i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Ero solo a casa quella sera, quando squillò il telefono. Guardai l’identificativo di chiamata. Giovanna.
- Pronto?
- Antonio, bastardo, maledetto puttaniere, come hai potuto?
- Come?
- Stronzo, non negare. Ti hanno visto con la Marisa, quella brutta puttana. Che la baciavi, bastardo! Che l’abbracciavi! Sotto casa tua! Dopo essertela scopata tutto il pomeriggio!
- Tesoro…
- Non mi chiamare tesoro! Coglione! Ah, ma te la faccio pagare, sai? Me la paghi, e anche cara, brutto stronzo. Ti faccio vedere io che non solo tu puoi giocare al gioco delle corna!
- Giovanna…
- Antonio! Stai zitto! Non parlare, non cercare di scusarti! Mi hai tradita? Adesso tocca a me. Sono qui da Giorgio a casa sua. Mi ha fatto bere un paio di bicchieri. Avevo caldo e mi sono tolta la camicetta. Oh, peccato che non avessi il reggiseno… ma a Giorgio sembra non importare troppo… Sai, m’è venuto vicino qui sul divano per accertarsi con le mani che non avessi un qualche reggiseno trasparente. Mi ha toccata dappertutto… Dovevi vedere i miei capezzoli come si sono rizzati! Era così vicino che non ho potuto fare a meno di baciarlo. Sulla bocca, bastardo! E ti posso dire che bacia meglio di te, Antonio! Una lingua…
- Giovanna, per favore…
- Ora mi sta togliendo la gonna, Antonio. Toh, ho scordato anche le mutandine… Giorgio sta controllando con la punta delle dita che l’estetista abbia fatto un buon lavoro con la ceretta questo pomeriggio depilando la mia patata… Che era tua, ma che adesso è di Giorgio. Che sembra sapere bene cosa farne, al contrario di te.
- Però, Giovanna…
- Zitto Antonio. Ora non ho più tempo di stare al telefono con te. Giorgio si è tolto i pantaloni e ha tirato fuori una cosa, guarda, incredibile! Almeno il doppio del tuo, Antonio, mezza sega! Non vedo l’ora di assaggiarlo. Mi raccomando non chiudere la comunicazione!

Giovanna dovette aver appoggiato il telefono da qualche parte perché da quel momento ascoltai solo suoni liquidi, come “slurp”, “suck” eccetera.
Che finirono dopo qualche minuto e a quel punto cominciai a sentire ansimare e mugolare.
Nel sottofondo era chiaramente distinguibile uno “slap slap” ritmico, a cui fece presto seguito un grugnito maschile.

Sentii la voce di Giovanna:
- Sììì, Sììì, Giorgio, più forte… Ahhh, mi fai morire… Vengo! Vengo! Ahhh…! Dentro, vienimi dentro, ti voglio dentro di me! Ahhh…!

Il grugnito maschile terminò con un suono gutturale inequivocabile. Giorgio era venuto.
Passò qualche minuto. Poi Giovanna riprese il telefono.
- Antonio! Cornuto! Hai sentito? Ti è piaciuto che la tua donna si facesse fottere da un tuo amico? Bene! Questo è quello che hai fatto con me, stronzo. Hai capito adesso? Hai qualcosa da dire, maiale?
- Veramente una domanda ce l’avrei.
- Quale, stronzo?
- Chi è questo Antonio? – dissi, abbandonando l’accento calabrese che avevo imitato fino a quel momento.
- Eh? Ma chi parla?
- Sono Michele, tuo marito.
- Eh? Ah?! Michele? E che ci fai al telefono?
- Non so. Mi hai chiamato tu.
- Io? Possibile? Michele… Non avrai pensato… È tutto uno scherzo, Michele, non ci sarai mica cascato! Chissà che risate ti sarai fatto…!
- No, non ci sono cascato. Ma tu questa sera non tornare a casa, che ho cambiato le serrature. Qualcuno tra Giorgio e Antonio ti potrà certamente ospitare per la notte. E per tutte le notti a venire. Io certamente no. Addio.

E chiusi la comunicazione.

M’era venuto il sospetto qualche giorno fa di un tradimento e questo Antonio era l’indiziato numero uno. Avevo controllato il telefono di Giovanna mentre era sotto la doccia e avevo riprogrammato le chiamate rapide.
Sotto il nome di “Antoniocazzogrossocatanzaro” avevo inserito il mio numero di cellulare. Il resto era venuto da sé, anche meglio di quanto avessi immaginato.

Le parole di Giovanna erano state registrate e tutti i suoi amici e parenti, compresa l’opera di San Vincenzo a cui prestava volontariato, avrebbero ricevuto un file nella posta elettronica con la registrazione.
Il mio avvocato il giorno successivo le avrebbe consegnando la lettera annunciando la pratica di separazione. I conti bancari erano stati svuotati nel pomeriggio e le carte di credito cancellate.
I sui vestiti e oggetti personali in un paio di sacchi neri della spazzatura fuori dalla porta.

Tutto era a posto.
Tornai a sedermi sul divano davanti alla tv a seguire il Milan che per una volta non faceva una brutta figura in Champions.