i racconti di Milu
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Avevo accettato l'invito di Luca alla sua partita di calcetto. Non me ne fregava nulla del calcetto, soprattutto non me ne fregava nulla di vederlo insieme ad altre persone. "Porta anche il tuo ragazzo, prof". Meno che mai mi andava di portarci il mio fidanzato. Magari ci sarebbe stata pure quella puttanella di Jessica... figuriamoci.

Se ci ero andata, trascinando con me Federico, era perché dopo avermi scopata quel giorno a scuola Luca non si era più fatto sentire per settimane intere.

Avevo cercato di stuzzicarlo fissandolo negli occhi a lezione e poi abbassando rapidamente lo sguardo verso il suo pacco, lasciando cadere penne che poi mi chinavo a raccogliere mostrandogli la mia scollatura senza il riparo del reggiseno e rischiando che qualcun altro degli alunni mi vedesse. Avevo sfidato gli sguardi di scherno di Jessica, che certamente si accorgeva delle mie manovre.

Gli avevo obbedito, ero stata di manica larga con i voti. Con tutti, anche con quella capra della sua ragazza che non sapeva distinguere una poesia da un brano in prosa.

- A prof, hai messo da parte la stanga? - aveva commentato un ragazzo, accogliendo con stupore la mia elargizione di ottimi giudizi.

- Me sa che l'ha trovata lei, la stanga! - gli aveva risposto un altro.

- Eh... la stanga fa miracoli....

Solo l'esplosione generale di ilarità mi aveva fatto comprendere l'oscenità delle loro allusioni. Ero diventata rossa in volto e stavo quasi per spianarlo con un cazziatone solenne quando mi bloccò il pensiero che sapesse, che sapessero tutti che ero stata di Luca, che mi ero offerta a lui come una troia. Erano certamente i sensi di colpa a indirizzare la mia mente in quella direzione, tuttavia il dubbio rimaneva. E mi bloccava.

- Hai fatto arrossire la prof, cazzone! - aveva commentato un terzo con tono di scherno.

- Non dire ste parole - era intervenuto un altro ancora - sennò la prof ce mette dieci a tutti.

Un boato aveva salutato quest'ultimo commento. Ormai era un vociare collettivo che prendeva me come bersaglio ma anche qualche altra ragazza. Che rideva rispondendo da par suo, come ridevano tutte e tutti, a cominciare da quella troia di Jessica che mi sembrava stesse facendo uno sforzo incredibile per non sbottare e raccontare alla classe la scena di cui era stata testimone e, in parte attrice.

- A Marià, per questo sei sempre meno acida... dopo...

- Stazzitto cretino, che certo non è per merito tuo!

- J'hanno aperto un sexy shop sotto casa... - avevo sentito commentare un ragazzo con un suo compagno di banco.

Ero sconvolta e incapace di reagire di fronte a quell'esplosione di ormoni. Verbale, certo, ma non meno umiliante per me.

- Ragazzi... buoni... basta... almeno le ragazze... dài - ero riuscita a balbettare.

- Se scherza prof! - mi aveva interrotto uno - si rilassi, non se ne stia così impalata.

- Ma impalata anche sì. Daje! - aveva commentato uno scatenando ancora una volta una risata generale.

Gli unici che non partecipavano alla gara di commenti sempre più osceni erano Luca e i suoi due cagnolini. Seduto all'ultimo banco nell'angolo, Luca guardava la scena a braccia conserte, sorridendo e godendosi il suo trionfo. Il tono delle battute ascoltate finora mi aveva rassicurata, almeno in parte. Erano solo volgarità sparse ma sembrava che nessuno, a parte me, lui e Jessica, sapesse nulla del nostro incontro. Forse i due reggipalle di Luca, Di Vizia e Sibilia, ma non potevo esserne certa anche se il sospetto ce l'avevo. In ogni caso Luca era riuscito ancora una volta far precipitare la mia dignità di donna e di professoressa in un precipizio dal quale non avrei saputo come ritirarla su.

Non potevo rendermi conto però che la parte peggiore di quell'ora di lezione dovesse ancora arrivare. Avevo tra mille difficoltà ripreso a spiegare Svevo e "La coscienza di Zeno" quando uno degli alunni era saltato su quasi gridando:

- A prof, ma che "u.s." vuol dire "ultima sigaretta"? Io me credevo che voleva di' "ultima scopata"!

Un boato di risate aveva scosso l'aula impedendomi di andare avanti. Ormai le allusioni si sprecavano e una ragazza, degna amica di quella puttanella di Jessica, aveva oltrepassato ogni limite rivolgendosi al ragazzo autore di quella domanda oscena e parodiando la mia voce:

- Sciocco, perché non usi il congiuntivo? Non ti metto quattro solo perché ieri mi sono fatta sifonare per bene!

Le ultime parole erano state pronunciate con un tono roco, cattivo, grossolanamente arrapato, e erano state accompagnate dall'inequivocabile gesto del pugno mosso avanti e indietro a mimare la penetrazione.

Ero rimasta senza fiato per qualche secondo prima di riuscire a sussurrare semplicemente:

- Elena...

Ma intanto la classe era ridiventata e ingovernabile qualcuno era anche ritornato a farsi sotto e a chiedermi ragione della mia inedita manica larga con i voti.

- Prof ma lei è proprio sicura che non dipenda da quello?

- Ma da quello cosa? - mi difendevo.

- Ma dal fatto che si è trovata ben disposta dopo avere fatto roba col suo fidanzato. Perché lei il fidanzato ce l'ha, vero?

- Ma no, ma che c'entra?

- Non c'ha il fidanzato?

- Ma sì, ma sì... però...

- E ci farà roba spero!

- Diccelo prof!

- Ma che c'entra! E poi comunque non sono affari vostri - avevo ribattuto quasi urlando, non sapendo più come recuperare la situazione.

- Se dice così significa che qualcosa ci fa, o no?

Ormai ero sottoposta a una specie di interrogatorio collettivo cui non sapevo come porre fine.

Stavo quasi per mettermi a minacciare note e sospensioni quando a raggelarmi, in un momento di relativo silenzio, era arrivata la voce di quella zoccoletta di Jessica.

- Daje prof - aveva detto con calma, guardandomi negli occhi con un'espressione di sfida e minaccia al tempo stesso - ce lo dica, siamo tutti maggiorenni, lo sappiamo tutti che...

Aveva volutamente sottolineato quel "tutti" e poi lasciato la frase in sospeso. La convinzione che l'intera classe sapesse che mi ero fatta scopare da Luca in ogni buco ritornava a farsi strada dentro di me, mandandomi nel panico.

- Jessica... - avevo quasi balbettato. Ma lei era decisa a non darmi scampo.

- Daje prof - aveva detto freddamente.

Quella puttanella, in quel momento, mi metteva in soggezione quasi più di Luca. Sprofondavo all'idea che i miei studenti fossero al corrente di quanto mi ero lasciata fare in un'aula di quella scuola, ma il pensiero che si sapesse che mi ero fatta sculacciare il sedere nudo da quella troietta e che mi ero lasciata infilare da lei le dita nella fica, trovandola per di più bagnata fradicia, mi paralizzava letteralmente.

- Sì Jessica - avevo sussurrato.

- Sì cosa? - aveva incalzato uno.

- Ho detto sì - avevo risposto sempre a bassissima voce e tenendo lo sguardo fisso per terra senza osare rialzarlo.

- Non si sente bene - si era intromesso uno dagli ultimi banchi - "sì" vuol dire che ha preso il cazzo?

Un silenzio di tomba era seguito a quella domanda così volgare e sfrontata. Ero arrossita violentemente, mi sembrava di non essere mai scesa così in basso e che nulla avrebbe potuto più salvarmi dalla vergogna e dall'umiliazione che provavo in quel momento. Mi sbagliavo.

- Sì - bisbigliai ancora.

Una nuova esplosione di risate e di commenti mi aveva investita. Sperando di riuscire a cavarmela vestendo di colpo i panni della donna di mondo avevo cercato lo sguardo di Luca dicendo:

- Ed è stata anche la più bella esperienza della mia vita...

- E ce lo sapevamo, prof - mi aveva risposto sghignazzando Jessica - ce voleva tanto a dirlo?

Per me si trattava della tragica conferma che sì, tutti erano al corrente della mia scopata con Luca, quello stronzo l'aveva detto a tutti e ben presto la cosa sarebbe diventata di dominio pubblico. Figuriamoci se quella massa di cafoni sarebbe riuscita a tenere la bocca chiusa.

- A prof, però mò deve pagà pegno - aveva detto uno.

- Che pegno? - non capivo, ero stordita.

- C'ha detto ‘na cazzata, prima. Mò deve pagà pegno.

- Ma cosa? Che ho detto, sei impazzito?

- C'ha detto che il fatto che le s'era fatta imbertare non c'entrava niente coi voti che c'ha dato... Ràga, che je famo fa alla prof?

- Cosa dite? Cosa dovrei fare? - avevo cercato di oppormi, ma senza molto successo. Ormai tutti si erano lanciati a discutere su quale dovesse essere la mia penitenza. Era stata sempre Jessica a sciogliere ogni dubbio. Ormai era evidente che quella troietta si divertiva a torturarmi.

- Faccia lezione senza scarpe, prof - aveva detto scatenando l'entusiasmo dei suoi compagni di classe.

- Ma non scherziamo - avevo cercato di oppormi alzando la voce e riprendendo a spiegare.

Ma ormai non c'era verso.

- Ce la racconta dopo l'ultima scopata de Svevo, mò ce parli della sua, prof!

- Ghirardi, ti sospendo! - avevo strillato.

- Via le scarpe prof, penitenza! - era stata la reazione del ragazzo.

Avevo cercato invano la comprensione di Luca, che invece mi guardava con un ghigno soddisfatto stampato sul volto, non sapevo più dove girarmi né a chi chiedere aiuto.

- Ragazzi, vi prego - avevo iniziato a piagnucolare. E in effetti le lacrime cominciavano a riempirmi gli occhi.

- Pe-ni-ten-za! Pe-ni-ten-za! - era un coro ormai.

- Cattivi, siete cattivi - avevo risposto ormai singhiozzando - fate i bravi...

- Pe-ni-ten-za! Pe-ni-ten-za!

Mi ero rassegnata ad accontentarli, sfilandomi le ballerine mentre il freddo del pavimento passava attraverso le mie autoreggenti bianche e mentre mi asciugavo le lacrime e tiravo su con il naso.

- Scusa, Ghirardi... - avevo balbettato.

Mi sentivo umiliata dal dovere obbedire a quella ventina di ragazzi e ragazze che ormai facevano di me ciò che volevano, consapevoli del fatto che la loro professoressa, che fino a qualche tempo prima pensavano severa e integerrima, fosse una mignotta che si era lasciata scopare da uno di loro, che glielo aveva preso in bocca e in culo mentre guardava il suo fidanzato giù in strada che la aspettava.

Il fatto che tutti sapessero mi era confermato dall'escalation di lazzi sempre più volgari e osceni, che non mi risparmiavano.

- Ma Svevo st'ultima scopata con chi se l'è fatta, con Augusta?

- E' Zeno, deficiente, non Svevo!

- Ma Augusta è ‘na cozza!

- Magari se la scopa a pecora, così non la vede!

- A lei je piace a pecora, prof?

- Je piace de sicuro!

Davanti a me un alunno, Lombardi, aveva iniziato a toccarsi il pacco. In realtà non era l'unico, ma lui era quello che lo faceva nella maniera più ostentata.

- Lombardi... - l'avevo ripreso, ma ormai senza molta convinzione. Ero sopraffatta dalla piega che avevano preso le cose oltre che dalla vergogna.

- A prof, che voi? Ma lo vedi come me l'hai fatto diventà?

Ero arrossita ancora una volta ma avevo chinato la testa senza aggiungere altro, in realtà convinta che quell'ostentazione fosse frutto di un'imbeccata di Luca, che aveva deciso di umiliarmi ancora di più. Questo Lombardi infatti è probabilmente il più laido della classe, con quei capelli neri, lisci e appiccicati alla fronte, unti che sembra che non abbiano mai visto lo shampoo. E con quei brufoli a contornargli un accenno di barbetta.

Che dietro ci fosse Luca me l'aveva confermato la successiva richiesta del ragazzo, richiesta senza pudore alcuno, che senza il beneplacito di Luca non si sarebbe mai permesso di fare.

- Che bel piedino, prof, mi toccherebbe il pacco? Lo vede com'è?

Mi ero sentita precipitare nell'abisso della vergogna mentre un nuovo clamore scoppiava nell'aula. Incapace di rispondere per le rime e di riportare l'ordine, mi sentivo un'inetta. Proprio come Zeno, il protagonista del romanzo che stavo spiegando.

- Forza prof! Facce vède... Daje!

- No... no... vi prego... - avevo implorato.

Ormai ero incapace di reagire e loro se ne approfittavano, reclamando - qualcuno addirittura urlando - che gli toccassi il pacco con il piedino.

- Non mi fate questo, non mi fate questo - li avevo supplicati ricominciando a piangere come una fontana - vi prego in ginocchio...

E mi ero davvero inginocchiata, pensando di avere toccato il punto più basso della mia carriera di professoressa, prostrata davanti ai suoi ragazzi.

Ma naturalmente era toccato a Jessica spingermi ancora più a fondo.

- Annamo, prof, c'ha pure ragione... In fondo è colpa sua se gli è diventato così... Comunque in ginocchio ce sta proprio bene, se vede che è allenata...

Era ormai troppo tardi per tutto. Ancora una volta avevo alzato lo sguardo verso Luca trovandolo di ghiaccio. Decisi di assecondare quella richiesta squallida perché convinta che provenisse da lui, per compiacerlo.

Mi ero rialzata avanzando verso Lombardi, fino a sfiorargli il pacco con la pianta del piede. Quel ragazzo mi ripugnava e anche negli sguardi delle ragazze della classe notai diverse espressioni di disgusto.

Allo stesso tempo però il pensiero che in quell'aula ci fossero almeno dieci giovani cazzi pronti a esplodere sotto i pantaloni, e che fossi io la causa di quelle erezioni, mi eccitava. Tornavo a essere divisa tra umiliazione e smania di sesso.

- E' ‘na troia senza speranza - avevo sentito una ragazza sussurrare a un'amica.

- E pure senza pudore - le aveva fatto eco, a voce ben più alta, Jessica.

- Siete cattivi... - mi era riuscito di dire in un bisbiglio strozzato dal pianto - siete tutti cattivi...

Alla fine mi aveva salvato la campanella. Prima di uscire di corsa dalla classe mi ero voltata un'ultima volta verso Luca, sperando che avesse gradito il modo in cui mi ero lasciata prendere in giro, umiliare dai suoi compagni, che lo avesse interpretato come un ulteriore segno della mia sottomissione verso di lui.

Note finali:

ecco il prosegio della storia.. spero che vi piaccia, come sempre sono graditissimi complimenti, critiche, e suggerimenti al mio indirizzo francylamaiala@virgilio.it

quello che non sono graditi sono quelli che chiedono numeri di telefono foto video incontri ecc. ecc.