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A una settimana dall’inizio della mia collaborazione con la FetishBraz, avevo già avuto modo di conoscere quasi tutte le giovani mistress della signora Soraya e un certo numero di ragazze che, come me, recitavano nel ruolo di schiave. Fra queste ultime, molte provenivano da famiglie disastrate o con gravi difficoltà economiche. Spesso, per loro, il lavoro alla FetishBraz rappresentava l’unica entrata di denaro che le separava dalla miseria più assoluta. Di questo la signora Soraya era ben consapevole, e sfruttava questo stato di bisogno per costringere le poverette a subire umiliazioni sempre più mortificanti. Fra le padroncine, al contrario, vi erano sì delle ragazze senza troppi soldi che contavano di rimpolpare il loro portafogli con qualche comparsata nei film della casa di produzione, ma anche autentiche dominatrici che traevano il massimo piacere nell’infliggere dolore e sofferenza alle malcapitate derelitte di Rio.
Fra le mistress per passione ve ne era una conosciuta con il nome d’arte di Shana. Si trattava di una divinità dalla pelle ambrata e i capelli biondo scuri. Le sue movenze, sul set, rammentavano quelle di una pantera in procinto di lanciarsi su una preda. Si diceva che il suo studio di dominazione -il suo dungeon, per meglio dire-, si trovasse in un sobborgo di Brasilia, ma la verità era che nessuno, neppure la signora Soraya, vi aveva mai messo piede. Spesso, nei video della FetishBraz, Shana recitava assieme a una schiavetta dai lunghi capelli neri di nome Claudia. Quest’ultima, per cause ancora tutte da accertare, si era improvvisamente allontanata dal giogo della perfida bionda, e di lei si era perduta ogni traccia.
“Ma come può, una schiava, decidere di separarsi dalla sua proprietaria?” domandai una volta a Felisa, l’assistente della signora Soraya.
Lei stava preparando la telecamera per le riprese video di quel giorno. Mi rivolse uno sguardo di sbieco e si strinse nelle spalle. “Infatti non è stata una sua decisione. E’ stata la dea Shana a disfarsi di lei.”
“Per quale motivo?”
“Non lo so. Magari le era venuta a noia la sua compagnia.”
“Capisco.”
“Questo ti crea qualche problema?”
“No, è solo che non posso fare a meno di domandarmi cos’accadrebbe se la signora Soraya dovesse stancarsi di me.”
“Da quanto tempo lavori per lei?”
“Una settimana.”
“E allora di cosa ti preoccupi? Sei ancora all’inizio. Alcune delle nostre schiave sono qui da più di due anni, e la direttrice non ha mai mostrato l’intenzione di disfarsene. Anzi, di tanto in tanto chiede alle sue schiave più promettenti se abbiano qualche sorellina maggiorenne da avviare alla carriera di leccapiedi.”
“Ah...”
“Tu ne hai?”
“Ehm, no, sono figlia unica.”
“Un vero peccato. Sono sicura che ti divertiresti un mondo, nel veder soffrire una tua familiare sotto i tacchi delle nostre dominatrici. Non è vero, schiavetta?” E così dicendo, Felisa mi afferrò il naso fra due dita e me lo strizzò con forza.
Abbassai lo sguardo sul pavimento e scossi impercettibilmente la testa.
“Sì o no?” domandò lei.
“Sì, Felisa.”
“Sì, padrona, prego” mi corresse lei. “Non sarò la proprietaria della FetishBraz, ma in passato ho recitato anch’io per i film della signora Soraya, e indovina in quale ruolo ero solita immedesimarmi?”
Non rammentavo di aver mai visto dei film con protagonista Felisa, ma neppure per un secondo dubitai della veridicità di quelle parole.
Qualche minuto più tardi, nell’appartamento in cui sarebbe stato girato il video di quel giorno giunse lady Shana. La dea indossava una camicetta bianca a maniche corte e dei pantaloncini di jeans che le lasciavano scoperte le cosce. Ai piedi, delle vertiginose decolleté dal tacco dodici che sembravano brillare sotto i raggi del sole. Il suo sguardo imperioso trasmetteva la tipica perfidia delle dominatrici brasiliane che ben conoscevo. Mi prostrai immediatamente ai suoi piedi e le resi omaggio, baciandole le scarpe.
“Sarebbe questa la nuova leccapiedi?” domandò la padrona, senza neppure rivolgere una parola di saluto all’assistente della signora Soraya.
“Sì, ti presento Nadia, la nostra prode schiavetta italiana” rispose Felisa, rifilandomi un calcetto sulla nuca con la punta del suo piedino.
Shana mi osservò per alcuni secondi, poi si avvicinò a me e mi sollevò il volto, ponendomi una scarpa sotto al mento.
“Ehi, magrolina, ma lo reggi il peso di una come me?”
“Sì, padrona. Certamente” risposi.
“Ah, sì? Be’, staremo a vedere.”
Sollevò la gamba destra e pose il piede sopra la mia testa. Un attimo dopo mi sentii letteralmente schiacciare la faccia contro la fredda superficie del pavimento.
“Dov’è Soraya?” volle sapere la dea.
“Oggi la signora non verrà. E’ impegnata in un colloquio d’assunzione con un’altra ragazza. Ha lasciato detto che quello di oggi dovrà essere un video di adorazione e soffocamento anale. Per il resto, ha chiesto di lasciar fare a te.”
Nel momento in cui Felisa si rivolse alla padrona dandole del tu, sentii aumentare improvvisamente la pressione che mi tratteneva a terra. Lady Shana era abituata a considerare le altre persone come esseri inferiori, e a quanto pareva fra loro vi era anche l’assistente della signora Soraya.
“Va bene. Vediamo di darci da fare” le sentii dire con una nota di risentimento nella voce. Sollevò la gamba con la quale stava schiacciando la mia testa e disse “Sguattera, va a prostrarti davanti al letto e tieni la testa bassa.”
“Sì, padrona” risposi, affrettandomi a obbedire all’ordine.
Non appena ebbi assunta la posizione voluta dalla bionda dominatrice, udii il suono dei passi di Felisa che si apprestava a iniziare le riprese. L’assistente della signora Soraya era molto capace, con una telecamera fra le mani, e molti fra i video più belli della FetishBraz portavano la sua firma. Mentre ero ancora immersa nelle mie riflessioni, percepii che Shana si stava avvicinando a me; nonostante ai suoi piedi vi fossero ancora quelle micidiali scarpe dal tacco altissimo, i suoi passi erano pressoché inudibili.
“Schiava, hai svolto i compiti che ti avevo assegnato?” domandò la padrona.
Non sapendo cosa risponderle, mi limitai ad annuire timidamente dalla mia umile posizione accovacciata. La bella dominatrice, senza esitare, s’avvicinò al comodino di fianco al letto e passò la punta di un dito sulla superficie del piano. Un attimo dopo mi ritrovai le punte delle scarpe di Shana a pochi centimetri dal volto.
“Ti pare che questa camera sia pulita?!” esclamò la giovane donna, furente. Dopo avermi mostrato la punta del dito che aveva appena strofinato sul comodino, la dea mi artigliò i capelli con la mano libera.
“Non hai proprio voglia di fare un cazzo, eh, razza di zingara?”
“Mi scusi, padrona.”
“Le scuse non bastano. Guarda qui, c’è polvere dappertutto.”
Mi cacciò il dito in bocca e mi ordinò di succhiarlo. Obbedii al suo ordine senza protestare.
“Per questa tua disobbedienza dovrai essere punita severamente.”
“La prego, padrona…”
“Zitta, puttana.”
Shana mi costrinse a salire sul letto e a sdraiarmi con la schiena a contatto con il materasso. Prim’ancora che potessi rendermi conto delle vere intenzioni della padrona, mi ritrovai con uno dei suoi tacchi premuto sulla fronte.
“Leccami le suole delle scarpe, maiala.”
Credevo che quello che stavamo girando fosse un video incentrato sull’adorazione del culo, perciò quell’ordine mi colse un po’ di sorpresa. Ciò nonostante, non avevo nessun diritto di rifiutarmi di obbedire a un comando di lady Shana. Dischiusi le labbra e m’impegnai nel ripulire le suole delle decolleté nere da ogni minuscola traccia di polvere e sudiciume. Devo ammettere che in una sola settimana era diventata davvero brava nel rimuovere lo sporco dalle calzature e dalle piante dei piedi delle mie signore brasiliane. Oramai riuscivo a portare a termine una perfetta ripulitura delle loro estremità senza cedere ai capricci del mio stomaco.
Senza alcun preavviso la padrona mi schiacciò la testa sul materasso, trattenendomi in quella scomoda posizione per alcuni minuti. In un primo momento non riuscii a capire quale errore avessi commesso per meritare un trattamento tanto severo. Non appena il suo piede si sollevò dalla mia faccia, però, mi accorsi che la dea si stava togliendo i pantaloncini.
“Pensa alle scarpe” disse.
Ripresi immediatamente a leccare la suola della decolleté che avevo piantata sulle lebbra, e per tutta risposta lei scalciò violentemente il mio volto.
“Non ti ho detto di leccarle” mi redarguì. “Allora, vuoi togliermele o no?”
“Oh, mi scusi, padrona.”
Tolsi la sua scarpa destra, avendo cura di appoggiarla sul pavimento con la massima delicatezza possibile. Un attimo dopo, Shana mi ordinò di toglierle anche l’altra, e così feci. Mentre riprendevo la posizione supina, la padrona si abbassò i pantaloncini e li scagliò senza cura verso l’altro lato della stanza. Un attimo dopo mi ritrovai con i suoi fantastici piedi piantati ai lati della faccia. Con un senso di angoscia ed eccitazione crescente potei ammirare il suo culo perfetto che calava verso il mio volto. Senza farsi troppi problemi, la padrona sedette su di me con tutto il suo peso, e devo ammettere che in un primo momento non mi fu affatto facile tollerare quella pressione. La punta del mio naso s’indirizzò verso il buchino della padrona, e per alcuni secondi non riuscii neppure a respirare.
Tuttavia, in quel momento il mio benessere contava ben poco, rispetto alla comodità della padrona. Le sue natiche perfette erano stampate sulle mie guance, il suo culetto saporito si stava strofinando sulla mia fronte e sul mio mento. Tutto ciò che contava, per me, era la comodità della dea Shana. E di questo lei era perfettamente consapevole. Sapeva benissimo che avrei fatto qualsiasi cosa pur di soddisfare le sue esigenze. Io ero la sua schiava, e lei era la padrona più imperiosa a cui avessi mai obbedito. Improvvisamente mi resi conto che quel giorno avrei dovuto fare appello a tutta la mia capacità di sopportazione, e che se non mi fossi impegnata abbastanza, la mia aguzzina avrebbe potuto soffocarmi semplicemente sedendosi su di me.
“Soffri in silenzio” ordinò Shana, scivolando al centro mio volto. Per un attimo i miei occhi riuscirono a intravedere la luce al di là delle morbide pareti di carne che mi intrappolavano, poi il buio calò nuovamente su di me.
“Soffri, puttana.”
La padrona indietreggiò di qualche centimetro, e senza che me rendessi conto le mie labbra poterono assaporare una stilla della sua lussuria. Shana aveva portato il suo sesso profumato e già grondante di umori in corrispondenza della mia bocca. Il suo piacere aveva un buon sapore, e mi affrettai a leccarlo quasi fosse il nettare più buono al mondo.
“Non respirare. Mi dai fastidio.”
Cercai di chiedere scusa, ma la mia bocca era letteralmente schiacciata sotto il peso delle sue morbide chiappe, e tutto ciò che uscì dalle mie labbra fu un gemito privo di significato.
“Che cazzo hai detto?” domandò Shana, sollevando impercettibilmente il suo culo dalla mia faccia.
“Mi scusi, padrona.”
“Stai soffocando?”
“Sì, mia divina.”
“Bene, perché ho una mezza idea di farti morire sotto al mio culo.”
Ero già al limite della sopportazione, e la mia eccitazione mi rendeva difficile mantenere la calma.
“Lo farò, padrona. Per lei.”
Shana sorrise perfidamente.
“Oh, davvero giungeresti a tanto? Ma che brava schiavetta che sei!” esclamò la dea con un vago senso di derisione nella voce. Poi, tornando improvvisamente seria, Shana disse “Sai quanto me ne importa di quello che saresti disposta a fare per me! Schiava di merda, respira l’aria che esce dal mio culo e riempi con essa i tuoi immondi polmoni.”
Il suo stupendo sedere calò nuovamente sulla mia faccia, e prim’ancora che avessi il tempo di socchiudere le palpebre, un’esplosione di aria mefitica rimbombò nella mia gola. Avvertii come un sospiro di aria tiepida che si faceva strada nella mia trachea e non potei fare a meno di tossire convulsamente. Shana si sollevò di nuovo, si voltò di scatto e mi rifilò due schiaffi fortissimi il pieno viso.
“Che cazzo fai, puttana? Mi tossisci sul culo?”
“Mi perdoni, padrona”
“Sei stupida, per caso?”
“No, padrona.”
“Non mi sembra proprio.”
Shana mi afferrò per i capelli e mi costrinse a sollevare la bocca fino all’altezza del suo sedere.
“Respira, puttana.”
“Sì, padrona.”
“E’ buono l’odore delle mie scorregge?”
“Divino, mia signora.”
“Che razza di troia.”
“Qualsiasi cosa per lei, padrona.”
“Annusa. Respira il mio culo.”
“S…sì, padrona.”
“E ora bacia il buchino.”
Obbedii prontamente al suo ordine.
Un bacetto, due bacetti…nel momento in cui le mie labbra sfiorarono per la terza volta la deliziosa fessura fra sue natiche, un nuovo sbuffo d’aria intestinale mi centrò in piena bocca, causandomi un lieve capogiro.
“Ah ah ah, ma che brava la mia annusatrice di scorregge.”
“Grazie, padrona.”
“Ma che cazzo ringrazi, cretina. Non era mica un complimento, quello. Mi fai sempre schifo, cosa credi?”
Mi sbatté rudemente la testa sul materasso e mi soffocò sotto il suo sedere perfetto. I suoi glutei da dea mi serrarono le guance, e io mi ritrovai a fluttuare in un mondo oscuro e tiepido, fatto di pelle liscia e delicata e di un odore un po’ pungente, che ricordava quello delle uova andate a male.
Lady Shana rimase seduta sulla mia faccia per diversi minuti. Di tanto in tanto mi permetteva di riprendere fiato, ma perlopiù si godeva la carezza delle mie labbra a contatto con la sua figa e i tremori che squassavano il mio corpo ogni qualvolta le riserve d’aria dei miei polmoni giungevano al limite.
“Hai poca capacità di sopportazione, puttana” disse a un certo punto la divina.
“Mi perdoni, padrona.”
Lei si voltò e mi assestò un altro schiaffo.
“Fai attività fisica?”
“Non ne ho il tempo, padrona.”
“E perché no?”
“Perché sono sempre al servizio delle dee di Rio de Janeiro.”
Un altro ceffone.
“E questa che cazzo di scusa sarebbe, troia? Se ti ordino di trattenere il respiro, tu devi farlo e basta. E poi voglio soffocarti sotto il mio culo mentre ti scorreggio in bocca. Non devi respirare, in mia presenza.”
“Sì, padrona.”
“Zitta, ora, e respira attraverso il mio culo.”
Lady Shana sedette nuovamente su di me, e questa volta fece ben attenzione ad appoggiare tutto il suo peso sulla parte inferiore della mia faccia. All’improvviso compresi cosa dovesse essere accaduto alla precedente schiava della bionda dominatrice. Probabilmente, la divina aveva cavalcato il suo volto fino a ucciderla. Poteva esserci del vero, in quell’ipotesi? Sebbene il buon senso mi suggerisse di no, nello stato di tramortimento a cui mi avevano condotta l’ipossia e l’odore delle scorregge, quell’ipotesi mi parve tutt’altro che inverosimile. Sì, doveva essere andata per forza così; la regina Shana doveva aver soffocato la sua precedente leccapiedi, e ora stava cercando di fare altrettanto con me.
“Puttana, baciami il culo” ordinò la dea, sollevandosi di qualche centimetro dalla mia faccia e lasciandomi riprendere un minimo di fiato.
“Sì, padrona” mi affrettai a rispondere, “ma lei non mi soffochi, la prego.”
“Bacia e non rompere il cazzo, troia” fu la sua risposta. “A te non è permesso chiedere nulla. La tua vita è nelle mie mani, e se deciderò di porvi termine schiacciandoti sotto il mio culo lo farò. Credi che non ne sarei capace?”
“Certo, padrona.”
“Bacia.”
Non so per quanto tempo continuai a baciare e a leccare lo splendido posteriore della dea, ma nel momento in cui avvertii il suono dei passi di Felisa che si avvicinava a me compresi che di lì a poco le riprese sarebbero terminate. Ancora intontita per la mancanza di ossigeno, il dolore al collo e il sapore del piacere di Shana che impregnava le mie labbra, quasi non mi resi conto che l’assistente della signora Soraya avesse già dato il segnale di stop, e d’istinto mi chinai in avanti, continuando a leccare il culo che si stava lentamente allontanando dalla mia faccia. Questo non dovette piacere alla bionda dea brasiliana, che con un preciso slancio della gamba destra, mi colpì in piena faccia con il suo tallone.
“Ma sei sorda o stupida?” tuonò la padrona, visibilmente infastidita.
“Si è innamorata del tuo culo” disse Felisa.
“Be’, questo è normale. Sapessi quanto frignò quella vacca della mia precedente leccapiedi, quando le dissi di andarsi a cercare un’altra proprietaria. Proprio non voleva accettare il fatto che mi fossi stancata di lei.”
L’assistente sollevò la mia testa, appoggiandomi una mano sotto al mento.
“Vatti a sciacquare la faccia” disse.
“Sì, padrona” risposi. A quelle parole le due ragazze scoppiarono a ridere.
“Ormai non capisce più niente” disse Shana.
“Le hai tolto il fiato per mezz’ora. Al suo cervello occorreranno diversi minuti, per carburare di nuovo” rispose Felisa. “E comunque è una bella sensazione sentirsi chiamare padrona. Quasi quasi da qui in avanti le ordinerò di chiamarmi sempre così.”
Poi, voltandosi verso la porta e rivolgendo il proprio sedere verso la mia faccia, la ragazza disse “Che ne dici, schiavetta? Ti andrebbe di diventare la mia sguattera personale?”
Il mio corpo si mosse in automatico, e senza che me ne rendessi le mie labbra andarono a baciare ripetutamente il morbido culo dell’assistente della signora Soraya.
“Che roba. Sei una vera sguattera” disse Felisa, sorridendo. “Dai, ora datti una sistemata, che fra un’oretta si ricomincia.”
Mentre mi trascinavo verso il bagno, udii nuovamente la risata divertita delle due ragazze. Avevo appena trovato una nuova padrona alla quale obbedire.
Note finali:
Le altre avventure della schiava Nadia su…
https://www.amazon.it/Avventure-una-schiava-destinazione-Brasile-ebook/dp/B01MUOMZNR