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Rivisitazione di un racconto vecchio...
Un'innocente partita a biliardo

Erika è sempre stata una bella ragazza. Facendo per tanti anni danza, il suo fisico era decisamente invidiabile. Magra, slanciata, vita sottile, cosce ben tornite. Le sarebbe piaciuto essere un po' più alta del suo metro e sessanta, ma aveva imparato ad apprezzarsi per quello che era. Certo, alcuni suoi amici la chiamavano "tavola" per via della sua scarsa seconda di seno, quasi una prima. La infastidivano, all'inizio si offendeva e si arrabbiava, ma poi lei aveva iniziato a risponder loro per le rime, sottolineando la loro ridotta virilità. Con il tempo, l'argomento aveva perso interesse e quella presa in giro, ora, si sentiva molto più raramente di prima. Il suo viso aveva lineamenti morbidi, le guance rotonde e gli occhi allegri, vivi, pieni di energie. I capelli, neri, erano sempre in conflitto con il suo essere. Ogni mese cambiava acconciatura. Non riusciva mai a vedersi bene e questo la portava ad essere la migliore amica del parrucchiere.
Era una ragazza a cui piaceva divertirsi. Aveva avuto molti fidanzatini... Diverse storie non più lunghe di una settimana, di rado aveva superato il mese. Al primo posto aveva la danza, tutto il resto veniva dopo. Al primo posto aveva la danza, tutto il resto veniva dopo. Questo, però, aveva contribuito a crearle attorno una nomea da "ragazza facile", ma lei sembrava non curarsene particolarmente. Per lei, il sesso, era parte della vita di tutti i giorni e negarlo, rifiutarlo, era assurdo. Riusciva a viverlo molto naturalmente, non come un taboo e questo, forse dava fastidio.
Quella sera decisero, lei e tutti i suoi amici, di andare a mangiare una pizza. Era un giovedì d'inverno, freddo, "sgonfio", con poca voglia di fare qualcosa d'esaltante, pochi locali aperti, poca gente in giro per le strade, con quella pioggerellina leggera leggera che non ti bagna... Ti infastidisce e basta. Lei indossava una camicetta colorata, un maglioncino leggero color panna e una gonnellina che le arrivava a metà coscia. Sapeva di avere delle belle gambe e adorava le gonne. Sotto portava un paio di autoreggenti (la gratificava saper essere attraente e sexy) e stivaletti neri che arrivavano poco sopra la caviglia. Il tutto completato da una sciarpa lunga e morbida dai mille colori. Senza dubbio, era una ragazza che attirava sguardi, lei lo sapeva, i suoi amici lo sapevano. E questi, spesso, si chiudevano a riccio attorno a lei e la difendevano dai molestatori passeggeri. Erano una bella squadra, uniti e compatti. I suoi amici le volevano bene e lei era grata per tutto questo.
La serata procedeva via molto facilmente, tra pizza, birra e chiacchiere. Ad Erika piaceva bere un po', senza esagerare, quel tanto che bastava per metterle l'euforia addosso. Certo, qualche volta aveva perso la misura del "po'" ed era passata di là, ma quelle rare volte si contavano sulle dita di una mano.
Quando finirono la cena, salirono in auto e restarono un po' nel parcheggio, ascoltando musica e ridendo, a decidere che fare. Lei sedeva davanti, nel posto "del morto", Marco al volante, Matteo, Mattia e Massimo dietro. Erika si divertiva a chiamarli "la Banda delle M" e aveva scelto, per ognuno di loro, un colore, come fossero M&Ms.
Decisero, per farla breve, di andare a giocare a biliardo. Nessuno di loro era realmente un asso, ma ogni tanto ci andavano e si divertivano più per le cretinate dette che il gioco in sé.
"La Buca" era una sala da gioco nascosta nei vicoli del centro. Difficile trovarla per caso. Dovevi sapere dov'era... O non ci saresti arrivato mai. Parcheggiarono un poco distante e ci andarono a piedi, quasi dieci minuti di camminata. Era freddo e quella pioggerellina ti faceva entrare l'umidità nelle ossa. Erika si stringeva nella giacca, cercando di offrirsi il meno possibile a quel gelo e, quasi di corsa, arrivarono alla Buca.
Il locale, quella sera, era quasi vuoto, solo quattro anziani signori che giocavano probabilmente a Beccaccino in uno dei tavolini. Gli otto tavoli da biliardo erano tutti vuoti.
La coppia, anziana, che gestiva la Buca, vide entrare i ragazzi e li accolse, con un sorriso. Oramai li conoscevano e li trattavano come nipoti. I giovani erano tutti infreddoliti, ma sorridenti. Per scaldarli, i signori offrirono loro un punch caldo. Erika ringraziò cortesemente e declinò l'offerta, asserendo che il punch fosse troppo forte e che non le piaceva il sapore. Al suo rifiuto si scatenò un coro di proteste, a cui i signori risero.
«Se non lo bevi da sola, te lo facciamo bere a forza!»
Disse uno dei ragazzi, ridendo, a cui tutti diedero ragione e man forte. Ma Erika aveva bevuto il punch solo una volta e proprio non le era piaciuto. Fu così che uno dei ragazzi si portò dietro di lei, alle sue spalle, approfittando di un attimo di distrazione per afferrarle le mani e bloccarle dietro la schiena. Inevitabilmente, la posizione mise in risalto il suo "scarso" seno. Erika iniziò a protestare, cercando di liberarsi, ma Matteo era più forte di lei e non aveva possibilità di vittoria.
«Forza ragazzi, toglietele la sciarpa e facciamole bere il punch!»
Il tutto era fatto senza nessuna malizia, spesso la prendevano di mira per i loro giochi. I due anziani signori guardavano divertiti, ricordando i bei tempi in cui, da giovani, anche loro si divertivano come scemi.
Mattia non perse tempo e non solo le tolse la sciarpa, ma le aprì anche un po' la giacca, per evitare che si sporcasse.
«Ehi smettila, mi si vedono le tette!»
Protestò lei, ma Mattia le rispose senza problemi, aprendole completamente la giacca.
«Magari ci fosse qualcosa da vedere!»
I ragazzi si misero a ridere, Erika no.
«Da me non ci sarà nulla da vedere... Ma da te non c'è nulla da prendere!»
I ragazzi risero divertiti, la signora anziana diede una pacca sulla spalla al marito e Mattia la guardò serio. Il clima era leggero e tutti si stavano divertendo.
«Staremo a vedere! Ragazzi, il punch!»
Massimo si avvicinò alla ragazza, tappandole il naso e tenendole aperta la bocca nonostante lei non fosse propriamente d'accordo.
«Dai ragazzi adesso basta, non esagerate!»
«Troppo tardi!»
Dissero quasi tutti in coro. Anche i signori presero, inutilmente, le difese di Erika.
Mattia prese il punch, ormai stemperato e lo versò lentamente nella gola della ragazza. Niente da fare, i ragazzi non la mollavano un attimo, e lei fu costretta a bere e ingoiare la bevanda se non voleva rovesciarsi tutto addosso. Quando il punch fu finito i ragazzi la mollarono. Erika fece qualche passo, tossendo e riprendendo aria, guardandoli tutti, fintamente infuriata. Ora aveva un caldo tremendo, si sentiva le guance in fiamme e si tolse la giacca. L'anziana signora le offrì un bicchier d'acqua.
«Siete dei bastardi.»
«Attenta a toglierla, dopo si capisce che non c'è davvero nulla da vedere!»
Riprese Mattia, ridendo.
«Sei un buffone! Ti brucia solo che non ti ho mai fatto vedere nulla!»
La Buca aveva un tavolo in una saletta più riservata. Era un tavolo di pregio, di cui i signori erano orgogliosi e che conservavano per le gare e gli allenamenti di chi praticava quello sport per più di una sera ogni tanto. E quando non era usato, lo lasciavano ai ragazzi. Come quella sera.
La diatriba tra i due durò ancora qualche battuta, in cui i toni tornarono giocosi. Alla fine, Marco prese parola e portò gli allegri fanciulli al tavolo da gioco, con tanto di birra al seguito. Si divisero in due squadre, Mattia e Marco da una parte, Massimo Matteo ed Erika, più un peso che un aiuto, sosteneva lei, dall'altra.
Recuperarono le palle, le disposero nel triangolo e la partirà ebbe inizio. Casualmente, tutte le volte che toccava ad Erika tirare, i ragazzi si trovavano tutti alle sue spalle. Gambe dritte... Busto in avanti... Gonna con la cattiva abitudine di salire... Uno spettacolo difficile da ignorare per i ragazzi. All'inizio la ragazza faceva più attenzione, defilandosi rispetto ai ragazzi, aggiustandosi la gonna e cercando di non scomporsi troppo. Poi, complice l'eccitazione per la vittoria imminente, l'alcol che saliva e iniziava a darle alla testa, la gonna iniziò a salire sempre più spesso ed Erika sempre meno attenta a ricomporsi.
Finì la prima partita con la vittoria dei tre. Contenta, la fanciulla scambiò un abbraccio e due baci con i compagni di squadra. Volarono commenti e battute e prese in giro tra vincitori e vinti, i quali additavano Erika come causa della loro perdita. I perdenti pagarono penitenza con un giro di cicchetti. Nuova partita, nuova birra.
Per Massimo e Matteo, nonostante la vittoria, ogni scusa iniziò ad essere buona per avvicinarsi a lei, a starle fin troppo vicini, ad appoggiare le loro mani sul corpo di lei. Massimo le posava le mani sulle cosce, per farle capire meglio quanto tener dritte le gambe. Le si avvicinò da dietro, appoggiando il proprio corpo contro quello di lei. Una mano scivolò sul braccio, per spiegarle come tenere più correttamente la stecca. L'altra, invece, scivolò sulla gamba, quasi per caso... Matteo, d'altra parte, non si tirava certo indietro, e cercava anche lui ogni scusa valida, ovviamente per migliorare il gioco dell'amica, per starle vicino. All'inizio Erika, con molta gentilezza, scivolava via dalle posizioni più scomode e sfacciate ma poi, complice l'alcol che continuavano a farle bere ed il fatto che, effettivamente, stava migliorando, Erika faceva sempre più fatica a tirarsi indietro dai palpeggiamenti dei ragazzi e a mantenere la concentrazione sul gioco. Il che risultava sempre più difficile e quei continui sfregamenti, quelle mani sempre addosso, inevitabilmente, iniziavano a far salire l'eccitazione.
Erika passò la stecca ai rivali e appoggiò le natiche al tavolo, con il bicchiere di birra in mano, per un momento di relax. Matteo le si mise di fronte, infilando una gamba tra quelle di lei, impedendole di chiuderle. Erika gli posò una mano sul petto cercando di evitare, a fatica, che le si avvicinasse troppo. Un attimo dopo sentì il fiato di lui sul collo ed una mano scivolarle sulla pancia, sulla gonna, sulle calze.
«Ti prego... Smettila... Ci stanno guardando tutti...»
Si sentiva calda, eccitata, con la testa leggera, consapevole che la situazione le stava sfuggendo di mano. Istintivamente, contrariamente a quanto avrebbe voluto fare, allargò le gambe, per quanto glielo consentisse la gonna, e sentì subito la mano scivolarle sotto il tessuto. Quella mano... Quei brividi che le salivano al cervello... Il rumore dei ragazzi dietro di lei... Era ubriaca e non riusciva a fermare Matteo. La mano quasi arrivata all'orlo delle autoreggenti. Aprì un attimo gli occhi e tornò alla realtà. I ragazzi si stavano passando la stecca continuando a giocare, ma nessuno dei tre spettatori si stava lasciando sfuggire una sola mossa dei due amanti.
«Ti prego...»
Disse ancora lei, cercando di opporsi a quanto stava succedendo. L'unica risposta che ottenne fu un dolce morso sul collo che le fece venire brividi ovunque. Non poté trattenere un sospiro di puro piacere. Sì, ora sapeva di essere bagnata.
Qualcuno bussò sulla spalla della ragazza. Era Mattia. Tutta la magia passò in un istante. Almeno la mano si era fermata prima di arrivare troppo in alto.
«Ehi Romeo, tocca a te adesso!»
I due, divertiti, si scambiarono due gomitate ed Erika si sentì persa, in un tremendo imbarazzo. Si passò la mano tra i capelli, cercando di ritrovare contegno.
«Ancora non ci hai detto se hai i collant o le autoreggenti...»
Matteo non lesinò sulla voce, e tutti lo poterono sentire. Erika, che era lì con la mano davanti alla faccia, rossa per la vergogna e l'eccitazione, si riprese in un attimo, guardandolo con gli spalancati e poi sorridendo.
«Sei un imbecille, lo sai? Va a fare la tua giocata dai... E poi, cosa te ne frega?»
Gli diede uno spintone per spingerlo via. Matteo le schioccò un bacio su una guancia, nemmeno fosse stata la sua fidanzata, e andò a giocare.
Massimo e Marco non si erano persi un attimo di tutta la scena ed erano intervenuti con qualche risatina o qualche commentino piccante. Matteo sbagliò il colpo, guadagnandosi commenti e insulti da parte di tutti, con chiari riferimenti a Erika. Fu il turno di Marco, che infilò due biglie, portandosi in vantaggio. Matteo, nel frattempo, era tornato vicino ad Erika e le palpeggiava tranquillamente il sedere sodo. Lei aveva rinunciato a ribellarsi e lasciava fare. Era meglio una palpata al culo che una mano dentro le mutande, così davanti a tutti...
Marco passò la stecca alla ragazza. Erika sospirò, non era più in grado di giocare. Studiò un attimo il tavolo e si portò dal lato che le sembrava migliore per colpire. Era pronta, in posizione, le gambe dritte, il busto in avanti... Quando Matteo si portò dietro di lei, appoggiandosi con tutto il bacino e mettendole le mani sui fianchi. La posizione era inequivocabile. Erika cercò di tirarsi su con poca volontà e lui le posò una mano sulla schiena, impedendole di far gran ché! Gli altri ragazzi incitarono prima lei, prendendola in giro per la situazione, a tirare, e poi Marco a far di più. Lei fece bel viso a cattivo gioco e cercò di concentrarsi sulla biglia. Nel momento esatto in cui colpì la palla bianca, una mano si posò sotto la gonna, proprio sopra il perizoma. Erika abbassò la testa sul tavolo. Un'ondata di piacere le attraversò il corpo. Marco sentì chiaramente l'indumento bagnato dagli umori di lei e constatò, soddisfatto, cosa indossasse la ragazza. Si girò verso gli amici.
«Signore e signori, vi confermo la presenza delle autoreggenti!»
Ci fu un applauso generale alla ragazza che era ancora lì, piegata sul tavolo del biliardo, con una gran vergogna in corpo. Si tirò su a fatica.
«Dai ragazzi... Ok, ho le autoreggenti, ma ora basta... Non mi sembra il caso...»
Prima che potesse finire la frase, Massimo parlò.
«Ehi, un momento! Non sappiamo se tu e Matteo vi siete messi d'accordo. Anche noi vogliamo controllare!»
Erika sentì gelare sul posto, rimanendo a bocca aperta e Matteo, ancora dietro di lei, la spinse nuovamente sul biliardo.
«Giusto, avete ragione. Mattia, stendile le braccia!»
Senza farselo dire due volte, Mattia le afferrò i polsi e le spalancò le braccia, portandole le mani ai bordi del tavolo. Erika era nelle loro mani, non riusciva a credere a quanto stesse succedendo e non riusciva a ribellarsi.
«Adesso tu stai ferma qui buona buona che noi controlliamo il tuo intimo!»
Non la preoccupava tanto che vedessero se indossava i collant o le autoreggenti, ma che, in quel modo, tutti si sarebbero accorti di quanto fosse bagnata.
«No dai ragazzi... Ve le mostro io, così mi pare eccessivo...»
Fu Massimo a parlare.
«Non servirà a nulla, dovevi pensarci prima. Adesso faremo così. Andremo avanti con la partita, ma quello che ha appena tirato potrà venire qua dietro a controllare lo stato di Erika."
Matteo gli si avvicinò, posandogli una mano sulla spalla.
«Cerchiamo di farlo con un po' di discrezione, altrimenti qua ci cacciano tutti fuori.»
A quelle parole, tutti risero.
«E io devo restare sempre così? Non è molto comodo... Come fate a giocare come me sopra al tavolo? Lasciatemi andare.»
Mattia le accarezzò una mano.
«Oh insomma, non star sempre lì a lamentarti... Quando tiriamo alzi il busto e fai passare le palle. Forza Matteo, tocca a te!»
Erika era senza parole. Il ragazzo lasciò il posto che aveva conquistato dietro di lei e prese in mano la stecca, andando a cercare la posizione migliore per giocare.
La ballerina passò i minuti successivi a gambe larghe, piegata contro il tavolo da biliardo, con i ragazzi che, a turno, passavano dietro di lei e le accarezzavano il sesso, anche se da sopra il perizoma. Non voleva, ma il suo fisico reagiva a quella situazione, a quei tocchi. Un intimo, che ormai, era fradicio dei suoi stessi umori e tutti ne avevano ricevuto una buona dose sulle mani.
Erika rinunciò al contegno. Non era più un controllare cosa indossasse. Era degenerato. Aveva capito che non aveva scampo quella sera e, in fondo, non poteva dire che le dispiacesse. Il suo sesso ne era la prova. Non seppe dire quante volte l'avevano toccata.
All'improvviso, sentì il tessuto della gonna venir alzato. Quando si rese conto che ora si trovava con il culo a vista, per quanto già non lo fosse, sgranò gli occhi e si girò indietro, cercando di tirarsi su. Vide Mattia.
«Cosa fai?! Sei matto?!»
«Adesso vediamo se da me non c'è nulla da prendere... Stronzetta.»
Un attimo dopo gli slip della ragazza finirono a metà coscia e Mattia estrasse il suo membro, davanti a tutti, già pronto per lei.
«No no no... Non qui cazzo, smettila!»
Erika fece per tirarsi su per sottrarsi a quella follia, ma gli altri furono rapidi a bloccarle le mani.
«Smetti di far del casino o se ne accorgeranno tutti. Adesso faremo lo stesso gioco di prima, ma a turno, invece di toccarti e basta, ti scoperemo. Quando ti avremo scopato tutti, andiamo a casa.»
Erika era incredula.
«Voi siete matti... Non qui dai.»
Fu Massimo a prendere parola questo giro, con quel tocco di classe che lo aveva sempre distinto dagli altri.
«Se non stai zitta ti scopiamo anche il culo, ok?»
Per loro era un gioco e si stavano divertendo. Erika non riusciva a capire quanto la situazione l'intrigasse e quanto la disgustasse, ma il suo sesso parlava per lei.
«Ok...»
«Ok cosa?»
Chiese sempre Massimo. Erika prese fiato, prima di rispondere.
«Ok... Scopatemi a turno.»
Quasi non fece in tempo a finire la frase, che il membro di Mattia scivolò dentro di lei, facendole mancare il fiato. Abbassò la testa, in silenzio. Il piacere era alle stelle. Avere i ragazzi che giocavano davanti a lei e uno dentro di sé la stava facendo impazzire. Ogni affondo di Mattia erano once di piacere che le salivano per tutta la schiena e le arrivavano dritte al cervello. Gli altri tre si alternavano al gioco, un gioco dove ormai non c'erano più una regola che valesse o fosse rispettata. Tiravano alle biglie solo per far passare il tempo e coprire il vero gioco che stavano facendo.
Mattia sentì l'orgasmo avvicinarsi, strinse con più vigore i fianchi di Erika e le si piantò dentro. Lei capì al volo, alzando la testa.
«No, ti prego spingi ancora... Ti prego...»
Mattia restò fermo dentro di lei un attimo, poi si tirò fuori e assestò due affondi che le fecero vibrare le ossa. L'orgasmo li colse insieme, mentre lei appoggiava la testa al panno verde e Mattia le inondava l'utero con il suo seme. Lentamente i due ripresero fiato. Erika era ancora piegata sul tavolo quando Mattia uscì da lei e Matteo si portò dietro di lei, pronto a scoparla.
«Oh mio dio...»
Disse lei. Un attimo dopo si ritrovò di nuovo piena. Matteo spingeva dentro il suo membro. Erika fu travolta ancora dal piacere. Pensò al suo sesso pieno di sperma, pensò che anche Matteo le sarebbe venuto dentro. E poi Marco. E poi Massimo. E lei sarebbe stata piena come non le era mai successo. Il piacere salì rapidamente e strinse i muscoli della vagina. Matteo non fu indifferente all'eccitazione. In fondo, lui, era stato il primo a provarci e quello che, forse, aveva reso possibile tutto questo. Venne dentro di lei, senza aspettarla. Erika voleva venire di nuovo, quasi ne aveva bisogno, e quando sentì il ragazzo svuotarsi ebbe un attimo di rammarico. Cercò, nel breve tempo che le veniva concesso, di allungare una mano e darsi piacere da sola. Niente da fare, la tenevano ferma.
Marco la prese senza nessun preavviso. La sua figa era più che lubrificata. Erika poteva sentire umori e sperma colarle lungo le cosce, abbondanti. Marco entrò dentro di lei senza che quasi se ne accorgesse. Non l'aveva visto portarsi alle sue spalle e, quando la penetrò con un'unica spinta decisa, ad Erika mancò il fiato, spalancando gli occhi.
Continuò a pomparla senza tregua, senza pietà. Entrava e usciva da lei con forza, decisione, quasi rabbia. Erika si sentì presa con forza quasi animalesca. Il piacere le salì nuovamente al cervello, invase ogni singola cellula del suo corpo ed esplose pochi istanti dopo con un orgasmo potente. Le scappò un urletto e rimase lì, inerme, mentre Marco continuava a scoparla fino a venire. Se non fosse stato per il tavolo, sarebbe crollata a terra.
Venne il turno di Massimo. Erika si sentiva sfinita e oltremodo piena. Sentì Massimo mettersi alle sue spalle, percepì perfettamente il rumore della patta che veniva aperta ed il membro del ragazzo appoggiarsi al suo sesso, esitante. Erika si sentiva provata, ma voleva che tutto questo finisse.
«Ti prego... Scopami...»
Le uscì naturale. Voleva godere ancora una volta, l'ultima, e poi trascinarsi esausta sotto la doccia e le coperte del suo letto.
«Con piacere!»
Le rispose Massimo. Ed entrò dentro di lei. Erika sentì la carne farsi strada nella carne. Era il più grosso dei quattro. La riempì a dovere, umori e sperma che colavano, e ne trasse un immenso piacere. Non aveva mai vissuto nulla del genere prima.
Massimo scivolava dentro di lei senza nessuna fatica. La sentì stretta attorno al suo membro, ma gli abbondanti umori non resero il rapporto difficile. Affondò dentro di lei finché trovò spazio. Poi iniziò a pomparla con calma, uscendo quasi del tutto e poi spingendosi di nuovo dentro fino in fondo, con un movimento unico e costante. Non dava dei colpi secchi per paura di farle male, ma voleva entrarle dentro del tutto. E ci riusciva. Vedere il suo membro sparire dentro la carne della ragazza era estremamente eccitante. Ormai, nella piccola saletta della Buca, si sentiva solo lo sciacquettio del sesso di Erika
Massimo spinse. Spinse... E spinse ancora.
Entrambi sentirono il piacere salire. Erika si sentì pronta per un nuovo orgasmo. Strinse i pugni e abbassò la testa. Sentì qualcuno dire qualcosa, senza capire. Sentiva solo il piacere. Qualcuno le chiuse la bocca con la sua stessa sciarpa.
«Vengo.»
Disse Massimo.
Erika cercò di rispondergli, ma le uscirono solo gemiti soffocati. Era pronta per l'orgasmo. L'uomo affondò ancora tre volte, poi si estrasse da lei. Con un unico movimento deciso, entrò dentro di lei fino a sbattere bacino contro bacino ed eruttò tutto il suo piacere nel sesso di lei. Erika lo sentì entrare. Sapeva che sarebbe stato l'ultimo affondo e si lasciò andare al piacere. Le sembrò che le scoppiasse la testa. Le mancò l'aria. Urlò. Tutti i muscoli si tesero. E venne.
Ci vollero alcuni minuti perché si ripresero tutti e si ricomposero. Nessuno sembrava essersi accorto di nulla. Erika era sfinita. Era colato tutto lungo le cosce. Si sentiva sporca, ma doveva riconoscere che l'esperienza l'aveva scossa. Piacevolmente.
Erika cercò di pulirsi, ma i ragazzi la bloccarono. Volevano che tornasse a casa così.
Fuori dalla Buca iniziarono a ridere e scherzarono divertiti su quanto successo. Anche lei.
Le strade erano deserte, non vi era anima viva. Mentre camminava, Erika sentiva muoversi tutto dentro di lei e colare. Si guardò attorno, si appoggiò ad una parete e richiamò facilmente l'attenzione dei ragazzi. Si girarono tutti verso di lei.
Erika allargò le gambe e con due dita scivolò lungo le cosce, fino al suo sesso. Raccolse umori e sperma dei ragazzi e si pulì le dita con la lingua, passando lo sguardo su ognuno di loro. Indicò Mattia, facendogli segno di avvicinarsi.
«Ora tocca a me.»
Raccolse ancora gli umori che aveva dentro, sulle cosce, e si fece pulire le dita da Mattia. Poi Matteo. Poi Marco. Al turno di Massimo non si limitò a raccogliere quello che colava, ma le dita affondarono dentro di lei. E Massimo le pulì.
«Ragazzi... Grazie... Non avevo mai goduto così tanto.»
Note finali:
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