i racconti di Milu
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Una estate torrida. Stavano al mare e con loro c'era anche Sandro, suo figlio. Si era lasciato con la sua ragazza e passava l'estate con sua madre e sua zia. Era solitario, triste e non frequentava i ragazzi della spiaggia, se ne teneva lontano.
Sandro aveva appena 18 anni, un bel ragazzo bruno, bel fisico, bel viso ed una voce calma e suadente. Lei era Mena (filomena) sua madre; una donna sui '50, bruna, regolare, non una vera bellezza ma una donna piacente. La sorella, Luciana, era come lei, aveva qualche anno in meno, divorziata.
Sandro passava la serata in terrazzo a leggere, non gli andava di uscire, e Mena si preoccupava perchè temeva che di deprimesse. Quando la sera uscivano, lei e la sorella, rientrando lo trovavano sempre già dormendo; e passò così la prima settimana.

- Ha bisogno di sbloccarsi - disse Luciana - di stare con una donna. Gli passerebbe tutto subito.
- Lui teneva a quella ragazza. Non so neppure perchè hanno litigato, ma da metà di maggio che è accaduto lui è così, sembra che si rinchiuda in sé stesso. Che posso fare, Luciana?
- Te l'ho detto, una donna, un bell'amore di passione e di sesso e gli passa tutto. Non gli serve una ragazzina per questo, ma una donna esperta.

Quella mattina c'era mareggiata e decisero di prendere il sole sui lettini in terrazzo .
Luciana stava distesa bocconi, senza il reggiseno e Sandro stava all'ombra, a leggere. Mena non lo vide quando si tolse il reggiseno per distendersi, fece alcuni passi a seno nudo, si passò l'olio abbronzante sui seni indugiando sui capezzoli, giocandoci, tirandoseli...... e poi si accorse di lui. Si coprì con le braccia e lo guardò. Ma lui non aveva sollevato lo sguardo dal libro. Solo per un attimo aveva intravisto i seni nudi della madre, belli certo, col capezzolo scuro.
Mena si era quasi addormentata sul lettino, ma il calore del sole la costrinse a girarsi. Si mise supina ma nel girarsi e poggiare i reggiseni del costume i seni nudi furono esposti per un attimo allo sguardo del ragazzo. Lui continuava a leggere e lei pensò che non avesse visto. Poi Sandro si allontanò e lei ne profittarono per esporre i seni al sole. Anche Luciana si mise a seni nudi.
- Attenta se torna Sandro - disse Mena.
- Perché? - disse Luciana - oramai le ragazze vanno a seno nudo in spiaggia. Dai, non ci formalizziamo. Che c'è di male se ce li vede?
Rimasero così, coi seni nudi distese sui lettini e con le cosce divaricate per abbronzarsi.
- Ma non è sconvenente? - chiese Mena
- Uh, quante storie per un pò di tette. Magari trovassi un ragazzo come lui che me le guardasse. Ringrazia che sia mio nipote, altrimenti......
- Luciana!
- Beh? non essere ipocrita. Tu non te lo faresti un bel diciottenne, fresco e forte?
Risero, ma quelle parole entrarono nella mente di Mena.
Sandro tornò e loro finsero di dormire tenendo gli occhi chiusi. Le vide, ma non si eccitò affatto. Solo che, rimettendosi a leggere, sollevò lo sguardo e le guardava. E ciò che lo emozionava di più non era il corpo della zia; si sentiva più attratto dal corpo della madre. Guardò i suoi capezzoli un pò lunghi e scuri, le sue cosce e qualche peletto che fuoriusciva dall'elastico del costume. Provò piacere a guardarla. Poi lei si mise la mano nello slip del costume per aggiustarselo, e si videro i peli folti del pube, scuri e lucidi. Ma nell'aggiustarsi il costume, passando la mano sulla fica, fece scivolare il dito medio lungo le labbra. Lui vide e lei si accorse che lui la guardava. Non fece nulla; solo che la sgambatura dello slip le dava fastidio e mise di nuovo la mano dentro per aggiustarla, ma nel farlo sollevò un pò l'elastico del costume facendogli vederei di nuovo i peli del pube e ripetè il gesto del dito che passava tra le labbra della fica.

Lei e Luciana tornarono da una cena. Passò davanti alla stanza di Sandro. Dormiva in slip, sulle lenzuola, per il caldo. Luciana, che era dietro di lei disse:
- E' proprio bello. Farebbe la felicità di una donna. Guarda che cosce forti. E guarda che cazzo ha.....bello......
- Luciana ! E' mio figlio ed è tuo nipote.
- Ah, questa vecchia storia dell'incesto. Hai un uomo giovane bello, forte a portata di mano....vabbé, che vuoi farci, ...... peccato..
Durante la notte Mena si alzò per la sete: il vino della cena le aveva fatto venire arsura. Lei e Luciana dormivano in slip, per il caldo. Andò in cucina a bere così come stava. Quando tornò guardò nella stanza del figlio; la porta era aperta per fare corrente d'aria. Era quasi buia, appena un pò di riflesso della luce del terrazzo. Si avvicinò e vide il glande che spuntava fuori dall'elastico dello slip. Aveva una mezza erezione nel sonno e il suo cazzo era più lungo di quanto lo slip potesse contenerlo. Era grosso, un grosso glande che l'erezione aveva esposto e che arrivava quasi all'ombelico. Lei si incantò a vederglielo e sentì i suoi capezzoli diventare duri.
Quando rientrò Luciana le sussurrò.
- Sei andata a vederlo? Prima, quando sono andata a bere, l'ho visto. Mena, tuo figlio ha un cazzo bellissimo, bello grosso e forte.
- Luciana, mah....
- Dai, non fare la moralista, lo sai che è bello. E stamattina ti sei accorta che ti guardava? Ti guardava i peletti che uscivano dal costume, forse immaginava la tua fica. Tu lo attrai, forse perché sei sua madre, ti guardava....e si toccava.
- Dici sul serio?
- Mena, tu non lo capisci. Ha avuto un trauma con quella ragazza e si rifugia nella sua mamma. Ma tu non lo aiuti perchè sei troppo inibita. Secondo te, da quanto tempo è che non viene? che fa, si masturba? così gli viene la depressione...e poi non è un peccato che sprechi così la sua vitalità. Ci vorrebbe poco, pochissimo per aiutarlo, dipende da te.
- Ma che dovrei fare secondo te?
- Lo ecciti.Pensaci. Io glielo farei fare, gli darei ciò che desidera e me ne fregherei delle convenzioni. Se lo facesse con me non servirebbe. Funziona solo se sei tu a.....
- Tu lo faresti con lui?
- Si, certo. Perché no?
- Ma è tuo nipote ! ed è mio figlio !
- Si, e tu sei una stupida che lo lascia infelice perchè sei prigioniera delle convenzioni. Ma sai quante donne chiavano con i loro figli? Che c'è di male, in fondo? E' amore, è un prolungamento dell'amore materno ed è più emozionante che con qualsiasi altra donna.

Pensieri inquietanti. Luciana che la spingeva. Di lei Mena non si meravigliava, la conosceva da quando a volte usciva in macchina lei sola con tre ragazzi e poi le confessava tranquillamente: "Li ho fatti chiavare tutti e tre, a me piace così. Uno solo non mi fa venire." Un prolungamento dell'amore materno, aveva detto, chiavarsi il proprio figlio, sentirlo penetrare nella sua carne, sentire il suo orgasmo, sentire il suo sperma caldo bagnarla dentro la fica. Non si ritraeva al pensiero dell'incesto, anzi la attraeva. Che poteva esserci di più dolce? E perché doveva lasciarlo a macerarsi infelice e deluso quando lei poteva dargli quelle sensazioni che lo avrebbero portato fuori dalla sua tristezza. E se lui era attratto al suo corpo, allora perchè non fargli godere il sesso nel corpo di una donna che lo amava più di chiunque altra? Che c'era di delittuoso in questo?

Quella mattina si alzò presto. Luciana e Sandro dormivano. La mattina era fresca e lei si assicurò che Sandro fosse coperto almeno col lenzuolo. Entrò nella sua stanza, lui dormiva e lei guardò il suo slip. Il cazzo era semiduro e sotto la stoffa bianca dello slip si vedeva la sua forma. Sentì il desiderio di stringerlo nella mano. Il glande usciva dallo slip. Passò la punta del dito sulla stoffa, poi mise pianissimo il dito dentro gli slip per toccare la carne. Mi mise il dito in bocca. Sentiva dolore dei capezzoli induriti, aveva voglia di masturbarsi, ma era tardi, si stavano per svegliare. Si pressò l'indice sul clito come per spegnere quella eccitazione.

Tornarono dalla spiaggia per il pranzo. Faceva caldissimo e mangiarono in costume. Mena notò che a tavola Sandro le guardava i seni cercando di non farsene accorgere. Il reggiseno del costume li nascondeva poco, erano nudi per metà. Lei era in dubbio, voleva capire se suo figlio la stesse guardando con intenzione oppure se era solo un caso lo sguardo che lui aveva dato al suo petto.
Andarono a letto per la pennichella e lei aspettò che il ragazzo dormisse e passò silenziosamente davanti alla sua stanza. Lui stava sul letto e teneva in mano il cazzo. Lei si fermò, senza farsi vedere, e vide che Sandro stava masturbandosi. Allora passò davanti alla porta e lui si corpì subito col lenzuolo.
Lei aspettò un poco in cucina, voleva che si calmasse e che non si sentisse umiliato. Poi andò da lui. Lei indossava le piccole mutandine dal cui sgambo fuoriuscivano un pò di peletti negli inguini, e una canottiera larga, senza reggiseno, che faceva intuire il movimento dei seni. Entrò e lo guadò in viso, con dolcezza.
- Sveglio? Sei inquieto? Sandro, perchè non dici nulla alla tua mamma dei tuoi pensieri?
Si sedette sul letto e gli sorrise.
- Dai, parla con me. Io posso capirti.
Stava seduta sul letto accanto al ragazzo e le sue cosce nude e le sue mutandine erano sotto gli occhi, vicino al suo corpo e negli inguini si vedevano i peletti scuri.
- Mamma, che dirti? sono solo e non mi va di fare amicizie.
- Ma non si può stare sempre da soli........ e ci sono cose che non bisogna fare da soli..... mi capisci?
Sandro era rimasto sotto il lenzuolo senza slip ed il cazzo duro sollevava il lenzuolo. Mentre lei parlava, la sua mano sfiorò il glande sotto il lenzuolo; lo vide trasalire. La sua coscia nuda era vicina alla coscia del ragazzo sotto il lenzuolo. "Se ce l'ha duro con me vicina.....vuol dire che....." Poi, con un gesto distratto sfiorò di nuovo il lenzuolo dove il glande lo sollevava. Lui ebbe un brivido e lei se ne accorse.
- Mamma, io.....
- Sssss...io capisco, ma non so come aiutarti. Dimmelo tu.
E la sua mano lo carezzava sulla coscia che stava sotto il lenzuolo. E il lenzuolo sollevato da cazzo duro era a pochi centimetri da lei.
- Non vuoi che.... ti aiuti....a finire quello che stavi facendo?
Mise una mano sul lenzuolo e toccò il cazzo duro di Sandro. Lo strinse e guardò il suo viso; era di desiderio.
- A cosa pensavi che ti sei così eccitato?
- Ti arrabbi se te lo dico.
- No promesso.
- Beh, ...a te, così come stai adesso.......
Mena ebbe un tuffo al cuore.
- Aspetta.
Si alzò, chiuse la porta e poi mise una mano sotto il lenzuolo, glielo prese nella mano.
- Vieni, amore, ti fa venire la tua mamma.
Lo stava masturbando con dolcezza. Si metteva due dita sulle labbra, prendeva la saliva e la passava sul glande e continuava facendo in modo che il glande non si asciugasse. Poi imboccò due o tre volte il glande per inumudirlo.
- Mamma, così....... - disse Sandro.
- Lo vuoi così? si amore, si.
Ci mise tutta la sua passione: lo vedeva torcersi di piacere qundo lei degluitiva col glande nella gola, Voleva farlo venire nella sua bocca. Il ragazzo era pronto per lasciar esplodere il suo orgasmo, lei lo sentiva contrarre i muscoli ed era il momento di dargli tutta la sua passione. Gli prese i testicoli nella mano e succhiò più forte e più dolcemente. Senti i suoi schizzi con il glande che le batteva contro il palato, lo aiutò a consumare tutto il suo orgasmo, non lo lasciò finchè non sentì che era moscio. Deglutì due, tre volte per lasciare scivolare lo sperma lungo la sua gola, fino nel suo stomaco.
E lo baciò in bocca mentre ancora vibrava per l'orgasmo.

Lo raccontò a Luciana. Lei era divertita.
- Hai visto? non era poi così difficile. Bel sapore giovane, vero? Lo hai fatto godere molto? Ti è piaciuto farlo venire ?
- Beh, come dire.......
- Dai, il tuo ragazzo ha un cazzo bellissimo, che fa sognare...... Mena, lui ha bisogno di chiavare, sappilo.
- Ma non posso farglielo fare con me. Nella fica no.
- E invece si, perché è proprio quello che gli serve e quello che lui adesso sta desiderando dopo che lo hai fatto venire di bocca. Secondo me è nei suoi pensieri, lo sta già immaginando. Tu lo ami, è tuo figlio, allora amalo completamente...amalo tutto, anche nel corpo......e dagliela senza pensarci più.

- Ho l'insonnia - disse Luciana - prendo un sonnifero altrimenti non dormo.
Fece un occhiolino a Mena ed andò in camera da letto. Sandro stava ancora seduto a tavola.
- Non dai un bacio alla tua mamma? - chiese lei. E si abbassò col viso fino a quello di Sandro. Lui la baciò sulla guancia, dolcemente. Lei gli prese inl mento e lo baciò in bocca, con la lingua.
- Lo desideravo - disse - anche quando ti stavo...facendo venire.
Mise di nuovo la sua bocca su quella del ragazzo e gli spinse la lingua in bocca. Sandro le rispose.
- Luciana già dorme, non la svegliano neppure le cannonate - disse lei.- Mi cambio e vengo a farti un pò di compagnia.
Oramai lei aveva deciso, voleva farlo chiavare.
Provava uno strano sentimento di libido e di amore per suo figlio: era sesso, il desiderio di giocare col suo corpo, di farlo venire e di venire, un desiderio di possesso, di averlo tra le sue mani, tra le sue cosce che la stordiva. E lo amava; era stata felice di sentirlo venire nella sua bocca e di essere stata lei a farlo venire.


Entrò nella stanza del ragazzo, chiuse la porta a chiave, tirò via il lenzuolo e si mise in ginocchio accanto al suo letto.
- Lasciamelo toccare, non dire niente.
Prese il cazzo duro e lo masturbò lievemente, scappellandolo passandogli il pollice sul glande
- Mamma....
- Non dire niente, chiudi gli occhi. Dimmi solo si se vuoi venire di nuovo. Però dammi un bacio come quello di prima. Sono la tua mamma perciò posso farti venire.
Si misero insieme nel lettino, sui fianchi, l'una di fronte all'altro a baciarsi ed i loro corpi stavano a contatto. Lei si era sollevata la canottiera e gli premeva i seni nudi sul petto.
- Li guardavi, adesso li senti? toccali, sono tuoi.
Lui le prese i seni e glieli bciò, succhiò, mordicchiò
Fra loro c'era il cazzo duro di Sandro.
- Adesso é bello duro duro; mettilo qui, fra le cosce e stringiti di più contro di me.
Prese il cazzo del figlio e lo mise tra le cosce, ma nel metterlo aveva scostato le mutandine in modo che venisse a contatto con le labbra della fica. Il desiderio le aveva allontanato il pudore, voleva sentire quel giovane cazzo.
- Ecco, così la senti.
Sandro si muoveva leggermente, ma l'attrito con la cucitura delle mutandine lo irritava.:
- Aspetta - disse lei - me la tolgo...però se la tolgo tu......vuoi questo?
- Si
- Vuoi chiavare la tua mamma? Dimmelo.
Tolse le mutandine e la canottiera.. si mise supina ed aprì le cosce.
- Vieni tra le mie cosce, allora. Lo facciamo, abbiamo deciso. Entrami dentro. Adesso non sono la tua mamma ma la tua donna, voglio dartela. .Entra, chiavami e vienimi dentro; chiavami.
Sandro sentiva la fica caldissima e stretta; gli dava piacere sentire la carne che si resisteva e poi veniva allargata dal suo cazzo. Lo volle provare di nuovo; lo titò fuori tutto e lo spinse lentamene di nuovo dentro, e ancora.
- Bello, amore mio, mi fai morire così.
Lei stava venendo. Il ragazzo sentì le prime contrazioni della vagina e lei che spingeva forte il bacino contro il cazzo.
- Mamma, stai venendo?
- Si, amore mio, si. Finiscimi, fammi sfogare. Eccomiiii, sto vnendo, amore.
Sandro la sentì stringere le fica mentre anche lui stava venendo.
- Si, vieni dentro di me, bagnami, goditi la fica della tua mamma.
Lo trattenne col cazzo dentro finchè lui non si fu placato.

- Ah, Sandro, sei un tesoro. Ti è piaciuto? E' stato bello farlo con la tua mamma? - gli chiese - o era meglio quella stupida ragazzina?
- Mamma, con te è bellissimo. Sei calda e dolce e sei più stretta di lei.
Lei sorrise per quel complimento osceno che la lusingava.
- Allora ho una bella fica? Avanti dimmelo.
- Si mamma, è bellissima.

- Fai piano quando vai a lavarti, non svegliare Luciana, io vado dopo. Aspettami in cucina, lo facciamo di nuovo.
Infatti, chiavarono in cucina, più lontano dalla stanza di Luciana, lei piegata sul tavolo e lui che la penetrava da dietro. Per Mena era un sogno, lui l'aveva fatta venire due volte e tutte e due penetrata, un amante da sogno. E poi sentirlo mentre la penetrava da dietro pressandole e stimolandole il suo punto G, sentire la forza della sua spinta, sentire che era suo. Glielo prese in bocca bagnato dallo sperma e dai suoi umori, per desiderio di possesso, lo succhiò. E sentiva il sapore di quello sperma di ragazzo che le faceva venire il desdierio di ingoiarlo.

- Glielo hai fatto fare? com'era?
- Luciana, ti prego. Sono molto in imbarazzo.
- Ma dai, stupida. Stai parlando con tua sorella, com'era?
- Un sogno, una meraviglia. E' l'amante perfetto. Lui ha aspettato che venissi io prima di venire lui. Non è come quegli uomini quattro colpi e via. E' resistente e lungo da venire. Lucy, che sogno ! Non lo avevo mai fatto così. Mi eccita solo a ripensarci.
- Visto? Che c'era di male nel far felice tuo figlio? Glielo hai fatto fare..dentro?
- Si. Mi è venuto dentro ed io sono ancora stordita ed eccitata dalla sensazione del suo orgasmo.
- Ah,,,,avrei voluto essere al tuo posto. Faglielo fare ancora, segui il suo desdierio....e il tuo.

Luciana era partita con la sua auto. Lui e la madre partirono dopo di lei. Mena guidava con le cosce scoperte e lui gliele accarezzava.
- Sandro, sto guidando, aspetta che saremo a casa, avremo tanto tempo per noi due !
- Perché non ci fermiamo e lo facciamo qui, adesso? E' da ieri che io e te non ....... Ti amo, mamma.
- Anch'io. E anch'io vorrei sempre farlo. Pensa, a casa saremo solo io e te ma dovremo essere prudenti, sarebbe uno scandalo. Aspetta, fatti toccare dopo che ho cambiato la marcia. E' mio, dimmelo che é mio. Ti faccio fare tutto quello che vuoi, tutto.