i racconti di Milu
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Lei approdò finalmente a quell’incontro, giacché si presentò proponendosi con un involucro di fragole unitamente a una bottiglia di spumante. Tempo addietro, invero, lui aveva ideato sospirando ardentemente e bramando in attesa che questa scenografia s’avverasse nelle migliori delle maniere, anticipandone e assaporandone sennonché tutta la contentezza e il giubilo per la sua gradevole permanenza, allestendo e preparando per quella circostanza alla fine un’affettuosa, cordiale ed espansiva accoglienza. Il tavolo rotondo del soggiorno era già apparecchiato, ben approntato con una tovaglia ricamata appartenuta a sua madre, visto che lui la distendeva solamente per le occasioni influenti, come le stoviglie di porcellana, i bicchieri di cristallo e le posate d’argento.

Lui aveva ordinato la cena al ristorante sotto casa, poiché non era molto abile né pratico in cucina, aveva accuratamente profumato la casa con l’incenso alla fragranza di rose, giacché conosceva e ben sapeva che quello alla rosa era il profumo preferito da lei, successivamente spente le luci aveva progressivamente acceso tante candele dappertutto. Il loro delicato e morbido bagliore luminoso spandeva adesso una luce ondeggiante e tenue, ingigantendo le ombre in quel soffuso chiarore accompagnato da un sottofondo di musica lieve e sommessa dei “notturni” di Chopin. Sì, adesso era tutto ultimato, ogni cosa era realizzata, lui si guardò intorno contento nel momento in cui il campanello suonò, aprì la porta e un profumo di rose lo investì, immediatamente s’appiccicò al suo fisico mantenendo distanziati gli arti superiori e dimenandosi gl’indicò ciò che aveva consegnato:

“Questo che vedi è il nostro squisito e succulento dolce” - gli manifestò lei in modo entusiastico, sbaciucchiandolo sulla bocca, nel momento in cui sbirciava dando un’occhiata fuggevole alla tavola e aggiungendo nel frattempo:

“Che cosa m’hai approntato di gustoso? Quest’oggi ho veramente un appetito spropositato”.

Lei nel frattempo si sfilò confortevolmente il cardigan gettandolo sul canapè, visto che di sotto indossava un indumento senza le spalline che metteva ben in risalto le pieghe del seno e una gonna al ginocchio con un piccolo spacco laterale. Lui si sentì subito prendere dalla voglia alla vista delle sue spalle nude, lei gli strizzò l’occhio:

“Ho per te un gradito e inaspettato pensierino, che ti farà certamente piacere” - esordì lei accomodandosi nel frattempo a tavola.

Lui l’ammirava e l’esaminava affascinato e addirittura stregato, dato che nell’atteggiamento e nel modo in cui una donna mangia si possono agevolmente intuire e perfino supporre tanti aspetti e molte cose sul suo modo di fare l’amore, così per lo meno taluni sostengono. Lei assaporava invero il cibo con diletto, con gradualità e con lentezza, cercando d’azzeccare indovinando dai sapori gl’ingredienti dei piatti, apprezzando e gustando a fondo ogni boccone, sorseggiando di quando in quando un po’ di vino, dopo averlo ruotato nel calice per diffonderne tutto l’aroma.

Lui in quel frangente, peraltro carico a dismisura di carnalità e di lussuria l’ammirava diligentemente fissandole accuratamente con lo sguardo la bocca, mentre progressivamente alla sua memoria riappariva come per incanto la sua sembianza, attento e immerso ad assorbire facendo propri quei novelli effluvi, compiacendosi totalmente del suo corpo scorrendolo interamente con la lingua. In quel momento ebbe un principio d’erezione imprevista, lei fece scivolare sotto il tavolo il tovagliolo che cascò sul pavimento, lui si chinò per raccoglierlo e vide allora quell’inattesa e sorprendente meraviglia, perché sotto la bella tovaglia ricamata lei era totalmente nuda e inerme, tuttavia la cosa più sorprendente era che fintanto lui mangiava con gusto, lei con un’abile e con una consumata maestria si era liberata della gonna che in quel momento giaceva per terra. Le sue gambe coperte con delle calze autoreggenti velatissime e issate sui tacchi solidamente piantati per terra erano scostate, e tra le cosce quella deliziosa fica nera pelosissima e ben curata era gonfia e piena come una prugna matura, visto che sprigionava un profumo e una voglia per lungo tempo rimasta inespressa. Lui scivolò completamente sotto la tavola, immerso in un’ammirazione di splendore, mentre nel frattempo gli giungeva la sua voce:

“Tesoro, è già ora d’assaporare e di pregustare il dolce” - lei sollevò il lembo della tovaglia allungandogli il vassoio delle fragole.

“Raccontami però una cosa. Hai mai avuto l’occasione finora di consumarle in maniera innovativa con il miele di mia produzione?” - in seguito ne prese una e se la mise tra i denti ridendo.

Lui sollevò a sua volta una fragola, alquanto eccitato l’accostò alla fessura rosea e umida della fica davanti al suo viso. A quell’inatteso sfioramento il clitoride si gonfiò un poco ed ebbe un repentino fremito, in quel momento lui sentendosi in piena erezione spinse la fragola finché non scomparve all’interno, poi si liberò dei vestiti e rimase completamente nudo, mentre guardava la scia di quel succo roseo che colava lungo le sue cosce, nel momento in cui gli giungeva la sua risata sommessa e quasi impercettibile:

“Sai, vorrei confessarti una cosa, anzi, ti rivelo che la mia amica ha ancora fame perché ne vorrebbe un’altra. Gliela vorresti consegnare tu?”.

Lui si sentì a quel punto pienamente spronato, stimolato e vivacizzato a dovere: con la mano destra spingeva le fragole dentro la sua fica, le spremeva sulle labbra, le massaggiava sul clitoride, con la mano sinistra invece, stretta a pugno in cerchio al cazzo si manipolava con la mente che gli mulinava, finché un’eccitazione impetuosa e selvaggia non lo spinse a leccare il sugo rosso sulle cosce, sulle labbra, fino ad addentare la polpa rossa imbevuta di quegli aromi naturali e a succhiare introducendo in tal modo la lingua alla ricerca della polpa di quelle fragole, là dove le aveva inserite soltanto pochi istanti prima. Successivamente spinse la sedia lontano dalla tavola e alzandosi fece drizzare anche lei sollevandola per la vita, la spinse spostandola contro la parete e un attimo prima di giungere all’orgasmo la penetrò inondandola di sperma, fintanto che lei mugolava totalmente dissolta e smarrita.

Il suo cazzo al presente grondava d’un succo rosato, lo stesso che delicatamente scivolava dalla sua fica, lei afferrò due calici di cristallo dalla tavola e ne collocò uno tra le cosce per raccogliere quelle gocce, mentre a lui diede l’altro ordinandogli di fare altrettanto, dopo li appoggiò entrambi sul tavolo, così mentre lui la guardava estasiato e rapito si voltò e piegandosi in avanti gli mostrò le terga scostando le natiche con le mani, però lui non fece in tempo ad afferrarla perché lei si lasciò scivolare per terra davanti a lui, abbracciò le natiche mentre gli soffiava sul cazzo, poi carezzandogli lentamente i fianchi, le cosce e i testicoli cominciò a leccarglielo.

Lei lo leccava con destrezza e con sagacia dalla base fino al glande con quella lingua esperta, proprio così come si lecca lentamente un gelato, dato che percepiva il sapore delle fragole misto a quello del suo sperma e del proprio succo, esaltandosi e inebriandosi dei profumi e dei sapori, visto che continuò finché il cazzo non divenne nuovamente eretto, fin quando non lo sentì vibrare contro le sue labbra. In quel momento le socchiuse e inondando di saliva il glande lo lavorò con dei colpetti dati con la punta della lingua, picchiettando il frenulo mentre le dita solleticavano e stuzzicavano il perineo, dopo quando lui emise un gemito lei si staccò e lo fece sprofondare sulla sedia, appresso s’adagiò per terra davanti a lui e guardando la sua robusta e trionfante virilità, cominciò a masturbarsi lentamente mentre si passava la lingua sulle labbra. Le sue dita giocherellavano picchiettando e sfiorando come quelle d’un pianista sui tasti del suo strumento, ricavandone effetti impensabili e straordinari, presto il respiro si fece affannato, per lei che era alquanto bagnata delle sue secrezioni, intanto che lui aspirava d’agguantarla di nuovo. Lei si contorceva, si dimenava, infine si girò su sé stessa, s’alzò un attimo, afferrò una delle coppe che aveva posato sul tavolo e gliela collocò davanti ingiungendo:

“Bravo, molto bene, adesso cerca di farmi penetrare la sostanza all’interno, sì così” - si dispose dirimpetto, mentre gli esponeva il didietro espandendo accuratamente il solco con le mani.

Quest’insperato e provvidenziale gesto lo fece delirare e farneticare di desiderio, mentre perdutamente lui la possedeva in tutti i modi, nel tempo in cui si chiedeva interrogandosi quale tipo di donna fosse corredata e dotata di tanta fantasia, e come lei sapesse far accuratamente accendere ed eccitare un uomo a tal punto. Lei era innegabilmente un’incantevole e una meravigliosa amante, appassionata, calda, capace ed esperta d’applicare e d’attribuire all’eros una disinibita, una splendida e una spregiudicata creatività, una femmina per così dire fuori dal coro in quanto a fantasia e velleità non aveva rivali, perché era un autentico ciclone. Quando sfinito e stremato lui s’abbatté su di lei con un grido d’abbandono, lei sentì la sua bocca nell’incavo del collo, il suo torace fremente e sussultante dirimpetto il suo groppone e allegramente ribadì:

“Non hai sete?”.

“Sì, al momento ne ho tanta” - rafforzò lui e lei alla svelta replicò rinfrancandolo:

“Dobbiamo ancora stappare lo spumante, ricordi?”.

Lui acciuffò la bottiglia e dopo avere liberato il tappo dalla gabbietta metallica iniziò a fare pressione su di esso con il pollice intanto che lei s’avvicinava, tenendo tra le mani l’altra delle due coppe che aveva posato sul tavolo. Quando il tappo saltò, lui versò dentro la coppa un sorso di champagne, però non poté fare altro, dato che lei gli agguantò dalla mano la bottiglia e se l’appoggiò immediatamente sulla fica sorprendendolo. La bottiglia agitata fece salire il suo spumeggiante contenuto fin dentro la fica dilatata, e mentre lui disorientato e sbalordito per quell’inatteso evento la guardava, lei allusivamente, amabilmente e dolcemente gl’ingiungeva:

“Coraggio, fatti avanti, vieni a bere, che cos’aspetti”.

Lei era in piedi, allargò le gambe, mentre lui s’accoccolò ai suoi piedi con la testa vicina alle sue cosce, cosicché quando lei allontanò la bottiglia dalla fica lui poté mettere la bocca sotto il getto dello champagne, visto che sgorgò come da una sorgente. Da lì usciva spuma, succhi naturali e bollicine: lui era a quel punto tutto cosparso e inondato, sui capelli, sul viso, sul petto e sulle spalle. Alla fine ridevano entrambi distesi e spensierati in preda a un’ebbrezza e a un’euforia infinita senza eguali.

“Ecco, vedi come si degusta e come si beve alla fonte dell’amore? Dobbiamo però ancora bere una pozione prodigiosa” - sostenne malignamente lei.

Lui era al presente estasiato e incantato, per il fatto che non si era mai sentito così spensieratamente allegro e felice mettendo in atto tutta quell’attenzione e quell’inedita tenerezza assieme alla sua compagna.

“Non capisco esattamente di che tipo di bevanda magica parli?” - domandò lui attratto e piuttosto intrigato.

“Questo qui naturalmente. Vedi tesoro, questa è davvero una miscela impareggiabile e speciale, sai perché? Perché è preparato ad arte da noi due con degl’ingredienti e dei componenti segreti” - e così dicendo acciuffò l’altro calice che si trovava sopra il ripiano e sollevandolo replicò:

“Io brindo per noi due, esattamente un sorso per ciascuno”.

“Alla pulsione erotica” - disse lui.

“Al piacere, al benessere” - replicò immediatamente lei.

“Alla carnalità”.

“Alla festosità”.

“Ai nostri divertimenti futuri”.

“Al nostro incontro”. Appresso lei gli chiese:

“Che cosa ne dici? Ti è piaciuto, t’ha soddisfatto il mio dolce?”.

{Idraulico anno 1999}