i racconti di Milu
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Alla fine arriva quella sera, l’infelice, la maledetta e la sciagurata sera che hai bevuto troppo per impedire alle tue dita di scrivere quel messaggio e di premere candidamente il tasto “Invio”. Adesso ti chiedi sensatamente come fai a ricordare semplicemente a memoria il suo numero di cellulare, mentre non memorizzi nemmeno come hai fatto per tornare verso casa. Tu scivoli in un lungo sonno senza sogni, laddove la stanza continua a girarti intorno e tu speri solamente che smetta, prima che l’urgenza corporale di vomitare prenda il comando e il completo predominio annientandoti. Ti svegli il mattino dopo con la bocca impastata e la testa che scoppia, giacché un dubbio atroce, preoccupante e spietato per l’occasione t’assale: l’ho mandato effettivamente quel messaggio? Dopo cerchi il cellulare tra le pieghe delle lenzuola, nel comodino e nella borsa, mentre un senso di panico e d’inusuale spavento s’insinua dentro di te, poi dal momento che lo hai ripreso dal taschino dei jeans scorri velocemente i messaggi inviati e lo trovi lì, nero su bianco, poiché sembra che qualcuno t’abbia dato un pugno nello stomaco, in quanto il testo declama in questo modo:

“Ho voglia di fare l’amore con te. Lo so che è sbagliato, credo che è inopportuno, ma stanotte è difficile resistere, è arduo contrastare quest’impellente e imperioso desiderio, perché è quasi come lottare, è come ostinarsi alla tentazione d’accendermi una sigaretta in quanto stanotte ti vorrei”.

L’ultimo pezzetto d’euforia, d’ottimismo e di speranza, o per meglio dire aver digitato il numero sbagliato va totalmente in frantumi, perché quando lo accosti confrontandolo con quello scritto sull’agendina che nascondi in fondo a un cassetto, perché nonostante la buona volontà non sei riuscita a cancellare proprio tutto di lui. Da quel momento inizi a insultarti e a offenderti usando i peggiori appellativi, chiedendoti come hai potuto barattare un anno di sacrifici per togliertelo dalla testa, con un’ubriacatura smisurata certo, però solamente un’ubriacatura. In questo preciso istante ti prenderesti volentieri a schiaffi, eppure adesso non perdi più di vista il cellulare nemmeno per andare a fare la pipì, perché in fondo tu speri che lui non faccia cadere quel messaggio nel vuoto, visto che esci da casa dopo aver ingoiato un paio d’analgesici e una bottiglietta d’acqua, cercando di convincerti e d’incoraggiarti che nulla è cambiato, che il sole splende e che il cielo è ancora al suo posto mentre gli uccellini cinguettano felici. Allora metti il cellulare bene in vista sul cruscotto, ovviamente con la suoneria al massimo e ti dirigi al lavoro, frattanto trascorri una giornata infernale e insopportabile, un po’ per il dopo dell’ubriacatura, ma soprattutto perché il pensiero di lui ti sfianca, ti sconquassa sgangherandoti, giacché assorbe e incamera tutte le tue energie.

Tu hai manifestamente un groppo in gola che t’assale arrovellandoti, a rilento ti convinci mentre le ore scorrono lente che lui non ti risponderà. Forse è per questo che ti sei imposta di non scrivergli per tutto questo tempo, per il fatto che avevi paura della sua indifferenza e della sua torbida neutralità. Tu non vuoi credere che t’abbia dimenticato, mentre tu non ti sei più trovata uno straccio di fidanzato aspettando e pazientando in conclusione il suo ritorno, intanto che la tua testa e il tuo cuore continuano a fare a botte, ma ecco che giunge la prima affermazione razionale, un’asserzione metodica:

“Si è sposato con un’altra, sposato, hai capito?”. Il secondo tuo avallo invece fa valere le tue intrinseche ragioni, confermando il concetto che hai scrupolosamente impresso nella tua mente:

“Lui però ama me. Io lo so, come ha potuto attestare prima e giurare in seguito il falso smentendomi, rinnegando la mia fiducia così spudoratamente?”.

In quest’istante ti ritrovi nello stesso bar di ieri, adesso è già sera, in quanto il telefono è rimasto silenzioso tutto il giorno, mentre la voglia di piangere è cresciuta adeguatamente al numero di quegli svariati miscugli che hai ingerito, ed è proprio allora che lo vedi, subito ti sfreghi gli occhi convinta e persuasa che siano soltanto i fumi dell’alcool, invece lui è lì, dal momento che è appoggiato al bancone del bar e ti guarda con desiderio e con altrettanto fastidio. Tu continui in modo inalterabile a degustare la tua bevanda soltanto per darti un contegno, altrimenti gli saresti già saltata addosso, dal momento che pensi sia bello come il sole con la camicia azzurra e i pantaloni blu. Il suo viso è stanco e i capelli sono scompigliati, ti fanno venire voglia di passarci in mezzo le dita, poi lui s’avvicina e finalmente puoi sentire il suo profumo, che t’ha tormentato insistentemente dalla prima volta che l’hai avvertito. Lui ti toglie di mano il bicchiere in modo minaccioso e tu fremi, perché finalmente hai risentito il tocco delle sue mani, lui ti trascina per un braccio fuori di lì nella notte buia, mormorando:

“Che cosa devo fare con te, dimmi, che cosa?” - rivolto più a sé stesso che nei tuoi confronti.

Lui ti schiaccia contro un muro e ti bacia con dispetto, con disperazione, quasi con un insolito sdegno, mentre le sue mani percorrono frenetiche il tuo corpo, dato che vorrebbe strapparti i vestiti per scoparti proprio lì in mezzo alla strada. Quello che è più assurdo e maggiormente insensato adesso è che tu non avresti nulla in contrario, sennonché a un tratto lui si stacca e ti fa una carezza, t’interroga se è fattibile recarsi a casa tua, malgrado ciò tu rispondi prontamente di sì senza pensarci neanche un secondo, allora via di nuovo nella notte buia, stavolta però sulla sua autovettura. Tu gli baci il collo, gli mordicchi il lobo dell’orecchio e gli accarezzargli i capelli, mentre lui guida come un dissennato verso la sospirata destinazione. Lui parla poco, come se fosse accanito e arrabbiato con te, perché non è riuscito a opporsi né a resistere alla tentazione di correre lì, perché quando t’ha visto non ha saputo dominarsi né frenarsi come si era inizialmente imposto, dal momento che non t’ha sventolato davanti quella fede che dovrebbe portare con orgoglio, anzi, che ha intenzionalmente nascosto nel cassetto portaoggetti dell’automobile. Come se tu non lo sapessi che lui è sposato, mentre quel sì pesa sul tuo cuore realmente come un macigno.

E’ impensabile e incredibile come una naturale e semplice parola possa freddare uccidendo definitivamente i desideri e i sogni di qualcuno. Pensando a questo aspetto t’allontani da lui troppo in fretta perché non se ne accorga, lui t’agguanta una mano e la posa fra le sue gambe per farti cogliere la sua appassionata e imperiosa eccitazione. In quell’occasione tu ripercorri con la mente ogni attimo della vostra storia, ogni dannata e scellerata volta che gli è bastato schioccare le dita per farti cadere nel suo letto, a ogni deplorevole e incresciosa volta in cui lui se n’è andato senza dirti una parola, lasciandoti abbandonata e sola a chiederti perché. Quante volte, invero, sei stata certa d’aver in conclusione colto l’essenza stessa della felicità mentre facevate l’amore, altre occasioni ancora senza essere mai sazi l’uno dell’altra? Numerose in verità, almeno quanto quelle in cui hai palesemente pianto, piene d’aspre e di spiacevoli lacrime per le sue assenze, per i suoi silenzi e per il suo matrimonio. Già, perché il tradimento, quella slealtà più grossa l’ha compiuta lui, quando messo alle strette dalle tue domande t’ha rivelato che era fidanzato e che si sarebbe sposato in breve tempo. Allora il tuo mondo è andato in frantumi, si è totalmente spezzato sbriciolandosi, e insieme a esso i piatti e i bicchieri della vostra ultima cena, visto che tu gli hai tirato addosso sperando o temendo di fargli male, mentre fuggiva come un ladro dal tuo appartamento.

Io amo te, però sposo lei, erano state le sue ultime irriguardose, scortesi e sfrontate parole, prima che la tua furia dissennata e sconsiderata diventasse una collera distruttiva. No, io non lo voglio un uomo senz’attributi né carattere, le tue sgridate con quel minimo d’amor proprio e di dignità che ancora ti rimanevano. Adesso eccoti qui, mentre in lontananza puoi già vedere il tuo palazzo, perché quando la macchina si ferma ti volti, lo sbaciucchi piangendo, accumuli e raduni integralmente l’animo e il coraggio che riesci, in ultimo lo ringrazi animosamente del passaggio e gli dici che stasera qui scendi soltanto tu.

Lui invece resta lì, imbambolato, rammollito e sorpreso con quella voce distaccata, gelida e insensibile, fintanto che ti comunica che non ti darà un’altra occasione. Tu corri decisa verso casa senza mai voltarti indietro, giacché quest’estrosa e stravagante notte t’ha veramente modificato e trasformato, dal momento che attualmente puoi affrontare con energia, assolvere, cimentarti e fronteggiare serenamente con il giorno seguente che verrà.

A quel punto con calma t’addormenti, giurando, minacciando e promettendo coscienziosamente e seriamente verso te stessa, che dal giorno seguente non toccherai più nessuna varietà di bevande alcoliche.

{Idraulico anno 1999}