i racconti di Milu
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Faceva freddo quella mattina ed era ancora buio, quello che peggiorava la situazione era la nebbia, e l’umidità, ad ogni modo si doveva procedere, i camion erano già carichi dalla sera prima.

Quando il tenente arrivò, i ragazzi erano già  pronti, il sergente si avvicinò, un breve saluto, senza troppi formalismi, e disse: ”Porucnik, il comando ha detto che saremmo stati scortati dai Legionari italiani”.

Il tenente parlava poco l’italiano e invece andava meglio con il tedesco e l’inglese, si morse il labbro infastidito, comunque fece buon viso a cattivo gioco, non gli andava di andare in giro con gli italiani non potevano capirsi e se fosse accaduto qualcosa avrebbe dovuto anche badare a loro.

Disse al sergente: ”Podnarednik, tu parli italiano, vai e mettiti d’accordo con loro, digli di mettersi in coda al convoglio, io sarò sul primo veicolo in testa, tu vai con il sottotenente nell’ultimo camion e dietro gli italiani”.

Il sergente fece un cenno di attenti e si allontanò in direzione delle due Jeep dove c’erano gli italiani che attendevano.

Si avvicinò al più elevato in grado lo salutò cortesemente: ” buongiorno Maggiore, come vi avevo accennato io parlo italiano e sarò sull’ultimo camion, e con me c’è un sotto-tenente che non parla la vostra lingua, voi dovreste mettevi in coda dietro di noi così ha detto il nostro tenente.

“Va bene sergente”, rispose il Maggiore, con un sorriso cortese, sapeva bene che non erano considerati che degli intrusi, ma erano fuori casa, cosa avrebbero dovuto aspettarsi.

Fece un cenno ai suoi che erano rimasti in silenzio, e tutti salirono a bordo delle due Jeep. Accesero i motori, guardò l’autista, e gli rivolse una strizzata d’occhio poi soggiunse “Bepi, hai controllato il pieno, l’olio e quanto necessario”, “ sì proprio ieri sera, ciò scolta ma questi i ne ciapa par mone o me sbaglio”,(senti ma questi ci prendono proprio per fessi o mi sbaglio) Bepi non riusciva a parlare in italiano, non che non lo sapesse ma era più forte di lui era troppo abituato al dialetto.

Il Maggiore sempre con il sorriso oramai di rassegnazione rispose: “ i pensa che noialtri ghemo paura e che quando i gavarà bisogno scampemo, cosa votu farghe, se la nomea che se semo fati dopo sinquanta ani de propaganda comunista”. (pensano che noi abbiamo paura e che quando avranno bisogno di noi scapperemo, che ci vuoi fare dopo cinquanta anni di propaganda comunista fatta con intento di dipingere gli ex nemici come dei vili).

Il convoglio si mise in marcia e le due Jeep si accodarono, lentamente perché la strada era viscida, e tortuosa, e per il momento era anche la parte più bella, finché erano lungo la costa non ci sarebbero stati problemi, era nell’altipiano che c’era il rischio di essere attaccati.

“ ciò Bob, ieri gho pensà che quea putea dea barista a sé proprio bea, mi me par che se possa provarghe, quando tornemo mi ghe provo” (di Bob ieri pensavo che quella ragazza che fa la barista è proprio bella, mi sembra che si possa provarci, quando rientriamo io ci provo).

“si, si va ben fa come te vol” (si, si va bene come vuoi) rispose Bob, “ ma non sta lamentarte se a te taca el scolo” (ma non ti lamentare se ti attacca lo scolo, in fondo non la conosci) aggiunse.

Due ore di strada e s’incamminarono per la salita che portava all’altopiano la strada era tutta curve, il Maggiore non era contento, della nebbia, forse saranno imboscati e non succederà niente, ma… pensò, non si può mai sapere, anche se erano due mesi che non c’erano incursioni che significato poteva avere. 

Arrivati sull’alto piano la nebbia si era infittita, le curve che passavano in mezzo alle rovine d’alcuni villaggi devastati e abbandonati dopo l’inizio del conflitto con le case scoperchiate dalle esplosioni, erano dei ruderi i cui contorni mettevano i brividi come se ci si addentrasse in una zona infestata dai fantasmi.

Sì forse i fantasmi di quelli che erano rimasti sepolti sotto le macerie, o rapiti, che fine avranno fatto, non una bella fine di certo.

Ripensò a Laura per scacciare quelle immagini, quanto era bella Laura, ricordava ancora il calore della sua pelle, il suo odore, era una ferita aperta, e non riusciva a dimenticarla, pensava alla sua bocca, così tenera, il suo corpo caldo e morbido, Laura era anche brava a fare l’amore, un viso d’angelo, sembrava una santarellina ma poi a letto si scatenava.

Era bella e lui ne era innamorato e da allora non era più stato con una donna. Continuava a pensare a lei come se avesse perso la capacità di amare altre donne.

Si era distratto dal pensiero di quella che avrebbe voluto sposare e che lo aveva lasciato, quando c’era stato qualche problema un pò troppo consistente, tutto aveva congiurato contro di lui. Il fato gli era stato avverso, il fallimento della ditta, i debiti conseguenti ecc. allora decidere di venire in mezzo alla guerra in Jugoslavia.

Certo lui era convinto che sarebbe stato l’inizio di un conflitto ben più esteso, il preludio dell’invasione islamica profetizzato da Michel de Notre Dame, meglio conosciuto come Nostradamus.

Improvvisamente, il camion davanti si fermò e questo lo risvegliò dai suoi ricordi, che succede si chiesero, erano in aperta campagna, scesero dal veicolo, e il sottotenente che era sul camion, sceso dal mezzo, veniva verso di loro.

Sapeva che loro non capivano il croato e parlò in tedesco lentamente “ wir sind Verloren, Herr major”. (ci siamo persi).

“Che cazzo dici?” sbottò Bob, poi cercando di farsi capire “bitte Leutenant, warum wir sind verloren, es ist unmöglich, rufe Sie mich an der Unteroffizier, er spricht italienisch”.

(prego tenente perché siamo persi, é impossibile, mi chiami il sergente, lui parla italiano). 

Il sergente si avvicinò, e spiegò al maggiore che avevano perso il contatto con il resto della colonna, “solo adesso”, disse “ci siamo accorti che la strada non è quella giusta, purtroppo a causa della nebbia abbiamo sbagliato un bivio, quasi certamente”.

Il Maggiore Bob disse:”torniamo indietro”.

Il Sergente riferì che il Tenente non era convinto e voleva proseguire, ma lui non era d’accordo.

Bob guardò i suoi poi rivolto al Sergente spiegò quello che già sapeva: ” io non posso darti ordini né a te né al Tenente, sono un ospite, però proponi al Tenente se lui è d’accordo, che proviamo noi ad andare avanti con l’auto per verificare dove ci troviamo, se la strada è sbagliata evitiamo di andare troppo avanti con il camion che è più difficile da manovrare, se fra dieci minuti non siamo di ritorno girate i tacchi e sparite”.

Il Tenente era d’accordo, per questo il Maggiore Bob, l’autista Bepi, e il Legionario Loris proseguirono.

Bob rivoltosi ai suoi disse “tenete i finestrini abbassati, colpo in canna ma dito lontano dal grilletto”.

Si avviarono e dopo cinque minuti di strada i sospetti del Sergente si verificarono, avevano sbagliato strada c’era l’insegna di una località scritta in cirillico, e i croati dalla loro parte avevano abbattuto tutti i cartelli con i caratteri cirillici e avevano già iniziato a sostituirli almeno con quelli provvisori.

“fermati, inutile proseguire siamo fuori strada il Sergente aveva perfettamente ragione”.

Proprio mentre si erano accostati al bordo della strana arrivò una camionetta blu della Militija.

“Che facciamo” disse Bepi. Bob si accese una sigaretta, e disse “aprite gli sportelli tenendoli accostati, io scendo e vado verso di loro, appena butto la sigaretta aprite il fuoco, sparate di brutto”.

Si avvicinò alla camionetta lentamente, la sua uniforme nera senza distintivi poteva essere anche quella delle tigri di Arkan, o di altri loro reparti oppure solo perché andava di moda tra i giovani, non aveva armi solo la pistola alla cintura sulla schiena.

“Postuvanje Gospodne Molim Ja sam stranac, molim snate gdie moje Jesti, iedan restaurant” con una sintassi orribile disse questa frase sperando di distrarre i due che stavano scendendo, il primo si girò verso l’altro con un fare da prendere per i fondelli questo straniero ridacchiando, a quel punto il Maggiore lanciò a terra la cicca e si spostò lateralmente estraendo la pistola, due raffiche erano partite dall’auto investendo i due agenti che si accasciarono uno stava per estrarre l’arma quando il Maggiore gli sparò uccidendolo.

Si avvicinò all’altro ma era stato colpito in pieno petto era morto sul colpo. “Andiamo” disse ai ragazzi anche di stare attenti scrutando la strada mentre l’auto faceva inversione e ritornarono fino al camion che aveva già fatto manovra.

Il viaggio di ritorno fu tranquillo la nebbia era troppo fitta e nessuno usciva per le perlustrazioni una fortuna. Rientrarono nelle loro linee in territorio amico, solo la fortuna lo aveva permesso.

Fecero il loro rapporto al Comandante del servizio logistico, che si arrabbiò per il fatto che non avrebbero dovuto perdersi.

Il Maggiore consegnò i documenti che aveva prelevato dalle tasche dei serbi caduti, e i fogli a bordo del veicolo, non sapendo leggere il serbo non sapeva se erano importanti o meno.

Il colonnello Biciu lo ringraziò cortesemente e poi gli fece tradurre che avevano sbagliato ad avventurarsi così da soli, per loro sarebbe stato imbarazzante se fossero morti, comunque era stato felice di come ci eravamo comportati.

Mezz’ora dopo la squadra era a cena in uno dei pochi locali ancora funzionanti assieme con qualche amico e con il Comandante della loro unità, La Legione Brenno il tenente Colonnello Nick Mistero, al quale poterono finalmente fare rapporto in merito a quanto accaduto.

Nick era contento che tutto fosse andato per il meglio, disse che doveva tornare in Italia e che avrebbe fatto un volantino da pubblicare e diffondere per propagandare l’attività della Legione, era necessario fare sapere che questa guerra per la libertà e l’indipendenza di un popolo era anche una porta a salvaguardia dell’Europa. L’indomani mattina partì.

In quei giorni il comando Croato non diede nessun incarico ai legionari, volevano evitare che rischiassero e non volevano che degli ospiti potessero morire in operazioni di poco conto visto che tutto era abbastanza statico.

Intanto Bepi frequentava assiduamente il Bar dove c’era la procace cameriera che gli piaceva.

Insomma dai e ridai riuscì a portarsela a letto, e invitò Loris a partecipare, la ragazza era buona nel senso che uno o due e forse anche tre le sarebbero andati bene, la vita era breve o poteva esserlo, un obice che cade per errore ed è fatta, allora godere di ogni attimo diviene per molti una necessità.

Loris raccontò al Maggiore il giorno dopo cosa avevano fatto, e gli disse:”perché non ti aggreghi anche tu a noi?”.

“non m’interessa” rispose Bob e proseguì,”vi siete divertiti?”

“cazzo che goduria”, poi iniziò il racconto dettagliato della loro avventura,” appena in camera, si è spogliata e noi altrettanto, due tette enormi, un culo da favola, è bene in carne ma soda, non è grassa ma robusta, è tutta roba buona ha una mona stupenda bella bombata con i peli biondissimi, dei capezzoli rosa, duri sembrano dei ditini di bambino”.

Intervenne l’altro convitato, che non voleva essere da meno spiegando con gesti eloquenti: “Ci tirava tanto a causa della fame arretrata, la troia si è avvicinata a Loris si è messa davanti a lui, glielo ha preso in mano, lo ha menato un po’ dopodiché se lo è tirato dietro come un ragazzetto e lui tirato dall’uccello l’ha seguita fino al letto” disse Bepi che aveva deciso di partecipare alla relazione della cronistoria sessuale vissuta intensamente.

“Bene bravi, vi siete divertiti senza preoccupazioni e soprattutto con prudenza usando i preservativi”.

Silenzio, imbarazzo, “veramente non avevamo i goldoni” disse Bepi. “E se vi beccate qualcosa?” l’interruppe Bob.

“speriamo di no” intervenne Loris.

“comunque torniamo alla storia, ci ha succhiato come una dea, poi Loris si è messo sotto e lei gli è salita a spegni-moccolo, e io l’ho inculata, un culo da favola accogliente come mai mi è capitato in vita mia, una vera goduria poi ci siamo scambiati e siamo andati avanti, per un bel pezzo, stamattina ci siamo svegliati sfiniti e tutti attorcigliati nello stesso letto”.

“Bè non è male come nottata” disse Bob. “Andiamo a fare una buona colazione ne avete bisogno” concluse.