i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
di Tom

Continua da Avventure di una schiava.
Erano trascorsi già due giorni, dal mio arrivo a Rio de Janeiro, e stavo appena iniziando a conoscere le ragazze della FetishBraz. In un primo momento avevo temuto che le attrici della signora Soraya mostrassero qualche tentennamento, nel recitare con me. Fino a quel momento la casa di produzione aveva impiegato solamente giovani del luogo, e si sa, noi italiani siamo conosciuti per essere un popolo assai chiuso, di fronte alle pratiche feticiste o sadomasochiste. Immaginai perciò che alcune ragazze avrebbero potuto farsi qualche scrupolo, nel recitare con me. Che non avrebbero messo nei video la verve sadica che tante volte mi aveva portato all’orgasmo quando ancora abitavo in Italia. Non trascorse molto tempo, prima che mi rendessi conto di quanto fossi in errore. Il fatto di provenire da un Paese tanto lontano dal Brasile non sembrava interessare minimamente le mie padroncine. Per alcune di loro, anzi, rappresentavo una piacevole novità.
Una volta, mentre mi preparavo a comparire sul set, udii una conversazione fra la signora Soraya e una delle dominatrici che, di lì a poco, avrei avuto l’onore di poter adorare come una dea. Quest’ultima si chiamava Milena, ed era una bellezza dai lunghi capelli castani proveniente da Recife. Dimostrava sì e no una ventina d’anni, e la prima cosa che mi colpì di lei furono i piedi, curatissimi e perfetti. Le sue unghie erano state dipinte con uno smalto rosso fuoco che metteva in risalto le perfette proporzioni delle dita e i dorsi appena abbronzati. Non potrei fare a meno di confessare a me stessa che sarebbe stato un privilegio poter adorare quelle due autentiche opere d’arte. Quando il mio sguardo si levò all’altezza del suo volto, riuscii a scorgere due occhi azzurri, profondi come il mare, e un’espressione ingenua che rammentava quasi quella di una bambina. La figura di Milena non trasmetteva affatto il carisma perfido delle mistress che mi erano note, e per un attimo rimasi affascinata dal suo candore.
“Letizia, tu aspettaci di là” ordinò la signora Soraya, senza neppure rivolgermi uno sguardo. “Indossa collare e guinzaglio e fatti trovare in ginocchio ai piedi del letto.”
“Sì, padrona” assentii. Mi affrettai a obbedire al comando della mia affascinante datrice di lavoro, avendo cura di lasciare socchiusa la porta della stanza in cui sarebbe stato girato il film. Apposi al mio collo la fibbia di metallo che era il segno della mia sudditanza alle dee brasiliane e agganciai il collare all’anellino di ferro che sporgeva da esso. Un attimo dopo mi ritrovai prostrata di fronte al grande letto su cui Milena sarebbe andata a sedersi. Dalla mia scomoda posizione accucciata, riuscii comunque a udire le frasi che si scambiavano le mie dominatrici.
“Sarebbe lei l’italiana?” volle sapere la giovane padrona.
“Sì” annuì Soraya. “Ha ammesso di essere una masochista persa e di adorare le umiliazioni che le vengono inferte da altre donne. Il suo problema è che l’Italia è un Paese di merda, e che dalle sue parti non esistono padrone.”
“Questo è risaputo” disse Milena, trattenendo a stento una risatina sadica. “Che l’Italia sia una Paese di sfigati e pretaioli, dico. A quanto ne so, da loro, il massimo dell’erotismo è andare a messa.”
“Sarà per questo che gli italiani sono i maggiori consumatori mondiali di pornografia scaricata dalla rete.”
La risata di Milena risuonò nel breve corridoio che separava la camera del set dalla stanza in cui si trovavano le mie dominatrici.
“Sarà un piacere sottomettere una cagnetta italiana” disse.
“Ti ho già detto quale sarà il tema di questo film, giusto?”
“L’adorazione dei piedi sporchi” disse Milena.
“Esatto, perciò togliti pure i sandali e fa’ qualche passo sul terrazzino, così le tue piante raccoglieranno un bel po’ di sporcizia varia.”
A quelle parole sentii correre un brivido lungo la mia schiena. La signora Soraya non scherzava, dunque. Lo sporco plantare che le mistress della FetishBraz mostravano nei loro video non era polvere di cacao o roba simile. Si trattava proprio di terra e sudiciume assortito! Non aveva importanza, mi dissi. Non vorremo mica arrenderci alla prima difficoltà, vero? Se la mia proprietaria ha deciso che dovrò leccare dei piedi sporchi vuol dire che è convinta che io riesca a farlo. Mentre mi ripromettevo di mettercela tutta e di portare a termine il mio umiliante compito di lurida schiava leccapiedi, udii il suono della porta del terrazzino che si apriva e quello dei passi delle due donne che percorrevano la stanza. Ci trovavamo in uno degli appartamentini di proprietà della casa di produzione, un piccolo bilocale situato al secondo piano di un miserabile fabbricato di periferia. Lo stabile era pressoché disabitato, e il circondario era di un cadente da mettere i brividi.
“Dici che posso andare tranquilla, con lei?” domandò Milena, mentre il sibilo del vento iniziava a spirare fra i pochi locali dell’appartamento. “Non è che si tirerà indietro sul più bello?”
“Oh, non credo proprio” affermò la donna. “Fra l’altro, la sua lingua non è nuova a questo genere di esperienze.”
“Ti avverto. Se prova a ribellarsi a me, le tiro un calcio dritto in faccia.”
“Oh, fa’ pure. Aggiungerà un tocco di realismo al film.”
“Guarda che io dico sul serio, eh. Le faccio male!”
“Prego, accomodati. Il setto nasale è suo” rispose la signora Soraya, prima di scoppiare a ridere.
“Non mi piacciono, questi italiani” disse Milena. “Se ne dicono troppe, sul loro conto. Mica è un caso se la mafia l’hanno inventata loro.”
La mia datrice di lavoro rise nuovamente, e un attimo dopo la porta che dava sul terrazzino si chiuse con un tonfo appena accennato. Era fatta. Le deliziose piante dei piedi della signorina Milena erano pronte per essere ripulite dalla mia indegna lingua. Mentre le due padrone si avvicinavano alla camera in cui ero inginocchiata, non potei fare a meno di richiamare alla mia mente i video della FetishBraz che conoscevo. Il volto della dea a cui quel giorno avrei dovuto obbedire non mi era del tutto nuovo, ma non riuscivo a rammentare in quale film l’avessi già visto. Di sicuro Milena non doveva lavorare con la signora Soraya da molto tempo. Le attrici della casa di produzione erano tutte maggiorenni, o almeno così dicevano le scritte introduttive che apparivano subito dopo i titoli di testa, perciò la padroncina poteva aver recitato solamente nei video risalenti agli ultimi due anni.
In quel momento la porta della camera si spalancò, emettendo un cigolio sinistro, e la signora Soraya si palesò di fronte a me. Nella sua mano destra scorsi una telecamera portatile già accesa e pronta all’uso.
“Oggi la mia assistente non c’è, perciò sarò io a occuparmi delle riprese” disse la mia datrice di lavoro. “Bene, Milena puoi iniziare quando vuoi.”
Sollevò l’obiettivo della telecamera e appoggiò le spalle contro la parete di fianco alla porta. La padroncina lasciò che la telecamera riprendesse il letto e il piccolo tappeto rettangolare sul quale ero inginocchiata, dopodiché si avvicinò a me con un passo felino quasi impercettibile. Si chinò ad afferrare il guinzaglio che mi legava alle gambe del letto e andò a sedersi comodamente a un angolo del giaciglio. Distese le sue belle e lunghe gambe sul materasso e lasciò che la signora Soraya riprendesse con dovizia di particolari le piante dei suoi piedi. Anche la mia attenzione cadde sulle perfette estremità della giovane dominatrice; i suoi talloni, la base delle dita e parte delle arcate plantari erano completamente anneriti a causa della polvere. Il mio stomaco iniziò a protestare quasi immediatamente, incurante del fatto che la mia lingua non avesse neppure iniziato a mulinare sulle estremità di Milena, come sicuramente avrebbe fatto di lì a qualche secondo.
Come sempre, i film della FetishBraz non erano nient’altro che lunghe sequenze di umiliazioni e soprusi, prive di una reale trama. Questo era ciò che pretendevano i clienti della casa di produzione, e questo era quanto la signora Soraya elargiva loro in grande quantità.
Milena sollevò il suo piede destro e me lo appoggiò in faccia. Quando il tallone sfiorò la mia guancia, avvertii l’odore di cenere di sigaretta che ammorbava la splendida e delicata pelle della giovane padroncina.
“Schiava, lecca” disse semplicemente la ragazza.
Ebbi un solo, brevissimo attimo di esitazione, dopodiché feci notare a me stessa che non era affatto giusto che dei piedi tanto perfetti dovessero tollerare le offese della polvere e della sporcizia. Avevo oltrepassato un oceano intero per trovarmi in situazioni come quella che adesso stavo vivendo. Avevo abbandonato la mia casa solamente per languire sotto i sadici capricci di padrone come la signora Soraya e Milena. Perciò qual’era il problema, se adesso la bella dominatrice di Recife mi ordinava di leccarle i piedi?
Appoggiai le labbra sul tallone e iniziai a dare piccoli colpi di lingua nei punti in cui lo sporco si era appiccicato con maggiore tenacia. Il sapore pastoso e repellente che invase la mia bocca mi costrinse a soffocare un conato di vomito. Era qualcosa di veramente osceno. Milena dovette accorgersi del senso di disgusto che stavo provando, e sul suo bel viso vidi apparire uno splendido sorriso divertito. La mia giovane padroncina non poté fare a meno di ridere della mia espressione schifata e delle smorfie che stavo tentando in ogni modo di soffocare.
“Ti fa schifo?” domandò.
Non sapendo se fosse mio dovere rispondere, mi concentrai nel proseguire la mia umiliante opera di ripulitura.
“Ehi, puttana straniera, ti ho fatto una domanda!”
“N…no, padrona.”
“Si risponde alla propria proprietaria.”
“Chiedo scusa, mia divina” uggiolai, baciando devotamente la pianta del piede. Milena distese verso il mio viso anche l’altra gamba e mi piazzò in faccia entrambe le estremità.
“Che fai? Non lecchi più?” mi chiese.
“Scusi, padrona” dissi, riprendendo subito a leccare.
“No, ma che schifo. Hai la lingua completamente nera. Tanta polvere togli e tanta ne rimetti. Sei una vera scrofa. Dai, ingoia quella merda che hai in bocca” ordinò.
Con un misto di nausea e raccapriccio, obbedii al suo ordine.
“Fammi controllare” ordinò lei.
Spalancai la bocca e le mostrai la lingua.
“Okay, va un po’ meglio” disse Milena. “Certo, però, che fai proprio schifo. Leccare così i miei piedi sporchissimi. Neanche un cane, lo farebbe. Vabbé, dai, tanto ormai ho capito che ti piace. Ci sei tagliata. Non per nulla sei italiana.”
Quelle parole mi umiliarono moltissimo, ma al contempo dovetti confessare a me stessa che in vita mia non ero mai stata tanto eccitata. Per questo motivo ripresi a leccare le piante della mia giovane e sadica signora con rinnovato vigore.
“Ingoia ancora, cagna, e vedi che non debba ripetertelo ogni volta.”
Lo feci e ripresi a leccare.
“Avanti, passa all’altro piede. Sì, così. Parti dal tallone e risali fino alle dita” disse la dea, divertendosi a strofinare i piedi ormai madidi di saliva sulla mia faccia.
I film della FetishBraz erano lunghi suppergiù mezz’ora ciascuno. In soli dieci minuti, Milena era riuscita a ridurmi a un automa disposto a fare qualsiasi cosa per lei. Il mio volto era macchiato di polvere e cenere in maniera quasi comica, mentre le ginocchia iniziavano a dolermi come se qualcuno le avesse trafitte con un chiodo arroventato. In bocca un sapore talmente repellente da non poter essere descritto a parole. A un certo punto Milena si voltò sul letto, distendendosi a pancia sotto. Rivolse le piante dei piedi nella mia direzione e stiracchiò i muscoli delle braccia e delle spalle.
Rimasi immobile per un attimo, senza saper bene come comportarmi. La padrona si voltò per metà, rivolgendomi una fugace occhiata con la coda dell’occhio.
“Be’, allora? Ti sei incantata a guardarmi il culo, scema? Guarda che i miei piedini mica si puliscono da soli” disse.
Comprendendo che avrei dovuto proseguire nel mio umiliante compito di sguattera leccapiedi da quella posizione mi affrettai a iniziare.
“Forza, ingoia quello schifo immondo che hai sulla lingua e riprendi da dove hai lasciato.”
“Sì, padrona.”
“Che scrofa che sei. Ti piace proprio il sapore. Ah, ma vedrai che di merda e sudiciume ne troverai in abbondanza, qui a Rio. Più tardi ti mostrerò la discarica fuori città, così un giorno di questi potrai andarci a pranzare. Chissà, magari potresti portare con te anche quelli della tua razza, che tanto -vuoi che non lo sappia-, siete tutti dei gran mangiatori di spazzatura!”
“Sì, padrona.”
Milena aveva proprio ragione. Osservando il suo fisico atletico, le sue gambe muscolose ma eleganti e le sue spalle abbronzate, non potei fare a meno di ripetere a me stessa che lei era in qualche modo diversa da me e dalle persone che fino a pochi giorni prima avevo conosciuto. Lei era nata per dominare luride schiave del mio stampo, e ogni ordine che mi impartiva era un comandamento da eseguire a testa bassa e senza troppo discutere.
A parte questo, il sapore della cenere stava progressivamente anestetizzando il mio senso del gusto, e così anche i conati che all’inizio di quell’umiliazione avevano letteralmente squassato il mio addome erano andati facendosi gradualmente più deboli e discontinui. L’unico problema era la mancanza di saliva; non ero abituata a lavorare di lingua per periodi di tempo così prolungati, e dopo un quarto d’ora di lavoro ininterrotto la mia bocca era praticamente già secca. Un vero peccato, vista la bellezza di quelle piante lievemente abbronzate. Naturalmente, niente di tutto ciò importava alla mia giovane aguzzina. Per lei ciò che stava avvenendo ai suoi piedi era la scena più ovvia del mondo.
Trascorsero così altri dieci minuti. I piedi di Milena, ormai completamente ripuliti, luccicavano sotto la luce ambrata che spandeva dalla lampada sul soffitto. Non potendo fermarmi senza un ordine esplicito da parte delle mie proprietarie, continuai a prendermi cura di quei talloni perfettamente scolpiti e delle dita lunghe e armoniose. Da ultimo cercai di leccare persino lo spazio sotto le unghie, per rimuovere quelle impercettibili tracce di polvere che si erano accumulate durante la camminata sul terrazzino.
“Così mi fai il solletico, schiava” mi fece notare lei.
“Chiedo scusa, padrona.”
“Hai finito?”
“Credo di sì, mia divina.”
“Sono puliti?” domandò la dominatrice, sollevando prima l’uno e poi l’altro piede al di sopra della mia testa e osservando le piante con uno sguardo sfuggente.
“Uhm, possono andare” disse. “Hai visto che la tua lingua, ogni tanto, serve anche a qualcosa?”
“Grazie, padrona.”
“Ingoia lo sporco.”
“Sì, mia signora” dissi, affrettandomi a obbedire al suo comando.
Milena si voltò sul materasso e sedette sul bordo del letto. Sollevò il piede destro e andò ad appoggiarlo sul mio volto. La pressione non era fortissima, ma pensando di dover assecondare la spinta, indietreggiai verso lo scendiletto, inarcando la testa all’indietro. Un attimo dopo, la mia giovane dominatrice tolse il piede dalla mia faccia e mi assestò uno schiaffone in pieno volto.
“Chi ti ha detto di scappare?!” esclamò.
“Mi scusi, padrona.
“Resta immobile, stupido poggiapiedi umano.”
“Ai suoi ordini, mia div…”
Non feci in tempo a terminare la frase che un secondo schiaffo, ancora più violento del primo, piombò su di me.
“E chiudi quella sudicia boccaccia, scrofa italiana” ordinò Milena. “Dio, quanto ti schifo!”
Non appena ebbi ripresa la mia umile posizione inginocchiata, lei appoggiò nuovamente il suo piede sulla mia faccia e si concentrò nell’osservare l’igiene delle sue delicate estremità. Il suo sguardo esaminò minuziosamente la pulizia del dorso e degli spazi fra le dita, poi passò al tallone e all’incavo della pianta.
Un attimo dopo vidi il piede che si allontanava dalla mia faccia. Immaginai che a quel punto, Milena avrebbe argomentato il mio lavoro con qualche battutina sferzante, ma le sue labbra non si mossero neppure.
Appoggiò sulla mia faccia anche il secondo piedino e ripeté ciò che aveva fatto con il primo. Dopo un poco i miei occhi poterono tornare a guardare la luce.
“Sei ridicola, schiava italiana. Guarda in che condizioni ti sei ridotta per pulire i miei piedi.”
“Ne sono consapevole, padrona.”
“Non ce l’hai un minimo di amor proprio?”
Abbassai lo sguardo e scossi lievemente la testa.
“Mi scusi, padrona.”
Milena appoggiò un piede sulla mia nuca e mi schiacciò la faccia sullo scendiletto. Dovetti restare in quella posizione per alcuni minuti, e mentre iniziavo a domandarmi quale divertimento potesse trarre la mia giovane dominatrice nel tenermi immobile sotto di sé, avvertii il suono dei passi della signora Soraya che si avvicinava a noi. La mia datrice di lavoro compì una serie di primissimi piani sui piedi luccicanti di saliva di Milena, poi spense la telecamera e sospirò soddisfatta.
“Bene, qui abbiamo finito” disse. “Milena, cara, puoi andare a farti una doccia, se vuoi. E anche tu, vedi di sciacquarti un minimo la faccia, che così sei veramente impresentabile.”
“Sì, padrona” dissi.
La signorina Milena si alzò dal letto e se ne andò in bagno, dicendo “Avevi ragione. E’ bello schiacciare la testa di quella scema sotto ai miei piedi. Dovremo rifarlo più spesso.”
“Ma certo” rispose Soraya. “Molto più spesso.”
Poi, dopo un momento, entrambe scoppiarono a ridere. Milena se ne andò nell’altra stanza, mentre la mia datrice di lavoro disse “Tu aspetta che lei abbia finito. Non vorrei che vedendola nuda ti venissero in mente strane idee.”
Avrei voluto assicurarle che in nessun caso mi sarei comportata sgarbatamente con la padroncina, né l’avrei infastidita in alcun modo. Alla fine la mia natura di sottomessa prese il sopravvento e decisi di tacere. Se la signora Soraya aveva deciso di farmi attendere lì, in ginocchio e con la faccia ancora sporca di cenere e saliva, non mi sarei spostata dal pavimento della camera per nessun motivo.
“Certo che Milena ha proprio ragione” giudicò la signora, sorridendomi dall’alto. “Sei proprio una scrofa.”
“Sì, padrona.”
“Non hai mai visto un film di dirty feet, prima d’oggi? Guarda che lo sporco non lo devi mica deglutire ogni volta. Le nostre schiave danno qualche leccatina e poi fanno colare la polvere impastata con la saliva direttamente per terra. Guarda qui, non c’è una sola macchiolina di sporco in tutto il pavimento. Ti sei ingozzata della polvere di quel terrazzino lercio fino all’ultima granello. Una vera maiala mangia immondizia. Ah ah ah. Be’, spero che non ti senta male, perché abbiamo altri due film da girare, prima di sera, e visto che il sapore dello sporco ti piace tanto, indovina quale sarà il tema trattato…”
Note finali:
Le altre avventure della schiava Nadia su…
https://www.amazon.it/Avventure-una-schiava-destinazione-Brasile-ebook/dp/B01MUOMZNR