i racconti di Milu
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Io e mia madre vivevamo in un piccolo trilocale nella periferia di Milano. Mio padre era morto quando io ero molto piccola e da allora mia madre da sola aveva dovuto far fronte a tutto.

Non avevamo molti soldi, ma non mi aveva mai fatto mancare nulla, anche se da adolescente non apprezzavo fino in fondo i suoi sforzi e sicuramente mi lamentavo molto più del dovuto.

Dopo che fu rimasta sola, non uscì più con nessuno per più di 10 anni. Era troppo impegnata con il lavoro, anzi due, e a crescere me per poter perdere tempo con la sua vita sentimentale.

Era decisamente una bellissima donna. Più crescevo e più mi accorgevo degli sguardi che gli uomini le riservavano, ma lei non sembrava farci caso, forse ancora innamorata di papà o forse resa troppo goffa dagli anni di castità.

Poi un giorno Mark venne ad abitare nella casa a fianco alla nostra.

Mark era un americano di 35 anni a Milano per lavoro, alto e davvero molto carino. Si accorse subito delle due ragazze dell’appartamento a fianco e non perdeva occasione per fermarsi a parlare con me o con mia madre. Era simpatico e intelligente, mi faceva sempre ridere. Quando parlava con me non mi trattava come una ragazzina e questo mi faceva sentire grande.

Era il primo uomo adulto che mi guardava come si guarda una donna. Questo mi lusingava moltissimo e dopo poco tempo presi una cotta per lui. Una di quelle infatuazioni da adolescenti in cui perdi completamente la testa. Ero perfino gelosa di mia madre. Quando lo incontravamo in ascensore e lui faceva il carino con lei, io le tenevo il broncio per giorni.

Cercavo ogni occasione per incontrarlo, tenevo d’occhio la sua porta per poter uscire insieme e prendere l’ascensore insieme, parlare un po’, stargli vicino. Con il senno di poi, per lui deve essere stato divertente avere una ragazzina che faceva di tutto per mettersi in mostra ed apparire donna ai suoi occhi.

Un giorno lo chiamammo per darci una mano con uno sportello della cucina che si era rotto. Riuscì ad aggiustarlo nonostante io gli ronzassi sempre attorno. Quando ebbe finito si offrì di sistemare anche qualche altra cosa in giro per casa e così rimase nel nostro appartamento per tutto il pomeriggio. Per ricompensarlo, mia madre lo invitò a cena per quella sera e lui accettò di buon grado.

Quando uscì per andarsi a fare una doccia, notai che mia madre si faceva bella con una cura di cui la reputavo capace. In pochi minuti la vidi trasformarsi dalla solita tuttofare sciupata ad una donna bellissima. Si mise un vestito rosso con la gonna che non le avevo mai visto addosso e si truccò con un trucco leggero che metteva in risalto il suo viso fine ed i suoi occhi espressivi.

Io non volevo essere da meno. Mi truccai e mi misi la gonnellina a fiori cortissima che mia madre non voleva che usassi mai, con sopra una canottierina molto scollata. Mi guardavo allo specchio, ma il confronto con lei mi pareva impietoso: lei era una vera donna, io solo una ragazzina. Mark non avrebbe mai scelto me: dovevo fare qualcosa per impressionarlo.

Quando arrivò la cena non era ancora pronta, così mia madre gli versò un bicchiere di vino e lo invitò a sedersi sul divano. Cercava di coinvolgermi nella preparazione della tavola, ma io non ne volevo sapere e mi sedetti vicino a lui sul divano a parlare del più e del meno.

Mi riempì di complimenti e lo stesso fece con mia madre. Mentre parlava io cercavo il contatto fisico con lui, appoggiandogli una mano sulla sua o toccandogli una spalla con finta disinvoltura. Lui mi pareva completamente a suo agio e non capivo se stesse cogliendo o meno i miei goffi tentativi di seduzione.

Ad un certo punto, non ricordo esattamente di cosa stessimo parlando, forse della scuola, mi appoggiò una mano su una coscia lasciata scoperta dalla gonnellina che a sedere sul divano era risalita parecchio. Lo fece come un gesto naturale, mentre continuava a parlare, ma io ero senza fiato e rimasi ferma immobile per un tempo che mi parve un’eternità. Non volevo muovermi per paura che quel contatto finisse.

Quando mia madre venne a chiamarci per la cena, fissò la mano di Mark e poi mi guardò in viso, certamente accorgendosi del mio rossore. Pensai che stesse per sbottare e dire qualcosa, invece la naturalezza con cui Mark continuò a parlare alzandosi verso la tavola smontò qualsiasi sua reazione. Io e mia madre avevamo notato la sua mano, ma forse per lui era stato solo un gesto amorevole e non ci aveva dato peso.

Mangiammo conversando amabilmente. Il fatto che Mark mi trattasse da adulta, chiedendomi pareri e dialogando come con chiunque altro mi faceva sentire davvero bene. Quasi in automatico anche mia madre si era adeguata allo stile della conversazione e nonostante la presenza di un uomo in casa, o forse proprio per quello, riuscimmo a toccare argomenti complessi in modo che non avevamo mai fatto.

Notai che mia madre continuava a bere vino e questo la scioglieva sempre di più. Quando aprirono la seconda bottiglia lei non faceva che riedere alle battute di Mark ed io ero molto gelosa della loro complicità. Lo so, avrei dovuto essere felice che mia madre avesse trovato un nuovo stimolo dopo tutti quegli anni, ma la mia parte emotiva ed irrazionale pensava di poter avere Mark per tutto per se.

Dopo cena ci sedemmo sul divano per guardare un film. Mark era in mezzo a noi, ma io iniziavo a sentirmi esclusa da quel rapporto speciale che si stava instaurando. Mentre loro continuavano a parlare e ridere come due adolescenti, io cercavo di stringermi contro di lui per fargli sentire la mia presenza, per fargli capire che c’ero. Provai un paio di volte ad inserirmi nei loro discorsi, ma mia madre aveva attenzioni solo per lui.

Quando iniziò il film ci coprimmo con un panno per rimanere più al caldo. Non stavo attenta a ciò che accadeva sullo schermo, ma rosa dalla gelosia continuavo a buttare l’occhio dal loro lato per vedere se ci fosse un contatto fisico, o qualsiasi cosa che potesse tradirli. Quando vidi un piccolo movimento sotto il panno e sentii mia madre sospirare ebbi la conferma che stava accadendo qualcosa.

Non volevo crederci. Allora a mia madre piaceva davvero. Si stava lasciando accarezzare proprio da lui e proprio accanto a me! Nella mia testolina vorticavano mille pensieri, volevo correre via, urlare, offendere mia madre oppure lui.. l’unica cosa che feci fu allontanarmi da lui, rannicchiandomi nel punto più lontano del piccolo divano. Non riuscivo a fare nient’altro.

Mentre mi risistemavo per eliminare qualsiasi contatto fisico con Mark, lui si girò a guardarmi. Aveva capito cosa stavo provando? Non lo so. So che sentii una mano muoversi sotto il panno ed arrivare alla mia coscia. Mi toccò di nuovo come aveva fatto prima di cena, ma questa volta con più forza, quasi a volermi comunicare di non allontanarmi.

Mi bloccai. Tutto si bloccò. Il mio respiro, la mia mente, l’atmosfera. Credo che la terra smise di girare sospesa in quel momento di attesa.

Lui si rigirò con lo sguardo verso la tv, ma non ritirò la mano. Anzi, sentii che con movimenti lenti iniziò ad accarezzarmi. Dal ginocchio fino all’inguine, sentivo la sua mano calda salire sempre di più ed ad ogni risalita rischiavo di esplodere di emozioni. Cercavo di rimanere immobile e di non farlo trasparire, ma anche se non mi aveva ancora toccata davvero là in mezzo, la mia patatina si stava bagnando come mai mi era capitato nei miei momenti più intimi e privati.

Ad un certo punto arrivò. Mentre teneva il palmo aperto sull’interno coscia, con il mignolo e il dorso della mano arrivò a contatto con le mie mutandine. Dovette accorgersi immediatamente che ero bagnatissima, perché smise di andare avanti ed indietro ed indugiò a lungo sfregando sulla stoffa sottile.

Ora, anche se dall’esterno mi stava davvero masturbando. Ribaltai la testa all’indietro ansimando, dimenticandomi di mia madre dall’altra parte. Non potei evitarlo. Ero in estasi. Stringevo le gambe cercando di intrappolare la sua mano spingendola all’origine del mio piacere ed ero orgogliosa che quell’uomo tanto più grande di me mi avesse scelta.

Dopo poco allontanò la mano ed io tornai alla realtà. Mi accorsi che i miei movimenti dovevano aver per forza essere stati notati da mia madre, quindi mi girai per vedere la sua reazione, ma quello che vidi mi fece rimanere pietrificata. Non solo non si era accorta di nulla, ma aveva la stessa espressione sul viso che dovevo avere io qualche istante prima. I movimenti sotto il panno erano chiari: Mark la stava masturbando e lei stava lasciando fare, proprio come avevo fatto io.

Aveva la testa reclinata all’indietro e gli occhi chiusi. Sospirava mordendosi le labbra e dai movimenti del panno penso che Mark fosse ormai sotto le sue mutandine, intento a penetrarla con le dita.

Non riuscivo a dire nulla o fare nulla. L’eccitazione di un secondo fa non se ne era ancora andata e quella scena non faceva altro che rimescolare pensieri ed emozioni che non riuscivo a controllare. Sentii la mano di Mark sulla mia. Me la strinse e poi la guidò sulla sua patta. Sentivo il suo cazzo pulsare sotto ai pantaloni, ma non sapevo che cosa fare. Era la prima volta che toccavo un uomo e non sapevo da che parte cominciare. Mi limitavo a tenere ferma la mano e sentire la pressione sotto di essa. La stoffa tesa era l’unica cosa che mi separava da lui.

Vedendo che rimanevo passiva, Mark prese di nuovo l’iniziativa e mentre continuava imperterrito a masturbare mia madre, con la mano libera si aprì i pantaloni ed estrasse il cazzo dai boxer. Riprese la mia mano e me lo fece impugnare. Ero incredula ed incredibilmente eccitata a quel tocco. Tenne la mano sopra la mia e mi diede il ritmo per fargli una lenta sega. Nascosto dal panno ancora non lo vedevo, ma ero comunque impressionata dalle dimensioni. Avevo fantasticato tante volte su come potessero essere i cazzi dei ragazzi, ma non credevo potessero essere così grandi e così duri. Una volta in campeggio un ragazzo della mia stessa età si era calato il costume davanti a me e gli avevo visto tutto. Questo era tutta un’altra storia.

Ero concentrata nel fare bene quello che stavo facendo, ma ogni tanto buttavo l’occhio su mia madre, che ormai stava godendo senza ritegno. Sempre ad occhi chiusi, non credi si fosse ancora accorta di quello che stava succedendo tra Mark e me. Non sapere cosa avrebbe fatto o detto quando se ne fosse resa conto, invece che spaventarmi, contribuiva a quel senso di proibito e perverso che aumentava a dismisura la mia eccitazione.

Vidi che Mark si avvicinò al suo viso e gli sussurrò qualcosa che non riuscii a decifrare. Mia madre sospirò e lui la baciò. Lei si avvinghiò a lui come fosse una l’unica fonte di vita dopo anni di arida sete. Era scossa da tremiti incontrollati, pensavo che fosse prossima all’orgasmo.

Mentre continuava a baciarla, Mark scostò il panno, poi lo sollevò del tutto e lo buttò ai piedi del divano. Ora per la prima volta giocavamo a carte scoperte. Vidi il vestito rosso di mia madre sollevato fin sulla pancia e la mano di lui che teneva divaricate le labbra della sua vagina, infilandogli il medio dentro. Aveva un seno completamente scoperto, con il vestito ed il reggiseno spostati di lato.

Io dal canto mio ero ancora completamente vestita, avevo solo la gonnellina sollevata ed in pugno il cazzo di Mark che ora finalmente vedevo in tutto il suo splendore. Era fantastico e mi attirava con una calamita. Non riuscivo a staccare gli occhi da quella cappella violacea che continuavo a coprire e scoprire con i miei movimenti.

Quando il bacio terminò, mia madre ebbe forse per la prima volta la consapevolezza di quello che stava accadendo. La vidi sgranare gli occhi guardandomi, poi si rivolse a Mark con un’aria di supplica e disse:

<< No, ti prego, è solo una bambina…>>

<< Non sono più una bambina da un pezzo! >> risposi io per lui, mettendo più vigore nella sega che stavo facendo.

<< No.. >> ripeté mia madre, ma le sue parole suonavano meno credibili dato che non stava facendo nulla per fermare la mano di Mark intenta a penetrarla.

Lui si girò verso di me con un sorriso, mi mise un braccio attorno alle spalle e mi tirò a se. Mi diede un piccolo bacio sulla bocca, non un bacio appassionato come quello a mia madre, ma un piccolo bacetto casto. Poi mi spinse verso il basso.

Sapevo cosa voleva, su internet l’avevo visto spesso, ma avevo lo stomaco in subbuglio perché non sapevo se sarei stata capace… Volevo farlo bene, così scesi dal divano e mi inginocchiai fra le sue gambe. Mi avvicinai con il viso al suo cazzo e prima che potessi prenderlo, lui se o prese in mano ed iniziò a passarmelo su tutto il viso. Era una cosa che non avevo mai visto nemmeno nei video porno e non sapevo cosa dovevo fare. Rimasi ferma immobile con la bocca aperta in attesa intanto lui me lo faceva passare sulle guance, sulle labbra, sul mento…

Mentre subivo questo trattamento, lo guardavo e poi guardavo mia mamma. Lei aveva lo sguardo fisso su di me e mi supplicava di non farlo, ma non aveva la forza di fare nulla per impedirlo.

Sentivo il calore della sua cappella sulla guancia, sulle labbra. Potevo sentire l’odore di maschio, forte, ma allo stesso tempo invitante. Si fermò sulle mie labbra ed allora capii che era il momento di prenderlo in bocca. Così feci e sentire il suo calore e il suo pulsare sulla lingua per poco non mi fece venire anche senza toccarmi. Erano sensazioni tutte nuove. Tentavo di imitare le ragazze che avevo visto nei filmini su internet, ma avevo il terrore di risultare troppo goffa. Andavo su e giù facendo scorrere le mie labbra sulla cappella e sull’asta, mentre con la mano continuavo a massaggiarlo. Ogni tanto cercavo di dargli dei colpetti con la lingua, ma non sapevo bene come muovermi.

Dopo qualche minuto sentii che mi accarezzava la testa e mi faceva spostare. Tornò a passarmi il cazzo sulle guance e poi lo tenne fermo davanti alla mia bocca, pensavo che volesse rientrare nella mia bocca, ma invece mi spinse il viso contro l’asta. Presi allora a leccarlo come fosse un gelato. Giù dalla base fin su sulla cappella. Sentivo gli spasimi, si muoveva sotto la mia lingua. Pulsava.

Sentii dei movimenti e mi accorsi che Mark stava di nuovo sussurrando all’orecchio di mia madre, lei continuava a guardarmi fissa, mentre le mani di lui la penetravano sempre più velocemente. La vidi venire inarcando la schiena e buttando indietro la testa. Mark gli aveva fatto avere un orgasmo con le sole dita e con il suono delle sue parole all’orecchio.

Poco dopo lei si ricompose un minimo e tornò a guardarmi. Mark disse:

<< Perché non aiuti tua figlia? E’ un po’ inesperta, ma sono sicuro che con il tuo aiuto imparerà in fretta. >>

<< No, non posso. Non voglio. >> protestò mia madre quasi piagnucolando, ma lui la stava già spingendo verso la mia direzione.

Venne ad inginocchiarsi al mio fianco ed ora mi guardava a pochi centimetri dal mio viso. Avere mia madre al fianco in un momento come quello mi faceva sentire sporca, ma il suo sguardo su di me mi eccitava da morire.

Lui spinse la sua testa verso il membro e lei non poté far altro che cominciare a baciarlo. Eravamo vicinissime, i nostri corpi erano a contatto. Io ancora vestita, lei con il vestitino tutto stropicciato attorno alla vita. La sua lingua correva lungo l’asta di Mark a pochi millimetri dalla mia. Io lo tenevo stretto e la sua lingua sfiorò le mie dita un paio di volte, poi le a venire a contatto furono le nostre lingue. Eravamo entrambe intente a succhiare la cappella e le nostre labbra si sfiorarono. Io non mi fermai e non mi spostai di un millimetro, lei invece fece per indietreggiare, ma proprio in quel momento Mark ci spinse a contatto.

Sentii le sue labbra sulle mie e baciarci fu una cosa abbastanza naturale. Era il secondo bacio di tutta la mia vita e lo stavo dando a mia madre. La sensazione di perversione e lussuria raggiunse il culmine quando lui spinse il cazzo nel nostro bacio. Le nostre lingue si cercavano ed intanto leccavano quella grande cappella calda.

Sentii degli spasimi nell’asta, si irrigidì e poi spruzzo il liquido bianco sulle nostre lingue intrecciate. Sentivo mia madre che cercava di spostarsi, ma lui le tenne ferma la testa. Con me non ne ebbe bisogno, io ero curiosa e vogliosa di scoprire tutte queste nuove perversioni. Direzionò alcuni schizzi sul volto di mia madre, poi sulla mia bocca, che aprii appena in tempo per riceve l’ultimo di nuovo sulla lingua.

Vidi che il cazzo perdeva rapidamente il turgore, ma Mark tornò a prenderci per la nuca ed avvicinarci. Voleva che ci baciassimo di nuovo e così facemmo. Avevo il viso impiastricciato di sperma e le nostre lingue ne erano ricoperte. Sentivo questo nuovo sapore e lo studiavo con curiosità. Non era buono, ma non era neppure cattivo. Era gelatinoso e questo non mi faceva impazzire, ma la situazione era terribilmente eccitante, quindi non mi dispiacque affatto.

Mark si alzò dal divano mentre noi due eravamo ancora inginocchiate. Lo guardavamo dal basso alla sua completa mercé, incapaci di reagire. Io per colpa dell’inesperienza, mia madre per il senso di colpa e la vergogna per quello che stava accadendo.

<< Mi pare che tu sia rimasta l’unica a non essere ancora venuta. Rimediamo subito. >> disse Mark sollevandomi da terra e facendomi sedere sul divano.

Lui si mise a sedere sulla poltrona di fronte e non capivo cosa avesse in mente.

<< Toglile le mutandine. >> ordinò a mia madre con un tono che non ammetteva repliche.

<< No, io non posso. >> protestò lei con una voce rotta dall’emozione.

<< Ho detto, toglile le mutandine. >> ripeté lui.

Lei allora si girò verso di me e senza guardarmi negli occhi mi sollevò la gonnellina e mi sfilò le mutandine lasciando la mia fighetta in bella mostra.

<< Toccala. >>

Mi madre avvicinò una mano e cominciò a massaggiarmi con il pollice. Io ero già stata più volte sull’orlo dell’orgasmo ed ero straordinariamente bagnata. Il pollice di mia madre si introdusse fra le grandi labbra e iniziò a massaggiarmi il clitoride. Stavo godendo come una matta e con lo sguardo passavo da lei a Mark che si mangiava la scena con gli occhi.

<< Penetrala. >>

Mia madre introdusse il medio dentro di me. Stavo per scoppiare.

<< Leccala. >>

<< E’ solo una bambina… >> protestò.

<< Da anni non è più una bambina cara mamma. Solo tu non te ne sei accorta. >> disse alzandosi e venendo a sedersi accanto a noi.

<< Guarda come è bella. >> disse alzandomi la canottierina e poi sfilandomela del tutto.

Non portavo il reggiseno, quindi poté subito toccarmi le tette e scese a baciarmi un capezzolo.

<< Leccala. >> tornò a ripetere. E questa volta mia madre obbedì.

Appena sentii la lingua sul clitoride scoppiai in un orgasmo incredibile. Persi il controllo del mio corpo e per qualche minuto fui scossa da spasimi incontrollati. Allagai letteralmente il viso di mia madre mentre le stringevo le cosce attorno alla testa con dei movimenti involontari. Forse le feci male, ma non potevo controllarmi.

Credo che ebbi alcuni orgasmi di fila, non lo so.

Quando riuscii a riacquistare la vista, vidi Mark e mia madre che si baciavano. Anche io volevo baciarli, ma spossata dall’orgasmo non riuscivo a muovere un muscolo.

Lo vidi riallacciarsi i pantaloni e guardarci dall’alto in basso.

<< Credo che per oggi possa bastare. >> disse. << Siete state brave e credo che potremmo divertirci molto in futuro. >>

 

 

Note finali:

 

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