i racconti di Milu
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Dopo quella notte la mia vita non è stata né sarà mai più la stessa. La mia ragazza, una stupenda morettina di nome Antonietta, condivide la mia segreta passione. C’eravamo conosciuti da poco, non più di sei mesi, e avevamo già fatto l’amore una volta, io sopra e lei di sotto, tuttavia ancora senza alterazioni né perversioni né anomalie particolari. Di conseguenza, quella sera io e Antonietta c’eravamo fissati l’appuntamento presso un ristorante. Lei era vestita tutta di nero con una minigonna esagerata, un collant strabiliante e due scarpe con il tacco alto che lasciavano scoperte le dita dei piedi. Avevamo in programma una cenetta intima, una conseguente serata al cinema e poi un’altra appassionata notte d’amore. Tuttavia quello che avvenne al cinema trasformò la serata in una notte di sesso esagerato, dal momento che era una fredda serata d’inverno e avevamo entrambi bevuto diversi bicchieri di troppo, così una volta arrivati al cinema le dissi:

“Amore, scusami ma devo andare in bagno con urgenza, anzi, faresti bene ad andarci anche tu prima che inizi il film”. Lei di rimando in maniera intelligente mi rispose:

“Non preoccuparti per me tesoro, io ho una vescica di ferro”.

La provocazione era evidente, però io me ne fregai, andai in bagno e feci quello che dovevo fare. Una volta uscito pensavo che sarebbe finita lì, invece lei rincarò insolitamente la dose rimarcando:

“Il mio povero amore ha la vescica debole”. A quel punto la faccenda divenne una sorta di sfida, di sonora contesa, così risposi:

“Vorresti forse dirmi che saresti capace di resistere fino alla fine del film?”. Lei, forse incoraggiata dal troppo vino bevuto argutamente replicò:

“Altroché, almeno fino a casa, senza dubbio. Sono pronta da scommetterci”.

“D’accordo, come tu desideri, bada bene, che se perderai la scommessa mi permetterai di penetrarti da dietro” - sostenni io con un’innocente noncuranza sottolineando quell’appassionato baratto da compiere.

Era una realtà oggettiva questa qua che lei non aveva mai provato, perché la questione in quanto notevolmente inedita la spaventava enormemente, ma disse ugualmente di sì accettando quell’inedito e vivo smercio.

Ambedue ci stringemmo vigorosamente la mano per sigillare il patto, ci dirigemmo in sala e trovammo posto nelle ultime file quasi deserte. Di lì a poco il film incominciò, però non m’importava più niente del film, perché io avevo gli occhi fissi sulle splendide gambe di Antonietta, perfettamente parallele e disposte comodamente sulla poltroncina. Da tale postura, dedussi che non era minimamente in crisi e disperavo che sarebbe successo qualcosa, tuttavia continuai ad aspettare. La mia pazienza alla fine fu premiata, perché dopo venti minuti dall’inizio del film lei cominciò a toccarsi quella pelosissima e deliziosa fica:

“Ci siamo, le scappa la pipì, pensai io. Tutto bene amore?” - le domandai fingendo una grande freddezza e una calcolata indifferenza.

“Sì, certo” - rispose lei con lo stesso tono. Una ventina di minuti dopo le sue gambe si strinsero l’una con l’altra freneticamente, nel tempo in cui cominciava ad ansimare.

“Amore, sei proprio sicura di star bene?” - insistetti io, stavolta accompagnato da un sorrisetto compiaciuto agli angoli della bocca.

“Senz’altro tesoro, non preoccuparti”.

“Eppure ti vedo agitata, lievemente sbattuta” - insinuai maliziosamente.

“Il film è così avvincente” - cercò infelicemente di giustificarsi lei, ma un’ombra di preoccupazione le dipinse il volto prima che potesse prontamente nasconderla.

Il film sarebbe durato a lungo, almeno un paio d’ore e lei stava già cominciando a dare i primi segni di cedimento, con il passare del tempo la sua disperazione cresceva di pari passo con la mia soddisfazione, fintanto che pregustavo già il gradevole e mielato sapore della vittoria di quell’insolita scommessa. Verso la metà del film, le sue gambe da unite che inizialmente erano s’incrociarono mentre lei cominciò a soffiare, quasi per volersi riscaldare dal freddo che c’era in sala, infatti, fu proprio questa la scusa che utilizzò come idoneo pretesto e per una consona scappatoia per la sua evidente agitazione.

Il primo tempo finì e tutti s’alzarono, eppure lei non osava muoversi dalla sedia per andare in bagno, sebbene ne avesse tutte le intenzioni. Non voleva dare segni d’abbandono, ma io sapevo che era sul punto di perdere il controllo. L’invitai ad uscire fuori per fumare una sigaretta e lei accettò, il suo passo era molto più lento rispetto al solito, e mentre fumava inspirava profondamente sperando di distogliere l’attenzione dal bisognino fisiologico impellente che l’invadeva per ogni minuto che passava, allora sadicamente le offrii un sorso d’acqua della mia bottiglietta per vedere come avrebbe reagito. Lei era disperata, non voleva accrescere le sue sofferenze, ma anche stavolta fece buon viso a cattivo gioco e ingoiò un sorso d’acqua come se fosse stato veleno. Nel frattempo stava per cominciare il secondo tempo, la sua vescica ormai piena fino all’orlo le rallentò ancora di più il passo mentre rientravamo in sala. Il secondo tempo incominciò e le sue gambe cominciarono a tremare, mentre lei si contorceva sulla poltroncina:

“Devi andare in bagno, tesoro?” - insinuai io, vedendola ormai prossima a cedere. Ormai la sua agitazione era troppo evidente perché potesse ancora nasconderla, perciò rispose:

“Un pochino, sì, ma posso ancora farcela”.

“Ecco, ci siamo, sta per farsela addosso” - ripetei a me stesso.

Nella mezz’ora che segui lei continuò a incrociare le gambe prima in un verso poi nell’altro, sempre più in fretta, cominciando a reggersi la fica ogni minuto o due, segno che l’inevitabile stava per accadere. Il bagno era lì a pochi passi da lei, malgrado ciò non osava andarci per non perdere la scommessa che si era lasciata sfuggire dalle labbra, così verso la metà del secondo tempo mi sussurrò:

“Amore, mi faresti passare per favore?”.

“Dove vuoi andare?” - le chiesi io già intuendone la risposta.

“Vorrei prendere una boccata d’aria se non ti dispiace” - mi enunciò in un tono supplichevole quasi prostrato con gli occhi da cerbiatta.

“E’ da scortesi alzarsi così a metà del film, tra mezz’ora usciremo - risposi io sogghignando beffardamente”.

“Lo so, però sento di soffocare”.

“Ti accompagno?”.

“Grazie amore, ma preferirei andare da sola, se questo non t’infastidisce”.

Lei stava cercando di barare, doveva sentirsi davvero affranta, avvilita e disperata.

“Credo che tu mi stia nascondendo qualcosa” - insistetti io frattanto pungolandola maliziosamente.

“Ti conosco troppo bene, amore, sono certo che c’è qualcosa che t’affligge, perché non mi dici che cos’è esattamente che t’addolora?”.

“Devo andare in bagno”.

“Perché?”.

“Ho le mani sudate, devo lavarmele”.

“Te le potrai lavare anche a casa tesoro, che fretta c’è? Non è così urgente”.

“D’accordo amore, questa volta hai vinto, mi scappa la pipì” - ammise finalmente quasi urlando dalla disperazione. Diverse persone si girarono guardandoci male, al che lei cercò di farsi piccola.

“Allora t’arrendi? Ho vinto la scommessa?”.

“Sì, nettamente, hai vinto. Adesso fammi andare per favore, non ce la faccio più”.

Antonietta s’alzò di scatto per andare in bagno, ciononostante io l’ostacolai, cominciando a provocarle il solletico premendo la mano contro la sua vescica ormai allo stremo. Fu la goccia che fece traboccare il vaso, perché la pipì così a lungo tempo trattenuta cominciò a scendere abbondante dalle sue gambe, formando un’ampia pozza ai suoi piedi che s’allargava sempre di più bagnandole la minigonna, le mutandine, il collant e anche le scarpe con i tacchi, piedi compresi. La vescica di Antonietta sembrò impiegare anni per svuotarsi completamente. Quando ebbe finito si guardò intorno attonita, esterrefatta e piena di vergogna, colma d’apprensione per essere stata vista, infatti, qualcuno cominciò a guardarla male. Quando il film giunse alla sua conclusione lei in tutta fretta si rimise il cappotto per nascondere la chiazza in bella vista sulla sua minigonna, ciò nondimeno non poteva fare niente per nascondere la pozza ai suoi piedi né in special modo la chiazza scura lungo le sue gambe mozzafiato ricoperte dal collant.

Il risultato fu che nel tratto che ci divideva dall’uscita la gente continuava a guardarci male e lei per tutta risposta cercò d’andarsene il più presto possibile, senza guardare nessuno in faccia. Nel viaggio di ritorno verso casa lei non disse una parola, ma una volta arrivati a casa si lasciò andare:

“Certo è, che sei stato proprio un bastardo a tutti gli effetti, una carogna di primo livello, però è stata un’esperienza indimenticabile. In verità non pensavo per nulla che farsela addosso in pubblico fosse così insolitamente piacevole. Quella sensazione di bagnato con la paura che gli altri possano scoprirti m’ha quasi fatto avere un orgasmo, perché anche tenerla non è stato male”.

Assurdo, inconcepibile e a tratti incredibile, eppure totalmente vero. Antonietta era la risposta reale alle mie fantasie erotiche, alle mie genialità dissolute e lussuriose più sfrenate. Per tutta la durata del film, invero, vedendola contorcersi e infine farsela addosso mi ero arrapato come un maiale, perché adesso l’eccitazione avrebbe finalmente trovato il suo naturale sfogo.

“Te la sei spassata? Sei stata davvero cattiva Antonietta, adesso dovrò punirti, girati”.

Finalmente la ruotai di schiena, tirai fuori il cazzo e iniziai a penetrarla da dietro. Essendo la sua prima esperienza di questo tipo, all’inizio emise un urlo di dolore, ma gradualmente il dolore si trasformò ben presto in piacere, successivamente in godimento e in delizia allo stato puro.

“Non fermarti, amore, ti prego, non interrompere, sto godendo come una maiala, sono una porta aperta, sfondami. Sono stata cattiva, me lo merito, puniscimi, sì, continua, ti prego, non smettere” - urlava lei invasata più che mai in preda al piacere, durante il tempo in cui le lacrime le scorrevano lungo le guance tanto era forte l'emozione che stava provando in quel momento.

Antonietta venne strepitando una seconda volta il suo poderoso orgasmo, poi una terza. Io ormai ero completamente eccitato, sragionavo e continuai a penetrarla, cominciando nel frattempo a leccarle il collo e la schiena.

“Oddio, no, vuoi farmi morire, non resisto più, sto venendo, sì sto venendo, Dio che meraviglia” - continuò lei divincolandosi, nel tempo in cui le sue mani afferravano le lenzuola tanto era il piacere che stava percorrendo tutto il suo corpo.

“Sono una ragazza cattiva, lo so, devo essere punita, guarda che cos’ho combinato, sono tutta bagnata”.

Udendo quelle coinvolgenti e trascinanti definizioni non resistetti più e sborrai come un fiume in piena. Tre lunghi schizzi di sperma zampillarono dal mio cazzo sopra le sue belle chiappe, i restanti fiotti colarono sulla foltissima peluria della sua stupenda fica, mentre lei continuava a strepitare, prolungandosi in preda al piacere divincolandosi e gemendo come un’alienata. Alla fine, stremati ci addormentammo l’uno nelle braccia dell’altro prima di sprofondare nel sonno, per curiosità detti una rapida occhiata all’orologio, erano le quattro e venti.

“Però, che sontuosa e spettacolare serata” - pronunciai lealmente in cuor mio. Infatti, eravamo tornati verso casa intorno a mezzanotte, per il fatto che avevamo cominciato a scopare da allora, senza tener conto della brillante e splendida serata passata insieme dall’inizio della cena avvenuta intorno alle otto.

Senza dubbio, fino a quel momento, quella era stata la notte più affascinante, gloriosa e imponente della mia vita, in verità anche la più lunga e interminabile.

{Idraulico anno 1999}