i racconti di Milu
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Note dell'autore:
Da soli...
Ero in cucina a fare i piparelli quando Rosalia irruppe gridando: "Mamma dì subito a Calogero di lasciarci in pace, ci sta rovinando il pomeriggio!". "Che succede amore?", le chiesi colta alla sprovvista. "Come al solito quando ci sono le mie amiche fa il cretino!", gridò lei incacchiata. "Cioè?", domandai ancora. "Insomma mamma quello sta tutto arrapato, trova sempre scuse per mettere le mani addosso a tutte". Lei ventenne, lui diciannovenne, Rosalia e Calogero, stanno sempre a litigare, ma stavolta restai sbigottita da ciò che stava accadendo così mi affacciai nel corridoio di casa ed urlai a Calogero di raggiungermi. "Sì mamma vengo!", furono le sue parole mentre mia figlia si tranquillizzava ed andava via.

Tornai ai miei biscotti. Ne avevo alcuni già cotti e passavo ad assaggiarli per verificare che l'impasto e la cottura fossero perfetti. Fu allora che entrò mio figlio: "Eccomi mamma, mi hai chiamato?". Non mi voltai verso di lui, diedi uno sguardo agli altri biscotti nel forno e nel mentre gli dissi: "Lascia in pace tua sorella e le amiche ok?". Lui replicò: "Ma non sto facendo nulla di male!". Io mi voltai con l'intenzione di pregarlo di starsene buono in camera sua o a guardare la televisione ma non riuscii neppure ad alzare il viso verso il suo che mi imbattei nella visione di un imponente bozzo compresso nei jeans. Mi scappò un “miiizzica!”. La mia sicilianità era esplosa con spontaneità davanti a quella montagna di ormoni giovanili che mi venivano sbattuti in faccia. Guardai meravigliata e le sopracciglia mi si aggrottarono in una espressione interessata che sfuggiva al mio controllo. "Tesoro ehm.. non hai nulla da fare oggi?", gli dicevo ma guardavo rapita la sua erezione. "Cercavo solo di fare amicizia con qualche ragazza, mica mi sto comportando male!", mi rispose. "Ti stai comportando benissimo, direi.. ehm.. benissimo", risposi ammaliata dal suo cazzo. “Quindi?”, fece lui. “Quindi… quindi…”, non sapevo cosa rispondere, non ero connessa. Quando finalmente trovai la forza per smuovere i miei occhi dalla sua erezione, lo guardai e dissi: “ Futtitinni Calogero! Non ci pensare! Sta qua e fammi un po’ di compagnia”. Gli sorrisi, lui la prese a male. Come non capirlo, dall’altro capo della casa c’erano tre ragazze e lui era infoiato, figuriamoci se desiderava starsene con la mamma.

Gli porsi un vassoio di biscotti. Ne prese uno, lo assaggiò, mi disse qualcosa, io non la afferrai. Posato il vassoio, piombai sul suo inturgidimento. “Mamma? Mamma tutto bene?”, mi sentii chiedere. Tornai con lo sguardo sul suo viso: “Sì certo”. Provai a resistere alla tentazione di fissargli il pacco. Balbettai qualcosa poi dissi le prime cose sensate che mi vennero in mente: “Direi che l'impasto è buono, ora bisogna metterlo nel forno”. Fui travolta dalla vergogna, che cazzo gli stavo dicendo! Metterlo nel forno! Mi resi conto del doppio senso delle mie parole, arrossii. Lui dovette pensare che non stessi bene: “Mamma ma ti gira la testa? Cos’hai?”. “Niente, non ho niente, sto bene”, provavo ad apparire normale ma i miei occhi tornavano sempre alla sua erezione, rapendomi come in un incanto e costringendomi a quella imbarazzante scenetta. Afferrò il vassoio e fece: “Allora te lo metto io nel forno?”. Mi sentii mancare il respiro. “No, veni cca, faccio io”, risposi e, riprendendo il vassoio, mi voltai, aprii il forno e lo adagiai lì. Poi mi chinai a guardar dentro e sistemare la manopola sulla giusta temperatura ma inavvertitamente nel farlo finii col culo contro mio figlio, prossima al suo pacco. Una tempesta si scatenò nella mia mente, non seppi resisterle. Mi accostai meglio a lui, mi chinai di più e finii a strusciarmi sul suo cazzo. Minchia che sensazione incredibile! Accidenti, avevo la mente travolta da quella depravazione! “Mamma” mi ripeté due volte mio figlio con un filo di voce, ma io mi scoprivo incapace di contenermi e seguitavo a strusciare il mio culo sul suo cazzo. “Mamma”, mi ripeté una terza volta. “Zittuti! Sta zit-to, la-scia-mi fare”, balbettavo eccitata nel sentire le fattezze del suo cazzo spiaccicate sul mio sedere.

D’un tratto mi afferrò con le mani e mi strinse di più a se. Sgomentai. Mi venne il batticuore, restai esterrefatta, era lì col cazzo eretto per me. Sapete come si dice dalle mie parti? Facci nun vista è disiata! Che meraviglia quella spettacolare erezione! Incominciò a seguire il mio corpo, chinandosi e strusciandosi con movimenti scabrosi. Mi sentii avvampare di più. Continuò così tenendomi a se e strusciandosi su di me come in una danza. Che roba seducente!

Poco dopo andò oltre. Iniziò a sollevarmi la gonna con un consapevole e frettoloso vigore. “Mascaràtu che vuoi farmi?”, gli bisbigliai in estasi. “Te lo metto nel forno”, fece lui. “Aspetta, voglio prima assaggiarlo. Adasciu”, gli risposi. Lui mi lasciò, io mi voltai che lui già se lo stava tirando fuori. Feci ben poco e mi ritrovai sulle ginocchia faccia a faccia col suo cazzo. Lo guardavo avvinta dal desiderio, lui con la mano si scappellò lasciandomi ammirare il glande largo, rossiccio e liscio. Io mi inumidì la mano passandomela nella bocca, poi iniziai a segarlo con gusto. Di tanto in tanto gli carezzavo i testicoli, poi glielo presi in bocca. Succhiai cupida e quando lo tirai fuori glielo vidi bello pieno di saliva. “E’ cotto a puntino, inforniamolo che sono tutta un nfocu”, gli dissi sorridente rialzandomi. Lui si avvicinò a me, io lo spinsi verso il divano che avevamo in cucina. Mi sfilai le mutandine e fui sopra di lui.

Mi assisi a cavalcioni ed infoderai il suo arnese nella mia figa. Pochi istanti e balzavo sul suo cazzo mentre lui si godeva la mia figa. Iniziai a muovermi sinuosa inghiottendogli il suo bel biscotto. I miei seni andavano su e giù nella camicetta, la sbottonai e li tirai fuori. Danzarono battendogli sul viso mentre lui, arrapato, cercava di imboccarne i capezzoli. I capelli svolazzavano ed io me la ridevo con quel bell'arnese nella mia carne. Impastavo le mani sul suo petto, sulle sue braccia e mi prendevo tutti i suoi baci, le sue carezze, il suo sesso. Galoppai schiacciandomi il suo sesso sin nello stomaco. Ci detti dentro con foga. Sentivo il rumore dei nostri corpi e lo incitavo: ““Accussì siii”. Lui mi piazzò con ruvidezza le sue mani sulle chiappe e da quel momento una sequela di stoccate convulse mi misero a ferro e fuoco la figa. Una rapida serie di colpi mi mandò in estasi. Minchia! Venivo sbattuta senza tregua, con una passione travolgente da quel caldo e succulento cazzo che mi scivolava dentro e fuori dalla pancia. Un palpito da pelle d’oca mi consegnò il mio primo orgasmo, mi riempii d’acqua in abbondanza, ma lui non capì e continuò a fottermi con tutta quella irruenza. Era pazzesco, morboso, lascivo. Procedeva con i suoi affondi. Mi sentivo frullata, mi montava come una vera troia. Venivo martellata con vigore, la figa era pestata e tracimava d'umori vaginali. Un momento di pausa, un bacio sulla bocca e poi ancora una serie incessante di colpi di bacino duri, mazzate dense di lascivia. Venni un’altra volta poi lui tentennò: “Mamma ohh..”. Capì che stava cedendo. Lasciai il suo corpo e mi inginocchiai giusto in tempo per assistere alla sua esplosione in profluvi di sborra sul viso, capelli, i seni, la camicetta, la gonna. Ero lurida, macchiata ovunque e colma di gioia. Mi aveva insudiciato per bene, se ne era reso conto ed esclamò: "Miiii ma! T'haju insivatu comu 'na bottana!".

"Oh come ti permetti Calogero! Ti pigghiu a legnate!", risposi fingendomi incazzata. "E poi ti ho detto mille volte di parlare italiano!", continuai sbraitando. "Va bene, va bene, scusa, non lo faccio più", si affrettò lui a calmarmi. "Scusa 'n minchia - lo interruppi, poi lo guardai sorridente e seguitai - Ti perdono sulu si u rifacciamo".
Note finali:
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