i racconti di Milu
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Sapevo molto bene che mi stava spiando. Senza ombra di dubbio avrei dovuto fermarmi e ricompormi, ma, con mio grande stupore, trovai estremamente eccitante che mi guardasse. Io, accoccolata nell'amaca, ero completamente nuda sotto la frescura di due alberi di gelso del nostro giardino. Mi massaggiavo i seni, strizzavo i capezzoli, navigavo con le mani sino alla vagina, la salutavo con tocchi delicati e tornavo a palparmi le tette. Godevo della temperatura mite del mio corpo, dei capezzoli turgidi e ritti come punesse. Mi bagnavo l'indice ed il medio tra le labbra poi correvo a prendere ancora possesso della mia figa, spalancavo le gambe e ci ficcavo le dita inumidite. Sospiravo, ansimavo soddisfatta dondolandomi su quell'amaca in un torrido pomeriggio di fine luglio e fingevo di non accorgermi di lui, di mio figlio che mi guardava folle negli occhi, con la fronte spiana e luccicante di sudore, dalla porta con zanzariera che dalla cucina si affacciava sul giardino. Il pareo era slacciato sotto di me, dentro c'era finito intrecciato un bel fallo di plastica. Lo cercai, lo trovai, me lo spinsi dentro, colmai il vuoto tra le mie cosce. La mano ancora fremeva palpandomi un seno, l'altra ficcava su e giù accompagnando il fallo nella vagina. Respiravo piena di sesso, poi anche la seconda mano raggiunse la vagina accendendosi in un massaggio che mi infuocò il clitoride. E mio figlio stava là. Non so dir bene se vedeva tutto dalla sua posizione, ma io continuai fino a quando rivoli copiosi di bava bianca proruppero dalle mie profondità. Quando tutto fu consumato mi riallacciai il pareo attorno al corpo e vidi con la coda dell'occhio mio figlio scomparire tra le mura di casa in grande silenzio. Mi accorsi allora di aver commesso una imperdonabile leggerezza, con che faccia avrei potuto ora tornare in casa e guardarlo? Come avrei potuto far finta di niente, senza arrossire, senza balbettare, senza lasciarmi prendere dal panico e dall'imbarazzo? Mi feci coraggio, filai in casa.

Ero piena di pensieri e timori, colta da un senso di impudicizia fastidioso. Aprii la zanzariera e con un passo mi ritrovai in cucina. Mio figlio era lì, di spalle, si stava preparando un panino col frigo aperto alla ricerca di qualcosa da mangiare. "Caro hai fame?" gli dissi e mi avvicinai a lui con un gesto meccanico, pronta a preparargli il suo spuntino. "Un po'", mi disse con una insolita voce gutturale. Mi affacciai nel frigo: "C'è del prosciutto e dovrebbe esserci anche della mortad..", troncai il mio discorso avvistando dall'alto una dura eccitazione nei suoi pantaloncini. Stetti zitta a guardare, sopraffatta dallo stupore e da una violenta marea di pensieri che non riuscirei a ricostruire. Quando mi decisi a parlare, avevo perso il filo del discorso, non ricordavo che stavo dicendo ed in più mi resi conto che avevo passato un bel pò di tempo in silenzio. Mi ripresi, allungai la mano afferrando una confezione di prosciutto e chiusi il frigo allontanandomi stordita da mio figlio. Avevo il respiro contratto ed una strana sensazione di bruciore negli occhi. Tacqui e mi misi a preparare il panino. Mio figlio se ne stava lì in piedi, taciturno, ed io mi sforzavo di non fissarlo, di non voltare gli occhi verso di lui. Maneggiavo prosciutto e pane senza capire quel che facevo. Sapevo che stava lì con la sua mazza nei pantaloncini e questo pensiero mi si contorceva dentro. "Ok guarda solo una volta", mi dissi e cedetti ad una rapida occhiata. Fissai per un istante i suoi pantaloncini rigonfi. Tornai al panino, poi presi a darmi della stupida, avevo guardato eppure mi sentivo insoddisfatta, mi sembrava di non aver visto niente. Voltai ancora gli occhi sui suoi pantaloncini. Il cazzo era lì con la sua mole, lo inquadrai, poi tornai al panino. Quella presenza mi scombussolava, era un tormento, suscitava la mia curiosità in una maniera incontenibile. Mi sembrò di non aver visto bene ed allora tornai a guardare per la terza volta. Poggiai le mani sul marmo del mobile su cui stavo preparando il panino e mi misi a fissare l'erezione di mio figlio. Che spettacolo, era così potente, si distingueva bene, sembrava che nei pantaloncini celasse un tubo di ferro. Guardavo e ne ero incantata. "Mamma è pronto?", mio figlio chiese del panino. "Certo che lo è, è così grosso!", gli risposi pensando a ben altro. Un attimo e mi accorsi della mia gaffe, guardai il panino, avvampai, farfugliai, portai una mano alle tempie. La lingua si inceppò, non sapevo più che dire. Mio figlio afferrò il suo panino ed uscì dalla cucina attraverso la porta da cui io ero entrata. Sudaticcia, lo seguii con lo sguardo, andò a stendersi sull'amaca. Che vergogna, che colossale figura di merda. Farmi guardare mentre mi masturbavo, poi mettermi a fissare la sua eccitazione. Che stupida! Sbuffavo, mi mordevo le labbra, mi davo della matta, provavo vergogna di me stessa. Però che cazzo che aveva mio figlio, che mazza teneva in quei pantaloncini! Certo era mia la colpa anche della sua erezione. Il cazzo gli era finito in tiro a causa mia. Lasciarmi spiare mentre mi masturbavo sull'amaca completamente nuda aveva procurato la sua bella eccitazione. Però non pensavo che gli potessi piacere così tanto! Io, una donna di quarantatre anni, non male ma con tutti i segni della mia età, ero capace di farlo venire dritto ad un ragazzo di venti abituato a ragazzine dal fisico fresco e privo di rughe e cellulite! Sorrisi compiaciuta di me stessa e mi ripetei che ero davvero matta.

Quando mi ridestai dai miei pensieri lo fissai sull'amaca e rimasi a bocca aperta. Aveva evidentemente finito il panino ed era lì col cazzo svettante stretto nella mano destra a masturbarsi. Quel bastone era massiccio, davvero bello carnoso e spesso. Una visione fantastica! Era inutile provare a desistere, il mio istinto aveva già preso il completo sopravvento su di me. Avevo la mente in tilt. Non resistetti e mi ci avvicinai. Lui se ne stava a masturbarsi con gli occhi chiusi, il corpo colto da spasimi si contorceva, la sua mano scorreva velocissima sull'asta, l'amaca oscillava debolmente ed il suo viso era sudaticcio e raggrinzato in una espressione disperata. Era fantastico il suo affare grosso e ritto, scalfito da venuzze che sembravano poter scoppiare. Incredibile forza attrattiva destò su di me quello scettro scintillante. La cappella mi abbagliò la mente ed un pensiero seducente mi balenò dentro spazzando via ogni barlume di razionalità. Lo guardai ammaliata, mi sentii sospesa nel tempo e senza accorgermene mi ritrovai con le dita protese verso il suo cazzo. Glielo sfiorai con un tocco delicato e leggero. Lui aprì gli occhi, tremò sorpreso di trovarmi lì. Mi guardò trasognante con quel bell’obice grosso e ritto svettante. Sentivo montare in me la voglia di andare oltre, il desiderio di compiere quell'atto d'ineguagliabile depravazione. Non resistetti e, completamente rapita, glielo impugnai.

Lui deglutì, io mi leccai le labbra e così mi accinsi a sbocchinarlo. Con passione, con forza, succhiavo e gli donavo tutta me stessa in quello scandaloso ed inaspettato piacere. Quando levai il capo verso di lui, scorsi lo straziante fuoco dell’eccitazione. Era divorato come me da una bisogno di sesso. Non se ne stette a guardare. Senza fiatare, si mise in piedi e, fissandomi negli occhi, con le mani sui fianchi, mi portò a sedere sull’amaca. Lì adagiata, gli spalancandogli le cosce davanti. Lui strusciò il cazzo sulla mia patata. Quel bel pezzo d'artiglieria faceva su e giù contro di me poi la cappella schiuse le labbra e fui sua. Mi penetrò facendosi largo nella figa e percorrendo le pareti interne fino in fondo. Fui in visibilio! Il suo fallo fu dentro di me, ne gioii. “Siii, siii amore, siii”, impazzivo con il capo all’indietro completamente abbandonato come le braccia e le mani. Lui spingeva con foga, sentivo la sua eccitazione bella carnosa e dura che mi tartassava nello stomaco. Con le mani mi stringeva le tette e mi percuoteva. L’amaca era sbattuta avanti e indietro in un movimento convulso ed ingarbugliato. Io guardavo il suo stomaco coi muscoli tirati per lo sforzo. Era così sexy. Quel movimento di bacino mi scombussolava. Quanta forza che aveva, io ansimavo, godevo e lui continuava a chiavarmi. Oh che perversa felicità!

"Non dentro, non dentro...", riuscii appena a dirgli e così mi godetti un diluvio di sperma, una schiuma spumeggiante ribollirmi sul corpo. Trasognante me la spalmai addosso e mi ci massaggiai le tette. Mi resi viscida e oleata di sborra profumata.

Ok, lo ammetto, mi pare pure evidente, non sono una mamma modello ma che ci posso fare se non so mai sottrarmi alle gioie di una bella scopata? E' sempre stato un mio limite. A mia discolpa posso solo dirvi che mio figlio è entusiasta di me.