi e li ciucciavi?”. “Lo sapevo che volevi parlare di questo”, e si indirizzò verso la cucina. “Dai resta, prometto che non riprendo più il discorso…”. Stette fermo ed in silenzio guardandomi dall’alto. Io presi il liquido penzolante sul capezzolo destro e me lo spalmai con innocenza sul seno poi continuai: ”E’ che non stiamo mai insieme, non mi parli più… è solo per questa tua fissazione del salutismo o ce l’hai con me?”. Tornò a voltarsi verso di me, evidentemente attratto da quel mio gesto. “Non ce l’ho con te…”, smorzò. “Allora resta”, gli proposi quasi sussurrante e lui provò a respingermi: “Ho da studiare…”. Decisa allora, lasciai quel seno e con la mano sporca gli afferrai una delle sue: “Ti prego… aiutami solo a spalmarmi un po’ di medicinale… appena un po’ ti prego…”. Gli misi la mano sul seno, era tutto teso e turbato. Teneva gli occhi spalancati come fari sulle mie bocce ma quella mano fremé e finalmente principiò una leggera frizione. Soddisfatta gli portai anche l’altra mano a coprirmi il seno svincolato. “Mmmmm sei rimasto bravo come un tempo…”, salutai le sue palpate febbrili guardandolo negli occhi improvvisamente accesi. Mi sorrisi e nel chinare lo sguardo sulle sue mani incrociai l’erezione che gli raggrinziva oscenamente i jeans sul davanti. Mi scappò un pensoso “che meraviglia…” che lo spaventò. Si staccò dai miei seni ma io gli afferrai la cintura. “Lascia che fai!”. “Dammi la tua medicina… non vuoi aiutare tua madre?”. “Mollami!”. “Dopo! Solo dopo!”.

Dovetti metterci un bel po’ di impegno per tirarglielo fuori ed appena potei mi scagliai ad imboccarglielo. Solo allora gettò la spugna, solo allora rinunciò ad
ogni resistenza, vinto da una tempesta di emozioni che gli formicolavano tra le cosce. Lo succhiai e lo masturbai, lo baciai e lo succhiai, lo masturbai e lo succhiai, lasciva, perversa, pessima al cospetto del suo viso angosciato su cui, solo di tanto in tanto, si schiudevano occhi in delirio. Era eccitatissimo nel mio pugno, durissimo e caldo nella mia bocca. “Vieni… vieni…”, sferzai e lui si lasciò andare ansante: “Aahhhggghhh”. Sì, ecco ciò che volevo, mi ritrovai una pioggia bollente di sborra di nuovo a coprirmi di bianco le tette.

Mike mi guardò recuperando il respiro, gli sorrisi: “Da quanto non lo facevi?”. Lui fissò i seni verniciati di sperma mentre io già riprendevo a massaggiarmele. “Ti è piaciuto no?”. Mi guardò perplesso. “Potremmo anche farlo ogni giorno…”. Non dava segni di interesse. “Sai da quanto non scopi più con me?”, non parlò, forse lo destabilizzò il ricordo lampante della scena di prima col padre e lo zio ritti davanti ai miei seni zozzi di sborra. “Se ti va lo rifacciamo…”, proposi di nuovo. Lui precipitò in una oscurità difficile da decifrare poi andò via scandendo furente: “Mai più, hai… le tue medicine!”.

Ve lo confesso: sono preoccupata. Credo che la vera malattia del nostro millennio sia questo maledetto salutismo e purtroppo affligge mio figlio. Però non mollerò, lo salverò. Ce la metterò tutta. Stamane mi sono svegliata con un obbiettivo preciso: apro la porta della sua camera e me lo scopo.
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