i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Il trasferimento di domicilio rappresenta per tutti un cambio radicale delle abitudini di vita. La cosa si complica se poi, chi si sposta, non usa l’abitazione solo per viverci, ma anche per lavorare.
Dopo quattro anni di matrimonio e un figlio di venti mesi, per avvicinarci al nuovo ufficio di mia moglie l’anno scorso in primavera ci siamo trasferiti in una villetta nella periferia di Piacenza: quartiere residenziale di livello medio alto, viste le automobili e l’accurata finitura delle abitazioni, tanto verde e vicinato fin da subito amichevole.
Io lavoro in casa e vivere in un quartiere così aiuta a mantenere la giusta concentrazione, concedendo anche momenti di relax passati sul balconcino o nel giardinetto davanti casa.
Sono uno scrittore di racconti erotici, al momento uno dei più affermati, amato dal pubblico soprattutto femminile, in quanto con il tempo ho scoperto che sono proprio le donne a preferire questo tipo di letteratura e, di conseguenza, ho sviluppato un tipo di narrazione rivolto proprio alle signore.
Nonostante io sia un personaggio pubblico, ho sempre evitato di esporre troppo il mio volto. Questo mi permette di vivere la mia quotidianità in modo semplice e naturale, senza essere additato come “quel perverso che scrive i racconti sporcaccioni…”
L’arrivo nella nuova abitazione aveva rappresentato per me un piccolo trauma che aveva generato un blocco nel mio lavoro: nuovi suoni, nuovi odori, tante e molteplici distrazioni stavano ingolfando la mia mente di idee disordinate che faticavo a trascrivere.
Un pomeriggio particolarmente caldo decisi di lavorare nelle prime ore del pomeriggio, e lo feci aprendo la finestra. Dall’esterno proveniva il suono lontano della statale, il profumo del ciliegio del giardino vicino e il canto degli uccellini. Questa atmosfera calma e quasi paradisiaca mi aveva messo dell’umore giusto e i pensieri avevano finalmente lasciato l’universo contorto della mia mente e iniziavano a comparire sullo schermo del pc come frasi compiute di un racconto molto caldo: Lady Strega, la mia eroina, era alle prese con un giovane e intraprendente commesso che, dopo un breve ma risoluto corteggiamento, era riuscito a convincerla a seguirlo nel camerino del negozio, dove lei stava godendo dei movimenti frenetici della lingua sul suo clitoride.
Ero molto eccitato durante la scrittura del racconto, così come sempre d'altronde, in quanto ritengo che se un racconto eccita me quasi sicuramente farà lo stesso effetto sul lettore.
Dopo aver scritto per più di un’ora, la mia concentrazione venne interrotta dal suono di una voce proveniente dall’esterno della porta finestra del balcone.
Provai a terminare la stesura del paragrafo nella speranza di riuscire ad abituarmi a quel suono, ma la voce si faceva sempre più intensa e dopo un certo periodo potevo distintamente sentire la melodia e le parole stesse. Ormai era diventato impossibile proseguire nel mio lavoro e decisi di uscire sul balcone per riprendere la persona che mi aveva disturbato.
Mi affacciai sul giardino del vicino e, senza pensarci troppo e soprattutto senza avere il tempo di mettere a fuoco con chi stessi parlando, esordii con un “SCUSI!”
Una frazione di secondo dopo aver detto quella semplice parola… me ne pentii.
La voce proveniva dalla bocca della mia vicina di casa, che non avevo mai visto e mai mi sarei immaginato fosse così bella. Stava prendendo il solo in topples, prona, coperta solo dal pezzo inferiore del costumino. Era abbastanza vicina a me da poter vedere chiaramente la pelle liscia e setosa, sicuramente ben curata e depilata.
Avrei voluto rincorrere ogni singola onda sonora per impedire che arrivasse al destinatario, invece il danno ormai era fatto e la ragazza si sollevò, copri i seni con il braccio e si sollevò. Si tolse le cuffiette dell’Ipod e disse: “Chi è?”
Non potevo proprio nascondermi dietro la portafinestra: la mia casa era l’unica ad essere abbastanza vicina da permettere un approccio del genere e avrei fatto veramente una figura miserrima.
- Sono io – fu la mia risposta.
La ragazza si girò con tutto il corpo verso di me, stringendo meglio il braccio per coprire i seni voluminosi alla mia vista, con il risultato di sollevarli all’inverosimile nascondendo praticamente solo la zona dei capezzoli.
- Io chi? - I miei occhi corsero velocemente sul suo corpo e mi resi conto che i suoi stavano facendo lo stesso con me. L’unica differenza era che lei era quasi nuda, mentre io ero in abbigliamento leggero da appartamento. Solo a quel punto realizzai: stavo offrendo alla mia vicina uno spettacolo a dir poco curioso e imbarazzante. Stavo in piedi sul balcone, in boxer e maglietta, in evidente stato di eccitazione a seguito del lavoro di scrittura che stavo eseguendo… per rimediare feci due passi indietro e tornai a sedermi alla scrivania – Sono Luca, il tuo nuovo vicino -
Il danno ormai era fatto: più parlavamo più i miei occhi non riuscivano a staccarsi dal corpo di quella splendida fanciulla, la mia eccitazione aumentava e lei, di contro, continuava a fissarmi il pacco, facendomi arrapate ancora di più.
La breve serie di domande e risposte arrivò a… Che lavoro fai? – Scrittore – E cosa scrivi? –
La risposta era collaudata: raramente rispondevo a questa domanda dicendo la verità, specie con gli sconosciuti… più che mai con una vicina di casa seminuda nel suo giardino che guarda affascinata il mio membro nascosto dai pantaloncini – Un thriller – e interruppi la comunicazione in modo secco, quasi maleducato. Avevo il cervello in fiamme. Non riuscivo a connettere, l’eccitazione del mio racconto sommata a quella della visione e delle movente di un angelo nel giardino a fianco al mio mi avevano completamente sballato. Ripresi a scrivere ma era solo una finta, per uscire in modo elegante da una situazione imbarazzante. Con la coda dell’occhio la vidi alzarsi, piegarsi in modo troppo sfacciato per raccogliere il telo, mostrandomi in tutta la sua bellezza il fondoschiena, e infine andarsene salutandomi: ero eccitatissimo. Troppo per lavorare, troppo per calmarmi da solo… dovetti correre in bagno per farmi una vigorosa sega.
Nei giorni che seguirono la scena tornò a ripetersi più o meno tutti i giorni, a volte con maggiore durata, a volte con maggiore sfacciataggine. Sta di fatto che ormai, ad una cera ora del pomeriggio, io mi aspettavo di essere disturbato durante il mio lavoro da… un colpo di tosse, uno squillo di telefono, una risata improvvisa.. e via con il teatrino del – Mi scusi … non volevo disturbarla … la lascio lavorare… -
Un giorno mi resi conto che quel pomeriggio sarebbe successo qualcosa di più!
La mia bellissima vicina una volta sdraiata si tolse il reggiseno e, invece che girarsi di schiena… si sdraiò con il favoloso corpo rivolto vero l’alto. I suoi seni erano perfetti: una misura proporzionata al resto del corpo con due capezzoli piccoli appuntiti. Il sole scorreva su quel corpo come una crema morbida e le ombre che si formavano davano l’idea di voler nascondere qualche imperfezione che invece non c’era. L’aveva fatto apposta, era evidente!
Voleva che io la guardassi e io lo feci per alcuni minuti… ma questa volta io volevo di più.
La chiamai e la rimproverai per la sfacciataggine, ma il mio tono di voce era sufficientemente esplicito da farle capire che volevo solo giocare con lei.
A quel punto lei, fissandomi negli occhi, iniziò a toccarsi con una mano i capezzoli e con l’altra l’addome, prima con delicatezza, poi sempre con maggior vigore. Le ciliegine risposero con una erezione immediata e si fecero evidentemente durissime. La mano sull’addome iniziò a scendere verso il costume, fino a scostarlo e ad infilarsi sotto. Io mi sbottonai la patta e estrassi il mio organo ormai al culmine dell’erezione. Iniziai a segarmi con calma, perché immaginavo che quel giochetto sarebbe proseguito a lungo. Lei aveva ormai abbassato le mutandine fino alle ginocchia e in un movimento se ne liberò. Ora aveva tutte e due le mani che si muovevano sulla sua intimità, e per non rischiare di nascondersi alla mia vista, si girò leggermente verso di me, mettendosi in una posizione che era oscenamente favorevole. Potevo vedere le sue cosce spalancate e le mani che si muovevano sulla passerina, le dita che si infilavano nel buco estraendone gli umori che colavano lungo il perineo fino a bagnare il telo. Con due dita prese i clitoride durissimo, lo portò in superficie e, vedendo un movimento sussultorio del bacino, capii che lo aveva raggiunto. Cominciò a massaggiarlo con tutte le dita della mano mentre con l’atra penetrava la michetta e si portava i succhi alla bocca. In quel momento venni copiosamente sporcando del mio seme i fiori sul balcone e anche lei, alla vista del mio sperma, raggiunse l’orgasmo.
Ero sfinito, appoggiato al marmetto del balcone cercavo di capire quale sarebbe stata la sua prossima mossa.
Lei si alzò in un baleno e rientrò in casa, lasciandomi a guardare il prato ormai deserto.
Non poteva però finire così!
Decisi che quel pomeriggio avrei osato di più, avrei fatto di più.
Scesi in giardino. Superai la bassa staccionata che divideva le nostre proprietà usando una scaletta e mi ritrovai fuori dalla porta a vetri della veranda.
Sentivo il rumore dell’acqua scorrere nella doccia, la porta era aperta e io entrai. Stavo rischiando di spaventarla, così feci dei movimenti molto delicati, fino alla porta socchiusa del bagno. Bussai alla porta per annunciarmi e lei era lì, bellissima, ad aspettarmi sotto il getto dell’acqua. Aveva nuovamente iniziato a toccarsi e non servirono parole per invitarmi ad entrare. In un attimo ero nudo, cominciai con il baciare prima il suo collo, poi il mento poi le labbra… esse si schiusero ed io infilai tutta la lingua nella sa bocca. La leccai tutta, e lei mi disse – Usa meglio la tu lingua, non stancarla –
- Non preoccuparti, di questo – dissi e mi scostai per vedere meglio il suo corpo, poi inginocchiai davanti a lei.
Fu un movimento lento eil mio sguardo si posò prima sui seni, poi sull’addome, poi sulla passerina, ormai rossa ed aperta.
Lei appoggiò il piede su uno sgabello ed io affondai subito la mia lingua nelle sue labbra. Cominciai a leccare con avidità partendo dalla profondità della vagina risalendo al clitoride. E poi giù di nuovo, fino a tornare ad affondare la mia lingua tutta nella sua passera, accompagnando il movimento con la testa, in modo da stimolare il clitoride con la punta del naso. Abbarcciai il suo sdere con tutte e due le mani e con le dita inizia a massaggiare il buchetto, poi la passerrina, poi ancorail buchetto, fino a che lei non capì piò dove le mie dita si stavano intrufolando.
Era in estasi, ed io con lei. La sentii venire nella mia bocca, regalandomi i succhi del suo piacere che colarono copiosi sul mio mento e poi sul torace senza peli.
Mi alzai e in un movimento veloce la penetrai. La scopai come si fa con una signora, con una ragazzina, con una zoccola, e poi di nuovo con amore, con affetto, con violenza…. Fino a venire sul suo corpo raggiungendola col mio seme come non mi era stato concesso mentro ero sul balcone.
Quello era stato sicuramente il mio racconto erotico… più riuscito!

Spero vi sia piaciuto il mio racconto.

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