i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Note:
L'ispirazione è tratta da un bellissimo racconto di DeYaKen, ma è stato totalmente riscritto. Tutto è totalmente inventato, anche se spesso luoghi e qualche personaggio sono ispirati alla realtà.
Note dell'autore:
Non c'è sesso in questo capitolo. Ce ne sarà (poco) nel secondo e ultimo.
Il mio rapporto con il fumo sempre stato conflittuale. Fin dall'adolescenza, quando, a tredici anni, ho provato a fumare per la prima volta.

Mio fratello Fabio, di dieci anni maggiore, fumava. A quel tempo (erano gli anni ottanta) era il mio eroe, la persona che ammiravo di pi e che cercavo di imitare quanto pi possibile.

Quando fumava, poi, era come se fosse un dio. Invidiavo il modo come socchiudeva gli occhi quando il fumo gli avvolgeva il viso, la disinvoltura nel modo di tenere la sigaretta tra le dita, quell'aureola che il fumo gli creava attorno… Con tutto me stesso avrei voluto essere come lui.

Cos comprai un pacchetto da dieci di Muratti Ambassador e una scatola di cerini.
La mia prima sigaretta fu un disastro: lacrime, nausea, tosse…
Poi la seconda fu un po’ migliore e cominciai a capire perch alla gente piaceva tanto.

Ma a quel punto mio padre mi becc. Lui non fumava, non voleva che fumassi e mal sopportava che suo figlio maggiore invece lo facesse.

Mi condusse sbrigativamente nella mia camera.
- Vuoi fumare? E fuma, allora!
Mi mise una sigaretta in bocca, presa dalle otto rimaste nel pacchetto bianco, nero e rosso da dieci, e me l’accese.

Rimase a guardarmi seduto di fronte a me, in modo che non potessi svignarmela, mentre, spaventato, facevo del mio meglio per finire la sigaretta il pi in fretta possibile.

Finita quella, mi obblig subito a fumarne un’altra.
E un’altra.
E un’altra.

A quel punto corsi in bagno a vomitare. Avevo la vista annebbiata e mi girava la testa.
Ma lui non si scompose minimamente.
- Forza, ne hai ancora quattro da finire.
E me le fece fumare tutte.

Stetti male per due giorni e da quel momento il solo odore del fumo mi procura conati di vomito.

Anzi, comincio a provare nausea ancora prima di avvertire l’odore, come se il mio corpo reagisse automaticamente a livello inconscio.

Questa mia intolleranza al fumo influenz anche la mia vita sentimentale.
Quella volta che conobbi la donna che sarebbe diventata mia moglie, infatti, io stavo puntando la sua amica Rossana, una mia compagna di liceo.
Mi attiravano soprattutto le sue grandi tette e quella sua aria di disinibita disponibilit.
Aveva appena mollato il suo ragazzo e gi si stava guardando in giro per un rimpiazzo. Io pensavo di candidarmi per quella posizione.

Quella domenica sera le incontrai per caso. Rossana mi present Federica e io chiesi loro se sarebbero venute volentieri in discoteca con me. Non mi sarebbe dispiaciuto finire la serata con una bella chiavata con Rossana.

In verit contavo sul fatto che Federica facesse un passo indietro e ci lasciasse soli, ma invece le due ragazze dopo qualche insistenza, accettarono entrambe.

Una volta in discoteca, cominciai a ballare con Rossana abbandonando Federica e dopo qualche ballo decidemmo di ritornare ai nostri posti, ch Rossana si sentiva in colpa per Federica. Mi chiese scusa per aver interrotto il nostro divertimento e mi baci sulla bocca.
Un bacio senza lingua, solo di scusa, ma che faceva presagire un elettrizzante dopo-discoteca.

Solo che il suo alito sapeva di fumo e io persi immediatamente tutto l’interesse.
Mi veniva la nausea solo a guardarla.

Invitai quindi Federica e ballai con lei per il resto della serata.

Ovviamente dopo quella sera Rossana mi tolse il saluto, ma ormai non mi importava pi molto, visto che avevo cominciato ad apprezzare Federica e le sue innumerevoli doti, non cos appariscenti come quelle di Rossana, ma ben pi profonde.

Federica era comunque bellissima.
Era alta, rossa di capelli, un corpo spettacolare, flessuoso, elegante, atletico. Il seno non era piccolo, anche se non evidente come quello della sua amica, sodo e tonico con capezzoli rosa che si inturgidivano graziosamente ad ogni complimento.
Il suo culo era una poesia e non riuscivo e non toccarlo in continuazione, qualche volta anche in pubblico.
Era vivace, intelligente e simpatica, con un sorriso radioso e occhi verdi nei quali perdersi. Mi conquist totalmente nel giro di qualche giorno.

Cominciammo a uscire insieme e dopo l’universit ci sposammo.

Per fortuna io non avevo problemi di lavoro, perch mio padre mi prese con s nella sua piccola azienda, che un giorno sarebbe stata mia.
Lei rimase subito incinta del nostro primo e unico figlio, Alessio.

Passarono gli anni. Mio fratello mor di cancro al polmone, un dolore grande, devastante per tutta la famiglia e una ragione in pi per odiare il fumo.

Federica, quando Alessio cominci a frequentare le elementari, trov un lavoro nell'ufficio Risorse Umane dell’Universit Cattolica - reparto relazioni con gli studenti, dapprima a tempo parziale e poi full time.

Alessio, finito il liceo, manifest il desiderio di iscriversi in una Universit in America. Lo avevano accettato infatti al prestigioso Mit di Boston, alla facolt di ingegneria, e noi, seppure a malincuore (vista anche l’enormit del sacrificio economico), acconsentimmo.

Quindi a vent'anni ci lasci e noi ci ritrovammo soli, nel nostro grande appartamento all'ultimo piano in piazza Minniti, a Milano, in piena sindrome del nido vuoto, ma con la consapevolezza di avere alle nostre spalle pi di due decadi di matrimonio intenso e felice.
Il sesso ancora celestiale, frequente e fantasioso, l’amore sempre vivo, fatto di parole dolci, carezze, gesti affettuosi, piccole premure.

All'inizio, quando rimanemmo soli, la nostra vita sessuale divenne pi intensa, pi spregiudicata anche, visto che Federica mi chiese di provare posizioni e situazioni che non facevano parte del nostro abituale men. Poi, poco a poco, mi resi conto che la frequenza dei nostri rapporti si andava deteriorando e che sempre pi spesso Federica si negava con qualche scusa.
L’altra cosa strana che avevo notato riguardava il suo abbigliamento: aveva cominciato a scegliere capi pi colorati, pi sbarazzini, pi giovanili… in qualche caso anche pi audaci.

Io me n’accorgevo, ma non pensavo nulla. Sorridevo e scuotevo la testa divertito.

Avevo quarantacinque anni e lei uno meno, portati benissimo, quando il problema del fumo torn a tormentarmi.

Era un gioved, ed entrando nella nostra camera matrimoniale per cambiarmi d’abito prima di cena, il mio stomaco mi diede un segnale inequivocabile, subito confermato dal mio naso.

Fumo. Una leggera presenza, come se le finestre fossero state aperte a lungo per cambiare l'aria, ma comunque avvertibile.

Qualcuno aveva fumato nella nostra camera. Possibile? Chi?

Lo chiesi a Federica, ma lei disse di non avvertire nessun odore e che dovevo avere le allucinazioni.
Io per non mi sbaglio. Ho un senso dell’olfatto superiore al suo. Ci sono odori che mi affascinano (come quello della sua pelle quando eccitata, ad esempio) e altri che odio, il fumo di sigaretta sopra ogni altro, e ne percepisco ogni sfumatura e la loro presenza anche in minime quantit.

Lo avvertii di nuovo il gioved successivo!

Questa volta la chiamai, la feci rimanere in piedi accanto al nostro letto col naso all'aria e poi le feci annusare la coperta e le lenzuola. Per me era evidentissimo, ma lei insisteva nel non sentire niente e mi fece capire che dovevo essere matto.

Il gioved seguente, invece, l’odore era quello di deodorante per ambienti, essenza lavanda. La cosa mi insospett ancora di pi e mi misi ad annusare le tende.
Ed eccolo l, l’odore di sigaretta, coperto, ma ancora avvertibile.

Inutile girarci intorno. Qualcuno fumava in camera tutti i gioved e Federica cercava di coprire questa evidenza con tutte le sue forze.

Una sola spiegazione possibile: Federica mi tradiva. Con un fumatore.

Ci misi una settimana a prepararmi e il gioved successivo, a cena, davanti a un piatto di scaloppine al Marsala, l’affrontai direttamente.
- Allora, chi , Federica?
Quasi si strangol con il boccone che stava inghiottendo. Si riprese con difficolt dopo quasi trenta lunghissimi secondi.
- Chi chi?
- Il tuo amante che fuma nella nostra camera tutti i gioved.
- Stai scherzando, vero? Non so di cosa stai parlando…
- Semplice. Ti sto accusando di invitare un uomo tutti i gioved nella nostra camera e di consentirgli di fumare.
- Tu sei impazzito. Ventun anni insieme, sempre controllato, sempre calmo e rilassato e improvvisamente dai fuori di matto.
- Comunque buone queste scaloppine. Sei davvero una brava cuoca. Perch non le mangi?
- M’ passata la fame.

Mi alzai, andai un momento in camera, trafficai qualche secondo e tornai con un piccolo oggetto che posai sul tavolo
- Sai cos'?
- No.
- una piccola telecamera wi-fi. Si attiva, audio e video, quando registra un movimento e trasmette I suoi dati quando colleghi un pc, come il mio notebook, alla rete. L’ho installata marted, mentre eri al lavoro, sopra l’armadio. Non ho ancora visto cos'ha ripreso oggi. Vogliamo guardarlo insieme?

Ci fu un lungo silenzio. Il suo sguardo, prima fisso dritto nei miei occhi, divenne rapidamente colpevole e fu costretta ad abbassare gli occhi.
- No. - disse. Poi alz la testa con un’aria di sfida.
- Ebbene s! Tutto vero! Ho un ragazzo. Contento adesso?
- Contento? Come posso essere contento sapendo che mia moglie si sbatte qualche bastardo dietro le mie spalle qui, in casa mia, nel mio letto! Ti ripeto la domanda: Chi ?
- Non te lo dico.
- Perch no?
- Perch non voglio che tu gli faccia del male, Mauro - Scusate, non mi ero ancora presentato. Mauro sono io, Mauro Sartori, Sinceramente Vostro.
- Ti prometto che non lo toccher.
- Giuramelo.
- Fede, quando mai non ho rispettato le mie promesse?
- Tu le tue promesse le hai sempre mantenute…
- Quindi?
- E va bene. Si chiama Alberto Pozzoli, uno studente della Cattolica.
- Certo! Come ho fatto a non pensarci! il tuo lavoro che ti obbliga a occuparti degli studenti, giusto? A soddisfare tutte le loro esigenze, vero?
- Basta con questo sarcasmo a buon mercato, Mauro. Non cadere cos in basso…
- Quanti anni ha?
- Ventidue, mi pare…
Non ci potevo credere. Mia moglie se la faceva con un ragazzino che aveva la met dei suoi anni. Circa della stessa et di nostro figlio. Pensai ai recenti cambi nel suo abbigliamento alla luce delle nuove informazioni che mi aveva appena dato e capii come mai era cos “giovanile”: era a beneficio del suo stalloncino…
- Bene. Ora che tutto chiaro cosa facciamo ora? Divorziamo cos lo sposi?
- No! Per carit! Io ti amo ancora, Mauro! Pi di prima! Non lui, sei tu il mio amore! Non voglio nessun divorzio! Non lasciarmi, Mauro! Ti prego! Non mi abbandonare!
- Tu lascialo e ne riparliamo.
- Mauro… Non sono sicura di essere capace di lasciarlo… Non voglio fare promesse che poi potrei non essere capace di mantenere… Mauro, si tratta solo di una cottarella, un capriccetto, niente di serio… Basta aspettare che passi e sar tutta per te.
- E se non accetto?
- Allora ti giuro che far del mio meglio per dimenticarlo. Ci prover con tutte le mie forze. Ma devo dirti che l’attrazione che sento per lui in questo momento cos forte che non ti posso assicurare nulla. Con lui mi sento viva, come non mi sono mai sentita…
- Io non ti faccio sentire viva, allora?
- Ma s, Mauro. Con te mi sento al sicuro, protetta, amata, considerata… Sono cos orgogliosa di te quando siamo insieme… Con lui diverso per. Ci proviamo, vero Mauro? Mi prometti? Io a cercare di dimenticarlo e tu a cercare di perdonare le mie debolezze. Farai un tentativo, Mauro? Mi vuoi bene abbastanza per cercare di capirmi?

Mi alzai in piedi e mi misi meccanicamente a sparecchiare. I piatti sporchi nella lavastoviglie, gli avanzi nei loro Tupperware nel frigo, la bottiglia di vino mezza vuota sotto il lavandino, la spazzatura nel bidone… Tutto per trovare il tempo di pensare a cosa volevo davvero, Alla fine cedetti.
- Non lo so, Federica. Ci penso stanotte e domani ti far sapere.
- Davvero, Mauro? Come si fa a non essere innamorate di te! Davvero prenderai in considerazione la mia posizione e le mie esigenze?
- Cos ho detto, no? Intanto per sposto le mie cose nella stanza di Alessio. D’ora in poi dormir l.
- No, Mauro, resta con me! Non mi lasciare sola!
- Figurati! Come se non sapessi come sono I ragazzi oggi. Se non ha lo scolo, sicuramente avr l'herpes o le piattole. Non se ne parla, Federica.

La lasciai con gli occhi rossi seduta al tavolo della cucina e passai il resto della serata a rimuovere le mie cose dalla nostra matrimoniale alla camera che nostro figlio aveva lasciato vuota andandosene in America.

La mattina successiva me ne andai al lavoro prestissimo, prima che si svegliasse, proprio per non incrociarmi con lei. Ci incontrammo invece la sera.

Aveva preparato la pasta al forno, una sua specialit che mi piaceva da impazzire. Il vino era ottimo, un Barbaresco Prunotto d’annata, e c’era il tiramis come dessert.

Aveva tirato fuori l’artiglieria pesante…

A tavola mi guardava trepidante, non osando affrontare l’argomento. Parlammo di cose banali, gli eventi della giornata, la salute di sua madre, se aveva avuto notizie di Alessio, cercando di ignorare l’elefante nella stanza.

Alla fine, al dolce accompagnato da un Passito di Pantelleria, non ce la fece pi e sbott:
- Allora, hai avuto modo di prendere una decisione sulla nostra situazione?
- S, Federica. Ci ho pensato molto e ho cercato davvero di mettermi nei tuoi panni e di capire la tua posizione, ma…
- Vuoi dire che mi lasci? - Sguardo allarmato, voce rotta dall'emozione.
- Il fatto che ti amo, Fede. Ma sei stata la mia donna per venti e pi anni e non posso accettare di condividerti con altri. Ti giuro che far il possibile per perdonare e dimenticare, ma la tua storia con quel ragazzo deve terminare. Subito, oggi stesso. Non lo devi pi vedere, non gli devi pi parlare. Niente pi email o sms. Se venisse a trovarti in ufficio lo farai parlare con qualche tuo collega, chiaro? Nessun contatto, mai pi. Zero, nisba, nada. Questa la mia condizione. Irrinunciabile.
- Se mi comporter come dici, tutto torner come prima tra noi?
- Forse. Non te lo posso garantire perch una cosa del genere non mi mai successa, ma voglio provare a far funzionare ancora il nostro rapporto e col tempo credo che ci potremo riuscire.
- Grazie Mauro. Sei davvero un galantuomo. Ci prover anch'io, vedrai.
- No, Fede, non devi solo provarci. Devi proprio smettere di vederlo! Sai quanto ti voglia bene, ma non lascer che mi cornifichi impunemente. Un solo cedimento e tra noi finita e questa volta per sempre.
- Quindi tra noi ora tutto a posto e tornerai a dormire con me, nel nostro letto!
- No, Fede. Prima mi dovrai portare un certificato medico che attesti che tu non abbia contratto malattie veneree e poi, casomai, ne riparliamo.
- Va bene. Prendo appuntamento con la ginecologa domattina. Ma stai tranquillo: Alberto un ragazzo pulito.
- Figuriamoci. Se scopa con te, probabilmente si sta sbattendo mezza Cattolica… Sono stato ragazzo anch'io e conosco questi soggetti.