i racconti di Milu
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“Chi bella vuol comparire, qualche pena deve patire”.

Le sagge parole di mia nonna mi giravano in testa mentre mi recavo all’appuntamento con l’estetista.
Profonda verità, come sa ogni donna che sceglie la ceretta per la depilazione, specialmente per quella intima.

Dovevo uscire con quel gran figo del Giorgio e avevo deciso di tirarmi su in gran spolvero. Erano già tre volte che uscivamo assieme e, senza fare la ritrosa ma nemmeno la troppo facile, gliel’avevo tirata lunga. Però sapevamo entrambi che questa era la volta buona e quindi era d’obbligo, per me, una cura speciale per certi particolari. Pensavo soprattutto alla depilazione intima, così da presentargli la mia passerotta come un frutto succulento solo da cogliere e...…. assaggiare.

Rassegnata al fastidio che avrei provato, che la mia estetista era bravissima e raramente mi faceva sentire dolore, parcheggiai l’auto e con aria disincantata entrai nel suo negozio salutando la receptionist con cui oramai ero in confidenza. Aspettando Milly, l’estetista, chiacchierammo del più e del meno e infine la vidi arrivare. Aveva con sé la borsetta e pareva andare di corsa:

- Scusami cara, scusami tanto ma quell’imbecille di mio marito ne ha combinata un’altra delle sue e devo scappare a casa –

Ci rimasi male, non potevo rimandare e avrei dovuto mettermi nelle mani di una delle sue ragazze le quali, anche simpatiche, non avevano la sua bravura.
Milly mi guardò con simpatia (eravamo diventate amiche) e percepita la mia esitazione mi rassicurò:

- Stai tranquilla però, ti affido a Ekaterina. Non la conosci ma è bravissima, di fatto stiamo per diventare socie per ingrandirci ma te lo racconto un’altra volta…….. e tu mi dirai chi è il tipo –

Mi strizzò l’occhio uscendo e corse via.

Rimasi ferma, incerta sul da farsi, quando dalla porta che dava sull’interno del negozio uscì una ragazza più alta di me, capelli similbiondi legati in una coda, fronte alta, occhi verde mare. Sotto il camice bianco si intuiva un fisico di tutto rispetto.

- Piacere, sono Ekaterina ma puoi chiamarmi Kata. Milly mi ha parlato del tuo appuntamento. Ti giuro che sarò delicatissima –

L’accento slavo con un italiano perfetto rendeva la sua voce musicale. Gli occhi sembravano abbracciarmi e circondarmi col loro verde ed il suo sorriso, denti bianchissimi, era irresistibile.
La seguii all’interno.

- Bene, spogliati e distenditi, io intanto preparo il tutto –

Mi spogliai e mi distesi mentre lei, dandomi le spalle, armeggiava sul carrello, poi si girò:

- Complimenti, bel coordinato –

Involontariamente arrossii: indossavo un perizoma striminzito rosso fuoco e un reggiseno a balconcino. Il complimento, venendo da una donna, mi fece molto piacere.
Con aria professionale prese ad occuparsi di me. Mi accorsi subito che era brava come Milly: sentivo si fastidio ma non dolore: la cera era alla temperatura giusta, i suoi movimenti decisi ma non bruschi. Mentre lavorava parlavamo e mi trovai a farle le confidenze che avrei fatto a Milly.

- Sì, domani è la serata giusta. Quando sto con lui mi si contrae il pancino. Ho dovuto faticare per non dargliela subito tanto mi piace, ma non volevo passare per una farfallina. Però domani…….. lo mangio vivo –

Kata rise alla mia battuta.

- Fai bene a fargliela sospirare, devi fargli capire da subito che sei tu che decidi e non lui. Bene, qui ho finito, ora passiamo al “parco giochi” –

Risi io alla sua battuta. Mi sfiorai le gambe con la mano: liscissime, nessun segno di irritazione, era stata veramente brava.

- Aspetta, ti aiuto –

Senza preavviso mi prese dai due lati il perizoma e lo tirò verso il basso. Istintivamente mi ritrassi, mi pareva strano farmi “smutandare” da una donna, con Milly avevo sempre fatto io. Il sorriso splendente di Kata mi rassicurò e la lasciai fare sollevando il bacino.

La mia micina appare scoperta ai suoi occhi. Li sentivo fissarmi proprio lì e la cosa mi turbò, come mi turbò la sua mano che delicatamente passò tra le mie gambe, sul mio pube.

- Non hai poi una grande ricrescita, però è bene togliere tutto, così il tuo Giorgio sarà felice. Il triangolino intendi tenerlo? Credo che lui preferirebbe vederti completamente “nuda”. -

Ero abituata a tenere un piccolo triangolino di peli sul pube, col vertice basso proprio sopra il clitoride, come una freccia indicatrice. Non esitai, le dissi di toglierlo. Mi eccitai al pensiero di Giorgio che, al posto di Kata, mi toglieva il perizoma e vedeva apparire la mia passerotta completamente spiumata.

- Però qui è meglio non usare la cera, è una parte troppo delicata e potresti avere qualche reazione che ti manda in vacca la festa. Il rasoio è meno duraturo ma ti assicuro che già come esci da qui……. sarai pronta –

Mi fidai di lei che, diligentemente, mi sparse l’emolliente e procedette.
Passava col rasoio e subito con un tampone imbevuto d’olio idratante. Minuziosamente procedette a togliermi il triangolino e sentivo il suo respiro sulle mie parti intime. Il problema nacque quando dal pube arrivò alle grandi labbra. Già il tocco delle sue dita che spalmavano non so che prodotto mi fece reagire, quando poi cominciò a cercare la peluria millimetro dopo millimetro e sentii il tampone sfiorarmi ripetutamente il clitoride mi accorsi che mi stavo bagnando. Arrossii credo, e cercai di fare l’indifferente mentre lei mi parlava di non ricordo nemmeno cosa. Lei tagliava, passava con il tampone ed io mi eccitavo sempre più. Ad un certo punto le mie reni scattarono spontaneamente verso l’alto.

- Scusami Kata……… è che…….. –

- Non ti preoccupare, è normale. Un po’ come quando vai dal ginecologo –

Alzando la testa vedevo i suoi denti bianchissimi sorridermi tra le mie cosce aperte.

- Dovresti vedere quando lo fanno a me –

- Perché anche tu? … -

- Sì, non sopporto nemmeno l’ombra di un pelo e me lo faccio fare spesso. E’ molto meglio della cera no? E poi vuol dire che siamo di………. temperamento caldo. –

Il tono di voce era rassicurante ma il continuo toccarmi proprio lì mi portò presto a un passo dall’orgasmo. Non cercavo nemmeno più di trattenere i moti spontanei del mio ventre, col risultato che Kata dovette fare molta più attenzione per non tagliarmi, mettendoci più tempo e……. toccandomi più a lungo.
Alla fine ero un fascio di nervi, avrei dato qualsiasi cosa per avere lì Giorgio a portata di mano, purtroppo non c’era, c’era Kata che mi disse:

- Qui avremmo finito, adesso voltati, rendiamo perfetta anche…….la porta di servizio –

Imbarazzata mi voltai stendendomi sopra un asciugamano arrotolato che mi mise all’altezza della pancia per farmi sporgere in fuori.

- Complimenti, hai proprio un bel culetto sai? –

- Grazie……. –

Non riuscivo a spiccicare una parola, ero concentrata sulle sue mani che mi aprivano le natiche.
Ora ero completamente esposta a lei, ancora sentivo il suo fiato caldo sulle mie intimità e questo mi eccitava ancora di più. Fui tentata di dirle di smettere, di prendere una scusa qualsiasi pur di interrompere quella cosa. Invece obbedii quando mi disse di aprirmi le natiche da sola per permetterle di avere le mani libere. Era strano, Milly non me l’aveva mai fatto fare, e anche il tocco era diverso: professionale, asettico quello di Milly, altrettanto professionale ma suadente, coinvolgente, quello di Kata. Riprese a lavorare di rasoio e tampone e mi parve ci mettesse un tempo interminabile. Ed intanto io cuocevo a fuoco lento, oramai i miei succhi dovevano essere fuoriusciti a bagnare l’asciugamano, a pochi centimetri dai suoi occhi, ed il tampone passava carezzevole tra i miei glutei, picchiettava sull’ano, scivolava sul perineo e io mi bagnavo a profusione.
Era una tortura. Giunsi vicinissima a godere quando non sentii più il suo tocco:

- Beh, avremmo finito ma tu ora stai……. se vuoi io……… -

Sentii la mia voce risponderle senza avere coscienza di ciò che stavo dicendo:

- Fammelo, fammi quello che vuoi ma fammelo……. non resisto più –

Sussultai mentre lo dicevo. Mai ero stata con una donna, mai avrei pensato che un tocco femminile potesse portarmi a quel punto, ma non ce la facevo veramente più e avrei accettato qualsiasi cosa pur di godere. Invece delle sue dita avvertii un tocco più lieve, più morbido, più…. bagnato. Mi resi conto che era la sua lingua che mi scivolava sulla micina, sul perineo, mi picchiettava sul buchino, e intanto le sue mani avevano sostituito le mie aprendomi, esponendomi alla sua lingua, impastandomi le natiche mentre lo faceva. Ero già al punto di non ritorno, scuotendomi sopra il lettino venni mugolando forte, la sua bocca attaccata alla mia micina, labbra intime contro altre labbra e una lingua che mi scavava dentro.

Rimasi immobile per alcuni secondi dopo il piacere, prendendo coscienza di cosa avevo appena fatto. Mi alzai e girai di scatto e Kata era lì al mio fianco, labbra e mento bagnate dai miei succhi, i suoi denti bianchissimi aperti in un sorriso libidinoso, gli occhi che parevano brillare. Di botto si tolse il camice apparendomi nuda, avvicinando la sua bocca alla mia.
Mentre mi baciava e sentivo il mio stesso sapore sulle sue labbra, mi accorsi che non mi era bastato, che ero ancora eccitata. Ricambiai il bacio giocando con la sua lingua, inseguendola e intrecciandola con la mia. Lei mi passò le mani dietro slacciandomi e togliendomi il reggiseno che avevo tenuto. Ora i miei seni erano a contatto con i suoi, sentivo i suoi capezzoli rigidi premere su di me.

- Io….. io non so cosa fare….. –

A mezza voce le confessai la mia inesperienza. Lei mi guardò con occhi torbidi, mi baciò ancora e mi disse:

- Fai quello che faccio io –

Mi spinse stesa sul lettino e mi salì a cavalcioni, in senso inverso. Sentii la sua lingua sul mio clitoride e ora avevo la sua micina a pochi centimetri dal mio volto. Tra le labbra semiaperte vedevo un luccicore, segno che era eccitata anche lei. Stesi la lingua timidamente, seguendo il contorno delle grandi labbra, toccai il suo clitoride sporgente, assaporai i suoi succhi mentre lei mi leccava riaccendendo in me la fiammella del piacere.
Poi non esitai più, cercando di ripetere ciò che lei faceva e poi facendomi guidare dall’istinto, toccando i punti che avrei voluto lei toccasse a me, insistendo dove avvertivo che più le piaceva. Ci mangiammo a vicenda per diversi minuti mugolando sempre più forte, e poco prima di venire ancora sentii la faccia bagnarmisi dei suoi fluidi.

Quando ci sciogliemmo dall’abbraccio furono ancora baci e carezze. Non mi sentivo più imbarazzata e il mio sorriso felice ricambiava il suo. Mi rivestii con calma, la salutai ed uscii. Mentre saldavo il conto dalla receptionist lei mi sorrideva a sua volta quasi ironica. Mi resi conto che sapeva benissimo cosa era successo. In quel momento entrò Milly di ritorno.

- Ah, sei ancora qui? –

Guardando l’orologio a parete mi accorsi con stupore che erano passate due ore.

- Beh, che mi dici di Kata? Soddisfatta? –

Stavo per risponderle decantando le sue doti professionali quando mi accorsi che si scambiava occhiate con la receptionist ed entrambe sorridevano ironicamente. Spalancai gli occhi per la sorpresa:

- Milly… anche tu?...... –

- E’ un portento, vero cara? Farsi trattare da lei è diventato un piacere…… davvero un piacere. –

Stetti al gioco:

- Sì, credo proprio che tornerò più spesso –

Le salutai ed uscii per la strada sorridendo felice.