i racconti di Milu
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Malafemmena.
Questa parola Silvio l’aveva imparata in una non precisata giovane età. Anzi, l’aveva sentita per la prima volta nella sua infanzia, ma l’aveva compresa solo più avanti cercando di origliare il discorso degli adulti da dietro le porte o dall’altra parte di un muro troppo sottile per escludere le sue orecchie dagli affascinanti discorsi dei grandi. Indicava una donna di facili costumi e sua madre la usava in maniera molto amplia per classificare una serie di donne, tra cui sua sorella, ovvero la zia di Silvio. Da quanto il ragazzo aveva appreso negli anni, sua zia era una malafemmena per qualche strana ragione che non gli era mai stata spiegata. Alla fine aveva supposto che sua zia veniva chiamata così perché non si era mai sposata, al contrario di sua madre che invece aveva avuto una vita molto più regolare fatta di un matrimonio e due figli e di un bigottismo mentale radicato. Sua zia invece era diversa: fino ai 44 anni era ancora single e senza un partner fisso, un motivo di vergogna, nel senso lato, per tutto il resto della famiglia. Silvio considerava il parere di sua madre Michela veramente obsoleto ed era attratto dall’enigmatica figura che sua zia Manuela invece rappresentava. Infondo sua zia viveva da sola e si manteneva con il proprio lavoro da commercialista da anni, era indipendente e libera, senza costrizioni di alcuna sorta, senza che nessuno le dicesse cosa fare o come farlo, gli hobby preferiti di sua madre d’altronde. Ma non c’era molto da invidiare perché presto Silvio si sarebbe unito a quella libertà tanto sperata: stava finalmente traslocando.
Dopo la fine del liceo, Silvio aveva passato un anno a lavorare come barista per poter raccogliere un po’ di soldi per iscriversi all’università e andarsene di casa. Il fatto che l’università che voleva frequentare si trovasse a 200 km da casa, cioè a Roma, lo aveva costretto a cercare un alloggio. Per fortuna, sua zia Manuela aveva un posto letto in più nel suo piccolo appartamento che di buon grado aveva subito accettato di cedere a suo nipote. Manuela era contenta di ospitare Silvio, era convinta che un ragazzo a casa sua avrebbe portato con sé un po’ di fresca aria di gioventù e avrebbe dato una scossa alla sua vita. Meno contenta era stata invece la madre di Silvio, che vedeva in sua sorella un esempio sbagliato che suo figlio avrebbe potuto seguire. E quindi aveva tirato fuori di nuovo la storia della melafemmena e i soliti sproloqui su quanto Manuela fosse una donna poco affidabile e perversa. Silvio ormai conosceva bene quel modus operandi di sua madre e lo ignorò. Non capiva perché sua madre si scagliasse su sua zia solo per il fatto di non essersi sposata, o meglio, lo capiva ma lo vedeva eccessivo. Ogni tanto Silvio aveva pensato che fosse un motivo anche d’invidia, d’altronde sua zia era più giovane e più bella, poteva permettersi forse una vita più da libertina mentre sua madre invece aveva dovuto prendere quel che passava in convento e farselo piacere. Sua zia Manuela era una donna bassa e formosa. Si trovava intorno al metro e sessanta tanto che Silvio vicino a lei si sentiva un gigante con il suo metro e settantacinque. Entrambi erano biondi, ma Manuela tendeva più al castano mentre Silvio avendo anche il padre biondo, conservava una lucentezza di capelli maggiore. Il ragazzo aveva un fisico magro e atletico con un bell’accenno di tartaruga sull’addome e due bei pettorali. Quanto a Manuela, era una donna complessivamente formosa. Due seni molto prosperosi insieme ai suoi glutei pieni la rendevano simile a una di quelle donnone africane note per la loro sensuale formosità. I difetti di Manuela si concentravano giusto in viso, dove un naso pronunciato e una fronte un po’ spaziosa minavano e controbilanciavano l’abbondanza delle sue forme.
Silvio si trasferì così a vivere da sua zia. La vita a Roma era tutt’altra cosa. Molta più indipendenza nei movimenti grazie ad autobus, metro e treni quasi assenti nel suo paesino d’origine, molte più ragazze in giro a qualsiasi orario, vita notturna tra discoteche e locali vari ogni giorno della settimana e ogni tipo d’attività, dalle partite allo stadio, al cinema, al teatro e via dicendo. Inoltre, sua zia era molto lasciva rispetto a sua madre su molti aspetti.
La vita da studente universitario era diventata per Silvio più una grande vacanza e i suoi sforzi nello studio erano ben bilanciati dalle uscite con gli amici e le tresche con altre studentesse del suo corso di scienze della comunicazione, un corso molto prolifico in quanto a ragazze.
Un giorno, Silvio era a casa da solo, così decise di accendere il pc per trastullarsi con qualche video porno. Aveva in mente di guardare qualche filmato tradizionale, un po’ di normale sesso vaginale, magari con qualche biondona svedese con le tettone, come piaceva a lui. Purtroppo però, proprio nel momento dell’inserimento delle chiavi di ricerca, già pronto con il pene fuori dai pantaloni e la carta igienica al proprio a fianco, la connessione al pc si interruppe. Per tentare di ripristinarla, lo sconsolato Silvio si chinò per spegnere e riaccendere il router. Dopodiché attese il ripristino della linea girovagando per il pc di sua zia, fino a quando si imbatté in una strana cartella. All’interno della cartella di lavoro di sua zia, tra le contabilità e i dati sui suoi clienti, c’era una cartella senza nome. Silvio fece doppio click e si aprì una schermata che chiedeva l’inserimento di una password. Da subito pensò fosse molto strano, chissà cosa ci potesse essere di così segreto da doverlo tenere nascosto in materia lavorativa. Poi i suoi occhi finirono sull’indicatore della connessione a internet e si accorse che era appena ritornata. Chiuse tutte le cartelle e si precipitò su internet. Dopo una ponderata riflessione, scelse il video dove l’attrice somigliava vagamente a sua zia e se lo guardò con sorprendente gusto. Quando l’attrice spompinava, Silvio immaginava il volto di sua zia, quando l’attrice si piegava a novanta, stessa cosa con le larghe natiche lisce della donna del video che diventavano quelle di sua zia. In questo modo, il ragazzo si ritrovò ben presto ad eiaculare in abbondanza lasciandosi alle spalle un paio di strati di carta igienica pieni di sperma e un misto tra senso di colpa e strana eccitazione per aver lasciato viaggiare così tanto l’immaginazione.
I mesi trascorrevano velocemente per Silvio, tra i libri, le ragazze e le serate con gli amici. Forse un occhio più attento del suo si sarebbe accorto prima di quello che la scarsa attenzione di un giovane ragazzo trascurò per mesi. Finalmente Silvio poteva dare un giudizio più preciso sul concetto di malafemmena . Manuela infatti era una donna non single, ma nemmeno accompagnata. Questo Silvio l’aveva capito dopo almeno la decima volta che sua zia si dava appuntamento con il proprio spasimante e che rientrava ad orari notturni. Un giorno aveva persino deciso di seguirla. Dopo aver percorso tutta via del Corso alla debita distanza di almeno cento metri da Manuela, Silvio vide sua zia salire su una bella mercedes nera. Erano le 19, quindi un orario strano per un appuntamento di lavoro. Silvio riteneva la vita di sua zia alquanto misteriosa. Gli sembrava strano che lei non parlasse mai della propria vita sentimentale, d’altronde non c’era nulla di male. Seppure riconosceva alla propria famiglia il torto di essere veramente all’antica e di scarse vedute in materia, frequentare un uomo non era la fine del mondo nemmeno dal punto di vista di quelle mummie dei suoi genitori. Evidentemente c’era qualcos’altro sotto, pensò il ragazzo. Così Silvio si mise ad indagare più a fondo, ad essere più attento, ad osservare più scrupolosamente. Ma nulla sembrava incriminare Manuela, tanto che il ragazzo cominciò a credere di essersi fatto troppi film mentali. Nulla, almeno fino al giorno in cui Silvio trovò una pennetta usb sulla scrivania di lavoro di Manuela. Il ragazzo decise di prenderla in prestito per metterci un film da dare ad un suo amico, prima però decise di controllare il contenuto della pennetta per assicurarsi di non cancellare importanti files. Quello che incontrò fu ben diverso. Analogamente alla cartella criptata, anche la pennetta conteneva una cartella con l’obbligo dell’inserimento di una password. Questo fece riaccendere dei sospetti nella mente del ragazzo. Silvio allora nascose la pennette nel proprio zaino, con lo scopo di portarla a qualche amico che se ne intendesse di computers per provare a sbloccare quella misteriosa cartella.
Nei giorni successivi, nulla sembrò essersi alterato. Manuela tornava ai soliti orari dal lavoro, cucinava , sistemava la casa e si dedicava alla lettura di romanzi vari che poi le piaceva raccontarne la trama al nipote che passava le ore ad ascoltarla chiacchierare di quei romanzi, giusto per avere l’occasione di sbirciarle la scollatura di tanto in tanto, ma senza particolare malizia, anzi con una naturalezza e disinvoltura di cui Manuela si accorgeva e non accorgeva, considerandolo giusto un occhio che per sbaglio si soffermava su un naturale punto d’attrazione.
Qualche giorno seguente però, in vista di uno di quei strani appuntamenti con l’uomo dalla mercedes nera, Manuela mise a soqquadro la casa. Quando Silvio, tornato dall’università chiese spiegazioni, gli fu risposto che una pennette USB molto importante si era persa. Il ragazzo fece finta di cercarla con sua zia per tutto il pomeriggio. Ovviamente gli sforzi d’entrambi erano vani, dato che la stessa si trovava al sicuro nella tasca interna dello zaino del giovane, ma questo Manuela non lo sapeva e se lo avrebbe saputo, avrebbe fatto di tutto per riprendersela. Silvio comprese quindi la reale importanza non tanto della pennetta, quanto del suo contenuto. La sua bella e sensuale zia riteneva quell’affare così importante? Perché?
Ora Silvio aveva capito che c’era un collegamento tra la vita sessual-sentimentale di sua zia e la pennetta. Cominciò quindi ad avere molto molto più interesse per la faccenda e quella stessa sera, uscì con la scusa di dover vedere urgentemente un amico. In effetti doveva farlo, quindi non si trattò di una vera scusa, eccetto per il fatto che quell’amico poteva aiutare Silvio.
“Decriptare una cartella?” Chiese Marco incuriosito.
“Sì, è roba privata, quindi vorrei mi decriptassi la cartella senza guardare il suo contenuto.” Replicò Silvio.
“Va bene, mi devi solo dare la pennetta e un po’ di tempo, devo scaricare il programma e… insomma devo rivedere alcuni passaggi, non è così semplice.”
“Dovresti farlo entro stasera…”
“Cosa? E’ così urgente?”
“Certo Marco, altrimenti non sarei venuto da te a quest’ora di sera, no?”
“Cazzo però, mi dovrai un bel favore, Silvio…”
“Ti offrirò una cena, ma adesso per piacere sbrigati!”
L’amico di Silvio senza ulteriori domande si apprestò a ripassare le procedure per hackerare il sistema di criptaggio. Ci mise un paio d’ore, poi finalmente dopo aver scaricato un programma e attuato varie procedure di difficile interpretazione per un neofita, trovò la password.
Malafemmena.
Questa era la password.
I segreti di sua zia non potevano che essere nascosti proprio da quella parola che sua madre usava spesso per descrivere sua sorella Manuela. Finalmente dopo anni forse avrebbe capito qual era il segreto che la sua famiglia e sua zia gli celavano.
Silvio percorse la strada per tornare a casa a passo spedito. Foto di sua zia nuda? Avrebbe visto le sue tettone e le sue larghe natiche? Forse meglio, una malafemmena è una puttana, quindi forse avrebbe visto sua zia fare sesso in qualche video porno amatoriale. Silvio già si segava all’idea. Già pregustava l’odore della sua eiaculazione.
Rientrato in casa, accese il suo portatile e infilò la pennetta. Il tempo prima che il pc riconoscesse l’hardware gli sembrò infinito, poi finalmente spuntò fuori. Il ragazzo cliccò senza indugio. Inserì la password e aprì la cartella.
Deglutì. Aveva il cuore a mille. Erano immagini. Cliccò.
Tette.
Curve.
Soffici.
Grosse.
Bianche come il latte.
Bellissime.
Nulla.
Nulla di tutto ciò.
Solo immagini di cartelle esattoriali.
15 immagini di lavoro.
Lo sconforto e il vuoto nel cuore di Silvio si fecero largo prepotentemente. Un vero e proprio buco nell’acqua, un fiasco. Silvio staccò velocemente la pennetta dal pc e la guardò per cercare un modo di farla riavere a sua zia senza destare sospetti. Alla fine decise di dirle di averla trovata sotto il divano. D’altronde non c’era nulla di scandaloso, quindi non doveva nascondere nulla a sua zia.
Silvio si alzò dalla sedia e andò nell’altra stanza, dove Manuela aveva la propria camera da letto contigua ad un piccolo studio. Lei era seduta lì, dava le spalle alla porta e i lunghi capelli castani chiari le scendevano fino ai glutei appoggiati sulla sedia. Improvvisamente Silvio ebbe un flash. Sul pc di sua zia, c’era un’altra cartella criptata dentro alla cartella dedicata al lavoro. Se quella pennetta che aveva in mano aveva i documenti di lavoro, dentro la cartella sul pc, cosa c’era?