i racconti di Milu
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La luce della finestra è penetrata nella mia stanza con una forza improvvisa, devastante, in grado di cacciare in un solo istante quel burlone di Morfeo. Lo ha raggiunto mentre si prendeva gioco di me, in questo lunedì mattina già pesante di suo ma reso ancora più difficile dalla notte tormentata che ho appena trascorso.

Poggio i piedi a terra e la sensazione che provo non è la stessa di pochi istanti fa (o forse tanti, chissà?): il pavimento è liscio, freddo, nulla a che vedere con il morbido tepore della sabbia arroventata dal sole Brasiliano.

Mi passo le mani tra i corti capelli come per pulirli ma non c’è nulla da togliere, ne sale ne terra ne fili d’erba.

Porto le mani alla bocca, al naso, sento solo gli odori della notte, non il profumo del tuo sesso che fino a pochi secondi fa inebriava la mia mente.

Mi alzo.

L’esperienza vissuta non è lontana in termini di tempo: fino a pochi istanti fa ti stavo sognando ma ora sono sveglio e l’unica cosa che mi è rimasta di questa notte è la rigidezza del membro che difficilmente viene nascosta dall’intimo che indosso.

Morfeo questa notte ha voluto regalarmi l’immagine del tuo viso che ancora non conosco, la consistenza di un corpo che ancora non ho toccato, il profumo dei tuoi umori che ancora non ho avuto il piacere di assaggiare.

Chiudo gli occhi e, a fatica, cerco di ricordare come il sogno è iniziato… difficile… inizio a mettere a fuoco le mie mani nel tuo costume… no ancora prima… il tuo seno sotto le mie dita… no no… più mi concentro più riesco a ricordare i particolari dell’incontro… il bacio sul collo dato così, senza preamboli… il tuo commento “Ti aspettavo”… ecco sì: così è iniziato

- Ti aspettavo!

- Ti ho cercato tanto!

Sono dietro di te.

Accarezzo la tua fronte spostando leggermente i pochi capelli che sono sfuggiti alla grossa molletta che li tiene lontani dal tuo viso, in modo che non impediscano ai caldi raggi del sole di raggiungere ogni centimetro quadrato della tua pelle abbronzantissima.

Accarezzo con la mano aperta la guancia e mi soffermo quando mi accorgo che hai dischiuso le labbra per lasciarle penetrare dal mio dito indice. Tu lo lecchi con la punta della lingua, lo mordicchi con i denti… io riprendo a baciarti il collo rispondendo ai tuoi morsi giocherellando con i muscoli che posso addentare e stimolare.

Siamo subito entrambi molto eccitati, lo si capisce dai mugolii che sembrano risuonare più forte del rumore di onde che si distendono sulla sabbia della spiaggia.

Da dietro non posso vedere i tuoi seni che però raggiungo con una mano: sono liberi da ogni copertura perché il sole ha potuto baciarli molto prima di me. Trovo i capezzoli piccoli ma durissimi, così come mi piacciono… non sono molto grandi ma proporzionati al tuo corpo e alla mia mano… così come mi piace… tu ti lasci andare e ti sdrai sulle mie gambe e posso vederti bene… stupenda… così mi piaci!

Ora con un cenno accompagno il tuo capo fino ad appoggiarsi all’asciugamano, passo una mano sugli occhi perché tu li chiuda, con l’altra percorro tutto il tuo corpo sfiorandolo, delicatamente, soffermandomi in ogni punto richieda più tempo perché si rilassi… sul torace sento il tuo respiro che gradualmente si regolarizza, sull’addome trovo una contrazione di piacere che subito si calma, le cosce, dapprima tese e strette, dopo il mio tocco si lasciano andare facendoti sdraiare completamente sull’asciugamano.

Posso vederti meglio ora: indossi solo un mini costumino recuperato in un qualche negozietto brasiliano, una molletta vistosa sui capelli, un anello prezioso che mi ricorda che non sei una donna libera, che non posso innamorarmi di te, non posso amarti, posso solo compiacerti e renderti felice e appagata!

Il profumo della crema solare che hai utilizzato pochi istanti fa lo posso già sentire sulle mie labbra a causa dei baci convinti che ti ho dato poc’anzi. Le tue labbra sono in attesa di un mio bacio, e le soddisfo lasciandole però appena la bocca si schiude per rendere partecipe la lingua al nostro gioco.

Prendo dalla borsa la crema solare che, essendo al sole, è molto calda e fluida. Ne metto una certa quantità sulle mie mani e inizio, delicatamente, a massaggiarti il collo e le giugulari. I seni sembrano due calamite per i miei occhi: non riesco a distogliere lo sguardo dai tuoi capezzoli così vivi, così duri. Vorrei fermarmi subito dal massaggiarti e prendere a morderli in modo quasi violento, portandoli nella mia bocca per quanto possibile, come un bambino che cerca il latte dalla madre. Non resisto alla tentazione ma mi limito con una mano a fare loro delle dolcissime carezze, mentre con l’altra ti massaggio la mano, l’avambraccio, il braccio, l’ascella, fino a raggiungere anche con essa il seno in modo sempre più insistente.

Mi alzo, giro dietro di te sussurrandoti dolci apprezzamenti sulla tua bellezza nell’orecchio, mi sposto sull’altro lato e ripeto l’operazione con la stessa dolcezza e la stessa eccitazione di prima.

Ora voglio dedicarmi al tuo addome, prendo altra crema e te la verso direttamente sui seni, inizio ad accarezzarli simultaneamente stando quasi seduto sulle tue cosce. Salgo e scendo con le mani fino a massaggiarti seno e addome, fianchi e ascelle, creando movimenti circolari sempre più estesi, seguendo il ritmo del tuo respiro e del tuo piacere.

Mentre ti massaggio i fianchi mi accorgo che tu segui sempre con maggior sincronismo i movimenti delle mie mani; quando arrivo al basso ventre contrai gli addominali cercando di facilitarmi il percorso che mi porterebbe alla tua natura, ancora coperta da quello straccetto di costume che indossi.

Mi sposto da questa posizione e ti permetto di sollevare il bacino in modo che io possa sfilarti il costumino.

Vedo per la prima volta il tuo corpo completamente nudo: le labbra tra le cosce sono inondate di liquidi; senza che io l’abbia ancora toccata, l’isola del tuo piacere è percorsa da onde oceaniche di stimoli e ha risposto rilasciando copiosi rigagnoli di umori che hanno impregnato il costume stretto tra le mie mani.

Così ti volevo, così ti sogno: calda e sensuale, desiderosa di godere tra le mie mani, per effetto del mio tocco.

Riempio le tue gambe di crema solare: il colore della crema e l’eccitazione che mi invade mi fa pensare insistentemente a quando il mio seme ricoprirà il tuo corpo, o magari riempirà la tua natura o la tua bocca… sarà un istante che durerà in eterno e si disegnerà nella mia mente come un tatuaggio indelebile.

Riprendo il massaggio dalla pianta dei piedi, risalendo verso le ginocchia e la cosce. Posso finalmente prendere una gamba, fletterla, divaricarti, ammirare la tua sorellina che piange commossa, posso avvicinarmi ad essa, raccoglierne i liquidi, usarli per lubrificare meglio le mie dita… posso toccarla… posso usarla per darti il piacere che aspetti da tempo… posso penetrarla con le dita… giocare con il clitoride…

Ogni mio movimento corrisponde ad un tuo gemito, ogni tuo gemito ad una pulsazione del mio membro.

Mi chino per baciarti le cosce e il ritmo del tuo respiro si fa più intenso… senti che sto per raggiungerti con la bocca e ti fermi un secondo per non perderti l’istante in cui la mia lingua arriverà a leccarti: non ti faccio attendere.

Il piacere della mia bocca e della tua passera si uniscono in un bacio tanto innaturale quanto stimolante. Inizio a leccarti profondamente, con lunghe e lente lappate che vanno dal buco del tuo e mio piacere fino al monte di venere, e poi nuovamente giù, fino a raggiungere l’ano e a circondarlo con la mia lingua. Lo penetro con la punta… sento la tua contrazione… risalgo verso la vagina e la riempio per quanto riesco.. rischio di soffocare per quanto mi sto spingendo con il viso contro la tua natura… esco da essa per riprendere a giocare con il clitoride regalandogli rapide e decise leccate con la lingua appuntita e rigida. Lui risponde con un’erezione vistosa… lo prendo tra le labbra e inizio a succhiarlo mentre tu gridi per il piacere… ti penetro intanto con le dita per regalarti un orgasmo completo, sia vaginale che clitorideo.

Ti sento venire sul mio viso, rendendo ancora più piena di umori la passerina, rendendo ancora più completo il mio piacere di essere con te.

Mi alzo… decido di penetrarti ma qualcosa mi ferma: la luce abbagliante del sole sopra noi è per me fastidiosa… mi brucia agli occhi… non posso continuare così, in questa posizione.. la cambio ma facendolo perdo contatto con il tuo corpo… lo sento scivolare via… non sento più il tuo odore… mi dispero quando metto meglio a fuoco la luce che mi disturba… ed è il primo raggio di sole che questa mattina ha cacciato dal mio letto quel burlone di Morfeo… che mi ha regalato questo sogno… che mi ha regalato te!



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