i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Io sono attualmente seduta vicino a un piccolo chiosco di bibite, osservo in lontananza il riflesso che il fiume disegna nell’ora del tramonto, con le ombre sulle pareti della chiesa vicino al ponte. Ero lì da sola e pensavo in quel momento che la mia vita fosse un’immagine capovolta, un riflesso e una conseguenza non equilibrata, ma manifestamente distorta e vivamente snaturata rispetto ai miei più intrinsechi e stretti desideri. In quel preciso istante vedo avvicinarsi la mia amica Siria, mi viene incontro, m’abbraccia calorosamente e guardandomi negli occhi mi precisa:

“Consuelo, che cosa ti è capitato? Che cosa c’è che non va? Dimmi, vuoi parlarmene”.

“Perbacco, non riesco proprio a nascondere né a segregare niente di me stessa” - rimugino frattanto nella mia mente.

In realtà mi sento ancora una volta una guerriera asciutta, disarmata e nuda, nel senso che mi concedo svelandomi e apparendo in ultimo contraddittoria, fragile, incoerente e trasparente al mondo, però nello stesso tempo colgo captando dentro una grande forza d’animo, quella è in effetti la mia arma, che cerco di coltivare e di nutrire costantemente giorno per giorno, sperimentando i miei limiti attraverso le mie consistenti contraddizioni e le mie numerose incoerenze.

“Non riesco ad orientarmi, non riesco a ritrovarmi Siria, davvero, mi sento costantemente ingarbugliata. Non so da che parte incominciare, mi sento disorientata, però avverto il netto bisogno di farmi un grande regalo”. Lei m’ispeziona deliziosamente, il suo sguardo s’allieta e nel frattempo in maniera festosa m’annuncia:

“Hai mai provato con il massaggio orientale? E’ davvero un’esperienza irripetibile, una pratica senza eguali, credimi” - aggiunge lei con un modo ammiccante e malizioso, scrivendomi velocemente su d’un pezzo di carta un numero di telefono e un indirizzo.

“Ti consiglio però di chiamare al più presto, vedrai che in poco tempo ti sentirai molto meglio”.

“Dimmi qualcosa in più” - le chiedo io, però lei non cede né si sforza nel darmi ulteriori indicazioni.

“Consuelo, non c’è bisogno di parole, credimi. Fidati, va’ e sii te stessa”.

Per mia natura io sono parecchio curiosa, sennonché appena arrivata a casa cerco d’approfondire la materia grazie all’ausilio d’internet le nozioni che ho riguardo a questa filosofia e a questa saggezza di vita. Alcune parole mi colpiscono in maniera precisa impressionandomi:

“I massaggi orientali sono la scienza della vita e il nostro corpo è inteso come una mappa della coscienza. Il massaggio orientale è l’arte pura e sottile di ridare il sorriso al corpo e soprattutto alla salute, alleviando e facilitando la circolazione delle energie”.

Leggo ancora un po’ e approvo la visione del corpo come un insieme unico, non frammentato, un universo armonico in cui il fisico, la mente e le energie fluiscono e si riproducono in modo dolce e perpetuo. Il giorno dopo compongo il numero, poiché avevo conservato gelosamente quel pezzo di carta e quasi preservandone l’importanza salvo il numero nel cellulare sotto il nome di “Massaggi”. Mi risponde un uomo dalla voce gentile, che mi chiede se sono consapevole dei benefici che un massaggio può dare. Io gli rispondo di sì, che mi sono documentata, che ho afferrato e compreso quanto sia diverso e straordinario dagli altri massaggi:

“Allora va bene, può venire” - mi risponde.

L’addetto mi fissa appuntamento per due giorni dopo avvisandomi che è opportuno telefonargli quando arrivo, perché il luogo in cui incontra i suoi clienti è una piccola mansarda senza citofono. Il giorno prestabilito io arrivo con un leggero anticipo sull’orario concordato e lo chiamo: non so perché, però c’è una curiosità e un leggero senso d’inquietudine e di trepidazione. Aspetto davanti al massiccio portone d’un palazzo di cinque piani, austero e importante, come molti altri nella mia città e penso che quel palazzo non m’assomigli neanche un po’, in quanto mi mette in inferiorità e provo una specie di soggezione. Calcolo mentalmente i tempi di discesa e vedo il portone aprirsi: lui ha circa la mia età, forse un po’ più giovane, il fisico asciutto d’una persona che si tiene in forma e con lo sguardo profondo. Per prima cosa vedo i suoi capelli lisci e un po’ brizzolati, mi piacciono e istintivamente avrei voglia di pettinarli con le mie dita, lentamente, partendo dall’attaccatura delle orecchie fino alla nuca. E’ un lampo, mentre mi fa cenno di seguirlo verso la mansarda. Dopo un breve percorso in ascensore saliamo una ripida rampa di scale, dopo c’è un lungo corridoio su cui s’affacciano tre porte con la luce proveniente da un grande lucernario, lui ne apre una e m’invita a entrare. Quello che adesso noto sono le sue mani, affusolate, abituate a percorrere e scandagliare i corpi, così densi e così talmente ricchi di storie.

“Prego, venga, s’accomodi pure”.

Io non lo sapevo ancora, ma dietro quella porta stava per aprirsi un altro mondo per me, quello che avevo sempre desiderato, osservato e mai sperimentato. La mansarda era piccola ma molto accogliente con un tepore avvolgente: il tetto spiovente con le piccole finestre da cui filtrava attraverso tende colorate una luce soffusa, un letto matrimoniale non distante dalla porta d’ingresso, un materassino a terra posato su d’un tappeto e le candele profumate sparse un po’ ovunque, un Buddha e altri oggetti che trasmettevano messaggi di sensuale spiritualità. Una clessidra, che sembrava ammiccare a un tempo misurabile però infinito al tempo stesso, alle pareti appesi drappi e arazzi che sembravano fossero stati tessuti per stare proprio lì e non in un altro posto. Agganciato a una parete anche un grande specchio, pronto a rimandare le immagini di benessere e di prosperità, infine per completare il tutto una musica dallo stile new-age evocativa, promettente e rilassante. Immaginando di dovermi spogliare davanti ad uno sconosciuto, avevo indossato un completo intimo di pizzo azzurro, quasi per non voler sembrare provocante. In realtà, nella cromoterapia, il colore azzurro influenza e ispira la creatività, in quanto io stavo per abbandonarmi a una situazione molto creativa, lui però inaspettatamente mi dice:

“Guardi che è meglio che si sfili gl’indumenti intimi e indossi soltanto il perizoma monouso che troverà in bagno”.

Questa mutazione rispetto alla mia innata e naturale intuizione mi meraviglia sorprendendomi, eppure non ho incertezze né titubanze, perché mi trovo là per adagiarmi totalmente regalandomi in definitiva un lasso di tempo tutto mio, unicamente per il mio individuale benessere. Il bagno è piccolo ma funzionale, proprio intimo, io mi cambio e ritorno nella stanza, lui mi fa cenno di distendermi sul materassino a pancia in giù, dichiarandomi che da quel momento in poi avrei dovuto cercare di rilassarmi completamente, d’avvisarlo se la musica fosse stata troppo alta o troppo bassa e se l’olio caldo sul corpo non fosse stato alla temperatura giusta. Io chiudo gli occhi e lascio fuori il mondo, le corse, gli affanni, i pensieri, gli assilli e i problemi, pronta ad assorbire quell’atmosfera, l’armonia della musica, il profumo dell’olio sul mio corpo, il percorso sapiente delle mani, assieme al tocco abile e deciso delle sue dita. Capto distintamente il profumo dell’olio caldo che incomincia a colare coccolando e nutrendo il mio corpo:

“Sono arance amare” - mi dichiara lui alquanto rallegrato.

Il massaggio inizia lentamente, sento che c’è una logica nel movimento, nella cadenza, nella successione rituale ma al tempo stesso sento che è unico, è solo per me. Sono di spalle e quindi non vedo, però sento le sue mani che incominciano con il massaggiarmi i piedi e poi i polpacci; sento che non c’è fretta, che per una volta il tempo mi sarà amico, che tutto il mio corpo potrà godere di quei momenti. Le sue mani viaggiano sul mio corpo risalendo molto lentamente fino alle cosce, le avverto che massaggiano le chiappe, percepisco un lieve indugio nel solco tra di essi, con un dito che passa di sfuggita sotto il perizoma accarezzando l’ano e sfiorando il perineo, pressappoco a voler notificare l’evento con il linguaggio dei sensi, diffondendo e divulgando che i gradi del piacere dipendono da come il piacere stesso debba essere vissuto e condiviso. In quel momento ho sentito che il mio corpo e la mia mente erano entrati in sintonia, che i miei desideri, accantonati da anni potevano realizzarsi e proprio il fatto che, la persona che mi stava esplorando non mi conosceva, mi eccitava ancora di più.

Le mani continuano sapientemente e in modo regolare a muoversi sul mio corpo, al presente c’è il silenzio delle parole, ma il fragore di un’inedita quanto abbondante e smisurata comunicazione sensuale, azzarderei sottolineare universale, profonda ed eroticamente stimolante. In quell’istante io distanzio le cosce ambendo uno strofinamento proprio lì, dove le cosce finiscono e nel luogo in cui la fonte del piacere è più ricettiva agli stimoli. Lui capisce subito, con una mano si snoda fra le mie gambe infilandosi fino sul pube. Questo rapido andirivieni mi fomenta notevolmente, io incurvo un po’ la schiena aspettando che le mani risalgano fino alle spalle, mentre già sento la mia famelica fica pulsare percependo dei piccoli rivoli, forse è l’olio caldo che s’unisce al mio corpo che reclama il piacere fondendosi.

Le sue mani riconquistano la schiena, lui si distende aderendo sul mio corpo, io avverto attraverso la tuta leggera che ha appositamente indossato il suo cazzo appoggiato sulle mie natiche, che muovendosi avanti e indietro massaggia il solco tra i glutei. Le sue mani arrivano alla nuca, girano debolmente intorno alle orecchie, ungono i miei capelli: un brivido caldo mi cattura, la musica che sento è una colonna sonora perfetta, in quanto mi tornano anche alla mente le parole di quella canzone. Ho il viso girato da un lato, poggiato sulle mani che mi fanno da cuscino e nel sentire le mani intorno al collo lo chino, quasi per agganciare con la guancia quella mano che sta passando vicino al mio viso. Le sue mani scendono lentamente e girando simmetricamente intorno alle spalle, vanno ad abbracciare i miei seni sfiorando l’areola dei capezzoli. Un brivido scorre lungo la spina dorsale, di nuovo una scossa di piacere si trasmette giù fino in mezzo alle mie gambe.

Io percepisco quello che esegue, che il massaggio ha il valore d’un dono, l’equivalenza del piacere e la corrispondenza del benessere, presumo anche per sé stesso, perché il denaro c’entra ma non così, che forse il senso della vita sta nella leggerezza e nella scioltezza di attimi unici. Lui usa gli avambracci per percorrere come un’onda tutta la mia schiena: è il flusso del mare penso. Un distesa enorme di piacere, io sono così in sintonia con quello che sta succedendo che m’accorgo d’una lacrima che scivola lungo il mio volto: è il coinvolgimento della gratificazione, è la commozione della felicità, dello stupore d’una cosa così bella, gradevole e inaspettata. A quel punto incomincia a parlarmi a bassa voce sussurrandomi nelle orecchie quanto il piacere del corpo e della mente uniti trovino nel sesso, nella libidine del piacere punte d’inattesa eccellenza, perché in quella circostanza mi sussurra in un orecchio:

“Ancora di più?”.

Io sono talmente in balia del mio desiderio e gli rispondo sottovoce per non rompere la tensione erotica che cresceva alquanto palpabile nell’aria:

“Sì, prendimi dai, sono infuocata, non resisto più”.

Io lo sento perciò tirarsi indietro, scorrono probabilmente due o tre minuti, eppure mi pare un tempo infinito, le sue mani, il calore della sua pelle che si era allontanata dal mio corpo, perché in quel momento sentivo che già mi mancava e che desideravo ardentemente spartire radicalmente con lui un’emozione tutta esclusiva e particolare. Lo sento di nuovo avvicinarsi e finalmente il contatto con il suo corpo nudo mi dà calore, con un veloce gesto mi strappa il perizoma, s’insinua tra le mie gambe e quando sento il suo cazzo che inizia a penetrarmi, vivo con felice e radioso stupore la realizzazione d’un desiderio che coltivavo bramandolo già da qualche tempo. Ho divaricato ancor di più le gambe e ho sollevato il bacino, giacché volevo sentirlo tutto dentro muoversi ritmicamente dentro di me, fino in fondo alla mia valle bagnata da ruscelli di piacere. Con una mano intanto scendo a sollecitare il clitoride già teso e duro per il piacere e con due dita accompagno nella fica il movimento del suo cazzo. Ho gli occhi chiusi, viaggio trasportata nel piacere che sta crescendo, sento distintamente il movimento del glande che affonda deciso ma tenero, percepisco lui attento al mio e al suo godimento. Intanto le sue mani impugnano i miei seni stuzzicando i capezzoli con le dita, l’eccitazione cresce sempre di più alimentata da quella strana situazione intrigante e inaspettata, il suo respiro è accelerato, fino a che un’onda calda m’avvolge portandomi all’orgasmo insieme con lui, con il desiderio forte di sentirmi inondata, riempita dal suo lattiginoso sperma assieme al gemito di piacere che segna questo momento d’estasi.

Io lo sento chiaramente godere, mi piace il suo sospiro appagato, perfino il suo modo d’abbandonarsi per un momento sul mio corpo, tuttavia lo desidero ancora. Ora ho bisogno di guardarlo e di stabilire un contatto d’altro genere, quello che passa attraverso la complicità degli sguardi, attraverso il sorriso dell’intesa e la reciproca silenziosa promessa d’altre delizie da sperimentare per il nostro corpo e per la nostra mente. Io mi giro e lui riprende a massaggiare le cosce, ora c’è una diversa intimità, più audace, più possessiva. Sale su fino al bacino e con una mano esplora il pube, il monte di Venere, con due dita allarga le grandi labbra, mi getta uno sguardo e si china divaricandomi le gambe. Intanto le sue mani hanno ripreso a palparmi, mi strizzano i seni in modo sensuale, avverto l’alito caldo e l’umido della sua bocca che afferra fra le labbra il clitoride, inizia a succhiarlo innescando uno stimolo di piacere che si trasmette nelle pieghe della fica. La sensazione della sua lingua che mi lecca insinuandosi e saettando velocemente pera assaporare i fluidi dolciastri del mio piacere, mi travolge alimentando maggiormente la libidine, fino a quando sento un altro irrefrenabile e pulsante orgasmo che mi sconquassa.

Adesso però sono io che voglio impossessarmi di lui, voglio scoprire centimetro per centimetro il suo corpo, accarezzarlo, lusingarlo, assaporarlo, portarlo al godimento. Lo faccio distendere, salgo cavalcioni sul suo cazzo che percepisco caldo e invitante. Le mie mani possono finalmente passare lungo i suoi capelli, quei capelli che per prima cosa m’avevano colpito, adesso posso baciare quelle labbra e sentirne il sapore, facendo danzare le nostre lingue, leccargli le orecchie e con le mani digradare lentamente sul torace. Ho voglia di mordicchiare i suoi capezzoli e poi di lenirli con la dolcezza della lingua e lo faccio, continuando a vivere con lui la naturalezza dell’espressione dei sensi. E’ come quando si legge nel “codice braille”: il mio tatto è amplificato nel percorrere quel corpo, registro i contorni, gli avvallamenti, i panorami infiniti del suo sesso pulsante che vive progressivamente l’eccitazione. Quello è il momento in cui lo guido dentro di me e ritmicamente salgo e scendo sul suo cazzo in erezione, lo sento tutto dentro e anche i suoi testicoli sembrano volersi introdurre nel mio corpo. Il desiderio però è quello d’assaporare il suo cazzo, quindi mi muovo e mi chino per leccarlo lentamente dalla base, succhiando i testicoli e risalendo piano piano fino al glande, giacché ho voglia che mi penetri fino in gola. Nel farlo sento attraverso le mani e la lingua il percorso delle vene, il contorno del glande che succhio smaniosamente, percepisco l’energia che sta crescendo e che sta per sprigionarsi e che attiva nella mia mente un circuito virtuoso di libidine.

“Vienimi in bocca” - gli ribadisco io conducendolo al piacere, perché mi lascio riempire la bocca e i capelli con il suo denso sperma assaporando il suo personale gusto.

Rimango per un po’ abbandonata con la testa sulla sua pancia, osservando i riflessi del suo liquido così sconosciuto, eppure così mio. Lui m’accarezza i capelli, mi piace vivere l’abbandono e la distensione che segue all’estasi dei sensi, perché è un momento in cui tutto si ferma e il tempo siamo noi. Penso che la parabola del piacere sia conclusa però lui mi dice:

“Ancora di più?”. La mia risposta non può che essere affermativa. E lui:

“Io ho un’affezionata collega che risiede in questo fabbricato, so per certo che te la leccherebbe molto volentieri”.

Io sono un po’ stupita da quell’espressione così diretta, che contrasta stonando leggermente con l’atmosfera che si era creata fino a quel momento, ma ormai i sensi avevano preso il sopravvento e immediatamente gli rispondo:

“Sì, perché no, prendetemi”.

Lui s’allontana per un attimo, lo sento parlottare sottovoce e percepisco solamente alla fine un perentorio vieni subito. In seguito ritorna da me, mi fa alzare dal materassino sul pavimento, mi conduce sul letto precisandomi:

“Sta’ qui, guarda e non muoverti, aspettaci”.

Trascorrono pochi istanti, dopo sento tre colpi alla porta, quasi come un segnale concordato. Lui che è rimasto frattanto nudo va ad aprire e la fa entrare: entra una giovane donna di circa trent’anni con la statura simile alla mia, i capelli biondi sulle spalle, mentre nella penombra osservo uno sguardo svogliato. Ha una gonna corta, una camicetta e un foulard al collo e subito appena entrata vedo che senza parlare incominciano ad accarezzarsi e a palparsi, tra di loro scorrono sguardi d’intesa, segno evidente d’una grande e collaudata intimità. Lui le accarezza le cosce e solleva la gonna, lei non ha niente sotto e lui le passa una mano in mezzo alle gambe, accarezzandole il pube, le sbottona la camicetta e le sgancia il reggiseno. Con un gesto veloce lei lascia scivolare per terra la gonna e rimane nuda con indosso solamente un paio di calze nere autoreggenti e il foulard al collo, ambedue continuano a baciarsi davanti a me lascivamente e smaniosamente.

Questa scena mi eccita molto, quando vedo che lui la spinge verso il grande specchio nella parete di fronte al letto e lei s’appoggia con le mani ad esso, offrendo il suo sedere a lui, un crescendo d’emozioni mi prende scompaginandomi le membra, cosicché inizio a masturbarmi e a massaggiare i miei seni dai capezzoli già duri, proprio mentre lui bagna le sue dita nelle secrezioni di lei che immagino scendano dalle sue gambe e massaggiandolo le infila nel suo accogliente pertugio anale. Loro intanto si guardano allo specchio e nella specchiera anch’io mi vedo riflessa, sono parte della stessa scena, sono partecipe al loro piacere, ma anche loro mi guardano in un gioco d’immagini che rimandano e promettono imminenti piaceri per tutti e tre. Improvvisamente si fermano e vengono verso di me, lei ha un sorriso dolce e ammiccante al tempo stesso, vedo i suoi occhi color nocciola dal taglio allungato, scioglie il suo foulard dal collo, lui intanto si distende sul letto al mio fianco e inizia ad accarezzarmi. Una mano passa in mezzo alle mie cosce e s’insinua tra le pieghe, mi prende le braccia e me le ferma dietro le spalle con un gesto deciso ma rassicurante, lei accarezza il mio corpo sfiorandolo con il foulard. E’ vicina, sento il calore del suo corpo, vedo da vicino i suoi seni sodi, morbidi e l’areola rosa dei capezzoli su quella pelle colore dell’avorio, mi sorride di nuovo, il foulard mi sfiora il viso e lei mi rammenta:

“Ancora di più?”.

“Sì” - le rispondo.

Allora lei s’inginocchia tra le mie gambe, lui mi solleva leggermente il capo mentre lei mi bacia coprendomi gli occhi, annodando il foulard dietro la nuca e nel farlo sento il suo corpo, i suoi seni che massaggiano i miei. Nonostante la benda tengo anche gli occhi chiusi, perché voglio concentrarmi sui sensi amplificati senza la vista e vivere in pieno quel circuito virtuoso di piacere che ormai si era innescato; sento più mani che s’impossessano del mio corpo, ma distinguo chiaramente le sue che già m’avevano posseduto. Sono nuove mani, più leggere, avverto le unghie che segnano una strada sottile sulla mia pelle, traccio con la mente e con il fremito della pelle le sue dita, che incominciano a prendere i miei seni come due coppe da cui bere. La sua mano continua a tenermi immobilizzata, mentre l’altra s’infila tra le cosce invitandomi ad aprirle, io lo faccio e sento le sue dita che stringono il mio bottone del piacere e allargano le mie grandi labbra. Al presente immagino e sento, c’è un’altalena di messaggi tra il mio corpo e la mia mente, in un vortice di libidine perfetta. Le sue mani scendono simmetricamente dalle ginocchia lungo l’interno delle mie cosce dirigendosi verso le pieghe umide della mia fica.

Mi sento bagnata di piacere e l’attesa affannosa dell’alito caldo d’una bocca femminile che assapora i miei fluidi con sensuale avidità, dal momento che è una frazione di tempo che sembra sospesa, inarrivabile. Invece sento il respiro accelerato di lei e il suo viso che s’avvicina, lui che l’incita a darsi da fare con me e la sua lingua che incomincia a leccarmi dall’alto, passa in mezzo alle grandi labbra ormai gonfie di piacere e scende giù fino all’ano, seguendone la circonferenza con la punta. Poi sento la lingua muoversi velocemente e ritmicamente tra le pieghe della mia fica succhiandomi il clitoride. Io m’accorgo che intanto lei si masturba e immagino le sue dita che si penetrano, suppongo gli sguardi tra di loro, la voglia e la libidine. Lui lascia libere le mie braccia, però io le tengo ferme in una posizione d’abbandono assoluto al piacere che sto ricevendo. Percepisco un suo movimento e un attimo dopo il suo cazzo che passa sulle mie guance, s’infila tra i miei capelli e le orecchie, torna sul mio viso. Giro il volto perché lo desidero in bocca, prelibato nutrimento per soddisfare il mio desiderio, lui m’accontenta, sento le sue mani che spingono il cazzo dettato dal suo movimento ritmico.

Il pensiero d’essere presa e posseduta in quel modo, da due persone che stanno provando piacere e che mi stanno donando piacere, innescano avviando sennonché un orgasmo irrefrenabile che scuote il mio corpo, proprio mentre lui sborra riccamente sulle tette, io ne avverto il getto tiepido che mi bagna e mi compiaccio. Subito dopo sopraggiunge la tranquillità, il cuore che rallenta, il respiro che diventa più debole, l’abbandono, l’appagamento, il calore nel corpo, una mano che scioglie la benda e i corpi vicini. Il graduale e progressivo ritorno alla realtà, il tempo che torna a segnare altri ritmi, altri bisogni, altre necessità. E’ finita penso, ma esco cambiata totalmente da questa esperienza. Da qualche parte, anni orsono avevo letto:

“Uno non sa che cosa sia la sete, fino a quando non beve per la prima volta”.

Io mi ero abbondantemente dissetata alla fonte del desiderio e da quel momento avrei cercato da sola, nei luoghi più misteriosi e impenetrabili altre sorgenti.

{Idraulico anno 1999}