i racconti di Milu
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Indice
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Note dell'autore:
Quasi a due anni dalla pubblicazione di questo racconto, l'ispirazione mi spinge a continuarlo.
Spero che questo nuovo capitolo piaccia come erano piaciuti gli altri due e chiedo scusa ai numerosi lettori che due anni or sono mi hanno scritto e che magari si aspettavano che lo continuassi con meno lentezza di quanta ce ne è effettivamente stata.

Grazie e buona lettura.
Quando la mattina dopo Egle si svegliò il primo pensiero che le attraversò la testa fu la proposta di Annette e un immotivato imbarazzo la colse.
Subito dopo il senso di insoddisfazione sostituì tutto il resto: l’eccitazione del giorno precedente non era ancora passata e la sua vagina continuava a richiedere appagamento.
Cominciò a spingere la mano sotto le coperte, ma le sue voglie furono interrotte.
Così come la speranza che Annette si fosse dimenticata della promessa del giorno prima.
La sua mano non aveva neanche ancora raggiunto l’ombelico che da dietro la porta di casa sentì la voce sottile dell’amica che la chiamava
“Egle sei sveglia?”
Con la faccia ancora assonnata e arrossata dall’imbarazzo aprì la porta e la fece entrare.
“Ciao!” esclamò Annette pimpante schioccandole un rumoroso bacio sulla guancia “Sei ancora in camicia da notte? Dai vestiti che bisogna andare nei campi!”
Egle provò a balbettare qualcosa, ma ormai lei si era già fiondata in camera sua per prenderle i vestiti.
Dopo dieci minuti erano già sulla strada. Il sole splendente e la fresca aria mattutina avevano risvegliato completamente Egle che, passo dopo passo, si faceva prendere sempre di più dall’entusiasmo di Annette.
Si mise ad osservarla: i lunghi capelli castani oggi erano sciolti e scendevano mossi lungo le spalle coprendo il colletto bianco del vestito viola che indossava; le arrivava fino a metà polpaccio fasciandole tutte le curve nei punti strategici.
Egle si vergognò quasi dei suoi logori pantaloni e della leggera camicia da uomo che indossava praticamente ogni giorno.
Annette si girò, la squadrò e le urlò “prova a prendermi” e si mise a correre lungo la via polverosa.
Corsero lungo i bordi della strada rincorrendosi per poi riposarsi stese lungo la staccionata osservando le poche nuvole che attraversavano il cielo di un celeste color pastello. Il sole mattutino splendeva chiaro e tenue illuminando qualsiasi cosa fino all’orizzonte.
Dopo qualche minuto ripresero il cammino ed Egle chiese all’amica
“Ma perchè stiamo andando nei campi?”
“Ma come! Non te l’ho detto ieri?” Rispose lei guardandola dubbiosa
Egle scosse la testa sorridendo
“Ah ok, mi sembrava. Beh è semplice, intorno ai campi di grano cresce un’erba che se triturata e mischiata con acqua rende la pelle più morbida, così è più facile radere” poi accelerò il passo “dai muoviti che siamo quasi arrivate”
Egle si pentì quasi di averglielo chiesto, ma almeno ebbe la certezza che Annette non si fosse dimenticata della promessa e cominciò a prepararsi psicologicamente.
Dopo pochi minuti giunsero al campo e Annette le mostrò quali steli raccogliere. In poco tempo riuscirono a riempire una sacca intera di quell’erba verde smeraldo ed estremamente profumata e ripresero la via di casa.
Non avevano fatto neanche cinque passi quando una voce profonda le fermò
“Annette! Che ci fai da ste parti?”
Egle si girò e vide l’amica trotterellare incontro ad un ragazzo alto, con i folti capelli mori e senza camicia che si era appoggiato alla staccionata con i gomiti mentre aspettava che la ragazza andasse a salutarlo.
Lei restò in disparte nonostante la curiosità la spingesse ad avvicinarsi per ascoltare i discorsi dei due: sembravano piuttosto intimi e Annette rideva civettuola indugiando troppo spesso con le mani sul braccio muscoloso ed abbronzato del ragazzo. Non passò neanche un minuto che si salutarono ridendo ed Egle non potè non notare il sorriso esagerato che l’amica sfoderava mentre la raggiungeva.
Non ebbe neanche bisogno di chiedere:
“Lui è Marco. Il figlio del proprietario del mulino” le rivelò Annette intuendo la curiosità “Sono mesi che mi fa la corte, ma non cedo facilmente” le disse. Poi aggiunse ammiccando “O almeno alcune volte non cedo facilmente!”
Appena arrivarono a casa Annette prese il controllo della situazione e cominciò ad impartire ordini:
“per prima cosa mi serve una scodella con un mortaio” Esclamò dirigendosi verso la cucina “Nel frattempo riempi una bacinella d’acqua calda e stendi un asciugamano sul tuo letto” La sua testa fece capolino dalla porta della cucina e aggiunse ammiccando “e ovviamente spogliati”
Egle decise che essere già nuda quando l’amica sarebbe arrivata in camera sarebbe stato meno imbarazzante che spogliarsi di fronte a lei e appena entrò nella sua stanza si levò i vestiti. Riempita la bacinella d’acqua e steso l’asciugamano si sedette sul letto aspettando che Annette finisse di tritare l’erba raccolta poco prima.
Appena l’amica la raggiunse scoppiò a ridere “Bastava che ti togliessi i pantaloni! La camicia potevi tenerla” Egle arrossì e si diede della stupida balbettando un “avevo caldo” detto a mezza voce che sembrava più una scusa che la verità.
“Ahah ok va bene” Annette spostò una sedia e la mise di fronte a lei “Saluta i tuoi peli” Aggiunse con un ghigno. Posò la scodella con le foglie tritate e dalla sacca tirò fuori un rasoio.
“ora stenditi e allarga leggermente le gambe”
Egle si ritrovò a fissare il soffitto e mentre l’amica le spalmava l’erba tritata sul pube dovette combattere la tentazione di stringere le gambe e sottrarsi al contatto. In pochi secondi il contrasto tra l’acqua fredda e il massaggio della mano calda di Annette cominciò a darle sensazioni diverse; l’eccitazione, frutto della mancata soddisfazione della notte precedente, cominciò a montare ed Egle cercò di contrastarla per paura che l’amica lo notasse.
Chiuse gli occhi e fece andare libera la mente per distrarsi. I pensieri vagavano cullandola dolcemente in un leggero dormiveglia. Si ritrovò a pensare alla natura, si immaginò come un uccello che riusciva ad osservare tutto dall’alto scorgendo ogni minimo dettaglio. E mano a mano che si librava sempre più verso l’alto, la sua coscienza scivolava sempre più verso il sonno.
Le sembrò di aver appena chiuso gli occhi quando un leggero schiaffo sulla coscia la fece destare. Spalancò le palpebre e si tirò su a sedere.
“Fatto! Guarda che opera d’arte! Neanche un graffio!” Esclamò Annette compiaciuta.
Egle abbasso lo sguardo e, per la prima volta da quando era diventata donna, rivide la pelle del suo pube e il taglio della vagina. La pelle era arrossata, ma sembrava liscia come una delle pesche che raccoglieva il padre dall’albero dietro casa.
Si accarezzò e guardò l’amica “Grazie, mi piace!” rispose sinceramente stupita. Non si aspettava che il risultato le sarebbe piaciuto.
Annette sorrise “Figurati, piace anche a me” e, facendole l’occhiolino, aggiunse “Hai una bella fichetta” poi tornando seria “Aspetta almeno un’ora prima di rimetterti i pantaloni, altrimenti la pelle sfregando contro il tessuto si irrita”
Egle, ormai abituata alla nudità, si alzò in piedi e si ammirò nello specchio che teneva sul tavolo vicino alla finestra.
“Si, mi piace” Ripetè sorridendo verso Annette e poi si risedette sul letto.
L’amica la raggiunse e le si mise vicino “Anche ai maschi piace di più” e scoppiò a ridere.
Egle divenne rossa come un peperone e l’imbarazzo riaffiorò “Dai smettila” sussurrò a mezza voce.
“Smettila cosa! Mica vorrai rimanere vergine per sempre” la rimbeccò Annette fingendosi arrabbiata.
“No vabbe, ma ancora non ho mai baciato nessuno. Un passo per volta” rispose sommessa, quasi a volersi giustificare.
“Davvero?” esclamò stupita l’amica “Neanche a fior di labbra?”
Egle scosse la testa e abbassò lo sguardo.
Con gli occhi puntati verso il basso non notò l’amica che le si avvicinava e se ne accorse solo quando le labbra di Annette vennero a contatto con le sue.
Rimase paralizzata, incapace di muoversi e con una morsa nello stomaco.
Dopo un contatto di pochi secondi l’amica si staccò e sorridendo le disse “Visto? Ora il primo passo è andato, da adesso in poi è tutta discesa”
Egle si sentì montare dentro un fuoco sconosciuto e, mossa da una forza di cui ignorava la provenienza lanciò le braccia intorno al collo dell’amica incollando le labbra alle sue.
Questa volta fu il turno di Annette rimanere pietrificata.
Il suo stupore però durò meno di un secondo, poi la cinse a sua volta ricambiando il bacio con passione.
Le labbra si inseguivano l’un l’altra e le mani si accarezzavano i capelli e la schiena. La prima a socchiudere la bocca fu Annette, ma Egle la imitò subito facendo incontrare le loro lingue per la prima volta. Si strinsero sempre più forte mentre si baciavano con foga; trattenevano il respiro mettendo tutto il loro impegno solo ed esclusivamente in quel lungo e passionale bacio.
Improvvisamente Annette si staccò, morse delicatamente il labbro inferiore di Egle e la spinse sul letto facendola sdraiare. Si alzò in piedi e con eleganti movimenti si sfilò il vestito rimanendo completamente nuda come l’amica. Senza indugiare si diresse di nuovo verso le labbra di Egle stringendosi al suo corpo.
Per la prima volta nella sua vita la ragazza sentiva la pelle nuda di un’altra persona a contatto con la sua.
Era una sensazione fantastica.
L’estasi del momento si affievolì ed Egle cominciò lentamente ad avere coscienza del proprio corpo. Dapprima sentì le labbra estremamente sensibili: il contatto con quelle dell’amica le provocava un calore che piano piano si irradiava in tutto il corpo. I capezzoli, che sfregavano contro i seni dell’amica, le lanciavano scosse di piacere mai provate prima. In mezzo alle gambe aveva un lago come mai le era capitato. Sentiva la vagina pulsare a ritmo del suo cuore.
Continuarono a baciarsi, con le lingue che si intrecciavano e le labbra che si scontravano, per diversi minuti rotolandosi nel letto come in un sonno irrequieto.
Le dita delle mani si contorcevano sulle loro schiene nude accarezzando quanta più pelle riuscissero a toccare. Annette lentamente fece scivolare la sua mano lungo la spina dorsale fino a raggiungere i glutei dell’amica e prese a stringerli.
Era lei a guidare le danze e lo volle far capire. Si staccò e girò Egle di schiena.
Per la prima volta da molti minuti le loro bocche si staccarono; Annette spostò i capelli dell’amica e cominciò a baciarle il collo mentre con le mani le sfiorava i seni.
La lingua percorreva la linea delle scapole salendo piano piano fino al lobo dell’orecchio, per poi tornare indietro con delicatezza.
Egle boccheggiava come alla ricerca di ossigeno. Stava provando sensazioni di cui ignorava totalmente l’esistenza.
E le piaceva.
Si trovò a desiderare che quel momento non finisse mai.
Sentiva i seni dell’amica contro la sua schiena e vedeva le sue mani scendere sempre di più lungo i fianchi. Sapeva già qual’era la loro meta e, spingendo la testa indietro, inarcò il collo, come se stesse già provando il piacere che l’amica stava per regalarle.
Poi chiuse gli occhi.
Appena le dita di Annette sfiorarono la pelle del pube un brivido le percorse la spina dorsale. Egle girò la testa per cercare la bocca dell’amica e ricominciarono a baciarsi appassionatamente. Sentiva i polpastrelli percorrere le grandi labbra lentamente, quasi a sfiorarle.
Appena arrivò al clitoride Annette cambiò ritmo e cominciò a roteare le punte delle dita intorno, sfregandolo sempre più velocemente.
Bastarono pochi secondi ed Egle si sentì morire.
L’orgasmo le montò dentro provocandole movimenti incontrollabili del bacino che si agitava come se posseduto. Strinse le cosce con una forza di cui non si credeva capace. Aveva voglia di urlare, ma era senza fiato e la bocca le si contorse in un spasmo di piacere. Con le dita artigliò il letto.
Furono solo pochi secondi ma le sembrò durare ore.
Appena i muscoli si rilassarono crollò sul letto esausta mentre il respiro si regolarizzava.
Aveva la mente completamente svuotata e si sentiva molto stanca, ma appagata.
I rumori dalla camera le arrivavano come da lontanissimo e non si accorse di Annette che si alzava per cercare il suo vestito.
Sentì che le diceva qualcosa, ma non riuscì a riconoscere le parole. Mormorò qualche parola sottovoce come risposta.
Sentì la stanchezza e il sonno montare dentro. Non riusciva ad aprire gli occhi. O forse non voleva, cullata ancora dal ricordo di quel piacere estremo appena provato.
Quando Annette le posò le labbra sulle sue ormai Egle era addormentata. La ragazza la guardò sorridendo, la coprì con una coperta ed uscì di casa.
Note finali:
Invito chiunque a scrivermi. Consigli, Critiche e Complimenti sono sempre ben accetti.
La mia mail è nightwriter2016@gmail.com