Memorie di una sissy by aryanna
Summary: Tra fantasia e realtÓ, un pezzo di me...
Categories: Cuckold, Dominazione, Trans Characters: None
Genres: Racconto
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 3 Completed: No Word count: 4618 Read: 5466 Published: 12/06/2018 Updated: 12/06/2018
Story Notes:
Il seguito di questa serie e altri racconti, corredati da foto, su laversionediaryanna.tumblr.com

1. Capitolo 1 by aryanna

2. Capitolo 2 by aryanna

3. Capitolo 3 by aryanna

Capitolo 1 by aryanna
Madame D.

Luca stava ricontrollando gli appuntamenti in agenda per il giorno successivo, quando un doppio bip del cellulare lo aveva av-visato di un nuovo messaggio in arrivo. Era di Danielle. Perento-rio, come sempre: “vieni immediatamente da me!” c’era scritto.
Con lei funzionava cosý: se gli ordinava di raggiungerla doveva scattare. Del resto, al riguardo, il “Contratto di Appartenenza”, che aveva firmato quasi a scatola chiusa solo pochi mesi prima, parla-va chiaro. E ora che, finalmente, era diventato la sua sissy ceden-dole ogni forma di gestione e di controllo della/sulla sua vita pri-vata, Luca non era affatto intenzionato a fare un passo indietro. Aveva perci˛ dato una rapida occhiata all’orologio, chiuso in fretta e furia il suo Studio e si era messo in macchina.
Aveva dribblato il traffico impazzito del fine pomeriggio ab-bandonando molto presto le strade intasate del Centro e, guidando per vie traverse, aveva imboccato la silenziosa provinciale che por-tava alla residenza di Danielle. Aveva parcheggiato fuori la villa ed era entrato dall’ingresso secondario raggiungendo la piccola dependance che, da diversi mesi, era diventata la sua seconda abi-tazione. Un monolocale spartano con una branda, un lavabo, una doccia, una latrina e un capiente armadio con tutto l’occorrente.
Appesi all’attaccapanni aveva trovato una mantella di raso nera e un corsetto di cuoio. Sul pavimento, poco pi¨ in lÓ, una coppia di stivaletti col tacco a stiletto. Era quella la essenziale uniforme che Madame Danielle aveva scelto per lui per quella sera. Si era denu-dato liberandosi degli odiati abiti maschili e, seguendo alla lettera le istruzioni riportate nell’esse-emme-esse, si era docciato e co-sparso il corpo di un unguento alla fragranza di lavanda. Aveva si-stemato il clito infantile all’interno della gabbia di castitÓ e intro-dotto nella vagina il plug-gioiello in acciaio con le iniziali M.D. incise sul pomello. Si era truccato in modo aggraziato e aveva cal-zato la parrucca a caschetto color rame. Infine, aveva sostato vani-tosamente per alcuni minuti di fronte allo specchio ammirandosi nelle provocanti sembianze di Lul¨, la femmina che da sempre aveva desiderato essere.
Aveva percorso il breve vialetto che conduceva alla casa ba-dando a non inciampare sui tacchi 18 e, una volta all’interno, ave-va raggiunto il locale del piano interrato che Danielle aveva attrez-zato a dungeon.
Madame D. era seduta su un lato del divano al fondo della sala, con le gambe sensualmente accavallate e la giacca del tailleur ac-curatamente allacciata intorno al seno prosperoso. Un uomo sulla sessantina, stempiato e decisamente sovrappeso, occupava scom-postamente una delle due poltrone ad angolo, vestito con uno scialbo abito di flanella scuro. Lul¨ era avanzata ancheggiando, ar-restandosi, con le mani giunte dietro la schiena e lo sguardo rivolto al pavimento, a qualche passo da loro. Entrambi avevano continua-to a confabulare senza prestarle attenzione.
Lul¨ era ormai abituata a quel genere di estranianti attese. Da-nielle, anche in presenza di estranei, la lasciava spesso esposta per ore ignorandola come avrebbe fatto con un qualsiasi altro elemento di arredo oppure le indicava distrattamente un angolo della stanza dove raggomitolarsi nuda e in silenzio al pari di uno dei suoi amati gatti. Quello stato di degradante spersonalizzazione scuoteva Lul¨ pi¨ delle sofferenze prodotte dalle punizioni corporali. Le suscita-va un indescrivibile piacere masochistico nel quale si crogiolava immedesimandosi nell’oggetto o nell’animale che la Padrona desi-derava che fosse e mantenendosi immobile e muta, con i neuroni e i sensi disconnessi, fino a nuovo ordine. Tanto che Danielle, anche quella sera, aveva dovuto alzare la voce per scuoterla dal suo tor-pore e invitarla a servire a lei e al suo ospite del cognac d’annata.
“Allora, Gustavo? Che ne pensa?” aveva chiesto Danielle al suo invitato.
“Un bell’esemplare, direi! Ma vorrei esaminarla da vicino pri-ma di pronunciarmi in modo definitivo.”
“Faccia con comodo.”
L’uomo si era sfilato la giacca e aveva arrotolato le maniche della camicia. Si era accostato a Lul¨ palpandole la carne come avrebbe fatto un allevatore con un capo di bestiame. Le era girato intorno borbottando qualcosa sottovoce. Da dietro aveva scostato un lembo della mantella e l’aveva sculacciata sonoramente, anno-tando mentalmente l’intensitÓ del rossore lasciato sulla pelle. L’aveva afferrata per il collo con entrambe le mani misurando il tempo di resistenza nella forzata apnea. Ultimati quei controlli, l’aveva imbavagliata con una gag-ball allacciandola dietro la nuca e le aveva applicato un collare posturale che le teneva sollevato in modo innaturale il mento. Intorno ai polsi aveva fissato due brac-ciali uniti con un moschettone ai quali aveva agganciato la catena che pendeva dal soffitto. Le aveva strappato di dosso la mantella e l’aveva obbligata ad accovacciarsi sui talloni. Poi era tornato alla sua poltrona lasciandola appesa.
“La sua carne Ŕ duttile e apparentemente illibata. L’ha mai fatta frustare, Danielle?” aveva domandato.
“Saltuariamente.”
“Questo rende ancor pi¨ eccitante l’occasione che mi dÓ, mia cara. Ma Ŕ bene che sappia che i segni resteranno a lungo sul suo corpo. Non sono un tipo tenero io.”
“E’ per questa ragione che le ho chiesto di essere qui questa se-ra. Voglio vedere la mia sissy contorcersi dal dolore e, in seguito, godere della vista delle cicatrici che lascerÓ su di lei. Diciamo che saranno la prova tangibile della sua sottomissione.”
“Quand’Ŕ cosý possiamo iniziare.”
“Ancora un istante. Lul¨, hai compreso bene?”
Lei aveva annuito.
“Hai obiezioni a concederti alla fustigazione?”
Lul¨ aveva esitato ricordando la durezza con cui Madame D. l’aveva trattata l’ultima volta quando, senza un perchÚ, l’aveva schiaffeggiata e torturata. Non appena le si era inginocchiata da-vanti, Danielle le aveva stampato sul volto una serie di ceffoni di inaudita violenza, urlandole contro qualcosa di incomprensibile. Le gote le si erano immediatamente arrossate e il collo si era indo-lenzito per la veemenza con cui era stata ripetutamente colpita. Ad ogni suo lamento le mani di Madame le si erano impresse sul viso con ancor pi¨ rabbia. Aveva smesso solo quando con l’ultima sberla le aveva fatto perdere l’equilibrio facendola cadere in terra. A quel punto l’aveva trascinata di peso nel dungeon dove le aveva tirato via l’uniforme da cameriera obbligandola a salire sulla peda-na posta al di sotto di una sbarra. Ce l’aveva agganciata per le braccia e all’asse di acciaio aveva annodato una cordicella che le aveva passato attorno alle ovaie cosý che Lul¨ si era trovata co-stretta a sostenersi sulle punta dei piedi per evitare che venissero strozzate. Per aumentare l’intensitÓ del castigo, Danielle le aveva pinzato lungo il corpo un centinaio di mollette dentate, di quelle che si usano per agganciare le tende, unite tra loro da uno spago. Cosce, fianchi, ventre, e seni di Lul¨ erano rimasti stretti in una morsa lancinante che era aumentata mano a mano che il sangue aveva smesso di affluire su quelle parti di carne divenute livide e sensibilissime. Lul¨ aveva i polpacci in preda ai crampi, le ovaie gonfie e la pelle trafitta in pi¨ parti e, quando Danielle le aveva strappato via le pinze con un gesto netto, aveva gridato fino a re-stare senza fiato.
“Allora, Lul¨?” aveva detto Danielle spazientita, “accetti di es-sere frustata?”
Lei, che per Danielle si sarebbe spinta senza opporsi fino al por-tone dell’Inferno, aveva fatto sý muovendo il capo.
“Bene. Gustavo: la mia troietta Ŕ tutta sua!”
Lui aveva raggiunto Lul¨. Prima di bendarla con una sciarpa di seta scura, le aveva lanciato uno sguardo minaccioso e, afferrando-la per la mandibola, le aveva perfidamente promesso che, di lý a breve, l’avrebbe condotta oltre la soglia di sopportazione del dolo-re. Lul¨, a cui iniziavano a far male le anche e la schiena per via della trazione esercitata dalla catena, si era fatta sfuggire un lamen-to. Gustavo l’aveva immediatamente zittita colpendole le guance prima col palmo e poi col dorso della mano e facendole roteare violentemente la testa da una parte all’altra. Poi aveva azionato la carrucola issandola lentamente per le braccia fino a farla restare in tiro con i tacchi leggermente sollevati da terra. “Ti ricorderai a lungo di me, troia!” le aveva sussurrato in un orecchio prima di iniziare a batterla.
La prima sferzata era stata preceduta da un spostamento d’aria e da un sibilo che si era spento sulle natiche. Il bruciore era stato in-tenso ma breve. Appena un brivido. La seconda era arrivata dopo qualche secondo. Una nerbata pi¨ robusta, netta. ficcante. Lul¨ era oscillata e aveva piroettato su se stessa, con una specie di morso sulla schiena, irrigidendosi. Gustavo le aveva accarezzato i glutei, lasciando che la sua tensione si allentasse. Poi aveva assestato un terzo colpo. Lei era guizzata emettendo un gemito che non lo ave-va affatto impietosito. La quarta e la quinta scudisciata erano so-praggiunte in rapida sequenza e avevano inciso lo strato superficia-le della pelle. Si era raggomitolata stringendo i denti. A quel pun-to, Gustavo c’era andato gi¨ pesante.
Il cane si era abbattuto a intervalli regolari sul sedere, sulle co-sce, sulla schiena, sui fianchi di Lul¨, spostandosi ogni volta su tratti inesplorati di carne. Il calore cresceva insieme al susseguirsi delle percosse sempre pi¨ furiose e decise. La mente le si era come annichilita e si era abbandonata a quel martirio insopportabile sen-za pi¨ opporre resistenza. Urlava e lacrimava mentre il suo aguzzi-no centrava la pelle, scalfendola e straziandola. Ad ogni nerbata il corpo indifeso si tappezzava di striature sempre pi¨ profonde e li-vide. Sfregi che si sarebbero cancellati chissÓ quando. Segni dura-turi della sua schiavit¨. Ma Lul¨ non voleva che quel supplizio terminasse. Immaginava il piacere che la vista del suo corpo dila-niato procurava a Madame e ne godeva.
“Basta!” aveva gridato Danielle, “ne ha avuto abbastanza.”
Gustavo si era arrestato scrollando il braccio indolenzito. Aveva fatto ridiscendere al suolo la sua vittima che vi era crollata come un sacco vuoto.
Madame D. l’aveva lasciata rifiatare per alcuni minuti. Poi ave-va buttato gi¨ il cognac rimasto nel bicchiere e le si era avvicinata. Una incontenibile voglia di possederla le stava facendo scoppiare le tempie. Le aveva accarezzato la fronte asportandone il sudore. Quindi aveva lenito il suo patimento sfiorandole con la lingua le calde strisce rosate che marcavano la carne. Quando le vibrazioni dei suoi muscoli offesi si erano lentamente placate, le si era acco-vacciata sul viso. Lul¨ aveva odorato i dolci umori della Padrona e le aveva procurato uno straripante orgasmo baciandola e leccando-la come avrebbe fatto una cagna riconoscente.
Poi era svenuta.
Capitolo 2 by aryanna
Adulterio di coppia

(i) Helene e Luca, terminata una cena risultata pi¨ frugale del solito, erano nel bagno di casa. Lei aveva un piede poggiato sul la-vabo e ne smaltava le unghie con la lacca rossa che aveva giÓ steso su quelle delle mani. Lui si osservava allo specchio grattandosi sconsolatamente il capo.
“Aumentano di giorno in giorno” aveva commentato.
“Cosa?” gli aveva chiesto Helene senza guardarlo.
“I capelli bianchi, non vedi?”
“Tesoro, a quasi cinquant’anni mi pare normale.”
“E’ proprio questo che mi preoccupa: il fatto di avere quasi cin-quant’anni!”
“Sono appena dieci pi¨ dei miei.”
“Dimmi la veritÓ, Helene: li dimostro tutti?”
“Sei il solito narciso.”
“No, dico sul serio. Mi daresti cinquant’anni?”
“Qualcosa in meno. Stai meglio adesso?”
“Decisamente! Come Ŕ andata la tua giornata?”
“Niente di che. Un giro per il Centro Commerciale, una tazza di caffŔ con del pane naan dall’indiano e poi una lunga seduta al soli-to wellness center per un massaggio ayurvedico. Tu?”
“A Studio. Lavoro, lavoro e ancora lavoro.”
“Uhm, dovresti prenderti una pausa ogni tanto” gli aveva detto richiudendo il flacone dello smalto.
“Ti trovo in splendida forma!”
“Mi conforta sapere che la pensi cosý. Ne vuoi un po’?” gli ave-va fatto indicando il latte tonico che si era spalmata lungo il corpo.
“Credi ne abbia bisogno?”
“Renderebbe la tua pelle pi¨ setosa. Sono certa che Danielle apprezzerebbe...” aveva osservato distrattamente mentre si scuriva le palpebre con un ombretto antracite.
“Danielle?” le aveva risposto sollevando un sopracciglio.
“SarÓ qui tra non molto.”
“Strano. Non mi aveva detto nulla.”
“Le ho chiesto io di venire.”
“A fare cosa?”
“Quello che fa solitamente quando vi incontrate. Mi ha detto che ha appena acquistato un nuovo strap-on dalle dimensioni fuori dal comune e che intende sperimentarlo su di te.”
“Helene, ma tu non sei gelosa di Danielle?”
“Neanche un po’! Insomma, non ci trovo niente di male che tu abbia una relazione con lei. Danielle ha sempre desiderato disporre di una sissy e tu, con i tuoi lineamenti androgini, la tua indole sot-tomessa e la tua carica di femminilitÓ repressa sei assolutamente perfetta.”
“Quindi, non ti irrita che io sia la sua amante.”
“Luca, tu per Danielle non sei l’amante, ruolo a cui del resto con il tuo inservibile cazzetto non potresti aspirare. Tu per lei sei solo una serva, una schiava e una puttana. E questo, ti assicuro, non mi turba minimamente.”
“E’ la presenza di Alex che ti fa parlare cosý?”
“Alex?”
“Sý, Alex. Non Ŕ cosý che si chiama il tuo ultimo amante? E’ grazie a lui che non provi pi¨ nulla per me?”
“Luca, non essere sciocco! Con Alex faccio sesso e basta.”
“Vuoi dirmi che a parte scopare, con lui non fai altro? Tipo se-derti a un bar, visitare un museo, fare un salto al supermercato?”
“Nulla di quel genere.”
“Mi prendi in giro?”
“Ascolta bene, Luca. Alex non Ŕ mio marito. Tu sei mio marito. E’ con te che adoro fare passeggiate, guardare un film alla tv o ce-nare ogni tanto in quel ristorantino affacciato sulla spiaggia...”
“Santo Cielo Helene, ci pensavo giusto ieri! E’ tanto che non andiamo al Porticciolo a mangiare frutti di mare. Dobbiamo orga-nizzare una di queste sere.”
“Sarebbe magnifico!” aveva osservato mentre mi lavorava il contorno occhi con la crema antirughe.
“Quanti amanti hai avuto a parte Alex?”
“Che razza di domande fai?”
“Mi piacerebbe sapere quante volte mi hai tradito.”
“Io non ti ho mai tradito! Vado con altri uomini perchÚ sei stato tu a volerlo. Non ricordi?”
“Giusto.”
“Si sta facendo tardi. Ti spiace passarmi quegli stivali?”
“Molto fetish. Rendono le tue cosce ancor pi¨ desiderabili.”
“Grazie” aveva fatto allacciandoli fin sopra le ginocchia.
“E questa guepiere, Ŕ nuova?”
“E’ per te. L’ha comprata Danielle insieme a un paio di sandali col tacco e a una parrucca. Vuole che li indossi stasera. Per il ma-ke-up ha detto che sai giÓ come fare, giusto?”
“Helene, mi trovi credibile come donna?”
“E’ a Danielle che devi andar bene, non a me. Ora vatti a prepa-rare. ArriverÓ a momenti” gli aveva detto infilandosi un mini-abito di pelle che lasciava intravedere nella scollatura un’ampia porzio-ne della rotonditÓ dei seni.
“Helene...”
“Sý?”
“Ti amo!”
Lei gli aveva sorriso girandogli le spalle.

(ii) Una mezz’ora dopo, Luca aveva occultato i suoi tratti gene-tici per vestire i panni di Lul¨. Da sempre, ma in segreto, aveva dato corpo alla sua intima femminilitÓ e ora, con la complicitÓ di Danielle, la sua vera natura stava finalmente uscendo dalla clande-stinitÓ. Lei le aveva promesso che l’avrebbe resa donna se si fosse sottomessa ai suoi voleri. Una transizione di genere a cui aveva aspirato sin da ragazzino. L’aveva attesa nella tenue luce degli abatjour collocati sui comodini in camera da letto dove, dopo es-sersi rasata e truccata, si era inginocchiata sul cuscino di raso rosa con ricamato il suo nome, Lul¨. La guepiere le fasciava il busto evidenziando l’accenno di seno che l’assunzione regolare dei fi-tormoni aveva iniziato a rendere pi¨ femminile. Le gambe affuso-late erano inguainate in sensuali calze di seta sostenute dalle fet-tucce elastiche del reggicalze. I glutei erano a contatto coi talloni e, in quella postura, Lul¨ avvertiva nitidamente la presenza tra le pa-reti ano-vaginali del plug di acciaio taglia XXL. Aveva come la sensazione che si stessero lacerando ma sopportava e, masochisti-camente, ne godeva. Il clito, minuscolo e letargico come quello di un bambino, era completamente inghiottito all’interno della gabbia di castitÓ, e strizzato, insieme alle ovaie, all’interno del perizoma contenitivo. Era insensibile, quasi inconsistente. Danielle le aveva spiegato che con questa costrizione, a lungo andare, il suo organo genitale: a) si sarebbe rimpicciolito ulteriormente fino a somigliare a una clitoride appena un tantino troppo pronunciata; b) avrebbe puntato stabilmente, e in modo naturale, verso il basso cosý che avrebbe potuto orinare da seduta senza l’aiuto della mano, come una vera donna; c) sarebbe stato derubricato una volta per tutte dalla sua libido dove, al posto di guida, sarebbe subentrato il con-dotto vaginale.
Quando Madame D. aveva spalancato la porta e si era diretta, snobbandola, al fondo della stanza per allungarsi in poltrona, Lul¨ era rimasta immobile, con il capo chino e le braccia lungo le cosce. Danielle l’aveva fissata con l’aria soddisfatta.
“Brava, sai essere disciplinata quando vuoi” le aveva detto con una punta di sarcasmo. “Vieni qui” le aveva fatto muovendo l’indice.
Lul¨ aveva gattonato fino al piede che lei le aveva offerto re-galmente e sul quale aveva posato gentilmente le labbra. “Sei feli-ce che sia tornata?” le aveva domandato.
“Pazzamente Madame.”
“Portami da bere.”
“Cognac?”
“Dovresti conoscere i miei gusti.”
Lul¨ aveva annuito dirigendosi carponi verso il soggiorno.
Dopo un paio di sorsate, M.D. le aveva restituito il bicchiere posandolo sulle sue mani stese e aveva fatto ridacchiando: “Mi stavo domandando: e se adesso entrasse tua moglie, cosa pense-rebbe di te?”
“Helene sa dei nostri incontri, Madame. Sa anche che sono la sua schiava.”
“Questa non Ŕ una novitÓ. Mi chiedevo se non pensi che prove-rebbe schifo per aver sposato una troietta come te?”
“Credo di sý, Madame. E’ anche per questo che mia moglie ha un amante.”
“Lo conosci?”
“So che si chiama Alex.”
“Povera Lul¨, deve essere mortificante sapere che tua moglie si fa sbattere da un altro.”
“Oh no, al contrario. Io lo trovo normale. Con Helene parliamo apertamente di Alex. Ha un cazzo vigoroso e resistente, in grado di procurarle il piacere che non posso darle io.”
“E a te piacerebbe essere scopata da un maschio con un bell’arnese tra le gambe?”
“Moltissimo.”
“Ne conosco pi¨ di uno e prima o poi ti conceder˛ alle sue vo-glie. Ma non stasera. Stasera sar˛ io a scoparti, Lul¨. E’ un mio di-ritto sverginarti. Non credi?”
“Non desidero altro, Madame.”
“Voltati! Hai una vagina decisamente invitante. Ancora stretta nonostante il plug. Ma vedremo di rimediare...”
Danielle le aveva schiuso le natiche liberando l’accesso dal dil-do metallico nel quale aveva inserito due dita inzuppate di un lu-brificante acquoso. Lul¨ aveva sospirato avvertendo l’intrusione nella sua rosetta ancora infiammata. Aveva cercato di rilassare i muscoli rettali perchÚ il varco di entrata della sua vagina si allen-tasse e potesse meglio accogliere il cazzo nero di lattice che Ma-dame portava appeso alla cintola.
“Spalanca la bocca, Lul¨!” le aveva ordinato Danielle prima di riempirgliela con il fallo posticcio. Lul¨ lo aveva avvolto con le labbra e la lingua, ingoiandolo fino a che il glande le aveva attra-versato l’ugola incuneandosi nella gola. Aveva trattenuto i conati e lo aveva succhiato irrorandolo di saliva. Danielle l’aveva attratta a sÚ prendendola per la nuca e l’aveva scopata nel palato fino a to-glierle il respiro.
“Uhm, una puttana capace non saprebbe fare di meglio, Lul¨. Ora voglio farti mia!”
L’aveva fatta salire sul letto, mettendola a quattro zampe, e le aveva perforato lo sfintere facendola urlare di dolore. L’aveva montata mantenendo un ritmo taurino, sospingendosi sempre pi¨ al suo interno fino a riempirla con tutta la lunghezza del pene arti-ficiale. Lul¨ aveva assecondato le sue spinte agitando il bacino e mugolando come una cagna in calore. Lo strofinamento prostatico l’aveva condotta sull’orlo dell’orgasmo e quando un rivolo di sperma era fuoriuscito dal suo clito ingabbiato aveva gridato con tutte le residue forze: “Helene, ti amo!”.
Helene si era ritratta, aveva slacciato lo strap-on e, sculaccian-dola, le aveva detto: “vatti a ripulire, troietta.”


(iii) Pi¨ tardi, sotto il piumone, un attimo prima di prendere sonno, Luca le aveva sussurrato: “lo rifaremo ancora, Helene?”
Lei ci aveva riflettuto per qualche secondo e aveva risposto: “Non lo so. Devi chiederlo a Danielle...”
“GiÓ.”
Poi le aveva baciato il collo di un piede e si era girato su un la-to.
Capitolo 3 by aryanna
Voyeur

I loro corpi erano ancora allacciati, scossi dagli ultimi spasmi che erano seguiti all’orgasmo raggiunto all’unisono.
Helene aveva inarcato le reni e serrato le gambe attorno ai fian-chi del suo amante, affossando i talloni nelle natiche di lui quasi a volerlo trattenere il pi¨ a lungo e il pi¨ a fondo possibile dentro sÚ. Gli stava accarezzando la schiena accaldata e i capelli arruffati, in un gesto che sapeva di gratitudine, mentre cercava di recuperare il ritmo regolare del respiro. Alex, dopo averla energicamente pene-trata per una buona mezz’ora e riversatole nel profondo del ventre i getti della abbondante eiaculazione, continuava per inerzia ad an-dare e venire in lei con il suo membro insaziabile, facendola sus-sultare. Lul¨, nel precario equilibrio dei sandali da schiava tacco diciotto, con una gag-ball che le tappava la bocca e i polsi aggan-ciati dietro la nuca all’anello del collare, li osservava dall’angolo in penombra da dove le avevano concesso di assistere al loro am-plesso. Erano distesi, esausti e appagati, nel letto a due piazze che un tempo era stato per metÓ suo e dove Alex aveva ormai stabil-mente preso posto accanto a sua moglie.
Helene, riprendendo il controllo di sÚ, aveva schiuso le palpebre e, con un languido sospiro, aveva diretto lo sguardo verso suo ma-rito mentre Alex le scostava alcune ciocche di capelli umidi di su-dore che le affollavano il volto. Sembrava compiaciuta, persino elettrizzata, nel constatare la mansueta passivitÓ con cui Lul¨ ave-va seguito il loro accoppiamento e, continuando a studiarla, aveva cercato ostentatamente le labbra di Alex e vi aveva posato le sue, immergendovi lascivamente la lingua. Alex si era sfilato lentamen-te dalla sua vulva violata e si era appoggiato, sfinito, contro lo schienale del letto.
Aveva circondato con un braccio le spalle di Helene e richiuso la mano su un suo seno, giocherellando con il capezzolo ancora te-so. Aveva guardato Lul¨ esibendo come un trofeo l’immagine del tenero abbraccio con cui lei si era stretta a lui. Voleva sottolineare una volta di pi¨ che la carne di sua moglie ormai era a lui che ap-parteneva. In modo definitivo.
Helene si era accoccolata morbidamente sul suo petto e aveva fatto cenno a Lul¨ di avvicinarsi. L’aveva liberata dal bavaglio e, afferrandola per il naso, l’aveva fatta inchinare di quel tanto che bastava perchÚ il suo viso arrivasse all’altezza del pube di Alex. Col palmo della mano aveva spremuto i testicoli dell’amante af-finchÚ le ultime gocce di sperma si affacciassero sulla cima dell’uretra e colassero lungo l’asta di carne ancora calda e umettata dei suoi umori, e -con disprezzo- aveva detto: “Tira fuori la lingua Lul¨ e detergilo accuratamente. Non voglio macchie sul coprilet-to...”
Lei aveva spalancato la bocca e aveva risucchiato l’uccello di Alex fin quasi a strozzarsi, assaporando il gusto sconosciuto del loro piacere liquefatto. Aveva leccato il glande di Alex con devo-zione fino a fargli riprendere vigore al passaggio tra le sue labbra cosý che le riempisse ogni angolo del palato. Lul¨ aveva le mani legate dietro il collo altrimenti lo avrebbe impugnato come un og-getto sacro. Aveva avvertito una buona dose di invidia per sua moglie che ne poteva disporre liberamente. A parte quando Hele-ne, alias Danielle, la scopava con lo strap-on, non aveva mai cono-sciuto prima le delizie del maneggiare e succhiare un membro ma-schile in tiro e, mentre continuava a leccare ingordamente quello teso di Alex, si era sorpresa a desiderarlo dentro sÚ.
“Ma come hai fatto a vivere accanto a una puttana simile per tutti questi anni?” aveva domandato Alex a Helene che aveva ri-sposto con un’alzata di spalle, “guardala, Ŕ peggio di una sgualdri-na in calore.”
Quando ne aveva avuto abbastanza, Alex aveva scostato bru-scamente Lul¨ da sÚ disponendo che si prendesse cura del sesso dilatato di sua moglie dalla quale defluiva il nettare lattiginoso con cui lui, poco prima, l’aveva inondata. Lei aveva divaricato le gam-be sguaiatamente per rendersi pi¨ accessibile e Lul¨ si era impe-gnata a ripulirla con la punta della lingua, accumulando in bocca quanto pi¨ possibile del succo viscoso del suo amante. Aveva af-fondato le narici tra le sue grandi labbra per annusare meglio i loro odori. A lavoro ultimato, Alex si era scambiato un’occhiata di in-tesa con Helene che, con un sorrisetto maligno stampato sulla fac-cia, aveva fatto: “deglutisci, sissy!”
Lul¨ aveva obbedito e, ingoiando, aveva avvertito una inedita travolgente scossa di piacere.
“Alex, ti spiace lasciarci soli?” aveva fatto Helene.
“Vado” aveva risposto lui, “mi aspetta una giornataccia al lavo-ro. Ci sentiamo pi¨ tardi!”

Helene era uscita dalla doccia e aveva indossato un baby-doll e autoreggenti. Si era seduta in veranda spalancando indecentemente le cosce affinchÚ il suo ventre nudo fosse ben visibile a suo marito. Gli aveva chiesto di servirle del caffŔ e di accendergli una sigaret-ta. “Ti sei eccitato nel vedermi scopata da Alex?” gli aveva do-mandato aspirando una boccata di fumo.
“Terribilmente, Helene. O dovrei chiamarti Danielle?”
“Da ora in poi chiamami semplicemente Madame. Sei carina con questa maid uniform.”
“Grazie, Madame.”
“C’Ŕ una cosa di cui volevo parlarti. Questo che era iniziato come un gioco mi sta prendendo molto pi¨ del previsto. Ho inten-zione di spingermi oltre!”
“CioŔ?”
“CioŔ, voglio che Luca non esista pi¨. Voglio che tu sia solo Lul¨.”
“Che vuoi dire?”
“Voglio che tu ti sottoponga a una vera e propria transizione di genere. Ti ho fissato un appuntamento con un endocrinologo per la prossima settimana. Te la senti?”
“Credo di sý. Ma che ne sarÓ del lavoro, delle amicizie, delle re-lazioni sociali?”
“Allo Studio penserÓ Alex. E’ in gamba, e non solo a letto. Quanto agli amici e al resto se ne faranno una ragione. Del resto, dovendoti occupare H/24 della casa non avrai pi¨ molto tempo per le frequentazioni sociali.”
“Se Ŕ questo che vuoi, lo far˛.”
“C’Ŕ ancora una cosa. Intendo apportare alcune modifiche al tuo Contratto di Appartenenza. Si tratta di un paio di articoli che riguardano gli aspetti finanziari. Cederai gratuitamente a me la tua quota azionaria dello Studio e il tuo 50% di questa villa. Al tuo so-stentamento provveder˛ io fornendoti vitto e alloggio. Ti sisteme-rai nello stanzino accanto al dungeon. Non Ŕ un esproprio ma il modo migliore per rendere indissolubile la tua schiavit¨. Ovvia-mente penserei io anche alle spese per l’abbigliamento, le cure estetiche e, soprattutto, la costosa terapia della transizione. Che ne dici?”
“E se un giorno ti dovessi venire a noia?”
“Resteresti con me alle stesse condizioni fino a quando non avr˛ trovato un’altra Padrona, o Padrone, a cui cederti.”
“D’accordo. Facciamo come vuoi tu.”
“Bene. Mi occuper˛ di far preparare le carte al Notaio. Cos’hai da guardare?”
“Sei bella Madame. Bella come un dipinto d’autore. Mi piace-rebbe un giorno essere attraente e sensuale come te.”
“Faremo un bel lavoro, Lul¨. Sai quanto io tenga alla avvenen-za di chi mi circonda. Adesso sistema la casa, io ho parecchio da fare. Ah, questa Ŕ meglio che la tenga io” aveva aggiunto afferran-do la chiave del lucchetto che serrava la gabbia di castitÓ attorno al clito di Lul¨. “Non Ŕ ancora terminato il mese di astinenza e non vorrei che in mia assenza ti facessi venire strane voglie. Sarebbe imperdonabile!”
Lul¨ aveva abbassato lo sguardo, avvampando leggermente.
Questo racconto Ŕ attualmente archiviato su http://www.raccontimilu.com/viewstory.php?sid=35697