i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
A nessuno sarebbe venuto da pensar male a vedere la coppia che chiacchierava amabilmente, comodamente seduta ad un tavolino di un bar che si affacciava sulla piccola piazza appena fuori centro, mentre sorseggiava un caffè dalla peculiare e ricercata miscela sud americana.
Lui, Marco, all'apparenza curato, capelli corti ed in ordine, appena brizzolati, indossava una camicia chiara e un paio di comodi jeans. Sicuramente più di trent'anni... forse più vicino ai quaranta.
Lei, Cristina, nettamente più giovane, capelli lunghi e neri, due occhi grandi, curiosi e vivaci, con un vestitino leggero che le arriva a metà coscia, dal tessuto pieno di colori primaverili, freschi e allegri.
Erano persi in chiacchiere leggere, dai toni allegri e, all'apparenza, spensierati e poco impegnativi. Pochi, forse soltanto loro stessi, sapevano come si fosse giunti a quest'incontro. Clandestino. Nessuno era a conoscenza del fatto che i due non si erano mai incontrati prima d'allora, per quanto sembri, dal modo in cui disquisivano, che si conoscessero da una vita.
Un incontro di cui si doveva il merito ai social network, a quella trappola telematica di Facebook. Un commento in un gruppo, una risposta dall'altra, una battuta, una richiesta d'amicizia e così via, piano piano, a scoprirsi e a conoscersi una mail dopo l'altra.
E il virtuale, aiutato dalla barriera del monitor che rende tutto distante e lontano, permette che perfetti sconosciuti si rivelino cose che, di persona, non si confesserebbero mai.
Se poi entrambi frequentavano un gruppo di giovani scrittori che, chi per hobby chi per passione, si dilettano di erotismo, allora, a volte, possono nascere miscele intriganti ed esplosive.
Erano da poco passate le quattordici, entrambi avevano pranzato a casa propria e poi, con calma, si erano recati all'appuntamento prefissato. Per strada, a quell'ora, ben poca gente. Molte erano state le cose che lei aveva confessato della propria intimità. Fino a quel giorno in cui decisero di vedersi di persona.
Una la condizione senza la quale non si sarebbe svolto l'incontro. Una richiesta fissa e imprescindibile da parte di lui: l'assenza di intimo da parte di lei.
«Bene, disse lui quando la tazzina fu vuota, direi che sia giunto il momento di dimostrarmi che sei senza intimo.»
Lei rimase un attimo in silenzio, perplessa e sorpresa da tale richiesta. Alzò gli occhi su di lui cercando di non mostrare le proprie contrastanti emozioni. Perché la verità era che, da un lato, era terrorizzata da quell'incontro e da quello che sarebbe potuto succedere. Dall'altro, ne era rimasta affascinata e talmente rapita dall'idea che non era stata capace di rifiutare.
«Come... qui? Adesso?»
«Il caffè l'abbiamo bevuto... e mi sono fidato di te. Ora però, per andare avanti, devi dimostrarmi di aver accettato l'accordo.»
Lei sorride, si lascia scappare una risata cristallina e gli rivolge uno sguardo luminoso e divertito.
«Ma chi ti dice che voglia andare oltre e non mi basti il caffè?»
«Sei ancora qui. Mi hai confessato che ti piace farti mettere tre dita nel sesso dal tuo ragazzo e non ami l'oggettistica, che ti piace la gonna e adori fare pompini. Per non parlare di quando mi hai detto che preferisci che sia l'uomo a prendere l'iniziativa. Adesso ti dico che mi devi dimostrare che sei senza intimo. Hai accettato di incontrarti con me, ben sapendo che non sarebbe stato una semplice chiacchierata tra amici. Quindi no, non credo che ti basti il caffè.»
Cristina arrossisce e si guarda attorno alle parole di lui, dette come se nulla fosse, incurante di chiunque potesse essere lì accanto ad ascoltare.
«Tu sei pazzo, solo chi ha sentito!»
Questa volta è lui a sorridere, divertito.
«Pazzo? Sto solo aspettando che tu mi dia la prova di aver rispettato gli accordi che avevamo stabilito.»
«Non qui... andiamo a casa tua e ti darò tutte le prove che vuoi.»
Senza dire altro, l'uomo si alza, lasciando sul tavolo i soldi dei caffè.
«Non erano questi gli accordi. Non amo che si ritrattino le condizioni. Un piacere averti incontrato.»
Per alcuni istanti tutto scorre a rilento. Lui l'ha piantata lì, da sola, e se ne è andato. Incredula lo osserva mentre si allontana, a piedi, per il marciapiede. A bocca aperta osserva i contorni di quell'uomo che è riuscito, attraverso le parole, ad entrare nella sua testa, a farle dubitare di se stessa, a minare la sua integerrima fedeltà al fidanzato e che ora, come nulla fosse, per una sciocchezza, sta perdendo. Da una parte ne è contenta, felice di poter tornare a casa dal suo futuro marito senza che nulla sia accaduto. Dall'altra, tuttavia, è arrivata fin qui ben decisa a commettere quel peccato e a guadagnarsi l'inferno. Pensa all'uomo che le rivolge le spalle, alle parole che si sono scambiati, ai brividi che è stato capace di farle provare attraverso un monitor. Desidera quella mani sul suo corpo, quella bocca contro la sua, il suo profumo nei polmoni.
No, non può tornare indietro, non ora, non finché non avrà peccato fino in fondo. Si alza di scatto e lo raggiunge di buon passo.
«Ehi! Aspetta!»
Lui si ferma, si gira lentamente e la osserva mentre gli si avvicina. Un'espressione indecifrabile sul volto, un misto tra la serietà, il sorriso divertito, e l'espressione di chi sa di aver vinto.
«Dimmi.»
«Andiamo a casa... ti darò quello che vuoi... ma non qui, per la strada.»
Marco le si avvicina di un passo, posandole delicatamente una mano sulla spalla.
«Amica mia, lo sai che non amo ripetere le cose. O mi dimostri ora, qui e subito, che non porti quelle dannate mutande, o le nostre strade si separano.»
Cristina sospira e si guarda attorno. Vorrebbe farlo, vorrebbe davvero dimostrare a quell'uomo, mai visto prima di quell'incontro, che ha fatto quanto richiesto, ma il suo senso del pudore, la sua vergogna, la bloccano. Sono in mezzo alla strada, poco trafficata, vero, ma pur sempre una strada. Appoggia le mani sulle cosce, sull'orlo inferiore del vestito. La gente a piedi, in bici, in auto, affacciata alle finestre. No, non ce la fa. Glielo si legge negli occhi.
«Ci leggiamo su face...»
Poche parole più dolorose di una coltellata. Marco si gira e riprende a camminare. Pochi passi prima di sentire ancora la voce di Cristina. Infastidito si gira e allarga le braccia, pronto a risponderle male questa volta.
Non fa in tempo a parlare.
Lei, ferma sul marciapiede, alza la gonna tenendo gli occhi fissi su di lui, cercando di isolarsi, mentalmente, dal mondo che la circonda. Centimetro dopo centimetro, la gonna sale. Ben presto l'orlo delle autoreggenti è inequivocabilmente in mostra per tutti coloro che passano in quel momento.
La gonna sale ancora.
Cristina sente la vergogna dentro di sé ed infuocarle lo spirito. Il suo sesso è esposto agli occhi di chiunque, il folto boschetto di peli scuri che celano le pieghe più intime della sua carne esposto al sole, al vento, agli sguardi indiscreti, curiosi e bramosi.
«Può bastare. Vieni con me.»
Trae un sospiro di sollievo alle parole dell'uomo e lascia andare il vestito, che torna a coprirla. Lo spettacolo è finito. Cristina vorrebbe morire, sprofondare, sparire perla vergogna di quel gesto. Eppure... qualcosa... qualcosa dentro di lei si è mosso. Un gesto che non avrebbe mai compiuto per il suo fidanzato.
No, non fare domande.
Una voce, dentro la testa di Cristina, e un brivido di piacere che le attanaglia le viscere.

La porta dell'appartamento si chiude dietro alle loro spalle con un sordo rumore metallico. La casa di Marco si rivela fin troppo pulita e in ordine per essere quella di uno uomo che vive solo, ben diversa da come Cristina se l'era immaginata. Imbarazzata e intimidita, si guarda attorno. Il salotto è caldo e confortevole con un bel divano spazioso dall'aspetto assai comodo e due poltrone ai lati. Davanti alla televisione. Una libreria ricolma di libri, un tavolo solido, tutto quanto il necessario. Non manca nulla. Una porta conduce alla cucina e un'altra al bagno e alla camera da letto.
«Benvenuta nella mia dimora.»
Le sorride cordiale l'uomo di casa, avvicinandosi a lei. Troppo. Ne sente l'odore della pelle, il profumo nelle narici. Le mani di lui si appoggiano sui fianchi e prima che Cristina si possa rendere conto di cosa stia succedendo, le loro lingue sono lì a rincorrersi, intrecciarsi, cercarsi. Un brivido di piacere le attraversa la schiena.
Finalmente quello che aveva sognato e desiderato in quei lunghi momenti di segreta solitudine mentre il suo compagno era lavoro.
Le mani di Marco non stanno ferme, ma scivolano sul corpo di lei, sulla sua schiena, sui suoi fianchi, come serpenti agitati, senza fermarsi mai. Cristina si abbandona a quell'abbraccio. Quell'uomo l'ha sempre affascinata, attratta, incuriosita. Quando l'ha incontrato ha pensato che sapore potessero avere i suoi baci. Ora lo sta scoprendo e lo trova sensualmente irresistibile.
Il piacere si fa strada in lei e ci si abbandona. Sente il sesso inumidirsi.
Si stringe a lui, preda della passione, trovandosi ben presto schiacciata contro il muro. La sua gonna si alza lentamente, il sesso si bagna, si apre sotto la pressione delle dita dell'uomo. Una parte di lei, quella morigerata e a modo, vorrebbe dire di no, assestargli due schiaffi e, indignata, andarsene. Ma non è forse stata lei a scegliere di infilarsi in questa situazione? … il suo sesso che comanda ora. Non può far altro che aprire le gambe.
Pochi istanti dopo Cristina si trova girata con la faccia contro il muro, la gonna alzata sopra i fianchi e due dita di Marco che scavano a fondo dentro il suo sesso, facendola colare ed ansimare. Le sue braccia sono stese sulla superficie ruvida, il bacino spinto indietro per favorire la penetrazione. La voce di lui è quella del peccato.
«Tre dita mi hai detto...»
I lunghi capelli le cadono ai lati del capo, appoggiato alla parete, in preda al piacere.
«Si...»
Marco affonda dentro la carne di Cristina con due dita. Ne saggia la carne, la profondità, quasi fosse un esame. Rotea le dita dentro di lei, strappandole un gemito di piacere.
«Vediamo...»
Sorride, mentre fa scivolare le dita fuori da di lei. Sono talmente coperte da umori femminili che, allargandole, sembrano tessere un'invitante ragnatela. Marco le avvicina al proprio naso e ne assapora il profumo di donna.
«Torna dentro...»
Quasi una preghiera, una supplica, quella di Cristina. Marco, con la mano pulita, accarezza la schiena della ragazza come si farebbe con un puro sangue.
«Non avere fretta.»
Indice, medio e anulare si avvicinano al sesso della ragazza aperto, bagnato, pulsante. I suoi umori le colano lungo le cosce. Marco la accarezza tra le gambe, cercando di raccogliere la densa linfa così da inumidire anche il terzo dito. Solo quando è soddisfatto accosta le dita a quella tenera carne.
«Adesso vediamo come te la cavi con tre, quelle con cui sei solita masturbarti...»
Un attimo dopo le dita si stanno facendo largo dentro il sesso di Cristina, con una spinta unica e decisa. Marco spinge, le dita entrano con facilità fino alle nocche. Cristina apre la bocca in un silenzioso grido di piacere.
«Entrano bene direi. Riproviamo.»
Cristina si sente mancare. Le dita si stanno muovendo dentro e fuori di lei. Ogni istante once di piacere scaturiscono dal suo sesso e si espandono attraverso il suo corpo. Brividi su brividi di semplice godimento. Pelle d'oca sulla schiena. Nervi che si infiammano alla base del collo. E ondate di piacere che schiumano dal suo sesso e colano tra le dita di Marco e tra le sue stesse cosce.
«Sì, entrano bene.»
Sussurra Cristina. Il respiro spezzato dal piacere. Marco spinge ancora, ogni affondo spinto ancor più in profondità dentro la ragazza, per quanto possano entrare le dita. Ad ogni spinta corrisponde un lungo sospiro di piacere da parte della ragazza. Per alcuni istanti si ferma dentro di lei. Cerca di entrare ancora qualche millimetro prima di iniziare a piegare leggermente le dita dentro di lei. Cristina si sente mancare il fiato. E l'orgasmo inizia a salire.
Di colpo, le dita escono.
Di colpo, Cristina si sente vuota.
«No...»
Marco non risponde, resta in silenzio. Anche il mignolo viene avvicinato a quel sesso pulsante. Ben presto sono quattro le dita che cercando di farsi strada dentro la ragazza. Cristina avverte la carne tendersi cercando di far entrare un ingombro maggiore, segno che le dita sono aumentate. Marco spinge, in silenzio. Cristina le accoglie con ansimi di piacere. Lentamente, centimetro dopo centimetro, le dita scivolano dentro di lei, dentro la sua carne.
«Allarga le gambe.»
Le parole di Marco arrivano lontane e distanti. Per esaudire la richiesta Cristina è costretta a stringere i muscoli del bacino. E nel momento in cui la sua carne si chiude attorno a quelle dita invasive, Cristina si sente aperta come non mai, preda di un piacere mai provato prima. Sente le ginocchia molli. Quei piccoli movimenti le costano una fatica incredibile. Infine le spinte riprendono, lente e constanti per un tempo che le sembra indefinito. Più lui spinge, più le dita si fanno strada dentro di lei, più Cristina si sente sempre più piena, eccitata e soddisfatta.
L'orgasmo non è lontano.
Il movimento si ferma.
«Sono dentro quattro dita.»
Tono serio, preciso, quasi fosse una qualsiasi comunicazione di servizio.
«Le sento. Sono piena.»
«Godi?»
«Tanto.»
«Adesso spingo ancora. Voglio vedere se entrano le nocche.»
Cristina resta un attimo senza parole. Le nocche? Non può essere vero. Un attimo ancora ed i suoi pensieri vengono interrotti dalla spinta della mano nella sua intimità. Solo ora inizia realmente la tensione. Quella di prima era solo piacere. Adesso la sua carne ha iniziato a tendersi per davvero. Se prima era solo piacere, ora Cristina avverte distintamente anche il dolore. Il dolore della sua stessa carne, del suo sesso che si apre, si allarga, faticando a far entrare un ospite ingombrante. Nonostante questo, non riesce a pensare di fermarsi, trasformandola in una sfida con se stessa. Marco spinge, la mano scivola dentro di lei forse di un millimetro, ma a Cristina sembra un chilometro. Apre la bocca in un silenzioso grido di dolore, di piacere, di entrambi. Fatica persino a parlare.
«Marco... così... mi apri...»
«Lo so. Devo fermarmi?»
Ecco che la spinta si interrompe. No, non farlo, non darle il tempo pensare di riflettere su quanto stia accadendo.
«No... spingi...»
«Ritorni dal tuo fidanzato un po' più aperta.»
«Sì...»
«Sì cosa?»
«Torno dal mio ragazzo più aperta.»
La spinta riprende. Il suo sesso si tende ancor di più. Proprio quando pensa di essere arrivata, che non potrà aprirsi di più, il sesso cede ed accoglie quelle dita di un altro millimetro. Il dolore... il dolore c'è, maledizione se c'è, ma non fa altro che accostarsi ad piacere sconosciuto e potente, creando una miscela incredibilmente esplosiva e irresistibile.
«Marco...»
«Dimmi»
«Mi stai aprendo.»
«Quello che ti avevo promesso.»
«Non so... non so se ce la faccio.»
«Devi solo dirmi basta ed io mi fermo.»
«Ok.»
«Ok?»
«Ok... sei dentro?»
«Quasi.»
«Allora spingi.»
Marco non aspetta. La spinta riprende e non si ferma. Il sesso di Cristina, lentamente, si apre. Lentamente la carne cede. Cristina avverte chiaramente la mano scivolare dentro di lei millimetro dopo millimetro.
L'eccitazione è tanta e incontrollabile.
Marco inizia un veloce su e giù, con spinte piccole e decise, sempre un pochino più forti delle precedenti, come tanti piccoli colpi che cercano di farsi strada dentro il sesso, fradicio di umori, della ragazza. Inevitabilmente, può sentire la carne di lei cedere sempre più alla pressione.
«Marco io...»
D'un tratto la carne cede. Cristina si lascia andare ad un urlo di piacere e di dolore. Nel momento stesso in cui le nocche entrano in lei, aprendola come mai prima d'ora, l'orgasmo esplode prepotente, travolgendola senza pietà. Le gambe le cedono di colpo e Marco deve aiutarla a reggersi in piedi.
Cristina ha il fiato corto e veloce. Il suo corpo trema, sconvolto dal piacere.
«Io... credo di esser venuta...»
La ragazza si sente il cuore in gola tanto batte forte e veloce. Non riesce a credere a quanto sia appena accaduto.
«Lo credo anche io.»
«Quanto sei entrato?»
«Resta fuori solo il pollice.»
«Ok, basta, non posso sopportare di più.»

Alcuni minuti dopo, entrambi si sono ricomposti. Lei è seduta sul divano mentre lui, in piedi appoggiato al muro, la osserva. Entrambi sorseggiano una birra.
«Me la sento in fiamme.»
«Ci credo.»
«Credi che sentirà la differenza?»
«Non lo so. Ti avevo avvisato. Se ci fossimo visti, ti avrei rimandato dal tuo moroso più aperta.»
«Lo so. Non l'ho mai tradito, non sono riuscita a dirti di no.»
«Non abbiamo fatto sesso. Potremmo quasi dire che non l'hai tradito davvero.»
«Non l'ho tradito, ma torno dal lui aperta. Grazie della consolazione.»
«Torna di nuovo e non mi limiterò a quattro dita.»
Lei accenna un sorriso e scossa il capo.
«A volte mi spaventi.»
Marco sorride, ma non risponde.
«Ma almeno ora posso andare a lavarmi?»
Lui la guarda, soddisfatto e compiaciuto.
«Assolutamente no. Appena esci da casa mia vai da lui così come sei ora e lo scoperai. E se noterà che sei più aperta del solito gli dirai che è per la voglia che hai di lui.»
Cristina osserva l'uomo davanti a lui, perplessa.
«Ah... davvero?»
«Davvero.»
Note finali:
Non mancate di visitare il mio blog:

palemoonlight.altervista.org