i racconti di Milu
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Questa settimana era il mio turno per tenere la bambina, e siccome la mia ex era impegnata, me la portò Silvia, l'altra mia figlia, la maggiore.
Già… avevo passato i 50 quando la piccola nacque. Un incidente di percorso, se vogliamo dire. La mia ex moglie era rimasta incinta che aveva già 44 anni e dopo soli due anni avevamo divorziato.
Colpa mia, ovviamente. Non ero mai stato capace di tenermelo nei pantaloni e l'ultima volta mi aveva beccato in flagranza di reato con una ventenne da sballo. Se vedevo una gnocca non potevo proprio fare a meno di provarci. E lei c'è stata. Eccome se c'è stata. È durata solo un paio di settimane, ma ne valeva proprio la pena…
Ed ora mi ritrovo single, sempre a caccia di qualche fica da scopare. Non ho proprio nessuna voglia di impegnarmi con una, così passo allegramente di fica in fica, senza più vincoli, senza più dovermi nascondere.
— Ciao papà, come va? — mi chiede Silvia, 22 anni, la mia figlia maggiore. — Oggi la mamma non poteva passare e così siamo venute noi. Vero Ottavia?
La piccolina annuisce energeticamente, eccitata per il fine settimana che passerà con me.
— Papà, papà… mi porti al lago? Andiamo al lago? Dai? — continua a ripetere eccitata, mentre mi saltava in braccio, come faceva sempre quando la portavano per le visite stabilite dal giudice.
— Sta buona un momento, per favore! Fammi parlare con tua sorella! — le dico alzando un po' la voce per farla smettere e mettendola a terra.
E lei mette il broncio, correndo in casa, dandomi respiro per rispondere a Silvia.
— Sto bene, tesoro. Tutto a posto. E Luca? Come sta? Sta bene anche lui?
— Tranquillo papà. Stiamo tutti bene. Finalmente la bronchite gli è passata, ma ha dovuto prendere gli antibiotici per dieci giorni. La febbre gli è scesa subito, poi. Ha persino ripreso gli allenamenti a calcio. Ormai è guarito.
— Dai entra anche tu! Non stare sulla porta. Oppure devi andare via subito?
— No papà. Ho tempo, posso fermarmi da te per un po'. Anzi… se porti davvero Ottavia al lago, piacerebbe anche a me venire.
Il lago in questione è un modesto laghetto ai piedi delle montagne vicino casa. C'è un piccolo camping, con una decina di bungalow, dove si possono affittare canoe e cavalli per passeggiate nei boschi.
Ottavia adora quel posto e, se devo dirla tutta, non è male per un week-end poco impegnativo.
— Avevo pensato di starmene a casa tranquillo, ma se vuoi andare, allora ci andiamo. Ma tu non hai vestiti da cambiarti. Come farai?
— Non preoccuparti di me, papà. Ho con me la borsa per la piscina, con un cambio. E per il resto, mi arrangerò qualche modo. Sono solo due giorni, dopotutto.
Partiamo tutti subito. Neanche un'ora di viaggio e siamo arrivati.

— Oh, ciao Andrea — mi dice il proprietario che mi conosce bene. Alessandro (detto Sandrone, per la sua stazza), era stato un mio compagno della scuola per geometri che avevo frequentato da ragazzo. — E questa bella ragazza al tuo fianco? È la tua ultima conquista?
— Ma no! È Silvia, la mia figlia maggiore. E quel cosino scavezzacollo là fuori è Ottavia, la mia ultima.
— Ma dai! Se non me lo avessi detto non l'avrei mai riconosciuta! Quanti anni sono passati da quando sei stata qui l'ultima volta? Tre o quattro, no? — le chiede prendendole la mano.
— Avevo quindici anni l'ultima volta che sono stata qui. Per cui sono più di sette — gli risponde Silvia.
— Sono passati così tanti anni!? Incredibile… se me lo permetti, sei diventata una splendida ragazza.
— Grazie — risponde arrossendo. — Papà, io esco un attimo. Vado a controllare cosa fa Ottavia.
— Va bene tesoro — e poi rivolgendomi a Sandrone — Ce l'hai un posto per noi? Per due notti.
— Oggi siamo un po' pieni. Ma fammi controllare, eh?
Rivolge la sua attenzione ai registri per un po', intanto io mi guardo intorno e vedo le mie figlie sedute sul pontile a chiacchierare.
— Andrea… brutte notizie. Mi è rimasto solo un bungalow, con un letto matrimoniale e un divano-letto. Mi spiace, ma in questa stagione vengono un sacco di turisti. Ma se per te va bene così, è tua.
Non mi va molto l'idea di dormire con Ottavia nel letto, per non parlare poi di Silvia.
— Troveremo un modo per sistemarci… fa nulla. La prendiamo lo stesso.
— Ok. È la "Biancaneve". Ti ricordi dov'è?
Annuisco.
— Non vedo Irma. Non c'è? Volevo salutarla…
Irma è una matrona pettoruta, come lo erano le donne di un tempo. Per qualche tempo, da giovane, ha fatto "la vita" per racimolare soldi per tirare la fine del mese. E aveva smesso quando aveva conosciuto il mio amico. Per un po'. Poi, quando avevano aperto il camping più di trent'anni fa, a volte si concedeva ai clienti più fidati con il beneplacito del marito, che pagavano un extra per le sue prestazioni. Me compreso.
Sandrone si fa triste in volto.
— No. Non c'è più. È morta lo scorso novembre. Una cosa improvvisa. Un embolo, ha detto il medico.
— Come mi dispiace! Perché non me lo hai detto, Sandrone! Sarei venuto al suo funerale.
— Grazie, Andrea. Non l'ho detto a nessuno. Lei, parenti non ne aveva, figli non ne abbiamo avuti, lo sai… Così l'ho seppellita e basta. Mi manca… — tira su col naso — Così, ora, il camping lo gestisco da solo. C'è solo un pensionato che viene mezza giornata a badare ai cavalli.
Lo conforto per qualche minuto ancora e, con la promessa che ne avremmo riparlato ancora, esco.
— Ragazze? Andiamo! Abbiamo la camera.
Le mie figlie accorrono.
— Siamo nella "Biancaneve" e c'è solo un letto matrimoniale e un divano-letto. Per cui io mi prendo il lettino e voi dormite nel letto grande.
— Non ci penso nemmeno a dormire con lei, papà! Non farà che scalciare tutta la notte! Ci dormirà lei nel lettino. E non voglio sentire obiezioni da parte tua, papà — mi dice Silvia.

Appena entrati nella casetta, Ottavia prende possesso del divano letto mentre io porto il mio borsone in camera.
Silvia mi segue.
— Fortuna che avevo preparato la borsa per la piscina. Almeno ho il costume ed un cambio.
Arriva Ottavia.
— Papà, posso fare un bagno? Nel laghetto? E prendere una canoa? Posso papà? Posso? Dai… Posso?
Uhm… che nervi quando parla a raffica!
— Ma insomma, Ottavia! Datti una calmata, eh! Comunque sì. Puoi farlo. Va a cambiarti.
Poi sbotto con Silvia.
— Avrebbe bisogno di una bella dose di calmanti! Ma che ha, da fare sempre così!
— Anche tu ne avresti bisogno, papà. È solo eccitata. Vedrai tra un po' si calmerà — mi risponde Silvia, sorridendo.

La mattinata passa tranquilla, con Ottavia a fare il bagno, Silvia con la canoa, ed io spaparanzato su una sdraio vicino alla riva.
— Certo che è davvero una bella femmina tua figlia — dice il vocione di Sandrone. — E quel costumino la fa ancora più bella. Me lo fa venire duro…
— Ehi… stai parlando di mia figlia, razza di vecchio sudicio maiale — gli rispondo ridendo.
— Senti chi parla! Non sei tu, quello che va a caccia di fiche? Senti un po', ho detto al vecchio Antonio di prepararti due cavalli per il pomeriggio. Ti va bene?
— Perfetto. Silvia ha detto che non viene. Vuole prendere il sole. Grazie Sandrone.
— Ok, ci vediamo.
E se ne va lasciandomi solo coi miei pensieri. Poco prima di mezzogiorno salgo al bungalow a preparare il pranzo. Pasta, tonno e insalata. Per stasera ho già pensato di andare in pizzeria.
Nel pomeriggio vado con Ottavia a cavallo per i boschi, lasciando sola Silvia. Stiamo via per quasi tre ore.
La sera andiamo in pizzeria, come previsto, e alle dieci Ottavia si addormenta sulla via del ritorno. Non si sveglierà neanche con le cannonate fino a domani mattina.
Anche Silvia va a dormire presto, ma io non ho ancora sonno. Resto sulla veranda fino all'una, poi mi metto a letto anch'io.

Nella notte Silvia si agita un po', mi si schiaccia addosso, quasi cercando il calore del mio corpo.
La mattina mi sveglio con lei che dorme serenamente tra le mie braccia con il volto appoggiato al mio torace, e una sua mano appoggiata sopra gli slip.
Appena mi rendo conto della situazione, sento montare veloce l'erezione.
Cerco di fare dei respiri profondi per calmarmi un po', ma non serve a nulla. Il mio cazzo si fa sempre più duro.
— Oh, merda! — sussurro, con la consapevolezza che Silvia potrebbe svegliarsi da un momento all'altro.
All'improvviso, Silvia si mette a cavalcioni sopra di me, fa uscire il cazzo dagli slip e ci si infila sopra.
È senza mutandine.
— Oh sì… quanto l'ho desiderato questo cazzo!
Silvia inizia a muoversi su e giù lentamente, godendo di ogni singolo movimento, per poi prendere a muoversi come una indemoniata sul mio cazzo sempre più duro.
Non mi sono ancora mosso, stordito dalla piega presa dagli eventi. Mia figlia mi sta scopando! Mia figlia mi sta scopando!
I capelli ondeggiano a ritmo. Per non parlare poi del suo seno! La maglietta che ha usato per dormire le sta stretta e si vede benissimo che i capezzoli le sono diventati turgidi e spuntano dalla stoffa. Il suo seno si muove su e giù al ritmo delle pompate che mi da al cazzo. Ballare così davanti ai miei occhi! Stupendo… superlativo… ipnotico…
— Silvia che fai, fermati. Non lo fare… mi stai facendo venire… fermati…
— Sicuro che è quello che vuoi papà?
— Sì… no… — ormai non sono più sicuro di quello che voglio.
— E allora montami, papà.
Ormai sono troppo eccitato per riuscire a smettere.
Lascio che sia Silvia a condurre il gioco.
— E così, troietta, volevi il cazzo del tuo papà, eh?
La afferro per il sedere, per aiutarla nei movimenti.
Silvia mi stava cavalcando come una forsennata, quando mi rendo conto che dentro c'è già dello sperma.
D'improvviso mi prende un attacco di gelosia. La afferro e la metto sotto, senza uscire da lei.
— Chi è stato! Con chi sei stata ieri! — la accuso.
Lei fa per baciarmi, ma io mi tiro indietro.
— È così importante, papà? Ti importa davvero con chi faccio sesso? — Poi sorride. — Che… sei geloso?
Non so cosa rispondere, ma sono ancora dentro di lei, muovendomi lentamente per non perdere l'erezione.
— E se fosse? Sei la mia bambina.
— Sì. E te la stai scopando…
Ci giriamo e Silvia torna sopra. Pian piano il suo su e giù accelera, i suoi sospiri si fanno sempre più profondi… All'improvviso si irrigidisce e si scuote tutta. Le contrazioni della fica mi stringono il cazzo in una morsa che quasi non riesco a muovermi.
— Oh! Sì! Mmm! Sei magnifico, papà!
Silvia torna sotto.
Ora che sono tutto dentro la fica di Silvia, comincio a martellare con ritmo cadenzato. Alterno movimenti rapidi e lenti, cambiando più volte posizione. A volte mi fermo restando dentro di lei e premendo con forza il bacino contro il suo. Ricomincio ancora a muovermi rapidamente dentro di lei, solo perché sento che sto per venire.
— Cazzo! Che strafica che sei! Assaggia il mio cazzo! Toh! Toh!
— Sì! Mmmm! Amo così tanto chiavare! Mmmm!
Silvia è già venuta tre volte.
Il suo respiro accelera sempre di più. Ora ansima più sonoramente.
— Dai montami, papà! Sborra… dai… sborra dentro la mia fica… dentro il mio utero… sì… sborra… ah… ah… ah…
— Oh, sì… adesso godo… adesso sborro… sì… sborro… ah… ah… sì… — riesco a dire mentre vengo.
Sono venuto dentro la fica di mia figlia. Non posso credere che sia capitato per davvero! Ho fatto l'amore con mia figlia ed ho goduto più di qualsiasi altra scopata fatta in vita mia.
Mi stendo sul letto a riprendere fiato perché sono sfinito. Non ho più la resistenza di un tempo. Silvia è di nuovo tra le mie braccia.
— Wow, papà! Che magnifica scopata! Mi sento un lago dentro. Sei venuto tantissimo. Molto di più di Sandrone.
Mi irrigidisco, ma passa subito.
— Oh, allora è stato lui, eh? Il mio amico Sandrone ha scopato con mia figlia — mi prende di nuovo un attacco di gelosia. — Lo dovrei ammazzare per quello che ha fatto. Ma che diritto ho io, eh? Lui ha scopato con una donna. Io l'ho fatto con mia figlia…
— Io non la vedo così, papà. Tu sei un uomo e basta. Un uomo che ha scopato con una ragazza che ne aveva voglia. A me piace molto scopare, ma tu devi sentirti un privilegiato. E anche Sandrone. Solo a voi due ho concesso di farlo senza preservativo. È una cosa che ho sempre negato a tutti gli uomini con cui sono stata. E sono stati tanti.
— Tanti quanti?
— Uhm… non so di preciso. Una ventina, forse di più. Non mi faccio problemi. Se incontro uno che mi piace, ci sto.
— Venti? Ma sei matta? E chi erano?
— Gente. Uomini che ho conosciuto. Non erano niente di importante. Una scopata e via. Ho preso da te, da questo punto di vista. A te piace la fica. A me piace il cazzo.
Ridacchio e guardo le ore sul cellulare.
— Sono quasi le otto. Dobbiamo alzarci e rivestirci prima che tua sorella si svegli — decreto.
Mi alzo per primo, infilandomi i pantaloncini da bagno ed una maglietta. Subito dopo anche lei esce dalla camera con il costume da bagno addosso. È l'unica cosa pulita che ha. Lo aveva lavato ieri sera prima di andare in pizzeria.
Si sente bussare alla porta. Apro. Mi trovo davanti Sandrone.
— Ehilà! buongiorno a tutti — tuona il suo vocione.
— Abbassa la voce! Ottavia dorme ancora!
— Ops, scusa — risponde sussurrando. — Ciao Silvia, non trovi che sia una bella giornata? Il sole splende, gli uccellini cantano… Tieni — allungandomi un sacchetto di carta — sono le brioche per la colazione. Le ho comprate stamattina dal panettiere. E questo è per Silvia — dandomi un piccolo scatolino. — Se tu sei d'accordo, ovviamente. Ci ho pensato su, stanotte.
Do il pacchettino a Silvia, che lo apre.
Silvia fa un sospiro meravigliato. È un anello con un grosso brillante.
— È l'anello di fidanzamento che avevo dato anche a Irma. Appartiene alla mia famiglia da molte generazioni. Lo aveva già mia nonna, da che mi ricordi. Silvia, lo so che tu sei giovane ed io un vecchietto. Io e tuo padre abbiamo la stessa età, sai? Ma come ti ho detto ieri, mi piaci molto. Vuoi diventare mia moglie? Quello che ho da offrirti non è molto: un camping e cinque cavalli. Ma come Irma sapeva bene, qui puoi avere un sacco di uomini con cui divertirti.
— Accetto volentieri, Sandrone — risponde infilandosi l'anello al dito.
— Visto Luca? Diverremo parenti. Ora devo andare. Parleremo poi, io e te — mi dice prima di andare.
— Non dire niente papà. È una sorpresa anche per me. Ma per me va più che bene. Mi piace l'idea di sposare Sandrone. Quando lo verrà a sapere la mamma le prenderà un colpo! Però sai che ti dico? Non me ne frega assolutamente niente. Ah, papà, non voglio nessuna cerimonia. Non mi interessa. Basterà una semplice funzione civile di fronte al sindaco, o chi per lui. Gli sposi e i testimoni. E niente ristorante. E niente abito da sposa. Ora, se permetti, vado dal mio fidanzato a dirgli che la settimana prossima mi trasferisco da lui.
Poco dopo si sveglia Ottavia.
— 'Giorno, papà — mi dice ancora assonnata. — Cosa facciamo oggi?
— Non so. Tu cosa vuoi fare?
Ci pensa su un po'.
— Dormire — e si sdraia nuovamente e si riaddormenta.
Ritorna Silvia.
— Fatto. Sandrone è contento che mi trasferisca a casa sua. Ha detto che non vede l'ora di accasare il suo uccello. E ti posso garantire che il suo cazzo non ha niente da invidiare al tuo.
Invito Silvia ad uscire per non svegliare Ottavia.
— Hai detto che ti piace il cazzo, e va bene. Mi hai detto che agli altri uomini fai mettere il preservativo, e va più che bene. Ma stamattina mi hai fatto venire dentro di te. Prendi la pillola?
— No, mi fa ingrassare.
— Beh, se non ti proteggi in qualche modo, ingrasserai. Ma in un modo diverso. Se davvero hai intenzione di fare come Irma, dovrai pensarci bene. Lei aveva scelto un modo drastico per non avere figli. Si era fatta legare le tube che è la stessa cosa che la vasectomia per un uomo. La sterilità. Ma tu non farlo, eh? mi raccomando. Non rinunciare ad avere dei figli Silvia…
— Non preoccuparti, papà. Tranquillo. Troverò una soluzione.
— Bene. Tua sorella dorme ancora. Che ne dici di andare a farci un giro io e te?
— Non vedo l'ora, papà.
Ci inoltriamo nel bosco, fino ad arrivare ad una casupola usata come deposito attrezzi da Sandrone, e all'occasione usata anche come boudoir.
Ci chiudiamo dentro. Prendo un grande telo e lo stendo sul pavimento di listelli di legno. Mi abbasso i pantaloncini, sedendomi su una panchetta. Silvia si inginocchia tra le mie gambe e si prende in bocca il mio cazzo.
Mi lecca e mi succhia fino a farmelo diventare duro. Le tolgo il costume e la faccio sdraiare sul telo. Mi accoglie volentieri tra le sue gambe. La scopo per una mezz'oretta e le vengo nuovamente dentro.
— È per festeggiare il tuo fidanzamento, tesoro. Forse sarà l'ultima occasione che mi capiterà.
— Non se verrai a trovarci, papà. Ci sarà sempre posto nella mia fica… per te e il tuo seme, papà. Ne ho parlato con Sandrone. E lui è d'accordo. Quando verrai a trovarci potremo fare una cosa a tre. A lui non dispiace dividermi con te. Ed il mio culo è già allenato da tempo a fare la doppia penetrazione.
Mi tolgo da lei, mi rivesto e mi metto a sedere sulla panchetta.
È incredibile davvero… Mia figlia… una figlia che adora scopare… e ha pure il culo allenato.
— Allora sarà un vero onore. Credo che verrò qui frequentemente… Che verrò a trovare mia figlia e mio genero.
— E se sarai fortunato… credo che accadrà ancora in un periodo fertile. Come oggi. Chissà… forse oggi tu o Sandrone mi metterete incinta. Che te ne pare? Così avrò anche la scusa per celebrare un matrimonio frettoloso. No, non preoccuparti, papà, l'ho detto al mio fidanzato. Ho già detto al mio fidanzato che intendo avere un figlio subito. E visto che sa che anche tu mi sei già venuto dentro, non ha niente in contrario al fatto che anche tu possa farlo ancora.
— Davvero oggi sei fertile? Ma non potevi dirmelo prima?
— Papà… — mi dice dolcemente — Ti ho già detto che non ci importa… Sandrone ha detto che così raddoppierò la possibilità di concepire un figlio… — ancora inginocchiata tra le mie gambe, dandomi poi un bacio sulla guancia.
Poi si alza anche lei, rimettendosi il costume.
— Andiamo adesso, Ottavia si sarà certamente svegliata.
Infatti la ritroviamo seduta sui gradini della veranda, ancora mezza intontita dal sonno. Ci accomodiamo dentro e preparo la colazione per tutti. Poi lascio le mie figlie e vado da Sandrone.
— Mi aspettavo la tua visita, Luca.
— Dai… raccontami.
— Ho deciso tutto ieri pomeriggio, dopo che ho scopato con lei. Ho iniziato a pensare che è una bella ragazza, che le piace scopare, che io sono solo e allora mi è balzata l'idea. Ieri sera ho cercato l'anello di famiglia e stamattina sono venuto da te. Mi ha raccontato di voi due… che anche tu l'hai fatto con lei… — poi dandomi una spallata — ehi! tua figlia, eh? congratulazioni, a proposito… e poi sarei io, il vecchio sudicio maiale… Vabbè… comunque poco fa mi ha detto di essere nel periodo fertile e, visto che entrambi lo avevamo già fatto con lei, ha detto che ne avrebbe approfittato ancora per aumentare le sue possibilità di concepire. Sono d'accordo con lei, al cento percento. Irma non ha mai avuto figli, lo sai, e non voglio che succeda anche a lei.
— Ma Irma aveva fatto legare le tube. Non ricordi?
— No, non mi ricordo. Fatto sta che ora che ho nuovamente una donna, voglio dei figli anche io. Se poi sarà il tuo… — fa spallucce.
— Sandrone… non dire così! È vero che Silvia mi ha fatto venire dentro di lei, ma questo non significa che non possa essere tuo. Magari l'hai già messa incinta ieri pomeriggio. Io con lei l'ho fatto per la prima volta stamattina. Hai ore di vantaggio su di me. Non perdere le speranze… dai.

Restiamo nel camping fino a domenica sera. Verso le ventitre riaccompagno Ottavia da sua madre mentre Silvia ha detto che vuole restare da me ancora per una notte. Inutile dire che passiamo tutta la notte a scopare, venendo ancora abbondantemente dentro di lei.

La mattina vado al lavoro come al solito, ma non riesco a concentrarmi. I miei pensieri vanno spesso alla notte trascorsa. E devo dire che gli orgasmi che ho avuto sono stati i più intensi mai provati.
Il cellulare mi avvisa di un messaggio whatsapp che è arrivato. E' una foto di Silvia, completamente nuda che mi saluta.
BIP-BIP. Un'altra foto.
E' il primo piano della sua fichetta, da cui si intravedono i suoi umori luccicare al flash.
BIP-BIP. Altra foto.
Le sue dita appena tolte dal suo buchetto, da cui si intravede una scia di bava.
Cavolo... mi sta venendo un'erezione... per fortuna che sono solo in ufficio.
Non ho il coraggio di rispondere. Rimetto il telefono in tasca. Le ore passano lente, e alle sei torno a casa.
Appena apro la porta vedo che Silvia mi stava aspettando.
— Ciao, papà. Ho preferito aspettarti prima di andare da Sandrone. Ho già impacchettato tutte le mie cose e tra un paio di giorni mi trasferisco da lui. Ma veniamo a noi, piuttosto...
Prende a spogliarsi lentamente, fino a che rimane nuda. Mi prende per mano e mi trascina in camera da letto. Ci pensa lei a togliermi i vestiti.
— Sai, papà... voglio garantirmi che verrai spesso a trovarmi, e questo mi sembra un buon modo per invogliarti a farlo — mi dice prima di lasciarsi cadere sul mio cazzo eretto. — Ed ora montami, papà.
— Obbedisco!

++++++++++++

Silvia rimase con me per altri tre giorni, e poi si trasferì.
Due settimane dopo il sindaco celebrò il loro matrimonio.
Oltre agli sposi, c'eravamo solo io, Ottavia e un'amica di Silvia come sua testimone. L'altro testimone, per Sandrone, ero io.
Sua madre non si era neanche fatta vedere, a ribadire la sua contrarietà a queste nozze. Non venne neanche mio figlio Luca.
Subito dopo la cerimonia riportai la piccola da sua madre e anche l'amica di Silvia se ne andò.
Sandrone e Silvia mi aspettavano a casa loro.
Feci la strada a più di 90 km/h anche se c'era il limite di 60.
Appena oltrepassai la soglia di casa loro, Silvia (che era già nuda) mi prese per mano e mi portò in camera da letto dove c'era già lo sposo.
Ci pensò lei a spogliarmi.
— Mettiamo subito le cose in chiaro, amanti miei… Voi oggi mi dovete far godere di fica e di culo, preferibilmente insieme. Perché voglio tassativamente godere come una baldracca. Inoltre mi dovrete riempire la fica per bene, perché questo mese voglio assolutamente che mi mettiate incinta. Va bene!?
— Oh, moglie mia… sono completamente d'accordo con te. Scusa, io credevo di averlo già fatto il mese scorso. Ma ora io e tuo padre ci mettiamo d'impegno e ti ingravidiamo. Vero Andrea?
— Ci puoi giurare Sandrone! Se lo preferisci, amore mio, ti possiamo anche venire dentro insieme. Lo abbiamo già fatto più di una volta con Irma.
— Ma così mi sfondate…! Non sono ancora allenata per una doppia… coi cazzi che vi ritrovate, poi, non ne parliamo. No, lo faremo col tempo e con i giusti allenamenti… Per ora limitatevi ad alternarvi. Prima voglio il cazzo di Sandrone nella mia fica e tu papà nel culo. E poi vi scambiate. Così le vostre semenze si mescoleranno per bene… Ed ora montatemi, amori miei… sono la vostra moglie…