I coinquilini di via del mirto by Cigno
Summary: Cosa succede nelle case di studenti? Si studia, si fa vita di relazione...e altro!

Nomi di luoghi e persone sono di fantasia. Probabilmente le storie no! Commenta liberamente su cigno2017@gmail.com
Categories: Etero, Dominazione, Autoerotismo, Sensazioni Characters: None
Genres: None
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 17 Completed: Yes Word count: 25606 Read: 185897 Published: 08/10/2015 Updated: 15/11/2017

1. Via del mirto 46 by Cigno

2. Ilaria by Cigno

3. Alessandra by Cigno

4. Le abitudini di Paola e Maria Rita by Cigno

5. I segreti del Comandante pt. 1 by Cigno

6. I segreti del Comandante pt. 2 by Cigno

7. Decido io by Cigno

8. Pensieri e persone invadenti by Cigno

9. Pioggia by Cigno

10. Lussuriosi 2.0 by Cigno

11. Complotti a Via del Mirto by Cigno

12. Nel Girone dei lussuriosi by Cigno

13. Giochi di volere by Cigno

14. Gli appunti di Maria Rita by Cigno

15. Il segreto delle buste di tè by Cigno

16. Deja-Vu by Cigno

17. Ultimo Atto Insieme by Cigno

Via del mirto 46 by Cigno
Author's Notes:
Gli abitanti del terzo piano di via del mirto... Sopra l'ortofrutta.
L'edificio di via del mirto 46 è un palazzo a 4 piani.
Il piano terra é occupato da un negozio di frutta e ortaggi.

Primo piano:
1a - S.ra Clelia, Anni 65 e Sig. Massimo, anni 66.
1b - S.ra Bianca, anni 43.

Secondo Piano:
2a - Famiglia Mainaghi
2b - Famiglia Accardi

Terzo piano:
3a - Alessandra, 23, studia economia.
Paola, 21, medicina.
Maria rita, 26, giurisprudenza.
Francesco, 25, ingegneria.
Andrea, 25, filosofia.
3b - Ilaria, 24 e Federico, 23. Entrambi studiano lingue.

Quarto piano:
4a - Sig. Dario, 35.
4b - stenditoio e terrazzo comuni.
End Notes:
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Ilaria by Cigno
Ilaria non riesce a concentrarsi sulle sbobine di tedesco che ha in programma di fare.
Il suo fidanzato federico si é da poco trasferito nel suo appartamento e la vita di coppia non é certo facile.
Lei odia il disordine e sembra che Fede sia stato eletto come rappresentante del caos dell'umanità intera.

Decide che é giunto il momento di farsi un té.
Prende tutto l'occorrente e si rende conto che il té che ha comprato é in realtà camomilla.
Si... Diciamo che accade anche di peggio al supermercato!

"No che due palle... La camomilla mi fa addormentare e sto cazzo di tedesco lo devo finire oggi assolutamente.
Vediamo se i ragazzi di fronte hanno bustine..."

Arriva nel pianerottolo e prima di bussare si ferma a pensare: "oh cazzo ma magari qualcosa diversa dal pigiama dovrei indossarla!"
Ritorna a casa e indossa leggins e maglione di titti.

Suona al campanello e apre un ragazzo dai capelli scomposti, sguardo apparentemente assonnato e maglietta degli slayer.

"Ciao! Sono ilaria, piacere, abito qua di fronte!"
"Ohi...ciao si ci conosciamo. Mi hai salutato quando c'era Alessandra."
"Oh cacchio scusa! … vero... Francesco giusto?"
"Esatto... Dimmi pure..."

"Guarda non volevo disturbare, ti posso chiedere se hai una bustina di té?"
"Controllo...intanto entra pure! Non fare caso al casino...!"

Ilaria entra in casa e nota che é ben piu grande di casa sua. Forse la presenza di Federico ha reso il bilocale ancora piú angusto.

Camminando dietro Francesco, non riesce a evitare il contatto visivo con la tuta e la forma che riesce a conferire al fondoschiena del ragazzo.

"Va bene nero?"
"Cosa?"
"Il té...nero ti piace? Ahah" sorride Francesco.
"Ahah...si mi piace nero!" Risponde a tono Ilaria.
"Mi fa piacere che lo sottolinei!" Replica Francesco ironico.
"Oddio, che tristezza di battuta!" dice Ilaria.
"Si scusa, momento abbrutimento...ancora non mi sono svegliato del tutto! Certo che se l'hai colta subito allora non era una battuta cosi pessima!"
"No era pessima fidati... E comunque il verde é il migliore. Preferisco aggiungerci il latte di solito..." Continua Ilaria.

Francesco la scruta profondamente, rimanendo in silenzio.
Ilaria avverte una sensazione di imbarazzo mista a inspiegabile eccitazione.
Scorge innavertitamente la parte anteriore della tuta e nota un leggero rigonfiamento farsi strada tra le cosce di Francesco.

"Milch! … l'unica parola che forse conosco di tedesco!"

Ilaria ci mette un attimo a rispondere... Poi riformula: "oh si? Bravo! Lo sto studiando adesso...!"

"Si so che studi lingue...Alessandra me lo ha detto..."

Ilaria ha subito intuito che Francesco ha un certo interesse nei suoi confronti visto come la guarda e come si interessa.
La forma del pacco di lui ha intanto subito un doveroso accrescimento.

"Ah ca...capisco." Borbotta Ilaria ipnotizzata.

Francesco sembra prenderci gusto e inarca la schiena per aumentare la vistosa protuberanza nascosta dalla tuta.

Ilaria sgrana gli occhi e a poco non gli cade la bustina.
Francesco nota l'indecisione di Ilaria e rincara la dose facendo finta di stiracchiarsi. In questo modo il basso ventre si scopre e si intravedono i peli del pube. Il cazzo appare eretto al di sotto dei pantaloni della tuta neanche fosse trasparente.

Ilaria ha un tuffo al cuore e molla la busta per terra. Istintivamente si china a raccoglierla.
Francesco esegue un passo felpato e si piazza davanti Ilaria che nel modo di afferrare la bustina si ritrova con la faccia a due cm dal pacco turgido e pulsante di Francesco, che non accenna a spostarsi.
Ilaria contempla ancora mezzo secondo la protuberanza di fronte ai suoi occhi e già avverte che con gli umori che colano dalla fica può preparare due tazze intere di té seduta stante.
Rivolge uno sguardo in alto verso Francesco ed esclama:

"Ma tu fai sempre così? Lo sbatti in faccia a chiunque appena ne hai occasione?"
"E tu invece? Fissi tutte le erezioni mattutine che ti capitano a tiro?
"… pomeriggio vedi..."
"Non cambiare discorso, furbastra!"
L'intraprendenza e la sicurezza permettono a francesco di non farsi scrupoli quindi infila una mano dentro i boxer e si prepara a mostrare l'asta trionfante.

"Fermo con quella proboscide, idiota! Io sono fidanzata!"
"Beh non mi é sembrato tanto un impedimento per come mi fissavi! E poi quando lo saprà mai?"
"Sei pazzo? Abita con me! E poi non ho nessuna intenzione di fare nulla...proprio nulla! Maniaco!! La busta tienila pure ringrazia che non dico tutto al mio ragazzo..."

Ilaria si appresta ad uscire e Francesco insiste:
"Non ti costringerò mai a fare cose che non vuoi... Io ti mostrerò solo quello che intendo offrirti, senza chiederti altro... A quel punto sarai tu a decidere! Tu mi piaci davvero un sacco e ho percepito che qualche strana voglia ce l'hai anche tu! Ammettilo..."

Ilaria si blocca e si volta:
"Non mi conosci proprio! Io non faccio proprio niente e non mi va per nulla che tu sbandieri il tuo pene senza il mio cons... Oh"

Francesco, in controtempo, aveva tirato fuori il cazzo teso e lucido. Lo reggeva immobile nel corridoio. La porta era gia aperta e Ilaria é rimasta paralizzata sul ciglio.
"La... La porta é aperta... Può passare chiunque..." Dice lei tremante.
"e tu chiudila..."

Ilaria si ritrovò a ragionare per un secondo e poi disse:
"Fatti una sega e vedi di non farlo mai più!"

Sbatté con violenza la porta e rientrò in casa. Dovette appoggiarsi alla sua porta di ingresso.
Il battito accellerato, sentiva caldo ed era tutt sudata. Era arrapata da morire.

Mise mano immediatamente alla fica e cominciò a strofinare le dita sul clitoride. Sentì un calore pervaderla e respirava velocissimo.
Fiondò due dita nella vagina e cominciò a sditalinarsi in modo esagerato.
Con l'indice dell'altra mano accarezzava il buchetto del culo e alternava movimenti circolari a penetrazioni sempre piu profonde.
I capezzoli erano di marmo e dovette togliersi il maglione perche soffocava di caldo.
I leggins erano fradici e si ritrovò nuda nel corridoio dentro casa, appoggiata alla porta con l'orgasmo dirompente in arrivo.
Quando arrivò emise un gemito che cercò il piu possibile di silenziare, fallendo quasi del tutto.

Si accasciò scomposta per terra. Il culo toccava il pavimento freddo e Ilaria respirava affannosamente.
Ad un certo punto avvertì una sensazione di sfioramento tra le chiappe. Trasalì.

Si alzò di scatto e vide una lettera.
La lettera era di Francesco. L'aveva inserita in quell'istante da sotto la porta.

"Cara Ilaria. Spero tu possa trovare questa lettera prima che lo faccia Federico. Mi scuso tanto per il comportamento osceno e perverso di poco fa. Sentivo di poter immediatamente comportarmi in modo naturale con te da quando ti ho conosciuta. Evidentemente ho esagerato... Ero eccitatissimo e non ho capito più niente.... Quei leggins che esaltavano le tue forme e quella felpa innocente sono state una bomba micidiale che non ho saputo disinnescare. Ogni tanto la mia parte irriverente prende il sopravvento... Quando vuoi una bustina di té io sono qui... Spero tu possa perdonarmi.
Francesco"


"Se non fosse che sei un gran gnocco, ti darei due sberle..."

Ilaria si diede una sistemata e ritornò a studiare.
Tra una frase in tedesco e un dialogo in cd, ripensava a quel vicino dal cazzo enorme della porta accanto e improvvisamente ritornava la voglia di fare un té.
End Notes:
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Alessandra by Cigno
La notte era burrascosa, quella sera.
Alessandra era in camera sua che ripeteva matematica finanziaria in vista dell'esame.

Aveva già cenato da un pò e stava sorseggiando un té nero pienissimo di miele.
Ciò nonostante gli occhi si chiudevano quasi da soli e decise di prendersi una pausa dallo studio.
Si alzò dalla sedia e si guardò allo specchio. Aveva delle occhiaie tremende.
Ruotò leggermente il busto e i fianchi per scorgere il profilo del sedere, ciò che amava di se stessa più di ogni altra cosa. Poi avvicinò entrambe le mani alle tette e le strizzò, cercando di darle una forma più audace.
Il culo le dava gioie, i seni invece erano belli solo in alcuni periodi. Quando aveva le mestruazioni diventavano piú grossi e anche se dolevano leggermente si sentiva di avere quasi una taglia in più. Non era quello il giorno, tuttavia!

Uscì dalla stanza e andò in bagno.
Sfilò i jeans e le mutandine e si sedette sul cesso. Attese mezzo secondo prima di rilasciare l'uretra e dare inizio al fiotto di pipì, cercando di non svegliare nessuno con il tipico scroscio d'acqua.
Fuori la pioggia era incessante quindi non l'avrebbe sentita nessuno. Si rilassò completamente e finì il lavoro senza moderare la velocità del getto.
Dopo aver finito, cercò la carta igienica ma non ne trovò.

"Cazzo."

Doveva raggiungere il bidé senza asciugarsi con la carta. Fece un rapido movimento per minimizzare i danni. Questo tuttavia non impedi ad alcune gocce di cadere sui jeans e bagnarlo.

"Ma che palle!!" Esclamò.

Fece il bidé con perizia e dopodiché si asciugò e indossò nuovamente i jeans. Erano jeans chiari e la pipì aveva creato una macchia inconfondibile all'altezza di vagina.

Sgattaiolò fuori dal bagno cercando di non farsi vedere e vide che la luce della cucina era accesa. Qualcuno era sveglio.
Evitò di indagare e cercò di raggiungere la stanza quando la voce di Andrea la interruppe.

"Ale? Sei sveglia?"
"Oi andrea! Si ero andata in bagno!"
"Non riesco a dormire... Questa pioggia non la finisce piú!" Disse Andrea.
"Eh già... Aspetta un attimo che vado a cambiarmi e torno."

Tornò in camera e sfilò i jeans bagnati. Indossò il pigiama.
Prese i vestiti sporchi e li portò con sé in cucina.

"Ma studi ancora adesso?" Chiese Andrea.
"Eh si... L'esame é tra pochissimo... Mi tocca. Tu che fai invece?"

Andrea si accese una sigaretta.

"Niente in teoria seguo dei seminari pallosissimi su kierkegaard da qualche giorno ma ho anche una relazione da consegnare al prof sulla critica del giudizio di Kant e ancora non ho concluso nulla..."

"Ma kant non era quello della legge morale?" Chiese distrattamente Alessandra mentre cercava il cestello dei panni sporchi.

"Kant ha scritto su tutto. La legge morale é la parte semplice... Se ti dico antinomie tu che mi sai dire?"
"Non ho idea di che cazzo stai parlando... Ahah"
"Ignorante! Piuttosto, che stai cercando tu?" Chiese Andrea.
"Il cestello... Non lo trovo!"
"Forse Paola l'ha spostato. Lasciali quà che poi glieli poso io. Tu va a studiare."
"No macché... Ora lo trovo!"
"Allora lasciali qui un secondo e fumati una sigaretta con me..."

Alessandra adorava Andrea ma alle volte era pesante oltremodo.

"No tranquillo...le robe sporche non si poggiano da nessuna parte!"
"Come vuoi... Ma con che li hai sporcati quei jeans?" Chiese innocente Andrea.

Alessandra rimase interdetta e imbarazzata. Esitò un pò a rispondere.
"Ehm... Niente..."
"Oddio... Ahah... Non sarà... Ma é pipì?"
"Beh... In realtà si!" Rispose Alessandra rossa come un peperone.

"Ti sei pisciata addosso?? Non ci posso credere! Ahah" continuò Andrea.
"finiscila coglione! … solo una macchiolina... Mica l'ho fatto apposta!"
"Ma se sono tutti fradici... Dimmi come hai fatto!"
"Poco fa in bagno perché mancava la... Oh ma a te che frega scusa? Oddio non ci credo che stiamo parlando di questo!" Rispose Alessandra.

"Ahaha..ma fai vedere scusa... Sembra che te la sei fatta di sopra..."
"Ma cosa vuoi vedere scusa? Sei pazzo??"
"Dai son curioso... Fammi vedere la macchia... Solo per capire..."

Alessandra sembrava non crederci... Eppure si sentiva in confidenza abbastanza da non fare troppo la sostenuta... Prese i jeans e sbuffando mostrò l'alone lasciato dalla pipì.

"Wow... Sembra che tu li avessi indosso e ci avessi pisciato sopra..."
"No erano calati quando é successo... Ma porca miseria che ti viene in mente?"
"No ma stai tranquilla... Cioé anche a me é capitato... Ti confesso che vedere queste cose un pochetto mi piace..."

Alessandra guardò di sbieco Andrea.

"Cioé...ti piacciono gli aloni di pipí sui vestiti?"
"Si...sembra strano ma é cosi...!"
"Che strano fetish..."
"A te non é mai capitato di fartela addosso e di sentire quel calore provocato dalla pipì e provare piacere?"

Alessandra ci pensò un po' e rispose:
"In verità mi mette a disagio... Sa di appiccicoso..."

"Una volta una ragazza con cui stavo si pisciò addosso mentre limonavamo... Fu una cosa allucinante. Ricordo ancora adesso l'odore che emanava."
"Oddio ma é esagerato non trovi?" Fece Alessandra stupefatta.

"Era bello invece... Mi sapeva di proibito... Di tabù..." Rispose Andrea.

Alessandra rimase a guardare Andrea indecisa se andare o continuare la stramba discussione.
Mentre Andrea si era distratto un attimo per gettare la cicca... Istintivamente l'occhio cadde sulla macchia e si chiese che odore potesse avere.
Cercando di non dare nell'occhio portò i jeans al volto e annusò. Odore acre e pungente. L'azione le provocò un certo grado di disinibizione.

"Annusa questo e dimmi se é simile!" Disse Alessandra.

Andrea guardò prima lei e poi i jeans... Dopodiché si avvicinò col naso ai jeans che alessandra teneva in mano e annusò forte.
Chiuse gli occhi inebriato.

"Mmm... Si! … simile! Il tuo sembra delicato!"
"Non so se dire grazie o altro!" Rispose Alessandra.

"Fammi annusare il resto..." Chiese Andrea con tono serio.
"...cosa?"

"Il resto... Le mutande e i calzini che tieni in mano. Sono curioso."
"Sul serio?" Chiese sbigottita Alessandra.
"Ancora ti scandalizzi? Se t'ho detto che mi piace...significa che non devi stupirti se te lo chiedo."

Alessandra esitò due secondi e dopo diede le mutandine a Andrea. La parte bassa del pigiama cominciava a diventare calda e umida.., in modo inspiegabile.

Andrea annusò in modo osceno e profondo le mutandine di Alessandra, con lei seduta davanti a lui.
Poi fu il turno dei calzini. Alternava le annusate ai mugolii di soddisfazione,

Alessandra guardava la scena sconvolta e anche piuttosto eccitata. Era tutto stranamente paradossale e perverso. Sentiva che le piaceva.

"Non so... Vuoi annusare qualcos'altro?" Chiese ironica Alessandra, neanche troppo ironica.
"Mmm... Ti andrebbe di farmi sentire li sotto il pigiama?"

La richiesta era seria, a quanto pare.

Alessandra fu presa da un brivido malefico. Senza dire nulla fissò attentamente lo sguardo di Andrea e lentamente divaricò le gambe. Il pigiama era vagamente umido per via degli umori che sgorgavano dalla fica bagnata di lei.
Andrea si chinò e rimase a pochi millimetri dalla fica di Alessandra, che emanava un profumo intensissimo.
Annusò forte per circa un minuto, senza toccarla.
Alessandra teneva il sopra del pigiama leggermente alzato e contemplava la bizzarra situazione.
Infine, prese l'iniziativa e abbassò delicatamente l'elastico del pigiama, scoprendo a poco a poco la vagina pregna di umori.
Andrea sgranò gli occhi.

"Per favore basta annusare... Leccami la fica che non ce la faccio piu..."

Andrea non se lo fece ripetere due volte e cominciò a baciare le grandi labbra.
Con la lingua stimolava il clitoride e con le dita si faceva strada dentro la fica.
Alessandra era in estasi.
Andrea continuava a leccare aumentando la velocità. Esplorò ogni millimetro del sesso che aveva davanti. Alessandra fu sul punto di esplodere.

"Oddio! … magnifico.... Continua ti prego!"

Andrea aumentò la frequenza di leccata e con la punta titillava il clitoride fradicio e gonfio. Alessandra avvertì un calore improvviso e un tremore alle gambe,
Perse completamente ogni capacità di controllo e cominciò a tremare tutto il bacino e le cosce.
Andrea a quel punto si allontanò e lasciò Alessandra continuare a tremare per mezzo minuto circa.

Alessandra era ansimante. Andrea la guardava fisso negli occhi, mentre con il polso asciugava la bocca.

"Domani ho seminario...ci dovremo fermare qui. La prossima volta é il tuo turno vedi!"

"Ok... Tu comincia a raccogliere tutte le cose sporche!"
End Notes:
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Le abitudini di Paola e Maria Rita by Cigno
"Paola! Ti va un po' di pasta?"
"Si, grazie! Mi cambio e arrivo!"

Paola era appena uscita dalla doccia durata quasi un'ora.
Era stanchissima e sentiva il bisogno di farsi una dormita dopo una giornata stancante a tirocinio.
Maria Rita, tuttavia, cucinava troppo bene per poter rifiutare l'offerta di un piatto di pasta.

Entrò in camera e si tolse l'accappatoio e l'asciugamano dai capelli.
Aveva i capelli corti, le tette erano rotonde e generose. Il ventre piatto atletico e il culo sodo e scolpito.
Era davvero splendida. Capelli biondi, fisico asciutto e proporzionato. Non era particolarmente alta e questo la rendeva ancora più irresistibile agli occhi dei partners.
Rimase qualche minuto a vagare per la stanza nuda messaggiando su whatsapp.
Ad un certo punto ricevette un messaggio.
Sorrise.
Si guardò intorno e poi con fare disinvolto si piazzò davanti lo specchio e scattò una foto, avendo cura di mettere in primo piano le belle tette formose, cinte dal braccio che le stringeva e le faceva apparire ancora più grosse.
Inviò la foto e si vestì.
Raggiunse Maria Rita che intanto stava impiattando.

"Farfalle al salmone... che ne dici?" Chiese Maria Rita.
"Oh stupende... certo per la sera non sono proprio un piatto leggerissimo!"
"Ma smettila tu! Hai un fisico da modella e ancora fai questi discorsi?"

Maria Rita invece era più rotondetta. Aveva un seno prosperoso e dei fianchi pronunciati. Nonostante qualche chilo di troppo non si sentiva per nulla a disagio e i numerosi ragazzi con cui è andata a letto lo dimostrano.
Si dice in giro che sia una tipa piuttosto vivace, quando scopa.
Una volta la sua coinquilina Alessandra gli chiese dove avesse imparato e lei rispose fingendo modestia, alludendo semplicemente all'esperienza.
In altre parole ha passato il liceo e gran parte dell'Università facendo pompini di continuo.

Mentre erano intente a mangiare la deliziosa pasta di Maria Rita, Paola ricevette un altro messaggio.

-che tette deliziose! Se fossi li sai che ti farei?-


Paola si lasciò sfuggire un altro sorriso.
"Con chi parli, troietta?"
"Nah...con un tipo..." Rispose Paola.
"Ora mi dici chi è questo tipo." Disse Maria Rita.
"No questo non te lo dirò mai...!"
"Che troia sei? Dimmi subito con chi stai parlando! Ci scopi?"
"No, frena! Ci scriviamo... niente di che!"
"Si si ne sono sicura... avanti racconta! Chi è, dove abita, cosa studia, quanto ce l'ha grosso?"
"Non ho idea di quanto ce l'abbia grosso... non gli ho mai visto il cazzo! Ci parliamo da due giorni soltanto..."

Maria Rita la guardò di sbieco.
"Ma come l'hai conosciuto? E' carino almeno? Ci devi scopare? Se vi parlate qualcosa vi direte...!" Chiese insistente.
"Ahaha... no non te lo posso dire, mi spiace!" Rispose Paola.
"Ma perché? Lo conosco?"
"Forse..." disse Paola ridendo sotto i baffi.
"No dai."
"Cosa?"
"Devo saperlo se lo conosco! Avanti, dimmi chi è questo qua! Secondo me è importante che tu me lo dica... che ne sai se non ci ho già scopato io?" Disse Maria Rita.
"ahahah.... aspé che mò glielo chiedo...!"

-La mia coinquilina mi chiede se la conosci e se ci hai scopato-


"Ma che fai? Poi passo per zoccola!"
"Ma tesoro... tu sei una zoccola!" Risose Paola.
"Vaffanculo stronza... io le mie scopate te le ho raccontate tutte... tu fai tutta la misteriosa!"

Il messaggio riporta:
-Non ho avuto il piacere, ancora!-

"Ha detto che non avete scopato... quindi tutto bene!" Disse Paola.
"Ma scusa io quindi dovrei conoscerlo sul serio! Ma dammi qualche indizio almeno!"
"Ahaha... è più vicino di quanto pensi!" rispose Paola.
"No vabbeh... è Andrea? Francesco?" Chiese Maria Rita.
"No non è un coinquilino..." disse Paola.
"Ma che vuol dire vicino?"

Maria Rita riflettè un attimo.
"No aspetta... è Dario?" Chiese Maria Rita.

Paola sgranò gli occhi.
"Come cazzo hai fatto?"
"Oddio!! AHAHAH. Sto morendo... quello del 4° piano...giusto?"
"Ma come lo sai?"
"C'ho pensato adesso! L'altra sera vi siete fermati a chiaccherare giù in portineria mentre compravi la frutta."

Paola era stata scoperta.

"No ma sul serio? Avrà 10 anni più di te! Ahah... ma ci vuoi fare qualcosa?"
"Ah boh....ancora non so..."

"Beh... di certo è carino... un po' grandicello ma io approverei senza dubbio!" sentenziò Maria Rita.

"Non vorrei concedergliela subito...ecco..." disse Paola.

"Eh allora fallo penare! Chiedigli di mandarti una foto del pacco..."

"Puttana sei! Ti piacerebbe vederlo!" rispose Paola.

"Dai! Ci divertiamo un po'..."

"No!"

"Uffa come sei... è solo la foto di un pene non penserà che sei zoccola... e se lo pensa già il danno è fatto!"


-fammi vedere un po' che situazione hai lí sotto...-

Messaggio inviato.

"Minchia, sono sicuro che ora esce il cazzone." Sperava Maria Rita.

"Stai facendo tutto tu...ci vuoi sextare al posto mio? Non so!"

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La verga si manifestò in tutta la lunghezza dello schermo del cellulare.
Le espressioni di Paola e Maria Rita vanno dal "Oh mio Dio" al silenzio assoluto con bocca spalancata.

"Questo ti distrugge se entra, Paolina!" Fece Maria Rita.

"Porca miseria, è grosso!" Commentò Paola.

"Dovremmo premiarlo...che dici?" Propose Maria Rita.
"Ma tranquilla che io le tette gliele ho già inviate"

"Sei una troia! Allora manda le mie..."

"Sul serio? Sei pazza? Quello scende e ci fracassa!" disse Paola.

"Noi non apriamo a un cazzo di nessuno... mi va solo di fare ste porcate." Concluse Maria Rita.

"Ok... alzati la maglietta!"

Non se lo fece ripetere due volte. Alzò la magliettina e con un rimbalzo epocale le bocce di MariaRita si liberarono in tutta la loro essenza.

"Fatta. La invio?" Chiese Paola.

"Si vediamo che dice..."

-queste non sono mie...enjoy-

Inviato.

"Comunque sei una troia, lasciatelo dire. Come lo guarderemo in faccia a questo tipo?" Pensò Paola.

"Fregatene, siamo tutti adulti... al massimo ci sarà da ridere!"

"Oddio... ha risposto!"

-che bocce! Perché non venite su così ci divertiamo?-


"No dai troppo facile... rispondiamogli in modo adatto! Avvicinati a me" Disse Maria Rita.

Paola si avvicinò alle tette di Maria Rita e mostrò il dito medio alla fotocamera, avendo cura di prendere anche le generose bocce.

-no grazie...ci divertiamo abbastanza anche qui!-


Poi ne prese una in mano e avvicinò la lingua al capezzolo e scattò.

inviato.

"Paola se fossi un maschio ti aspetterei di sotto e ti prenderei di sorpresa..."

"No Mari non mi dire queste cose che mi spavento... pensi sia un tipo del genere?"

"Non credo... è sempre sembrato garbato... certo la foto del cazzo fa intuire anche altro ma io non mi allarmerei" Rispose Maria Rita.

Messaggio:

-Ma come fate a divertirvi senza qualcuno che vi faccia sentire la presenza?-


"Ah vabeh... glielo faccio vedere io! Su abbassa i pantaloni" Disse Maria Rita.

"No macche! Che vuoi fare??"

Maria Rita prese con decisione la tuta e gli slip di Paola e li calò tutti assieme.

"Apri le gambe, bella! Facciamogli vedere quanto siamo amiche!"

"Non mi toccare, disgraziata!" Disse Paola, senza crederci seriamente.

"Non ti lamentare...! Apri queste cazzo di gambe e metti la fotocamera!"

Maria Rita si avvicinò alla fica di Paola e posò le labbra sul clitoride.
Paola strabuzzò gli occhi e tremò. Stava quasi per cadergli il cell.

"Hai scattato?" Chiese Maria Rita.

"mmmh... un attimo Mari..."

Scatto.

"Fanne un altro!" Disse Maria Rita mentre penetrava la lingua tra le grandi labbra.

"mmmmhh Mari..."

Scatto.

"Ora girati."

Paola, come ipnotizzata, faceva tutto quello che Maria Rita le imponeva.
Si mise culo a ponte, coi gomiti appoggiati sul tavolo.

"Dammi il cellulare."

Maria Rita appoggiò la lingua sul bel buchetto del culo umido di Paola.

Scatto.

"Ok, mandagli queste tre e vedi che ti risponde... la sborra passerà pure dalla finestra, fidati!"

"Sei una maledetta... dico io, ma hai realizzato che mi hai leccato pure il buco del culo? Questa cosa non va detta in giro!" disse Paola.

"Su dai, che tra amiche ogni tanto qualche cazzata si può anche fare!"

"Mi hai leccato la fica! Hai un concetto strano di fare qualche cazzata!"

"Ahahah... dai che mi sono anche trattenuta. Hai usato il mio bagnoschiuma per caso?"

Intanto al quarto piano 5 o 6 fiotti di sperma si spargevano in salotto, in solitaria.
End Notes:
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I segreti del Comandante pt. 1 by Cigno
Author's Notes:
Capitolo in due parti: 1a parte
"Comandante... mi cercava?"
"Si... signora Tatcher. Lei mi ha profondamente deluso!"
"Cosa avrei fatto di male, comandante?"
"Lei ha deliberatamente usato la mia penna d'oca e il mio calamaio per fare delle oscenità!"
"Io avrei fatto...cosa? E come ci sarei riuscita?"
"Lei ha preso la piuma della penna e l'ha strofinata sulla fica..."

A quel punto lei prese la penna a sfera e la strofinò sul clitoride, lentamente.

"Cosi, Comandante?"
"Esatto. Dopodiché ha preso il mio calamaio e si è sparsa l'inchiostro sui capezzoli!"

A quel punto lei prese il vasetto di crema per le mani e se lo sparse sulle tette sode, senza distogliere lo sguardo dal comandante.

"Cosi, mmmh.. comandante?" Ansimava.
"Esatto... e il caporale Thompson l'ha sorpresa con l'elsa della mia spada infilata su per il culo!"

A quel punto lei si succhiò il dito, lo inumidì, e lo poggiò sul suo ano.
Massaggiava e lentamente inseriva la punta, mugolando.

"Cosi, ahh...mmmh... comandante?"
"Proprio così. E andava dentro e fuori, dentro e fuori."
"Ohh...si"

Lei inserì il dito medio su per il culo e con l'altra mano, ancora sporca di crema, massaggiava il clitoride, senza distogliere lo sguardo.

"E dopo, comandante?"
"E dopo ha perfino fatto un lavoro di bocca al Caporale Thompson!"

Lei aprì la bocca passandosi la lingua sulle labbra. Fece segno al comandante di avvicinarsi. slacciò i bottoni dei Jeans ed estrasse il prepotente membro eretto. Si avvicinò alla punta del cazzo e lo leccò.

"Cosi, comandante?"
"Si... mmh... mi sembra che sia andata così..."

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"E quindi?"
"E quindi boh... André... questa ragazza mi piace!"

Andrea era perplesso.

"Ma, dico. Tu sei consapevole che questa ragazza è fidanzata, vero?"
"Si."
"E sei consapevole che tu hai praticamente fatto il maniaco la prima volta che l'hai incontrata?"
"Non era la prima volta."
"Era la prima volta."
"No! C'eravamo già incontrati, Alessandra me l'ha presentata. Sapevo come si chiamasse."
"Era la prima volta. Lei non sapeva neanche il tuo nome."
"Non se lo ricordava ma mi aveva già conosciuto..."
"Lei non aveva idea di chi tu fossi!"
"Ok."

Andrea diventò arrabbiato.

"Francé, ma sul serio gli hai mostrato il cazzo?"
"Andre...te lo ripeto. Ho sbagliato. Mi sono anche scusato con lei!"
"Francesco... tu hai preso il tuo cazzo, l'hai tirato fuori dai pantaloni, in mezzo al pianerottolo, e lo hai sbatacchiato come una spada laser..."
"Finiscila! E' stata una mossa avventata, lo so."
"Questa è cretinaggine! Che cazzo c'avevi in testa? Ti sembra che stiamo sul set di "anal wars XIII"?"

Andrea, in fondo, era profondamente divertito.

"André, mò non sto capendo... mi stai cazziando e devo sorbirmi tutte le tue sparate di ciò che va o non va fatto in certe situazioni oppure posso ritornare a confidarmi?"
"Sei un coglione."
"Non lo farò mai più."

Andrea, in fondo, era anche parecchio curioso.

"Scusami, adesso non voglio essere pesante ma mi interessa capire... tu hai tirato fuori la minchia... e poi?"
"Eh niente... mi ha guardato per due secondi -ti giuro non staccava lo sguardo! E c'aveva anche quella bocca semisocchiusa hai presente, no? Stava lì imbambolata ti giuro era surreale-"
"Si ma vai avanti!"
"E dopodiché mi ha fatto notare che la porta era aperta e che poteva passare chiunque -e io lì ho pensato "Cazzo ma allora gli piace stare a guardare!-"
"Vai avanti, puttana la miseria!"
"E io gli ho detto "Chiudila!". La porta, intendevo..."
"E lei?"
"E lei mi ha detto qualcosa e ha chiuso la porta...effettivamente fin qua tutto giusto ma io mi aspettavo che ritornasse dentro non che rimanesse fuori!"
"Ma secondo te ora una ragazza qualsiasi vede un pene e gli scatta la mossa malvagia di chiudersi in una casa con uno sconosciuto?"
"Oh ma insomma... ho sentito che rientrava in casa! Allora mi sono reso conto della cazzata e ho preso carta e penna e gli ho scritto un messaggio di scuse."

Andrea, adesso, stava davvero strabuzzando gli occhi.

"E dimmi un po', che gli hai scritto?"
"Boh niente di trascendentale: scusa, bla bla, ho esagerato, bla bla, quando vuoi ne riparliamo...cose così"
"Sei un coglione."
"Ancora!"
"Sai di esserlo!"
"Ok."

Francesco era imbarazzatissimo. Doveva essere una confessione e stava diventando un terzo grado.

"E poi che hai fatto? Le hai suonato?"
"No macché... qua sta il bello!"
"In che senso?"
"Esco, vado per lasciargli la busta e..."
"E...?"
"Eh insomma zì, io non lo so che ho sentito ma ho sentito robe..."
"Del tipo?"
"Boh, mugolii, movimenti. Come se si strusciasse alla porta."
"Ma vah!"
"Ti giuro, Andrè! E' stato pazzesco! Sono stato li davanti la porta per un minuto circa e poi ho infilato la busta sotto..."
"Ok."
"No, ok il cazzo! Sai che è successo? Praticamente ho toccato qualcosa..."
"In che senso?"
"Boh, non entrava! C'era qualcosa che la bloccava! Ho dovuto spingere di più... poi la busta è entrata quasi del tutto e i rumori sono immediatamente cessati. E i mugolii sembravano proprio dei versi da orgasmo."
"Non dire cazzate."
"Ancora!? Ti dico che è così! E lo dimostra il fatto che ho sentito tirare la busta. A quel punto me ne sono andato di gran corsa dentro perché ho pensato ci potesse essere Federico -il suo ragazzo-."

Andrea era incredulo.

"Quindi... ricapitolando... tu hai sentito, o meglio, presumi di aver sentito Ilaria, la ragazza dell'appartamento di fianco, masturbarsi furiosamente in mezzo al suo corridoio.
E sei anche convinto che questa cosa gliel'hai suscitata tu mostrandogli la minchia soltanto dopo 10 minuti che l'hai conosciuta."
"Si. O meglio, non posso affermare che ci sia una correlazione tra la mia minchia e la sua eccitazione però.."
"Ma che cazzo stai a dì! Cioè, Vedi che è una storia che non sta né in cielo né in terra. Ilaria è fidanzata da un bel po' di tempo con un suo collega. Secondo me sei fortunato che lei non ha detto nulla a Federico. Secondo me sei fortunato a non aver beccato una denuncia..."
"Denuncia ora mi pare esagerato. Non l'ho toccata... non l'ho forzata a fare niente..."
"Cazzo gli hai praticamente mostrato... ok senti, non mi va di fare la lezione di diritto penale, in caso te lo fai spiegare da Maria Rita. Quello che ti voglio dire, caro Francesco, è che faresti meglio a scordarti di lei. Della faccenda, di tutto!"

Francesco era abbattuto.

"Ma mi sento di aver lasciato la questione in sospeso. Voglio affrontarla meglio, capisci? Parlarle...farle capire che non sono un coglione!"
"Ma tu sei un coglio..."
"Hai rotto il cazzo, André, hai veramente..."

"Ragazzi, ma che minchia avete da gridare da mezz'ora? State a fà un casino pazzesco e io sto cercando di studiare!" esordì improvvisamente Alessandra.

"Ale scusaci... hai ragione" disse Andrea.
"Ale, stiamo parlando di faccende nostre... potresti..?" Disse Francesco.

Alessandra fulminò con lo sguardo Andrea.
Andrea improvvisamente tramutò il viso in una smorfia di imbarazzo...

"S-senti Francesco...ho capito...ne riparliamo dopo?" Chiese Andrea.
"Vabbeh oh... ciao" concluse Francesco, irritato.

Andrea e Alessandra uscirono dalla camera di Francesco chiudendo la porta.

"Di che cazzo parlavate, Andre?" Chiese Alessandra sbuffando.
"No niente, di cose sue...!"Rispose Andrea.

Alessandra rimase con le braccia incrociate e lo sguardo fulminante.

"Gli hai detto qualcosa riguardo l'altra sera?"
"Io? No ma che dici? Avevamo deciso di non dire niente a nessuno e io non intendo farlo...!"
"Meno male."
"Tranquilla... è una cosa tutta nostra non abbiamo motivo di dirlo agli altri..." Concluse Andrea.
"Ok... si...scusa sono un po' nervosa... mi faccio una camomilla... anzi, ne volete anche voi?"
"Si, non è una cattiva idea! Ora chiedo anche a Frà..." Rispose Andrea.


continua...
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I segreti del Comandante pt. 2 by Cigno
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Capitolo in due parti: 2a parte
La signora Tatcher stava spompinando con potenza il comandante.
Allargò la bocca per fare entrare il cazzo fino in fondo.
Fece in modo di produrre abbondante saliva per faiclitare l'ingresso della verga dentro la gola.

"Ohh..si... signora tatcher...lei è una puttana."
"GON E' FEVO, HONANGANDE"
"Come scusi?"

La tatcher estrasse di colpo il cazzo umido e violaceo dalla bocca, anch'essa quasi cianotica.
Fece un respiro affannoso e poi un altro.

"Ho detto: Non è vero! Comandante!"
"Non la sentivo bene con la bocca occupata..."

*Stronzo...* pensò lei...

"Vuole forse dirmi che non stava facendo un pompino al caporale?"
"L'unico a cui farei mai un pompino è lei, comandante!"
"Lo giuri!"
"Lo giuro! Cosa posso fare per provarle che ciò che dico è vero?"
"Voglio che mi faccia venire, signora Tatcher. Voglio che lei beva tutto il mio sperma fino all'ultima goccia. Sono stato chiaro? Deve rimanere tutto pulito."
"Non aspettavo altro, comandante"

E riprese a succhiare, prepotente. Era una pompata così potente che le labbra schioccavano ad ogni respiro. Ogni tanto arrancava qualche respiro affannoso e dopodiché ricacciava l'enorme minchia dentro la gola.

"Basta, comandante... mi scopi! Sono qui o no per meritarmi una punizione?"
"Lei non decide nulla! Decido io come punirla e quando."
"Quindi posso andare?" Disse la Tatcher interrompendo la spompinata.

Il comandante allora prese la Sig.ra Tatcher dalle guance, la alzò in modo energico e la baciò.
Dopodichè la scaraventò sul letto, tolse i jeans e si menò due o tre volte la verga.

"Sig.ra Tatcher... questo è oltraggioso. Lei si merita la pena peggiore.
"Niente culo, fede."
"No dai..! avevamo detto che..."
"Avevamo detto dopo... prima facciamolo normale..."
"Ok... allora: Lei si merita la pena peggiore! Ma prima, dovrà scontare una pena altrettanto ingrata che tuttavia è necessaria.
Apra le cosce."
"Scopami, comandante, che s'è fatto tardi!!"



-------


"Oi..."
"Ehi..."
"Sono di nuovo io...insomma... ho capito. Comunque hai fatto bene a chiedere scusa. Dai tranquillo che non ti denuncia..."
"Lo so che non mi denuncia. Vorrei che facesse altro..."
"Guarda che non te lo fa il pompino..."
"Vorrei che diventasse la mia ragazza...!"

Andrea sospirò, sconfortato.

"Vuoi una camomilla?" Chiese Andrea.
"Si dai... basta che non sia the nero!"
"Perché?"
"Lascia stare..."

*bussano alla porta*

"Raga mi sono resa conto che è finito lo zucchero, qualcuno lo può chiedere a Fede e Ila qui di fronte? Altrimenti andate a comprarlo!"

Francesco e Andrea si guardarono all'istante.

"ok!"
"NO!"
"Cosa?"
"NO!"
"Dai:.."
"Ok ci andiamo!"
"NO, LO COMPRIAMO!"

"Ragazzi fate il cazzo che vi pare ma trovatemi dello zucchero!" Rispose Alessandra.

"André, ci vai tu! A me non mi aprirà mai...!"
"Francè, ci andiamo assieme! Vediamo che ti dice!"
"Ma perché? Hai appena detto che devo starci lontano!"
"Si ma se ti interessa così tanto questa ragazza, allora non importa qual è la cosa più giusta da fare, importa quello che è più giusto per te. Devi riallacciare il rapporto..."

Francesco apparve dubbioso. Si fidava di Andrea, soprattutto quando se ne usciva con argomentazioni filosofiche da immagini tumblr.

"E tu vieni con me...?"
"Ti accompagno..."Disse Andrea.
"Eh, se è così allora... andiamo..."
"Mettiti i jeans però."
"Giusto."

Si ritrovarono fuori, in pianerottolo.

"E se c'è anche Fede?"
"Cazzo te ne frega? Devi chiedere lo zucchero."
"Giusto."

Bussarono al campanello.
Aspettarono.

"Non ci sono, scendiamo a comprarlo." Disse Francesco.
"Stai qua e aspetta!" Disse Andrea.


-----


"Hanno bussato?"
"Forse si..."
"Vai ad aprire, no?"
"Ma sei pazza? Adesso?"
"Fede... vai ad aprire che sennò è peggio!"
"Ma proprio ora?"
"Avanti Fede... vedi chi è..."

Federico era nudo. In ginocchio sul letto con il membro ancora eretto dentro la fica bagnata.
A malincuore tolse il cazzo in modo sgarbato e si rimise i boxer e i jeans.

"Ti aspetto in cucina che faccio un caffè..."

Federico indossò una maglietta e andò verso l'ingresso.
Aprì la porta.

"Ciao."
"Ciao."
"Uh...ciao." Disse Fede.

"Siamo dell'appartamento qui di fronte, forse non ci siamo mai presentati, io sono Andrea e lui è Francesco."
"Piacere, Federico...ditemi pure."
"Disturbiamo?" Disse Francesco, cercando di apparire enormemente garbato.
"No, stavamo studiando...ditemi!"
"Ah bene...no, era giusto una cortesia. C'è finito lo zucchero e ci chiedevamo se ne aveste ancora un po'." Disse Andrea.

"Ah... beh si, entrate... vedo se ne è rimasto...!"

Entrarono e tutti e tre si diressero in cucina.
Francesco notò con la coda dell'occhio che la stanza di Federico aveva la luce accesa, la porta socchiusa e il letto disfatto.
Arrivati in cucina, Fede neanche si premunì di fare le dovute presentazioni e cominciò a cercare lo zucchero.

"Ciao."
"Ciao."
"Uh..."

Andrea guardò stranito Francesco... gli lanciò un'occhiata malefica.

*sii cortese e rispondigli...cazzo!* pensò Andrea tra sè e sè.

Francesco incrociò lo sguardo di Andrea e si destò.
"Ehi...ciao!" disse alla fine.

"Di canna vi va bene lo stesso?" Disse Federico.
"Va bene, grazie!" Disse Andrea.
"eh...si"

Fede diede lo zucchero a Andrea.

"Ok... serve altro?" Chiese apatico Federico.
"Ehm... no. Vabene così! Grazie... scusate il disturbo..." rispose Andrea.
"Eh...si... Ciao!" Rispose come un ebete Francesco.

Uscirono. Andrea guardò male Francesco.

"Che cazzo ti è preso! Ma non potevi salutarla in modo più decente?"
"Non era lei." disse Francesco.
"Come?"
"Non era lei, Andre. Non era lei. Non ho idea di chi sia questa tipa."
"Ah. Beh allora è solo un'altra collega con cui studiano?"
"Ti sembrava che stessero studiando? Non c'erano neanche i libri in cucina."
"Magari studiano in stanza."
"C'era il letto combinato malissimo... si capiva lontano un miglio che si sono rivestiti a lampo."
"In effetti ora che ci penso anche a me son sembrati strani..." Concluse Andrea.

-----

"Chi cazzo erano quelli?"
"I vicini. Mai conosciuti."
"Ma ti avranno visto già altre volte..."
"E con questo?"
"Non sei preoccupato? Mi hanno vista qui, con una maglietta del cazzo a fare un caffè nella tua cucina! Che penseranno?"
"Che sei una mia collega che studia con me! Non ho alcuna confidenza con loro e non ci conoscono. Stai tranquilla... dove eravamo rimasti? Ah si... Signora Tatcher! Lei deve ancora finire di scontare una pena!"
"Comandante... cerchi di concludere e mi scopi come neanche il caporale è riuscito a fare!"
"Questa non me l'avevi detta prima..."
"Zitto e infila quel cazzo subito...mmmhhh"

Il cazzo del comandante si dipanò nella fica con vigore. Dopo aver dato 4 o 5 colpetti, avvertì la sensazione provenire dalla base del perineo.

"Signora Tatcher, si prepari a bere il caffè corretto...!"

Fede uscì e piazzò la cappella turgida umida e pulsante davanti il volto della sig.ra Tatcher, che attese ad occhi chiusi.
2 fiotti violentissimi caddero sugli occhi, sul naso e sulle guance. Il resto entrò in bocca.

"Comandante... sembra che il suo calamaio fosse strapieno! Ha scritto poco in questo periodo?"
"Finiscila e ingoia... che col caffè ci sta benissimo!"
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Decido io by Cigno
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Andrea era assonnacchiato sul divano della sua stanza che fumava una sigaretta e ascoltava gli slayer alle cuffie.
Aveva passato una giornata di merda. Il prof lo aveva mandato in malo modo all'esame di storia della filosofia e questo lo costringeva a sospendere i piani che aveva per tutto il mese seguente. Aveva voglia di andare al concerto della sua band preferita e dovette rinunciarci, voleva tornare a casa in paese qualche giorno e adesso pensava che non sarebbe stato possibile. Avrebbe dovuto impiegare il suo tempo per concentrarsi nello studio.
Un pensiero, tuttavia, l'attanagliava: Alessandra.

Dopo la fugace leccata di fica che Ale gli concesse qualche mese prima, non ebbe più occasione di ripetere l'esperienza.
Lei era raramente a casa e c'era ancora parecchio imbarazzo quando la incrociava nel corridoio. Ogni tanto gli tornava in mente la promessa di ricambiare il favore e sperava che da un momento all'altro ella bussasse alla porta, in intimo nero, silenziosa, con l'unica intenzione di abbassargli le mutande in modo violento e somministrargli il più potente e perverso pompino della sua vita.
Da quella porta, tuttavia, nessuno entrò eccetto lui e il suo coinquilino idiota Francesco, pronto sempre ad aggiornarlo sulle sue pazzie per conquistare la ragazza della porta accanto, Ilaria.

Immaginava di ricevere durante il sonno due o tre slinguazzate sulla cappella ancora a riposo. Sognava i ricci di Alessandra adagiarsi sul suo inguine mentre la gola stantuffava su e giù accompagnata da gorgoglii osceni.

Tutta quella immaginazione provocò un immediato inturgimento del suo arnese. Aveva indosso solo la tuta e questa creò l'effetto tenda canadese.
Era indeciso se iniziare a masturbarsi o lasciare perdere e rimettersi a studiare.
D'un tratto sentì la porta dell'ingresso aprirsi e chiudersi.

"Oi raga, c'é nessuno?"

Era lei. Stranamente a casa prima del previsto.
Uscì di corsa dalla camera e si diresse verso la cucina dove lei era intenta a mettere gli oggetti della spesa in frigo e dispensa.
Imbambolato per un attimo dalla vista del procace culo di Alessandra, mentre era chinata a sistemare i limoni, rivolse un timido saluto.

"Ciao"
"Oi ciao, Andri."

Solito imbarazzo silenzioso.

"Sei tornata prima?"
"Si mi ero scocciata della lezione. Ne ho approfittato per fare un po' di spesa."

Dopo i convenevoli lui si diresse di nuovo nella propria stanza, facendo prima tappa verso il bagno.

"Occupato!"

Era Maria Rita, l'altra coinquilina.
"Mari devi fare molto?" Chiese Andrea.
"Quasi finito!" Rispose.

Intanto Alessandra ritornò in camera, senza pronunciare parola.
Andrea si sentiva avvilito poiché aveva la sensazione di essere stato definitvamente rifiutato. Un rifiuto silenzioso, lento e subdolo.
Maria Rita uscì dal bagno.
"C'é Alessandra?"
"Si, é appena entrata in camera."
"Ah bene, dopo la saluto... Vuoi fatto un thé?"
"Mmm...si grazie!"

Mentre Maria rita preparava il thé, Andrea era in bagno a pisciare. Il cazzo era ancora discretamente dritto e fu costretto a effettuare manovre acrobatiche per evitare di combinare il macello.
Uscì dal bagno e tornò in cucina.
Era annoiato, avvilito e incazzato, oltreché ancora minimamente arrapato.
Una condizione pessima per chiunque, figurarsi per una persona come Andrea, dal temperamento brusco e imprevedibile.
Sedette su una sedia e aspettò il thé. MariaRita messaggiava avidamente col cellulare.

"Con chi messaggi?" Chiese Andrea.
"Gente varia..." Rispose Mariarita distrattamente.

Andrea stava scoppiando. Era alquanto nervoso e desiderava fare qualcosa che smuovesse un po' quella giornata storta.
Diede uno sguardo ai glutei di Maria rita. Lei non aveva un fisico eccezionale, ma sembrava comunque saper valorizzare bene cio che possiede. Inoltre Maria rita ha la fama di lupa divoratrice di cazzi. Esistono certe storie di lei al liceo.
Andrea decise che voleva giocare un po'.

Prese il cellulare e tolse la suoneria.
Dopodiché fece una foto di nascosto a Maria Rita, figura intera.
Infine inviò la foto via whatsapp proprio al numero di Maria rita.
Immediatamente un bip.

"Sei cretino? Disse sorridendo Maria Rita.
"Guardati sembri autistica! Sempre con sto telefono tra le mani!"
"Che palle che sei! Sto cazzeggiando..."

Il thé era pronto. Servito, caldo e con il miele di eucalipto che non manca mai.
Maria rita si sedette di fronte Andrea. Posò il cellulare e sorseggiò la bevanda.
Andrea gli fece un'altra foto.

"Ancora? Ahah"
"Anche io cazzeggio..." Rispose Andrea.
"Vabeh... Ma non devi studuare?"
"No oggi non mi va."

Maria Rita era una zozzona. Sapeva che la noia di un maschio ricadeva quasi sempre nella fantasia sessuale. Era anche lei fatta così. Decise dunque di stare al gioco.
Prese il telefono e scattò una foto a Andrea, poi gliela inviò.

"Ahaha...sembro un coglione strafatto."
"Questo perché lo sei..."
"Mmm..." Sospirò andrea.

Egli decise di osare. Senza farsi vedere scattò una foto del suo dito medio e la inviò.
Lei sorrise.

Messaggio whatsapp:
Maria rita: -ficcatelo su per il culo tesoro.-

Andrea sorrise.
Andrea: -non tutti facciamo quel che fai tu!-
Maria rita: -stronzo! :-/ -

Contestualmente arrivò un calcio da sotto il tavolo. Andrea gridò per il dolore.
"Ahia! Bastarda!"

L'ora del té proseguiva in modo infantile. Andrea decise di proseguire alla fase successiva.
Andrea: -suca- [espressione dialettale che tradotta letteralmente signfiica succhia ma che in gergo é usata solo per dire banalmente vaffanculo, fottiti e simili]

Maria rita lesse e pensò al modo migliore di rispondere.
Maria rita: -cosa in particolare?-

Andrea le rivolse uno sguardo fugace e dopodiché senza dare troppo nell'occhio scattò una foto al rigonfiamento della tuta, nel mentre ripresosi in gran stile.
Andrea -questo!-

Maria rita scoppiò a ridere ma non disse una parola.
Maria rita: -non mi sembra ci sia proprio niente da succhiare-

Andrea esplose di rabbia e eccitazione. La porca lo provocava.
Andrea: -avvicinati cosi vedi meglio-
Maria rita: -dovrei usare una lente di ingrandimento?-

Andrea allora scattò un'altra foto del pacco, piu da vicino e mettendo in mostra i rilievi dell'asta.
Andrea: -ci vedi meglio adesso?-
Maria rita: -non vedo comunque nulla! Delusione!!-
Andrea: -ah si?-

Andrea a quel punto si abbassò i pantaloni della tuta e estrasse il cazzo. Fece parecchio attenzione affinché Maria Rita capisse il movimento ma non vedesse nulla, poiché nascosto sotto il tavolo.

"Che cazzo hai fatto? Oddio!" Esclamò stavolta a voce Maria rita,
"Io?? Niente!"
"Rivestiti, malato."
"Ma io sono vestito."
"Non é vero idiota, ti ho visto che ti sei abbassato i pantaloni!"
"Stai vedendo qualcosa, per caso?"
"Non voglio vedere proprio niente! Rialzateli! Non mi piace piu il gioco"
"Ma scusa non eri curiosa di vederlo? Ahah"
"Sei scemo? Io non ti ho detto di spogliarti. Non mi va per nulla di vedere il tuo pacco sbatacchiare sul tavolo pulito, rivestiti!!"

Maria rita faceva tutta l'incazzata ma in fondo era eccitatissima.

"Se hai coraggio vieni qui e dimostrami se sono nudo o meno!" Andrea era irrefrenabile.
"Porco!"

Maria rita a questo punto si chinò per vedere sotto il tavolo e vide il cazzo siderale di andrea. Senza alcun pudore, il bastardo, lo sventolava su e giù come una bandiera.

"Porca merda!" Esclamò Maria rita.
"Ahahah ok basta" disse Andrea e si rivestì.

"Scusami ho esagerato un po', era solo un gioco..."

Maria rita rimase a guardarlo in modo sospetto per qualche secondo, dopodiché, in modo molto serio, domandò:
"Mi hai preso per una stupida troia?"
"No mari...su non te la prendere...pensavo fossimo in confidenza!"
"Non si mostra un cazzo a una ragazza come se fosse un lecca lecca. Queste idiozie le fa Francesco. Non credevo anche tu!"
"E tu che ne sai?"
"So alcune cose... Comunque, se ti senti in confidenza con me sappi che io potrei benissimo prenderti a sberle seduta stante... Ma non lo faccio perché stavolta ti perdono...magari sei stressato e hai bisogno di scaricare un po' la tensione..."
"Si, probabile. Scusami."
"Ok... Non lo fare mai piu."
"Ok."
"Se hai bisogno che ti dia una mano, puoi chiederla ma senza tanti giochetti..."
"...come scusa?"

Maria rita aveva calato il suo poker d'assi. Eccitata come poche volte nella sua vita per la vista di quel cazzo sotto il tavolo, volgare e violento, decise che dopo il sonoro rimprovero finto moralista era il momento di agire.
"Ho detto che se vuoi sfogarti con un'amica, puoi chiedermelo senza fare certe cazzate."
"Cioé....mi stai chiedendo di scopare?" Disse Andrea sbalordito.

Maria rita si alzò e mollò un ceffone in faccia a Andrea.
"Ahia! Di nuovo! Perché??"
"Ho detto questo? Ho detto che ti voglio scopare?"
"No! E allora che intendevi?"
"Ho detto che se vuoi qualcosa puoi chiedermela! Decido io se scopare o meno."

Maria rita era una porca ma sapeva anche cosa voleva e quando lo voleva.

"Non sto capendo.... Che devo fare allora?"
"Niente. Stai fermo la."

Maria rita si avvicinò con la sedia e si mise davanti Andrea.
Sbottonò la camicetta e abbassò il reggiseno mostrando le sue ingombranti tette.

"Oh cazzo..." Disse andrea. Non poteva crederci.
"Le regole sono le seguenti. Tu non mi toccherai e non parlerai per tutto il tempo in cui io sarò qui davanti. Tu ora prendi la tua bella minchia del cazzo e ti masturbi. Una volta finito, io me ne torno in camera e non voglio vederti fino alla prossima settimana. Questa cosa tu la terrai per te e se non dici niente a nessuno potrai chiedermelo in altre occasioni. Io non lo farò sempre, soprattutto perche comincieresti ad abusarne. Decido io quando e se mi va di farti questo favore. Ci sono domande?"

"Pe...perché devo farlo?"
"Perché, come ti ho detto, ho capito che ne hai bisogno, per rilassarti. Siamo adulti e vaccinati e non ci vedo nulla di male. E ora sbrigati, che sento freddo!"

Andrea comprese che era meglio fare come diceva lei. Il cazzo era diventato di marmo. Quelle caciotte prosperose pendevano dal petto di maria rita in modo quasi ipnotico. Prese il cazzo e cominciò a segarsi davanti a lei furiosamente. Sarebbe durato giusto una manciata di secondi.
Lei si massaggiò le tette per tutto il tempo senza staccare gli occhi di dosso da quelli di Andrea. Quello sguardo da porca incazzata era tremendamente eccitante.
Dopodiché si soffermò a solleticare i capezzoli, mordendosi la lingua.
Infine si mise in piedi e si voltò lentamente. Una volta messa di spalle inarcò leggermente la schiena in avanti e il culo indietro. Con le mani calò lentamente i jeans mostrando un perizoma rosa di pizzo e un culo che sembrava una gigantesca pesca bianca.
Sentiva andrea ansimare in silenzio e il battito furioso della mano su e giu lungo l'asta. Godeva enormemente all'idea di essere la protagonista delle fantasie sessuali di un uomo che per giunta si stava masturbando davanti a lei.
A quel punto portò i jeans fino alle caviglie e allargò le natiche del suo succoso culo bianco latte. Dal perizoma si intravedeva la rosellina anale e le grandi labbra. Il buco di culo emanava un delizioso profumo leggermente pizzicante, ma questo forse Andrea non riusciva a percepirlo, non potendosi avvicinare. Lo avvertiva invece Maria rita quando portava le dita al proprio naso, inebriandosi di quegli umori.
Andrea stava pensando a quanto fosse semplice alzarsi e sfondare quel culo da troiona. Scelse tuttavia di rimanere dove stava, umiliato e eccitato in attesa di eiaculare la quantità di sperma maggiore che avesse mai prodotto.

Il getto fu dirompente. Alcune gocce colpirono la chiappa sinistra di Maria rita che si ritrasse di colpo.
Andrea era esausto. Fece almeno 5 fiotti di sperma potenti e sparse tutto quanto per terra, sulla tuta e sulle ciabatte, oltreche sul quel culo delizioso.

"Scusa, non volevo che ti arrivasse."
"Tranquillo... Passami quel fazzoletto li..."
"Tieni."
"Io torno in camera, buona serata!"

Con un gesto quasi surreale, si rivestì e salutò a distanza Andrea, rimasto nudo e sporco in cucina.
Andrea si ricompose e pulì tutto alla velocità della luce.


Nessuno dei due riuscì a intravedere che Alessandra, dal buco della serratura della propria stanza, che si affaccia in cucina, era riuscita a vedere ogni singola mossa.
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-Quel cazzo.-

Ilaria si ritrovò di nuovo a pensare quasi ad alta voce mentre percorreva la via verso casa.
Aveva la borsa a tracolla, i capelli annodati a coda di cavallo e il passo accellerato.
Aveva fame. Sapeva che il frigo sarebbe rimasto vuoto a meno che non si fosse fermata a comprare qualcosa.

-Quella verga magnifica-

Arrivata sotto casa notò che l'ortofrutta del piano terra era aperto.
"Meno male che sono uscita prima dall'Università! Lo trovo sempre chiuso!"
Decise di fermarsi a comprare un po' di frutta e magari un cavolfiore.
Mentre era intenta a scegliere tra mele o arance con la coda dell'occhio riuscì a scorgere una figura minuta e compatta uscire dal portone del suo palazzo.
La tipa era bionda, capelli lisci, tenuti a caschetto, fisico atletico e indossava dei leggins grigi che facevano intuire non solo quanto fossero prestanti le sue natiche ma anche cosa riusciva a farci.
Non appena la bionda incrociò il suo sguardo si bloccò di colpo e cercò di mettere a fuoco. All'inizio sembrava intimorita ma poi quella sensazione parve scomparire. Cambiò direzione e le venne incontro.
Ilaria distolse lo sguardo e cominciò a parlare con il fruttivendolo.

La tipa iniziò a scrivere un messaggio al cellulare, rimanendo immobile davanti Ilaria che cominciava ad avvertire una sensazione di fastidio. Sembrava che la fissasse.

Ad un certo punto Ilaria le rivolse uno sguardo interrogativo e la tipa le rispose con un gran sorriso: "Ciao."

"Ci conosciamo?" Chiese Ilaria.
"No...non credo! Abiti qua?" Rispose la bionda.
"ehm...si. Tu?"
"No io no... ci abita il mio....ragazzo."
"Ah... è uno dei ragazzi del 3° piano?"
"uh...ehm... si! Al terzo piano esatto..."
"Chi sarebbe? Andrea? Francesco?"
"Francesco...!" Rispose la bionda esitante.
"Ah...! Bene!" Disse Ilaria.

-Quel meraviglioso e succulento cazzo.-

"Tu come ti chiami?" Chiese Ilaria.
"Sono Gaia. Tu?" rispose la bionda.
"Piacere, Ilaria."

"Bene, Ilaria! E' stato un piacere conoscerti! Allora ci vediamo!" Disse Gaia.
"ok... ciao!" rispose Ilaria.

-Quel palo di carne immenso-

Una volta preso il sacco della frutta entrò nel palazzo e percorse le scale che la portavano al suo appartamento.
Non riusciva a crederci.
Quel maniaco di Francesco era fidanzato con una supergnocca dal culo che parla.
Lo stesso Francesco che tempo prima aveva letteralmente tirato fuori il proprio pene davanti a lei in un goffo tentativo di flirt.

-Quel pene stupendo.-

Era più forte di lei. Ci pensava continuamente. Quella sfrontatezza era capace di eccitarla in maniera così imponente da farla venire in pochi minuti tutte le volte che ritornava con la mente a quello strano pomeriggio.
Certe volte, quando Federico non era in casa, si masturbava ferocemente e in mente c'era sempre lui, Francesco.
Il ragazzo che le ha quasi sbattuto l'uccello sulla testa.

-Voglio il suo uccello in bocca-

No. Non lo voleva. Non doveva volerlo. Si sforzò in tutti i modi di scacciare quel pensiero dalla testa. Tuttavia non riusciva a farne a meno.
Arrivò davanti la porta di casa e bussò, in attesa che Federico gli aprisse.

-La sua sborra dentro la bocca...-

"Oi, amore! Tornata prima?" Disse Federico, aprendo la porta.
"Uhm... si. Scusami devo andare in bagno" disse Ilaria.


Entrata in bagno, si slacciò i jeans e se li portò fino alle caviglie. Poggiò il culo nudo sulla superficie gelida del water e attese che il getto partisse.
Era lì, pensierosa, mentre pisciava. Aveva salutato a malapena il suo ragazzo per correre in bagno e pensare agli innumerevoli modi in cui potesse usare il cazzo del ragazzo che abitava nell'appartamento di fronte. Ragazzo per giunta impegnato con una bellissima biondina dal culo sexy.

Il getto era imponente. Se la teneva da un po'. Alcuni zampilli rimbalzanti le solleticarono le natiche.
Chiuse gli occhi.

Si immaginò Francesco che la baciava. La baciava furiosamente e al tempo stesso in modo delicato.
Si immaginò Francesco che abbassava la testa e cercava con il naso i suoi orifizi.
Si immaginò sè stessa piegata in avanti per mostrare tutte le sue pudenda e rendere disponibile le sue aperture.
Mugugnò e portò istintivamente una mano sulle grandi labbra.
Il getto era già finito da tempo e lei era ancora seduta.

Pensava a come avrebbe potuto leccarle la vagina. A come la sua lingua potesse insinuarsi tra le sue grandi e piccole labbra.
A come il suo clitoride potesse essere letteralmente succhiato e mordicchiato.
Si soffermò a riflettere sulle sensazioni che avrebbe potuto ricevere se Francesco avesse giocato con il suo buchetto posteriore. Prima un massaggio delicato con la punta dell'indice. Poi con la punta della lingua e infine con il naso. Una profonda e vibrante inspirata di quel che era il suo luogo più intimo.

Fantasticò su quel giochetto anale per un po' e si ritrovò letteralmente a gambe divaricate, sul cesso, a masturbarsi sia in fica che in culo. Dito indice e medio, alternati.
Senza alcun freno inibitore.

Poi qualcuno bussò alla porta.
"Ila, tutto bene?" Chiese Federico.
"Uhm... si!" Disse Ilaria, gemendo.
"Ilaria? Ma che stai facendo?" Domandò Federico incuriosito dal tono eccitato della sua ragazza.
"Niente caro, ah....ah...arrivo." Rispose Ilaria, totalmente dissociata.
"Ma scusa Ila, ti sento affannata... ahah! Vuoi una mano per caso?" Federico insistette.
"No, amore! Ho finito quasi..." Ilaria era totalmente andata.
"Amore ma scusami sul serio ti stai masturbando??"
"Zitto! Lasciami finire!" Ilaria rispose in modo perfido.

Silenzio.

Ad un certo punto Ilaria raggiunse l'orgasmo. Le gambe vibrarono e il suo corpo si inflaccidì. La sua gola produsse un verso osceno e ben rappresentativo.
Dopodichè riaprì gli occhi. Era diventata sensibile alla luce.
Attese che tutto ritornasse alla normalità. Si alzò e tirò lo sciacquone.
Si ricompose. Si pulì e uscì dal bagno.

"Che porca che sei..." Disse Federico, in piedi appoggiato sul tavolo della cucina.
"Ti avevo detto di stare zitto. Sù, spogliati."

Non se lo fece ripetere due volte. Si mise a cazzo nudo nel giro di pochi secondi.
Ilaria lo guardò con aria indifferente.
Notava il suo uccello turgido e voglioso. Cercò di sostituirlo all'immagine dell'uccello di Francesco. Era difficile ma avrebbe fatto uno sforzo di immaginazione.
Si abbassò e cominciò a succhiare la punta del glande.
Poi passò all'asta. Poi le palle.
Unì entrambe le mani e cominciò a masturbare furiosamente.

"Ehi, piano tesoro così me lo strappi! Ma quanto sei aggressiva oggi? Eri vogliosa, eh?" Disse Federico.
"Ti avevo detto di rimanere in silenzio, Fede." Disse Ilaria, imperterrita.
"Oh...ok."

Passarono 15 minuti. 15 minuti di pompino. Poi, finalmente, Federico venne.

Ilaria bevve tutto. A dire il vero bevve poco.

"Mmm... ma ti sei fatto le seghe oggi?" Chiese Ilaria.
"Ma no, ma che dici!?" Rispose Federico imbarazzato.
"Eh, di solito non duri così tanto e inoltre hai sborrato poco." Ribadì Ilaria senza usare mezzi termini.

Federico quindi la guardò malissimo e si alzò dalla sedia.
"Oh, ma che modi sono?"
"... scusa. Non volevo offenderti." disse Ilaria.
"Sei strana oggi."
"Ho avuto una giornata un po' pesante."
"Ok... spero ti sia rilassata. Ora basta usarmi come sacco da boxe per sfogarti...ok?"
"ok." concluse Ilaria.



Messaggio da Federico:
'Avevi ragione, Ilaria è strana!'
Messaggio da Gaia:
'Eh, te l'ho detto! Quando l'ho vista mi è sembrata proprio strana! Un po' assente.'
Messaggio da Federico:
'A casa abbiamo litigato. O meglio... abbiamo parlato di cose strane che neanche ti sto a dire. Ma non è che per caso gli hai parlato?'
Messaggio da Gaia:
'Ahaha.. e se ti dico di si tu che mi fai?'
Messaggio da Federico:
'Ti inculo brutta stronza! Dici sul serio?'
Messaggio da Gaia:
'Tranquillo, non le ho detto niente... sei sempre sospettoso.'
Messaggio da Federico:
'Ok... è che mi sembra proprio una mossa da te! Ma se non è così mi fido...'
Messaggio da Gaia:
'Mi sa che anche stavolta niente culo!'
Messaggio da Federico:
'Dai!! Me l'avevi promesso!'



Mentre Federico messaggiava con Gaia riguardo le stranezze di oggi, Ilaria ripensava al suo rapporto con Federico e cominciava a realizzare che forse qualcosa non andava più bene.
E intanto le era venuta voglia di una tazza di tè, nero.
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Pioggia by Cigno
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Era una notte scura. La nebbia era così fitta in Via del Mirto che la strada sembrava perdersi in un mondo oscuro, sconfinato e intangibile.
Nessuno passava. La strada era deserta.
Alessandra non poteva capire che ore fossero.

Sentiva freddo? no. Non poteva affermare di sentire freddo.
Eppure, indossava solo un lenzuolo!

Nella notte scura, la Via del Mirto, all'altezza del civico 46, era abitata solo da una persona. Su un letto.
Il letto era posizionato in mezzo alla strada.
Alessandra era sotto il lenzuolo, distesa supina.

Riusciva a vedere i rilievi dei capezzoli attraverso la seta del lenzuolo.
Scostò il tessuto e si ritrovò nella gelida notte invernale.
Confusa e spaesata, cerco di mettersi seduta.

Cosa ci faceva li'? Perché era nuda?
Perché non era nel suo appartamento?

Di colpo, si ricordò di essere letteralmente tette al vento, priva di mutandine, in mezzo alla carreggiata.
Corse verso il portone di casa ma non aveva le chiavi.
Bussò al citofono. Il citofono sembrava muto. Nessun suono.

Gridò aiuto.
Nessuno sembrava ascoltarla.

In preda al panico, cominciò a correre attraverso la nebbia fitta.
Correva nuda, piedi scalzi. L'asflato era freddo. Lei avrebbe dovuto avvertirlo.

Poi si fermò. Quel luogo sembrava non si fosse spostato. Aveva sempre il suo letto di fronte a lei.
Ah già. Il proprio letto. Come ci era finito lì?

Ad un certo punto la vide. L'ombra si avvicinava minacciosa.
Era il profilo di un uomo con il cappotto lungo e il cappello.
D'istinto, anziché andare incontro all'uomo, preferì nascondersi dietro i cespugli delle aiuole.
Era pur sempre nuda!

L'uomo era indecifrabile. Avanzava con costanza. Passo lento e cadenzato. Volto messo in ombra dal bavaro rialzato.
Borsalino calato giù a coprire gli occhi.
Un uomo senza volto.

Si avvicinava verso di lei.
Alessandra era terrorizzata. Voleva gridare aiuto ma si sentiva nuda e indifesa.

L'uomo le passò davanti senza accennare uno sguardo.
La superò senza neanche notare il letto in mezzo alla strada.
Alessandra rimase senza parole. Decise dunque di seguirlo con lo sguardo. Dove stava andando?

L'uomo si fermò poco lontano. La nebbia lo avvolgeva parzialmente.
Cosa stava facendo?

Si avvicinò per guardare meglio.
Aveva qualcosa in mano.
La mano si agitava in modo lento e deciso.
Era quasi ipnotico. Alessandra non riusciva a decifrare.
Avrebbe dovuto sentire freddo...

Una pistola! Quell'uomo aveva una pistola in mano.
No.
Era il suo pene.

Alessandra strabuzzò gli occhi. Si ricordò che era nuda e istintivamente si coprì con le braccia, per quanto riusciva a nascondere quelle morbide mozzarelle strabordanti.

Guardò con attenzione. L'uomo aveva il proprio cazzo in mano. Lo stava menando.

Si stava masturbando.
Tutto regolare, signori!
Cosa ci può essere di strano nel vedere un uomo avvolto dalla nebbia fare autoerotismo di notte?
Tutto assolutamente normale!

Alessandra voleva scappare. Ma qualcosa le diceva di continuare a guardare. Il voyeurismo non è razionale. E' un istinto indomabile che ti obbliga a guardare qualcosa nonostante la tua volontà sia combattuta.
E la sua volontà, se fosse stata rappresentata dal suo braccio, era certamente contrastata dall'avanzare della curiosità, rappresentata dall'indurirsi dei capezzoli.
Li sentiva, certo. Dolevano e premevano sul braccio che li copriva.
Scostò il braccio. Rassegnata ormai all'idea che fosse nuda e che nulla potesse coprirla.
Il lenzuolo? Si. C'era il lenzuolo ma lei non sentiva freddo.
Razionalità, questa sconosciuta.

L'uomo intanto andava su e giù lungo l'asta.
Era notevole.
Non l'asta. Cioè, anche. Alessandra notava quanto fosse bello quel movimento, più che altro.
Era ritmico, pacato, deciso. Costante.
Alessandra si ritrovò ad osservare da non più di due metri.

Chiuse gli occhi. Aveva sentito una certa pressione nel basso ventre. Una strana forma di eccitazione.
Cominciava a sentire il tocco del vento. La prima sensazione di freddo sulla sua pelle. Brividi.

Riaprì gli occhi. La donna stava con la schiena piegata e il bel sederino rivolto verso la verga dell'uomo col cappello.
Alessandra cercò di vedere meglio. Quando era spuntata quella donna?

Sembrava indossare un abito grigio luccicante. Tacchi alti. Guanti che arrivavano fino ai gomiti. Acconciatura anni 30.
Da dove proveniva? Dalla nebbia?
Era per questo che l'uomo si masturbava?

Alessandra ammirò imbambolata la scena di due persone mostrarsi i rispettivi sessi in mezzo alla strada.
Era nuda e la cosa sembrava la più naturale del mondo.
Iniziò il freddo.

Il frusciò del freddo fece rumore attraverso le foglie. L'uomo e la donna interruppero la loro porcata e volsero lo sguardo verso Alessandra. L'uomo le puntava il pene contro.
La donna faceva col dito il segno di avvicinarsi a loro.
Alessandra, quasi automatizzata, si avvicinò.

Era adesso davvero vicina.
Rimasero tutti e tre in silenzio.
L'uomo riprese a menarsela.
La donna continuava a mostrare il culo, allargando le natiche.
Perché questo?
Che cosa stava succedendo?

L'uomo eiaculò centrando il pieno l'ano.
Lo sperma colava lungo le cosce della donna, il cui volto sembrava solo vagamente familiare.

Non un gemito, non un sussurro. Erano silenziosi.
Alessandra guardava imbambolata quello sperma colare tra le chiappe della donna. L'uomo ancora aveva il pene ben eretto. Pulsante.
Il freddo si fece intenso.

La prima goccia cadde sulla punta del glande. Fece il rumore umido.
Il pene, alla pressione della goccia d'acqua, sbatacchiò in alto e in basso. Alessandra osservava tutto ed aveva i capezzoli turgidi.
La pressione nel basso ventre aumentava. Si portò una mano sul pube e notò di essere piena di umori.
Chiuse gli occhi.

Era eccitata da morire. Voleva abbandonarsi completamente.
Riaprì gli occhi, con le dita ormai stava esplorando la propria fica alla ricerca del piacere.

La scena dell'uomo impegnato a penetrare la donna le si parò davanti.
Lei si stava sditalinando mentre due persone anonime stavano facendo sesso. In mezzo ad una strada coperta dalla nebbia.

La pioggia cominciò a cadere copiosa.
Le gocce erano grosse. Facevano un gran baccano atterrando sulla schiena di lei, sull'addome di lui e sulle tette di Alessandra, che osservava avidamente.
Tutto diventò sempre più bagnato.
I due misteriosi figuri continuavano con la trombata, incuranti della presenza di Alessandra e della pioggia.
La pressione nel basso ventre aumentava. Sentiva ormai un calore indomabile.
Eppure sentiva freddo. La pioggia cadeva copiosa.
L'uomo aumentò la pompata.
Penetrava quella donna con ritmo sostenuto. Una performance a regola d'arte.
Alessandra avrebbe gradito molto ricevere quel trattamento.
Eppure sembrava come se non la vedessero.
Lei si stava infilando tre dita in fica davanti a loro e sembrava invisibile ai loro occhi.

L'uomo sborrò così tanto che lo sperma si mescolò con la pioggia. Inondò le morbide natiche della donna.
La pioggia lavò via il resto.
Alessandra intanto avvertiva l'orgasmo giungere a destinazione.
Sentiva il battere della pioggia sulla propria pelle.
Si sentiva tutta bagnata, capelli fradici. Sentiva freddo. Tanto.

Aveva i brividi. Veniva e gemeva. Avrebbe preso quel cazzo in bocca senza pensarci due volte.
L'uomo e la donna si voltarono. Si misero ai due lati di Alessandra.
L'uomo dunque cominciò a urinare su Alessandra.
La donna fece altrettanto.
Alessandra era sconvolta! I due sconosciuti le stavano pisciando di sopra?

Alzò lo sguardo in cielo. L'orgasmo era potente in lei. In viso sentiva la sensazione delle gocce fredde. Sul corpo quella della pipì calda. Chiuse gli occhi.


Riaprì gli occhi.
Aveva ancora la mano poggiata sul basso ventre.
Era sotto il lenzuolo. Fradicio.
Lei grondava di sudore.

Sollevò il lenzuolo bagnato e vide che aveva bagnato completamente il materasso.
Si guardò intorno. Era nella sua stanza.
Si era appena svegliata da un sogno erotico estremo.

Aveva bagnato il letto, come una scolaretta.

Si cambiò. Ripulì velocemente il tutto e ripensò a ciò che aveva sognato.

Poteva mai essere collegato con quello che aveva visto?
Qualche tempo fa? Andrea e Mariarita?
Perché era arrivata a perdere il controllo di sè?
Cosa le passava per la testa.
Non avrebbe dormito per il resto della notte.
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Lussuriosi 2.0 by Cigno
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"La storia dei due amanti Paolo e Francesca è stata resa immortale da Dante.
Essi sono protagonisti del V canto dell'Inferno e le terzine che li introducono sono tra le più famose e apprezzate in Italia e al mondo.

Il girone dei lussuriosi che descriveremo quì non è certamente quello Dantesco, tuttavia per certi aspetti gli assomiglia.
E' un luogo fisico e virtuale al tempo stesso. Le persone che ci abitano vivono una contraddizione interna difficilmente sanabile. Il desiderio e la passione sono l'aria e l'acqua che ci da vita.
Capitale dei vizi e dei capricci, dell'amore e della goduria.
Questo è il girone dei lussuriosi!"

Così recitava il profilo di una sexchat tra le più apprezzate su Internet. Nonostante le premesse fossero intellettuali ed auliche, le abitudini che ne garantivano la popolarità erano nettamente più terrene.

Così Paola sbarcava il lunario.
Studentessa di Medicina, fuori sede.
Viveva in Via del Mirto n.46, aveva numerosi coinquilini ed una casa grande.
Eppure, nella sua stanza, la privacy ancora aveva senso.
Non entrava nessuno quando lei si esibiva.

Lo faceva già da un annetto, all'oscuro da tutti.
Era normale pensare che fosse un segreto, visto che la sua famiglia l'aveva mandata all'Università per studiare, non certo per mostrare le chiappe in webcam.
Tuttavia, le abitudini di Paola erano sempre state queste.
Aveva sempre ceduto al fascino dell'erotismo. Quello goliardico. Quello semplice.
Le relazioni per lei non sono un obbiettivo bensì un ostacolo.
Medicina era l'obbiettivo. Il girone dei lussuriosi solo un felice passatempo. L'averlo monetizzato rendeva molte cose più semplici.
La sua indole, tuttavia, non era sconosciuta. La sua migliore amica e coinquilina, Mariarita, era perfino più sfacciata di lei. Erano complici in molte monellerie occasionali.
Ogni tanto stuzzicavano amici e vicini di casa, con l'unica prerogativa di tenere sempre a mente il motivo per cui farlo: il piacere.
Nessun senso di inferiorità. Nessun dramma. Nessun tentativo di apparire desiderate.

Maria Rita scopava abbastanza da poter eludere questi mezzi virtuali senza problemi. Non avrebbe avuto la necessità di offrirsi agli anonimi né di reggere il gioco per così tanto tempo.
Paola, data la sua indole, era al contrario perfetta come sexstar del web.
Aveva il viso candido, i capelli corti a caschetto, il corpo minuto e sodo e una grande capacità di coinvolgimento.
Spesso faceva conversazione con immaginari maschi cui insegnare e suggerire le posizioni migliori e le tecniche più efficaci per masturbarsi alla visione di lei con indosso solo un butt-plug rosa.
Gli utenti del sito la prendevano alla lettera.
Eppure, Paola rimaneva in solitudine.
Masturbarsi era un impiego sentimentale a tempo pieno. Nessun ragazzo. Nessun amore.
Non finché non si fosse laureata. Allora lì si che cambiava.

Ah, fatto da non trascurare: Indossava una maschera.
L'anonimato è potere. L'anonimato è seduzione.
L'anonimato è sicurezza. Paola non avrebbe rinunciato mai a tutto questo.
Le facevano davvero impressione le maschere veneziane, diffusissime nei video amatoriali.
Quelle robe oscene tutte ghirlandate in tessuto bianco o nero o a colori erano inquietanti.
Preferiva robe più neutre. Una maschera di V. Una di Iron Man. Tartarughe Ninja!
Una volta aveva indossato una scatola con i riquadri per bocca e occhi., come quel video degli LMFAO. C'erano pure le luci!

Quella sera, era andata oltremodo bene. Aveva ricevuto un sacco di crediti e si era divertita.
Erano le 3 di notte. Aveva fatto tardissimo e l'indomani aveva tirocinio.
Si affacciò da fuori la stanza. Il buio e il silenzio avvolgevano la casa. Andò in bagno.
Pisciò, cercando di non fare rumore. Alcuni coinquilini, specie Alessandra, erano sensibili ai rumori.
Uscì e andò in cucina. Si preparò una camomilla.
Tornò in stanza e realizzò che era troppo amara. Ci voleva del miele.
Uscì di nuovo e andò in cucina a prendere il barattolo. Spese circa due minuti al buio perché non lo trovava.
Realizzò che avrebbe bevuto la camomilla fredda ormai, quindi corse di nuovo dentro la stanza fino a che non vide che aveva lasciato la luce accesa in bagno.
Sbuffando, andò ad aprire la porta.

"Che cazzo...!"
"Oh scusa!"

Richiuse.
Cosa aveva visto?
Rimase paralizzata per circa 30 secondi e dopodiché sentì il rumore dello sciacquone.
Corse di nuovo in stanza.
Si chiuse e cercò di calmarsi.
Francesco era suo coinquilino da ormai due anni e non avevano avuto mai problemi di nessun tipo.
Tuttavia, non gli era mai capitato di ritrovarsi a fissare il suo uccello e il suo sguardo mentre si stava facendo una sega.

Bussò alla porta.
Paola trasalì. Tolse la chiave ed aprì.
Francesco era di fronte a lei, scuro in volto.

"Avresti potuto bussare, no?"
"Scusa, tu avresti potuto tenere chiuso a chiave."
"Avevo dimenticato quanto tu sia nottambula."
"Si possono fare le seghe anche dentro la propria camera, te l'ha mai detto nessuno?"
"Ecco...sono venuto a scusarmi, per quello..."
"Tranquillo..."

Paola era molto alla mano. Riconosceva la pudicizia della gente. Quella sensazione peccaminosa del dover sempre evitare quegli argomenti tabù.
Aveva sempre sostenuto che Francesco fosse una persona fondamentalmente chiusa e timida. Sapere che si masturbava lo rendeva reale. Autentico.

"Mi è passato il sonno. Vuoi prendere qualcosa con me?"
"Ehm...ho già la mia camomilla, grazie."
"Perfetto! Aspetta che ne faccio una anche io."

Non riuscì a completare il pensiero. Francesco era già andato in cucina a preparare.
Avrebbe tanto voluto dirgli che non era il caso e che stava andando a letto.
Evidentemente avrebbe dovuto stare a sentire il povero Francesco, la cui vita era diventata leggermente problematica negli ultimi tempi.

"Allora, praticamente ci sta questa ragazza... lo sai no?
Ilaria... quella che abita di fronte... ecco. A me lei piace.
Sono convinto che lei mi voglia. Questo suo ragazzo si scopa un'altra.
Che devo fare? Dirglielo?"

Paola sorseggiava imbarazzata. Non erano mai stati amici e confidenti. rimase in silenzio.

"Io so di avere sbagliato con lei... lo so perché sto male al pensiero di quel che ho fatto. Ma è stata una mossa pensata "prima" che mi rendessi conto che mi piaceva davvero!"
"Come scusa...?"
"Niente, lascia perdere. Ti sto annoiando, vero? Sono patetico."
"France... posso chiederti una cosa, anche a costo di apparire schietta?"
Francesco la guardò interrogativo.

"Ma tu... esattamente... pensi che io sia la tua confidente solo adesso che t'ho visto con l'uccello di fuori?"
Francesco rimase a guardare il vuoto per due secondi, con la tazza in mano.
"Ecco! Forse hai centrato il punto!"

Paola si perse completamente. Non stava capendo una sola parola.
"Quale punto?!"
"Paola! Ascolta: Io ho un problema con questo... il sesso. Trombare. Scopare. Fare all'amore. Chiamalo come vuoi! Sono diventato estremamente anaffettivo qualche anno fa.
Tu non conosci la storia...giustamente non te l'ho mai raccontata.
La prima volta che vidi Ilaria fu quando lei venne in casa da noi per chiedere del tè. Io ero assolutamente rincoglionito. Avevo una eccitazione anormale e il fatto che una bella tipa fosse in casa con quei leggins e quella coda di cavallo mi sembrò il set perfetto per una porcata.
Non avevo intenzione di innamorarmi. Avevo proprio intenzione di fare il depravato..."

Paola ascoltava attentamente. Le sue pupille si allargarono immediatamente.

"Quello che al contrario successe fu che il suo rifiuto mi fece rendere conto di quanto attratto fossi da lei! Lei mi piaceva!
Avevo rovinato tutto ma senza quella figura di merda non avrei mai potuto comprendere quanto ne fossi attratto."
Francesco parlava a cuore aperto, con Paola. Era uno sfogo liberatorio.
Paola, dal suo canto, capì che Francesco era come lei.
Viveva la sessualità come motore di accensione per una sfera emotiva a cui certe volte era difficile accedere.

"Ora capisco perché ne stai parlando con me. Affinché tu potessi confidarti con qualcuno, era necessario che gli mostrassi le palle."
"Nel senso del coraggio che sto avendo nel confidarmi e svelarti queste mie debolezze?"
"No, nel senso delle tue palle che sballottavano su e giù mentre io aprivo la porta del bagno, convinto non ci fosse nessuno."
"Ah... quelle. Beh scusa."
"E' stato divertente, dai. Piuttosto...perché lo stavi facendo in bagno? Non avevi timore che qualcuno ti scoprisse? Come in effetti è successo..."
"Ehm... non era previsto! Mi sono alzato per andare a pisciare e me lo sono ritrovato rizzato. Dovevo fare qualcosa e dunque optai per quello. La porta di solito non la lascio mai aperta..."
"E perché eri sveglio?"
"Ho problemi a prendere sonno, quando faccio certi pensieri...tu invece?"

Paola era seduta in modo composto sul suo letto. Beveva la sua camomilla delle 3 e mezza del mattino con un suo coinquilino che stava descrivendo i momenti concitati di un suo atto masturbatorio.
Osservava la scatola che aveva indossato solo pochi istanti prima. Per coprire il proprio volto mentre si masturbava in chat.
Realizzò che, spesso, le occasioni migliori bussano alla propria porta.

"Francesco... conosci il V canto dell'Inferno?"
"Il che?"
"Amor, c'ha nulla amato, amar perdona"?
"Si, ho capito che intendi!"

Paola posò la tazza di camomilla e si fece consegnare l'altra tazza da Francesco. Lo guardò intensamente negli occhi.
"Vorrei mostrarti una cosa... sei il primo a cui lo confesso."

Prese il computer. Si collegò al sito.
Andò sul suo profilo utilizzando le proprie credenziali.
Proseguì a ritroso fino alla sua prima performance. Indossava una maschera cinese.
Il video mostrava il suo letto, riconoscibilissimo.
Una ragazza dalla pelle candida e liscia stava lentamente slegando i bottoni che tenevano la camicetta.
Indossava un completo da scolaretta. Era in silenzio.
Un classico Strip Tease vecchia maniera.
La camicetta liberò un petto modesto ma genuino.
Il reggiseno era in pizzo nero. Le mani massaggiavano i seni con delicatezza e accortezza. La gonnellina a scacchi scese giù, svelando le morbide cosce e le natiche perfette.
Il resto del video era concentrato su quel lato posteriore. Bucava letteralmente lo schermo. Il tanga copriva a malapena ano e grandi labbra.
Quel dito colpevole che si aggirava tra gli orifizi...

Francesco era scioccato e in silenzio a fissare le immagini in movimento che si paravano davanti.
Paola aveva il cuore che batteva all'impazzata. Sentiva tutti i muscoli in tensione e si rese conto che il labbro stava cominciando a dolere per la forza con cui se lo stava mordicchiando.
Non staccava gli occhi dal volto pietrificato di Francesco.
Era concentrata nel decifrare le sue reazioni.

Il video si concluse con un bacio verso la webcam.
Francesco boccheggiò per qualche secondo. Paola era in silenzio in attesa che qualcosa accadesse.

"Io...faccio questo. La notte."
Francesco rimase muto senza sapere cosa dire.

"Non tutte le notti...chiaro. Devo anche studiare. Ma ecco...si. E' una cosa mia. Non la condivido. Non ne parlo. Si tratta solo di me."
"Hai problemi economici? Ti serve una mano? Basta chiedere...non c'è bisogno che si arrivi a..."
"Francesco, tu non capisci! Lo faccio per me! Lo faccio...perché mi piace. Non ho un problema da risolvere. Assecondo solo la mia volontà."

Francesco deviava lo sguardo. Era imbarazzato, visibilmente. Cercò anche di dissimulare la forte erezione che era imperiosamente comparsa.
Paola, ovviamente, se l'aspettava. Era la reazione che desiderava ottenere.

"Tu adesso sai il mio segreto... io adesso so il tuo!"
"Il mio in realtà lo sa anche Andrea..."
"Il mio. al contrario, non lo dovrà sapere mai." Disse Paola categorica.
"Ok."
"Vuoi essere parte del mio segreto? Vuoi essere il mio Francesco, nel girone dei lussuriosi?"

Francesco fu spiazzato da quella proposta. La guardò intensamente. Non sapeva se baciarla, abbracciarla o se iniziare un amplesso magico.
Paola lo tolse dall'imbarazzo e raggiunse il bordo del suo pigiama.
"Questo... ha bisogno di riposare, adesso. Io sono davvero esausta. Domani ti spiego come faremo...ok?"

Francesco era come in trance. Annuì passivamente e la baciò in silenzio sulla fronte. Dopodiché, se ne andò nella sua stanza.

Paola sorrise e si addormentò con una sensazione forte nel petto. Una nuova emozione che forse le avrebbe cambiato le giornate. Le nottate.
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Complotti a Via del Mirto by Cigno
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"Puoi ripetere, scusa?"
"Sei una puttana." ripetè Ilaria.

Maria Rita rimase pietrificata.
Erano entrambe nel pianerottolo. Ilaria l'aveva intercettata prima che Maria Rita entrasse in casa.

"Potrei sapere il motivo per cui mi dai della puttana?" Maria Rita chiese con calma apparente.
"Hai scopato con il mio ragazzo." disse Ilaria.
"E il tuo ragazzo sarebbe..." ribadì Maria Rita.
"Federico, non fare finta di non conoscerlo."

"Bene... ehm... Ilaria, ti chiami cosi, giusto?" Maria Rita si schiarì la gola.
"Io non ho idea di chi cazzo sia tu e di chi cazzo sia il tuo ragazzo. So solamente che vivete di fronte casa mia e a quanto pare che tu sei una psicopatica. Addio e buona giornata."

"Ho visto la tua foto sul suo cellulare. Lurida sgualdrina." disse Ilaria.

"C...cosa hai visto tu?" Maria Rita era sconcertata.

"CON AMORE, LA TUA TROIA - troia." Gridò Ilaria.
"E' così che ti sei definita, mandando a lui una foto del tuo culone di merda."

"Potrei vedere questa foto, per cortesia?" chiese Maria Rita.

"Vaffanculo. Me la pagherete entrambi." disse Ilaria andandosene e sbattendo la porta.


---- QUALCHE GIORNO PRIMA -----

"Federico, amore mio, se ti chiedessi di fare una cosa per me la faresti?" disse Gaia.
"Certo, tesoro, qualsiasi cosa." rispose Federico.
"Riusciresti a lasciare Ilaria, per me?"
"Ne abbiamo gia parlato, piccola."
"Ma lei neanche ti ama più! Me l'hai raccontato di quella volta che ti ha quasi usato come oggetto sessuale. E' palese il suo disinteresse!"
"Ma non è cosi semplice! Stiamo insieme da tanti anni e poi tu mi hai sempre detto che questa situazione ti piaceva..." rispose Federico cercando di afferrare una natica di Gaia.
"Ascolta, io posso anche essere una stronza con lei e continuare questa farsa ma tu non sei più lo stesso da quando lei ha perso interesse per te... sembra quasi che fare l'amore con me neanche ti esalta più come prima."
"Ma che dici tesoro... tu mi ingrifi tantissimo" disse Federico mentre con un ditino cercava di vincere la stretta del buchetto di Gaia.
"Io non....mmmh.... voglio che tu ti distragga da me."
"Hai la mia piena attenzione." disse Federico, ignorando la pericolosa espressione diabolica di Gaia e interpretandola come una concessione dell'agognato culo.
"Federico mio amato. Togli il tuo dito dal mio culo, per favore." disse Gaia.

Federico, cambiando espressione, acconsentì e stappò il suo dito indice dall'ano di Gaia.

"Ora portalo al mio naso" disse lei.

Lui avvicinò l'indice al suo naso. Lei annusò.
"Ti faccio una proposta. Se io portassi lei a lasciarti ti renderebbe felice? Ti avrei tutto per me?"
"Non lo so...cara... vuoi forse sputtanarmi?" chiese Federico.
"Se io riuscissi a farla andare via, tu mi prometti che sarai solo per me?" Chiese Gaia mentre leccava in modo osceno il dito inumidito di Federico.
"Io....io.... credo di si!" Rispose lui interdetto.
"E il mio culetto stretto me lo riempiresti?" disse lei sculacciandosi.
"Te lo trapanerei in questo istante!" disse Federico stropicciandosi l'uccello.
"Fermo.... non l'avrai finchè Ilaria non ti avrà lasciato."
"Ma...ma!" Federico protestò.
"Tu lascia fare a me.... e ora voglio vedere come ti seghi guardando la mia patata."

Aprì le cosce e federico venne in 10 secondi.


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"Ciao! Sei una coinquilina di Francesco, vero?" Chiese Gaia.
"Ciao... si, Francesco abita in casa con me, perché?" rispose Maria Rita.
"Posso chiederti di farmelo conoscere?"
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Nel Girone dei lussuriosi by Cigno
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Primo giorno.
Paola stava istruendo Francesco riguardo il funzionamento del sito su cui avrebbero, di fatto, gestito uno show erotico.
Francesco era così tanto eccitato da perdersi spesso qualche dettaglio.
“Hai scelto che maschera usare...?” chiese Paola.
“La Maschera...? Ah... si!” Mentiva.
“Abbiamo bisogno delle maschere. Te lo ricordi, vero?” disse Paola.
“Certo.... è fondamentale!”

Francesco portò una maschera da scimmia.
Paola fece una smorfia.
“Non hai qualcosa di più...non so. Appariscente? Affascinante? Meno inquietante? Non riuscirei ad eccitarmi con una cosa del genere...”
“Ho anche una maschera di V per vendetta...”
“Ma quella l'ho già usata io...!” disse Paola già pentita di aver preso in mano quella situazione.
“Facciamo così... per questa volta mi esibisco io e tu guardi...cosi capisci un po' il funzionamento...” concluse lei.
“Ok” Francesco non battè ciglio. La botte piena e la moglie ubriaca.

Lo show era online. Francesco stava in disparte. Paola si ritrovava sul letto con una serie di oggettini niente male. Palline anali, dildo di varie dimensioni. Alcune strane code di peluche.
Indossava una maschera di Aku Aku presa da qualche catalogo di nostalgici di Crash Bandicoot.
Francesco si chiese cosa c'era di più eccitante in una maschera Aku Aku rispetto che a quella di una scimmia.
Eppure, le dimensioni del suo membro quando si rese conto a che servivano quelle code di peluche gli fecero comprendere che lei era senza dubbio la donna più smaliziata che avesse mai conosciuto.

“Informo tutti i miei assidui frequentatori che oggi ad assistere ci sarà uno special guest! Mi sta osservando....dal vivo!”
Francesco era improvvisamente caduto in una sorta di effetto panico transitorio. Era eccitato e sentiva di essere guardato. Cosa irrazionale data la sua posizione dietro la web cam.

“E' timido quindi ancora non intende addentarsi nel girone dei lussuriosi... ma scommetto che lo convincerò presto... vero Franz?”
“Vero, Poly...!” Cosi avevano deciso di chiamarsi in modo quasi infantile.
A quel punto, tra una pausa e l'altra, mentre lei posava quasi nuda e accontentava le richieste dei paganti, lui si rese conto che stava già da due ore senza neanche avere la possibilità di entrare nel club.
“Ehi, tutto ok, li dietro?”
“Un po' costipato, in realtà.”
“Guarda che anche se non vieni ripreso, puoi sentirti libero di spogliarti. Non ti creare problemi...”

Francesco sgranò gli occhi. La dolce Paola era posizionata con il culo di fronte la cam e zoomava da uno speciale telecomandino in direzione del suo clitoride. Lui allora quasi come se si sentisse in dovere di rimanere discreto, sbottonò la cinta e calò i pantaloni.

“Whohoo...il mio guardone si è deciso! Ha resistito circa 135 minuti prima di afferrarsi l'uccello!” Disse Paola alla web cam. Pioggia di Token e richieste per mostrare il cazzo di Francesco.
“No no, amici. Ancora non è il momento... a tempo debito!”
Francesco era tutto sommato divertito, oltre che consapevole di aver invaso confini che non credeva di poter mai superare.
Cercò lo sguardo di intesa con Paola prima di togliere anche gli slip. Paola fece una smorfia come a dire “Era ora, timidone!”
Anzi, lo disse proprio.

A culo nudo e con l'asta ben eretta e tremolante, Francesco rimase impassibile di fronte alle danze del ventre improvvisate da Paola durante la diretta. Il numero degli utenti aumentò vertiginosamente.
Il pene di Francesco era diventato il desiderio più cliccato dagli utenti.
Paola sapeva che questa novità avrebbe giovato a tutto il girone.
“Lo so, mio caro Franz. Vorresti possedermi qui, ora... vero?”
“Si, Poly... in questo momento penso giusto ad un paio di cose da poter fare a quel tuo culetto impertinente.”
“Impertinente?” Chiese Paola ridendo. “Ti sembra che siamo su Canale 5? Non è mica fascia protetta!”
“Culetto.. cattivo?”
“Dai.”
“Culetto... arrapante?”
“Un po' di originalità!” Paola riprese a masturbarsi con un butt plug rosa.
“Culo... voglioso?”
“Sembri mio nonno.”
“Tuo nonno?? Ok.... Ehm. Culo da sfondare...!”
“Non ci siamo... devi essere più diretto.” Disse Paola mentre continuava ad allargare il suo sfintere.
“Culo rotto.”
“Ok... non fissarti solo sul mio culo.”
“Ma è lì che vorrei schizzare tutto quello che possiedo...” Disse Francesco, ormai arrapato in modo imponente.
“Oh, Si! Così si ragiona....poi che faresti?” Paola gemeva tra una parola e l'altra.
“Eh...dopo esser venuto?? Ehm....”
“Usa la fantasia...è il nostro mondo...inventiamo noi le regole...!” Lo tranquillizzò Paola.

Francesco la guardò intensamente. Era lì, che la guardava infilare a ripetizione un numero sempre maggiore di sex toys mentre stavano parlando. Circa 1000 utenti guardavano ascoltavano e commentavano.
Decise di rimanere in silenzio e di godersi lo show, stavolta col cazzo in mano.
Lenti movimenti di polso. Una strizzata occasionale alla base. Sentiva che sarebbe arrivato presto alla conclusione.
“Miei cari amici, finalmente il nostro timidone sborrone ha deciso di prenderlo in mano.
Se vedeste quello che vedo io...” Disse Paola mentre si mordeva un labbro guardando insistentemente il pene di Francesco andare su e giù.

Francesco chiuse gli occhi. Sentiva l'orgasmo raggiungere l'apice. La punta del suo glande diventò rossa e lucida.
Fu in quel momento che si abbandono al piacere e non si accorse che Paola si era intanto avvicinata e aveva girato la cam.
Per garantire un minimo di anonimato, aveva impedito che il volto di Francesco fosse ripreso e zoomò sull'asta tormentata in procinto di eruttare.
Quando Francesco se ne accorse era troppo tardi.
“Cosa fai?!” Gridò Francesco, Mentre il primo fiotto arrivava sulla spalla di Paola.
“Bravo il mio timido franz! Sborra... fanne tanta per la tua poly....!” Paola si godeva lo spettacolo da vicino senza tuttavia entrare mai in contatto, se escludiamo gli schizzi che iniziarono a cospargersi sul suo copricapo in pseudo-legno.
Francesco eiaculò in modo scomposto, complici lo spavento e l'eccitazione.
Una valanga di token garantirono il successo estremo della performance.

“Perché mi hai ripreso? Ero senza maschera!” Protestò francesco a Web Cam spente.
“Tranquillo...non ho ripreso il volto...solo la tua bella minchia...!”
“Sei stata sleale.”
“E tu magnifico. Sai che questa è la prima sborrata online sul mio canale?” disse Paola.
“Dovrei essere onorato?”
“Io lo sono” disse Paola fiera e contenta.
Francesco si ripulì e si rese conto che quello che era appena accaduto era stato spettacolare. Voleva rifarlo.

Le settimane successive comprò un intero set di maschere e produsse eiaculazioni sempre più imponenti per la bella Paola, che ringraziava, ogni tanto assaggiava, ogni tanto si faceva coinvolgere dal gesto masturbatorio.
Si masturbavano insieme, si masturbavano a vicenda. Si regalavano momenti di sesso orale. Sesso completo. Richieste bizzarre degli utenti.
Avevano ridefinito il concetto stesso di “girone dantesco”.
I token e relativi guadagni aumentarono nel giro di poche settimane.
La formula fu ampliata con numerose altre idee.
Come gli show privati.

Gli show erano dedicati ad un utente che decideva di acquistare un pacchetto per vederli in autonomia e poter chiedere tutto quello che voleva.

All'inizio erano perlopiù uomini. Poi anche alcune donne decisero di connettersi e chiedere il servizio.
Francesco e Paola, i due amanti del girone dei lussuriosi, si ritrovarono ad essere delle vere e proprie webstar delle sexchat.

“Stanotte alle 2 ho ricevuto la richiesta da parte di una certa Lady Mary Rey.
Una utente che ci ha visto durante le esibizioni e che vuole assolutamente uno show privato.”
“Quando andiamo in onda?” chiese Francesco.
“Domani notte... è sabato e in casa non dovrebbe esserci nessuno... potremmo far casino!”
“Ok... mi sembra ottimo!”

Le riprese iniziarono l'indomani. Lei vestiva in completo latex e lui in divisa militare.
I volti coperti da dei giganteschi punti interrogativi.
“Saremo qui tutta la notte per te, sei contenta?” Digitò Paola dando il benvenuto a Lady Mary.
Lady Mary Rey, l'utente connessa, era anche lei in web cam e si faceva riprendere solo dal petto in giù. La maglietta blu lasciava intravedere dei capezzoli opportunamente induriti senza alcun reggiseno.
“Non vedo l'ora. Sono venuta a conoscenza dei vostri giochetti solo da poco... spero che quello che ho in mente per voi sia di vostro gradimento...”
“Come vuoi che iniziamo, piccola?” Disse Francesco mentre afferrava un seno di Paola.
“Perché non date un giudizio a quello che vi mostro io?” Disse Lady Mary.
Si alzò la maglietta e rivelò le succose mammelle. Iniziò a massaggiare i seni con oscenità.

“La ragazza sembra saperci fare... non vorrà mica che noi paghiamo lei...al termine della sera...vero?” Chiese Francesco divertito.
“Io direi un bel 9!” Disse Paola.
“Io invece mi fermo al 7. Non riesco a vedere il mio cazzo tra quelle tette...!” Francesco sembrava ispirato.

“Siete generosi.... come giudicate invece questo?” Lady Mary si alzò. Calò i leggins e rivelò le sue dolci e morbide rotondità.
Una luna piena di carne apparve in web cam. La lady che tanto lady non sembrava, dipanò le due metà della luna e rivelò il mare della tranquillità: Un cratere delizioso che si andava stagliando al centro dello schermo.

Paola, improvvisamente, mutò espressione.
“Non fare così Poly, la nostra amica è solo molto sfrontata.” Disse con tranquillità Francesco.
“Non sto pensando alla sfrontatezza... Franz...” Paola era dubbiosa.
“Dove ho già visto quel culo?”

Lady Mary si girò di scatto. Guardò diritta in cam.
“Vi ho beccati, stronzetti! Sapevo che eravate voi due!”

Paola e Francesco trasalirono. In silenzio, chiusero repentinamente il pc. Si tolsero le maschere.
Uscirono dalla camera e si diressero all'altro capo del corridoio. Accadeva alle 3 di notte, nell'appartamento apparentemente deserto del 3° piano di via del mirto.
Maria Rita, ancora in topless, li guardava con sguardo a metà tra il divertimento e il rimprovero.

“Girone dei lussuriosi, eh? Bravi....Senza invitarmi!”
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"Ciao! Sei una coinquilina di Francesco, vero?" Chiese Gaia.
"Ciao... si, Francesco abita in casa con me, perché?" rispose Maria Rita.
"Posso chiederti di farmelo conoscere?"

Il piano era stato studiato nei minimi dettagli, durante tutti quei mesi.
Gaia ottenne informazioni da Ilaria pedinandola durante le sue passeggiate. Durante l'ora di corsa. Durante le lezioni. Durante la vita privata a casa con Federico.
Quando poteva, dava uno sguardo fugace al telefono di Fede per intercettare nuove informazioni.
Di tutto questo, Federico era completamente all'oscuro.
Egli viveva in una realtà parallela, totalmente anaffettiva e senza il minimo indizio di ciò che gli accadeva davanti.
La sua ragazza aveva una cotta senza precedenti per il ragazzo che viveva a fianco.
La sua storia amorosa extra-relazionale era una bomba ad orologeria fatta di stalking e psicocriminalità.
Gaia aveva raccolto dati a sufficienza per sapere esattamente come far concludere nel peggiore dei modi una storia durata da anni.
Bastava solo che uno dei tanti attori si destasse dal letargo e facesse la sua mossa.

Lei avrebbe accellerato quella mossa.
Francesco viveva nell'appartamento 3a. Ilaria e Federico abitavano nel 3b.
Due appartamenti del condominio di Via del Mirto 46, sopra l'ortofrutta.
L'ortofrutta dove Ilaria comprava sempre la verdura e dove Gaia si appostava alla ricerca di indizi.
Bastava una spinta. Bastava che il tradimento di Ilaria si concretizzasse. Serviva questa semplice mossa affinché Federico potesse lasciare la sua storica ragazza e dedicare a Gaia tutto il tempo che lei sognava e pretendeva.
A riprova di quanto Gaia ci tenesse, c'era una promessa: La promessa di sodomia.
L'apertura del culo. L'offerta del più stretto e ambito degli antri.
Il desiderio più recondito di Federico, l'inetto deficiente.
Il principale strumento di ricatto di Gaia, la stronza calcolatrice.

“Come, scusa?” Fece Maria Rita, rimasta interdetta dalla domanda di Gaia.
“Ti spiego. Ho sentito molto parlare di lui.” disse Gaia rimanendo sul vago.
“Spiegati meglio...” Disse Maria Rita, allarmata.
Gaia si presentò come amica intima di Ilaria, la ragazza che viveva nell'altro appartamento del pianerottolo.
Raccontò di come la relazione tra Ilaria e Federico fosse in crisi. Di come sostanzialmente voleva il bene della sua amica e dell'attrazione che lei provava per Francesco.
Non omise nulla. Inventò alcuni dettagli per rendersi credibile, agli occhi di una Maria Rita sempre più sconvolta.

Ciò che Gaia non poteva sapere era il ruolo di Maria Rita, in tutta questa faccenda.
Da sempre considerata la più eccentrica in quella casa, ora si ritrovava con due coinquilini, Paola e Francesco, superstar del web a luci rosse di cui aveva solo da pochissimo scoperto la seconda vita segreta.
Un segreto che lei doveva custodire gelosamente e che non poteva certo condividere con la prima sconosciuta che incontrava nel pianerottolo.
“Perdonami, Gaia, ti chiami così, giusto?” disse. “Non basterebbe che io riferissi a lui di queste tue confidenze e facessi in modo che sia lui a parlare con Ilaria, invece di far fare a te la parte di mediatrice?”
“Ehm... volevo accertarmi di persona che lui fosse una persona valida. Sai, la mia amica a cui tengo molto farebbe lo stesso per me...” disse in modo spudorato Gaia.
Maria Rita era dubbiosa. Cercò dunque di temporeggiare.
“Potrei darti la sua email... magari vi organizzate e parlottate.” Concluse.
Gaia si rivelò essere piuttosto infantile e impaziente. Non nascose la sua delusione. Rigraziò freddamente e aspettò un momento maggiormente propizio.

Tale momento si presentò il pomeriggio successivo, quando Francesco era da solo in casa.
Lei bussò alla sua porta. Portava un golfino nero e una gonna da scolaretta.
Si sentiva la protagonista di qualche anime psicotico giapponese. A lei piaceva molto l'aspetto distorto delle donne descritto in alcune di quelle opere.
Francesco stava bevendo il suo immancabile tè nero. Era in tuta ed era sempre scompigliato.
Si alzò tardi quella mattina, come del resto succedeva da mesi.
Notti intere in bianco ad esibirsi in cam. Giorni interi a bivaccare.

“Ciao... chi cerchi?” chiese distrattamente Francesco.
“Sei Francesco?” chiese Gaia, con le braccia tese verso il basso e le mani unite quasi come una ballerina.
“Sono io...”
“Cercavo proprio te.” disse Gaia, seria in volto.
Francesco mandò di traverso il sorso di tè e quasi stava morendo soffocato.
“Chi mi cerca?” chiese.
“Io... piacere...Gaia. Posso entrare?”
“Ehm... prego..! Non fare caso al casino...!” Le permise di entrare.
Come nei migliori romanzi horror, in cui la vittima incosciente concede al carnefice di oltrepassare la barriera di sicurezza, anche Francesco, spinto dall'attraente candore di Gaia, si concesse a tale debolezza.
La fece entrare e la scrutò mentre percorrevano in silenzio il corridoio, raggiungendo la cucina.
La ragazza era proprio niente male. Nella peggiore delle ipotesi era una psicopatica omicida. Quella gonna e quello sguardo avrebbero, tuttavia, potuto vincere qualsiasi diffidenza.
“E' rimasto del tè, nero. Ne vuoi un po'?” chiese Francesco garbatamente.
“Grazie. Molto gentile.” Gaia si sedette senza manco chiedere il permesso.

Francesco la scrutò attentamente. Dove l'aveva già vista? Perché era li? Perché cercava lui?
“Dunque dunque... Gaia! Bene, cosa ti serviva?” Francesco offrì la tazza.
“Mi serve che tu faccia la tua mossa!” disse Gaia diretta.
Francesco la guardò impassibile. Come bloccato in posizione permanente. La bocca riusciva a fare una smorfia di dubbio talmente eloquente che Gaia dovette subito precisare.
“Hai presente Ilaria...?”

Il cuore del ragazzo ebbe un sussulto. Il nome di Ilaria riecheggiò nella sua testa in modo violento.
Un turbamento che coinvolse i sensi e le percezioni. Sentì un improvviso prurito alla punta del naso e alla base del pene. In modo totalmente automatico si grattò il primo e poi il secondo.
Pentitosi poi della mossa fatta in presenza di una estranea, cercò di replicare.
“Ehm... si, certo che ho presente Ilaria. E' successo qualcosa?” chiese.
“La mia cara amica Ilaria, che in questo momento non è al corrente del fatto che io mi trovi a casa tua, sta in fissa per te.” Gaia teneva le gambe accavallate e sorseggiava il tè.
Sembrava perfettamente a suo agio.
Francesco, dal canto suo, era tutto fuorché a suo agio.
Il prurito divenne quasi ubiquitario. Era nervoso. Aveva il battito accelerato.
Voleva, pretendeva di sapere di più.
“Come...? Sei amica di Ilaria? Che significa che lei sta in fissa...?” chiese repentinamente.
Gaia sapeva di tenerlo in pugno.

“Francescuccio. Devi sapere che, non so per quale strano motivo, la mia amica Ilaria, che come certamente saprai vive col suo ragazzo nell'appartamento accanto, è proprio pazza di te. E io, che sono sua amica da tanto tempo e conosco tutto di lei, ho realizzato che fosse la più bella tragedia che potesse capitarle.”

Francesco si sedette. D'improvviso, quella giornata si stava rivelando particolarmente peculiare.
“Continua, ti prego.” Disse tenendo in mano la tazza di tè.
Gaia si sentiva potente. Si sentiva diabolica. Era eccitata al pensiero di recitare una parte. Era orgogliosa del fatto di sentirsi brava nel farlo.
Avrebbe voluto che non finisse mai.

“La tragedia di cui parlo è la rottura di un rapporto. Chiariamoci. Io non sono una persona che normalmente si relaziona con gente che tradisce. Non sono così meschina... lo sono secondo te?”
Gaia si aggiustò in modo vistoso la gonna, accavallando le gambe. Francesco posò lo sguardo in modo colpevole.
“No... almeno, non credo!” Francesco era imbambolato e non sapeva che altro dire.
La farsa di Gaia continuò.
“Bene. Tuttavia, alcune tragedie sono necessarie. Utili, direi. Benedette, aggiungerei. Una di queste tragedie sei tu. Caro mio Francesco.” Gaia non smetteva di scrutare le reazioni che quelle parole provocavano nel ragazzo. Notò il suo franco imbarazzo.
“Ilaria ha bisogno di cambiare aria. Ha bisogno di frizzantezza nella sua vita. Un bisogno talmente concreto che io, da migliore amica, ho avvertito. Un bisogno a cui il suo ragazzo non può né potrà mai sopperire.” disse sorseggiando.
Francesco era in stato di Shock. Improvvisamente, il calore della tazza di tè lo fece ritornare al mondo.
“Io non conosco Ilaria. L'ho solo vista una volta... come puoi affermare una cosa del genere?” chiese stupito.
Gaia aspettò qualche secondo prima di parlare. Doveva temporeggiare necessariamente. Non era una cosa semplice.
“Vivete nello stesso pianerottolo. Ti sembra strano che due persone si incontrino e nasca un'attrazione? Le attrazioni nascono in qualsiasi momento senza spiegazioni...!” rispose Gaia.
“Io e Ilaria ci siamo visti una sola volta. Non credo che quella singola volta possa aver fatto scattare alcuna scintilla” disse Francesco, pervaso da dubbi.
Gaia era in difficoltà. La storia sembrava reggere su di un filo troppo esile.
Decise dunque di solleticare la volontà di Francesco.
Un uomo messo alle strette prende decisioni che in altri momenti non farebbe.

“Posso chiederti in modo del tutto spontaneo se provi qualcosa per Ilaria?”
Francesco si rese conto che era la prova della verità. Avrebbe dovuto confessare ad una estranea e soprattutto a sé stesso di avere un debole per una ragazza della porta accanto con cui in passato ha combinato una enorme cazzata (vedi capitolo 2: Ilaria)?
Avrebbe dovuto mentire e lasciare che quella situazione surreale sfumasse?
“Non so darti una risposta...” disse, infine.
“Oh... mio caro Francesco, la risposta l'hai già data. Ce l'ho qui davanti gli occhi.” Gaia si alzò e iniziò un lento passo di avvicinamento.
Puntava con lo sguardo sia gli occhi di Francesco sia la sua imbarazzante protuberanza appena contenuta dalla tuta. Lei sapeva di aver colto nel segno.
Francesco ebbe paura. Paura vera. Un timore simile a chi subisce un aggressione con coltello. Un fremito che percorse la sua schiena in modo violento. Si sentiva nudo e non riusciva a smettere di guardare quella gonna svolazzante.
Come si era potuto arrivare a tutto ciò, in così poco tempo?

“Ora capisco come mai Ila mi parli sempre di quel ragazzo dotato che abita accanto...” disse Gaia, mordendosi il labbro inferiore.
Francesco la guardò con sguardo interrogativo.
“Cosa...cosa dice di me Ilaria?” Chiese, stupito ed incuriosito.
“Tante cose... sei entrato oramai nei suoi pensieri costanti.” rispose Gaia, avvicinandosi con veemenza a Francesco, mentre teneva la tazza di tè nero fumante in mano.
L'aspetto surreale di tutta quella vicenda era che le bugie di Gaia, create ad arte per portare avanti il suo piano, erano verità nella testa di Ilaria. Gaia questo, non lo sapeva davvero. Non lo sapeva né poteva saperlo. Poteva solo intuirlo dagli indizi e dalla sua grande capacità di scrutare nel profondo.

“Ti ha anche raccontato di come mi abbia conosciuto e di cosa sia successo quella volta...?” chiese con insistenza Francesco.
“Mi ha... ehm.” Gaia era indecisa. Quella parte non poteva saperla né tanto meno improvvisarla. Giocò quindi d'astuzia.
“Mi ha solo fatto intuire che è stato un incontro parecchio movimentato.” Fantasticò.
“E' stato un incubo. Per me e per lei. Io non credo proprio di averle lasciato un bel ricordo.” concluse Francesco.
Gaia era delusa ma al tempo stesso non si diede per vinta. Continuò ad avvicinarsi, con fare sempre più incalzante.
“Cosa potrà mai aver fatto una deliziosa personcina come te? Un ragazzo con le tue.... qualità.” Disse lanciando un'occhiata emblematica tra le gambe di Francesco.

Francesco era spaesato. Non riusciva a capire se si trattasse di un flirt o di una mossa adulatoria al fine di infondere un coraggio finalizzato....a cosa?
Coraggio per cosa? Può mai una ragazza come Gaia adulare uno spasimante della propria amica in quel modo? Sembrava un castello di carte pronto a crollare.
“Perché mi dici queste cose, Gaia?” Francesco rimase fermo e immobile sulla sedia. Non rimaneva indifferente, tuttavia, alle dolci curve che il golfino nero e la gonna a quadri modellavano in quel corpo invitante.
“Io... sono qui per convincerti che Ilaria è la persona giusta per te. Che tu sei la persona giusta per lei...!” Disse Gaia, a meno di 30 cm dal viso di Francesco.
“E perché me lo vieni a dire facendo questo...?” disse Francesco, chiaramente turbato.
“Non nego che fai un certo effetto anche a me.” Disse Gaia tradendo un certo gusto nel ruolo che stava interpretando.

“Sei davvero strana, tu. Non sarà mica uno scherzo orchestrato?” chiese Francesco.
“Nessuno scherzo, caro. Sono davvero interessata affinché questa situazione volga in modo favorevole per te.” Rispose Gaia, mentre la sua schiena si inclinava pericolosamente e le sue gambe si divaricavano leggermente.
“Sento improvvisamente un'attrazione incontenibile. Le storie che mi ha raccontato Ilaria mi hanno fatto idealizzare questo tuo corpo. Non ti nego d'essere diventata estremamente curiosa.” aggiunse, con un filo di verità nascosto tra le righe.
“Sei diventata curiosa, quindi?” Francesco si ritrovò il petto di Gaia a pochi centimetri dal naso. Poteva chiaramente distinguere le due mammelle compresse dal reggiseno posto sotto il golfino. Il suo pene non potè rimanere indifferente. Ebbe un sussulto.

“Ah! Cosa hai visto...? Maialotto...” Gaia usava questa parola con Fede. Si rese conto che era una parola tremenda. Non l'avrebbe mai più usata.
Fece scorrere la mano sinistra lungo il seno sinistro, dal basso verso l'alto, facendolo sobbalzare.
“Ah, quindi è così?” Francesco era ammaliato. Il suo cazzo aveva ormai preso il controllo del cervello.
Ricevere una visita con tale espressione di sensualità gli fece perdere di colpo qualsiasi collegamento con la razionalità.
“Oh, si.” Gaia tirò fuori la lingua e la imbucò con decisione tra le labbra socchiuse di Francesco.

Francesco la cinse. La fece sedere a cavalcioni. Rispose con altrettanta lingua e cominciò la perlustrazione. Prima la schiena. Poi il sedere.
Gaia sapeva di aver invaso un terreno compromettente. La sua farsa era iniziata con altri scopi ma sembrava ormai spinta da forze irrazionali più forte persino dei suoi originali intenti.
Si lasciò palpare. Direzionò le mani avide di Francesco verso le sue tette. Tra le gambe. In mezzo ai glutei.
Con le dita cercò di slacciare il laccio della tuta di Francesco. Voleva vedere quel cazzo tanto adorato da Ilaria. La sua rivale amorosa. La ragazza di colui che in origine doveva essere il suo obbiettivo. Obbiettivo che ora sentiva sempre più offuscato.
Offuscato da un sentore nuovo. Una nuova e prepotente eccitazione derivante dal tocco di uno sconosciuto.

Ma cosa stava facendo, in tutta onestà? Il suo piano era di convincere Francesco a conquistare la ragazza del suo uomo. Ora si ritrovava a limonare con lui nella sua cucina.
Perché?
Gaia smise di pensare. Il laccio era stato slegato.
La punta dell'uccello fece la sua apparizione.
Gaia guardò in basso. Si rese conto di quanto Ilaria, la sua inconsapevole rivale, avesse ragione.
Era bello. Era maestoso. Venoso. Carnoso. Succoso.
Iniziò ad agitarlo.
Con una mano si massaggiava il seno. Con la bocca infieriva sulle labbra di Francesco.
Anche lei si dimostrò avida.

Francesco si fece toccare. Toccò e apprezzò l'umidità tra le cosce di quella perversa e birichina nuova compagna di giochi.
Gaia aveva ceduto ad un moto di eccitazione incontenibile. Era cominciato tutto dal giorno in cui decise il suo piano.
Un piano che aveva un difetto: Era troppo eccitante, perfino per lei.
Stava perdendo il controllo. Si sentiva potente e imbattibile. Aveva raggiunto la convinzione che qualsiasi uomo potesse caderle ai suoi piedi.
Che si fotta Federico. Che si fotta Francesco. Che si fotta Ilaria e tutte le altre persone che poteva conoscere in modo diretto o indiretto.
Lei era la nuova padrona dei sensi.

“Sono eccitata da morire.” Disse Gaia, ubriaca di sensazioni.
Francesco rimase in silenzio. Gaia teneva ben stretto il suo pene e affondava la lingua nella sua gola.
Gaia. L'amica di Ilaria.
L'amica che voleva in tutti i modi che lui ponesse fine a quella relazione. L'amica di Ilaria che si eccita e nel bel mezzo di una discussione lo circuisce e lo sega.
Gaia. Non era neanche sicuro fosse il suo vero nome.

“Dimmi cosa ho scritto nella lettera.” Disse Francesco ad occhi chiusi, mentre Gaia menava la sua asta in modo ritmico.
“La lettera...?” Disse Gaia mentre guardava ipnotizzata il glande sparire e comparire dentro il palmo della sua mano.
“Raccontami della lettera che Ilaria ha ricevuto. La mia lettera.” Francesco continuò a tenere gli occhi chiusi.
“Ah... la lettera. Si....” Gaia era nel pallone. Di quale lettera parlava? Lei non aveva avuto modo di scoprire quel dettaglio.
Quale tassello le mancava? Cosa successe la prima volta che si incontrarono?
“Rispondimi, stronza.” Francesco aprì gli occhi e guardò fissa Gaia. Era adirato.
Strinse forte il gluteo di Gaia.
“Io.... ehm. La lettera che hai scritto tu a lei...?” Gaia si ritrovò tra le braccia di un Francesco improvvisamente trasformato.
“Tu non sai un cazzo di quella lettera.” Francesco si alzò in piedi tenendo Gaia con le mani sul culo.
Gaia ebbe per la prima volta nella sua vita paura. Paura folle. La situazione era adesso tutta sotto il controllo di Francesco.
Francesco la adagiò sul tavolo, spostando in modo brutale il centrotavola e la tovaglia.
“Chi sei davvero... che sei venuta a fare? Cosa vuoi da me?” Disse Francesco alzando in modo deciso il golfino di Gaia, incapace di rispondere.
“Sono...sono un'amica di Ilaria...! Giuro!” Neanche lei ci credeva. Sapeva d'aver corso troppo.
“Non ti credo. Sei qui per qualche altro motivo.” Francesco strizzò i capezzoli di Gaia.
Gaia avvertì un fortissimo brivido. Le mani fredde a contatto coi suoi seni, il senso di dominazione. La paura mista a eccitazione. Non aveva provato mai nulla del genere.
“Oddio... Francesco. Posso spiegarti.” provò a farfugliare.
“Non devi spiegare nulla. Sei entrata in casa mia con l'inganno. Come posso lasciarti parlare...?” Francesco aveva il cazzo eretto in modo siderale.
Non aveva mai fatto una cosa del genere. Cosa era? Dominazione? Intimidazione? Qualsiasi cosa fosse, era eccitante e pervasivo in modo incontenibile.

Alzò la gonna e sfregò il pube. Si rese conto che la mutandina era bagnata in modo copioso.
Si ricordò di una esibizione avuta con Paola qualche settimana prima. Una performance a tema Sadomaso. Ricordò di aver fatto da dominatore e si rese conto che farlo per scherzo, in modo pianificato, era nulla in confronto a questo.
Gaia sapeva di essere in trappola, eppure non sentiva il bisogno di scappare.
Era stata colta in flagrante con le mani nella marmellata. In modo inconscio lei voleva essere castigata.
Ecco fin dove si può spingere una eccitazione finalizzata a scopi esclusivamente egoistici.

Francesco guardò quella ragazza, distesa sul suo tavolo della sua cucina. Aveva la tuta slacciata e il cazzo allo scoperto. Aveva deliberatamente afferrato le mammelle e le aveva liberate dalla morsa del golfino.
Si rese conto che stava massaggiando un clitoride di una sconosciuta. Si rese conto di essere desiderato. Si rese conto che tutta quella situazione pazzesca era accaduta per caso.
Si rese conto che Ilaria era la cosa che più desiderava in quel momento.
Voleva che ci fosse Ilaria, su quel tavolo, con quelle emozioni. Voleva che tutto terminasse. Si rifiutò di andare oltre. Aveva svelato il trucco. Era giunto il momento di dire basta.

Francesco si scostò. Si riallacciò la tuta.
“Ti devo chiedere di uscire. Per favore, rivestiti e non farti vedere mai più.” Disse lui in modo perentorio.
Gaia lo guardò. Avvertì un senso di smarrimento. Si ricompose e scese dal tavolo.
Con la coda dell'occhio aveva percepito la presenza di un oggetto scuro all'altro capo della cucina, in direzione del corridoio.
Continuò a guardare Francesco, indecisa se dire qualcosa o rimanere in silenzio.
Optò per il silenzio.
Rapidamente si diresse verso l'uscita e senza farsi accorgere, agguantò il telefono che si trovava nelle vicinanze.
Uscì dalla porta e non si girò mai più indietro.

Francesco era distrutto. Quella ragazza gli aveva sconvolto la giornata e possibilmente la vita.
L'uomo che pensava di essere sembrava essere scomparso per un attimo. Cosa stava accadendo? Come sarebbe finita, se avesse lasciato che la rabbia e l'eccitazione prendessero il sopravvento?
In crisi, si diresse verso la stanza. Fu a quel punto che realizzò.
Ilaria. Pensare a lei aveva portato Francesco a fare la scelta più giusta. Francesco aveva cacciato Gaia da casa sua anche grazie al pensiero puro e semplice di Ilaria, la presunta amica inconsapevole. Un pensiero positivo che si era reso più forte di una moltitudine di sensazioni negative.

Egli, a quel punto, diventò consapevole di una importante verità: Egli amava Ilaria. Capì che era la sua scelta, fin dall'inizio.

Gaia, fuori dalla porta, era ancora col fiatone.
Cercò di calmarsi e di recuperare lucidità. Teneva in mano un telefono. Non suo.
Lo scrutò.
Francesco sembrava non essersi reso conto del furto. Realizzò che non si trattava del suo cellulare.
Anche il piano B era saltato. Nessun messaggio da poter mandare ad Ilaria.
Sbloccò il cellulare. L'unico smartphone senza codice di blocco.
Che idiozia. Che facilità.
Capì che si trattava del cellulare di Maria Rita. La donna con più segreti in quella casa era anche quella con meno pretesa di tenerli in sicurezza.
Guardò la galleria delle foto. Si fermò. Ricontrollò ciò che aveva visto.
Si rese conto di aver appena optato per il piano C.
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Gli appunti di Maria Rita by Cigno
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Diario di Maria Rita, 12 Ottobre:

"Caro diario... è da tanto che non scrivo.
Non ce la faccio a chiamarti caro diario. Potresti smetterla di chiamarti in questo modo? Mi fa schifo chiamarti caro diario. Sembra quasi che darti un nome ti autorizzi a essere custode dei miei pensieri. Sembra addirittura che dandoti un nome possa conferirti una qualche strana autorità. Se ti do un nome ti do il potere. Se ti chiamo diario la gente là fuori saprà che tu sei un diario e che dunque tu contenga informazioni rilevanti circa i miei pensieri.
No! Sono io e soltanto io la custode dei miei pensieri. Tu sei solo il mezzo che mi serve per imprimerli nella testa. Ti chiamerò Dario. Simile a diario... ma almeno sembrerà un nome vero."

* strappa la pagina *

Lezione di Codice Civile, 12 Ottobre:

"Che idea stupida quella di chiamare un'agenda con lo stesso nome del tipo a cui invio le foto delle mie tette.
Quel Dario, che abita al quarto piano e a cui penso non concederò mai un'uscita, è diventato noioso. Io mi sforzo di rendere le mie foto artistiche e in un certo senso godibili. Lui risponde sempre con il suo unico pene ripreso da angolature diverse. Ho chiuso con lui. Lo ignoro da settimane.
Ma torniamo a noi. Ho pensato fosse più saggio utilizzarti per due scopi: Uno scopo accademico e uno personale e intimo.
Scriverò dunque tra i miei appunti di università, così non sono costretto a darti un nome e così nessuno avrà mai intenzione di sbirciare ciò che scrivo. Il modo migliore di nascondere qualcosa è in bella vista, sotto gli occhi di tutti.
Poco fa scrivevo riguardo al fatto che è che non racconto più i miei pensieri da un po'. Ebbene, credo che il motivo sia l'eccessivo utilizzo della tecnologia. Siamo ormai completamente inebetiti dagli smartphone e dai social network che tutto ciò che facciamo durante la giornata ha un valore mentale pari a zero.
L'altro giorno mi è capitato di dimenticare il cellulare a casa. O quantomeno, credevo di averlo dimenticato. Quando ritornai in casa non ce n'era traccia. Pensai di averlo perso. Sono rimasta tre giorni senza smartphone e improvvisamente ricordai quanto fosse bella la vita prima di iniziare ad usarlo giornalmente. Ho dunque riscoperto il piacere di scrivere e annotare i miei pensieri. La pausa tecnologica è durata poco quando la signora Clelia del 1° piano mi ha restituito lo smartphone. Sosteneva di averlo ritrovato nel pianerottolo. Sia beata la mia capacità di far cadere le cose dalla borsa. Spero che questa mia sbadataggine abbia risvegliato la voglia di scrivere a penna i miei pensieri... le mie riflessioni. D'altronde, per comprendere al meglio le cose strane che sono successe in queste settimane, forse metterle per iscritto è la cosa migliore."


Appunti di Diritto Costituzionale, 13 Ottobre:

"Stanotte, Ho realizzato quanto possa essere frustrante amare una persona.
No, non sono io ad amare. Non stavolta, almeno.
Alessandra è venuta in stanza da me. Era molto incazzata. Aveva cominciato a blaterare riguardo a qualche pseudo rapporto che io potrei avere avuto con un nostro coinquilino.
Quello lì, ricordi? Andrea. Mi divertivo con lui qualche volta. Aveva il brutto vizio di guardarmi come un oggetto sessuale. Io ne approfittavo.
Una sera glielo segai mentre era in bagno a farsi la doccia. Lui ricambiò cucinando per me una bistecca morbidissima colma di salsa alla mostarda. Considerato che sono io quella che cucina sempre in casa, avevo pensato potesse diventare un'abitudine da sfruttare a mio favore.
Non mi piace Andrea. Lo considero un sentimentale che lascia tradire spesso qualche fragilità.
Questi giochetti che combiniamo in casa di rado non dovrebbero sfociare in malintesi o equivoci.
Equivoci come questo.
Alessandra aveva spiato dalla sua camera alcune nostre bravate.
Mi resi conto che fosse al 4° bicchiere di vino quando cominciò a descrivere con fin troppa dovizia di particolari il modo in cui quella volta io aprii le natiche per far venire il nostro coinquilino, in mezzo alla cucina.
Era distrutta. Mi accusava di averlo allontanato da lei.
Le dissi, a mia discolpa, che non avrei mai pensato ci potesse essere qualcosa tra lei e lui.
Decisi che dovevo tenermi fuori da tutto questo.
Decisi che le avrei chiesto scusa per averla fatta assistere a quella scena impietosa.
Lei accettò le mie scuse e a sua volta mi confessò di non essere effettivamente arrabbiata per ciò che ho fatto io... ma per ciò che io riuscivo a suscitare in Andrea.
Una potenza erotica che lei non riusciva più ad innescare. Mi confessò della singola volta in cui ebbero un momento intimo con lui.
Cosa potevo fare io, per alleviarle il dolore?
Feci quello che mi riusciva meglio. Mentii. Le dissi che in realtà Andrea era solo un povero impacciato ma che allo stesso tempo era cotto di lei. Spesso capitava di vederlo sovrappensiero e di ricorrere alla masturbazione pensando a lei.
Mi inventai tutto, ovviamente. Da questo, tuttavia, lei trasse una gran forza. Mi abbracciò e tornò in stanza.
Niente più seghe ai coinquilini. Peccato.
Avrei dovuto ricominciare a cucinarmi da sola.”


Lezione di Diritto Privato, 14 Ottobre:

" Qualche giorno fa è capitato un fatto strano. Non sono sicura di sapere i motivi per cui tutto questo è accaduto ma sento la necessità di raccontarli adesso. Era sabato, stavo tornando a casa come al solito dopo la mia corsetta.
Una ragazza mi ha fermato sotto casa per chiedermi di farle conoscere Francesco, il mio coinquilino. Lì per lì non avevo idea di cosa significasse 'presentare' qualcuno. Non siamo mica nell'era dei social network per nulla! Perciò gli consigliai di contattarlo su facebook ma nel farlo mi ricordai che Francesco non possiede un contatto FB. Presi dunque il mio cellulare e le trovai la mail a cui poteva rivolgersi. Ricordo ancora la sensazione di disagio: Notai che lo sguardo di quella tipa era stranamente fisso su di me e sul display del mio smartphone, su cui non avevo mai tenuto un codice di sblocco. Che idiota.
Il fatto strano, quello davvero strano, è che la ragazza sembrava una schizzata.
Voleva entrare in tutte le maniere dentro casa e ha preso ogni scusa pur di visitare dove vivo.
L'ho fatta salire in casa con me unicamente perché mi ha chiesto se potesse utilizzare il bagno.
Ha continuato a parlarmi mentre urinava, da dietro la porta.
Tipi strani ne ho conosciuti ma mai così!
Disse di chiamarsi Gaia e di essere una amica di Ilaria, la tipa che abita nella casa accanto. Ilaria, sebbene fosse fidanzata con questo Federico di cui ripeteva ossessivamente il nome.
Ha parlato di particolari interessi che Ilaria avrebbe nei confronti di Francesco. Segreti confessati solo a lei.
Io le dissi che ne avrei parlato con Francesco quando sarebbe ritornato a casa e lei mi chiese di farle sapere qualsiasi cosa potesse ritornare utile affinché la sua amica si potesse definitivamente smuovere e dare una chance a Francesco.
Io ero sbigottita. Lei era una pazza. Volle persino darmi il suo numero. Mi prese il cellulare e lo scrisse rapidamente davanti a me. Mi strizzò l'occhio e se ne andò.
Ciò che mi fa davvero inquietudine è la coincidenza con cui certi eventi si sono verificati. Solamente qualche giorno prima, infatti, era capitata la cosa più assurda a cui potessi pensare: Francesco e Paola erano delle webstar del sesso e io fondamentalmente ero l'unica a sapere della loro identità. Non fu facile per me mantenere il segreto e la comparsa di questa strana tizia che mi chiedeva informazioni su Francesco mi aveva proprio fatto entrare in paranoia. Non sono sicuro che le due cose siano collegate ma ero certa che avrei sentito di nuovo parlare di questa Gaia.
Fu così che ne parlai con Francesco. Lui mi confessò d'aver avuto una esperienza a dir poco surreale con questa tipa e di averla cacciata fuori casa dopo aver avuto uno strano flirt finito male. Perché, mi chiedo, vengo sempre coinvolta in queste cazzate?"

Appunti di Diritto Internazionale, 15 Ottobre:

"Andrea si fece rivedere in stanza mia. Sapevo ciò che voleva.
Voleva divertirsi con qualche giochetto dei nostri. Tuttavia dopo la confessione di Alessandra volevo allontanarlo. Mi sentivo in colpa e volevo che se ne andasse.
Tuttavia, rimanevo divertita e allietata da quei rari momenti giocosi. Essendo sostanzialmente una stronza volubile, ebbi il desiderio di giocare un'ultima volta.
Sono una cretina, lo so. Lo feci rimanere a distanza. Gli dissi che doveva starmi lontano e guardarmi.
Mi tolsi lentamente la maglietta e i jeans, rimanendo in intimo.
Tolsi prima il reggiseno e poi feci calare lentamente gli slip lungo i miei morbidi glutei.
Lui impazziva per il mio culo. Lo facevo apposta.
Gli avevo ordinato che avrebbe potuto usare solo la lingua.
Non se lo fece ripetere due volte. Cacciò quella linguetta da serpe e la introdusse tra le mie natiche.
Sentii come la dimenava. Indugiava sul mio buchetto stretto e ammetto di aver goduto.
Godo nel sentire il mio ano umido e titillato da qualcosa. Che sia una lingua, un dito o un pene.
E' una mia insanabile debolezza. Ma tu questo lo sai perché la mia seconda terribile debolezza sei tu e il momento in cui mi ritrovo a scrivere dentro le tue pagine questi pensieri.
Andrea trova deliziosa questa mia debolezza, perciò la lecca.
Mi sforzai di evitare che le cose degenerassero.
Lo feci banchettare col mio culo per altri 10 minuti. Dopodiché mi girai e gli dissi tutto.
Gli dissi di Alessandra. Gli dissi che mi sentivo in colpa.
Gli dissi che adoravo quando mi leccava ma che ci saremmo potuti fermare solo a quello.
La sua reazione, quando gli parlai di Alessandra, fu sensazionale.
In pochi attimi si scordò di me, del mio culo, del sapore del mio ano, di ciò che sostanzialmente intendevo dirgli con “fermarsi solo a quello”. I suoi pensieri caddero su di lei e solo su di lei.
Crollò. Mi confessò di quanto si sentiva impotente con lei. Di quanto imbranato si sentiva nel non aver mai insistito per conquistarla. Adesso era perfino colmo di vergogna per essere stato visto di nascosto insieme a me in quella dannata cucina.
Gli dissi che l'avrebbe potuta conquistare. Doveva solo ricreare le condizioni giuste affinché accadesse.
Mi ringraziò, mi baciò sulla fronte. Se ne andò e mi lasciò in preda ad umori e sensazioni umide incomplete.
Ah, la maledizione della sincerità!"

Lezione di Diritto Commerciale, 16 Ottobre:

"Quella stronza puttana mi ha dato della stronza e puttana.
Si. Sembra confusionario. In realtà è molto semplice. Esiste una stronza e puttana che ha davvero combinato un casino. Non sono io. Forse non è nemmeno Ilaria. Probabilmente la stronza e puttana è Gaia.
Oh, certo. Tutto è chiaro adesso. Come posso essere così stupida da non averlo capito prima?
Andiamo con ordine.
Oggi la famosa Ilaria, quella che abita di fronte casa mia, mi ha accusato di flirtare con il suo ragazzo. Uno stronzo e decerebrato che a quanto pare è venuto in possesso di alcune mie foto erotiche. Lo stronzo e microdotato Dario sembra non saperne nulla.
Eh, certo! L'unico idiota a cui io avevo inviato quegli scatti sostiene di non sapere di cosa sto parlando. Non è forse logico pensare che sia stato lui a diffonderle?
La vera idiota sono io! Idiota per aver inviato foto del mio corpo a gente idiota. Non intendo farlo mai più.
Ma soprattutto, idiota per essermi lasciata fregare da una stronza e puttana.
Ora capisco perché ho dovuto usare il vecchio LG col tastierino per quasi quattro giorni.
Ora capisco perché il mio cellulare non si trovava.
Ora capisco che cazzo è venuta a fare Gaia in casa mia.
Quello che ancora non capisco è perché cazzo il fidanzato stronzo e demente di quella povera scema che abita di fronte casa mia abbia le mie foto nel suo cellulare.
A che gioco stanno giocando? Forse dovrei denunciare tutti? Forse sto esagerando e dovrei darmi una calmata?
Forse è il momento di cominciare a far spaventare seriamente qualcuno!"

Lezioni di Diritto Penale, 17 Ottobre:

" In queste lezioni si parla di alcuni reati che dovrei prendere seriamente in considerazione per la vicenda che mi vede coinvolta in questi ultimi giorni.
Tuttavia, non posso che sentirmi estremamente soddisfatta per quello che è successo oggi.
Sono andata a casa di Ilaria e Federico e chi trovo?
Gaia! La stronza puttana. Ella cercava di scappare e contenere la mia incazzatura. Federico il microcefalo si rese conto di non avere alcuna idea di quello che stava accadendo.
Cominciai a sputtanare il piano malefico di quella megera.
Dissi che sostanzialmente avevo capito chi fosse responsabile. Li ho minacciati di querela e di una miriade di altre cose che ho la fortuna di studiare per la vita. La mia libertà è la loro prigione.
Per fortuna Ilaria accorse in tempo per poter ascoltare il resto. Le foto rubate, il piano per allontanare Ilaria da Federico. Neanche Sherlock Holmes coglierebbe in flagranza di reato con tale efficacia!
Federico, questo idiota cosmico, credeva di tenere la sua piccola sgualdrina a bada! Credeva di essere lui a perpetuare il tradimento in modo intelligente. Non aveva idea di che tipo di psicopatica si fosse messo accanto. Raccontai loro perfino del tentativo becero ed insulso da parte di Gaia di circuire il mio coinquilino.
E' stato un uragano. Ilaria ha sbattuto fuori di casa i due stronzi inetti e io e lei siamo rimasti in silenzio per un quarto d'ora, bevendo tè nella sua cucina, indecisi se considerare questo epilogo come una salvezza o una tragedia.
Mi dispiace per questa ragazza. Teneva in casa un coniglio vigliacco da anni. E' un bene per lei che si siano lasciati. Lo capirà presto."

Lezioni di Diritto del Lavoro, 18 Ottobre:

"Oggi ho fatto una cosa che solitamente non faccio. Ho sputtanato degli amici... l'ho fatto solo per una nobile causa, tuttavia!
Sono tornata da Ilaria e le ho detto quello che avevo promesso a me stessa di non dire a nessuno. Le raccontai del girone dei lussuriosi. Lo so, è passato troppo poco tempo dai casini che ci ha visto coinvolti tutti. Tuttavia, in questi casi la normalità non può essere mai ristabilità. Ci vuole una catarsi. Un plot twist. Una radicale novità.
Le feci una proposta: Se le andava di capire come poter conoscere sul serio Francesco, se davvero era interessata a lui come Gaia sosteneva, se davvero voleva rifarsi subito una nuova vita con qualcuno di radicalmente diverso, se voleva scoprire i lati di Francesco meno conosciuti, quello disinteressato, quello gioioso, quello vivace, doveva recarsi in un sito internet chiamato 'girone dei lussuriosi 2.0'.
Lì si sarebbe fatta un'idea di quante qualità potessero rimanere celate in un ragazzo come lui... Lei mi ha guardato sbigottita e poi mi ha ringraziato... Credo che Francesco mi debba un grande favore."

* fine appunti *
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Il segreto delle buste di tè by Cigno
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cigno2017@gmail.com
Quando pensate al tè cosa vi viene in mente?
Certamente il tè caldo fa ricordare le stagioni invernali, dove i plaid riscaldano i cuori e i piedi gelati. Tuttavia, il tè freddo suggerisce le memorie estive, fatte di sole cocente e alcool da aggiungere ai bicchieri colmi di tè alla pesca e ghiaccio.
Che segreto si cela dietro le bustine di tè?
Nel microcosmo di via del mirto 46 le buste di tè hanno letteralmente rivoluzionato la vita di alcuni giovani studenti.
Tra tutte le vicende che possono aver riguardato le ragazze e i ragazzi nel corso di questi lunghi periodi, quelle che si aprono con una tazza di tè si sono sempre chiuse con capovolgimenti di fronte.
Per Ilaria, il profumo di tè nero rappresenta un riferimento quasi proustiano al pene eretto galeotto di Francesco.
Fin dalla prima volta in cui lo vide, le sue narici si impregnarono di quel conturbante odore. Ormai la bevanda è onnipresente nella sua quotidianità. Ne beve almeno una tazza al giorno e non può fare a meno di stare col naso insù a carpirne ogni minuscolo sbuffo di vapore. Ogni annusata fa ritornare con la mente a quel controverso momento di follia che, sul piano oggettivo, la vide protagonista di una penosa scena di esibizionismo “da impermeabile nel parco”.
Eppure, il surrealismo e le erezioni inondavano la testa di Ilaria a tal punto da aver cambiato molti aspetti della sua vita.
Francesco, il maniaco, il pervertito goffo e buffone, il maldestro e poco “charmante” vicino di casa , aveva fatto breccia nel cuore e nei pensieri di Ilaria.
Ora single.

Federico è uscito dalla sua vita con la rapidità con cui quel cazzo le si parò davanti gli occhi quella famosa volta.
Lo stronzo imbecille aveva una relazione di cui lei non conosceva l'esistenza. E' venuto fuori tutto di botto, in modo quasi violento.
Eppure, Ilaria non si sentiva tradita o disperata. Si sentiva leggera. Libera, come in molti anni non era riuscita ad essere. Lei in cuor suo lo sapeva: Con Federico non c'era più alcun affetto. Convivevano per inerzia. Nessuno dei due offriva nuovi sprint per rilanciare la storia e il tradimento è solo un fenomeno generato dall'accidia e dallo scarso spessore morale.
Un tradimento che Ilaria subì nella realtà ma che allo stesso tempo aveva ideato lei nella sua dimensione mentale tutte le volte che ripensava a quella grossa e succulenta cappella intravista mezza volta.

La fantasia erotica esplose nella mente di Ilaria senza lasciare spazio ad altri pensieri. Non si era mai masturbata così tanto come in quel periodo. Non riusciva a resistere.
La pressione sociale e intima cui era sottoposta durante la relazione avevano represso tutte le sane e semplici pulsioni che un tempo la caratterizzavano e che finirono con l'assopirsi.
La formula adesso era semplice: Una tazza di tè nero, qualche annusata e il brivido lungo la schiena riaccendeva di colpo le copiose secrezioni vaginali. Un riflesso pavloviano che andrebbe quasi approfondito dal punto di vista scientifico!
Cosa rimaneva da fare, dunque, nella vita nuova e svuotata di Ilaria?
La casa era tutta per lei, il tempo pure.
Le voglie pure.
Il tè era pronto. Era la stessa marca di tè che aveva bevuto quella famosa volta. Molto intenso. Ilaria se ne stava lì a sorseggiare indecisa se cliccare la chat che si trovava davanti, sul suo pc.

Aveva di fronte a sè il girone dei lussuriosi: La più famosa showroom virtuale per gli appassionati di livecam erotiche. Era gestita da due anonimi avvenenti la cui popolarità crebbe rapidamente nel giro di pochi mesi.
Perché si trovava lì? Cosa poteva mai suscitare in lei, ragazza appena ritornata single, un sito del genere?
La risposta era contenuta in quella tazza di tè. L'odore era inconfondibile.
Proprio come nel caso dell'anonimo ragazzo ripreso dalla webcam a cui stava assistendo.
Aveva il volto coperto da un passamontagna bianco ma il pene era lì, nudo, in libertà.
Avrebbe riconosciuto il cazzo di Francesco pure se fosse stato ficcato dentro il passamontagna.
Ilaria se ne stava lì, davanti il pc, con la tazza in mano ad annusare e ricordare.

Lo show iniziò in modo abbastanza semplice.
Entrambi seduti sul letto con i volti coperti dal passamontagna.
Lei in reggiseno e mutandine. Lui in boxer.
Ilaria aveva le palpitazioni. Sorseggiava e mugolava in silenzio.
I primi token garantirono un facile accesso alle nudità preliminari.
Capezzoli al vento nel giro di dieci minuti da parte della anonima con il passamontagna e già il calore del tè veniva lentamente sostituito da un calore nel basso ventre.
Il potenziale Francesco (di fatto non aveva ancora la certezza che fosse lui) riusciva a districare bene la lingua attraverso il tessuto e titillava il seno della compagna.
Ilaria rimaneva in silenzio, davanti il monitor. Non sapeva se usare il dito per cliccare su “like” o per smuovere l'elastico dei suoi leggins, già abbastanza umidi.
Lo show proseguiva. La tipa stava sculacciando il tipo (Francesco-potenziale) per aver morso il capezzolo troppo arditamente.
Erano divertenti, loro. Con quel loro fare giocherellone emanavo spontaneità e malizia. Erano felici. Estemporanei, complici.
Ilaria li invidiava. Ardeva di invidia e soprattutto era ormai estremamente eccitata.
Si ritrovò a giocare con la bustina di tè nero grondante e umida. La bevanda era già tiepida ma lei amava tenere la busta in infusione fino alla fine.
Le goccioline scendevano e colavano lungo il bordo della tazza e finirono sulla sua maglietta.
Ilaria prima non ci fece caso poi notò la consistenza succulenta di quella busta e la tastò.
Era morbida. Era umida. Era calda.
Con lo sguardo sempre fisso sulla chatroom dove i due lussuriosi facevano le loro sporcizie, Ilaria iniziò le sue.
Avvicinò la bustina al naso e la odorò. Il forte miscuglio di erbe secche aromatiche alla sensazione di calore fece vibrare tutto il collo della ragazza, adesso quasi sdraiata sulla sua poltrona.
Lentamente passò la busta sul collo, inumidendo la fossetta giugulare.
Si rese conto che era una cosa bellissima e che non poteva più fermarsi.
Inumidì di nuovo la busta nella tazza e fece cadere alcune gocce sul suo viso, chiudendo gli occhi.
Intanto il probabile Francesco aveva iniziato a esplorare i buchetti della sua compagna di giochi.
“Porco maiale suino maledetto...” esclamò in solitudine Ilaria, mentre si passava la busta sullo sterno.
Tolse la maglietta, rimanendo in reggiseno.
Inumidì ancora la busta e la passò in mezzo ai seni. Avvertì il calore spargersi rapidamente. Alcune goccioline fecero rivolo scendendo e arrivando all'ombelico. Brividi intensi, stavolta.
Titillò i capezzoli con la busta umida e inizio a mugolare nel buio della propria stanza.
Voleva di più. Fece scendere ulteriori gocce sul ventre e con la busta accompagnò la sensazione di calore fino a farla ricongiungere con quella già presente a livello pelvico.
Era il monte di venere. I pelucchi già umidi per via dell'eccitazione furono invasi da una piccola pioggerella di tè.
Umettò ancora la busta e si toccò il clitoride.
La sensazione di calore era spettacolare. Riuscì a godere chiudendo gli occhi e rimanendo ferma in quella posizione per quasi 5 minuti.
Una volta raffreddata la bustina, la umettò ancora.
Ripetè la procedura circa 3 volte, prima di rendersi conto che di fatto si stava masturbando con una bustina di tè da quasi venti minuti.
Era al limite.
Aumentò la frequenza vibratoria sul clitoride, dopodichè appose una falange sopra l'ano e premette lentamente.
Aprì la bocca per gemere.
Con la coda dell'occhio stava osservando il superbo pompino della anonima ladra e si immaginò che sapore avesse quella verga.
D'istinto, portò alla bocca la busta umida e succhiò avidamente.
Aveva le mani impegnate a deflorare le sue aperture mentre un tufo di tè le copriva la bocca.
E succhiava.
Succhiava il tè ancora intrappolato nella busta.
E gemeva.

L'orgasmo arrivò presto. Fu violento, sconquassante, liberatorio.
In chat erano ancora fermi al pompino. La ragazza rideva. Il ragazzo era ancora in piena erezione.
Non si fa così.
Non è giusto.

Decise dunque di afferrare il laptop e di digitare sulla tastiera.
Non era il cervello ad agire, era il sesso. La scossa potente che non sai controllare, che puoi solo assecondare.

“Vorrei tanto essere lì con voi, ragazzi...! -earlgrey-”

Aspettò che uno di loro si ridestasse dal momento orale e riuscisse a rispondere.
La ragazza le rispose.
“Vieni quando vuoi”
Ilaria ci pensò un attimo. Poteva farlo, in teoria. Fisicamente era a distanza di un pianerottolo!
“Se vi venissi a bussare mi aprireste...? -earlgrey-”
“Se ci venissi a trovare non potremmo che accoglierti...!” rispose Francesco.

Ilaria si rivestì. Aveva le palpitazioni. Prese le chiavi di casa, indossò le pantofole. Percorse il corridoio.
Era fuori.
Si avvicinò alla porta dei suoi vicini. Bussò. Il labbro le tremava.

---

“Hanno bussato sul serio...!” disse Francesco a Paola.
“Vai a vedere chi è...” rispose Paola, scettica.
Non potevano credere che fosse davvero Earlgrey, l'anonimo spettatore che aveva annunciato che si sarebbe presentato alla porta.
Tuttavia, dopo l'esperienza con Mariarita, la prudenza non era mai troppa.

“Come facciamo con lo show?” chiese Francesco.
“Metto in pausa, non ci sono problemi....” disse Paola.
Francesco si allontanò dalla stanza, tolse il passamontagna e indossò la maglietta degli slayer e la tuta.
Si avvicinò alla porta e domandò “chi è”.
“Una spettatrice.” disse Ilaria.

Silenzio.
Assordante.
Francesco era immobile dietro la propria porta. Ilaria era tesa e immobile in pianerottolo.
A separarli, pochi centimetri di legno.
Francesco aveva gli occhi sgranati e il cuore palpitante. Avrebbe riconosciuto quella voce pure in un coro di 1000 persone.
Ilaria aspettava una risposta. Era impaziente.
“Sono venuta a restituirti la busta di tè che mi avevi prestato...” disse lei, infine.
Francesco rimase in silenzio per circa un minuto.
Paola da lontano mandò una voce.
“Fra?? Tutto ok?” chiese impaziente.

Francesco aprì uno spiraglio. Guardò Ilaria dritta negli occhi. La vide in tutta la sua bellezza mentre armeggiava con una bustina di tè nero.
“Aspetta un minuto, ti prego.” chiese Francesco.
“Ok... aspetto qui.” disse lei.
Francesco ritornò in camera e chiese a Paola di interrompere la registrazione. Paola era stranita.
Lui non diede spiegazioni ulteriori, la salutò e corse via.

“Eccomi. Ciao.” disse Francesco.
“Lo beviamo da te, o da me?” chiese Ilaria, senza fronzoli.
“Da te... sai, da me è un casino ultimamente...” disse goffamente Francesco.
Entrarono in casa. Silenziosi. Entrambi estremamente tesi e eccitati per la paradossale situazione in cui si erano ritrovati.
Francesco non era sicuro di aver capito che intenzioni avesse Ilaria.
Ilaria, d'altronde, non ne era per niente sicura.
Prepararono il tè in assoluto silenzio. Evitando pure di guardarsi.
Ilaria riempì la teiera e la mise sul fuoco. Usò due bustine e le tenne in infusione.
Si girò e guardò con occhi penetranti Francesco.
Francesco era ipnotizzato.
“Dunque... eri...per caso...” Provò a confabulare mentre Ilaria rimaneva con sguardo fisso e braccia conserte.
“Earlgrey? Si. Sono io.” disse lei, lapidaria.
Bel Nickname, pensò Francesco.
“Da quanto tempo sai di me e...” Francesco non riusciva mai a finire le frasi.
“Da qualche giorno. Siete bravi...!”
“Grazie” Rispose lui.

La teiera iniziò a fischiare. Il rumore destò dall'ipnosi i due ragazzi. Si servirono ognuno una tazza.
Si sedettero. Si guardarono a fondo mentre sorseggiavano tè nero.
Come la prima volta.
La cucina ribolliva di tensione. Ilaria non riusciva a distogliere lo sguardo.
Francesco era convinto di aver già avuto tre arresti cardiaci in 10 minuti.
D'un tratto, Ilaria posò violentemente la tazza sul tavolo, evocando un rumore secco, deciso.

Francesco ebbe paura. Poi si rese conto che la donna che aveva desiderato in tutti quei mesi si stava alzando per raggiungerlo. Era tutto vero.
Posò la tazza anche lui.

Il tè rimase caldo per molto tempo.
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Deja-Vu by Cigno
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Alessandra si guardò allo specchio.
Da giorni si sentiva irrequieta.
Cosa c'era che non andava? All'università andava tutto bene. Erano le ultime materie e presto si sarebbe laureata.
Una laurea in Economia non porta gioie immediate. Tuttavia, lei era fiduciosa che il futuro che la aspettava sarebbe stato pieno di gratificazioni professionali.
Non era la gratificazione professionale, il problema.
Non i voti d'esami. Era riuscita ad ottenere il massimo dalla sua vita accademica e si è sempre distinta per costanza e metodo.
Non era la vita di relazione. Aveva tanti amici che si prodigavano per lei e che riusciva sempre a tenere stretti quando tornava nella sua amata città, lontana da anni per esigenze di studio che la costringevano a vivere in una casa con coinquilini.
Non era la famiglia, vero caposaldo della sua intera esistenza.

Era la passione. Quella pura. Quella semplice. Quella vera. La passione che ultimamente le era crollata di sopra come un antico palazzo in rovina.
Facciamo qualche passo indietro.

Chi era Alessandra, ormai? Era una ragazza quasi 24enne senza vizi. Senza nemici. Senza pensieri apparenti.
Eppure, si può essere infelici.
Andrea, la rendeva infelice.

Andrea, era entrato nella sua vita in modo violento, senza preavviso. Un vero codardo, quasi.
Le aveva regalato il più bell'orgasmo di tutto l'anno e da allora si scambiarono si e no due parole ogni giorno, nonostante vivessero nella stessa casa.
Se lo ricorda ancora, quell'orgasmo. Un orgasmo notturno, inaspettato, sporco.
Lei quella volta fu in imbarazzo per la storia della pipì. [n.d.a.: vedi capitolo 2 – Alessandra] Un imbarazzo che si tradusse in complicità e libertà. Un evento irripetibile, forse.

Lui, invece, per cosa era in imbarazzo?
Lui era un caso strano. Non è più riuscito a farsi coraggio per chiederle di uscire. E' stato soggiogato da alcuni periodi brutti, complice l'università e gli amici evanescenti.
Lei non è mai stata in grado, allo stesso tempo, di esserle vicino. Si allontanarono progressivamente e ciò fece cadere lui in un vortice di apatia e Alessandra, diventò nervosa.

Aveva sogni ricorrenti. Sogni bagnati. [n.d.a: vedi capitolo 9 – Pioggia]
Sogni che le facevano rivivere sensazioni che voleva si ripetessero. Voleva che Andrea facesse la sua mossa. Voleva scopare, voleva amare. Voleva lui.
Non fu facile, per lei, dover ingoiare quel boccone amaro. Se lo ricorda ancora.
Il giorno in cui sentì dei rumori strani provenire dalla cucina. Il giorno in cui, attraverso lo spioncino della porta, vide chiaramente l'eiaculazione volgare e massiccia di Andrea sul culo di Maria Rita. Una sensazione di eccitazione mista ad odio. Un'innegabile miscuglio di emozioni che derivavano dal fatto che lei sapeva di guardare, loro non sapevano di essere spiati. [n.d.a.: vedi capitolo 7 – Decido io].

Cosa pensare? Cosa fare?

Si osservò i glutei, di profilo. Era un culo decisamente invitante. A sua modesta impressione.
I seni avevano sempre quel problemino di dimensioni che la preoccupava solo per poco.
Da giorni aveva iniziato una serie di abitudini decisamente poco ortodosse.

Aveva smesso di portare le mutandine e il reggiseno.
Così. Da tutto a nulla. Sotto i maglioni. Sotto le magliette, sempre e solo tette nude.
Attirare l'attenzione? Forse. Ma lo faceva per sé.
In casa stava spesso in tuta. Senza le mutandine si sentiva spesso l'inguine umidiccio. Le cosce creavano un calore che il tessuto interno tratteneva quasi per intero.
Era quasi trasandata, per sua stessa ammissione.

Ma c'era anche dell'altro.
Da settimane, lei non si chiudeva più a chiave. Nè in stanza, né in bagno.
In bagno certe volte rimaneva in silenzio per minuti interi, senza fare niente.
Non pisciava, non si sciacquava. Rimaneva seduta in attesa che Andrea entrasse e la trovasse li.
Non aveva tuttavia il coraggio di rimanere davvero per un tempo sufficiente. Non capitò mai che entrasse qualcuno (strano a dirsi, per una casa di 5 persone).

Quando, invece, doveva pisciare, teneva addirittura socchiuso. Il rumore della pipì poteva essere udito più facilmente.
Sperava che arrivasse all'orecchio di Andrea. Sperava che la scena potesse ricordare lui i vecchi trascorsi.

Di fatto, Alessandra era diventata la coinquilina peggiore che si potesse avere.
Un giorno Maria Rita passò dal corridoio e forse intravide qualcosa. Forse Alessandra accennò a toccarsi. Maria Rita, che col sesso ha un rapporto molto speciale, non la disturbò e non le chiese nulla, neanche si arrabbiò per quello spettacolo inatteso.
Alessandra non è sicura che sia successo davvero. La sua testa è riempita solo da Andrea a da quanto egli sia stupido a non concedersi. A non proporsi.

Quella sera, pioveva a dirotto. Alessandra era irrequieta. Tanto, troppo.
Uscì dalla stanza e andò in cucina. Era in leggins. Senza mutande. Senza reggiseno.
Andrea era lì.

“Ciao.” disse lei.
“Ciao.” rispose lui.
“Tempo di merda.”
“Già.”

Prese l'acqua e bevve un sorso. Poi un altro. Poi un altro. Poi un altro.
Andrea lo notò.

“Hai mangiato salato?” chiese.
“Possibile.” rispose lei.
“Vuoi un po' di tè?” propose lui. Quella casa era sempre piena di buste di tè.
“No. Non mi va il tè” rispose lei fredda.
“Vuoi la vodka?” Chiese lui, per scherzo.
“Magari ce ne fosse!” rispose lei, sia per scherzo sia nascondendo una leggera insofferenza.
“Ti va di assaggiare il limoncello che ha portato mia zia l'altra settimana? Non te l'ho mai fatto assaggiare.”
“Hai portato un limoncello e non ne sapevo niente?” chiese lei, stupita.
“Eh, si. I ragazzi hanno già quasi finito la prima bottiglia ma ne conservo ancora una.”
“Uhm. Vai, assaggiamo.”

“Com'è?” chiese lui.
“Fortino...!” disse lei.
“Eh, in paese facciamo le cose con stile.”
“Tutti i tuoi compaesani sanno fare le cose con stile, vero?”
“Beh, siamo una comunità piena di sorprese!”
“Sul serio?” disse lei con tono ironico.
“Ehm. Ok. Sento una leggera ironia.” disse lui.
“Già.” disse Alessandra. “Comunque sia, complimenti alla zia, è davvero buono” e vuotò il bicchiere alla goccia.
“Vado in bagno.” disse lei.

Il limoncello caldo non è proprio il massimo, specie se a cena hai mangiato una insalata scondita.
Specie se ti alzi di botto dalla sedia e soprattutto se sei nervosa.
Soprattutto quello mega-alcolico della zia.
Alessandra ebbe un rapido giramento di testa. Inebriata si lasciò dirigere verso il bagno.
Lasciò la porta completamente aperta e vuotò la vescica, senza pensarci troppo.

Andrea aveva sgranato gli occhi e teso le orecchie.
Evidentemente c'era molto di più di una semplice ironia. Era una manifestazione d'astio nei suoi confronti.
Ascoltò il rumore della pipì proveniente dal corridoio e subito ebbe un deja-vu.

La notte burrascosa.
La pipì.
Alessandra.
Era tutto esattamente come quella sera. La sera in cui per l'unica volta assaggiò il corpo della ragazza che da allora l'aveva completamente stregato. La stessa per cui aveva ancora adesso una sorta di blocco emotivo.

Alessandra ebbe, dal suo canto, lo stesso identico deja-vu. Tutto in quel momento le ricordava quella sera.
Si alzò dal cesso e si lavò le mani. Si girò.
Andrea era davanti a lei.

Si guardarono intensamente per quasi un minuto. Dopodichè lui parlò.
“Scusami, per tutto.”

Alessandra aveva gli occhi quasi gonfi di lacrime, quindi l'abbracciò e lo baciò intensamente, in bocca.

Si abbracciarono a lungo. Si baciarono in modo appassionato. Lei toccava i capelli di Andrea. Lui giocava coi suoi ricci.
Lei lo strinse forte e lui ricambiò. Si trasferirono in stanza da lui.
Lui chiuse la porta.

“Ti ricordi di quando ti dissi che sarebbe stato il mio turno?” chiese Andrea.
“E io ti dissi di raccogliere tutte le tue cose sporche per farmele annusare.” rispose Alessandra.
“Il turno credo sia arrivato.”
“Quanto ho aspettato questo momento.”

In silenzio, tra un bacio appassionato e un respiro affannoso, le mani di Alessandra si diressero verso il basso ventre di Andrea.
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Ultimo Atto Insieme by Cigno
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Capitolo Finale. Spero che questa casa di studenti, con le loro storie e i loro intrecci, vi sia piaciuta.
Avete voglia di discutere con me riguardo al destino dei protagonisti?

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In silenzio, tra un bacio appassionato e un respiro affannoso, le mani di Alessandra si diressero verso il basso ventre di Andrea.
Andrea vibrò per l'eccitazione. Sentì il suo membro eretto venir arpionato dalla dolce stretta di Alessandra per poi essere estratto con cura dalle mutande. Alessandra lo guardò ammaliato.
Gli sembrò la cosa più bella che avesse mai visto. Il bene più prezioso che esisteva.
Sentiva quasi l'impulso di morderlo. Dimenticò che ora fosse, che giorno fosse e tutto il resto.
Voleva solo Andrea e il suo meraviglioso cazzo.

“Il tuo è un cazzo meraviglioso... peccato sia solo di gomma...!” Disse Maria Rita, coperta da una maschera di Catwoman.
Paola sbatacchiò il suo strap-on sulle labbra dell'amica/amante e la pioggia di token arrivò puntuale.
“Tesoro, con questo non avrai più motivo di rimpiangere i cazzi veri.” Disse fiera paola, che al contrario indossava una maschera con le copertine di tutti i libri di Virginia Woolf.

“Virginia Woolf? Sul serio?” Disse Francesco mentre Ilaria gli distendeva dolcemente il prepuzio.
“Si, certo! E' davvero la mia autrice preferita. Perché non dovresti credermi? Semmai il tuo autore preferito?”
“Philip K. Dick. E' un genio della fantascienza. Hai presente Blade Runner?”
No, disse Ilaria, con noncuranza nei confronti della discussione ingollando il fiero membro di Francesco che si mise ad ansimare in modo spasmodico.
“Dovremmo vederlo, qualche volta.” Aggiunse.

“Dovremmo vederci, qualche volta.” Disse Dario, il tizio 36enne dopo aver chiaccherato per circa un'oretta con Gaia, nello stenditoio del 4 piano.
“Uhm... perché qualche volta? Non hai una casa qui accanto?” rispose lei.
“Vuoi venire a casa mia? Adesso? Ti vedo abbastanza intraprendente.” disse Dario stupefatto.
“Non sai quanto, caro il mio vecchietto.” Gaia fece la sua mossa: Gli occhi ammalianti.
Dario aprì la porta di casa sua. Gaia, appena dietro di lui, aveva già sfilato il reggiseno.
“Ero indecisa: Voi maschi preferite che si tolgano le scarpe prima di entrare o il reggiseno?”
“A dire il vero a casa mia si entra senza nulla” Fece Dario caparbio.
“E allora come mai sei già dentro, ancora vestito?” fece Gaia iniziando a spogliarsi.

“E dunque, come mai sei ancora vestito e non sei dentro di me?” Chiese Alessandra mentre Andrea cercava di resistere all'impulso tremendo dell'orgasmo.
“Non mi hai dato il tempo di spogliarmi. Hai afferrato il coso e hai cominciato a giocare.” rispose lui.
“Io non sto giocando. Io me lo sto godendo piano piano. E lo voglio. Ti voglio. Dentro di me.”
“Non me lo faccio ripetere due volte...” Andrea si tolse il resto e ammirò la sua amata rivelare le sue intimità.

“E già che siamo qui a parlare di intimità... Mary vi concederà il privilegio di aprire il suo intimo per voi...!”
Paola dunque tolse gli slip di Mariarita, prontamente a 90°. Scostò le due natiche e passò un dito tra le grandi labbra. Poi lo portò alla bocca.
“Uhm... è succosa, la nostra Mary. Vero Mary?”
“Oh si, Poly. Ancora.” Ansimò Mariarita.
Nel girone dei lussuriosi iniziò una vera e propria guerra ai like da diretta. I gettoni piovvero a valanga.

“Se non ti fermi, Ila, credo che una valanga si abbatterà su di te!” protestò Francesco all'ennesima slinguata sulla punta del glande.
“Era da mesi che sognavo di farlo... concedimi un altro po' di tempo!” Ribadì Ilaria.
“Ora è il turno mio...!” Francesco si staccò dalla morsa di Ilaria e la costrinse a mettersi pancia su e gambe aperte. La mossa colse Ilaria del tutto impreparata e non potè fare altro che subire passivamente l'invasione della sua vagina da parte del volto di Francesco.
“Era da mesi che sognavo di farlo...” Disse Francesco con una voce smorzata dalla presenza del clitoride tra le labbra.
E intanto Ilaria rovesciò gli occhi per il piacere.

“Mi piace quel verso che fai con gli occhi quando sei eccitata.” Dario stava iniziando a penetrare Gaia all'ingresso di casa. Quasi in pianerottolo.
Per la foga, dopo essersi spogliati, neanche riuscirono ad entrare in casa. Gaia saltò letteralmente addosso a Dario chiedendo di essere scopata lì, in quel momento. Dario la accontentò.
“Cosa ne penseranno i vicini?” Disse lui.
“Probabilmente staranno tutti scopando, in questo momento!”
“Questo lo pensi perché sei una maiala o lo sai per certo?”
“Intuizione femminile.... e ora zitto e scopami!”

“Zitto e scopami.” gridò Alessandra mentre Andrea stava provando a dire per l'ennesima volta quanto fosse bella.
Andrea dunque la portò sul letto e la mise a cavalcioni. Alessandra avvertì il pene in tutta la sua lunghezza.
Andò su e giù in modo esemplare. Quell'asta sembrava fatta apposta per essere accolta come un guanto.
“Sembra fatto apposta per me, amore!” disse lei tra un gemito e l'altro.
“Infatti è fatto apposta per te... senti come entra bene?” Disse Andrea.
“Giurami che è solo mio!” implorò Alessandra.
“E' solo tuo!” Tuonò Andrea.
“Ancora....” gridò alessandra.

“Ancora” implorò Paola mentre Maria Rita la invadeva con un dildo esageratamente grande.
Il numero di utenti connessi divenne in breve tempo un record assoluto per il sito.
“Ti piace così, Poly? O Preferisci il dragone?”
“Il dragone... si! Quello è nuovo! Se non ti dispiace, tuttavia, dovresti prima chiederlo agli utenti... così loro possono inviare ulteriori token!” rettificò Paola eccitatissima.
“Ma io voglio usarlo adesso...!” Protestò Maria Rita.
“Oh, fai come cazzo vuoi, spegni pure il computer. Sono troppo eccitata per fermarmi. Fammi tua!”

“Fammi tua!” Ilaria ansimò. Staccò il volto di Francesco dalla propria figa e lo baciò.
Francesco dunque appoggiò la punta del suo pene sulla vagina e avvertì Ilaria vibrare.
“Era da anni che non sentivo questa sensazione....!” disse lei quasi tra sé e sé.
“Ma sei stata fidanzata per anni!” Fece notare Francesco.
“Non credevo si potesse tornare a godere in questo modo... sei la migliore disgrazia che mi sia capitata.”
Francesco, riempito d'orgoglio, si impose di non lasciare il campo di battaglia senza prima avere fatto venire Ilaria due volte. Tre volte. Tutte le volte che voleva.
“Non ti mollo finché non vieni!” Disse, eccitatissimo.
“Io sto già venendo!” disse lei, quasi anticipandolo.

“Io sto già venendo! Disse Dario preoccupato.
“Non ti azzardare a venire senza prima aver preso il mio culo!” Minacciò Gaia.
“Sei una pazza! Come ho fatto a non conoscerti prima!?”
Dario dunque prese l'asta rombante, la stappò dalla vagina e la spinse contro lo sfintere. Gaia strinse gli occhi e iniziò a far sentire il suo gemito lungo tutta la rampa di scale.
“Posso dedicarla ad un tizio a cui ho sempre negato l'anale?” disse Gaia, da stronza.
“Dedicalo a chi vuoi. Io intanto sto venendo.”
“Vieni.”
“Vengo!”

“Vengo!” gridò Alessandra.
“Non ce la faccio più neanche io...” disse Andrea.
“Fammelo bere... voglio ricambiare il favore!” Alessandra era posseduta dal piacere.
“Bevi, tesoro. Bevi!” Andrea imboccò la sua partner.

“Bevi, bevi bevi!” Disse Paola mentre Maria rita si sottopose ad una golden shower, stavolta a webcam spente. Solo per loro. Solo per amore.
“Mi stai bagnando tutta!” Disse Maria rita senza tuttavia accennare una fuga.
“Te lo meriti tutto! Non mi sono mai divertita tanto!”
“Penso di poterlo fare per tutta la vita.”

“Per tutta la vita!” Francesco eiaculò sui glutei di Ilaria.
Lei lo guardò compiaciuto.

“Ti amo.” Disse Ilaria ad Francesco.
“Ti amo.” rispose lui.
“Credo di amarti.” Disse Paola a Maria Rita.
“Io credo di dovermi fare una doccia e sì, credo di amarti anche io!” rispose Maria Rita.
“Ti amo.” Disse Dario.
“Non ti prendere tanta confidenza.” Rispose Gaia.
“Ti amo.” Disse Andrea a Alessandra.
“Ti amo.” Rispose lei.






Epilogo



“Federico, è pronta la cena!”
“Si mamma, un attimo che arrivo...”
“Federico, vedi che si fredda!”
“Si.....mamma.... un....attimo”
“Federico, ancora con Federica?”
“Chi....è.....federica?”
“La tua mano amica!”

Ennesimo orgasmo rovinato. Federico chiuse il pc, si rivestì e mesto mesto andò a tavola.
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