Cuckquean by Akai
Summary: Cuckquean
Categories: Etero Characters: None
Genres: Racconto
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 3 Completed: No Word count: 5160 Read: 9359 Published: 12/22/2017 Updated: 01/27/2018
Incipit by Akai
Aveva la bocca asciutta, chissà da quanto non la chiudeva. Le girava la testa ed era accaldata, no, stava bruciando. Senza forze oramai non riusciva neanche più a reggersi alle lenzuola tutte stropicciate ed era in balia dei suoi affondi profondi. La teneva salda a sé abbracciandole le gambe distese verso il soffitto, sentiva il basso ventre andare a fuoco mentre i suoi abbondanti umori cercavano invano di fermare quell’incendio di passione animalesca che scoppiava ogni volta che rimanevano da soli.
Aveva già urlato tutti i suoi orgasmi ma lui imperterrito continuava a darle piacere, sapeva come prenderla e con quanta delicatezza o forza scoparla. I loro occhi si incrociarono, era accaldato, era sudato, come lei del resto, le sorrise ed aumentò nuovamente il ritmo. Chiuse gli occhi all’ennesimo orgasmo montante e se lo lasciò scorrere attraverso senza neanche provare a resistergli.
In uno spasmo inarcò la schiena ed urlò ancora ed ancora, anche la gola le si seccò.
Muovendola come una bambola di pezza la mise a pancia in giù, sapeva cosa volesse, ma era così stanca che i muscoli non l’assistettero per mettersi a quattro zampe, girò appena la testa per guardarlo dispiaciuta e sconfitta, lui non si perse d’animo e le alzò il bacino prima di posizionarlesi dietro. Lento le entrò di nuovo dentro, essere penetrata dopo un orgasmo è qualcosa che ogni donna dovrebbe provare, è quasi come se tutte le terminazioni nervose del corpo si raggruppassero nella figa e che il cazzo scivolando le vada ad accarezzare tutte. La stava schiacciando contro il materasso, ma le andava bene finché continuava a scoparla fino a farle perdere la concezione di dove fosse, non le importava neanche di far fatica a respirare, sentiva le sue mani infilate nella carne morbida dei glutei a tirarla per andare ancora più in profondità.
Pausa.
Chiuse gli occhi per evitare che la stanza girasse troppo e per cercare di riprendere fiato mentre la lingua le si attaccava al palato arso.
Freddo. Freddo che fluiva tra le natiche. Lubrificante.
“Rilassati.”
La prima parola dopo tanti gemiti, anche la sua voce era provata da quell’impresa. Un dito raccolse quel fluido che oramai era caldo e massaggiando lo andava a passare intorno al buchino. Tenne gli occhi chiusi e cercò di seguire il suggerimento che le aveva dato. La pressione aumentò ed in maniera controllata le entrò dentro anche dietro. Il respiro le divenne affannoso e sentiva che tutti i muscoli del perineo si contraevano con forza, sentiva distintamente il pene in vagina ma soprattutto sentiva il dito che era appena entrato e che tra una contrazione e l’altra cercava di spalmare il lubrificante al suo interno.
Uscì da lei, le sembrò quasi una liberazione, poi di nuovo la sensazione di fretto tra le natiche
“Rilassati.”
consiglio o avvertimento? Di sicuro preannunciava qualcosa di irrimediabile.
Il cazzo scivolò indisturbato tra le natiche per raccogliere più gel possibile, tratteneva il fiato, sapeva già cosa sarebbe successo dopo. La punta morbida del glande si incuneò proprio davanti al suo sfintere, aveva trovato la porta d’ingresso, ora non serviva altro che spingerla.
Per quanto avevano fatto sesso? Minuti? Troppo poco. Un’ora? Forse o forse di più, sentiva tutti i muscoli svuotati da ogni energia, sapeva con sicurezza che le sarebbe servito ciò che restava della notte per riprendersi ma, nonostante questo, non riusciva a rilassare il culo. Più lui spingeva e più le si serrava. Carezze, baci, parole dolci, nulla riusciva a scioglierla. Spingeva paziente ma non avanzava minimamente, provava di nuovo con il dito ma anche quello non c’era più verso di farlo entrare. Più passavano i minuti e più le si irrigidiva tutto il corpo, respirava appena, sembrava aspettasse inconsciamente il momento in cui era sicura di non correre nessun pericolo là sotto. Poi d’improvviso più nulla: niente più cazzo, niente più mani con le loro dita inopportune, niente più Luigi. Aprì gli occhi e lui era davvero sparito, cadde di fianco sul letto, disperata.
Anche stavolta non ci era riuscita. Raccogliendo le ultime forze si spinse con le mani fino a mettersi seduta, guardava le lenzuola lilla tutte stropicciate ed umide di sudore e l’unica cosa che aveva n mente era la sua inettitudine, tutti gli orgasmi, tutto il piacere, erano andati via, cancellati, persi, ciò che le rimaneva era la colpa ed il vuoto intorno a lei che glielo rendeva ancora più chiaro.
Nell’immobilità accumulò abbastanza energie per mettersi in piedi, con la testa annebbiata il corpo si mosse da solo ma la portò da lui, in bagno. Era già in doccia, come se si volesse lavare subito da dosso l’ennesima delusione, chiuse l’acqua quando si accorse che lo stava guardando e si voltò a fissarla.
Era lui chiuso in una scatola di cristallo leggermente appannata dall’acqua bollente ma era lei a sentirsi in gabbia, le mancava il respiro e la fermezza d’animo per sostenere quegli occhi indagatori. Abbassò lo sguardo. Le scesero delle lacrime silenziose. Era un’inetta, un completo fallimento. Aveva ancora la piena erezione, non era neanche stata capace di soddisfare il suo uomo
“Mi dispiace…”
singhiozzò rialzando la testa
“Lascia perdere.”
tagliò secco lui
“Mi dispiace davvero…”
un lungo silenzio, stavolta non la sgridava, non si muoveva neanche, la lasciava struggersi senza intervenire, la fissava mentre piangeva e non faceva nulla
“… riproviamo…”
gli propose di slancio ma dovette subire il suo sorriso beffardo
“Sono dieci anni che stiamo insieme e non hai mai voluto darmi il culo, cosa cambierebbe provarci un’altra volta?”
Meschino, non era vero che non volesse dargli il culo, e lui lo sapeva, aveva fatto di tutto, sia fisicamente che mentalmente per riceverlo anche lì ma c’era sempre una piccola parte di sé, anche se estremamente forte, che era sempre riuscita a bloccarla all’ultimo istante. Quello che le faceva più male era che lui lo sapesse ma le dicesse lo stesso quelle cose, ma del resto, dal suo punto di vista, poteva anche essere vero il contrario. Le lacrime continuavano ad uscire
“Scusa…”
sembrò che volesse risponderle ma lasciò uscire solo uno sbuffo che le fece abbassare di nuovo gli occhi. Attraverso la sottile patina di condensa sulla porta della doccia poteva vedere benissimo l’erezione che non accennava a diminuire. Era davvero un’inetta, nonostante tutto il tempo a fare l’amore non era riuscita a farlo venire neanche una volte mentre lui l’aveva mandata tra le stelle più volte di quante riuscisse a ricordare.
Non lo merito, troverà sicuramente un’altra.
“Ti lascio schizzare sulla faccia… come ti piace tanto…”
provò a contrattare una libera uscita da quella situazione che la stava facendo impazzire. Sembrò pensarci per un attimo poi le rispose brusco come in precedenza
“Lascia stare.”
Le crollò il mondo addosso, se neanche prendere lo sperma in faccia era un’opzione non le rimaneva più nulla. Lo guardò negli occhi, provò a dirgli qualcosa ma la bocca non articolò alcuna parola
“Lasciami solo, finisco di fare la doccia.”
Non la voleva con lui, chiuse gli occhi e sentì le lacrime correrle giù per le guance. Non la voleva affatto… perché non riusciva a soddisfarlo… Si voltò e solo dopo li riaprì, non sarebbe riuscita a sostenere di nuovo il suo sguardo, si sentiva così miserabile.
Camminò lentamente come se avesse il peso dell’intero mondo sulle spalle, la testa le scoppiava mentre il corpo si rifiutava di muoversi, avrebbe voluto soltanto accasciarsi a terra e piangere a dirotto, ma avrebbe significato non eseguire neanche l’ultima richiesta, così tenne duro fino ad uscire dalla porta del bagno, poi cadde con le ginocchia a terra.
Era una buona a nulla, non lo meritava. Non le aveva neanche permesso di prendere sul viso il suo seme, non lo soddisfaceva neanche in quello. Quell’erezione forte e prepotente… la sentiva ancora dentro di sé mentre si faceva strada nella figa, ora invece stava tutta sola a qualche metro da lui, magari si stava insaponando il corpo in questo momento e proprio adesso stava toccando il suo membro così virile… e mente lo toccava pensava al culo di qualche altra donna e di come glielo avrebbe scopato… o come magari, invece, aveva già fatto… sicuramente aveva trovato una donna che gli ha concesso di infilarci dentro il cazzo.
Il solo pensiero la distruggeva, ma la cosa che la preoccupava di più era sentire i suoi umori bagnarla tutta.
End Notes:
Per commenti, chiarimenti o anche due chiacchiere mi potete contattare ad:
akai_aka@yahoo.it
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