i racconti di Milu
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E’ quasi il tramonto in quest’isola che sembra un sogno, tenuto conto che mi trovo qua per trascorrere una prospera e tranquilla vacanza. Io ti porto in camera in braccio, mi spoglio rimanendo solamente con la biancheria intima e ti poggio sul letto, poi inizio a toglierti le scarpe così come mi piace fare di frequente, poco a poco ti sfioro il dorso del piede con il viso e prendo tra le labbra una a una le dita dei tuoi piedi, mentre con la lingua le carezzo e le solletico dove capita.

Tu a quel distinto contatto contrattacchi, reagisci sollazzata, ironicamente socchiudi un po’ gli occhi, sennonché io proseguo lungo le tue gambe slanciate verso il pareo leggero, che nel frattempo ti slaccio sollevandoti leggermente, in quanto indossi un costume d’un attenuato color pesca pressappoco come quello che assume la tua carnagione chiara quando s’abbronza. Io ti bacio lì dove dev’esserci il monte di Venere, malgrado ciò non mi dilungo continuando viceversa a salire verso il tuo ventre, che tra l’altro sussulta al solletico inatteso che ti provoca il contatto delle mie labbra.

Io mi soffermo amabilmente in questo gioco, perché ci mette a nostro agio e penso che udire la tua risata leggermente soffocata, sia in questo momento la cosa più amabile e più gradevole del mondo. Successivamente ti sfilo la maglietta scoprendo un reggiseno in tinta con le mutandine, ti bacio i capezzoli che s’intravedono e mi sposto quasi subito per ammirare e tener conto di quel volto che m’ha fatto seriosamente innamorare, perché sotto la luce del tramonto che filtra dalle persiane socchiuse assomiglia davvero a un sogno, dato che io ti bacio sfiorandoti leggermente le labbra più profondamente.

Mi piace in verità giocare con le tue labbra e con la tua lingua, mi va a genio baciartela e succhiartela come se fosse un piccolo pene, allora continuo a baciarti sulle guance mordicchiandoti i lobi delle orecchie e infine proseguo lungo il collo. In seguito ti sollevo le braccia e le poso sul cuscino dopo averti slacciato il reggiseno che libera i tuoi seni abbronzati, sennonché continuo a baciarti dalle ascelle fino ad arrivare alla morbidezza delle tue curve, che nella luce del tramonto sembrano delle dune d’un deserto lontano. Io sono come un esploratore, le sfioro con i miei baci in ogni loro centimetro, arrivando ai capezzoli dorati, dato che come un affamato comincio a mordicchiare e succhiare, tu inarchi leggermente la schiena, io t’abbraccio continuando a baciare i seni inumiditi.

Al momento sono davvero eccitato ed euforico, poiché il mio pene è sufficientemente eretto e gode del contatto con il tuo corpo, tu in quel momento sollevi una gamba respingendomi leggermente, io m’allontano e quindi tu avvicini i piedi alla mia bocca io non posso fare altro che leccarteli, perché con piacere vero piacere succhio le tue dita, intanto che tu continui a toccarti i capezzoli pizzicandoli o facendo ruotare un dito attorno all’areola. Poi con un piede ancora umido percorri il mio petto irrobustito dalle lunghe nuotate per dirigerti nel mio basso ventre, dove la lunghezza del mio membro è visibile, poiché sembra che lotti per divincolarsi.

Tu con le dita abbassi l’elastico già sollevato delle mutande liberando così il mio pene, io essendo in ginocchio inizio a leccarti il piede con più foga, ma con la testa sono giù dove con la pianta del piede tu mi stai massaggiando facendomelo diventare ancora più duro, fino a quando con le dita m’agguanti la pelle del prepuzio e liberi in conclusione il glande bagnato strofinandolo appresso con la punta delle dita. In quell’istante mi sembra d’esplodere, io lascio la tua gamba e tu continui con lo strofinio toccandomi la punta del membro e prendendola tra due dita, dato che ti muovi su e giù per poi tornare a stimolare il prepuzio, dopo con i due piedi mi stringi il pene e mi masturbi, però avvedutamente ancor prima che io eiaculi tu mi lasci per alzarti in ginocchio, mi baci e con la lingua mi lecchi tutto fino giù, dove nel frattempo prendi con la bocca il membro e inizi accortamente a succhiarmelo. Poco dopo io ti sposto e già affievolito e sfibrato sborro agevolmente con gusto sopra i tuoi seni, mentre mi sfugge un gemito di liberazione accompagnato da uno smisurato piacere. In seguito con un fazzolettino io ti pulisco il petto, poi ti bacio le caviglie e i polpacci continuando a sfruttare il sapore di quella splendida pelle. Molto bene, adesso spetta a te ricevere le mie attenzioni, a tal punto comincio a stuzzicarti la pelle all’interno della coscia, mentre le tue gambe s’aprono leggermente per farmi spazio, cosicché scopro l’umidità delle tue mutandine e mi sposto per leccarle.

Io proseguo nel comporre dei cerchi con la punta della lingua e poi più sopra ti bacio inumidendo la stoffa del costume sentendo distintamente la morbidezza dei peli sotto di esse, giacché torno a leccare dov’è tutto bagnato di linfa, dopo t’addento il costume facendolo scivolare via per poi scoprire il tuo sesso invitante e umido come un frutto maturo. Con la mia lingua che s’agita e che trepida al pensiero di quel contatto, io m’avvicino e ti bacio sulla zona coperta di peli appena sopra di essa, continuo a baciarti fino a raggiungere le grandi labbra, dove poi mi fermo leccandole una a una dall’alto verso il basso e poi tutte e due insieme. Con le dita t’accarezzo mentre m’insinuo con la lingua all’interno, dove faccio dei movimenti circolari per raccogliere quel succo meraviglioso che c’è all’interno, per finire successivamente per giocare con il tuo clitoride. Io sento che tu m’accarezzi i capelli, mentre io m’aiuto con le mani per leccartelo da tutti i lati e a succhiarti come se volessi mangiarti. Io mi sento già in delirio, visto che sto per penetrarti con la lingua massaggiandola e strofinandola contro il clitoride, fino a che oscillando e tremando tu premi appassionatamente il mio viso contro la tua vagina mentre godi, dal momento che con la lingua io cerco di bere sorbendomi in maniera ghiotta tutto il delizioso e gustoso succo che ne fuoriesce.

Che suggestivo ed eccezionale panorama, che insperato e che inusuale spettacolo ho davanti, perché in quel momento io mi disseto apertamente e direttamente da quella distinta e prelibata sorgente, tutta ed esclusivamente per me.

{Idraulico anno 1999}