i racconti di Milu
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Ciao a tutti, mi presento: sono Angelina, ma mi chiamano tutti Nina. Ho questo nome perché sono nata il giorno dell'Angelo di Pasqua di 20 anni fa ed ero proprio piccolina. Neanche 2,8 kg. Non che sia grande ora! Supero di poco 1,50 ma è tutto ben proporzionato.
Ho dei lunghi capelli biondo scuro, o se preferite un castano chiarissimo (non sono ancora riuscita a stabilirlo) e occhi nocciola.
Abito con la famiglia nella provincia di Rovigo, nel Polesine, dove più di cinquant'anni fa il Po ha rotto gli argini ed ha allagato tutta la Bassa.
Mio padre è un proprietario terriero e coltiviamo soprattutto mais per il consumo animale e, in piccole proporzioni rispetto al resto del terreno, anche ortaggi che poi vendiamo agli ortolani della zona.
Abbiamo anche una decina di vacche da latte e tre cavalli che usiamo soprattutto quando vengono dei turisti in visita. La nostra fattoria fa parte di una associazione di coltivatori biologici che organizza anche tour per "turisti ecologici". Comunque non è di questo che volevo parlarvi.
La mia famiglia, oltre a mamma e papà, è composta da due sorelle grandi già sposate, mio fratello Luca, 20 anni, poi ci sono io, e dopo il cocco di mamma Francesco, 18 anni.
Luca da una mano a papà alla fattoria mentre io e Fra andiamo ancora a scuola.
È sera ed abbiamo appena finito di cenare, quando all'improvviso scoppia una lite tra Luca e Fra.
— Ti ho detto che è mia! Non la devi toccare! — urla Luca.
— Papà ha detto che è di tutti invece — risponde a tono Fra.
— Silenzio! — urla mamma — Che vi prende? Non sapete discutere in tono civile?
Mamma cerca di capirci qualcosa ma Luca e Fra urlano insieme e non ci capisce niente.
— Fra! Vattene a letto che sei stanco che tra poco arrivo io. E con te faccio i conti dopo — dice mamma rivolta a Luca.
Fra va di corsa nella camera che divide con Luca. Io, invece, ho una camera tutta mia.
Mamma torna dopo venti minuti con un sorriso soddisfatto sulle labbra. Anche Luca le sorride in risposta.
— Ora è tutto a posto — dichiara mamma.
Non so casa combinasse mamma quando spediva a letto uno dei miei fratelli, fatto sta che poi sono tutti più calmi.
Qualche mese dopo, mia mamma stava preparando i cavalli perché dovevano venire dei turisti per fare una passeggiata per i campi.
Per colpa di un tafano, una delle puledre le ha dato un calcio bello forte. Mia mamma è caduta malamente e si è fratturata la testa del femore. Non una semplice frattura netta, ma l'osso si è frantumato in schegge così piccole che neanche con un intervento chirurgico è stato possibile sistemarlo. Occorre sostituire parte dell'osso con una protesi. Così, tra intervento e riabilitazione, mamma starà via per più di tre mesi.
— Nina, tesoro mio, dovrai occuparti tu dei tuoi fratelli e di tuo padre. Mi raccomando, non farli litigare! Non voglio che diventino come i vicini!
Già, i vicini… le loro liti sono rinomate in tutta la zona: botte da orbi e lividi su buona parte del corpo.
— Sta tranquilla, mamma. Farò tutto il necessario per tenerli buoni. Ci penso io a loro.
Dopo che mamma è in ospedale da una settimana, l'umore in famiglia comincia a peggiorare. Papà è diventato lunatico, Luca è diventato musone e Fra è irrequieto.
Dopo qualche giorno papà mi chiede di fargli un massaggio.
— Oh sì! Lo sai che sono bravissima?
— Certo che lo so. Per questo te l'ho chiesto. Vado in camera, intanto mi preparo.
— Ok finisco in cucina e poi arrivo.
Per fortuna Luca e Fra sono tranquilli a guardare la TV.
Busso ed entro nella camera dei miei. Papà è già steso sul letto a pancia in giù senza vestiti e con un asciugamano a coprirgli le parti basse.
— Ti ho preso anche l'olio. È lì sul comodino.
— Oh, non l'avevo visto.
Mi tolgo la felpa che indossavo e resto con i leggins e la maglietta.
— Comincio dalle spalle?
— Sì, va bene.
Mi siedo sul suo sedere e comincio il massaggio. Papà non fa che emettere versi di apprezzamento.
— Nina, hai delle mani favolose. Che tesoro che sei! Assomigli molto alla tua mamma. Sei bella e brava quanto lei.
— Davvero? Grazie, papà! Sai, la mamma si è tanto raccomandata di occuparmi di voi come fa lei.
— Non ci credo! Ti ha davvero detto così?
— Sì, la settimana scorsa, quando siamo andati in ospedale, mentre voi eravate scesi al bar a bere il caffè.
Intanto dalle spalle sono scesa sulla zona lombare. Papà ha iniziato a muoversi sotto di me.
— Papà, se continui a muoverti non riuscirò a farti un massaggio come si deve. Cerca di stare fermo.
— È colpa della posizione. Sento un po' male. È meglio se mi giro, così puoi farmi le gambe.
Non appena si gira sulla schiena, papà mi mostra una bella erezione.
— PAPA'!!! Ci credo che non stavi fermo! Guarda qua che roba!
— Non ci badare. Lo sai che era la mamma a farmi i massaggi… e poi finivamo con fare l'amore.
— Va bene papà, allora ti faccio le gambe.
Ho iniziato a massaggiargli le cosce, ma ogni tanto sbirciavo quella tenda creata dall'asciugamani. Quando arrivavo ad un punto particolarmente piacevole per lui, il telo si spostava in su di un pochino.
— Basta! Bisogna fare qualcosa anche per lui! — dico a papà togliendogli il telo che lo ricopriva.
— Nina! Che fai? Dammi l'asciugamani!
— Non ci penso nemmeno. L'ho promesso alla mamma di occuparmi di voi, come avrebbe fatto lei! Ed ora lo farò.
Mi tolgo maglietta e leggins, restando solo con l'intimo. Poi chiudo la porta della camera a chiave.
— Così non ci disturba nessuno.
Mi avvicino di nuovo al letto e gli prendo il cazzo in mano.
— Papà, cosa fa di solito la mamma?
— Prima lo sega un poco, fino a quando diventa duro, poi mi fa un pompino e poi mi fa entrare dentro di lei.
— Allora cominciamo.
Mi inginocchio sul pavimento e con un lento movimento della mano inizio un su e giù, fino a quando lo sento diventare rigido nella mia mano. Solo allora mi avvicino con le labbra e prendo in bocca la sua asta.
Deve essersi lavato prima, perché sulla lingua non sento il sapore della pipì, la solo il dolce profumo del sapone al miele.
Non sono una pompinara esperta (non è che mi piace farlo più di tanto), ma a quanto pare a papà va più che bene perché lo sento godere.
Dalla posizione sdraiata che era, si mette seduto. Sento le sue mani sulle mie spalle, che mi accarezzano la schiena. Mi slaccia il reggiseno, lasciandolo cadere a terra. Mi tocca i capezzoli, con movimenti circolari. Li sento ergersi.
Dovete sapere che, anche se sono piccoletta, io porto una terza abbondante.
Con sapienti movimenti, papà li stringe tra le dita, procurandomi fitte di dolore e godimento.
— Alzati Nina — mi dice papà.
Obbedisco. Mi toglie le mutandine e accarezza la mia fichetta con il taglio della mano.
— Oh sì, sei bella bagnata… guarda quanta bava… — si avvicina la mano al naso e annusa — hai anche in un ottimo profumo — e poi la lecca — ed il sapore è ancora meglio. Vieni qua, fammela assaggiare…
Papà si sdraia sul letto e mi invita a sedermi sul suo torace.
— Fammela mangiare questa tua bella fichetta… avvicinati di più…
Papà inizia a leccarmi e si beve tutti i sughetti che colano dalla mia fichetta.
— Sì, meravigliosa… ottima… — e riprende a leccare. Con le mani mi strapazza ancora un po' i capezzoli, poi una scende sul clitoride e l'altra mi accarezza il sedere.
— Papà… papà… sto… per venire… — riesco a dire un attimo prima che esplode un orgasmo.
Mi sta ancora leccando quando mi riprendo.
— Fammi ancora un pompino, piccola…
Rimanendo sdraiata su di lui, gli riprendo il cazzo in bocca. Io sono di statura piccola e non riusciamo a fare un 69. Però sento le sue mani frugarmi la fichetta.
— Dimmi tesoro, sei ancora vergine?
— No papà, non lo sono da alcuni anni.
— Bene. Non volevo essere io il primo a farlo. Adesso sdraiati tu sul letto.
Lo faccio. Papà si posiziona tra le mie gambe, puntando l'uccello alla fichetta e inizia a spingere.
— Cazzo… quanto sei stretta! Mi sembra di entrare in una fica vergine!
Anche io lo sento che si fa strada a fatica dentro di me.
Ad ogni spinta che mi da ho quasi un orgasmo. Sento il suo cazzo arrivarmi in fondo, alla cervice. Ora è dentro tutto.
I suoi movimenti si fanno più ampi, adesso. Sento il suo membro riempirmi totalmente.
— Amore mio, sì… Lisetta, ti amo… Lisetta mia…, sì… godo… adesso ti riempio, amore…
Lisetta è il nome di mia mamma.
— Sborra papà… sborra… sborra anche tu… sto venendo ancora… ah… godi con me papà… sborra… sborra… sì, dai, adesso… ah… ah…
Sento papà inondarmi la fica col suo seme. È un torrente in piena.
— Scusami Nina, non volevo venirti dentro, ma ho perso il controllo… Credevo fossi tua madre.
— Me ne sono accorta… non facevi che chiamarmi Lisetta.
— Davvero? Mi dispiace tesoro.
— A me no. Lo so che ami la mamma. Sei a posto o hai ancora bisogno di scaricarti?
— Beh, avrei ancora bisogno… sono più di dieci giorno che non scopo.
— Io sono qua. Non mi muovo fino a quando ti senti meglio.
Mi prende subito di nuovo. Andiamo avanti a scopare per ore venendo dentro di me ogni volta. Ormai è notte fonda quando papà riesce ad addormentarsi soddisfatto.
Non ho voglia di tornare in camera mia da sola, così resto a dormire con lui.
Nella notte, mi cerca ancora. Quando avverte il mio corpo caldo, si avvicina e mi abbraccia.
— Ti amo Lisetta — sussurra nel sonno.
La mattina, quando ci svegliamo, mi scopa di nuovo.
— Grazie tesoro mio. Ho apprezzato molto quello che mi hai fatto — e mi bacia.
Quando esco dalla sua camera, nuda, mi trovo di fronte Luca. Mi sorride e mi fa l'occhiolino.
— Se fai in fretta, ti porto io a scuola.
Mi infilo diritta in bagno e riesco a farmi una rapida doccia prima di andare a scuola.
Sono scombussolata. Non avevo mai pensato all'incesto, ma stanotte ho davvero apprezzato il corpo di papà che mi scopava con foga. Lui aveva bisogno di scaricarsi e avevo promesso a mamma di prendermi cura della famiglia al suo posto. Ho mantenuto la promessa, dopotutto.
Sarà quel che sarà. Il fatto di aver scopato con mio padre non mi turba più di tanto ed ho davvero goduto con il suo cazzo dentro di me.
La sera scoppia il pandemonio tra Luca e Fra.
— Non voglio sapere il motivo della lite! Francesco, vai a letto che poi arrivo io! — dico con l'identico tono di mamma.
Francesco mi obbedisce, mogio.
— Ma non potevi lasciarlo in pace? — rivolta a Luca.
— È un cacasotto! Gli ho fatto solo un favore!
Mi avvio verso la loro camera.
— Bene, Fra. Che cosa ti faceva la mamma?
— Eh?
— Ti ho chiesto che cosa ti fa di solito la mamma quando di manda a letto.
— Mi… mi fa… mi fa un pompino. Ma tu cosa credi di fare?
— Ho promesso alla mamma di occuparmi di voi ed è quello che farò. Togliti i pantaloni, poi vai in bagno a lavartelo. Ti aspetto qua.
Fa come gli ho chiesto. Quando ritorna, gli indico di sedersi sul letto. Mi avvicino a lui, mi inginocchio davanti a lui e glielo prendo in bocca. Naturalmente il suo cazzo è più piccolo di quello di papà. Ci metto poco a farlo venire, ma non lo faccio venire in bocca.
— Mi fai toccare le tue tette?
Mi sollevo la maglietta e gliele mostro.
— Che meraviglia… — mi dice passando l'indice sul profilo del capezzolo — quelle di mamma sono più grandi. Però preferisco le tue. Sono così belle… Posso leccartele?
Mi alzo in piedi.
— Certo, accomodati.
Francesco si imbocca un capezzolo e inizia a ciucciare. Succhia molto forte, lasciandomi il segno. Passa da una tetta all'altra senza troppe cerimonie, fino a quando viene di nuovo, sporcando dappertutto.
— Ehi fa attenzione! Cavolo… Adesso pulisci, anche! Devo finire di lavare i piatti, io!
Mi rivesto e vado in cucina. Appena finito di caricare la lavastoviglie, papà si affaccia alla porta e mi dice che ha bisogno di un massaggio e che mi aspetta in camera.
— Arrivo subito papi. Sistemo le ultime cose.
So già che mi chiederà di scopare ancora.
Quando chiudo la porta della camera mi spoglio direttamente. Papà è già nudo che mi aspetta sul letto. Quando mi avvicino al letto per fargli il massaggio, papà mi afferra, mi mette immediatamente sotto di lui e mi scopa per quasi quattro ore.
Quando ritorno nella mia camera, Luca è già lì che mi aspetta nudo nel mio letto.
— Pensavo non arrivassi più… che dormissi ancora con papà.
— No, non ne aveva bisogno. E tu invece, cosa fai nudo nel mio letto?
— Che domande, aspetto la mia parte.
— Ma tu non dovevi uscire con Sara?
— Uscito e rientrato. Non hai visto che ore sono? È la una.
— Quindi ora cosa vuoi fare?
— Scopare. Anche mamma lo faceva con me.
— Vabbè… mancavi solo tu… Vado un attimo in bagno e poi arrivo.
— Non mi muovo di qua. Sono molto comodo…
Si vede, infatti… È sdraiato sotto le coperte, a gambe larghe e con le braccia incrociate dietro la testa.
In bagno mi do una sommaria lavata e poi vado in camera mia.
— Finalmente… ti stavo aspettando…
— Cosa vuoi che ti faccia?
— Tu a me, nulla. Vieni qua che fa freddo. Stai congelando…
Sì ho freddo… mi tuffo sotto le coperte, al fianco di Luca.
Quando mi prende tra le sue braccia Luca sussulta.
— Ma sei un pezzo di ghiaccio… Ti prenderai un raffreddore se non fai attenzione… Cosa faremo se ti ammalerai anche tu?
Luca mi sfrega forte per riscaldarmi. Poi si trasformano in sensuali carezze. Sento la sua mano farsi largo tra le mie gambe. Mi penetra con un dito.
Quando sente un liquido gelatinoso sulla punta del dito…
— Ehi, ma papà ti è venuto dentro!
— Beh, sì. Lo fa con la mamma, perché non dovrebbe farlo anche con me?
— Allora ti vengo dentro anche io…
— Fa pure.
Poi si fa spazio tra le mie gambe e mi entra dentro.
— Oh, sì, come sei morbida… Papà ti ha allargato per bene, eh?
— Anche tu non sei da meno, però… Non parlare più, adesso, scopami…
Anche mio fratello Luca mi scopa a lungo. Riusciamo ad addormentarci solo dopo le quattro del mattino.
Per fortuna che è domenica mattina e possiamo dormire più a lungo.
Nel pomeriggio andiamo a trovare la mamma in ospedale. L'intervento è andato benissimo e la riabilitazione non è poi così faticosa come temevamo.
— Come vanno loro? Si comportano bene? Litigano? — mi chiede mamma in un momento che siamo sole.
— Tutto bene mamma. Non preoccuparti. Ho tutto sotto controllo. Tu pensa solo a ristabilirti il più in fretta possibile, perché manchi a tutti.

Finalmente, dopo tre mesi di ospedale, mamma torna a casa. Ho preparato una festa di bentornato, ma mi hanno aiutato tutti.
Poi, in un attimo di pace dopo aver fatto baldoria, mamma mi si avvicina.
— Hai messo su qualche chilo, eh? — poi guardandomi bene — Ma sei ingrassata o ingrossata?
— Che dire mamma… mi hai chiesto di prendere il tuo posto…