i racconti di Milu
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Lei è attraente, delicata, garbata e insospettabilmente scortese, perché quando guardi Jennifer distrattamente vedi una donna dal corpo aggraziato, armonioso e proporzionato, con un viso interessante incorniciato da lunghi capelli neri e l’aggettivo che ti viene immediato e spontaneo in mente è proprio questo: deliziosa. Eppure, se osservi con accuratezza e con interesse come si muove, la sensualità che Jennifer emana t’afferra prepotente, ti fa aumentare le palpitazioni facendoti girare immancabilmente la testa, perché ogni suo gesto anche quello più inconsapevole e più piccolo è un inno, un richiamo involontario alla completa lussuria, alla radicale voluttà, ma impensabilmente nulla ti fa pensare all’insolenza e la superbia che possiede e che cova dentro di sé, in altre parole avvenente indubbiamente sì, ma altrettanto malvagia, tossica e velenosa.

Tullio adesso la osserva con attenzione mentre è seduta alla sua scrivania impegnata a scrivere, visibilmente affaccendata con il viso pensieroso e la bocca improntata da quel piccolo broncio tipica da monella, da discola perenne, con quel dito astuto e malizioso che gioca arrotolando una ciocca dei suoi setosi capelli. Da quando una settimana fa, lei si è esibita davanti a lui in quell’incredibile e mirabolante momento d’erotismo, lui non riesce più a guardarla senza eccitarsi, eppure lei è tremenda, una femmina dispettosa e indisponente, che l’ha stregato con le sue arti sottili di seduzione e adesso finge che nulla sia avvenuto. Tullio è un uomo che ha avuto moltissime storie alle spalle, abituato alla battaglia e allenato al confronto che precede una conquista, però con lei si è sentito come un pivello alle prime armi e questo è per lui inammissibile, quasi intollerabile, dal momento che deve avere presto la rivincita per il fatto che non può attendere oltre. Il giorno seguente, infatti, alla celebre festa che c’era in programma lui ha provato a conversare, però lei l’ha allontanato estromettendolo con un sorriso velato accompagnato dalla seguente frase:

“Non ricordo sia successo nulla di particolare”.

Da quel momento, Tullio ha deciso che doveva averla e ha iniziato così a esaminarla e a studiarla con perizia. Lei parla con tutti con disinvoltura, sorride spesso e si muove in quell’ambiente prevalentemente maschile con una padronanza e una sicurezza che le deriva da un carattere tenace e volitivo, con Tullio però è diversa, meno spontanea, più distante e più fredda, come chi riconosce un avversario di pari valori e lo teme. Lui adesso ha capito, lei si maschera con l’attrazione e con l’indifferenza, per questo motivo sono giorni che l’ignora di proposito, in quanto ha iniziato a corteggiare le segretarie, a fare lo spiritoso con i colleghi e a comportarsi come se l’attenzione e l’interesse per lei fossero ormai svaniti. Tullio l’ha colta sul fatto più volte a osservarlo, ha sentito i suoi occhi addosso, poiché la tattica adottata ha iniziato a dare i risultati sperati. Attualmente è pronta, giacché la battaglia conclusiva può iniziare. Sono ormai usciti tutti, loro due sono rimasti nuovamente da soli, lei accomodata alla scrivania di fronte scrive, però si capisce che è distratta, visibilmente svagata, lui finge di controllare alcune cose sul computer invece in realtà non la perde d’occhio. Al presente s’alza e raggiunge lo schedario dietro di lei, prende una pratica e quando le passa a fianco la lascia cadere facendola finire vicino ai suoi piedi, Jennifer sobbalza spaventata, in quanto acutamente quasi lo aggredisce affrontandolo:

“Che cosa diamine mi combini?”. La sua voce è furibonda, decisamente inviperita, mentre scende dalla sedia e si china per raccogliere il fascicolo.

“Scusami tanto” - replica Tullio, mentre s’inginocchia accanto a lei per raccogliere i fogli sparsi per terra sfiorandola come per caso, lei si ritrae di scatto, lo fronteggia e retrocede con gli occhi di fuoco, mentre gli sibila in faccia:

“Non toccarmi, hai capito?” - ribatte lei in maniera astiosa e maldisposta.

I loro visi adesso sono vicini, lui aspira l’alito dolce di lei, mette una mano sotto il suo mento bloccandola, lei cerca d’allontanarsi, però lui è più forte, la guarda negli occhi e poi la bacia, prima piano, poi intensamente quasi per soffocare la resistenza che immagina di dover vincere, poiché non ci sono né opposizione né ostilità. Lei malgrado ciò non lo respinge, a dispetto di ciò che accade lo abbraccia improvvisamente in modo appassionato e ricambia il bacio con un tono seppur incontrollato e rabbioso. Le lingue s’accarezzano, s’intrecciano all’interno della bocca, escono di fuori per gustare le labbra seguendone il contorno per poi riannodarsi e succhiarsi golose. Tullio segue con le mani le sue morbide forme, s’insinua sotto le vesti sfiorando la pelle appassionata e vellutata, denudandola mentre l’accarezza fino a lasciarla completamente nuda distesa sul pavimento, poi la riveste con i suoi baci, con la lingua, con le mani, beneficiando del suo profumo, inebriandosi con il suo sapore mentre lei sospira dolcemente. E’ soltanto un attimo di tregua, eppure in lei vive il fuoco del dissenso e della rivolta, visto che lei è una strega dagli occhi verdi e maliziosi che ama a modo suo preferendo il dissidio, quell’inedito astio assieme a un’insperata ostilità. Jennifer si solleva guardandolo con un sorriso di sfida, lo spoglia con urgenza, affonda le mani in lui, lo percorre con le unghie senza fare del male, però lasciandogli capire la forza felina che dosa e che spartisce con arte. La sua bocca lo cerca in un bacio che non conosce né delicatezza né dolcezza, mentre si sfrega spudorata su di lui poi con un guizzo s’alza e ridendo lo apostrofa esponendogli:

“Che cosa credi di fare Tullio? Una donna come me tu la puoi solamente guardare”.

Tullio al momento disteso sul freddo pavimento, con solo i boxer ancora addosso e sconvolto dal desiderio imperioso e tirannico che a fatica frena, guarda Jennifer in piedi che lo sovrasta. Al momento la luce gioca sui suoi capelli risvegliando degli azzurri riflessi, la pelle brilla come la seta, le gote sono accese dall’emozione, le labbra gonfie e purpuree per i troppi baci. Jennifer è bellissima, sembra un’antica guerriera, una fiera amazzone che a gambe leggermente divaricate lo domina e governandolo dall’alto, sfidandolo e stuzzicandolo per conquistarla. Il sangue ribolle sparpagliandosi nelle vene di Tullio, in parte per l’eccitazione e in parte per il furore, lui si solleva e tenta d’avvicinarsi, tuttavia lei sfugge alle sue braccia:

“No, mio caro, soltanto guardare e non toccare”.

Nel tempo in cui Jennifer conversa, con la mano si sfiora svogliatamente il seno, scende sul ventre liscio fino a raggiungere il curato e foltissimo triangolo nero di velluto, come per suggerirgli opportunamente la meta. No, questa volta non riuscirà a fermarlo, non gli concederà ancora la vittoria, non guarderà quelle mani né quelle dita occupare il suo posto, sente che lei lo vuole, comprende che è sulla fierezza, sull’orgoglio e sul senso di dignità che deve fare perno.

“Jennifer non fuggire, tu hai paura e ti preoccupi persino di giocare ad armi pari?”.

La sfida adesso è palpabilmente lanciata, perché nei suoi occhi legge la fermezza, l’ostinazione e la puntigliosità miscelarsi e tingersi nel desiderio. Adesso la comprime tra le braccia, in un abbraccio dove la dolcezza e la tenerezza non esistono, la tiene ferma, legata al suo corpo, occhi negli occhi, poi non ci sono più pensieri né riflessioni razionali, esiste soltanto un fuoco comune che li guida conducendoli irrimediabilmente e naturalmente in un mondo formato di calore, d’entusiasmo e di passione, infine in un crescendo di sensazioni fra baci e carezze sempre più roventi. Tullio entra dentro di lei, Jennifer di rimando lo accoglie finalmente accalorata e conciliante, docile e malleabile, in conclusione si dimentica della lotta, ma è guardinga e partecipe in quella danza carnale, impudica e lussuriosa, dove entrambi pur estromettendosi e respingendosi all’inizio del loro individuale diverbio, per il fatto che era più che certo che dal primo attimo di conoscenza entrambi aspiravano cercando di portare a termine tutta questa miscela esplosiva e lussuriosa dei sensi. Un lunghissimo e palpabile brivido adesso accompagna il gemito che s’innalza all’unisono nel momento incantato, magico e prodigioso dell’orgasmo, poi finalmente giunge la dolcezza dove la disputa della concupiscenza si placa, perché quest’istanti sono autentici attimi di paradiso uno abbracciato nelle braccia dell’altro, due corpi nudi stesi sul pavimento, due anime contente, sfamate e sazie, a questo punto abbondantemente placate.

Lo sguardo di Jennifer brilla ed emerge distinguendosi attraverso gli occhi socchiusi, camuffato in parte dalle lunghe ciglia scure, con quegli occhi ridenti e sornioni di donna che sanno d’aver attraversato, superato e vinto la battaglia facendo credere e ritenere al tempo stesso il contrario.

{Idraulico anno 1999}