i racconti di Milu
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1. Contatto

L’uomo si toglie la mascherina e si sfila i guanti di lattice mentre la ragazza si sciacqua la bocca nel piccolo lavandino circolare.

- Ora te l’ho richiuso con una otturazione provvisoria, ma lì serve una cura canalare.

Costanza lo fissa dritto negli occhi.

- Pensavo che due sedute bastassero.

- No, con un dente in quelle condizioni no.

Costanza semisdraiata sul lettino continua a fissarlo, come ha fatto per tutto il tempo. Come ha fatto anche la volta precedente.

Non parla. Lo fissa.

- Perché mi guardi così?

Costanza non risponde.

- Perché oggi ti sei vestita così?

E’ come se una frustata colpisse la ragazza: “Come fa ad aver CAPITO?” pensa tra sé e sé. Ha un leggero affanno nel respiro e si rende conto che probabilmente lui può vedere il segno del capezzolo alzarsi ed abbassarsi sotto la tela leggera, non protetto da nessun reggiseno. Si rende conto che qualcosa deve essere impercettibilmente mutato nel suo sguardo. Ciò che invece non controlla è un movimento minimo che la porta a schiudere lievemente le gambe nude, coperte a malapena dal vestitino rosso.

Ora è lui che la fissa per istanti interminabili, si sente avvampare.

Ora è la sua mano che scatta proprio sotto il vestito, là dove le sue gambe si uniscono, che spinge sulle mutandine, sulla sua apertura.

Costanza ha un sobbalzo e un sospiro. Probabilmente emetterebbe un grido se l’uomo non premesse ora le sue labbra su quelle di lei. Ha la bocca che sa di una sigaretta fumata almeno mezz’ora prima, ha un sapore che si impasta con quello del colluttorio.

Costanza agita brevemente le gambe mentre un dito dell’uomo preme proprio alla sua porta, dove entrerebbe facilmente se non fosse per il cotone dello slip.

Poi lui si stacca. Solleva la mano, solleva la bocca.
- Sei bagnata – le sussurra in un orecchio.

Costanza lo sa.

Si era un po’ eccitata in precedenza, quando un braccio del dentista le aveva sfiorato inavvertitamente un capezzolo durante la seduta. Ma adesso si sente un lago.

Annuisce alle parole dell’uomo. Non dice nulla, continua a fissarlo.

- Puoi tornare qui verso l’una e mezza? La mia assistente non ci sarà.

Costanza fa ancora segno di sì con la testa. Si rende conto di avere gli occhi spalancati.

Mentre percorre il corridoio che conduce all’uscita dello studio la sorprende la voce della segretaria che le chiede se deve fissare un altro appuntamento. Si ferma ad attendere impaziente che le trovi un posto sull’agenda, ha voglia di uscire. Prende il foglietto che la donna le porge e esce sulle scale, con il casco in mano.



Nelle due ore scarse che la separano dall’appuntamento, Costanza vorrebbe pensare a cosa sta facendo. Ma, semplicemente, non ci riesce. Vaga un po’ per negozi, sapendo di non poter permettersi di comprare nulla, e soprattutto decide di chiamare al lavoro.

“Posso venire nel pomeriggio? Ho un dolore pazzesco”, è un rischio enorme, considerato che quel posto ce l’ha da tre giorni e che praticamente lo ha accettato solo perché ha capito che l’estate sarebbe stata funestata dalle spese dentistiche. Segretaria-tuttofare in una piccola società di pulizie, sottopagata e alle dipendenze di persone che, a prima vista, non le sembrano nemmeno tanto raccomandabili.

Ma poiché la sua fresca laurea in letteratura per il momento non le garantisce alcunché, quel posto è meglio di nulla.

Il capo non obietta, basta che “Costa’, stai qui per le tre e mezza, massimo quattro, che c’è ‘n sacco de lavoro da fa’”. Sì, ok.

Prende posto nel bar davanti al condominio dove c’è lo studio, con vista diretta sul portone. Immagina che l’unica cosa da aspettare sia l’uscita della segretaria del dentista per la pausa pranzo.

E ha ragione. Quando verso l’una e venti la vede uscire capisce che la strada è libera. Si alza, paga il caffè e il tramezzino, si dirige alla toilette. Deodorante e salvietta intima.

Solo quando attraversa la strada rivolge un pensiero veloce a quello che sta facendo. O, per meglio dire, all’uomo da cui sta andando.

Ne è stata attratta dal primo momento in cui lo ha visto. La voce calda e l’odore che emanava dal suo corpo mentre lui le armeggiava in bocca non hanno fatto che accrescere l’attrazione.

Fa le scale quasi di corsa, suona il campanello e subito dopo si concentra sulle sue pulsazioni accelerate. Passano pochi infiniti secondi. La porta si apre e lui la accoglie con gli occhi che sorridono interrogativi.

- Dove eravamo rimasti? – le chiede chiudendo la porta alle sue spalle. Ha un modo di guardarmi con la testa leggermente reclinata su un lato, pensa Costanza, che oggettivamente mi eccita.

- Eravamo rimasti nel tuo studio – risponde la ragazza con un sorriso timido.

- Giusto.

Lui la prende per mano e la accompagna nella stanza in fondo al corridoio. E’ un appartamento grande.

Appena oltrepassata la soglia lui si volta e la bacia. La bacia e la stringe a sé. Lei si sente invasa da quella lingua grande, avverte la pressione di quel corpo tonico e duro, forse temprato dalla palestra.

Costanza risponde al bacio. E si sente sciogliere mentre le mani dell’uomo le percorrono la schiena, la attirano sempre più forte. Una mano le stringe una natica, Costanza avverte l’eccitazione arrivare da più parti, si protende verso il suo viso per baciarlo meglio. Costanza non è bassa, ma ha quasi bisogno di sollevarsi sulle punte.

D’improvviso lui si stacca e la afferra per le spalle, la fa voltare su se stessa con una rapidità che la spiazza. Le bacia i capelli, le orecchie e il collo, che ben presto inizia a leccare piano. Le massaggia il seno con mani sapienti. Costanza rabbrividisce e si adagia leggermente all’indietro, quasi a lasciare che il corpo di lui a sostenerla.

Sente le mammelle e i capezzoli indurirsi, l’umidità farsi spazio nel suo ventre.

Attraverso gli abiti leggeri avverte l’erezione di lui.

Poi le mani cessano di accarezzarle il seno, scendono verso le gambe, afferrano il bordo inferiore del vestitino. Costanza capisce e si stacca leggermente, alza le braccia in modo che lui possa sfilarlo. Lui la riafferra con un braccio, passandole la mano sul seno nudo, gioca con i capezzoli ormai sensibilissimi provocandole un mugolio.

Ma è l’altra mano che scende piano verso il suo ventre a moltiplicare la sua attesa e la sua eccitazione. Costanza sa cosa sta per avvenire, se lo attende e lo vuole, anche se si chiede cosa penserà lui quando la scoprirà così oscenamente liquida.

E l’uomo non indugia più all’esterno delle sue mutandine, come aveva fatto poche ore prima. Si infila sotto l’elastico, supera la peluria rada del pube, si impossessa del centro del corpo della ragazza, lo stringe.

Lei piagnucola flebilmente mente sente quella mano che tocca le sue labbra e poi la penetra con due dita in rapidissima successione, trovando una strada spalancata e scivolosa.

Adesso Costanza si sente afferrata da dentro il suo sesso, da una presa che non ammette esitazioni o repliche. E’ prigioniera di quelle dita.

Le sfugge un sospiro più pesante degli altri quanto il clitoride viene preso di mira da quel pollice così grande che traccia dei lenti cerchi.

Chiude gli occhi per resistere all’attacco degli stimoli nervosi che ormai dilagano su gran parte del suo corpo producendo un calore quasi insopportabile.

Ma quando un dito di lui, viscido di umori vaginali, fuoriesce e scivola ancora sul clitoride indurito, è lì che Costanza si sente cedere. Le ginocchia si flettono, deve consegnarsi interamente all’appoggio di quel corpo sconosciuto per non cadere.

E’ facile per lui farla stendere sul lettino, sfilarle lo slip e inginocchiarsi davanti a lei.

In questo momento la capacità di Costanza di resistere a un evento del genere è prossima allo zero.

Se pure volesse resistere.

Ma Costanza non vuole.

Allarga le gambe e osserva la testa bruna dell’uomo avvicinarsi. Le allarga ancora un po’ per accoglierlo meglio. E’ scossa da un lungo brivido quando avverte la lingua morbida sulle sue grandi labbra. Afferra mugolando la testa e la spinge a sé quando sente quella stessa lingua iniziare a muoversi piano in circolo, poi sempre più forte fino quasi a turbinare, per poi affondare in tutta la sua umidità per poi ritornare indietro con un movimento verso l’alto. Come se volesse inghiottire i suoi umori.

Come sempre, all’inizio del sesso, Costanza emette dei gemiti leggeri e prolungati che la fanno apparire una bambina frignante. I suoi fianchi iniziano a muoversi, come impazienti. Una mano prova ad aggrapparsi alla finta pelle sulla quale la ragazza è semidistesa, l’altra cerca appoggi. Ora sulla testa dell’uomo, ora in giro.

Lui allunga un braccio alla cieca per afferrarle il seno, tenerla inchiodata al lettino, torturarle un capezzolo. Lei ogni tanto strizza gli occhi e geme, spingendo ritmicamente il bacino verso di lui.

Ormai respira a bocca aperta, perché l’aria non le basta più, inarca leggermente la schiena.

Per Costanza è sempre più difficile stare ferma. Ma, soprattutto, è impossibile stare zitta.

Quando la punta della lingua dell’uomo, ormai dura come una pietra, le preme il clitoride non può trattenersi:

- AAAHHH! – urla mentre avverte una violenta contrazione al ventre e un capezzolo teso e trafitto da milioni di spilli. Un brivido le percorre la spina dorsale, mentre istintivamente fa il gesto di chiudere le gambe, come a cercare di porre fine a qualcosa di insopportabile.

Lui è rapido a risalire su verso la sua bocca, a invaderla con la lingua. A baciarla mentre la scarica di piacere scuote ancora il corpo della ragazza.

Termina il bacio dolcemente, risucchiando piano il labbro inferiore di Costanza. Abbassa una mano a carezzare leggermente il sesso nudo, la guarda negli occhi:

- Per favore, non gridare qui – sussurra.

Costanza ansima con uno sguardo implorante, fa cenno di sì con la testa. Sente intorno alle labbra di lui l’odore del suo succo, e questo le provoca una ondata di calore più forte delle altre.

L’uomo le sorride, poi lascia scivolare la bocca lungo il corpo. Le succhia una mammella quasi per intero provocando un nuovo lamento. Poi ritorna lì, al centro del piacere.

Ormai le labbra e la lingua percorrono in lungo e in largo la vulva, esplorano la vagina, leccano il clitoride, lo aspirano fino a portarlo a contatto con i denti.

Costanza si sente travolta da brividi, sensazioni, contrazioni. L’impossibilità di sfogarsi gridando rende il tutto ancora più intollerabile.

Pianta le mani sul lettino per cercare di alzarsi, ma lui la insegue, sempre incollato alla vagina. Lecca, aspira, penetra.

La ragazza si porta le mani al viso e crolla nella sua posizione semidistesa, poi si tappa la bocca per soffocare un grido. Ha perso il controllo delle gambe, le cosce si serrano intorno alla testa dell’uomo poi si schiudono.

Ormai il suo è diventato un urlo continuato, che le mani premute sempre più forte sulla bocca trasformano in una specie di sibilo.

Lui si solleva e ancora una volta la bacia. La lingua quasi le toglie il respiro, la pressione delle labbra è fortissima. Costanza sente le dita dell’uomo scivolare velocemente nella sua vagina, poi iniziare a entrare e a uscire con rapida violenza, fino poi a individuare il punto del maggiore piacere della ragazza, lì in alto poco dopo l’ingresso della vagina.

E’ presa in un gancio, tra quelle dita che la prendono dall’interno e il pollice che si muove sul clitoride.

Il suo corpo nudo e inchiodato sul lettino inizia a scuotersi. Trema incontrollato. Nell’ultimo momento di approssimativa lucidità, Costanza sente arrivare quello che lei stessa una volta definì il “troppo”, l’incapacità di dominarsi e di resistere. Fin quasi ad avere voglia che tutto finisca lì. E’ la sua personale paura di essere senza difese, di fronte a un carnefice. Di essere portata a esplodere.

Poi, per secondi che sembrano sterminati, viene straziata dalle contrazioni. Si agita, avverte un’onda di calore e poi una scossa lungo tutta la schiena molto più forte della precedente.

Un attimo di buio ad occhi spalancati.

Un grido selvaggio e ovattato dentro la bocca dell’uomo.

La sensazione di avergli bagnato la mano intera.

Le dita di lui continuano a penetrarla forsennatamente ancora per un po’, finché Costanza emette un altro grido soffocato anch’esso nella bocca del suo amante. Poi un altro ancora, e poi ancora, ma sempre più lievi. Chiude gli occhi.

Anche il ritmo delle dita nella sua vagina si stempera, prendendo piano piano quello dei sussulti della ragazza, che si fanno via via meno intensi.

Poi la mano esce dal suo corpo e le sfiora il sesso, restituendole un ultimo e intenso brivido prolungato. Accarezza il ventre e la pancia ansimanti.

Costanza riapre gli occhi e guarda l’uomo che le sorride, lascia passare ancora qualche secondo. Le carezze la aiutano a riprendersi.

Lentamente affiora il dubbio se debba attendere che lui la possieda lì, su quel lettino, penetrando il lago che sente di avere in mezzo alle gambe, o se debba piuttosto essere lei a prendere l’iniziativa.

La patta dell’uomo è all’altezza del suo viso. Il morbido tessuto di sartoria non riesce a nascondere del tutto l’erezione. Costanza allunga la mano e lo sfiora. Percorrendo la sua rigidezza, provocandogli un sospiro. Poggia un piede per terra da quel lato, apprestandosi a inginocchiarsi e a liberare quel maschio.

Lo sguardo fisso sui pantaloni dell’uomo. Costanza sa che lui la sta osservando, è quasi certa che condivida il suo desiderio.

Tutto viene interrotto dallo squillo del cellulare di lui, dal ronzio della vibrazione sul ripiano del mobile sopra il quale è appoggiato.

Per un istante restano come sospesi, poi l’uomo allunga la mano e risponde.

Dal tono e dall’intimità della voce Costanza capisce che si tratta probabilmente della moglie. Lui le fa cenno di restare in silenzio e scivola in un’altra stanza.

Costanza resta bloccata. Non per l’intromissione coniugale (la fede al dito era stata una delle prime cose che aveva notato in lui), quanto per la repentinità con cui l’incantesimo si è frantumato.

Raccoglie le mutandine dal pavimento e se le infila, poi è la volta del vestito. Si siede sul bordo del lettino, in attesa. Ascolta le ultime parole di commiato, lo vede ritornare nella stanza.

Non sembra sorpreso che lei si sia rivestita.

- Scusami – dice semplicemente – dovevo rispondere”.

Costanza sorride, fa segno che no, non fa nulla.

- Posso vederti ancora?

Costanza si limita a un “sì” sussurrato.

- Domani?

- Va bene.

- Dove va meglio per te?

- Dalle parti della stazione è meglio, lavoro lì vicino.

- Ti faccio sapere.

Poi un bacio leggero, con la bocca che sa ancora di lei.


Costanza raggiunge in dieci minuti il suo luogo di lavoro. Durante il viaggio in motorino non ha pensato a nulla, se non al fastidio che il sellino talvolta le provocava. E’ come se avesse avuto la testa svuotata. Solo quando si siede alla sua scrivania, mentre apprende le noiose incombenze del pomeriggio, inizia a rimettere insieme i pezzi di quello che è successo.

E’ rientrata in ufficio in largo anticipo, ha tempo per riflettere.

Non è la prima volta che fa sesso con un semi sconosciuto. Non è proprio una pratica abituale per lei, ma comunque non è una novità assoluta.

E’ invece la prima volta che lo fa con un uomo assai più grande di lei. Quanti anni saranno di differenza? si chiede. Venti? Venticinque?

Se lo chiede, ma non ha una risposta e comunque non ne è turbata.

La stupisce di più la sua esplosione devastante sotto le mani sapienti dell’uomo. Non sono mai state facili per lei le prime volte. E forse in un paio di occasioni, una sicuramente, ha anche finto.

Ma non oggi. Anzi, deve ammette a se stessa che nessuno l’ha mai portata all’orgasmo in modo così spietato.

CONTINUA

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