i racconti di Milu
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Note dell'autore:
So di essere stato a lungo latitante e me ne scuso. Il terzo anno è solo agli inizi ma non potevo mandarvi in vacanza senza farvi sapere che ci sto lavorando per cui vi do un piccolo anticipo. Ah a maggio ci sarà una piacevole novità. STAY TUNED.
“Il rapido per Bologna è in partenza sul binario 5”. Ero in ritardo per cui mi misi a correre portandomi sulle spalle il mio fido zaino formato cabina-armadio che ormai mi accompagnava da diversi anni. Le porte si chiusero dietro di me e il treno partì. Per un pelo. Cercai un posto libero, uno vicino a delle suore, uno con una mamma con due figli e uno di fronte a una graziosa ragazza castana con i capelli mossi. Mi lasciai guidare dal basso ventre e mi sedetti di fronte a quest’ultima. Misi il bagaglio sulla rastrelliera in alto.
“Mi aiuteresti a metter su anche la mia?” la ragazza indicò il suo valigione.
“Certo, ci mancherebbe” feci per sollevarlo ma rischiai un’ernia. Probabilmente si stava trasferendo e aveva preso con sé tutta la casa. Cercai di dissimulare la sofferenza e la fatica e issai quel quintale abbondante sopra le teste di tutti.
“Ti ringrazio, da sola non ce l’avrei mai fatta”.
“Immagino. Probabilmente il forno dovevi lasciarlo a casa” risposi ironico sedendomi di fronte a lei. Si mise a ridere.
“Hai ragione, forse ho esagerato, ma sai mi sono appena iscritta all’università a Bologna e non sapevo bene cosa portarmi”.
“Quindi hai deciso che portandoti tutta la casa non avresti sbagliato?” rise ancora.
“Sì. Più o meno. Comunque grazie ancora”.
“Aspetta che ti mandi il conto dell’osteopata prima di ringraziarmi” non dovevo esagerare con questo argomento o a breve sarei diventato noioso “anche io faccio l’università a Bologna. Vedrai ti piacerà è una città magnifica”.
“Ne sono sicura. Ah, mi chiamo Lucilla” si presentò dandomi la mano. Il nome mi ricordava qualcosa ma non riuscivo a mettere a fuoco la cosa, le diedi la mano e mi presentai a mia volta.
“Oh?!” disse facendo un’espressione strana “allora sei davvero te!”
“Ehm ci conosciamo?” anche se il nome mi diceva qualcosa il volto mi era totalmente sconosciuto. Certo questo non voleva dire nulla in realtà, se si escludevano i miei genitori, mia sorella e altri tre o quattro amici carissimi non ricordavo mai nomi e facce, figuriamoci abbinarle.
“Sono la sorella di Claudio” la guardai inebetito, chi era Claudio? “Claudio Rossetti, ricordi? Eravate in classe insieme”.
Claudio Rossetti, un ragazzo ripetente che aveva fatto con noi giusto la quarta superiore prima di cambiare scuola. Era bene o male il nostro mito perché avendo un paio di anni più di noi era l’unico maggiorenne della classe e questo lo aveva, di fatto, nominato autista e procacciatore di film porno per tutti i ragazzi della classe. Aveva una sorella, ma era un’acciughina brutta, secca e senza forme, non certo quella graziosa ragazza seduta di fronte a me. Aveva cinque anni meno di lui e frequentava anche lei il liceo, in seconda. Quando lui aveva cambiato scuola anche lei se ne era andata e non li avevo più rivisti.
“Ma sei Acciuga?” chiesi con gli occhi strabuzzati.
“Non mi è mai piaciuto quel soprannome, sono solo Lucilla”.
“Sì scusa, hai ragione. Un soprannome del cazzo, te lo diede quello stronzo di Marco” mentii. Ero stato io a darle quel soprannome, io ero il delegato per i soprannomi dato che non ricordavo mai i nomi veri. Loro erano Nonno e Acciuga.
“Quando tutti cominciarono a chiamarmi Acciuga ci piansi per una settimana” proseguì “è incredibile quanto si pianga per delle idiozie da ragazzini”.
È incredibile anche quanto si possa essere stronzi da ragazzini. “Non devi pensare che ti si chiamasse così per farti un dispetto, era un gioco. A quell’età tutto è un gioco” forse anche troppo, si rischiava di far star male gli altri per divertirsi.
“Lo so. All’epoca vi detestavo quasi tutti però” disse timidamente.
“Come mai quasi tutti? Chi salvavi di noi idioti amici di tuo fratello?” chiesi curioso.
“Beh c’era uno di voi che mi piaceva parecchio. Ne ero perdutamente innamorata all’epoca” arrossì ridendo “ma ovviamente lui non mi ha mai considerato”.
Molto probabilmente era Marco, è sempre stato il più bello e tutte le ragazzette degli altri anni facevano la spola passando davanti alla nostra classe per vederlo. “Sicuramente non aveva idea di quanto saresti diventata carina altrimenti allora non ti avrebbe ignorato” feci questa considerazione guardandola negli occhi e sorridendole. In effetti era diventata proprio una ragazza graziosa, magra con le forme al posto giusto, occhi verdi e labbra carnose.
“Anche se hai detto che ora sono carina dirmi che ero bruttina non è un gran complimento” brontolò con ironia Lucilla.
“Hai ragione sono un grande idiota. Ma da ragazzina eri davvero un po’ troppo magra, poi portavi sempre quegli occhialoni troppo grandi per te”.
“Te invece eri carino anche allora”.
Wow! Ero io allora? Non era Marco quello che le piaceva alle superiori. Facendo mente locale a quegli anni mi ricordai che la trattavo spesso male e le facevo sempre mille battute prendendola in giro. Non ero stato una bella persona.
“Sono stato uno stronzo vero?” le chiesi quasi scusandomi.
“Un po’ ma mi piacevi e così anche quando mi prendevi in giro ero contenta tu mi avessi rivolto la parola”. Quanto si può essere coglioni e stronzi da giovani? Tanto. Troppo.
“Ascolta se ti portassi quella valigia da due tonnellate fino a casa ho speranze che tu mi perdoni per quanto fatto da ragazzo?”
“Se mi offri anche una cena affare fatto”. Una cena. Non avevo soldi come sempre e poi ero fidanzato. Portare a cena una graziosa ragazza a cui piacevo anni prima non sembrava un buon inizio di anno accademico. Fidanzato. Stavo con Camilla che accettava tutti i miei tradimenti, anzi spesso partecipava anche lei, davvero sarebbe stato un problema andare a cena con Lucilla? Non ne avevo idea, ma soprattutto volevo evitare di far illudere ancora qualche altra ragazza, come mi muovevo con l’altro sesso facevo danno. Volevo evitare di crearne ancora altri. Non avrei dovuto accettare a questo giro.
“Affare fatto!” come sempre la mia bocca non esprimeva mai ciò che il mio cervello pensava.
Arrivati a Bologna le portai la valigia fino a casa sua. Lei mi precedeva, potevo vedere il suo grazioso sedere dondolare leggermente; anche con delle semplici scarpette da tennis aveva un incedere elegante e sinuoso. Io invece arrancavo trascinando quel bagaglio piombato, ogni volta che si girava per guardare se ero in difficoltà fingevo di non dover fare particolare sforzi. Arrivati davanti al suo portone fissammo per la cena.
“Vado a casa, mi lavo, muoio un paio d’ore per la fatica e poi torno a prenderti per la cena” le proposi.
“Perfetto, intanto mi faccio venire fame per farti spendere il più possibile”. Ridemmo, anche se un po’ la cosa mi preoccupò.
Rientrai a casa mia e salutai i miei folli coinquilini.
“Ciao Sergio, ciao Ludo. Come state? Passate buone vacanze?”
“Bella zio. Sì sono stato a un sacco di rave”. Perfetto probabilmente si era giocato gli ultimi neuroni disponibili.
“Alla grande. Anche se temo non alla grande quanto te che eri in vacanza con la tua meravigliosa fidanzata e la tua amante” rispose Ludovico.
“Ludo non è la mia amante. Katia è la ragazza del fratello di Camilla. Solo quello”.
“Mi vorresti dire che non l’hai mai scopata in tutte le vacanze?”
“Non ho detto questo”. In effetti erano state vacanze decisamente strane. Le due settimane con Camilla, Mirko e Katia erano state caratterizzate da grandi emozioni e grandi paure. Emozioni datemi da Camilla, Katia e a volte anche insieme; paure dettate dal timore che Mirko scoprisse cosa combinavo con sua sorella e la sua ragazza e mi riempisse di botte. Al contrario le ultime due settimane in campagna con i miei genitori erano state noiose come l’anno precedente, l’unica cosa buona era stata che avevo studiato molto.
Chiesi subito a Ludovico se poteva farmi un prestito per portare Lucilla a cena, mi seccava terribilmente essere in debito già dal primo giorno in cui rientravo a Bologna ma non avevo scelta.
“Romanticone, appena rientri porti subito Camilla a cena?”
“Ehm no. In effetti non vado con Camilla”.
“E con chi vai?” chiese Ludovico con fare indagatore.
“È una vecchia conoscenza delle superiori” cercai di rimanere sul vago.
“Vecchia conoscenza eh? In pratica stai usando un genere neutro per non farmi capire se è un maschio o una femmina. Quindi è una femmina!” concluse trionfante. Maledetto mi aveva sgamato subito.
“Sì è una ragazza, ma è la sorella di un mio ex compagno di classe” come se questo cambiasse qualcosa.
“Pensi di scopartela?”
“Ma che dici? Ti ho appena detto che è la sorella di un mio amico” dissi risentito.
“Ti sei scopato madri, fidanzate, cugine, amiche… perché una sorella dovrebbe cambiare qualcosa?”
In effetti presentata sotto questa luce la cosa sembrava decisamente a mio sfavore. No presentata sotto qualsiasi lato la cosa era a mio sfavore. Ero un coglione che scopava con chiunque, ma questa cosa doveva cambiare, non avrei più permesso al mio cazzo di guidare le mie decisioni. Da quest’anno sarei tornato padrone delle mie azioni. Annalisa mi era servita da lezione, da monito. Era il mio buon proposito per quest’anno, mai più sesso con chiunque conoscessi. Solo Camilla. Solo e soltanto Camilla. Ok anche Katia al pub a fine turno, non potevo certo dirle di no. Probabilmente anche se Luciana mi avesse rifatto quella cosa con il culo avrei potuto cedere. Inoltre non avrei potuto dire di no a Luisa, la fidanzata lesbica di Camilla; anche in vacanza Camilla aveva continuato a ripetermi che ogni tanto avrei dovuto farci qualcosa, diceva per “cementare il nostro rapporto a tre”. Dovevo anche ricordarmi che una volta al mese avrei dovuto scopare Alina per non farle aumentare le tariffe. Cazzo! Per essere uno che si era appena ripromesso di non scopare con altre ragazze avevo già decisamente preso in considerazione fin troppe eccezioni.
“Perché è soltanto un’amica e non si scopa con le amiche” tentai come ultima difesa.
“Mi dici quante amiche hai che non ti sei scopato?” effettivamente non me ne veniva in mente un gran numero.
“Lucilla!”
“E chi cazzo è Lucilla?”
“Quella che porto a cena stasera” dovetti ammettere.
“Capisco. Vuoi provare a diventare un bravo ragazzo fedele, con amiche con cui non fa sesso” come faceva a capirmi così? Ero davvero un libro aperto per chiunque? “Sappi che comunque farai casino” questa frase fu un colpo al cuore anche perché ero certo che avesse ragione. “E cosa dici a Camilla che al primo giorno di rientro non vai a mangiare fuori con lei?” non feci in tempo a rispondere che mi squillò il cellulare.
“Pronto Camilla, ti stavo giusto pensando. Sono appena rientrato a Bologna”.
“Ciao cucciolo, ascolta è un problema se stasera non ci vediamo per cena? Ho promesso a Luisa che sarei andata da lei” la sua voce era deliziosa come sempre.
“Certo che ti inviti proprio quando sa che sto arrivando… sembra fatto apposta per non farci vedere”.
“L’ho pensato anche io. Se vuoi le dico di no” perché non me ne stavo zitto? Era la situazione ideale per uscire a cena con Lucilla.
“No no figurati mi va benissimo” risposi con forse un po’ troppo slancio.
“Maialino, come mai sei così insistente per mandarmi? Ti eccita che possa fare qualcosa con lei o hai te qualcuna per le mani?”
“Ma dai Cami, nessuna delle due, cioè in realtà un po’ tutte e due” dovetti ammettere “nel senso che lo sai che mi eccita pensarti con Luisa e un’amica delle superiori che ho incontrato in treno mi ha invitato a cena”.
“Carina?”
“Abbastanza” cercai di rimanere sul vago.
“Te la scoperai?”
“Macché, è solo un’amica e poi è la sorella di un compagno di classe” replicai sperando che per una volta Camilla non ponesse le stesse identiche obiezioni di Ludovico. In effetti non lo fece, non disse nulla. Scoppiò semplicemente a ridere.
“Cami così però non vale”.
“Scusa ma non ho resistito, l’idea di te che non scopi una perché è un’amica è esilarante”.
“Grazie davvero Cami, mi sembra di essere fidanzato con Ludo”.
“Però io sono più carina”.
“Decisamente”.
Ci salutammo e riattaccai. Ludovico era rimasto tutto il tempo ad ascoltarmi e ridacchiare, questi due stronzi mi fregavano sempre.
“Insomma Ludo me li presti questi soldi?”
“Come sempre. Ma come sempre mi devi raccontare di una scopata di quest’estate con Camilla e Katia”. Non avevo scelta.
“Ok, allora… no aspetta. Un cazzo. Di Camilla non ti dico nulla” sentenziai e presi a raccontargli di quando in una spiaggia difficilmente raggiungibile scopai con Katia e Melinda, una ragazza tedesca conosciuta in vacanza.
“Lo sapevo che ne sarebbe valsa la pena” concluse Ludovico allungandomi una banconota da 50. Mi sentivo una puttana, per anni non avevo mai raccontato nulla a nessuno delle mie storie e a Ludovico raccontavo tutto facendomi anche pagare. Però almeno avrei avuto i soldi per portare a cena Lucilla.
Mi docciai, dormii per un paio d’ore e alle 20:30 fresco come una rosa e ben vestito, per quanto potessi esserlo io, stavo aspettando Lucilla davanti al portone. Appena la vidi rimasi senza parole, aveva un vestitino leggero e particolarmente corto che metteva in risalto le sue esili forme, gambe scoperte e sandalini che valorizzavano i suoi bei piedi. Ero davvero un feticista dei piedi.
“Allora non mi sbagliavo, mi guardi con un certo interesse” disse sorniona Lucilla.
“Beh diciamo che di sicuro sei una ragazza che attira gli sguardi”
“Non sono più un’acciuga?”
“No, direi che ora sei più un bella orata” ridemmo.
La serata passò incredibilmente veloce e piacevole, parlammo del liceo, di suo fratello, dei compagni di classe e tutto fu veramente divertente. Era una ragazza simpatica e spigliata, l’esatto opposto di quello che era anni fa, anche per la cena si accontentò di una semplice trattoria. Dopo cena andammo a berci una birra a un pub e poi la riaccompagnai a casa.
“Sono stata bene” esclamò sul portone di casa “temevo che ci avrei messo mesi ad adattarmi in una nuova città invece grazie a te mi sono subito sentita a mio agio”.
“Anche io sono stato bene” ed era vero, forse potevo davvero essere amico di una ragazza, “è veramente piacevole passare del tempo con te”.
“Allora spero vorrai rivedermi” concluse Lucilla dandomi un bacio in bocca.
“Sì mi farebbe molto piacere rivederti. Voglio però essere sincero fino in fondo con te, al momento sono fidanzato, però ti considero davvero una ragazza splendida e una buona amica. Mi farebbe molto piacere continuare a frequentarti senza nessun tipo di complicazione di natura sentimentale o sessuale”. Tutto questo bellissimo discorso lo dissi da solo davanti a un portone chiuso. Lucilla dopo avermi baciato era salita in casa lasciandomi lì frastornato come un idiota.
Non andava bene. Non andava per niente bene, stava succedendo esattamente tutto quello che avrei voluto evitare. Non dovevo baciarla, che labbra carnose aveva, mi sarei subito dovuto staccare, un bacio appassionato ma allo stesso tempo delicato. Non andava per niente bene, avevo già un’erezione mostruosa. E con essa rientrai in casa.
“Ciao amore” Camilla mi saltò in collo appena rientrato.
“Ciao Cami, che ci fai qui in casa?”
“Aspettavo rientrassi, avevo voglia di te. Ma a giudicare da quello che sento qua sotto non sono la sola ad avere certi pensieri” aveva sentito la mia erezione premerle sul pube.
“Sì ecco non è come sembra” cercai di giustificarmi.
“Stavi pensando a me e Luisa o è la tua amica ad averti fatto questo effetto?” Camilla si divertiva come sempre a prendermi in giro. Ludovico intanto se la rideva mentre stava sul divano a far finta di guardare la tv. Lo mandai in culo e portai Camilla in camera mia a parlare. Le raccontai come sempre cosa era successo la sera.
“Hmm sembra davvero carina” disse in tono triste.
“Non sarai mica gelosa?” chiesi dubbioso “lo sai che non voglio farci nulla e poi ho te”
“Non è questo, ma da come la descrivi sembra una ragazza a modo ed è molto probabile che alla fine tu la faccia soffrire. E quando fai soffrire una ragazza anche te poi stai male e io non voglio”.
Come sempre Camilla era decisamente sveglia e capiva le cose molto meglio di me.
“Posso restare a dormire da te?” esclamò dal nulla Camilla.
“Certo. Non mi pare il vero” ne ero davvero contento “ma ti va bene anche se non facciamo nulla? Vorrei solo stare abbracciato” ero sincero, la volevo solo fra le mie braccia.
“Nessun problema, se resisti te posso farlo anche io” era stupenda come sempre ma se pensava che non sapessi resisterle si sbagliava di grosso. L’avrei solo abbracciata. Mi misi nel letto e lei fece altrettanto, completamente nuda. Poi all’orecchio mi raccontò cosa aveva fatto lei la sera con Luisa. Merda! Fu una nottata decisamente movimentata.
“Arghh!!!” urlai uscendo di camera nudo, dal naso mi usciva un quantitativo industriale di sangue, ero pieno fino al torace, Camilla uscì dietro di me continuando a scusarsi.
“Non ho fatto apposta, mi dispiace, scusami” continuava a ripetere.
Sergio e Ludovico uscirono dalle loro camere richiamati dai miei urli, nonostante il dolore e le lacrime che mi uscivano copiose notai che mentre Sergio mi guardava per capire che mi fosse successo Ludovico non staccava gli occhi da Camilla. La guardai anche io e vidi che era uscita anche lei nuda come si trovava.
“Camilla cazzo vatti a vestire”.
“No no, tranquilla non mi dà fastidio” replicò tranquillo Ludovico.
“Smettila cazzone!” gli urlai sferrandogli un calcio, Camilla rientrò in camera e Ludovico si decise a prestarmi attenzione.
Andammo in bagno e cercai di lavare via il sangue cercando di pulirmi e tamponarmi le narici.
“Ma che cazzo hai combinato?” mi chiese Ludovico.
“Niente, ho sbattuto” replicai vago.
“È colpa mia” continuò Camilla che era appena entrata in bagno con indosso una mia maglietta.
“Vabbè dai Cami, non importa, quel che è successo è successo”.
“Ma che è successo?” insistette Ludovico.
“Ludo lascia perde…” non finii la frase che Camilla proseguì:
“Ero seduta sulla sua faccia e me la stava leccando, però in questo periodo l’allergia mi dà particolarmente noia, così ho stranutito e gli ho sbattuto sul naso”.
“Mi vuoi dire che gli hai rotto il naso con un colpo di fica?” infierì Ludovico sorridendo.
“Smetti Ludo e poi non è rotto” mi guardai nello specchio, il naso era decisamente storto a sinistra, merda!
“Forte zio, è la prima volta che sento una storia così”.
“Grazie Sergio era l’appoggio che speravo di avere da te”.
“Però se ci pensi non si sente tutti i gironi di un naso rotto a colpi di fica” continuò Ludovico beffardo.
“Ludo pensi di smetterla da solo o devo menarti?”
“Mi spiace tesoro, non volevo davvero”.
“Lo so Cami figurati” ero stanco e il sangue perso mi fece girare leggermente la testa, mi sedetti sul bordo della vasca, cazzo dovevo andare all’ospedale, di nuovo.
Il naso mi pulsava, mi faceva male ed era evidentemente storto, andava sistemato, inoltre mi sembrava mi si appannasse anche la vista, davanti ai miei occhi coperti da continue lacrime vedevo un ciuffo di peli rossi e ricci, ma cazzo…
“Camilla non ti sei rimessa le mutande!”
“Volevo far veloce per vedere come stavi” replicò quasi stizzita.
“Hai fatto bene tranquilla” aggiunse Ludovico che di sicuro lo aveva notato prima di me.
“Camilla vai a vestirti per bene se non vuoi che muoia dissanguato” conclusi.
Mi vestii con il naso tamponato da dell’ovatta e mi portarono tutti al pronto soccorso. Mi sentivo un idiota ad andare all’ospedale accompagnato da tre persone di prima mattina e soprattutto temevo che Ludovico o Camilla potessero raccontare la vera dinamica dell’incidente. Appena arrivati mi assegnarono un codice abbastanza veloce, non perché fossi grave ma continuavo a perdere sangue e volevano probabilmente evitare che sporcassi tutto. Mi portarono in una stanzina ed entrò un medico, tolse l’ovatta mi fece fare una lastra e poi guardando alternativamente lastra e naso affermò:
“non è rotto, è solo la cartilagine”.
“Ma perché è storto allora?” chiesi dubbioso.
Il dottore afferrò la punta del mio naso con indice e pollice e con un singolo strattone lo rimise a posto. Sentii un crack da dentro il naso, gli occhi mi cominciarono a lacrimare e dal dolore che provai ripassai tutte le bestemmie che conoscevo inventandone anche alcune di nuove. Non gli sferrai una testata solo per il timore di sbattere nuovamente il naso.
“Fatto!” esclamò e se ne andò lasciandomi alle cure di un barattolo bianco che immotivatamente chiamò infermiera. Quella decise di introdurmi nel naso 8 kg di cotone e garze per narice, mi mise una specie di custodia di plastica sopra fermata da due pezzi di scotch, forse serviva a evitare ulteriori urti, e mi mandò via ricordandomi che quattro gironi dopo sarei dovuto tornare a farmi togliere le garze e controllare. Quando uscii Sergio e Ludovico scoppiarono a ridere per come ero conciato, sembravo Hannibal Lecter ne Il silenzio degli innocenti con quella maschera sul naso. L’unica che non rise fu Camilla ma sono certo che fu più perché si sentiva in colpa che perché non mi trovasse ridicolo.
Cercai di evitare di raccontare a tutti di come mi fossi fatto male, lo dissi solo a Katia che ovviamente cominciò a prendermi in giro. Ogni volta che le passavo vicino fingeva di starnutire per poi chiedermi:
“Non ti ho mica fatto male al naso vero?” per poi scoppiare a ridere.
Tutti trovavano la cosa particolarmente esilarante, io, forse anche per il male che provavo, mi sentivo più come un eroe che aveva sacrificato la propria salute per far godere una donna.

continua...
Note finali:
Come sempre sono molto graditi commenti, giudizi, critiche e quant'altro.