i racconti di Milu
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"Proprio a tutto?"
incalzó lui, guardandomi con lo sguardo più tetro del solito
"Si, hai qualche dubbio?" riflettendo i suoi occhi nei miei, dal color delle nubi durante un temporale,
"Effettivamente si - disse prendendo il bicchiere con entrambe le mani e incominciando a farlo ruotare su se stesso - non credo che tu sia così spudorata, non tanto quanto vorrei, perlomeno"
Mi sentii investire da una ventata d'aria bollente su tutto il corpo, con un filo di voce sussurrai portando il seno a contatto con il bordo del tavolino, premendo fino a sentir un leggero dolore
"Davvero? Vuoi che te lo dica ora?" sorridendo, maliziosa.
"Oh, piccolo demonio impertinente"
sbottò lui dopo aver bevuto un altro sorso, il leggero ansimo che emise risuonó dentro di me, mi sentii avvampare le guance, immaginando le dita di quell'uomo, che adoravo, scavarmi tra le labbra della figa mentre il suo respiro lambiva con ingordigia un clitoride bisognoso di cure.
"Mi stai chiedendo di dirti cosa sono per te - dissi quasi ansimando dall'eccitazione - eppure stanotte mi sembra di avertelo ampliamente dimostrato!"
Continuai, premendo quelle due colline di carne sempre più bramose di attenzione sul tavolino, facendole quasi strabordare dalla camicetta che celava due capezzoli già gonfi e sensibili.
"Vuoi che te lo dica ora? Perché? Perché vuoi sentirti il cazzo esplodere tra le gambe?"
Sussurrai perfida, lentamente, usando un tono di voce basso e seducente, guardandolo dritto negli occhi, alla ricerca del più impercettibile segno di cedimento, poi mi rimisi composta sulla poltrona di vimini e certa del colpo infertogli portai la cannuccia tra le labbra simulando una fellatio, bevvi quella bevanda zuccherina dagli effetti eccitanti, senza staccargli gli occhi di dosso.
I nostri sguardi si incastrarono alla perfezione, in un atmosfera perversa, un gioco tra noi, uno sporco, subdolo, sleale gioco.
Lui di riflesso prese la stessa posizione quasi a volermi sfidare, sapevamo giocare e lo facevamo senza regole. Allungò le gambe sotto al tavolino, mentre con entrambi le mani si sistemò i jeans in corrispondenza del l'inguine, mettendo in evidenza un erezione già ben oltre l'eccitazione, che mi fece quasi capitolare, sentenzió con voce calma e terrificante allo stesso tempo
"Io, non ti stò chiedendo di dirmi proprio nulla, sei tu sgualdrina che stai smaniando come una cagna in calore per dirmi cosa sei per me"
Senza staccare il suo sguardo magnetico dal mio, continuò
"Pensi che mi bastino le tue parole per sentirmi soddisfatto, sei la mia troia, l'ho detto io per te, non mi serve sentirtelo sussurrare mentre fai un pompino a una cazzo di cannuccia, perché il mio obiettivo è vederti soccombere, quello che voglio io è vederti crollare lentamente ai miei piedi, mentre perdi la ragione, hai capito razza di sciacquetta che non sei altro?"
Rimasi esterrefatta a quelle parole, imbambolata, senza nulla da dire, con ancora la cannuccia posata sulle labbra mezze aperte dalle quali usciva a stento un lamento più che un respiro, incapace di muovermi, parlare, ragionare...sua... fino ai confini dell'irragionevole.
Lui brutale, continuò
"Guardati, ti basta vedere il mio cazzo duro, per farti guaire, ti basta sentirti chiamare troia per sbavare, ti basta sapere che ti potrei fare di tutto, non hai un briciolo di dignità, guardati!?"
A quelle parole non provai nemmeno a controbattere, anzi, risposi con dei gemiti quasi strazianti, con gli occhi socchiusi e la mente annebbiata da quelle parole, un turbinio di sensazioni indecenti mi travolse.
Tremavo, mentre un desiderio viscerale dilaniava la mia carne, lasciando le impronte delle mie unghie sulle cosce nude, maledicendo l'aver indossato quegli maledetti shorts, consapevole fin troppo di averli già bagnati.
Mi sentivo sprofondare nel vuoto, mentre la pelle veniva solcata da intensi brividi, il fiato pareva pesarmi in gola, respirando quasi a fatica , come se ci fosse, ancora, il cazzo di quell'uomo stupendo a tapparmi la bocca.
A farmi annaspare nell'oblio.
Sentivo riversarsi fuori dal mio corpo viscidi, dolci, umori, senza più morale, ne vergogna, alcuna.
Lui, si guardò attorno, pochi tavolini occupati in quel delizioso dehors, complice una giornata splendida e un orario inusuale.
Io seduta nell'angolo più esterno, con alle spalle i pannelli di legno come a volermi confinare in quel angusto spazio, lui di fronte a me...non per un caso.
Tutto mi fu chiaro, ormai ne ero vittima, tutto era stato calcolato, persino i pantaloni che indossavo.
"Scenderemo a fare colazione, poi faremo quella gita alle rovine di cui parlavamo l'altro giorno con gli altri, indossa qualcosa di comodo, tesoro"
erano state le parole di lui, e ora cominciavo a capire, cominciava a farsi largo nella mente quel terribile presagio di arresa che sentivo eruttare fin nelle viscere.
E sempre più consapevolmente agoniavo il suo veleno.
Volevo lui, lo volevo più di quanto fossi disposta ad ammettere.
"Non hai nulla da dire troia?!" sussurró.
"Forse, che sei un maledetto figlio di puttana?" sbiascicai, con la voce rotta dal desiderio che feroce mi stava aggredendo.
"Tutto qui? - chiese lui con tono provocatorio - eppure da quelle labbra da pompinara, stanotte, ne sono uscite di parole indicibili, volgari, putride come la tua anima, te ne sei forse scordata, puttana?"
Finì il discorso portandosi il bicchiere alle labbra, con un mezzo sorriso di chi è ben consapevole dell'effetto che provoca.
Respirai forte, vittima della carnalità di quelle parole, inarcandomi appena, con ancora le dita conficcate nelle cosce.
Quasi estasiato mi vide prender fuoco sotto ai suoi occhi, uno spettacolo che gli fece bagnare il cazzo costretto sotto al tessuto
"Apri le gambe, voglio vedere se hai insozzato i pantaloni!"
Un gemito, mentre sprofondavo con la testa di lato, fu la mia unica risposta, non mi opposi lo feci lentamente guardandomi intorno, accorgendomi di non essere più in compagnia di solo poche anime in quel locale.
Portandomi le dita alla bocca e fermandole tra i denti, aprii le gambe, avendo cura di riservare quello spettacolino indecente all'unico uomo capace di farmi ribollire il sangue, solo parlandomi.
Una macchia grande quanto una moneta risaltava sul tessuto color kaki, proprio lí, al centro del mio corpo.
Non troppo sorpreso, mentre reprimeva un sorriso, sentenzió ancora
"Sei un fottuto spettacolo, sai quanta voglia ho ora di allargarti le cosce e berti fino a saziarmi, fino a togliermi la fame di te?!"
A quelle parole non resistetti e incominciai a muovermi come una vipera ferita, spingendo contro la cucitura del pantalone la mia figa ormai gonfia e fradicia, emettendo ansimi, simili a soffocati ruggiti, mi fissava, in silenzio, provocandomi con lo sguardo, scopandomi solo con gli occhi.
"Scopati"
"Ma sei scemo!?" ribattei, guardandomi intorno e trovando la sala quasi completamente piena.
"Ho detto scopati, sfila la camicia dai pantaloni e infilati due dita dentro fino a riempirti, voglio sentire il rumore della tua figa allagata, lo sai quanto mi piace?" disse passando il palmo della mano sul cazzo e premendo per tutta la lunghezza togliendomi il respiro e facendomi immaginare lí tra le sue gambe con quel palo di carne piantato fino alle tonsille.
"Il tuo cazzo mi fa impazzire" riuscii a sussurrare con un lamento, mentre uno spasmo violento mi sferzò la figa, facendomi gemere talmente forte da farmi vergognare.
"Lo so troia, ed è per questo che ti ho chiesto di toccarti, voglio vedere quanto lo vuoi, voglio vedere cosa sei disposta a fare pur di averlo"
Fece una breve pausa, solo per vedere la voglia impadronirsi della mia mente, mi sentii invadere dalle sue dita, dalla sua lingua, dal suo lurido respiro, poi con un vile sorriso continuò a parlarmi,
"So a cosa stai pensando, e si, probabilmente il movimento del tuo braccio che scava dentro quel maledetto buco sudicio sarà percepito da qualcuno, come altrettanto non possono passare inosservati i tuoi occhi da cagna in calore, senza contare il tuo respiro che potrebbe far resuscitare un morto, quindi fai attenzione a non dare nell'occhio" prese un respiro e continuò "O forse è proprio quello che voglio"
Sorrise e si fermò di colpo, mi guardó intensamente...morii, la voglia di saltargli addosso e fottermi il suo cazzo la sentii squassare ogni cellula del mio corpo.
Nei miei occhi vi trovò lussuria e perversione, sapeva di avermi in pugno, era troppo irresistibile per lui questo gioco e sapeva che avrei ceduto. E io volevo solo cedere, senza morale, come una puttana.
Ma non ancora soddisfatto continuò a parlare, il tono della voce basso, cadenzato, come una turpe ninna-nanna,
"Non vorrei essere arrestato con l'accusa di atti osceni in un luogo pubblico, ma aver il dubbio che qualcuno ti possa vedere, mentre come una laida vacca ti scopi davanti a me, mi fa uscire di testa"
Devastata dal desiderio, continuai a gemere e ansimare a ogni sua parola muovendomi come a voler scoparmele.
Tenendo le dita strette tra le labbra, seviziate da violenti morsi, per reprimere la voglia sempre più struggente, quella che fa male all'anima.
"Fallo, adesso, riempiti di me"
Sussurró, quasi ringhiando lui.
Seguii con lo sguardo la sua mano che ancora lentissima si muoveva disegnando perfettamente il contorno di quel cazzo enorme, che mi aveva lasciata aperta e dolorante in ogni buco. Deglutendo a fatica, al ricordo del sesso feroce consumato solo qualche ora prima.
Quel sesso che nasce nell'impeto e muore con i graffi sulla pelle, l'immagine del suo corpo sudato, mentre ringhiando mi stuprava tornò ferocemente riempiendomi gli occhi.
Sconfitta mi accasciai sulla poltrona, cercando di assumere una posizione che non attirasse troppo l'attenzione, l'elastico in vita facilitó l'operazione e sotto allo sguardo eccitato di lui, feci scivolare la mano fino a penetrarmi con due dita, a stento trattenni un gemito, mentre le pareti bollenti della figa si contraevano attorno a quel surrogato di cazzo che mi invadevano.
"Brava troia, e ora cominciava a ruotare lentamente, apriti per me" con voce suadente impartì l'ordine, mentre lentissimo continuava a muovere la mano su quell'asta pulsante fatta di carne e di vene.
Mi scopai con estenuante lentezza, insudiciando la mia mano.
"Dimmi cosa provi troia?!" chiese con un filo di voce.
Non risposi non ne ebbi la forza, il piacere che provavo a farlo per lui, davanti a lui, mi fermava il respiro nei polmoni, quella sublime tortura mi stava svuotando il cervello.
"Non obbligarmi a fermarti, rispondi, adesso!?"
Nonostante il respiro affannato riuscì a piagnucolare qualche parola
"Provo, lo stesso piacere che mi hai donato tu, vorrei il tuo cazzo, ho troppa voglia di te, mi fai male" la voce una supplica implorante, mentre il piacere divampava, espandendosi fino alla pelle, marchiandosi del suo nome.
La mano di lui si strinse attorno al cazzo, tremando, mentre una smorfia di dolore gli si dipinse sul volto, sibilò
"Basta così, fermati, fammi vedere le tue dita"
Con un gemito profondo portai la mano sul tavolino, gliela sbattei quasi sul viso, mostrando le dita imbrattate di umori densi e opachi, il profumo del mio sesso riempí l'aria tra noi, ne raccolse con la punta delle dita una piccola quantità e se la portò alle labbra gustandone il sapore, emettendo un ansimo di approvazione.
Quel gemito leggero attirò il mio sguardo, nei suoi occhi rividi lo stesso sguardo della notte precedente, uno sguardo tossico, malato ... indimenticabile.
"Sarà una lunga giornata" sbottó ridendo.
"A proposito, Cristina e Alessandro a che punto saranno?!"
Sorrisi, ammiccando, guardando al di là delle sue spalle, lui si giró seguendo il mio sguardo fino a incontrare due occhi sorridenti e compiaciuti su un viso radioso.
Gli bastò uno sguardo per vedere le stoviglie sporche e vuote, intuendo che fossero seduti a quel tavolo da diversi minuti, tornò a posare gli occhi su di me gli sorrisi maliziosa, compiaciuta dalla situazione.
"Sei una serpe, un adorabile serpe lo sai?"
Scoppiai in una fragorosa risata, candida come una bimba, bisbigliai
"Beh è quello che volevi, anche se temo non sia stata l'unica spettatrice"
"Meglio per loro, no?"
sussurrò con una voce bassa e tenebrosa, quella voce, capace di frugare tra tutte le pieghe del mio corpo.
"Andiamo?"
Disse lui con un tono dolce, prendendomi la mano e portandosela alle labbra, aspirando intensamente il profumo del sesso.
"Delizioso, ho fame di te" sussurrò, sfiorandomi il collo con le labbra.
Mi inchiodai davanti a lui, perdendomi per un attimo in quegli occhi demoniaci e rubandogli un bacio, sottovoce, lo investii
"Saziati di me, sono tua!".