i racconti di Milu
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Indice
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Note:
Questo racconto è di pura fantasia. Personaggi e luoghi sono fittizi.
Questa storia racconterà di come mia zia e le sue figlie verranno schiavizzate e di come diventeranno il mio harem personale.
Note dell'autore:
Scusate la lunga assenza, purtroppo sono molto impegnato e non ho molto tempo da dedicare alla scrittura/revisione.

Rispetto al capitolo originale questo è stato cambiato abbastanza, non c'è stata solo una revisione di errori e punteggiatura, ma ho voluto aggiungere anche qualche dettaglio in più. Inoltre è stato tagliato l'ultimo pezzo che conto di pubblicare tra non troppo come capitolo a se.

Ps. probabilmente di errori ce ne sono ancora che mi sono sfuggiti, nel caso segnalatemeli pure :)
Arrivato a casa mi venne in mente il modo per annullare maggiormente la volontà della mia nuova schiava. Presi una bottiglia vuota da un litro e mezzo e ci pisciai dentro.

Il giorno seguente con la scusa di non essere riuscito a salutare mia zia tornai a casa loro, portando con me anche dei regali. “Purtroppo” però in casa non c’era nessuno se non la schiava.
Entrato in casa, chiamai la mia cuginetta a rapporto. Quando arrivò davanti a me le dissi:
-G: "Va a cambiarti che dobbiamo uscire."
La sua risposta, pronunciata con voce rassegnata, non tardò ad arrivare:
-E: "Come mi devo vestire Signore??"
-G: “Mettiti la gonna più corta che hai. Una camicia, preferibilmente bianca annodata in vita e non indossare intimo…. Scarpe con il tacco non ne hai vera troia?”
-E: "No Signore, mi spiace."
-G: "Oggi ai piedi puoi mettere quello che vuoi. Poi rimedieremo."
Rimase ferma a fissarmi fino a che non ricevette un cenno d’assenso da parte mia dopo di che girò sui tacci e sparì su per le scale. Passarono diversi minuti prima che ricomparisse nella tromba delle scale. Quando la vidi, e mentre scendeva gli ultimi gradini, mi avvicinai per poterla ispezionare meglio.
Le feci subito notare che la gonna era troppo lunga:
-G: “Cagna non hai una gonna più corta?”
-E: “No Signore, è la più corta che ho.”
-G: “Non va per niente bene, rimedieremo anche a questo. Nel frattempo arrotolala sulla vita. La camicia invece va bene, mi piace.”
Una volta completata l’ispezione le consegnai il nuovo cellulare e le porsi la bottiglia dal contenuto paglierino.
La bottiglia era ancora tiepida, infatti avevo terminato di riempirla giusto un attimo prima di suonare il citofono.
Prese la bottiglia in mano e sentendone il tepore sulla sua pelle chiese:
-E: "Vorrei sapere, se mi è concesso, cosa contiene la bottiglia, Signore??"
-G: "Certo che ti è concesso lurida cagna. Questo liquido giallo sarà l'unica cosa che berrai per un bel po' di tempo. Assaggialo pure!"
Aprì la bottiglia, ne bevve un sorso, ma non riuscì a ingoiare e sputò sul pavimento.
-E: "Cos'è questo schifo?"
La mia reazione fu altrettanto rapida. Le tirai uno schiaffo.
-G: "Lurida vacca cosa hai fatto?, quello era il mio preziosissimo piscio. L'avevo prodotto e conservato apposta per te e tu ti permetti addirittura di sputarlo. Non sono per nulla contento di te!”
La afferrai per i capelli, la costrinsi a mettersi in ginocchio e poi con la faccia a terra, tenendola in posizione con il piede.
-G: “Lecca tutto il piscio e fai in fretta che dobbiamo uscire!”
Rimasi ad osservarla con pazienza mentre con la sua linguetta leccava ogni singola goccia che si era depositata sul pavimento. Una volta finito le intimai di alzarsi, di prendere bottiglia e cellulare.
Saliti in macchina mi diressi verso un piccolo sexy-shop situato lì vicino. Nonostante le ridotte dimensioni era famoso per essere molto fornito.
Arrivati al negozio parcheggiai in una zona un po’ nascosta, aprii la porta alla cagna, la feci scendere e prima di entrare nel negozio le ordinai di iniziare a bere.
-G: "Zoccola devi abituarti al sapore dell'urina, voglio che prima di sera la bottiglia sia vuota."

Mi accorsi subito che il sexy-shop, come si diceva, era davvero ben fornito. Iniziammo a gironzolare tra gli scaffali e nel giro di pochi minuti ci si avvicinò una commessa. Aveva circa trent’anni, 1.65m, bionda. Il seno all’apparenza sodo, una terza abbondante, aveva i fianchi un po' pronunciati per i miei gusti, ma nel complesso molto piacente.

Ordinai alla mia zoccola di seguire la commessa a cui, in precedenza, avevo allungato una lista di ciò che volevo acquistare. Ovviamente la cagna non aveva alcuna voce in capitolo, serviva solo come manichino. La conversazione tra me e la commessa andò più o meno così:
-G: "Ciao, sono Giacomo, il Padrone della lurida cagna che hai di fronte, per cui non lasciarle scegliere niente, attieniti alla lista che ti ho dato."
-C: "Sì Signore, non c'è problema."
Presi poi in disparte la zoccola e senza farmi sentire dalla commessa le dissi:
-G: "Seducila, e fatti fare uno sconto, maggiore lo sconto minore sarà la punizione."
Le lasciai poi andare nel reparto abbigliamento.
Io, invece, proseguii nel mio giro. Andai innanzi tutto a comprare il nuovo piatto per la mia schiava…una bellissima ciotola per cani in acciaio inox con inciso il suo nome.
Comprai anche un collare di pelle nero con una targhetta d'oro che riportava la scritta "Appartengo a Padron Giacomo" su una faccia e sull'altra "In caso di ritrovamento chiamare il 339******4". Acquistai infine anche una serie completa di dilatatori anali, un piccolo vibratore telecomandato, diversi vibratori e dildi, palline cinesi, un butt-plug con coda, fruste e paddle.

Conclusi gli acquisti raggiunsi la mia schiava che in ginocchio, con addosso un completo intimo perizoma/reggiseno fatto in modo da lasciare scoperti sia i capezzoli che la figa, leccava la passera alla commessa. Gaia, la commessa, era seduta su un divanetto. Gambe larghe, gonna sollevata, perizoma, rosso di pizzo, infilato solo sulla caviglia destra.
A giudicare dall'espressione sul suo viso sembrava che la schiava stesse facendo un buon lavoro e che lei gradisse molto il trattamento.
Gaia aveva una bella figa, con delle labbra carnose e un piccolo triangolino di peli sul pube che come fosse una freccia indicava la sua fonte del piacere.
Schiarendomi la voce attirai la loro attenzione su di me. La commessa, presa alla sprovvista, cercò impacciata di coprirsi, scusandosi anche per l'accaduto. La interruppi subito dicendole che non c’era alcun problema anzi di continuare pure a farsela leccare perché la mia cagnetta doveva imparare a servire anche le donne.
Detto ciò mi sedetti in un angolo e mi godetti la scena. La mia vacca, sospinta dalle mani della commessa, riprese a leccare con gran foga e determinazione, che riuscivano a compensare la sua inesperienza.
Gaia iniziò molto presto a emettere mugolii e gemiti che si facevano sempre più acuti e inequivocabili.
Nel momento in cui vidi che stava per venire e che presa dalla frenesia stava per mollare la presa, mi alzai, afferrai la testa della schiava e la spinsi in mezzo alle gambe della commessa facendo sì che le venisse in bocca. Vedendo e partecipando alla scena mi eccitai molto e non appena Gaia si riprese dall’orgasmo mollai la troia e la informai che avrebbe dovuto sfilare con tutti gli abiti che aveva provato fino a quel momento.
Presi poi la commessa per un braccio dicendole:
-G: "Mentre aspettiamo tu mi aiuterai a svuotarmi i coglioni."
La attirai a me e cercai di baciarla. Ma si oppose. La spinsi, allora, con forza verso il muro e lì la bloccai usando il corpo.
Avendo così la possibilità di muovere le mani liberamente. La sinistra scese lentamente sul suo corpo, si fermò all'altezza delle tette e una volta infilata sotto la maglia iniziò a torturarle i capezzoli. La destra invece scese direttamente su quella bella fighetta, ancora esposta, che si trovava e iniziai a massaggiarla avidamente.
Dopo qualche minuto spostai la mano dalla figa al suo fiorellino posteriore e una volta a destinazione trovai una bella sorpresa. Gaia aveva un plug infilato nel culo! Questo mi fece perdere il controllo di me stesso.
La costrinsi ad inginocchiarsi spingendola verso il basso e appena fu possibile le schiaffai il cazzo in bocca. Nel frattempo entrò anche la mia schiava con indosso un mini-abito molto sexy, talmente corto che copriva appena le sue chiappette sode, con una scollatura molto ampia sul decolté e unita alla stoffa sottile non lasciava praticamente nulla all’immaginazione. Quando si girò per tornare in camerino vidi che anche sulla schiena era presente una notevole scollatura, così profonda da lasciare intravvedere lo spacco tra le chiappe. Il tutto era corredato da autoreggenti nere con la riga dietro e un tacco 12. A quella vista non riuscii più a trattenermi e scaricai nella bocca di Gaia tre abbondanti schizzi di sborra. Le tenni il cazzo in bocca costringendola a ingoiare, dopo di che feci inginocchiare di fronte a me anche la schiava e le ordinai di ripulirmi per bene il cazzo. Quando ebbe finito, cercò di rialzarsi, ma la bloccai:
-G: "Aspetta! Non ho ancora finito con te!"
E iniziai a urinarle direttamente in bocca avendo la cura di rallentare il getto permettendole così di ingoiare, anche se con evidente sforzo e disgusto riuscì a non perderne nemmeno una goccia.
-G: "Sei stata molto brava! Ora vai a indossare il prossimo abito."
Gaia, nel frattempo, si era rivestita e si era spostata dalla parte opposta della stanza rispetto a noi. Dalla sua espressione si capiva che era impaurita, terrorizzata dal mio comportamento. Cercai di tranquillizzarla mentre la cagna andava a cambiarsi.
Qualche minuto dopo la sfilata riprese con lingerie sexy ma elegante, con completini intimi da troia con aperture su figa, culo e capezzoli.
Sulla lista c’erano anche un abito da cameriera sexy, uno da infermiera, minigonne inguinali, top, calze a rete e delle scarpe tutte con tacco non inferiore ai 10cm.

Finita la sfilata ordinai alla cagna di rimettersi i suoi abiti. Pagai tutto, con un generoso sconto! Le ordinai di portare i pacchi alla macchina. E prima di darle il permesso di salire e in macchina la costrinsi a bere dalla bottiglia.
Note finali:
Come al solito commenti e critiche (se fossero costruttive sarebbe meglio) a iosevero24@gmail.cpm