i racconti di Milu
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Mi stiracchio pigramente sul letto e trovo la cosa abbastanza piacevole visto le circostanze.
Ieri sera ho fatto tardi; Io e Marco siamo ritornati in appartamento verso l’una o le due, non ricordo bene l’ora esatta ero pure mezza ubriaca.
Come se non bastasse abbiamo fatto sesso a tutto spiano fino ad addormentarci esausti. L’ultima cosa che ricordo con precisione è che mi ero aggrappata alla ringhiera del letto mentre Marco mi prendeva da dietro. Ad un certo punto ho perso la presa e sono scivolata con la faccia sui cuscini, poi il nulla.
Ora è l’alba, il sole fa capolino dalla porta finestra del terrazzo da circa mezz’ora e io mi sento fresca e riposata; neanche il minimo segno di stanchezza o chissà ché.
L’unica cosa che mi viene voglia di fare è di alzarmi ed andarmene a fare un giro. Solo l’aver guardato la sveglia che indica le sei meno dieci mi impedisce di farlo. Sarà mai possibile alzarsi così presto in vacanza?

Marco da come ronfa penso che dormirà per altre due ore come minimo.
Più ci pensò più mi rigiro sul letto senza tregua. Sono assolutamente sveglia e carica a palla; ma poi se mi alzo che faccio?
Faccio una passeggiata? No, l’appartamento in questa villetta a schiera che abbiamo affittato per le vacanze è praticante sperduto nel mezzo del nulla.
Guardo la TV? Che cavolo, no sono in vacanza.
Una torta? No siamo senza uova.
Una doccia? Questa la tengo in considerazione ieri sera devo aver sudato come una scimmia tra una cosa e l’altra.
Un caffè? Si, questo è sufficiente a farmi alzare dal letto poi il resto si vedrà.

Cerco le infradito che ovviamente sono finite sotto al letto. Penso anche a cosa mettermi addosso, ma il bello dell’estate è che te ne puoi stare nuda e sentirti assolutamente a tuo agio. Nessun bisogno di vestiti ed altre assurdità del genere.
Guardo il letto assolutamente sfatto con Marco che ci dorme sopra; ha un bel culo devo ammettere. Due belle guanciotte sode come sassi. Potrei passare anche i prossimi dieci minuti a fissarlo, ma ora che sono sveglia devo trovare qualcosa di produttivo da fare.

Vado in bagno e poi scendo le scale per andare in cucina al piano di sotto. Il mio caffè premio mi aspetta con ansia. Mentre scendo le scale trovo i vestiti che indossavo ieri sera e anche quelli di Marco.
Sorrido, ieri notte ero talmente affamata che non saputo aspettare nemmeno di raggiungere la camera da letto, avevamo già iniziato a scopare su per le scale.

La cucina è ancora tutta al buio; sto per accendere la luce ma cambio idea, meglio la luce naturale.
Spedita mi dirigo verso l’enorme porta finestra che da sul giardino sul retro. Tre metri di vetrate che prive della tenda fanno entrare la luce dell’estate in tutta la stanza. Così va proprio meglio. Mette allegria tutta quella luce penso tra me mentre preparo la moka.

L’aroma del caffè che verso nella tazzina è meraviglioso. Assaporo quell’odore con avidità. Solo quella forte fragranza mi carica di energia e di voglia di fare. Faccio qualche passo in direzione della porta finestra con la tazzina in mano.

Di fuori sta sorgendo un nuovo giorno e non voglio perdermene un minuto. Appena quel caldo liquido mi sfiora le labbra un brivido mi percorre tutta.


Mi godo il paesaggio per qualche minuto. Non che ci sia granché da vedere a dir la verità, ma in questo particolare mattino che sono carica a palla e grazie al caffè appena bevuto mi sento molto positiva.
Il giardino è mezzo spoglio, solo qualche ciuffo d’erba spunta in qua e in là e le siepi che lo delimitano sono mezze secche. I giardini degli altri appartamenti contigui al nostro si trovano nello stesso stato desolato.
Più in là c’è la campagna ondulata a perdita d’occhio che è un po’ più verdeggiante del giardino e da più la sensazione di natura incontaminata.

Mi sento in pace ed in armonia come non mai. L’aria è calda al punto giusto da accarezzarmi la pelle senza farmi ne rabbrividire ne sudare. E’ la temperatura ideale.
Posso starmene lì nuda con i capelli che mi ricadono lungo la schiena e non mi sento nemmeno a disagio.

Penso con tristezza a casa dove purtroppo d’estate sono sempre costretta a tenermi addosso qualcosa anche quando ci sono quaranta gradi all’ombra e l’umidità a palla.
Ho un meraviglioso enorme balcone con tantissime piante da fiore ed aromatiche e purtroppo anche molti vicini. Per non parlare del condominio di fronte a me; ben sedici appartamenti di cui dodici con finestre e terrazze che hanno una visuale libera sul mio balcone. Posso contenere in parte la loro curiosità con le tende da sole, ma purtroppo non posso tenere dei divisori con i balconi attigui al mio (odiosi regolamenti condominiali).

D’estate ad ogni ora del giorno e della sera c’è sempre qualche impiccione.
Mi alzo al mattino presto da quel forno della mia camera da letto (nonostante abbia tenuto le finestre aperte tutta la notte), apro la porta per andare sul balcone per prendere una boccata di aria fresca e stiracchiarmi alla brezza mattutina. Ma no; mi devo mettere sempre una maglietta addosso perché nel condominio di fronte ci sono sempre e dico sempre almeno due o tre persone che fumano, bevono un caffè o stendono il bucato e cose simili.
Il condomino e relativa famiglia con due figli che mi stanno sulla destra, ha trasformato il suo balcone in un soggiorno con tanto di televisore e tavolo da pranzo e giuro che se non fosse per la loro necessità di andare in bagno o di dormire ci starebbero ventiquattrore al giorno.
Oramai sono giunta al punto di tenere sempre una maglietta e un paio di shorts sullo schienale del divano del soggiorno da indossare ogni volta che voglio andare in terrazzo. Non posso nemmeno starmene col costume da bagno perché l’altro condomino (quello che sta a sinistra) è un’impiccione guardone di prima categoria. Nemmeno con sua moglie presente non la smette di spogliarmi con gli occhi.
Solo alla sera quando rientro tardi a casa, spengo tutte le luci, abbasso le tende da sole, piazzo strategicamente un paio di paraventi in vimini e timidamente mi tolgo i vestiti rimando in intimo e mi godo l’aria fresca.
Qualche volta azzardo e mi spoglio tutta ma mi sembra sempre di essere al centro dell’attenzione e purtroppo non riesco mai a rilassarmi al cento per cento. In teoria l’appartamento del condominio di fronte a me potrebbe vedermi lo stesso e in quei momenti che mi sento più paranoica uso anche lo stendi panni con un paio di lenzuoli appesi come terzo “paravento”.
Solo che in questo modo mi sento prigioniera. Cosa serve avere un balcone splendido come il mio d’estate se poi mi ci nascondo dentro?
Certo dentro in casa posso stare come voglio; ma non è la stessa cosa. A volte me ne sto stesa sul divano a guardare un po’ di tv in attesa di appisolarmi, ma sudo come un cammello per via del caldo.
Non posso avere il marito ubriaco e la botte piena?

Scuoto la testa, sto decisamente perdendomi nei miei pensieri. Qui non c’è nessuno che mi conosca e sono pure in mezzo al nulla. Saranno dieci minuti che sto davanti a questa vetrata tutta nuda e non si è vista anima viva in questa campagna desolata.

E’ solo un istante, ma un idea birichina mi si fa strada nella testa. Non sto nemmeno a valutarne i pro e i contro. Apro la porta e faccio un passo. Una leggerissima brezza mi sfiora la pelle e mi ritrovo in giardino. Sorrido.
Che situazione, è meraviglioso. Faccio qualche altro passo lungo il vialetto fino a trovarmi nel centro di quel povero giardino. Sento l’odore del rosmarino, che forse è l’unico cespuglio di quel posto a non avere un aspetto stentato, ma anzi è bello rigoglioso.
Mi stiracchio come mi piacerebbe fare a casa e giro su me stessa. Mi sento libera ed emozionata al tempo stesso. Il cuore mi palpita un po’ ma chi se ne frega. E’ vero che ci sono altri cinque appartamenti, ma sono certa che tre sono sfitti e a quell’ora del mattino negli altri due staranno dormendo.
Qualcuno potrebbe anche spiarmi, ma in fondo è gente che nemmeno conosco e che non incontrerò più nel resto della mia vita. Anzi la cosa mi sembra pure eccitante.

Decido di godermi ancora per un po’ di quella libertà e vado ad odorare il rosmarino. Forse per pranzo potrei fare del petto di pollo con qualche odore o potrei prendere qualche rametto e metterlo in un vasetto in camera da letto.

Mi perdo nuovamente nei miei pensieri vagando libera, affacciandomi sulla ringhiera che da sui giardini limitrofi per osservare meglio qualche cespuglio di rose o scrutando l’orizzonte lontano.
Non so quanto tempo passa, qualche minuto o forse un quarto d’ora ma mi sento “piena”. E’ come se fossi riuscita a rilassarmi completamente come quando prendi il sole in spiaggia e ti dimentichi di tutto nonostante la folla. Anche l’imbarazzo iniziale è passato totalmente.

Sto per rientrare in casa e mi gelo. Al piano di sopra dell’appartamento accanto al nostro c’è un tipo sulla terrazza che fuma.
E che cazzo. Momento bucolico del piffero. Quasi mi arrabbio per quell’intrusione della mia privacy.
Ora che faccio? Se rientro correndo in appartamento coprendomi le parti intime ne morirei di vergogna.
Ma mai possibile che non me ne vada bene una? Forse potrei fare finta di nulla e rientrare, ma sono sicura che quel tipo si è accorto che io l’ho visto.
Che situazione non posso starmente lì ferma nel giardino come un ebete. Devo dire o fare qualcosa, altrimenti la mia situazione diventerà ancora più imbarazzante. Anche mandarlo a quel paese sarebbe una scelta migliore del fare la bella statuina nel giardino. Devo decidermi in fretta però.

In fondo ho sempre fantasticato su una situazione simile, anche se speravo di avere un po’ più di controllo sugli avvenimenti. Mi faccio coraggio e lo saluto come nulla fosse. Potrebbe essere un giochino divertente.
- Ciao. -
- Buongiorno a te bellissima. -
Beh in fondo un complimento è un complimento.
- Pensavo di essere l’unica ad essermi svegliata così presto. -
- Vale sempre la pena di svegliarsi presto. -
Ah che simpatico il tipo, penso come rispondergli a tono ma mi viene in mente una cosa più importante.
- Parla piano altrimenti svegli il mio ragazzo. -
- Vengo giù subito. - Il tipo butta via il mozzicone della sigaretta e quasi svanisce dal terrazzo neanche fosse un fantasma.
Non ho pensato a questo sviluppo della conversazione, ma non me ne dispiace neanche un po’.
Mentre lo aspetto rifletto sul fatto che forse la cosa più imbarazzante di farsi scoprire nuda da un estraneo e aspettarlo nuda che esca dall’appartamento. E’ una cosa simile al primo appuntamento; non sai bene che fare e ti prepari a tutta una possibile serie di scenari dai più banali a quelli più assurdi.

Passando pochi secondi e il tipo esce nel suo giardino. Chissà come mai ha fatto così in fretta?
- Ciao bellissima. - Ora parla a voce bassa, ma riesco a sentirlo benissimo.
Che strano sul terrazzo il tipo indossava una canottiera, ora è solo in boxer.
Comunque adesso posso osservarlo meglio. Mi sembra un tipo allegro di quelli sempre felici.
E’ più basso di me di una testa intera, capelli neri corti forse un po’ stempiato, una barbetta incolta di qualche giorno circonda il suo sorriso a trentadue denti.
E’ piuttosto grasso, o meglio è tutta pancia perché braccia e gambe mi sembrano normali.
Sarà appena arrivato in vacanza perché è bianco come un foglio di carta e ommioddio indossa un paio di boxer di quelli aperti sul davanti.
Beh la situazione si fa sempre più interessante.

- …ehm ciao. - Gli rispondo.
- Io sono Luca, tu come ti chiami? -
Mi faccio coraggio, in fondo me la sono andata a cercare no?
- Valeria. -
- Ti piace il posto? -
- Lo adoro con tutta questa pace. -
- Già vedo. - Ma non sta guardando la campagna.
- Sei qui da solo in vacanza? - Gli e lo domando perché ha la fede al dito e mi sembra strano che si comporti in quel modo con il rischio di essere “beccato”. In effetti è strano che io mi comporti in questo modo; ma so benissimo che il mio Marco ha il sonno pesante.
- Uh, no c’è anche una mia amica con me, forse si alzerà tra poco. -
Strano chiamare una moglie “una mia amica”. C’è sicuramente sotto qualcosa.
- Senti Valeria posso offrirti un caffè? -
Che tradotto vuole sicuramente dire:
Posso mettere il mio pene nella tua vagina? Ho veramente voglia di mettere un altro paio di corna al mio ragazzo?
- Grazie, forse un the o un po’ di latte se li hai. -
Che tradotto vuol dire:
Molto probabilmente si.
- Nessun problema, ma ti facevo più una tipa da caffè sai? -
- Tu invece che tipo sei? -
- Caffè nero senza zucchero, ti aiuto a scavalcare la recinzione. -
Guardo in direzione della nostra camera da letto; di Marco nemmeno l’ombra.
- Grazie. -
Note finali:
Sono tornata dopo un po' che non scrivevo più... fatemi sapere se ho perso lo smalto. :)

bye