i racconti di Milu
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Quando un giorno rividi la signora Lucia l'abbracciai come si abbraccia una cara zia che ti ha cresciuto negli anni della infanzia e che poi non hai più visto per vent'anni.
Lucia A. non era mia zia ma molto di più; mi ha battezzato e fatto da tata da quando ero in fasce fino a quando avevo undici anni poi si è trasferita col marito in Germania e nonostante la rivedessi ogni anno quella volta che si sono presentati alla porta sembrava non la vedessi da secoli.
Lei come suo solito con un sorrisone mi si è buttata al collo rinnovando in me tanti ricordi, come succedeva ogni volta; ricordi di quando ogni sera mi faceva mettere il pigiamino di Superman e poi spiccavo un salto dal letto al suo grembo avvinghiandomi a lei che mi stringeva forte complimentandosi per i miei balzi sempre più agili e scattanti, poi però non mi mettevo a dormire se prima non si accomodava nel letto con me e mi raccontava una storiella; e i ricordi di quando, passata l'età dei giochi da infante, usavo raccontarle delle mie vicende di scuola e le confidavo i primi turbamenti amorosi verso questa e quella compagnetta di classe.
E adesso ''zia'' Lucia era lì ad abbracciarmi; ad abbracciare il piccolo che le saltellava addosso col pigiama azzurro e che la picchiettava sulle guance rosa con le sue paffute manine, solo che quel piccolo era diventato un ragazzone di oltre l'uno e ottanta d'altezza e di novanta chili di peso, un ragazzone portato a ben altri pensieri che a giocare ai supereroi in pigiama, e quell'abbraccio fu così intenso da mescolare in maniera confusa tutti i pensieri e i ricordi e così in una gran confusione accostai le tenere immagini di me bimbo coccolato da lei ad altre oscene e sfacciate assimilate crescendo.
Quell'abbraccio sulla soglia di casa poi e quel sentire un morbido corpo stringere il mio mi procurarono uno spasmo interiore ed un sussulto che trattenni per non farlo sentire a ''zia'' Lucia; così come non sentì la mia erezione perché essendo molto più alto di lei dovetti piegarmi distanziando il bacino per permetterle di mettermi le braccia al collo. Un'erezione che mi scioccò davvero, mai mi sarei aspettato di sentire vibrare l'uccello in quel frangente e men che meno per l'abbraccio della mia bambinaia che aveva vent'anni più di me e mi aveva cambiato i pannolini e pulito il naso dal moccio per anni!
Erano rientrati in Italia per sbrigare delle faccende legate a dei terreni dei loro avi ed oltre a passare per salutarci ''zia'' Lucia mi chiese se potevo fotocopiarle dei documenti così andammo nello stanzino con la postazione PC e mentre infilavo le carte nello scanner l'occhio mi cadde sulla data di nascita: 1953. Un rapido calcolo e realizzai che la bella ''zia'' aveva 62 anni, ben 10/15 in più di quelli che le avrei dato perché era una donna davvero piacente. Mi stava accanto, con la testa china a scartabellare tra i fogli e più o meno inavvertitamente feci scivolare lo sguardo nella sobria scollatura del suo golfino di lana e focalizzai l'immagine sulla parte iniziale del solco fra le tette che si vedeva appena ma bastò a farmi andare con la mente ai tempi in cui a quelle tette avrò dato chissà quante innocenti ed inconsapevoli palpatine.
La osservai per tutto il tempo che impiegò lo scanner a processare e stampare i documenti. Lei era immersa nella lettura di quelle carte, stava col capo chino, gli occhiali leggermente abbassati le davano un'aria da dottoressa, la crocchia dietro la nuca le ordinava i capelli grigi con le poche striature di nero rimaste dandole l'aspetto di una donna davvero semplice e sobria, però mi montò lo stesso, inesorabile, una bella erezione; forse fu proprio dovuta al suo essere così composta come una maestra di altri tempi, tutta casa, chiesa e scuola ad intrigarmi. Più sono modeste e non appariscenti e più stuzzicano la mia fantasia in più il fatto che fosse stata la mia tata fu un elemento che aggiunse quel pizzico di perversione di cui cercavo sempre nutrimento, a parte poi il fatto che ''zia'' Lucia fosse comunque una donna bella e affascinante dotata di una raffinata semplicità, quel fascino che con l'andare degli anni non sfiorisce affatto.
Scostai un attimo lo sguardo da lei, il tempo di dirmi mentalmente che sì -lo ammisi a me stesso-, quel suo modo di fare e di essere così amorevole e ''per bene'' mi stava arrapando e 'decisi' che prima che ripartisse per la Germania ci avrei fatto sesso.
Indossava una elegante gonna stretta marrone che le arrivava poco sopra le ginocchia e calzava dei collant scuri, aveva delle belle gambe snelle e ai piedi un tacco non esagerato. Tornai a posare gli occhi su di lei e la squadrai da capo a piedi, la stampa era finita e dopo averle porto i fogli sfilati dal carrello tornai ad abbracciarla ma non come poco prima all'entrata, stavolta strinsi a me quella donna minuta, sobria nell'aspetto ma che aveva preso ad eccitarmi come mai prima, e al contrario del primo abbraccio adesso feci in modo che sentisse il mio cazzo duro premerle addosso. Non so cosa pensò sentendo quel pacco gonfio contro la pancia e non me ne feci un problema, dopotutto ero un uomo ormai e magari anche a lei poteva fare piacere constatare che alla sua età era capace di far montare una così vigorosa eccitazione in un uomo. Forse per non mettermi in imbarazzo o forse perché la situazione la stuzzicava ''zia'' Lucia mi restò appiccicata e non accennò a staccarsi, questo mi rese ancora più sfrontato e deciso, le presi la faccia tra le mani e gliela tenni ferma davanti la mia, ci guardammo negli occhi restando in silenzio per un po'; lei mi fissava come spiazzata, inebetita, incredula per il mio comportamento strano e ardito, io volli approfittare della sua confusione ed osare, forte anche della certezza che una donna posata e sempre calma e dolce come lei non avrebbe mai sollevato uno scandalo là in casa di una famiglia con cui era legata da trentanni, e così la baciai sulla guancia, una prima volta poi una seconda, con tocchi languidi, mentre la terza volta il bacio si fece più lungo e feci poi scorrere le labbra dalla guancia fino alla sua bocca ed alle sue labbra morbide e carnose. Furono istanti incredibili, immersi in un silenzio ovattato, smisi di percepire le voci e le parole che i miei scambiavano con Peppino il marito di ''zia'' Lucia e le diedi una serie di baci, lei come imbambolata non reagì lasciando che le mie labbra si appiccicassero alle sue per poi staccarsi schioccando leggere poi iniziò anche lei a muoverle assecondando i miei baci e ci ritrovammo a tempestarci toccandoci di continuo labbra contro labbra con fare avido. Tutto a un tratto si divincolò come se si fosse destata da uno stato di trance e si coprì la bocca con la mano scrollando il capo incredula, il vederla così disorientata aumentò la mia sfrontatezza e l'eccitazione, la guardai senza mostrarmi né imbarazzato né mortificato per l'episodio poi, con i fogli stretti in grembo, uscì dalla stanza e si fermò nel salotto il tempo di frettolosi saluti con i miei e andarono via, io spuntai dall'angolo e li salutai come se niente fosse. E con la stessa disinvoltura mi presentai a casa sua il mattino seguente, dopo aver passato la notte a pensare a lei, a ''zia'' Lucia, ad immaginare la donna che mi ha cresciuto per i primi undici anni della mia vita con la sua simpatia, la sua tenerezza e dolcezza e che adesso a sessant'anni suonati io in un momento di follia desideravo più di quanto avessi mai desiderato una ragazza.

Seppur fossero state tormentate le ore intercorse fra i due incontri - combattuto com'ero tra l'eccitazione e l'ossessione e la tensione e qualche scrupolo - quando lei aprì la porta mi bastò guardarla in faccia per spazzare via dalla mia testa ogni incertezza.
''Zia'' Lucia era lì, davanti a me, e provai solo la voglia, decisa folle e oscena, di scoparla; e più ricapitolavo mentalmente tutti i suoi pregi e le sue virtù da maestra di catechismo e chi era lei e cosa era stata per me e più mi cresceva dentro la voglia di fotterla. Presi un respiro profondo, entrai e a bassa voce le confessai che la volevo più di ogni altra cosa e che non me ne fregava nulla di tutto il resto, dei nostri ruoli risalenti a trent'anni prima, dei legami affettivi a noi collegati e delle nostre età, niente di niente; volevo solo lei e volevo riappiccicare le mie labbra alle sue, lei trasalì e si portò le mani davanti alla bocca facendo qualche passo indietro, io avanzai lentamente, la presi delicatamente per le spalle, la addossai alla parete del soggiorno e tornai a baciarla come la sera prima, sentii tutta la sua rigidità poi cercò di spingere sul mio petto per allontanarmi ma io continuai sfacciato e quando avvertii un piccolo cedimento, un ammorbidirsi delle sue labbra, le ficcai la lingua in bocca e iniziai a fargliela scorrere nel palato.
Non volevo fermarmi né potevo farlo, doveva cedere lei, per forza; doveva arrendersi, capitolare e accettare la mia pazzia e farsene complice e saremmo stati felici, folli e felici, in quell'istante e chissà per quanto. Quando staccai le labbra dalle sue le sussurrai il mio pensiero poi ripetei che non volevo nessun'altra che lei, ''zia'' Laura scosse la testa sussurrando un ''è una follia'' e dandomi del pazzo ma lo fece con lo sguardo languido e gli occhi lucidi, aveva ceduto e mi fiondai di nuovo sulla mia ex baby-sitter riprendendo a limonarla e stavolta lei ricambiò i miei baci con la stessa intensità seppure avvertissi un certo tremore, paura e cautela; era con la schiena appoggiata alla parete, io ero eccitatissimo e mentre la baciavo dalla bocca al collo le tirai su la gonna nera e le palpai l'interno delle cosce, quando arrivai alle mutande lei sussultò e mi pregò di smettere perché -lo sussurrò accennando col capo- Peppino era nella stanza accanto. La cosa mi eccitò ancora di più, poggiai un braccio alla parete come a impedire a ''zia'' Lucia di togliersi da lì e con l'altra mano salii più deciso tra le sue cosce tastandole avido la fica attraverso il tessuto delle mutande e sentii che andava sempre più inumidendosi. E così la donna che mi avevo visto poppante e che mi aveva cambiato pannolini per tre anni, la donna che per trent'anni ha incarnato nel mio immaginario l'idea della sobrietà, della pudicizia e della virtù adesso ansimava e tremava, scossa dal piacere che la mia mano agitata le procurava nella fica.
Le piaceva; alla signora Lucia piaceva che le massaggiassi le grandi labbra, che le stuzzicassi il clitoride col pollice mentre altre due dita la penetravano nella fica frugandola e trovandola sempre più bagnata. L'agire lento ma continuo della mia mano le faceva muovere il bacino e sollevare la schiena al ritmo dei movimenti delle mie dita, ansimava mordendosi le labbra e a occhi chiusi ruotava la testa da un lato e dall'altro, passai l'altra mano sui suoi capelli scompigliandoli e rovinandole la crocchia, quel modo di acconciarli con quel tuppo sempre ordinato e perfetto che svettava sulla nuca me lo ricordavo da sempre e mi colpiva perché non lo usava nessun'altra, simboleggiava l'eleganza umile e semplice e non quella ostentata e snob di altre acconciature, il potergliela sciogliere significava per me impadronirmi di lei, io diventavo quello che la trasformava da impeccabile moglie, madre e onesta e rispettata signora in una mia proprietà, nella mia amante e nella mia troia.

Naturalmente non le esternai questo pensiero, mi limitai a spettinarla fino a farle cadere sul volto delle ciocche grigie, poi sfilai le dita dalla sua fica e me le infilai in bocca avvicinando la mia faccia alla sua; le succhiai piano fissandola e dall'espressione le feci capire che apprezzavo i suoi umori. Le chiesi che cosa stesse facendo suo marito e lei mentre si ricomponeva rispose che studiava delle carte nella stanza adibita a studio al di là della parete, mi venne improvvisa l'assurda idea di abbassarmi la zip dei pantaloni e tirare fuori il cazzo. Era la prima volta da trent'anni in là che ''zia'' Lucia mi vedeva il cazzo, non era più l'affarino minuscolo che lei detergeva con le salviette profumate e che spolverava di borotalco, adesso le piazzai davanti una verga di 20 centimetri tosta e con una buona circonferenza, una verga che pulsava eccitata all'idea che avevo di fronte la mia vecchia dolce tata e che da quel momento in avanti avrei fatto di tutto perché ne godesse. Inutile dire con che espressione di meraviglia e sconcerto reagì alla mia trovata; con uno scatto di rabbia mi spinse per allontanarmi bisbigliando preoccupata il nome del marito e il fatto che fosse nell'altra stanza poi con foga ma sottovoce sbottò con un ''Sei pazzo!''. Aveva ragione, pazzo lo ero davvero e non ero intenzionato a fermarmi, anche perché in fondo non lo voleva neanche lei; era calda, ansante e con le mutande bagnate e fermare lì la cosa mi avrebbe fatto passare per uno incapace di andare fino in fondo alle pazzie.
Mi mostrai totalmente indifferente alla sua paura e tenendola per i capelli la spinsi in basso verso il cazzo che mi scappellavo energicamente, con decisione avvicinai la sua faccia alla punta rotonda, fece una smorfia mentre cercava di resistere alla mia pressione poi la cappella grossa e dura le arrivò alle labbra. ''Su dai, non dirmi che non hai voglia di metterlo in bocca,'' le sussurrai mentre il suo fiato mi scorreva sull'asta e la mia eccitazione cresceva ingrossandomela, lei ansimò per un po', in silenzio, respirava l'intenso odore del mio cazzo ed era come se inalando la mia eccitazione si liberasse la sua; si liberò con tale forza che, come spinta da un input improvviso, prese a farmi un pompino e me lo fece come mai nessuna era riuscita prima. Forse perché si vedeva costretta dal mio piglio deciso e perché, col timore della presenza del marito, accettò di farlo sperando che poi mi togliessi dai piedi; o forse perché qualcosa in lei si era smosso e si arrese alla voglia di trasgredire, fatto sta che ''zia'' Lucia, a sessant'anni suonati seppur portati bene, si infilò in bocca il mio cazzo e me lo succhiò con diligenza e costanza fino a farmi venire; non tolse le labbra dall'asta e non sfilò la cappella un solo istante, sentire la sua lingua massaggiarmi e insalivarmi il cazzo mi faceva impazzire, quando sussurrai che stavo per venire lei se lo tolse di bocca e sbottonandosi la camicetta a fantasia diresse gli spruzzi di sborra sul suo petto, le ultime gocce però, quelle rimaste a colare sul glande, volli che le assaggiasse e così strinsi l'asta in mano e strofinai la cappella contro le sue labbra, le intimai di leccare e lei lo fece; la signora Lucia si passò la lingua sulle labbra raccogliendo le gocce vischiose e assaporandole.
Mi pregò poi di andarmene mentre si rialzava e correva in bagno a ricomporsi, io ritirai l'uccello nei pantaloni e andai. Non ero però del tutto soddisfatto anzi l'erezione non si esaurì, quel pompino era stato solo un assaggio e aumentò a dismisura la voglia di lei, la voglia di esagerare, visto che ero arrivato a tanto adesso potevo osare di tutto e pormi nei suoi riguardi nella maniera più sfacciata possibile, cosa che iniziai a fare già quella stessa sera quando le scrissi un messaggio sul telefonino. ''Lo hai trovato cambiato il mio cazzo eh?...'', poi con fare sempre più impudente e insolente gliene mandai degli altri, rimarcando il fatto che a distanza di oltre vent'anni era passata dal pulirmi un tenero pisellino al succhiarmi un cazzone grosso e nodoso; la avvisai che prima che ripartisse per Berlino avrebbe avuto il piacere di rivederlo e non per un semplice pompino ma per una gran bella chiavata, per prenderlo dentro, nella fica e magari nel culo, se le piacesse -ed ero certo di sì.
Le dissi che nonostante gli anni era davvero una bella donna, di quelle mature che tanto piacciono e che scatenano pensieri tanto lussuriosi, come fece con me; aggiunsi che una donna così non poteva lasciarsi sfiorire perché un marito ultra settantenne non era più capace di soddisfarla come meriterebbe e sottolineai con superbia che io sì le avrei regalato quelle godurie che non aveva mai provato, doveva soltanto lasciarsi andare e mettere da parte tutti quei concetti e quei precetti sulla moralità che regolavano da sempre la sua esistenza, doveva concedersela una follia.

CONTINUA