i racconti di Milu
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Note dell'autore:
Primo capitolo del racconto mio e della mia schiava. Non il solito racconto denso di sesso, iniziamo soft, con qualcosa di più emotivo. A breve il secondo capitolo.
Sei arrivata da me per stare due giorni assieme, io e te, Padrone e schiava. Come sempre quando mi vedi ti butti tra le mie braccia, continui a ripetermi che ti fanno sentire bene, dopo molto tempo che non ci si vede ne hai bisogno, ti abbandoni in quelle due braccia che ti fanno sentire protetta. A casa.

Il primo pranzo che abbiamo fatto è stato un po’ arruffato, casuale direi. Troppa voglia inespressa di stare assieme, troppi momenti che ci sono mancati, il pranzo è stato una pausa del nostro amore. Delle mie sculacciate per te, dei momenti in cui ti tenevo per i capelli, abbandonata alla mia volontà. Anche di quei momenti che sembrano oscuri nel BDSM, coccole, scherzi, leccate sul naso. Si, i dispetti! :D.
Il fulcro però è stata la cena. A cena hai fatto scegliere me, come sempre, e abbiamo mangiato due piadine comprate al volo. Cucinate da me mentre tu sistemavi il letto per la nottata assieme. Sei arrivata da me e hai scoperto che io avevo già mangiato la mia piadina. La cosa ti ha lasciato un attimo interdetta, ho impiattato la tua, ti ho guardata e:”Dalle mani o dal piatto, Scegli!”. Il tuo sguardo si incrocia con il mio. Sai che devi scegliere, e che non sai bene cosa ti attende. Dentro di te sei un po’ corrucciata, sorpresa, lo leggo dai tuoi occhi. Abbozzi una tenue domanda, la risposta è:”Scegli.”.
“Dal piatto, Padrone”.

Prendo un coltello, taglio la piadina a strisce, poi a cubetti, tutti storti e grossolani.

Scoprirai più tardi che avresti preferito dalle mani, ma oramai hai scelto il piatto. Ti porto in camera da letto. Mi siedo sul letto con il piatto vicino. Ti indico di inginocchiarti, lo fai, oramai sai cosa voglio e quando lo voglio, ci basta uno sguardo.

Guardi il piatto, guardi me, abbassi gli occhi. Un mio dito ti alza il mento, sostieni a malapena il mio sguardo.
“Ora mangerai la piadina dal piatto, senza mani, mentre io la tengo tra le mie gambe. Intesi schiava?!”

Strabuzzi gli occhi, poi ricordi il momento, ti imbarazzi a morte, mi sussurri che non l’hai mai fatto prima, sei emozionata.
Ti avvicini al piatto, imbarazzatissima, un po’ reticente. Apri la bocca, ti blocchi mi guardi, abbassi lo sguardo.
Ti sorrido, sposto un pezzo sul bordo, un pezzo piccolo, facile da mangiare.

Mi sorridi, non mi ringrazi perché sei troppo emozionata, ma il tuo sguardo vale mille di quei: ”Grazie Padrone”.

Inizi a mangiare, lo fai lentamente, il momento è carico di emozioni. Mangi pacata, mi guardi, sei rossa in viso, sei eccitata ed imbarazzatissima. Il mio potere ti schiaccia, la mia volontà piega la tua e ti fa diventare Mia. Sei in Mio potere. Sei MIA. Ora non puoi nulla, non vuoi fare altro che donarti, me lo dici spesso. Adoro questa sensazione.

Dopo poco mi rendo conto che se ti faccio mangiare tutta la piadina così all’alba siamo qui. Sorrido, penso un attimo. Prendo un pezzo con le mie mani: ”Apri la bocca.”.

Ti imbocco, pezzo dopo pezzo. Finché non finisci il piatto. Sei felice, siamo io e te. Iniziamo a parlare mentre finisci di mangiare, sorridiamo, siamo ancora emozionati, ma stemperiamo un po’ gli animi.

Appena finisci appoggio il piatto, ti faccio avvicinare. Ti accoccoli sulle mie gambe, ti coccolo i capelli. Voglio ancora che questo momento duri. Ti sorrido, ti guardo, ti indico i piedi.

Ti chini a baciarli, ad adorarli. Non mi eccita il fatto che tu li baci, ne avevamo parlato. Mi eccita il tuo prostrarti. L’adorare la mia figura. Come diceva V per Vendetta non è l’edificio ad essere importante, ma il simbolo che gli uomini gli attribuiscono. E questo per noi a significato. Ti pieghi. Li baci. Resti giù.

Ti afferro per i capelli, ti bacio.

“Sei Mia, piccola”

“Tua” flebile esce dalla tua bocca sorridente.
Note finali:
Potete scriverci a ArNyMilu@gmail.com per consigli, domande e quello che preferite.