i racconti di Milu
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Ciao tesoro, ci siamo lasciati in modo brusco ieri sera, però adesso vorrei spiegarti le cause e le motivazioni del mio comportamento, o almeno spero di poterci riuscire. Quando troverai questa lettera nella tua posta elettronica, ti prego di leggerla e di stamparla con calma durante la pausa pranzo, poiché voglio che tu ti sforzi di capire a fondo fra le righe calandoti nella mia anima. Mi costa molta fatica aprirmi a te in questo modo, più che aprirti le porte della mia intimità, Ieri sera, la prima volta che abbiamo fatto l’amore, sono rimasta molto imbarazzata e alquanto timorosa da come hai potuto appurare, ciononostante non si tratta di pentimento né vergogna del mio corpo. Quello che hai potuto notare è il disagio e la vergogna dell’animo, di come sono veramente, del mio vero io, quello che tu hai conosciuto soltanto in parte.

Ti sei affacciato su di me per una frazione di secondo e come una pubblicità non hai assorbito subito il suo significato, forse l’hai accantonato magari di proposito, può anche darsi. Tu sei un uomo effettivamente affascinante e sensuale, credimi, perché non c’è nulla che non vada in te, anche nelle tue carezze e nel tuo modo di fare l’amore non c’è nulla di sbagliato. Il vero errore sono io. Ti sarà sembrata molto strana la richiesta di fare l’amore in piedi davanti allo specchio? Immagino di sì, almeno per essere la prima volta ti sarà apparsa un pochino bizzarra e stravagante. Io ho voluto che tu mi prendessi da dietro, mentre io con le mani appoggiate lateralmente allo specchio fissavo i miei occhi e leccavo la mia lingua attraverso la liscia superficie.

Tu hai goduto sborrandomi la schiena con il tuo seme appassionato, però qualche goccia è finita contro il vetro, giacché non ha avuto il tempo di colare per terra, che già la mia lingua golosa l’assaggiava, dato che volevo sentire il tuo sapore. Non ho goduto e non ho voluto fingere, perché mi sembra ingannevole, menzognero e sciocco, poi non sono una brava attrice. Il mio viso è trasparente come un vetro, dove tu puoi distinguere le emozioni come attraverso un video di un televisore. Tu sei andato a farti una doccia, forse per mascherare l’imbarazzo e l’impaccio sceso fra di noi tra il fastidio e la seccatura di quella domanda sospesa a mezz’aria. C’è qualcosa che non va? Hai sentito allora i miei gemiti, mentre mi davo piacere con le mie stesse mani, io l’ho capito dal tuo sguardo ferito, intanto che t’aggiravi per la camera con l’asciugamano avvolto in vita. Oggi ho goduto, però non come pensi tu, ma continua a leggere ti prego.

Io ho frugato a casaccio nell’armadio, dopo ho indossato una minigonna elasticizzata di colore blu elettrico, un ridottissimo perizoma nero, i sandali con i tacchi e la camicia bianca trasparente, poi mi sono pettinata con cura i lunghi capelli castani chiari. Ho passeggiato per la casa vestita in modo così provocante e sostavo davanti a tutti gli specchi della casa per ammirarmi, persino nelle vetrine del mobile del salotto. Contemplavo i grossi capezzoli ovali contro la stoffa leggera, le gambe armoniose e i piedi infilati in quei sandali, mi sono piegata facendo finta di raccogliere una borsetta immaginaria davanti a me e ho controllato fra le mie gambe divaricate quant’era salita la minigonna, quel tanto da scoprire il perizoma incastrato fra le mie grandi labbra e il sedere. A quel punto ho preso una poltrona e l’ho accostata davanti al grande specchio dell’ingresso, mi sono seduta e mi sono accesa una sigaretta.

Attraverso le nuvole di fumo guardavo fra le mie gambe semi divaricate, scoprendo un frutto rosa diviso perfettamente in due da una bella striscia nera foltissima, al contrario del pelo chiaro che non nasconde nulla all’occhio curioso, poi sospirando ho spento la sigaretta e mi sono tolta il perizoma accarezzandomi le pieghe umide ed esplorando le cavità. Che bella cosa che ho fra le gambe e che buon profumo che ha, vorrei tanto baciarla ho esclamato. Dopo ho aperto la camicetta e sono sgusciati due splendidi meloni che ho strizzato con entrambe le mani fino a farmi male. E’ bella la sensazione che si ha stringendo quella carne morbida, come se non m’appartenesse, alla fine mi sono pizzicata i capezzoli fra l’indice e il pollice fino a farli diventare di marmo.

Adoro leccare lo specchio, baciare l’altra “parte di me” e sentire il suo (mio) sapore della mia smaniosa voglia. L’alito bagna la fredda superficie levigata e ci fissiamo attraverso il vapore dove mettiamo a fuoco il nostro vero “io”. Tu non ci crederai, eppure a un certo punto l’altra prende vita, non imita più i miei gesti riflessi, così ho infilato velocemente l’indice, il medio e l’anulare di traverso nell’umida fessura con la gamba appoggiata al bracciolo e facendo passare il gomito al di sotto del ginocchio, poi con il pollice ho stuzzicato il clitoride e la punta del mignolo è entrata nel buchino stretto del sedere. Per l’occasione ho cambiato sia l’inclinazione che la velocità e “lei” a un certo punto sbagliava il movimento: un attimo in ritardo o leggermente in anticipo. Arriva il momento in cui lei ha il bel volto stravolto dalla lussuria e non ragiona più lucidamente, perché so come farla ammattire.

Ti confesso che mi piace giocare con gli oggetti e m’applico con la fantasia, oggi siccome avevo appena steso il bucato disponevo sottomano le mollette e ne ho applicate due alle grande labbra, che hanno rapidamente cambiato colore passando dal rosa al rosso acceso. Le parti di morbida carne strette nella morsa apparivano deformate e ridicole, lei godeva nel mostrarsi così, io ho rincarato la dose applicando altre due mollette e tirando al massimo i lembi di carne fino ad aprirla oscenamente. Il contrasto del giallo limone della plastica con il rosso m’ha fatto allorché andare fuori giri e le ho parlato senza smettere di masturbarla con la mano:

“Sei così aggraziata e persino troia, ti amo mia amata avvenenza - le ho comunicato animandola, istigandola e perfino rincuorandola.

Dopo è stata la totale beatitudine, il netto paradiso delle sensazioni, degli odori e dei gemiti, quel frammento di tempo in cui ciascuna incontra l’altra, intenso sì, però troppo breve. Come tutte le altre volte quando riapro gli occhi lei è ritornata al suo posto, nel suo mondo riflesso e spesso mi chiedo se non sia io l’appannato, melmoso e torbido riflesso della sua vita.

Spero che tu mi capisca, che afferri quello che vorrei spiegarti, o almeno ti sforzassi di comprendere, giacché non riesco a fare l’amore se non con lei. Non intendo però né discolparmi né giustificarmi, dal momento che tu sei libero di credermi, oppure di pensare semplicemente che io mi sia inventata tutto quanto.

Baci, tua Nadia.

{Idraulico anno 1999}