i racconti di Milu
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E’ sabato pomeriggio e sono sola. I miei sono fuori, mio fratello è uscito con la sua ragazza. Casa è tutta per me.

Adoro questi momenti di solitudine, in cui posso fare ciò che voglio senza che nessuno sia lì a giudicarmi o infastidirmi. Per carità, amo stare in compagnia ma in determinati momenti voglio essere sola e questo è uno di quei momenti.

Dovevo uscire col mio ragazzo ma un imprevisto ha posticipato l’orario di tre ore e io sono qui, illanguidita, bramosa di attenzioni. E’ “la voglia” come la chiamo io, quel desiderio che mi prende ogni tanto e mi fa fremere tutta, che mi rende capace di qualsiasi cosa quando sono con lui, con sua grande felicità, ma che conosce un unico modo per placarsi: le mie dita.

Lui scopa bene, quasi mai devo fingere però, quando sono così “arrapata”, solo con l’ausilio delle mie dita riesco a placarmi, a smettere di fare sesso, a raggiungere un orgasmo definitivo.
Non lo so perché. Amo il cazzo in tutte le sue funzioni, però solo da me riesco a provare quelle sensazioni che spengono “la voglia”.

Adesso sono distesa sul divano, completamente nuda, gli abiti gettati di lato. Apro le cosce e inizio a carezzarmi. C’è tutto il tempo, posso fare con calma e mi sfioro il corpo come se le dita fossero piume. Le cosce, il loro interno, il ventre. Salgo su fino ai seni, il collo. Mi metto un dito in bocca e lo lecco per bagnarlo e poi lo porto sul capezzolo. Gli giro intorno, lo spingo, lo premo. L’altra mano è sulla pelle del ventre. Ritardo il momento del contatto col mio sesso che già inizia a stillare la sua rugiada.

Faccio sempre così, sentendo la pelle incendiarsi man mano che la sfioro. Mi strizzo un capezzolo e un gemito involontario mi esce flebile dalle labbra. Osservo il riflesso parzialmente distinto sul televisore della mia posa oscena. E’ il momento: scivolo sul ventre fino al bottoncino, lo tocco appena e una scarica elettrica mi attraversa il corpo. Mi lecco le labbra già riarse e scendo più giù con le dita facendole scivolare sulle labbra della micina che si schiudono come un fiore. Mi metto un dito dentro, poi due, cerco i punti che più piacere mi danno. L’altra mano è ora sul bottoncino, lo carezza circolarmente e mi sento più umida, più calda. E’ una marea lenta che sale sotto il tocco sapiente dei miei polpastrelli, e voglio farla durare a lungo.

Mi metto di lato, due dita della sinistra sempre dentro di me, l’indice della destra che sale fino alla lingua che lo lecca golosa, alla bocca che lo succhia per un istante prima di lasciarlo andare più giù, dietro, a tentare il buchino più intimo. Lo picchietto delicatamente, muovo il dito circolarmente e quando mi sento pronta spingo piano facendolo entrare. Le due dita davanti si piegano a uncino, mi toccano il punto nascosto e sussulto per il lampo di piacere che mi ha attraversato. Muovo le dita sincronizzandole tra loro, facendo in modo che si cerchino divise solo da una piccola membrana, stimolandomi e facendomi emettere succhi copiosi che bagnano l’asciugamano che, per fortuna, mi sono ricordata di mettere sul divano.
E’ quasi il momento: mi rimetto sdraiata sulla schiena, le gambe in alto spalancate oscenamente, la sinistra, ora con tre dita, che si muove avanti e indietro in me, la destra che è andata ancora sul clitoride. Ci sono quasi e gemo continuamente aspettando l’esplosione dei miei sensi.

Il rumore della porta che si apre, risate, passi veloci e una biondina dai capelli lunghi entra nel salotto. Sbarro gli occhi vedendola, paralizzata dalla sorpresa. Si sta togliendo la camicetta, vedo i globi dei suoi seni ballonzolare. Ha la testa girata indietro e ride. Quando guarda in avanti si blocca, un braccio ancora nella camicetta. La riconosco: è la ragazza di mio fratello. Lui è due metri dietro di lei, la sta rincorrendo mentre si toglie a sua volta la camicia, quasi va a sbattere contro di lei prima di vedermi e bloccarsi a sua volta.
Riprendo coscienza della situazione e afferro i jeans cercando di coprirmi con essi racchiusi tra le mie gambe ora serrate.
Muoio di vergogna a essere stata sorpresa così, nella mia intimità più nascosta, e vedo arrossire anche lui.

- Ma…… Monia, che stai facendo? –

Vorrei rispondere rabbiosa:

- Con le cosce spalancate e tre dita nella figa, secondo te che sto facendo? –

Non ci riesco, la frustrazione di aver dovuto smettere sta diventando rabbia, ma è ancora maggiore la vergogna. Lo fa per me la sua ragazza, con tono ironico:

- Sta facendo prendere aria alla sua micina, no? –

La guardo fissa: non la conosco bene, è da poco che sta insieme a Marco, mio fratello. Ci avrò scambiato cento parole al massimo. So solo che si chiama Ginevra ed ha 19 anni.
Mi osserva con occhi divertiti e mi pare, un pizzico di malizia. Parla con voce sfrontata:

- Scusaci Monia, pensavamo che non ci fosse nessuno e……. beh, siamo qui per la stessa cosa che stavi facendo tu –

- Io….. mi dispiace…… adesso vado via……… -

Mi vergogno sempre più. Comprendo il perché si stavano spogliando: sono tornati a casa per fare sesso pensando di essere soli, togliendosi gli abiti appena entrati, probabilmente per buttarsi sullo stesso divano dove sono io, e hanno trovato me in quella posa, esposta ai loro occhi, senza possibilità di inventarmi una scusa.

- Credo che quei jeans siano da lavare –

Mi si è avvicinata a un passo, ha finito di togliersi la camicetta. Vedo i suoi grossi seni racchiusi in un reggiseno rosso con inserti in pizzo nero. Ho un completo simile: lo metto quando voglio eccitare il mio ragazzo.

Abbasso lo sguardo e vedo ciò che ha visto lei: le gambe dei jeans, a contatto con la mia micina fradicia, si sono bagnati. La macchia è evidente. Ho la testa che mi gira ma quel che mi sconvolge è la sua mano che si appoggia al mio seno lasciato scoperto dalle braccia. Mi stringe piano il capezzolo e una scarica elettrica mi colpisce. Ho i capezzoli sensibilissimi e l’orgasmo mancato mi tiene in una condizione di sovraeccitazione.

- Non è necessario. Se vuoi………. puoi rimanere –

La sua voce è un sussurro roco. La vedo togliersi il reggiseno, slacciarsi e togliersi la gonnellina corta facendola cadere a terra. Esce da quel cerchio di stoffa e, le mani sui fianchi che scivolano verso il basso, si toglie anche lo slip coordinato restando nuda davanti a me.

- A me non dispiace se ci guardi…….. Sei bella, vorrei guardarti anche io –

Se possibile arrossisco ancora di più. Il complimento è evidentemente sincero, la proposta spudorata e intrigante.

Lei dando per scontato il mio assenso chiama Marco a sé con un gesto. Lui si avvicina muto, gli occhi che vanno da me a lei come un pendolo velocissimo. E’ frastornato e lo diventa ancora di più quando lei gli slaccia la cintura e gli tira giù i pantaloni. Gli toglie le scarpe, gli fa sfilare le gambe e lui resta lì con i boxer che vedo tesi allo spasimo. Io non so cosa fare. Quello è il momento in cui dovrei rifiutare, alzarmi e andare in camera mia per concludere ciò che stavo facendo la cui necessità è impellente. E’ “la voglia” che decide per me, quando lei, inginocchiandosi, con voce dolce mi dice:

- Continua –

Butto i jeans sul divano, allargo ancora le gambe lentamente, come il sipario di uno spettacolo di cui solo loro sono spettatori. Quando appare esposta l’attrice principale il pomo d’Adamo di Marco ha un sussulto. Deglutisce nervosamente e poi geme buttando la testa indietro per l’improvviso contatto del suo uccello con la gola di Ginevra. Lei ha guardato me e poi, con gesto improvviso, ha tirato giù il boxer facendo scattare come una molla l’uccello. Nemmeno il tempo di respirare e l’ha preso in bocca per almeno una metà. Girando gli occhi di lato mi guarda mentre inizia a fare su e giù dispensando leccatine a ogni centimetro di pelle che incontra. Lei guarda me e io guardo lei. Un calore mi prende tutta e quasi senza accorgermene la mia mano è ancora sul mio ventre, le dita mi cercano, mi trovano, mi penetrano. Sono bagnatissima.

Marginalmente noto che Marco, mio fratello, ha un bel cazzo. Dritto come un fuso, dalla circonferenza importante. La lunghezza non so dirla ma a giudicare da quanto rimane fuori dalla bocca di Ginevra è in proporzione. E’ un pensiero che arriva e fugge via: la mia attenzione è tutta per lei, per le sue labbra carnose che si muovono scivolando su un tappeto di saliva, sui suoi occhi che inchiodano i miei.
Mi lecco le labbra nervosamente e ancora Marco ha un singulto. Lo guardo e anche lui mi fissa. Deve essere uno spettacolo ben strano la sua sorellina che si masturba davanti a lui e si lecca vogliosa le labbra. Distolgo lo sguardo repentinamente, non voglio che pensi chissà che. Mi chiedo per un istante se lo desidero e immediatamente mi dico di no, non è lui che voglio, non è il suo uccello, e nemmeno quelle labbra che continuano la loro opera strappando a lui gemiti sempre più alti.

Voglio le mie dita, quelle dita profondamente infisse dentro di me, roride di umori. Ho ripreso a stuzzicarmi il buchino, prima con un dito, poi con due. Mi penetro usando contemporaneamente le due mani, pienamente esposta. Giurerei che Ginevra sta sorridendo, con gli occhi, che le labbra sono impegnate. La mia visuale si restringe a pochi decimetri quadrati, quelli che comprendono l’inguine di lui e la testa di lei; il resto è sfumato, inconsistente. Il rumore che lei fa succhiandolo mi eccita ancora di più. Spingo a fondo le dita dentro di me e godo improvvisamente inarcandomi sul divano, bagnandomi le mani, gemendo forte. Per qualche istante perdo il contatto con gli occhi di lei. Grata per il piacere appena provato lo cerco nuovamente e ora sono più vicini a me.

Ha interrotto quello stupendo pompino e ha fatto sedere lui sul divano. Quando riapro gli occhi lei gli sta salendo sopra impalandosi con l’uccello che ora vedo, a pochi centimetri, nella pienezza del suo turgore. Sì, è veramente un bel cazzo ma il mio giudizio è solo estetico, non ho voglia di scopare ora.
Ginevra si muove sopra Marco, una sua mano è sul mio seno, mi stringe ancora il capezzolo.
Sussulto e mi accorgo che “la voglia” non è finita, ancora dentro di me sento l’impulso a toccarmi anche dopo l’orgasmo favoloso che ho appena avuto.

Languida, distesa, li guardo muoversi e riprendo a accarezzarmi. Solitamente a questo punto salgo in camera mia dove ho una discreta collezione di vibratori e lì, con l’ausilio di uno o più di essi, le mie dita mi portano all’orgasmo definitivo, quello che mi lascia assonnata e felice. Adesso no, non voglio staccare i miei occhi da quelli di Ginevra, Lei lo cavalca con forza, spingendo l’inguine verso di lui per farsi penetrare meglio, roteando le anche per farsi raggiungere nei punti più sensibili. Contemporaneamente mi guarda fissa, mordendosi un labbro come indecisa. Alla fine si sporge verso di me, appoggia le sue labbra alle mie, la sua linguetta preme delicatamente finché non apro la bocca e la mia esce ad incrociarla, ad avvolgersi ad essa, a scambiare fiumi di saliva.

- Ginevra, ma a te piacciono anche le donne? –

- Sì, Monia, è un pezzo che ti osservo, che voglio baciarti, accarezzarti………. mmmmhhhhhhhh –

Un movimento brusco di Marco la fa sobbalzare. Deve aver toccato un punto molto sensibile perché lei chiude gli occhi per assaporare meglio la sensazione.

- Che porca che sei, anche lesbica…….. e tu…….. mia sorella……….. non avrei mai creduto –

Marco ci fa la morale ma i suoi occhi dicono altro. E’ arrapato al massimo livello. Spinge verso l’alto per penetrare Ginevra mentre le carezza le cosce, i seni, e geme.
Incredulo ci guarda quando Ginevra si riabbassa verso di me e le nostre lingue si incontrano ancora. E’ un bacio profondo, un volersi compenetrare l’una nell’altra.
Intanto le mie dita hanno proseguito la loro opera e sono vicina ancora una volta al climax.

Insisto con la tecnica che preferisco, con indice e medio della destra che roteano vorticosamente sul clitoride mentre tre dita della sinistra sono dentro di me, a spingere e scavare, a penetrarmi fin dove è possibile dilatandomi e facendomi bagnare come una fontana. Manca poco, veramente poco e mugolo nella bocca di lei. Questa pazza, dolce, piccola troia mi dà il colpo finale andando con un dito a sondarmi il buchino, a bagnarsi con i miei succhi e tornare lì, a spingere entrando centimetro dopo centimetro, facendo avanti e indietro come un cazzetto. E’ troppo, vengo andando incontro a quel dito indiscreto, alle mie dita sprofondate nella mia micina, muovendo a velocità folle le dita sul clitoride.

Vivo il mio orgasmo nella bocca di Ginevra che non ha smesso di baciarmi, spingendo la lingua fin dove posso, urlando forse prima di accasciarmi sul divano. Il movimento mi fa staccare da lei ma non ho le forze per risollevarmi, per cercarla ancora. Mollemente allungo una mano verso il suo seno e lei spinge la cavalcata più a fondo, andando incontro a lui che le sta godendo dentro gemendo come un pazzo. Ancora i suoi occhi cercano i miei e li vedo annebbiarsi dal piacere quando è lei a godere, stringendosi forte a Marco, immobilizzandosi come una statua, le labbra che si aprono e chiudono alla disperata ricerca di aria, il viso che diventa di brace prima di emettere un mugolio prolungato e accasciarsi sopra di lui.

Restiamo tutti e tre a riprendere le forze per alcuni minuti, senza riuscire a muoverci, poi Ginevra scende da sopra Marco, mi accarezza la coscia, mi cerca ancora le labbra in una bacio ora lieve, dolce, a fior di labbra, un bacio spiluccato come lo chiamo io.
Mi nego quando lei scivola in ginocchio e accosta il volto all’inguine di lui. Glielo prende in mano, ne bacia la testa, lo lecca lentamente. Me lo porge spingendolo nella mia direzione, in una muta offerta di amicizia e condivisione. Marco ci guarda attonito, forse speranzoso che io accolga l’invito e unisca le mie labbra a quelle di lei, ma “la voglia” ora è placata, ed è un bene visto che lui è mio fratello.
Scuoto la testa sorridendo, mi chino verso di lei per un ultimo bacio a quelle labbra birichine, per farle capire che non considero chiusa la cosa tra me e lei. Riesco anche a fare una carezza sulla testa a Marco prima di muovermi verso la mia camera. Li lascio che lei ha già la bocca piena di lui e rotolo sul mio letto cadendo subito in un sonno profondo.