i racconti di Milu
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Note:
umiliazione pubblica
La nostra complicità ed intimità, gli amici ignorano quale sia il nostro vero legame, quali giochi e percorsi mentali guidino il nostro rapporto. La nostra intesa è fantastica, ci amiamo e condividiamo lo stesso segreto e le stesse fantasie seppure su sponde differenti, e questo ci completa, ci rende forti.
Questo è un giorno particolare, diverso eppure uguale nel nostro rapporto, abbiamo un 24/7 “intelligente” dico io. Dopo il tenero buongiorno alla mia Padrona, che adoro ed amo più di ogni cosa c’è l’apertura dei regali. Un bellissimo paio di scarpe con tacco 15cm che aveva adocchiato qualche giorno fa per Lei, ed un piccolo contenitore lungo ricoperto da carta rossa. Una bella penna o una matita, che a me piacciono molto, ma quando apro il nome di una gioielleria, e poi una lunga catenina in argento con una targhetta:”slave” (inciso sopra), ed un lucchettino. E’una cavigliera per il mio schiavetto, in modo che tutti sappiano chi sei. Dovrai indossarla sempre amore, porgimi il piede. La avvolge e chiude il lucchetto. Solo guardare la mia caviglia con questo monile mi eccita. Sono nato per essere schiavo di una Donna e amo essere il suo schiavo. Mi piacerebbe poterlo dire al mondo, ma il mondo non è pronto per condividere questi “segreti”, anche se forse nel palazzo qualche domanda se la stanno facendo visto l’abbigliamento che ogni tanto mi fa indossare.
Trascorre qualche giorno, è domenica. Lei si diverte a stuzzicarmi un po’ si fa leccare fino a godere ma mi tiene a stecchetto. Mi porta fino al limite e poi smette lasciandomi implorante ed eccitato.
Quindi decide che è ora di alzarsi, non senza avermi stritolato i testicoli facendomi immediatamente ridurre le dimensioni del pene, poi prende un cordino e mi fa uno stretto bondage alle parti intime. Scende dal letto e mentre si reca in bagno. “Sbrigati, prepararti e togli la cavigliera”. Mi lascia, come spesso fa le cose da indossare sul letto e le chiavi del lucchetto. I collant sono un 15den. nero poi i soliti jeans elasticizzati e strettissimi, è un modello da donna. La cosa mi lascia un po’ perplesso, è gennaio e seppure sia una splendida giornata non fa molto caldo, e quindi dei collant leggeri non mi coprono molto, inoltre il jeans è stretto alla caviglia e tra questa e la scarpa è ben visibile che indosso una calza velata da donna.
Non mi mette a disagio indossare dei collant, da quando il nostro rapporto ha preso questo indirizzo indosso solo calze da donna, ma normalmente dei 40den o anche più ed in estate dei color carne. Nonostante sia ormai qualche anno che utilizzo solo collant ho sempre terrore che sul lavoro qualcuno possa accorgersene.
Quando siamo entrambi vestiti Lei mi riallaccia la cavigliera sopra la calza. L’argento si evidenzia benissimo sopra la calza nera ed il gioiello resta ben visibile alla caviglia.
La seguo, quando Lei decide qualcosa non sempre mi mette a conoscenza delle sue decisioni, ma quando montiamo in macchina “Andiamo all’outlet, sono iniziati i saldi”.

Camminare in mezzo alla gente con questi jeans, e le calze velate con la cavigliera così evidente, nel terrore d’incontrare qualcuno che mi conosce, mi eccito e il cazzo e le palle stretti nelle corde mi fanno un male cane. Lei mi guarda di sottecchi, sa che mi sto eccitando, sa che quando mi vergogno mi sento umiliato mi eccito e si diverte a farlo. Con un sussurro mi parla nelle orecchie:”ti stai eccitando troia, a casa dovrò punirti” e ride. Anche io rido ma mi preoccupo, il battipanni fa male e nonostante sia qualche anno che lo usa, non riesco ad abituarmi e spesso piango.
Ci fermiamo dinnanzi ad un negozio di scarpe. “Belle quelle scarpe, tu hai bisogno di un paio di scarpe nuove.Vieni entriamo” e si infila immediatamente dalla porta. Non mi resta che seguirla anche se piano cerco le parole per evitare questa umiliazione. Vorrei sprofondare, se prima qualcuno poteva pensare o immaginare che indosso dei collant, adesso quando toglierò le scarpe sarà evidente a tutti, e sicuramente non potrà essere un segreto per il commesso o la commessa. Lei non ascolta, mi indica un divanetto dove già siedono un paio di clienti e mi dice:”intanto togliti le scarpe”. Con lo sguardo la imploro, eppure è quello che voglio, mi piace essere umiliato, e più l’umiliazione cresce e più mi eccito. Mi sfilo le scarpe lentamente e le dispongo ordinatamente accanto ai miei piedi che si vedono distintamente attraverso la calza velata, vorrei nasconderli sotto il divanetto, ma non è possibile, il divano ha la parte bassa chiusa, come fosse una cassapanca e non consente di nascondere i piedi. Chino il capo, abbasso lo sguardo, il dolore all’inguine è fortissimo. Con la coda dell’occhio vedo che mi guardano. Gli altri clienti guardano i miei piedi e poi parlottano fra loro. Non riesco a capire perché, quale sia il motivo eppure mi eccito, ed il dolore diviene più forte. Finalmente arriva la commessa, la Padrona indica le scarpe che Lei ha scelto per me, come ormai fa per ogni cosa. Nel chinarsi per infilarmi la scarpa, una sua esitazione mi fa comprendere che ha letto la targhetta. Si gira verso la Padrona, uno sguardo d’intesa fra le 2 Donne. “Calzane una sola dice la Padrona, e poi vieni verso di me”. Quando sono vicino a Lei, la sua mano si appoggia sul basso ventre. Mi carezza. A bassa voce:“Sei una vera zoccola sei eccitatissimo, porco!, Ma le scarpe ti stanno bene, le prendiamo”!
Lei va a pagare ed io cerco rapidamente di reinfilarmi le mie scarpe, prendere la busta ed uscire rapidamente dal negozio. Si sta facendo buio, è ora di tornare a casa.