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Ricordate questa barzelletta sui supermercati?

“PIN PON: Maria Grazia al reparto surgelati PIN PON”
“PIN PON: Adriana alla cassa 15 PIN PON”
“PIN PON: Angela nell’ufficio del Direttore…. PON PIN”

Beh, non è poi così lontana dalla realtà.

Almeno la mia di realtà: un supermercato con una quarantina di dipendenti: 6 uomini ed il resto donne, che posso definire tranquillamente un troiaio.

Tutto a causa di Nadia e di Aldo: la prima responsabile …..di non si sa bene cosa, in pratica il braccio destro del secondo che è Direttore del supermercato.

Quando abbiamo aperto, un anno fa, si capì subito che era un porco.

Proveniva da una filiale fuori regione e immediatamente cominciò a circuire le commesse, almeno quelle giovani e piacenti. Non che lo facesse alla luce del sole, ma “radio-iper” narrava già di battutine, allusioni….. privilegi concessi senza un motivo preciso.

Nadia: Nadia era peggio di lui. Trentenne, divorziata senza figli, da dieci lavorava nella catena del nostro marchio. Dopo la separazione si era data “alla bella vita” senza legami fissi, scopacchiando in giro come preferiva. Anche io ero stato tra i fortunati. Una storia breve, brevissima: solo sesso e solo per 4 o 5 volte prima che passasse ad un altro uomo.
Nella catena lo sapevano tutti o quasi, ed a nessuno fregava niente visto che “dava via del suo”. D’altronde eravamo tutti presi dal nostro di lavoro, e lei non era una scansafatiche, aveva solo quell’atteggiamento da ape regina che calamitava i maschietti e faceva parlare, a volte rodere, le femminucce.

Filiale nuova, gente nuova. A parte me, Aldo, Nadia, Mirco, Marco e qualche commessa, erano tutte nuove assunzioni a cui noi “vecchi” avremmo dovuto insegnare.

Vecchi per modo di dire, l’età media, a parte Aldo che superava i 40, era inferiore ai 30, ma con svariati anni di esperienza alle spalle.
Peggio di lui, dicevo, perché già da un mese dopo l’apertura si creò un sodalizio tra i due in cui era lei a “circuire” le ragazze per lui, ottenendo in cambio di poter fare il bello ed il cattivo tempo nella filiale. Lo so perché anche io, se pur da esterno, ricavavo benefici dalla cosa.

Andiamo per ordine: io sono il responsabile del magazzino e con me ho due uomini ed una donna: Marco, “vecchio” come me del mestiere, più una signora sui 40 anni ed un ragazzo, neoassunti.

Per il mio lavoro devo, abbastanza frequentemente, relazionarmi con la Direzione. Notai, nelle mie visite agli uffici, delle cose strane: una diciottenne, bella presenza, da una settimana con noi, uscire in lacrime dall’ufficio di Aldo con Nadia che la “scortava” con un’aria da guardia penitenziaria. Non le venne confermata l’assunzione. Una ragazza sui 25 anni uscire sconvolta, sempre accompagnata da Nadia, e che da quel momento si trovò con i turni peggiori e richiami anche per le cose più piccole. Una commessa, sempre giovane, sempre carina, uscire con aria di successo, quasi boriosa. Una ragazza ventiquattrenne uscire da sola, rossa come un peperone, lo sguardo basso e l’aria umiliata Dalla porta aperta intravvidi Aldo con l’aria soddisfatta e Nadia, appoggiata alla scrivania, con un’aria da trionfatrice.

Per farla breve, si era instaurato un regime di “mobbing a sfondo sessuale” facente capo ad Aldo, con la piena collaborazione di Nadia, in cui le ragazze avvenenti erano costrette a soggiacere alle loro voglie, pena la mancata conferma del contratto a termine o un trattamento iniquo. Dopo un altro paio di mesi la situazione si era stabilizzata, non c’erano più nuovi arrivi e “l’harem” era consolidato.

Di tutte le dipendenti ne erano 10 o 12 quelle giovani e carine e, soprattutto, in stato di sudditanza psicologica. Le altre o non erano abbastanza interessanti per i due per età o bellezza, oppure avevano resistito pur tacendo sulla cosa per timore di perdere il posto di lavoro, sopportandone le conseguenze (angherie e varie).

Dimenticavo Giulio, forse più bastardo degli altri due. Teoricamente, da sindacalista, avrebbe dovuto tutelare le ragazze. Invece approfittava bassamente della situazione quale complice di Aldo e Nadia, usufruendo delle “prestazioni” delle ragazze.

Io: beh. Giustamente direte: “anche tu sei complice”. Ed avreste ragione. A mia giustificazione posso solo affermare che la piena conoscenza della vicenda l’ho avuta solo ultimamente, come mi appresto a raccontarvi. Prima, per faciloneria o stupidità, fate voi, ero convinto che le ragazze fossero consenzienti. Diciamo che mi ero accorto di sguardi non proprio benevoli nei miei confronti da parte di qualche collega, io che solitamente vado d’accordo con tutti, ma non vi avevo badato più di tanto.

Il mio coinvolgimento cominciò dopo alcuni mesi che la cosa andava avanti, quando, avendo sentito dei rumori, sorpresi Aldo, Nadia ed una commessa di nome Maria negli spogliatoi del personale. Avevano dimenticato che ero rimasto anche io per fare la chiusura e si stavano divertendo. Arrivai nel locale trovando Maria seduta sul tavolo, gonna tirata sui fianchi, gambe spalancate e in mezzo Aldo che in piedi stantuffava come un treno. Di fianco a loro, carezzando il seno di Maria da sopra la camicetta della divisa, Nadia.
Appena mi vide sbiancò, e subito si diresse verso di me.

- Accidenti Giorgio, mi ero dimenticata che c’eri anche tu. Per fortuna però, perché Aldo da solo non può soddisfarci tutte e due insieme –

Faccia di palta come poche: da scomodo intruso ero diventato immediatamente gradito ospite. Aldo girò la testa per guardarmi e mi strizzò l’occhio, dimostrando sangue freddo, Maria nemmeno si mosse, la faccia nascosta dai lunghi capelli neri.
Era una cosa un po’ strana ma già Nadia si era inginocchiata davanti a me e me lo aveva tirato fuori.

- Toh, chi si rivede. –

Improvvisò una battuta, prima di imboccarmi e cominciare a succhiare.
Che posso dire? La bocca di Nadia, che ben conoscevo, fugò ogni mio sospetto, ogni mio pensiero, lasciando spazio solo all’eccitazione.
Tralasciai ogni domanda e mi godetti quel pompino inatteso. Presto mi trovai ad ansimare dal piacere, tenendo tra le dita i capelli di Nadia.
Aldo abbandonò Maria con un gesto teatrale, facendomi segno con la mano:

- Dai Maria, fai gli onori di casa all’amico Giorgio, fagli provare quanto è deliziosa la tua fighetta –

Nadia mi spinse verso il tavolo e io mi inserii tra le gambe di Maria. Con la mano lo puntai tra le grandi labbra e spinsi venendo fagocitato da quella calda micina.

Era strano per me: conoscevo appena Maria che lavorava con noi da solo un mese, la trovavo simpatica, una bella ragazza, magari avevo anche qualche pensierino su di lei, normale per uno senza legami come me, ma avevo intrattenuto solo sporadici rapporti per lavoro, nessuna confidenza.Ed ora la stavo scopando senza che lei dicesse nulla, come se fosse la cosa più normale del mondo, le sue gambe spalancate davanti a me. Le cercai gli occhi con i miei ma li teneva bassi, e poi non potei farlo più perché Aldo la fece distendere, la testa oltre l’orlo del tavolo, porgendole l’uccello da succhiare, cosa che lei fece subito.

Mentre andavo e venivo dentro di lei pensavo alle fortune della vita. In modo del tutto inaspettato mi ero trovato coinvolto in un’orgia sul posto di lavoro con una bella ragazza e quella tigre di Nadia che già conoscevo. Aldo non mi era molto simpatico ma…… chi se ne fregava?

Continuai i miei movimenti ancora a lungo, sentendo alle mie spalle la presenza di Nadia che, le tette appoggiate alla mia spalla, con la mano mi carezzava i testicoli. Presto avvertii i primi sintomi dell’orgasmo, strinsi i denti, mi sarebbe piaciuto che Maria godesse insieme a me. Purtroppo la visione dell’orgasmo di Aldo, soprattutto della bocca di Maria chiusa sulla sua asta, un rivolo bianco che scorreva di lato, mi diedero il colpo finale e godetti. Ebbi l’accortezza, non sapendo se era protetta ed a scanso di equivoci, di uscire da lei un attimo prima, trovando consolazione in Nadia che prontamente si inginocchiò e mi imboccò ricevendo il mio seme in gola, senza sprecarne una goccia.

Un po’ ansante per la fatica appena conclusa, rimisi dentro l’uccello ben ripulito dalla lingua di Nadia e chiusi la patta. Non mi ero neanche denudato del tutto. Ero incerto sul da farsi ma la voce di Aldo mi tolse ogni necessità di pensare:

- Giorgio, concludi il tuo giro e chiudi tutto, qui ci pensiamo noi. Ci vediamo domattina. Mi ha fatto piacere che hai potuto unirti a noi. –

Una frase che in altro tempo mi avrebbe fatto pensare, ma già Nadia, tenendomi sottobraccio, mi portava verso l’uscita sussurrando promesse di un futuro incontro “con più calma”.

Ecco come entrai nella vicenda. Solo dopo venni a sapere, spiegandomi sguardi malevoli e perdite di confidenza, che la “versione ufficiale” era che io facevo parte del gruppo di Aldo, ero complice suo, di Nadia e di Giulio. Come venni a saperlo lo capirete alla fine, intanto vorrei raccontarvi di quei pochi mesi all’insegna della “figa a volontà”.

Aldo e Nadia, temendo una mia relazione alla casa madre, vollero coinvolgermi nelle loro attività facendo bene attenzione a farmi credere che le ragazze si offrissero spontaneamente. Ingenuo io a crederci, ma sinceramente non ebbi il minimo sospetto.
Già dalla volta dopo, quando Nadia mi chiamò in amministrazione e la trovai con una delle impiegate.

- Finalmente Giorgio, io e Manuela abbiamo voglia di cazzo e Aldo è fuori sede. -

Manuela è una ragazza di 26 anni, assunta da due mesi come cassiera. Una bella biondina, non tanto alta ma ben proporzionata con una terza scarsa di seno e due meline invitanti al posto delle natiche.

- Stenditi sulla scrivania Manuela, come ti ho detto Giorgio lecca da Dio –

Accolsi il chiaro invito ad esibirmi in una delle cose che amo di più nel sesso e mi inginocchiai davanti alla scrivania. Chinando la testa in avanti, affondai la faccia nel ventre già nudo, era bastato aprire il camice della divisa, di Manuela, e cominciai a leccare suscitando presto le prime reazioni sotto forma di sospiri e mugolii. Nadia, china in avanti, carezzava i capezzoli di Manuela baciandola ogni tanto (in quell’occasione scoprii che era bisex).

In pochi minuti Manuela godette impiastricciandomi il volto con i suoi umori ed il suo posto sulla scrivania venne subito preso da Nadia.

- Dammelo, dammelo subito……. Ma prima tu Manuela fallo diventare durissimo –

A cosce spalancate davanti a me Nadia si toccava guardandomi libidinosamente, Manuela invece si era inginocchiata e me lo stava tirando fuori. Capite perché dico che non me ne sono mai accorto? Nessuna esitazione, nessuno sguardo torvo (almeno lei), solo la sua bocca calda e servizievole sul mio uccello, che scorreva portandomi alla massima erezione.

- Basta Manuela. Ora dammelo……. dammelo –

Le parole di Nadia, quasi un’implorazione, fecero staccare da me la ragazza permettendomi di posizionarmi al bordo della scrivania e pennellare l’uccello, ora tesissimo, sulle labbra intime di Nadia. Pochi istanti, prima di prendere bene la mira e spingere delicatamente ma risolutamente, fino a penetrarla completamente. Un sussulto del suo corpo, un gemito strozzato, un

- Dai, scopami –

L’accontentai muovendomi avanti e indietro, fermandomi con solo la testa dentro e poi spingendo fino in fondo, come sapevo piacerle, poi più veloce, variando il ritmo, sentendo i suoi muscoli interni stringermi e massaggiarmi, e Nadia venne mugolando forte, facendomi temere che qualcuno ci sentisse.
Non uscii da lei subito, attesi che si rilassasse muovendomi ancora, ma molto lentamente, in lei.

- Bravo Giorgio, sei sempre un grande scopatore –

Ringalluzzito da quel complimento aspettai che si sciogliesse dall’abbraccio e scendesse dalla scrivania.

- Adesso devi farlo provare a Manuela. Dai, prendila alla pecorina. –

La ragazza si chinò remissivamente sulla scrivania ed io, da dietro, ammirai i suoi anfratti del piacere. Il piccolo ano mi invitava ma non volevo, almeno per la prima volta, essere troppo aggressivo. Così ripetei su di lei ciò che avevo fatto con Nadia, prendendola per i fianchi al fine di poterla penetrare con forza. I suoi gemiti risuonarono nella stanza mentre Nadia ci osservava toccandosi apertamente davanti a noi due. Ben presto raggiunsi il mio limite, avendo la soddisfazione di sentire Manuela irrigidirsi e poi abbandonarsi nell’orgasmo prima di me. Stavo per chiederle se potevo goderle dentro quando Nadia riprese il controllo della situazione spingendomi indietro e inginocchiandosi davanti a me.

- Vieni Manuela, ora lo facciamo godere insieme –

Mi imboccò e succhiò con forza mentre attendeva che anche la ragazza si inginocchiasse, poi glielo passò, come si può passare un microfono o un gelato, e presero a scambiarselo ogni pochi secondi dispensando colpi di lingua su ogni centimetro dell’asta.
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Arrivai al climax senza sapere quale bocca mi stesse accogliendo, quale lingua mi stesse carezzando i testicoli, quale gola stessi riempiendo. Avevo tirato la testa indietro e, occhi chiusi, sussultavo mentre spruzzavo il mio seme in una di loro. Solo alla fine le guardai ancora, mentre una per parte leccavano l’uccello ripulendolo dai residui prima di baciarsi voluttuosamente.
Un pompino doppio da manuale, con un affiatamento che denotava una certa pratica.

Tornai in magazzino fischiettando, senza spiegare a Marco il motivo del mio buonumore.