i racconti di Milu
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Lei aveva schiettamente l’atteggiamento e l’espressione gratificata di chi ha concluso a stento una mansione eseguita a regola d’arte: chi l’avrebbe giammai sospettato, che lei fosse propriamente un simile demonio così astioso, accalorato e perfino scaltro? Nell’insieme, per dirla tutta, la faccenda era iniziata pressappoco a dire il vero per svago sommariamente due anni addietro, quando Luisa era venuta ad adoperarsi insediandosi e stabilendosi in modo definitivo presso il nostro refettorio. Lei all’epoca più che trentenne, non particolarmente bella, però gradevole e in special modo simpatica, pronta alle battute, specialmente quelle con i doppi sensi, si era immediatamente inserita incastrandosi a meraviglia nell’ambiente come una di noi e alla svelta era sbocciata con me un’amicizia originale, speciale direi, che l’aveva spinta ad aprirsi e a confidarsi totalmente rivelandomi ben presto questioni molto personali. La sera, invero, io m’attardavo intenzionalmente tenendole compagnia, dialogando anche quando gli altri erano già andati via, e spesso le nostre conversazioni si concludevano cadendo immancabilmente sull’argomento della sessualità:

“Più lo faccio, più mi piace farlo” - così aveva esordito lei una sera in maniera esuberante confidandomi argutamente la faccenda.

“Ragionamento più che corretto” - avevo risposto io senza scompormi, lanciandole nel frattempo un’occhiata allusiva, carica e insinuante.

Quella volta tutto però finì lì. Quella sera, invece, il suo temperamento non era quello di sempre, poiché qualcosa non andava nel verso giusto, probabilmente aveva avuto dei disguidi con il coniuge, allora io attesi il momento giusto per rimanere da solo con lei, poi affrontai di getto l’argomento:

“Che cosa c’è mia bella giovane, per caso ostacoli, questioni e seccature di cuore?” - poiché io la chiamavo sempre così.

“Macché beghe e inconvenienti di cuore, oserei dire sfortunatamente disfunzioni e intoppi di letto. Sai una cosa, quel pezzo di stronzo di mio marito racconta di continuo delle menzogne, mi dice che va in palestra dopo il lavoro, però gli esercizi li va a fare da qualche troia” - ribatté lei piuttosto adombrata, furibonda e risentita.

Io non l’avevo mai sentita esprimersi in quei termini, era realmente esasperata e infuriata per la circostanza.

“Ne sei sicura?” - ribattei io.

“Certamente, lui s’assottiglia sempre di più, però io suppongo che questo non sia opera solamente della palestra, se osservassi il suo viso ti renderesti subito conto, dopo appena rientra a casa con me fa ancora tanto il geloso e il risentito”.

“Tu in quel caso, se lui si comporta così, rendigli esattamente pane per focaccia” - le proposi io brillantemente.

“Aspetta che mi capiti l’occasione, e vedrai come gliela faccio vedere io una volta per tutte”.

“Io sono qua, che cosa vorresti di più?” - scherzai io buttando lì di getto la discussione, non immaginando neanche come sarebbe andata a finire.

Lei appoggiò sbattendo esasperata e sdegnata sul ripiano da lavoro bruscamente le stoviglie da sciacquare, mi scrutò lanciandomi un pretesto demoniaco e risoluto, cosicché con un portamento fulmineo si sfilò le manopole di lattice, le scaraventò incollerita per terra e fece il giro della cucina. Io in quell’istante meditai che lei m’avrebbe ripagato restituendomi dei ceffoni per la mia gratuita sfacciataggine e per la mia inattesa insolenza, viceversa, si trattenne di fronte a me con la faccia a pochi centimetri dalla mia, rimase immobile per qualche istante, poi m’agguantò determinata con una mano dietro la nuca e m’infilò la lingua in bocca. In un primo periodo io restai insensibile, quasi inanimato, in seguito aderii ben presto con piacere a quello spasso riflettendo che ci saremmo concordati unicamente scambiandoci un essenziale e spontaneo bacio, corrisposto peraltro più per la rabbia che per il desiderio del momento. Io in quell’occasione la serrai per bene facendola aderire al mio corpo, il bacio tra di noi fu lungo e profondo, le nostre lingue s’intrecciarono cercandosi l’una con l’altra annodandosi ed esplorandosi, io in maniera distinta la sentii sfregarsi contro il mio ventre, visto che cominciava distintamente a reagire controbattendo opportunamente allo stimolo. Subito dopo feci scivolare una mano sulle chiappe e mi spinsi a esplorare il solco tra i glutei, sollevando il bordo laterale degli slip. Pure lei tuttavia non indugiò, percepii in modo nitido il suo tocco, per il fatto che sembrava volesse verificare adeguatamente di persona palpeggiandone la sodezza del cazzo, applicando nel frattempo delle energiche strizzate, appresso s’inginocchiò davanti a me e cominciò a slacciarmi le braghe:

“Ascoltami Luisa, dimmi una cosa, sei realmente convinta della faccenda che stai mettendo in atto, vero?”.

Lei come replica conclusiva, che fugava dissipando qualsiasi dubbio sgombrò d’improvviso ogni incertezza e con un gesto netto estrasse il cazzo dalla sua prigionia e senza nessuna titubanza se lo accaparrò interamente in bocca, introducendolo quasi tutto fino alla base. Si fermò un attimo, poi proseguì ulteriormente arrivando a sfiorare i peli del pube con il naso, quindi risalì lentamente socchiudendo gli occhi per poi ridiscendere stringendo quanto più possibile le labbra. Lei continuava rincarando gradualmente la cadenza con una veemenza pressappoco furente, a tal punto avida e cupida, visto che per un baleno sospettai che intendesse strapparmelo con i denti. Io non perseverai sennonché per molto tempo, benché lottando e cercando di resistere opponendomi, sentendo l’approssimarsi del momento culminante, lei accompagnò abilmente la sua azione con un repentino spostamento della mano ben salda sul mio cazzo. Io in quell’attimo le sborrai gustosamente in bocca gemendo, svuotandomi con un violento fiotto che presumo le frustò il palato, lei s’affrettò a ingoiare golosamente, poi lasciò che il cazzo perdesse parte della sua rigidità, mentre lo teneva ancora tra le labbra semiaperte, in seguito alzò gli occhi e i nostri sguardi s’incontrarono. Io l’aiutai a rialzarsi e la baciai stringendola forte, lei fremeva un po’ per l’eccitazione, forse anche per il timore che qualcuno potesse vederci, perché il locale in cui ci trovavamo, infatti, pur se al decimo piano del palazzo era dotato di ampi finestroni, era abbondantemente illuminato e si trovava in prossimità di altri fabbricati altrettanto rialzati, giacché non era escluso che qualcuno potesse notare la nostra intima attività.

“Se è vero, che la rappresaglia è una pietanza che si consuma fredda, tu gli hai dato una bella riscaldata” - le mormorai io argutamente all’orecchio punzecchiandola oltremodo.

“Questo è soltanto l’antipasto, mio caro. Adesso sei tu che dovrai preparare il resto” - rispose lei ammiccando per la cocente attesa.

Io le sbottonai la mantella lentamente, però prima di lasciarsela sfilare lei mi bloccò per un attimo la mano:

“Che cosa ne dici se riduciamo la luminosità, spero che non ti rincresca, perché se ci è andata alla grande sinora e nessuno ci ha notato, è meglio non sfidare la buona sorte”.

Io a quel punto spensi le luci, la sala rimase in penombra, rischiarata solamente dalla plafoniera della cucina, rendendoci così praticamente invisibili dall’esterno. Le sfilai finalmente la mantella, poiché sotto indossava soltanto un completino di cotone bianco che terminò ben presto anch’esso sul pavimento, le tastai quelle tette voluminose mordicchiandole, poi la feci sdraiare sopra un ripiano e iniziai a leccarla per bene, allargandole quella pelosissima e nera fica già abbondantemente impregnata facendo scivolare la lingua lungo la fenditura assaporando i suoi saporiti fluidi, picchiettando il clitoride con rapidi colpetti, per poi digradare fino alla stretta fessura, violandone l’entrata prima con una sola falange, in seguito con un dito intero, però senza mai smettere di leccarla. Lei mugolava apertamente di piacere, ben presto raggiunse l’orgasmo, mentre io osservavo estasiato il suo corpo, che veniva radicalmente attraversato da numerosi brividi che le scuotevano turbinosamente il corpo:

“Sei bravo però con la lingua. Che cos’altro sai fare così bene?” - disse lei ansimando accalorata e invasata al presente più che mai.

Da una piccola scodella di vetro io prelevai una porzioncina di burro, di quelle piccole per la colazione che si utilizzano solitamente negli alberghi già diventata piuttosto malleabile, dato che era fuori dal frigorifero:

“Che intenzioni hai?” - chiese lei, con modo di fare allusivo e malizioso, anche se era evidente qual era il mio reale obiettivo.

“Tu forse non ci crederai, eppure dovrò effettuare un ragionamento sulla parentela” - replicai io in modo quasi canzonatorio.

La feci alzare dal tavolino facendola voltare spingendola un poco in modo tale da piegarsi in avanti, poi aprii il pacchetto di carta stagnola e con due dita distribuii il contenuto nel solco dei glutei perfezionando il lavoro con l’estremità del cazzo, che nel frattempo aveva ripreso il suo naturale vigore:

“Io non l’avevo in nessun caso concesso a nessuno: ti prego, fa’ almeno adagio” - mi riferì lei timorosamente, prima che potessi iniziare la penetrazione.

Per facilitarmi l’operazione lei s’allargò previdentemente le natiche con le mani mostrando il forellino inviolato spalmato di burro, io appoggiai adagio la cappella tenendo saldamente il cazzo e spinsi con cautela fino a farlo sparire nell’orifizio:

“Tutto bene?” - chiesi io in modo bonario.

“Finora tutto a posto, mi raccomando però, fa’ con cautela”.

Una volta rassicurata nel migliore dei modi, io l’afferrai per i fianchi e cominciai a spingere di nuovo lentamente, però senza fermarmi. Il burro aveva reso tutto più lineare e più semplice del previsto, così in breve tempo mi ritrovai completamente dentro di lei. Il contatto era massimo, mi resi ben conto che era alla sua prima esperienza di quel genere, tuttavia ero deciso a fargliela apprezzare esaltandola al massimo. Non era mai stato facile farmi concedere il secondo canale dalle donne che avevo avuto in precedenza, in qualche caso loro si erano categoricamente rifiutate negandosi, avvalorando e ripetendo che quell’atto in conclusione era solamente roba da puttane. Questa volta, per mia fortuna, le cose andarono diversamente, io m’accostai con prudenza lasciando entrare dentro solamente la cappella, quindi invertii la marcia immergendomi di nuovo del tutto iniziando a dare affondi sempre più marcati. Nello stesso momento la toccai delicatamente nella parte bassa della pancia, cercando di raggiungere il suo bottoncino magico, senza però smettere di muovermi dentro: lei sembrava apprezzare gradendo il trattamento, a tal punto cominciò a dire oscenità, porcherie e sconcezze inusuali del tipo:

“Sì, dai, rompimelo per bene, avanti così, spaccami il culo, che meraviglia, non fermarti, che cosa mi sono persa finora, fammelo sentire tutto quel bel cazzo” - espressioni che sinceramente mai avrei immaginato di sentire fuoriuscire dalla sua bocca.

La sua mano sostituì la mia nel solleticarsi, cosicché l’afferrai di nuovo saldamente per i fianchi lavorandomela al meglio con colpi sempre più profondi e rapidi finché lei sbraitò:

“Sto venendo, eccomi, sto venendo, Dio che meraviglia, sì così, dai non fermarti” - urlò lei come impazzita sragionando dal piacere provato, a quel punto io accelerai ulteriormente il ritmo finché non venne, rimanendo squassata e tramortita da quell’insperata batosta cagionata dall’acme di quel naturale piacere che la fece trepidare tutta.

Ancora qualche spinta e sborrai infine pure io, con un’intensità tale e con una profondità raramente provata. Lentamente glielo estrassi, mentre il cazzo perdeva consistenza notando come dal forellino dilatato colavano tracce del seme che avevo riversato dentro di lei. Rapidamente lei si girò, in quanto era già paonazza in volto e con un’aria di chi non ne ha avuto ancora abbastanza, s’inginocchiò di nuovo di fronte prendendomelo nuovamente in bocca e tentando accuratamente di rianimarlo:

“Stasera hai deciso una volta per tutte d’ammazzarmi?” - ironizzai io piuttosto meravigliato.

“Sei tu che dovrai farmi morire, così imparerà quel bastardo a scopare con le altre”.

In seguito delle sue esplicite e fameliche affermazioni e sotto l’azione della sua bocca esperta mi venne duro per la terza volta, sennonché mi sdraiai sul tavolino, lei salì cavalcioni e si calò completamente sul mio cazzo durissimo nella posizione della smorzacandela dandomi le spalle, muovendosi in seguito a suo piacimento senza tralasciare di stimolarsi adeguatamente il clitoride imprimendo un ritmo sostenuto, una specie di galoppata in attesa del traguardo finale. Lei era ormai a pochi istanti dal culmine, sembrava indemoniata, fuori di sé, rossa in viso per l’eccitazione, giacché andava su e giù come uno stantuffo, davvero instancabile e tenace, proprio una vera femmina d’assalto. Lei raggiunse ancora un altro orgasmo che la fece sussultare e urlare d’estremo piacere, però io dopo aver sborrato per ben due volte in poco tempo ero ben lontano dal giungere al capolinea, così lei si sfilò il cazzo dalla fica e puntandoselo nuovamente verso il deretano se lo infilò interamente con un sospiro profondo:

“Meno male che era la prima volta” - dissi io stupefatto e incredulo.

“E’ proprio così. Sai, mi è piaciuto così tanto che vorrei rifarlo. Dai non perdiamo tempo” - borbottò lei nonostante fosse ansimante e stremata.

Ben presto detto e fatto: in quell’occasione lei impresse con i suoi fianchi un movimento altalenante e rapido al suo corpo per il gradimento delle sue voglie. Sembrava non avesse fatto altro nella vita che prenderlo nel sedere, tanto le piaceva. Per parte mia, io cercai di darle il massimo piacere stimolandole il clitoride congestionato e inzuppato di fluidi, portandola ancora una volta al massimo del godimento che arrivò con tale intensità, dal momento che pensai che sarebbe seriosamente svenuta, ciononostante si riprese, sebbene boccheggiante iniziò a stuzzicarmelo energicamente accompagnando l’azione con rapide e voraci succhiate, fino a sfinirmi in un’ultima concitata sborrata, questa volta però non ragguardevole placando definitivamente così i nostri sensi:

“Niente male però come tipo di vendetta. A quando adesso la prossima?” - azzardai io spingendoci su, peraltro debilitato e svigorito da quella monumentale prestazione appena conclusa.

“La prossima volta che verrai a mangiare, penserò io a servirti un dessert come si deve molto speciale” - replicò lei facendomi frattanto l’occhiolino.

{Idraulico anno 1999}