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04. Il piccolo tradimento di Roberta


Se pensate di avere di fronte una brava ragazza, allora forse è meglio che vi giriate da un’altra parte, perché quella non sono io. Io sono invece Roberta, ho 34 anni e sono un po’ troia. Beh… un po’ o tanto diciamo che lo stabilirete voi. Sempre se avrete la pazienza di stare a sentire la mia storia.

Intendiamoci, sono una ragazza assolutamente normale, anche una bella ragazza, credo. Sono alta poco meno di uno e settanta, taglia quaranta, occhi e capelli castani… Ho anche un bel paio di tette, direi. Ah, la misura? Sempre fissati, eh? Ok, ho una terza.

Tutto normale, insomma. Ho anche la fortuna di avere un lavoro. E poi un fidanzato, Luca, con cui sto da otto anni. Bel ragazzo, lo adoro e, cosa che non guasta, ci sa fare a letto.

Il problema allora qual è? Il problema è che non mi basta, semplice no? E quindi non mi resta che tradirlo, ancora più semplice.

La prima volta fu dopo quasi un anno che stavamo insieme. Eravamo uscite in quattro, tutte femmine. Ci sembrava una cosa divertente da fare passare noi da sole una serata in discoteca, senza i nostri ragazzi. Per la verità a avere un ragazzo eravamo solo io e Lisa, la fidanzata del fratello di Luca. Giovanna e Paoletta no, diciamo che erano un po’ a caccia. Anzi, diciamo meglio: Giovanna è praticamente sempre a caccia, Paoletta è più riservata, più timida e, mi dispiace dirlo, anche più bruttina.

Nemmeno siamo entrate che subito un gruppo di ragazzi ci ha accerchiate. Ci cercavano, facevano battute più o meno a doppio senso, volgari anche. Il più spudorato di tutti giocava con il mio perizoma in vista e mi passò pure la mano sul culo, ricordo ancora la sensazione sotto i pantaloni di pelle che portavo quella sera.

Ma non fu con lui che iniziai a ballare, e a bere. E dopo qualche minuto, non saprei dire quanto, a pomiciare addosso a una parete. Era abbastanza carino, alto, ci sapeva fare e sapeva anche come allungare le mani con discrezione. M anche io sapevo cosa stavo facendo: era la prima volta, dopo essermi messa con Luca, che lasciavo che un altro mi infilasse la lingua in bocca e mi passasse con forza la mano sui fianchi, sulle costole, fino ad aggrapparsi al seno. Mi rendevo conto che era un tradimento, ma in fondo, pensavo era solo un piccolo tradimento. Probabilmente se non avessi bevuto non ci avrei fatto nemmeno quello, ma in quel momento lì mi piaceva lasciarmi andare. Avevo perso di vista le altre, gli chiesi di offrirmi un altro rum e coca.

Forse fu per l’effetto del nuovo alcol che mi lasciai trascinare fuori nel parcheggio, anche se appena vidi che azionava il telecomando per aprire la sua macchina cercai di oppormi.

- No, dài – gli dissi debolmente – non mi va… ho il ragazzo… non faccio certe cose…

- Ti prego, ho solo voglia di stare un po’ tranquillo con te senza tutto quel casino intorno – mi disse lui. E mi passò la lingua sul collo per poi infilarmela nell’orecchio. Salii con lui in macchina, sul sedile posteriore, ancora piena di brividi.

Ci baciammo ancora per un po’, io sentivo sempre più caldo. Mi aveva infilato una mano sotto il reggiseno e giocava con la mia mammella, con il capezzolo. I brividi non mi abbandonavano più…

A un certo punto mi prese la mano e se la portò sul pacco, lo sentii durissimo sotto i suoi calzoni. Tanto duro quanto io ormai ero fradicia nel mio perizoma. Mi aveva anche piazzato una mano tra le cosce, ma per fortuna almeno lì i miei pantaloni facevano buona guardia.

- Scommetto che hai una bocca fantastica – mi sussurrò.

Ammetto che ci sarebbero stati altri mille modi molto più volgari di chiedermi un pompino, ma in ogni caso non mi andava lo stesso. Quello sì che sarebbe stato proprio un grosso tradimento nei confronti di Luca.

Io amo i preliminari, amo il sesso orale e anzi amo più farlo che riceverlo, ma non me la sentivo, non mi fidavo, era la prima volta…

- No, ti prego – gli dissi.

Lui non volle darsi per vinto e se lo tirò fuori, me lo mise praticamente in mano. Era duro, caldo, pulsava. Non era molto largo ma aveva una cappella che sembrava un fungo. Lo guardavo affascinata, mi è sempre piaciuto tenere il cazzo in mano e segarlo. Iniziai lentamente a fare su e giù con la mano e in quell’istante avvertii la mia fica schiudersi, iniziare a colare sempre di più.

Dopo un po’ lui prese ad ansimare e cercò un paio di volte di afferrarmi la nuca per spingermi giù la testa. Stava perdendo ogni freno.

- Forza, zoccola, succhiami il cazzo, non ti piace succhiare cazzi?

Io resistevo e solo una volta gli diedi l’illusione di cedere, chinandomi verso il glande per lasciarci cadere una bella dose di saliva. Con quella, la sega mi veniva decisamente meglio.

Più mi ansimava contro “sei una puttana” più mi eccitavo, mi piaceva sapere che lo pensasse davvero. Più mi concentravo sulla cappella e sulla base più mi eccitavo. Più guardavo quel grosso fungo vermiglio scoprirsi e richiudersi più mi eccitavo. E soprattutto, con mia grande sorpresa, mi trovai a eccitarmi pensando che Luca non avrebbe mai potuto immaginare ciò che stavo facendo in quel momento.

Mi eccitai a pensare quanto fossi troia in quel momento, lì, con in mano il cazzo di uno sconosciuto.

Avevo un ragazzo nella mia mano, esercitavo su di lui tutto il mio potere. Ero io a decidere il ritmo del suo piacere. E avevo un altro ragazzo, da qualche altra parte, nei confronti del quale (diciamo pure contro il quale) esercitavo la mia volontà. La mia volontà di essere fedifraga, di tradirlo, di essere puttana.

Seppi fermarmi in tempo, però. Sì, naturalmente, nella mia mente passò l’immagine di me ripiegata su quel cazzo mentre lo imboccavo, lo spompinavo e me lo lasciavo esplodere in bocca. Così come ebbi in un flash sempre l’immagine di me stessa ma messa a smorzacandela su di lui, urlante sotto le spinte di quello stesso cazzo. Ma non ci fu nulla di tutto questo.

Finì improvvisamente. Mi disse “Roberta sei una troia, sei una troia” e non mi lasciò nemmeno il tempo di rispondere “sì, una grandissima troia” che mi esplose in mano, lanciando un paio di schizzi altissimi che si andarono a infrangere sul tettuccio della macchina, sui suoi pantaloni, sui miei…

Ci ritrovammo solo alla fine, in macchina, con le mie amiche, viaggiando verso casa. Ognuna di noi voleva sapere cosa avessero combinato le altre. Paoletta a parte, che lo sapevamo tutte che era rimasta tutta la sera a chiacchierare con un tipo del gruppo. Il più timido, probabilmente il più sfigato.

Nessuna però voleva scoprire le carte. Qualcuna, e parlo per me, non voleva ammettere di avere tradito il proprio ragazzo, qualcuna perché temeva di avere fatto meno di quanto fosse possibile, di avere perso un’occasione.

Fu proprio per questo che la prima a “confessare” fui io.

- Vabbè, ragazze, io gli ho fatto una sega… - dissi.

- Solo una sega? – chiese Giovanna.

- Solo una sega – risposi io. Senza aggiungere che per me avere un cazzo in mano è una delle cose più eccitanti del mondo.

- Ce l’aveva grosso? – chiese ancora Giovanna.

- Te lo saresti scopato? – domandò Lisa.

Paoletta ci guardava come fossimo tre animali.

- La cappella era proprio grossa – risposi ricordando l’immagine del cazzo che si scappucciava e si ricopriva mentre lo segavo – e se non fosse stato per Luca, stasera… mmm…

Forse non mi ero mai sentita così sporca, in vita mia. Ma il ricordo della mano stretta intorno a quel cazzo bollente mi aveva fatto bagnare di nuovo.

- Il mio si è messo al tappeto da solo, sto coglione, ha bevuto troppo… ma un pompino gliel’avrei fatto – confessò Lisa arrossendo e ridacchiando, e io rimpiansi in quel momento di non avere appoggiato la bocca su quel glande così grosso.

Fu all’improvviso, mentre viaggiavamo in silenzio da alcuni minuti, che Giovanna esplose:

- Mi ha portata nel cesso degli uomini e mi ha scopata….

- Co-ooosaaaa? – reagì Lisa, quasi sbandando al volante.

Paoletta la guardò schifata, io non dissi nulla. Che Giovanna, allora come adesso, sia una zoccola fatta e finita è noto a tutti.

- Cazzo sì, ne avevo proprio bisogno… Sono stata una matta, non aveva nemmeno il preservativo… ma quanta me ne ha schizzata dentro non potete nemmeno immaginare!

Arrivammo quasi subito sotto casa mia, salutai velocemente le mie amiche. Ero sconvolta, dopo quello che ci aveva raccontato Giovanna ero un lago tra le gambe.

Entrai nell’ascensore e mi appoggiai alla parete, arrestandone dopo un po’ la corsa tra due piani. Mi infilai una mano nei pantaloni, sotto il perizoma, raggiunsi il grilletto. Mi sentivo gonfia, viscida, aperta, pronta per essere montata. Cercai di ricordare quel cazzo che avevo da poco segato, la sua consistenza, il suo calore, l’odore di maschio. Immaginai di essere posseduta così, come stavo. In piedi, a gambe larghe. Violata da quella cappella così grossa mentre gli dicevo di scoparmi come una puttana. Non pensavo nemmeno più a che faccia avesse il ragazzo, pensavo solo al suo arnese. Fui scossa da un brivido fortissimo e nell’esatto istante in cui venni mi infilai due dita dentro cercando di non urlare ma ripetendo tra me e me: “fottimi”.

Era quasi l’alba. Non sapevo ancora che quello sarebbe stato il mio punto di svolta. Provai del senso di colpa nei confronti di Luca, per qualche giorno. Poi quel senso di colpa svanì e si fece strada dentro di me il desiderio di rifarlo, di tradire ancora il mio fidanzato.

Lo feci una volta, poi un’altra. Con sempre meno sensi di colpa e sempre più soddisfazione. Anzi, farlo a sua insaputa è parte della soddisfazione. L’ho fatto anche con il suo migliore amico. Ad altri uomini ho fatto seghe, pompini, ho dato la fica e mi sono anche fatta scopare il culo. Non mi basta mai.

E pensare che tutto è cominciato con un piccolo tradimento, una sega in discoteca…