i racconti di Milu
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Indice
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Alessia atterra all'aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo alle 18,50 di lunedì. Ad attenderla non trova suo marito, ma un uomo sovrappeso con un cartello con sopra scritto il suo cognome. Lei lo legge, stupita, e interroga l'uomo.
-Venga con me, signora.
Alessia si accorge dello sguardo dell'uomo, che accompagna le parole con quegli occhi scuri e forse cattivi, sparsi lungo il suo corpo. Lei non è vestita in maniera provocante, jeans e maglietta. Una giacchetta leggera sopra. Pensa che la stanchezza possa rifiutare al maschio il lusso di uno sguardo vizioso sopra di lei. Non è così. Quello se la gusta e si compiace. Accompagna la direzione da prendere con una lieve mossa del braccio, prendendo Alessia per il gomito.
-Mi segua.
Alessia obbedisce.
Viene investita dal caldo di Palermo, da un cielo azzurro e da uomini scuri. Gli altri taxisti la guardano senza porre filtri, perché non sarà una loro passeggera. È una femmina che cammina davanti loro. Il suo autista invece mantiene contegno, e le apre la portiera.
Sente dei commenti alle spalle, delle risatine. Forse sono diretti a lei, ma ci è abituata.
Suo marito dice che i maschi sentono il suo odore, odore di femmina. Glielo dice con irruenza, gelosia, cupidigia, mentre scopano o lei fa lui dei bocchini. Una pratica in cui Alessia eccelle.
All'interno dell'auto l'aria condizionata la riporta a dimensioni conosciute. Manda un messaggio al marito, chiedendogli il perché di quel cambio di programma. Sarebbe dovuto andare lui, a riceverla. Ma non è stato così.
Lui risponde vago, dopo pochi minuti, dicendole che la convention si sta protraendo più del dovuto. Si vedranno in albergo, più tardi.
Alessia si abbandona sul sedile, sbuffando, osservando il mare alla sua sinistra.
In albergo le viene indicata la stanza, di suo marito nessuna traccia.
Si spoglia, si lava dentro una doccia suntuosa. Una finestra del bagno le restituisce il mare, ormai siamo al tramonto, e lei si compiace di quella libertà. La finestra aperta, il cielo che la guarda, la sua nudità. Ha voglia, Alessia. Suo marito non la scopa da ormai quindici giorni. È il motivo per cui lei ha voluto raggiungerlo a Palermo. Il lavoro di lui lo spinge sempre in giro per il mondo, ma adesso sta esagerando. Troppi giorni. Così ha voluto intervenire in questa assenza, vuole passare con lui almeno ventiquattrore.
Uscita dalla doccia si coccola dentro gli asciugamano color panna dell'albergo.
Scrive un altro messaggio al consorte, senza ricevere risposta.
Si abbandona sul letto, per una mezzora. Sente le tette e i capezzoli gonfi. Vorrebbe darsi piacere, come d'abitudine. Poi decide di prepararsi per quella che ritiene una cena elegante con il suo uomo. Ma il suo uomo continua a non risponderle.
Scende nella hall e finalmente riceve un messaggio: “ti raggiungo più tardi, cena in albergo”.
Un ordine, nessun orpello tenero.
Lei si arrabbia e sbuffa. Alla reception notano il suo nervosismo e le si avvicinano. Un ragazzo giovane e il portiere esperto. Due uomini premurosi. La invitano a cenare al ristorante dell'albergo.
Lei non ne ha nessuna voglia, si nega, esce fuori a fumare una sigaretta.
Il lungomare palermitano è caotico: macchine che passano, motorini, urla, il sole che saluta.
Il portiere dell'albergo, quello anziano, esce con timidezza a domandare ancora a lei se voglia essere ospite dell'albergo per la cena. Alessia ci pensa qualche secondo, poi rifiuta. Dice, mentendo, che la aspettano altrove.
Si incammina sui tacchi per la strada, sentendosi osservata dal vecchio portiere. Il vestito è forse troppo trasparente, capisce di stare dandogli una visione perfetta del suo bel culo.
Dopo pochi metri se ne pente. Dietro l'albergo vi è un giardino sporco, dove nota un nero pisciare vicino un albero. Allo stesso modo osserva in una piazza poco vicino delle persone avvicinarsi a un bar, comprando panini e birre. Passano motorini, che premono il clacson al passaggio di Alessia. Passano degli uomini che la osservano. Alcuni maschi seduti su delle sedie di plastica la guardano passare, come un miracolo. Comprende soltanto “che pezzo di baldracca”, tra i vari commenti. Alessia aumenta l'andatura, scioccata e nervosa. Controlla il telefono. Suo marito ancora non ha risposto.
Cammina per la città ma i tacchi non le consentono troppi chilometri, si pente di non aver mantenuto le scarpe da ginnastica. Decide di fermarsi in un locale. Non pare troppo grezzo, si fa accomodare ad un tavolo. Sono le nove. Suo marito ancora si nega. Ordina del pesce grigliato e del vino bianco, sperando sia solo un antipasto. Il pesce è buono e il vino altrettanto, inoltre suo marito continua a negarsi.
Il proprietario del locale le chiede infine se possa farle un po' di compagnia, e Alessia accetta. Non ci vede niente di male, ma specifica di stare aspettando suo marito.
-Ci mancherebbe, signora.
Questo è un uomo di cinquant'anni, severo ma simpatico, dal fisico massiccio. Toglie il vino che sta bevendo Alessia e fa portare al cameriere del vino “particolare”, il migliore che hanno, che produce lui stesso, dicendo che da ora in avanti lei sarà sua ospite. Alessia dice che non deve, ma quello ha già fatto tutto e allora non si può tornare indietro.
I due bevono insieme, l'uomo si dimostra un conversatore piacevole, Alessia quasi si dimentica che il marito è nella stessa città.
Le racconta di Palermo, di quel quartiere, di come pescano. Alessia è rapita da quei racconti, dalla bocca di quell'uomo, dal suo gesticolare. Dal modo in cui i suoi occhi la scrutano senza mai troppo esagerare. Ma lo fanno, eccome. Il suo vestito leggero lo sente invisibile. Il copro reagisce a quella lenta invasione. Dovrebbe andarsene, ha il sospetto di stare venendo attirata dentro una trappola. Ma è una trappola seducente. Al tavolo li raggiunge il nipote dell'uomo, un giovane di ventisei anni, pescatore. Questi ha jeans e maglietta aderente, un vero tamarro nota Alessia. Abbronzato, losco, virile, cafone. Beve birra e non fa altro che guardarle le tette. Alessia capisce che forse è davvero meglio andare via, quindi chiede al titolare quanto debba pagare.
Nel frattempo il marito di Alessia le dice che si vedranno direttamente in albergo, per dormire, che lui farà tardi. Il titolare nota il cambiamento di umore di lei e le chiede se stia bene.
-Massì, non è niente. Vado.
Lui la invita ad assaggiare una loro primizia, le dice che non tutti possono assaggiarla.
Lei si schernisce, chiede cosa è. Pensa possa essere un dolce e finge di non comprendere l'allusione.
Lui la invita sulla loro barca, ormeggiata pochi metri distante. Alessia è indecisa, non sa che fare.
Il suo corpo è distratto, la testa complice il vino poco risoluta. Quell'uomo insiste e soprattutto è appena stata mollata in città da suo marito. Per una sorta di rivincita accetta di andare sulla barca con il proprietario del ristorante.
Giunti sul molo si accorge che con loro, allo spalle, sono sopraggiunti il nipote ed un altro ragazzo che non aveva ancora visto.
-E loro?
-Guidano la barca, mentre noi ci godiamo il paesaggio.
La brezza ormai notturna investe Alessia, che si abbandona a quelle sensazioni.
Il suo vestito minuscolo viene riempito dall'aria, fino a che sente persino freddo. L'uomo se ne accorge e le porge una coperta, avvolgendogliela addosso. Alessia nota un indugiare eccessivo mentre gliela accomoda. Non si nega. Adesso è in mare aperto, con tre uomini.
Viene servita una bottiglia di vino siculo e del pesce fresco. Alessia mentre imbocca quel pasto sente ebbrezza, è un po' ubriaca. Ma le piace. Non si accorge, o fa finta di non accorgersene, mentre il vecchio le mette una mano sulla coscia. Un approcio banale ma arcaico. Ride, Alessia, lasciandolo fare.
-La smetta, su.
Quello sorride ma non lascia la presa. Anzi allarga il raggio d'azione della sua manone. La pelle bianca di Alessia risponde rabbrividendo.
Prende il telefono. Suo marito le scrive di stare ritornando in albergo. Al massimo un'oretta e sarà lì.
Lei gli sta per rispondere, è appoggiata alla balaustra, quando sente il suo vestito alzarsi e la faccia di uno dei ragazzi ravanarle il culo.
Si scuote, si gira.
-Ma, ma cosa fai??
Quello senza rispondere continua il suo lavoro. Ora le sta leccando la figa, un po' attraverso le mutande un po' sulla carne nuda.
Suo marito, senza aver ricevuto risposta, la chiama. Nel frattempo Alessia è stata spogliata, ci è voluto poco, e si trova sul divanetto della barca con soltanto le scarpe e il reggiseno. Tutti e tre i maschi presenti sulla barca sono su di lei. La stanno palpando ovunque, la leccano ovunque. Alessia non se la sente di rispondere al marito, lo dice ai maschi.
-Lasciatemi, vi prego, devo parlare con mio marito.
I tre sorridendo si placano, così lei riprende il telefono e parla con il marito.
Appena la telefonata inizia i tre riprendono però a fare di tutto sul corpo di Alessia. Fino a che si trova un cazzo dentro, mentre due le schiaffeggiano le guance. Può solo sospirare, e annuire a quello che le chiede il suo marito.
-Ah, ah, sì, sì, certo, tra poco ritorno...ci vediamo in camera.
La chiavano tanto, e bene, al punto che Alessia urla nella notte siciliana i suoi orgasmi, alle stelle, senza preoccuparsi che qualcuno la senta.
Chiede loro più cazzo, più forte. E loro glielo danno, volentieri, perché una porca così non capita spesso sotto mano.
-Lo sapevo, mi avete fregata. Siete dei porci maledetti.
L'odore di legno, pesce, acqua di mare, investe le narici di lei, mentre è chinata a prenderlo nel culo sul ponte della nave. Nessuno di loro le risparmia niente. La umiliano, parlando in dialetto. È una puttana, una bagascia, irridono suo marito che aspetta sulla terra ferma. Dicono che rimarrà incinta di pescatori. Che è quello che si merita.
Alessia pensa che hanno ragione, hanno capito in fretta che tipo di femmina lei sia, e gode.
Viene infine abbandonata sul molo, le lanciano le scarpe dalla barca. Il più anziano le mette in un cartoccio del pesce, dicendole di portarlo a suo marito. Come regalo. Ridono tronfi e sguaiati. Lei cammina sazia, ubriaca, piena, verso l'albergo. In mano le scarpe, non sopporta più il selciato irregolare. Sente le tette far male, i capezzoli dolenti, la figa bruciare. Ci sono andati giù pesante, quei tre bestioni. Il nero che gestisce il parcheggio davanti all'albergo la guarda, la squadra. Lei in quel momento è una bestia, ma quello capisce che è una bestia appena montata e usata da altri, e la fa passare senza chiederle niente, senza nemmeno regalarle uno sguardo concupiscente.
Alessia attraversa la hall senza degnare di uno sguardo il portiere, che la saluta. In ascensore inizia a togliersi di nuovo il vestito, esce in corridoio completamente nuda, ma non le importa. Attraversa il breve spazio fino alla camera con in mano scarpe, intimo e vestito. E il pesce.
Appena entra in stanza trova il marito sdraiato sul letto. Sta controllando il telefono, come al solito. Lei appoggia rudemente il pesce sul letto.
-È per te.
Abbandona a terra i suoi vestiti e si dirige verso la doccia. Lo specchio le restituisce una donna sfatta, nota sul suo corpo dei segni. Quei tre animali...adesso dovrà raccontare qualcosa a suo marito. Dovrà spiegare, giustificare. Dovrà inventare qualcosa, oppure no. Lui ci è abituato.
Note finali:
viktorburchia@gmail.com