i racconti di Milu
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Cosa pensavo quando ho accettato l’invito? Dovevo essere uscita fuori di testa. Ma quando mi ha proposto di vederci ho accettato. L’avevo presa come una sfida, la sua era una provocazione, lo sentivo dal suo tono beffardo, come se non mi credesse all’altezza della situazione, ma io dovevo dimostrargli che si sbagliava. Mi ero trattenuta fino a quel momento, non potevo dirgli di sì malgrado lo volessi; mi ero ripromessa che non avrei mai tradito e che soprattutto non avrei mai portato un uomo a tradire la sua donna e invece nel giro di pochi minuti sarei andata contro tutto ciò in cui credevo anzi ormai era troppo tardi. Aspettavo che mi passasse a prendere, attendevo pazientemente in questo parcheggio dopo aver raccontato una marea di bugie. Il freddo era pungente, d’altronde era inverno e sotto al cappotto indossavo solo una magliettina bianca molto scollata, speravo non si mettesse di nuovo a piovere perché con i tacchi sarei di sicuro inciampata in qualche pozzanghera. Finalmente un suo messaggio, mi aspetta in fondo al parcheggio, mi avvio allontanandomi dalla gente che attende il treno per raggiungere questo uomo di cui conosco a malapena la faccia. Le domande si fanno sempre di più ad ogni passo, ma quella che mi assilla è una sola, saprò reggere questa situazione? Saprò sottomettermi a lui e rinunciare al mio volere?
Salgo sulla macchina e il mio cervello si spegne all’improvviso, sono completamente sotto il suo controllo. Andiamo da lui, prova a farmi delle domande e io rispondo il meno possibile, ho solo voglia di sentire le sue mani su di me. Lui è lì sul divano che aspetta, sorseggia il suo whisky con un mezzo sorriso, mi fa attendere. Ho paura ad avvicinarmi a lui, non so come possa reagire e rimango contro il tavolo, sotto i suoi occhi che mi scrutano, mi spogliano con lo sguardo e io già sento di essere bagnata, spero di non bagnare anche i leggings neri, mi maledico per non aver indossato anche il reggiseno, di sicuro noterà i miei capezzoli sotto la magliettina bianca. Lui si alza, si avvicina a me e appoggia il bicchiere vuoto al centro del tavolo quadrato. Sento il suo profumo forte, un misto di fumo e alcol, un mix micidiale. Sono inebriata e non mi accorgo che ha preso delle manette, non mi dice nulla, mi fa girare e appoggia il suo petto contro la mia schiena. Sono in trappola, incastrata tra lui e il tavolo. Una mano scivola lungo il corpo spingendomi il culo contro di lui, l’altra mano è vicino al mio polso, mi ha messo un polsino della manetta ed ora risale sul mio petto, passa sul collo e sulla schiena, mi spinge in giù.
La mia eccitazione aumenta, un po’ per la posizione assunta, un po’ perché i miei capezzoli nascosti sotto la maglia sentono il freddo del tavolo e si induriscono. Si posiziona tra le mie gambe facendomele aprire un po’ e io spero solo non di non aver macchiato i leggings con la mia eccitazione. Fa un passo indietro e mi toglie i tacchi, un piede alla volta, in questo modo non tocco terra. Si allontana, non posso vedere cosa sta facendo ma sento del rumore. Si riavvicina e inizia a parlare, tento di prestare attenzione a quello che dice, mi sta spiegando quello che farà di lì a poco. Mi dice che per prima cosa vuole testare la mia soglia del dolore, sia con le mani che con delle fruste, me le mostra, una sembra quello che usano gli allevatori di cavalli, l’altra invece ha tanti lacci lunghi, un flogger. Mi continua a parlare, tentando di distrarmi mentre mi accarezza ma dove passano le sue mani io divento un fuoco, non sento più il freddo di poco prima nel parcheggio. E poi eccolo il dolore, mi mordo il labbro, non me l’aspettavo, uno schiaffo dritto sul culo, non è stato eccessivamente forte ma non ero preparata, immagino come si stia divertendo a vedermi in quella situazione, a novanta su un tavolo, a penzoloni e col culo a panettone bello in vista, uno spettacolo per lui. Smette di parlare, vede che non lo ascolto, le sue mani però sono sempre su di me, dapprima leggere e poi sempre più pesanti. So che a breve mi colpirà ancora, infatti il colpo non tarda ma questa volta ha usato il frustino, diritto fra le mie gambe. Questo ha fatto più male e ho trattenuto a stento un urlo. Le sue mani continuano su di me, mi toglie i leggings e le mutandine, immagino il suo sorriso a vederle, saranno tutte sporche dei miei umori che sul nero si vedranno ancora di più. Ormai sono sotto il suo controllo, nuda dalla vita in giù, pronta a farmi frustare, usare e scopare da Lui, mi sento bagnata ma non capisco quanto, il culo mi fa male per quello che ha subito fino ad ora, i segni rossi spiccheranno, altre bugie che dovrò raccontare.
Non sento più il contatto con lui, provo a girare la testa ma in ogni caso non cambia molto, non lo trovo. Poi lo risento o meglio sento tante cose che mi accarezzano leggermente provocandomi dei brividi. Sono piacevoli ma inizio un po’ a spaventarmi, non ho sopportato tanto il frustino, come farò a sopportare così tante frustate in una volta sola. Spero solo che ci vada piano, so che lo userà di lì a poco e ho paura di non reggere. Urlo, senza volerlo davvero, mi ha frustato in mezzo alle gambe colpendomi anche dove sono più bagnata, il dolore è forte ma come le volte precedenti ogni volta che mi fa male poi mi accarezza. Appena il male passa però mi riscopro ancora più bagnata, com’è possibile provare tanto piacere con così tanto dolore? Non ho tempo di trovare una risposta, perché arriva un altro colpo, il frustino sul mio sedere, quasi centrale, inizia di nuovo a massaggiare la zona ma prima di riprendermi un altro colpo vicino all’altro. Non passa molto che ne segue un altro e un altro ancora. Flogger, frustino, schiaffo e poi di nuovo, frustino flogger, schiaffo, si ripetono, cambiano ordine ma la sostanza è quella, ad ogni colpo mi bagno di più, sento il sedere in fiamme ma non riesco a dirgli di smettere, sto bagnando il tavolo ormai.