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CAPITOLO 16- SECONDA SERIE.

[Questo è un racconto di pura fantasia, ogni riferimento a persone, luoghi o cose è puramente casuale o usato a fine di creare un contesto realistico, ma non reale.]

Io e Stella vivevamo reclusi nella gabbia dorata sotto casa di DonnaRosa. Lei era la boss del quartiere, era la capa. Ormai il clan, il suo clan, era in mano alle donne. Lei comandava. Incy, Masolina e la Raffa erano le sue vassalle. Spadroneggiavano e facevano la bella vita. Soldi, vestiti, leefting, coca, champagne, donne, gigolò, uomini. Feste e potere. Soldi e violenza. Sotto la guida delle donne tutto però filava liscio, affari, mazzette, corruzione, appalti, droga. Comandavano tutti e tutto. DonnaRosa si infatuò di un ballerino spagnolo, ci perse la testa, lui era uno stronzo, un bel tipo, basso, ma atletico, sexy, scopavano, si baciavano in pubblico fra la gelosia di Stella e la mia indifferenza. Riis si chiamava lo spagnolo era un tipo brillante e faceva soffrire Rosetta, per quanto possibile, la teneva sulla corda, litigavano, si riappacificavano, ballavano, scopavano, lei lo copriva di soldi, gioielli e vestiti. Stella era gelose, litigate, bronci, Rosetta che la chiudeva sotto casa e lei urlava tutta la notte, furiosa, maledicendo Riis. Io me la godevo, non avevo impegni o cose da fare, avevo soldi in tasca(o comunque non pagavo quasi niente, mangiavo bene, ero sempre vestito nelle boutique dove si serviva DonnaRosa). Giocavo alla play in casa o quando Lei me lo concedeva uscivo con Gegè. Andavamo al mare o a trovare Incy e Ricetto.
Una sera DonnaRosa piombò nel mio appartamento. Erano giorni che non la vedevo, passava sempre più tempo con Riis e con Stella. Si era fatta qualche altro ritocchino al volto ed era elegantissima: stivali di pelle D&G, vestito Valentino color crema, foulard Hermes da 2000 euro e una scia di profumo da togliere il fiato.
“Come va, dolcezza?” mi chiese.
“Oh, bene Signora, direi...a cosa debbo l'onore della visita?”
“Siediti. Ho novità per te.”
“Oh, buone, Signora? Mi lascia tornare dai miei, alla mia vita?”
lei scosse la testa, aveva gli occhi duri, si accese una sigaretta e mi soffiò il fumo in faccia. Ero abbattuto, mi sentivo a pezzi. Cazzo, la mia libertà! La mia libertà quando l'avrei riacquistata?
“Ho deciso che ti sposerai.”
“Cosa? Con chi? Ma perché?...cosacazzo...”
lo schiaffò volò rapido e mi prese in piena faccia.
“Zitto. Coglione! Questi sono ordini e tu non ci puoi fare un cazzo! Io sono la boss. Te ne sei forse dimenticato?” e dalla borsetta estrasse una pistola. Piccola, ma una cazzo di pistola.
“Qui io ordino e tu esegui. O sai cosa rischi.” ed indicò la pistola.
Deglutii a vuoto. Mi venne da piangere. Lei mi fissava sprezzante. Mi gettai ai suoi piedi.
“Signora! La prego, questo no! Cosa c'entro io?! Mi lascia andare sa benissimo che non parlerò mai, mica sono scemo? Se mi lascia libero avrà il mio silenzio eterno. Sarò una tomba! Lo giuro!” dissi baciandole i piedi. Lei mi scalciò via come un cane:
“No, non posso rischiare e poi mi sei più utile così! Ho deciso. Sposerai la figlia di DonPino. Stop, alzati!”
“….no, Rosetta….cosa c'entro io? Ti prego...non farmi questo….” piagnucolai.
“Starai bene, non preoccuparti. Qui non mi servi a niente ormai...invece quella ragazza ha bisogno di un marito come si deve, ho scelto te, l'alleanza con DonPino per me è strategica. Tu sei una mia garanzia per l'accordo.”
“No, Rosetta...ma io….io...amo te!..”
Mi mollò uno schiaffo terribile e poi un altro. “Non fare lo stronzo con me, guagliò a spararti in bocca ci metto un attimo!” e mi agitò la pistola di fronte alla faccia. Prese il cellulare e mi mandò un messaggio. “Quella nella foto è Angeluccia, sarà lei la tua sposa. Domani ti darò tutte le indicazioni del caso. La porterai a cena, le farai la proposta di matrimonio, l'anello e tutto il resto, sei farai il bravo, vedrai che le cose ti andranno bene, se farai il coglione ti ritroverai morto con le tue palle in gola in qualche discarica!” la sua minaccia non ammetteva repliche, ma lo stesso provai a baciarle i piedi e piagnucolai: “Non farmi questo Rosetta, non farmi questo….ti prego….no….ti prego…..” ma lei se ne andò lasciandomi di fronte al mio destino.
Quando mi fui ripreso un attimo dallo shock per la notizia, aprii la foto sul cellulare. Mi apparve il volto rotondetto e insignificante di questa Angeluccia. Era grassa, occhi scuri, sui ventanni, naso a patata, espressione da idiota. Mi venne da vomitare. Dovevo sposare questa donna?
*
Nei giorni seguenti ricevetti istruzioni sul mio destino. Gegè mi spiegò che DonPino era un boss dei quartieri ad est della città, aveva un grosso giro di ristoranti e di forniture per locali e aveva 4 figlie femmine e 1 maschio. Le tre sorelle di Angeluccia erano già maritate, il fratello studiava già da boss e stava in galera e l'ultima figlia era usata come sigillo per l'accordo fra DonnaRosa e DonPino per spartirsi territorio ed affari. La ragazza mi aveva già visto in foto e le piacevo, ma dovevo fare il romantico con lei: corteggiarla, farle la proposta di fidanzamento-matrimonio e via. “Ma com'è, Gegè?” gli chiesi. “Nu cesso, amico! 'na cozza e merda, chiattona e pure un poco scema….ma i soldi gli escono pure dal culo! Te la sposi, le fai fare i figli e te ne stai fuori casa tutto il tempo. Così si fa.”
“...e se scappo, Gegè?”
“Se scappi sei fottuto. Uno sgarro del genere a DonnaRosa e DonPino non puoi farlo. Se ti beccano prima che raggiungi il Messico o il Brasile ti ammazzano. Se ce la fai sanno dove abitano i tuoi genitori e se la riprendono con loro. Mi spiace, guagliò, sposati 'o cessoemmerda e non pensarci più!”
Quello che diceva Gegè era vero. E poi il mio passaporto lo aveva DonnaRosa come potevo lasciare l'Europa? Così accettai. Rosetta mi regalò 5000 euro e un anello che ne valeva molti di più. Mandai dei soldi(ne avevo accumulati parecchi vivendo da Rosetta)ai miei genitori e l'anello, dicendo di usarlo per quello che ritenevano più giusto. Telefonai loro per spiegare che mi sarei sposato, ma che non potevo invitarli al matrimonio(mi vergognavo e non volevo che scoprissero in che guaio mi ero ficcato). Con Gegè organizzammo un addio al celibato in un bordello austriaco. Rosetta mi concesse di andare assieme a Gegè e ci pagò persino il viaggio. Il bordello era in una enorme casa di legno poco fuori la città di F. Appena entrammo ci dettero asciugamani e accappatoi bianchi e un braccialetto. Con quello avremmo pagato tutto, puttane comprese. Il posto era molto bello, accogliente, caldo a due piani. Al centro una piscina calda e un grosso bar, attorno luoghi dove appartarsi con tavolini, sdraio, ecc.di sopra le camere da letto. Le ragazze passavano nude e si fermavano a parlare con noi. Gegè si fiondò subito su una bassina molto carina e se la portò di sopra, io rimasi lì a godermi la pacchia di tutte quelle fiche nude che si fermavano a mostrare la mercanzia. Parlai con 3 o 4 ragazze, quindi scelsi Milika, una ragazza slava sulla trentina dal corpo snello e pulito, portava delle trecce a capelli rossoarancio accesi, gli occhi erano verdi e aveva una bella bocca carnosa e sexy colorata di rossoarancio pure quella. “Vieni di sopra allora?” mi chiese lei.
“Perchè no? Sei molto carina.” “Grazie. Sono 150 euro per mezz'ora e 200 un'ora.” “I soldi non sono un problema.” Mi condusse di sopra in una stanza molto piccola ma carina, pulita, semplice, le luci erano basse ma diffuse. Mi spogliò e mi accarezzo. “Per 400 euro possiamo fare anche una cosa a 3 con una mia amica somala, molto bella e bravissima.” l'idea mi eccitò subito. “Accetto!” dissi di scatto. “la chiamo..” telefonò dal cordless vicino al letto e dopo pochi minuti entrò una ragazza alta, nera, con lunghe treccine per capelli, un corpo flessuono e accattivante. Lunghe gambe, trucco leggere, bel seno. Ci sdraiammo sul letto e iniziammo a toccarci. Non volevano essere baciate, ma mi leccarono ovunque, capezzoli, spalle, gambe, scroto, uccello. Ogni tanto si baciavano fra loro, non era una messa in scena per il cliente, si capiva che si divertivano fra di loro. Era tutto molto eccitante e vedere quei corpi freschi, le fighe depilate tutte quelle zinne al vento mi ingrifò di brutto. Il cazzo era durissimo, così spinsi la somala sul letto, afferrai Milika e la voltai di schiena spingendo la sua faccia contro la figa della puttana. “Oh, vai bellomio! Mi piace la tua fantasia.::” disse e prese a leccare la figa della nera. Ci dava sotto mentre io le sbattevo il mio cazzo sul culo. Mi gustai la scena delle due amanti, quindi infilai il mio cazzo nella figa di Milika ed iniziai a fotterla mentre lei succhiava l'amica. La cosa mi prese subito alla grande, iniziai a fottere allegro e rilassato mentre la slava leccava la passera della somala. Questa si godeva il lavoro dell'amica e mi mandava occhiate eccitate. Dopo che mi fui montato Milika, uscii da lei e mi gettai sulla somala, me la scopai mentre Milika si baciava con lei e si faceva leccare le tette. Quelle lingue che giocavano, le tette della nera, il mio cazzo eccitato mi mandarono in estasi. Stavo per venire, ma mi fermai di nuovo. Volevo sentire le loro bocche sul mio uccello. Mi distesi sul letto appoggiandomi alla testiera dove c'erano delle manette appese. “Succhiatemelo, bellezze!” dissi e mi godetti un pompino magnifico, le due troie si passavano il cazzo fra di loro e sentivo entrambe le lingue e le bocche che mi facevano impazzire. Le due si baciavano fra loro e la somala giocava col mio buco del culo, muovendo un dito leggiadra dentro di esso. Cazzo era favoloso! Un pompino magnifico, le due che si baciavano, la brava somala che giocava con mio ano, alla fine venni con forza, travolto da un orgasmo liberatorio eccezionale.
*
Di sotto ritrovai Gegè e ci ubriacammo di champagne in compagnia di 2 austriache che ballarono e si lasciarono toccare mentre ordinavamo bottiglie su bottiglie. Il conto alla fine fu di 3590 euro, ma eravamo stati da Re.
*
Il piano per farmi sposare Angeluccia era già partito. Lei era già convinta di sposarsi anche se mi aveva visto solo in foto. La madre e le sorelle avevano fatto opera di persuasione e l'avevano già messa nel mood-matrimonio-festa-ammmmmore, cosa per altro facile. Sbirciai il profilo facebook di Angeluccia: c'erano poche foto sue(una dozzina non di più), era grossotta, grassottella, un volto ovale e un grosso seno da matrona napoletana. Il resto del profilo era invaso da frasi da quindicenne sull'amore, da foto di divi del cinema, da gattini e fiori, link di canzoni neomelodiche. In pochi minuti mi era chiaro chi fosse Angeluccia: una chiattona stupida che credeva alla Famiglia, principe azzurro, l'Ammmmmore e stronzate del genere. Piena zeppa di soldi(dal profilo ciò era evidente, cene a Forte dei Marmi, giri in nave, elicotteri, gioielli, vestiti e borse firmate, anche se lei non sembrava così ossessionata dal denaro e gli oggetti, i suoi post erano tutti su principi azzurri, amore, figli, ancora amore e gattini. Ne rimasi nauseato. Con lei non avevo nulla a spartire, zero, neppure un'idea, un interesse. Ma cosa potevo fare? Mandare a monte il matrimonio era un azzardo terribilmente pericoloso. L'unica speranza era che non gli piacessi. Ma quando mi dettero il cellulare col quale potevo parlare solo con lei c'erano già dei messaggi mandati da altri a mio nome nel quale mi dichiaravo colpito dalla sua bellezza, dalla sua grazia, dai suoi occhi dolci. Lei rispondeva come una bambinuccia scema con frasi tenere, cuoricini e bacini. Dovetti chiamarla e Rosetta mi fece leggere una lettera nel quale mi dichiaravo come suo “spasimante”, mi veniva da ridere, solo che lei aveva una pistola in mano e mi minacciava. Alla fine della telefonata imbarazzata e stupida le chiesi se il sabato voleva venire a cena con me. Lei accettò prima che finissi di dirlo.
*
Prima della cena DonPino mi fece chiamare. Lo raggiunsi con Gegè in una pizzeria in pieno centro. Era un uomo basso, grasso, quasi calvo con due baffi ridicoli, ma aveva due occhi di brace e parlava con un tono da boss, da figlio di puttana. Dopo le presentazioni e bevuto il caffè, mi chiese dei miei genitori e mi fece delle domande su che lavori avessi fatto prima di venire a N. poi si alzò cacciò fuori una pistola enorme dal cassetto e mi ficcò gli occhi in faccia:
“Guagliò, tieni una faccia di cazzo e si capisce che non vuoi stare qui. Ma non me ne fotte un cazzo. Angeluccia è un pezzo del mio cuore. Se la fai stare male o fai lo stronzo con lei o se alzi una sola mano su di lei, la vedi sto ferro? Bene, te lo ficco in culo e ci sparo dentro sei colpi. Intesi?”
Cazzo ero impaurito e mi cacavo addosso. DonPino faceva paura. Annuii
“Sì, Signore……..non farò mai del male a sua figlia.!”
“Okkay. Sta buono così. Non ci torniamo sopra – e ripose la pistolona – do la mia benedizione al matrimonio. Vivete felici, fate tanti nipotini. Vattinne!” e mi cacciò dalla pizzeria.