i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy webcam Chat  | ChoCam Mature webcam  |  Live18 |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Giacomo ha diciannove anni, è il più piccolo dei mie figli. Ha la statura del fratello, i miei occhi verdi, il corpo affascinante del padre. Insomma è un bel torello, non credo abbia chissà che esperienza ma ha la testa sulle spalle, serio ed impegnato nello studio. Sapevo che la mia vita sessuale poteva destabilizzarlo, me ne accorsi quando, facendo pulizie in camera sua, arrossendo ed evitandomi con lo sguardo, capì che avevo dentro di me un vibratore che brusiva. Era un'abitudine che avevo da tempo, mettevo il vibratore ogni volta che mancavano mio marito o mio figlio maggiore, Enrico, e mi crogiolavo in quel piacere meccanizzato. Il ronzio del vibratore gli fece infiammare il viso ed io preferii uscire e lasciarlo sereno. Ci tenevo a Giacomo, era così sensibile ed a modo, non volevo distruggere la sua tranquilla quotidianità quindi mi tenni sempre lontana dal suo meraviglioso corpo pensando di fare il suo bene. Purtroppo, o per fortuna, le cose presero una piega inaspettata. Se ci ripenso mi sento una stupida, appena la settimana prima gli avevo negato tutto! Era venuto in camera mia con addosso una strana aria triste ed intimidita. "Bhe cosa succede al mio piccolo?", gli chiesi. "Niente", rispose con un chiaro magone poi riprese: "Mamma ma a me vuoi bene?". "Certo tesoro, che domande sono?", replicai sorridendo senza capire cosa intendesse dire. "Come ad Enrico?", seguitò lui con un nodo alla gola. Io finii in affanno subito, rosa dalla vergogna e con la testa affollata dall'imbarazzo, purtroppo sapevo dove voleva andare a parare. "Vi amo, siete i miei figli, la mia felicità, amo tutti voi", mi affrettai a dirgli col respiro turbato. "Ma venerdì sera vi ho visto...", riprese a parlare e mi precipitò l'angoscia addosso: "Cosa hai visto?", urlai fuori di me per la preoccupazione. "Niente niente...", tacque ed uscì. Feci un gesto istintivo per afferrarlo, ma cosa avrei potuto dirgli? Chissà che aveva visto, accidenti! Era chiaro: sapeva tutto! Quando Enrico mi aveva beccato coi suoi amici mi ero subito concessa anche a lui e il ragazzo non mi aveva mai accusato di nulla. Cosa dovevo fare ora con Giacomo? Rischiavo sicuramente di rompere quel meraviglioso rapporto con lui. Provai a calmarmi, a ritrovare la pace interiore. Che stupida che ero.

A sera me ne stavo rasserenata a cenare con loro a tavola e tra me ammettevo la possibilità che Giacomo sapesse del sesso con Enrico, però speravo che i suoi fossero solo sospetti che, con un pò di fortuna, sarei riuscita a far rimanere solo tali. Me ne convinsi, ma ero in errore e già dopo una settimana le cose presero una piega diversa.

Erano stati giorni di attenzioni, di silenzi, di premure per non essere scoperta da Giacomo. L'avevo fatto con Enrico solo due volte. Quel giorno era la terza. Avevamo appena consumato il nostro rapporto, in cucina sul marmo sporco di farina su cui stavo preparando una torta. Finito, Enrico mi aveva salutato con un bacio e, messosi in ordine, stava lasciando casa per uscire con gli amici. Aprii il frigorifero per dissetarmi. Inaspettatamente sentii la voce di mio figlio Giacomo che salutava suo fratello maggiore: “Ciao!”. Io sbalordii. "Giacomo!", fece Enrico evidentemente colpito. Io, sbalordii. Loro si dissero qualcosa ma fu tutto così rapido, giusto il tempo di capire la gravità della situazione che mi ritrovai Giacomo in cucina, nuda al suo cospetto, con la sborra di Enrico che mi colava dalla figa ed il corpo sporco di farina. La porta si chiudeva, Enrico mi aveva lasciato sola in un bel pasticcio! Avevo in mano una bottiglietta d'acqua ghiacciata appena presa dal frigo e, con un movimento teso a coprire la mia nudità, me la misi sulla figa mentre col braccio sinistro mi cinsi i seni. "Mamma ma…", farfugliò, "mamma ma cosa…". Io ero sconvolta, non potevo crederci, tante attenzioni, tanta premura e pure ero stata scoperta come una ragazzina! "Mamma lo fai con Enrico...", disse. Io lo guardavo affranto ed incredulo. "Mamma lo fai con Enrico. Dì la verità!", ripeteva. Capivo perfettamente la sua sorpresa, il suo imbarazzo, ma davvero non sapevo che dirgli. Non si aspettava che io potessi darmi a suo fratello. Ciò naturalmente lo sconvolse ma non pensavo che potesse esserne geloso. Su questo punto ero sicura e serena, Giacomo non avrebbe mai potuto soffrire di un senso di minorità rispetto ad Enrico, eppure puntuale arrivò la sua osservazione stizzita: "Con lui sì e con me no!". Come non detto. Giacomo era geloso ed, in effetti, aveva tutte le ragioni di questo mondo per esserlo, ne ero consapevole. Perché con Enrico sì e con lui no? Insomma in pochi attimi le cose erano precipitate.

Giacomo si avvicinò a me con occhi infuocati. Io indietreggiai, allungò le mani su di me e mi baciò poi mi palpò il seno con un fare animalesco. Provai a resistergli, ma lui mi afferrò una gamba e la sollevò, la portò sulla sua spalla sinistra mentre continuava a baciarmi ed a palparmi. Quando hai un maschio che ti tratta così, per giunta un bel ragazzo, cosa puoi fare? Lasciai cadere a terra la bottiglietta e lo assecondai, volevo essere scopata, volevo vedere quanto ci sapesse fare. Mi decisi ad essere sua nella bizzarra posizione che si era scelto, con un piede a terra e l'altro in aria, quasi in spaccata. Lo baciai con la lingua mentre sentii il rumore della sua zip che veniva aperta. Ci baciammo ancora poi avvertii il suo cazzo intrufolarsi prepotente nella mia figa. Molto lentamente e con colpi dolci, mi scopò facendomi sentire tutto l'arnese dentro. Era una sensazione pazzesca, stupenda. Quel cazzo scorreva dentro di me caldo e duro, si faceva largo nella mia figa, si spingeva oltre, si ritraeva e tornava a sprofondarmi dentro. Lo sentivo tutto, incollai la mia bocca alla sua. Il cazzo mi scopava morbosamente in quel mio precario equilibrio ed io me la godevo. "Sei bravissimo", gli dissi. "Ti reggi al mio collo?", furono le sue parole, una richiesta convinta alla quale non dissi di no. Gli misi le braccia attorno al collo e continuai a baciarlo. Mi sentii allora afferrare per il culo e con una leggera spinta fui tra le sue braccia sistemando anche l'altra gamba sulla sua spalla. Lo guardavo eccitatissima. Avevo le gambe attorno al suo collo, lui mi teneva la schiena. Ero pronta ad essere posseduta. Pochi attimi e si scatenò con una sequela di botte durissime, gemetti incontenibile e venni rovinosamente. Lui era insaziabile, con colpi d'anca mi martellava il cazzo dentro, mi fotteva come si deve, decisamente meglio di suo padre e di suo fratello. Frignavo dal piacere. Spalancai gli occhi aprendo la bocca per gridare ma mi uscì solo un rantolo rauco. Lo fissavo sconvolta. Mi sentivo sventrare e venni ripetutamente. Ero ferma e non potevo fare altro che subire il suo cazzo. Liberai le mani e lasciai penzolare le braccia sballottate dai suoi movimenti. Ero letteralmente in balia del suo meraviglioso cazzo che mi scassinava la figa. Mi abbandonai a lui distrutta dal piacere di una sequela di nuovi orgasmi. Sbrodolavo a iosa, soccombevo al godimento senza capire più nulla. Crollai con la testa all'indietro. Il suo corpo era ormai appiccicaticcio, la camicia era una spugna, la sua fronte grondava sudore ma lui sembrava instancabile. Con movimenti convulsi, mi schiantava il cazzo in una figa rovente. Mi scuoteva come fossi uno straccio. Sentii allora una voce, ma non afferrai bene cosa diceva. Giacomo rispose, ma la mia mente era in uno stato avanzato di confusa eccitazione e non riuscii a capire. Lui si placò, fece qualche passo, il suo bacino si quietò, non compresi cosa stava accadendo ma mi sentii altre mani addosso afferrarmi e tenermi con forza mentre venivo adagiata sul divano che avevamo in cucina. Qualcuno spudoratamente mi palpava il culo poi ci conficcava il suo cazzo dentro. “Oh si mamma…”, era la voce di Enrico che, tornato sui suoi passi, prendeva possesso del mio culo.

Enrico col suo cazzo me lo squarciava. Lo sentivo duro irrompere dentro demolendo ogni resistenza. Entrambi presero a fottermi come due martelli pneumatici, fui bersagliata da quei cazzi, Enrico nel culo e Giacomo nella figa. Respiravo ansando, mi strinsi i seni e venni ripetutamente sbaragliata da orgasmi plurimi. Mi accorsi di quanto fosse bello avere due cazzi che mi riempivano, che sensazione pazzesca! Era la prima volta per me e venni ancora. Giacomo continuava a fottermi, Enrico mi inculava, spadroneggiavano col mio corpo, mi sentivo perforare e invadere da piacere prelibato e rovente. Venni e rivenni e lo confesso, senza mai capire se si trattasse di orgasmi anali o vaginali. Poi avvertii una nuova voce. “Cavolo con entrambi!”.

Era mio marito, tornava da lavoro. Indossava giacca e cravatta, bello e impregnato di profumo, come al solito carico di dissolutezza. “Che troia”, mi disse affibbiandomi l’appellativo che usava per me quando era felice. I miei figli si fermarono insicuri e preoccupati della sua possibile reazione. Ripresero a fottermi quando lui tranquillamente tirò fuori il suo cazzo e me lo pose sulle labbra. “Vuoi fare en plein?”, disse, io gli feci l’occhiolino, glielo afferrai in bocca e procedetti a ciucciarglielo mentre venivo montata ferocemente coi seni sballottati ed i miei liquidi che fuoriuscivano a iosa. Ci abbandonammo al piacevole oblio della lussuria orgiastica in un vortice di sospiri e godimento fino alla fine. Io gemevo in maniera assordante, travolta dal piacere che riempiva senza controllo il mio corpo. Ero ingorda. Famelica, succhiavo e venivo scopata in culo e figa; venivo a ripetizione, stordita da quella passione incontrollata; venivo con la mente frastornata ed il corpo completamente in balia dei miei tre cazzi. A consegnarmi un torrente di sborra fu prima Enrico, tutti se ne accorsero perché proruppe in un fragoroso mormorio, fu poi la volta di mio marito far eruttare la sua cappella nella mia bocca e, pochi istanti dopo, anche Giacomo si unì a loro, lo sentii fremere ed abbandonarsi alla sua ghiotta voluttà rovinandomi la gustosa e bollente sborra nella figa. Tirai un sospiro sensualissimo e lascivo.

Che sensazione pazzesca. Mi ritrovavo farcita in ogni buco, per la prima volta anche con la sborra di Giacomo. Sì avevo proprio fatto en plein.