i racconti di Milu
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L’acqua tiepida della doccia fluiva sul corpo levigato a seguito di quei sovrabbondanti e strapieni bagni del sale e del sole, come naturale prolungamento di quella vacanza distensiva e rilassante appena terminata. La morbida spugna assorbiva le gocce d’acqua profumate dal bagnoschiuma, la crema sostituì all’olio il piacere di scivolarle addosso e di questo andare Adele iniziò a vestirsi. Il perizoma nero aderì sull’inguine perfettamente depilato per l’occasione, seppur lei prediligesse conservare una foltissima nera fica, mentre attualmente la strisciolina che divideva i glutei ne esaltava valorizzandone le rotondità. In un secondo tempo infilò l’abito nero sul corpo ancora lievemente umido, accompagnato da un piccolo giro di corallo nero al polso sinistro, calzò i sandali con un tacco accompagnato da una piccola strisciolina davanti e il cinturino alla caviglia, poi udì un leggero bussare alla porta seguito da un rumore gradevolmente atteso.

L’occasione era caramellosa, stucchevole, leziosa pure l’incredulità e lo stupore perché entrambi non avevano né orari né tabelle da rispettare, in quanto Mario era veramente seducente, perché quell’uomo non apparteneva al passato. Il sottofondo musicale percuoteva l’aria vezzeggiandola, lasciandola libera di sentirsi leggera e delicata come una farfalla, poiché il gioco non era nessuna falsa modestia, perché le piaceva quell’effetto e quella sensazione, dal momento che voleva essere fermamente ambita e desiderata, per questo si girò su sé stessa in seguito alla sua richiesta:

“Sei davvero affascinante, sei un’autentica meraviglia” - le disse, poi l’abbracciò e annusandola cercò le sue labbra.

Lei lo baciò a lungo, invadendole la bocca e svuotandole la mente, giacché era senza respiro, poiché lo desiderava tanto, poi pensando su che cosa esprimere cercando d’alleviare quel momento lo afferrò per mano. Nessun palpito né tremore alcuno, solamente tenendosi adorabilmente per mano come due amanti, giacché l’idea d’invitarlo a casa l’aveva da principio resa ansiosa e piuttosto apprensiva, ciononostante pensandoci bene non aveva alcun motivo d’impensierirsi, perché di fatto non avevano costruito né programmato schemi, giacché l’occasione era stata casuale, una cena a casa sua per una naturale e per di più semplice e sobria conversazione conoscitiva. Lui le baciò il polso confessandole apertamente e rivelandole lucidamente il suo intrinseco desiderio, visto che la voleva svisceratamente, perché lei era stata nei suoi pensieri da subito, sì, la voleva in quel preciso momento. Prendendola in braccio si fece indicare la stanza da letto, dove oltre la porta scorrevole bianca si poteva annusare distintamente il profumo del bagnoschiuma alla fragranza del vetiver che aleggiava ancora nella stanza:

“Resta immobile, io mi tolgo gli abiti e poi spoglio te” - le disse lui.

Lei si rese lestamente conto di ciò che stava accadendo, visto che il desiderio di tutti e due prendeva vita e acciuffava lei spiccatamente. Lui accarezzandola adagio la baciò nuovamente iniziando a spogliarla, lei abbassò gli occhi guardando il suo cazzo in tensione, che formava un angolo acuto rispetto al piano del ventre e sussultava per lo stimolo erotico ricevuto, con i sandali e con il perizoma ancora addosso e il sorriso come conferma e consenso netto del desiderio. Lui era lì per lei, in quell’istante le avvolse i seni con le mani agguantando tra le dita i capezzoli, che immediatamente s’irrigidirono sotto la pressione dei polpastrelli, mentre il suo cazzo s’introduceva nella passionale apertura della sua bocca. Con le dita scese lungo il ventre, lei le trattenne un poco per poi lasciarle libere d’approdare sino al suo monte castano: da lì nella fessura già in attesa, visibilmente anelante e sugosa di desiderio. A quel punto lui le sfilò il perizoma e annusandolo lo lasciò cadere sul letto, poi infilò due dita nella sua odorosa fica, le tolse portandosele alle labbra per due volte, in tal modo da gustarne appieno la sapidità e del tutto il suo odore. A quel punto girandola come una bambola, infilò la sua lingua tra le pieghe rosa della vagina solleticandone le pareti interne e le grandi labbra, mentre sul clitoride premeva la pelle del suo viso dove nel frattempo la sua bocca succhiava con veemente energia.

In quell’occasione, invero, lui era stato un uomo che era capitato lì all’improvviso, nientemeno impensato e inatteso, un uomo che conosceva e che sapeva adeguatamente e con dovizia come applicare e corrispondere interamente quel tipo di piacere lasciandola in conclusione senza fiato. Il desiderio e il gioco lussurioso d’entrambi, dal momento che giocavano le loro carte risultava perciò ameno, brioso e spumeggiante, in tal modo fecero sesso e amore di continuo, lei fu uomo, lui fu donna, e lei donna per l’uomo che lui era. I ruoli per incanto si capovolsero, s’invertirono come un gioco già conosciuto e sperimentato per lungo tempo, perché si scoprirono radicalmente con il corpo, con le mani e con la lingua, si toccarono come oggetti fragili e rari, traballarono e vibrarono in modo vorticoso a ogni tocco delle mani, della bocca e della pelle.

Alla fine si confessarono svelandosi fantasie, desideri segreti, auspici intriganti e oscuri nel buio della dolcezza, dove i suoni e le risonanze attualmente erano un concerto di conferme, di nomi, di sospiri e di richieste. Quando il piacere li scombinò sconvolgendoli totalmente, avvolgendoli e infiammandoli, lui infilò il suo cazzo dentro la sua fica fino al godimento massimo e frenetico d’entrambi, affondando e infine annegando radicalmente nel piacere fisico e mentale.

Fu così, in realtà, che in quell’inaudito e strabiliante istante si scoprirono, s’interrogarono, si confidarono e in special modo si amarono: tutto in un solo giorno, sennonché interamente il loro.

{Idraulico anno 1999}